sabato 24 maggio 2025

Sicilia - Gibil Gabib, Caltanissetta

 

Gibil Gabib, altresì detto Gibil-Gàbel (dall'arabo ǧabal Ḥabīb 'monte di Habib', antroponimo), è un sito archeologico posto a 5 km a sud di Caltanissetta, in Sicilia, su una collina alta 615 m e domina la valle del fiume Salso.
Il sito è datato al VII secolo a.C. Nella metà del VI secolo a.C. il centro entra in contatto con i greci di Akragas, venendo ellenizzato e successivamente trasformato in phrourion, avamposto militare.
Gli scavi in quest'area furono iniziati alla metà dell'Ottocento dal Landolina di Rigilifi. Intorno al 1880 fu indagato da F. Cavallaro e da Antonino Salinas. Gli scavi vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adameșteanu. L'ultima, infine, risale al 1984.
Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del VI secolo a.C. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima.
Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l'esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell'abitato.
Ai piedi dell'altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.
Principali caratteristiche del sito sono:
  • Tracce di insediamenti risalenti all'epoca preistorica.
  • Tracce di insediamenti indigeni risalenti al VII secolo a.C. Successivamente, tali nuclei abitati risentirono dell'influsso ellenico e in seguito (VI secolo a.C.) venne realizzata una fortificazione, che incluse al suo interno anche un edificio sacro dei primi del VI sec..
  • Due necropoli collocate ai piedi della collina, dalle quali provengono alcune ceramiche dell'arte siceliota.
  • Oggetti di uso quotidiano provenienti dagli insediamenti abitati, e testimonianze dell'esistenza di un culto rappresentato da una statua di divinità femminile.
I reperti di questo sito si trovano presso il Museo Archeologico di Caltanissetta.


Nelle immagini:
- coperchio pisside skyphoide nello stile gnathia
- cratere a calice siceliota a figure rosse (foto di Davide Mauro)

Sicilia - Cava Lazzaro, Rosolini

 


La cava Lazzaro è una delle numerose cave che attraversano la Sicilia sud-orientale, parte iniziale della cosiddetta cava Grande di Rosolini, sita a pochi chilometri dal comune omonimo. La cava prende il nome da un'immensa cavità naturale conosciuta anche come grotta Lazzaro. Essa si trova lungo la valle di un torrente localizzato tra i comuni di Modica in provincia di Ragusa e Rosolini in provincia di Siracusa in Sicilia.
La grotta fu abitata in età preistorica e nell'età del bronzo, nella cosiddetta facies castellucciana. Del periodo rimane una necropoli con la cosiddetta tomba Orsi (foto in alto) ben conosciuta degli studiosi. Oltre alle bellezze naturalistiche, l'area è importante da un punto di vista storico ed archeologico essendo stata abitata quasi ininterrottamente nel tempo. Oltre ai resti dell'età del bronzo vi si trovano tracce di epoca paleocristiana e due oratori rupestri bizantini riutilizzati nel corso dei secoli dai contadini della zona.
Gli importanti reperti archeologici rinvenuti sono conservati parte nel Museo civico di Modica, parte nel Museo archeologico ibleo di Ragusa ed altri nel Museo paleontologico ed etnografico Pigorini di Roma. Su un versante della terrazza calcarea è ubicata la famosa tomba del Principe, che sfoggia un monumentale prospetto, incavato nella roccia, a otto finti semipilastri, con incisioni a doppia lisca di pesce, a disco puntinato e a triangoli. Dalla grotta Lazzaro, già indagata dal barone Ferdinand Von Andrian verso la fine dell'Ottocento, proviene uno degli enigmatici "ossi a globuli" interpretati come manici di coltelli. Sulla stessa terrazza, si possono ammirare due grossi blocchi in calcare bianco-grigiastro della zona, che hanno costituito la parte centrale di un dolmen "semicircolare" (nella foto) paragonabile al dolmen di Cava dei Servi o ad altri presenti in Spagna, Corsica, Sardegna, Puglia e Malta.


