La villa di Anteros e Heraclo, chiamata anche villa del Fauno o villa Cappella San Marco, è una villa d'otium che sorge al confine tra Castellammare di Stabia e Gragnano a pochi metri da Villa San Marco ed è come questa situata sul pianoro di Varano; è stata esplorata per la prima volta da Karl Weber l'11 dicembre 1749 ed è una delle prime testimonianze romane ritrovate durante gli scavi borbonici dell'antico abitato di Stabia: dopo essere stata indagata e depredata di tutti gli oggetti ritenuti di valore fu lasciata interrata. Nonostante si disponesse di alcune mappe, gli archeologi non erano mai riusciti a identificare il sito esatto in cui si trovasse, fino al 2006, quando un gruppo di volontari, impegnato nell'opera di pulizia del costone della collina di Varano, rimase vittima di un crollo: continuando a scavare furono riportati alla luce diversi ambienti tra cui un androne con pareti bianche, pavimentazione scolpita e la cerniera di una porta appartenenti proprio alla villa di Anteros e Heraclo. Dopo un primo generale entusiasmo e varie iniziative atte al recupero della struttura, a causa della permanente mancanza di fondi non si è potuto provvedere alla sua messa in sicurezza, e il tutto è stato nuovamente invaso dalla vegetazione.
Della villa non si conosce molto, se non quello tramandato dai Borbone: si tratta con molta probabilità dell'unica costruzione della zona ad appartenere a dei magistrati, come testimonia il ritrovamento di una lapide di circa un metro e mezzo, scritta in caratteri rossi, che riportava la scritta: «ANTEROS HERACLIO SUMMAR MAG.» («Anterote Eraclone sommo magistrato»)
Non si è a conoscenza se si tratta del nome di uno o due magistrati ma è ben nota la loro funzione nell'ager, ossia quella di conservare i documenti del villaggio, riscuotere le tasse e organizzare le feste. Oltre alla targa, fu rinvenuto un busto di donna, che alcuni studiosi hanno identificato in Livia, con capelli ricci adornati da una fibula e un cammeo raffigurante una donna, forse Venere, che stringe tra le mani un ramo, del quale Weber rimane particolarmente colpito tanto che nel suo diario di scavo scrive: «Scavi di Gragnano: cosa particolare. Un cammeo, il cui sfondo in profondità sembra come cristallino, e il mezzobusto di donna o Venere, bianco come sono i cammei, ha un ramo in mano, intero, ben disegnato, ben lavorato e ben conservato»
Poco si conosce invece sui locali della villa: oltre alle scoperte del 2006 si apprende dagli scritti di Karl Weber che erano presenti degli ambienti adibiti alla vendita, testimoniato dalla grande quantità di bilance e monete, talvolta anche in oro, ritrovate.


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