Sicilia - Colle Madore

 


Colle Madore è un sito archeologico sicano, situato a circa 1,5 km dal paese di Lercara Friddi, in provincia di Palermo.
Il colle venne sfruttato in passato per l'estrazione dello zolfo. Vi si trovava anche una cava di estrazione di gesso nel lato opposto a quello interessato dagli odierni scavi archeologici.
L'attuale toponimo "Madore", che deriva dal greco madarόs ("bagnato"), è collegato trasversalmente al tema (per via della presenza di falde acquifere nella zona del colle). Nel 1992 furono trovati accidentalmente da parte di Antonino Caruso alcuni reperti, che furono consegnati al comune. Successivamente negli anni 1995, 1998 e 2004 sono state condotte campagne di scavo, a cura della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Palermo, che hanno riportato alla luce un'antica area sacra (situata poco sotto la cima sul versante sud) affiancata da vani dedicati alla produzione metallurgica. I reperti rinvenuti negli scavi sono esposti presso il locale Museo civico.
I reperti più antichi risalgono all’età del bronzo con le fasi di Rodì Vallelunga e Thapsos, intorno al II millennio a.C. Si tratta di 13 frammenti come asce, lame, punte di giavellotti e spade databili al XI secolo a.C.
Gli scavi hanno riportato alla luce motore i resti di un insediamento sicano arcaico, risalente all'VIII-VII secolo a.C. Intorno alla metà del VI secolo a.C., grazie alla sua collocazione sulle vie delle valli dei fiumi Torto e Platani, subì una profonda ellenizzazione. I materiali archeologici testimoniano contatti con le colonie greche Imera e Agrigento e con i coevi centri indigeni.
A questa fase risale la presenza di un edificio circolare di 8/10 m di diametro e un sacello (550-525 a.C.), che ha restituito un rilievo raffigurante una figura umana seduta sul bordo di una vasca: interpretato inizialmente come Eracle alla fontana, raffigura Minosse, che morì in una vasca da bagno. In un lavoro di ricerca dello studioso Danilo Caruso viene esibito con prove come il sacello sia identificabile con il tempio di Afrodite presso il quale si trovava il finto sepolcro di Minosse, ucciso nella leggenda di cui parla Diodoro Siculo nella Biblioteca storica dal re sicano Cocalo: il mito fu rielaborato da Terone, tiranno di Agrigento all'inizio del V secolo a.C. nell'ambito della sua politica d'espansione territoriale a scapito di Himera.
Lo documentano, tra l'altro, una serie di reperti archeologici (soprattutto una statuetta acefala di divinità femminile che ha in braccio una lepre, un pezzo di scodella con sul fondo riprodotta una svastica e una lamina decorata da protomi taurine: tre rappresentazioni esplicitamente collegate ad Afrodite) e la posizione strategica di Colle Madore (nell'area che domina le vie di comunicazione poste tra Tirreno a nord e Mediterraneo a sud). Un bacino liturgico inoltre è da collegare alla centralità dell'acqua, elemento sacrale in questo santuario, così come la presenza di molti vasi.
Il primo insediamento risale all’età del bronzo di cultura sicana e dimostra la presenza di una continuità grazie a lavorazioni artigianali e un’economia florida.
Dopo la conquista di Terone intorno al 483 a.C. la titolarità del santuario potrebbe essere passata da Afrodite-Astarte a Demetra. Durante questo periodo il sito subì una prima parziale distruzione. L'insediamento proseguì in forma ridotta fino a essere definitivamente abbandonato intorno alla fine del V secolo, in seguito alla conquista cartaginese e alla distruzione di Imera e di Selinunte nel 409-405 a.C. Sul sito infatti numerosi oggetti recano le stracce di un violento incendio che prefigura la devastazione avvenuta.

Sicilia - Tempio di Diana a Cefalù

 


Il tempio di Diana è una struttura megalitica risalente al IX secolo a.C. che risiede sulla rocca posta a nord della città di Cefalù. La destinazione d'uso del complesso è ancora incerta ma è chiaro il valore strategico della vista sulla costa sottostante. La parte più antica del sito è la cisterna. Probabilmente destinato al culto di divinità pagane è stato costruito in più fasi nell'antichità con blocchi di roccia squadrati. Il sito è stato infine ristrutturato durante il II secolo a.C. 
Il tempio è il soggetto di un disegno dell'artista francese Jean-Pierre Houël, realizzato durante il suo viaggio in Sicilia (Grand Tour). Il disegno si trova attualmente nel museo dell'Ermitage.
 


(foto di Ghigo Roli)

Sicilia - Necropoli Anguilla

 

La necropoli Anguilla è un sito archeologico rinvenuto nel territorio di Ribera, comune italiano della provincia di Agrigento in Sicilia. La necropoli della media e tarda età del bronzo (XIII secolo a.C.) è stata rinvenuta nel 1982 a sud dell'abitato di Ribera, in località contrada Anguilla.
È costituita da tombe di due tipi: a grotticella artificiale e a camera. Alcune sono precedute da un "dromos", un corridoio lungo da 1,5 a 5 m da dove si accede alla vera e propria tomba. Quest'ultima consiste in una o due camere con volta a cupola (Thòlos), con un gradino sul quale veniva adagiato il defunto e gli oggetti votivi (vasi, anelli, armi, utensili).
Sono le uniche tombe per dimensione e tipologia nella Sicilia occidentale.

Sicilia - Grotta dell'Uzzo

 


La grotta dell'Uzzo si trova a cala dell'Uzzo, a 10 km a SE di San Vito Lo Capo, all'interno della Riserva naturale orientata dello Zingaro sulla costa settentrionale siciliana del Mar Tirreno, in provincia di Trapani.
La grotta dell'Uzzo è uno dei più importanti siti preistorici dell'intera Sicilia. All'interno di essa sono state rinvenute tracce di presenze umane risalenti a circa 10.000 anni fa.
Probabilmente ancora anteriori sono i resti di alcuni animali ritrovati nell'antro quali, rinoceronti, leoni e mammuth.
Dall'esame dei resti trovati, sia umani che degli utensili da loro adoperati, è stato possibile ricostruire, con una certa approssimazione, le loro abitudini di vita. La stratificazione emersa dagli scavi fatti nella grotta, ha altresì reso possibile conoscere l'evoluzione dell'uomo negli ultimi 10.000 anni. La comunità che occupava la grotta era costituita da un piccolo gruppo di cacciatori che vivevano nella zona. La grotta doveva servire come riparo per la notte e difesa contro gli animali feroci. Con il passare dei secoli la comunità imparò a coltivare la terra ed a cibarsi del pesce che doveva esistere copioso nel mare vicinissimo alla grotta.
Le pareti interne della grotta hanno rivelato quella che può essere definita una necropoli "ante litteram", evidentemente realizzata negli ultimi millenni a noi più vicini. I resti umani risalenti al Mesolitico recuperati dagli scavi eseguiti nella grotta sono conservati presso il Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo.

Sicilia - Monte Turcisi

 

Monte Turcisi, in Sicilia, è un modesto rilievo collinare alto circa 303 m, compreso nel comune di Castel di Iudica (Catania). Esso è posto ai margini occidentali della Piana di Catania tra i fiumi Dittaino e Gornalunga, che formano rispettivamente due vaste vallate.
Il sito, brullo e caratterizzato da calanchi a nord e da ripide balze calcarenitiche a sud, era in antico sede di una possente fortezza greca (III secolo a.C.), che godeva di una formidabile ed esclusiva posizione strategica.
Interessante è l'accesso alla fortificazione, in discreto stato di conservazione, difeso da una torre, il cui paramento murario pseudoisodomo caratterizzato da uno zoccolo di monoliti di grandi dimensioni accresce la monumentalità dell'edificio.
All'interno della fortezza, nel XVIII secolo è stato fondato un eremo dedicato a San Giacomo di cui si conservano i resti della chiesa e alcune stanze dell'edificio conventuale. Il predetto eremo aveva contatti con altro eremo sul M. Scalpello, a circa 10 km verso ovest.


Sicilia - La tazza di Filo Braccio

 
Dal villaggio di Filo Braccio (isola di Filicudi) proviene uno dei più interessanti reperti di tutta la cultura dell'età del bronzo, nelle Eolie detta di Capo Graziano. Si tratta di una tazza con decorazioni incise, rinvenuta presso la capanna F. L'importanza di questa tazza risiede nel fatto che probabilmente è uno dei più antichi esempi di raffigurazione della preistoria italiana (Graziano I). Per quanto faccia parte della cosiddetta cultura di Capo Graziano si può dire che si discosta rispetto ai comuni reperti e trova confronto grafico in un elemento decorativo inciso in un vaso scoperto a Lipari loc. Pignataro di fuori, nel quale è segnato un incrocio di linee forse raffigurazione della divisione dello spazio celeste e terrestre. Il disegno di Filicudi rappresenta un insieme di linee che secondo alcuni autori può raffigurare una figura umana a braccia aperte, in cui sarebbe possibile notare anche le membra e il corpo. Secondo altri potrebbe essere un'immagine di un panorama con un elemento lineare, quale limite o approdo. Chiaramente l'intera rappresentazione è stilizzata, così come le onde del mare rappresentate con delle linee a zig-zag e, forse, delle barche formate da linee orizzontali con altre minori verticali. Nel caso della lettura della figura non è chiaro chi sia rappresentato, se un uomo o una divinità, se le barche partono o arrivano, tuttavia è importante dire che è l'unico esempio di rappresentazione complessa, rispetto alle semplici linee di decorazione che troviamo nelle ceramiche anche della seconda fase di Capo Graziano e del Bronzo medio.

Sicilia - Elmo di Polizzello

 


L'elmo di Polizzello è un elmo di produzione cretese in bronzo del VII secolo a.C., perfettamente conservato, presenta incisa sul paraguancia la figura di un guerriero.
Esso proviene dagli scavi del sito archeologico di Polizzello vicino a Mussomeli in provincia di Caltanissetta. Esso, dopo un accurato restauro, è conservato ed esposto nei moderni locali del Museo archeologico regionale di Caltanissetta sito in Contrada Santo Spirito vicino all'Abbazia di Santo Spirito.
Un altro esemplare, gemello di questo manufatto, è conservato al Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo.
L'elmo in bronzo manca del cimiero posto al suo vertice, la forma è a globo leggermente allungata verso il vertice punto di inserimento del cimiero. Sono quattro i fogli di bronzo, di spessore medio pari ad 1 cm, con cui è stato realizzato il manufatto. I fogli sono tutti fissati tra loro con dei rivetti, la coppia superiore forma la calotta vera e propria, mentre due coppie più piccole formano la protezione laterale dell'elmo. Le due lamine inferiori sono rivolte leggermente all'esterno definendo così il paranuca. Sul lato sinistro è possibile osservare un'incisione con un motivo a freccia a due linee che forma una cornice entro la quale si scorge il disegno di un oplita con elmo e scudo.
Il reperto è stato trovato, nella campagna di scavi che si è protratta dal 2000 al 2006, nel sacello B insieme ad altri importantissimi reperti quali il guerriero di Polizzello (figurina fittile di un guerriero itifallico) ed una lunga lancia (vedi qui: https://mondoarkeo.blogspot.com/2023/09/guerriero-di-polizzello-sicilia.html)
Questo elmo di fattura cretese, gemello di un elmo proveniente da Afrati (Aphratì-Arkades nella provincia cretese di Candia) del tutto identico, anche per il disegno dell'oplita inciso sul paraguance, fu probabilmente prodotto dallo stesso artigiano I due elmi, unici conosciuti di questa fattura al mondo, sono stati esposti insieme in occasione della mostra "Sikania" insieme ad altri reperti della Sicilia centro-meridionale. Il secondo elmo è di proprietà del Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, questo prima era di un privato Cretese.
L'elmo è di poco successivo alla fondazione di Akragas, esso potrebbe essere stato un oggetto preda di guerra oppure un dono di un oplita cretese. Poiché mancante del cimiero, che non è stato ritrovato nel sito, si ritiene possa esserne stato privo nel momento della posa nel sito di Polizzello e quindi era un manufatto privato di un qualunque uso bellico, ciò spiega l'ipotesi del dono o della preda bellica.
L'importanza storica del reperto sta nel fatto che esso testimonia della relazione esistente tra i cretesi siciliani, che furono i fondatori di Gela, e i cretesi della madre patria. Probabilmente è questo reperto l'ultimo testimone della lunga storia dei Cretesi in Sicilia.
Infatti, il sito del ritrovamento è stato abbandonato, probabilmente per la conquista da parte del tiranno agrigentino Falaride, successivamente al 560-550 a.C..

Sicilia - Villaggio di Punta Milazzese

 


Il villaggio di Punta Milazzese (o villaggio di Capo Milazzese) è un villaggio dell'età del bronzo medio sito a Panarea in Sicilia. Il sito venne scoperto nel 1948 da Luigi Bernabò Brea e poi portato alla luce dai successivi scavi del 1949-1950 e nel 2008-2009. Posto nel promontorio di Punta Milazzese in una posizione particolarmente indicata per la difesa, essendo difficilmente raggiungibile dal mare per la presenza di pareti rocciose scoscese con un unico accesso stretto e difeso da una torre a pianta quadrata.
Il villaggio è ben conservato nella sua struttura centrale, salvo per le altre parti marginali distrutte da frane e dall'erosione della costa. Esso è datato (grazie ai reperti micenei) tra il XIV e gli inizi del XIII sec. a.C. Sono state scoperte 23 capanne ovali inglobate in un recinto rettangolare, probabilmente lo spazio aperto per gli animali. I muri erano costruiti con blocchetti e ciottoli disposti a doppia fila con prospetto interno ed esterno. In alcuni casi le pietre erano disposte a spina di pesce, una tecnica utilizzata anche nei siti egei. Le pietre erano tenute assieme da impasti di fango. All'interno delle abitazioni vi erano dei sedili in pietra.
La capanne XVI si distingue da tutte le altre per il fatto d'essere rettangolare e con una porta al centro del lato sud (mentre nelle altre capanne le porte sono difficilmente individuabili perché poste ad un livello maggiore). Questa differenza rispetto alle altre strutture fa ipotizzare la sua funzione di santuario o edificio pubblico anche perché al suo interno furono trovati i più bei vasi in ceramica micenea delle Eolie.
Da questo villaggio prende il nome la Cultura del Milazzese.







(nella foto, un esempio di decorazione a croce proveniente dal villaggio di Punta Milazzese)  

venerdì 23 maggio 2025

Sicilia - Museo archeologico regionale eoliano "Luigi Bernabò Brea"


Il museo archeologico regionale eoliano "Luigi Bernabò Brea" è ubicato nel complesso del Castello che domina l'isola di Lipari ed è intitolato a Luigi Bernabò Brea, grande archeologo e Soprintendente della Sicilia Orientale (1939-1973).
Il museo è stato realizzato nel secondo dopoguerra (1954) e contiene, per la maggior parte, reperti archeologici provenienti da sistematiche campagne di scavo, condotte dagli archeologi Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, nel territorio delle isole Eolie.
È costituito da oltre 40 sale, ubicate in diversi edifici del complesso del Castello, e suddiviso in diverse sezioni:
Preistorica: la preistoria di Lipari e la fondazione greca di Lipara;
Sezione classica: dedicata ai materiali di età arcaica, classica, romana e bizantina. Sala dell'archeologia subacquea;
Epigrafica: cippi e steli funerarie della necropoli greco-romana di Lipari;
Delle Isole minori: reperti preistorici delle isole minori (Punta Milazzese a Panarea, Capo Graziano a Filicudi);
Vulcanologica: geomorfologia e vulcanismo delle Eolie;
Paleontologica: del quaternario.
Negli ambienti sono esposti strutture architettoniche, esempi di scultura in marmo e pietra, corredi funerari, vasi, cippi, steli tombali e sarcofagi in pietra che testimoniano la vita della polis e l'evoluzione del culto dei defunti. Inoltre ceramiche di tipi e fogge varie, maschere teatrali e statue fittili.
Fanno parte dell'istituzione:
biblioteca di arte e archeologia;
ex chiesa di Santa Caterina d'Alessandria per mostre e convegni;
ex ostello della gioventù, sede della mostra permanente sulla storia degli scavi e del Museo;
sala didattica;
sala lettura;
ex carcere.
Esistono poi due sezioni staccate del museo ubicate sulle isole di Panarea e Filicudi e molti materiali sono esposti nell'Antiquario Civico di Salina.
I materiali, datati dalla preistoria ai nostri giorni in lingua italiana e inglese, che rende fruibile la conoscenza dello stesso contestualizzata al luogo del ritrovamento.
Nei padiglioni sono ubicate le sezioni:
Preistorica
La sede della sezione è nel padiglione costituito dalle strutture dell'antico palazzo vescovile costruito nel XVIII secolo adiacente alla concattedrale di San Bartolomeo, fabbriche parzialmente edificate sulle vestigia del monastero normanno.
Sale I - IX
: la preistoria allestita negli ambienti attraverso le culture presenti sull'isola dai primi insediamenti umani del Neolitico (5500 - 5000 a.C.) fino all'inizio dell'età del ferro (900 a.C.). La cultura di Stentinello, l'Ossidiana, la ceramica tricromica, la cultura di Serra d'Alto, la cultura di Diana, la cultura di Pianoconte, la cultura di Piano Quartara, la cultura di Capo Graziano, l'età del bronzo, la cultura del Milazzese, Ausonio I, Ausonio II.
Sala X: la città di Lipari in età greco e romana.
Sezione classica
Sale XVII - XXVII: Padiglione età greco e romana[6] ubicato nella struttura posta a settentrione rispetto alla concattedrale. Fabbriche adibite a campo di confino, in seguito a ostello della gioventù.
Sala XIX: la necropoli di piazza Monfalcone oggi piazza Salvatore Luigi d'Austria.
Sala XX: la necropoli di Lipari in età greco e romana.
Sarcofagi, tombe, cippi, lastre, vasi cinerari, crateri, anfore.
Sale XXI - XXV: Corredi.
Ceramiche, crateri e vasellame decorato e dipinto con riferimento al pittore di Lipari, pittore di Siracusa 47099, Pittore dei cigni, Pittore di Cefalù, pittore Mad-Man, Pittore NYN, pittore della Sphendone bianca.
Sala XXVI: l'Ellenismo maturo, le età romana repubblicana e romana imperiale, medievale e moderna.
Produzioni della Zecca di Lipari. Anelli, pendenti, orecchini, collane, diademi.
Sala XXVII
: archeologia sottomarina.
Ancore, anfore, vasellame. Materiali provenienti da naufragi presso la baia di Pignataro di Fuori a Lipari, relitto presso lo scoglio di Dattilo a Panarea, relitto di Capo Graziano a Filicudi, relitto della Secca di Capistello a Lipari, relitto Alberti delle Formiche di Panarea, relitto di punta Crepazza.
Sezione di Milazzo.
Necropoli del predio Caravello, necropoli protovillanoviana, necropoli di età greca.
Epigrafica
Sale XI - XV: Epigrafia, sezione illustrata nel giardino e padiglione epigrafico[8] ubicato nella struttura posta a levante rispetto al palazzo vescovile.
La raccolta comprende sarcofagi, iscrizioni, cippi, steli funerarie.
Delle Isole minori
Padiglione preistoria delle isole minori, ubicato nella struttura posta a ponente rispetto al palazzo vescovile, lato nord.
L'esposizione segue pressappoco lo stesso ciclo di culture della preistorica di Lipari.
Vulcanologica
Padiglione vulcanologia delle isole minori, ubicato nella struttura intitolata al vulcanologo Alfred Rittman, edificio posto a ponente rispetto al palazzo vescovile, lato sud.
Vulcanologia generale, vulcanologia cosmica, vulcanologia sottomarina, rischio vulcanico. Vulcanologia eoliana, caratteri morfologici e geologici delle isole.
Paleontologica
Paleontologia.

Sicilia - Antiquarium di Tindari

 

Nella zona archeologica di Tindari (Messina) sorge l'edificio dell'
Antiquarium, suddiviso in cinque sale. Gli ambienti ospitano raccolte di epigrafi greche e romane, iscrizioni e cippi funerari, lastre tombali, mosaici, monete, medaglie, suppellettili d'uso quotidiano.
Sala I: planimetrie e tabelloni esplicativi. Ospita il plastico ricostruttivo della scena ellenistica del teatro.
Sala II: iscrizioni e marmi vari. Due statue frammentarie in marno raffiguranti Nikai (Vittorie) in volo, probabili acroteri di tempio, di prima età ellenistica. Grande riproduzione in marmo di maschera teatrale tragica di re Priamo di età imperiale romana, proveniente dall'edificio monumentale a gradoni di contrada Cercadenari.
Sala III: grande testa in marmo dell'imperatore Ottaviano Augusto divinizzato del I secolo d.C. proveniente dall'area della basilica, statue onorarie in marmo di personaggi maschili togati di avanzata età imperiale romana (foto in alto).
Sala IV: capitello corinzio fittile dal tablinum della casa C dell'insula IV, nelle vetrine sono esposte ceramiche varie di età greca e romana, provenienti da ambienti, cisterne e fognature della città.
Sala V
: ceramiche di impasto provenienti dall'insediamento preistorico della prima Età del Bronzo sottostanti il tablinum della casa C. Corredi tombali di età greca, ceramiche varie e terrecotte figurate, alcune di soggetto teatrale, come maschere e statuette. Materiali dalle case romane o dai relativi livelli di frequentazione urbana: suppellettili ceramiche varie, terrecotte figurate, frammenti di intonaci dipinti e stucchi con motivi ornamentali.
Francesco Ferrara, direttore delle Antichità nel 1814, documenta una Nike custodita nel museo archeologico regionale «Paolo Orsi» di Siracusa, una statua di Zeus (Zeus Horios o Iuppiter Terminus) nel museo archeologico regionale «Antonio Salinas» di Palermo, la statua raffigurante Giulia Mamea madre dell'imperatore Alessandro Severo e quella colossale dell'imperatore Publio Elio Traiano Adriano.

Sicilia - Museo archeologico regionale di Lentini

 


Il Museo archeologico regionale di Lentini è un museo dedicato ai reperti di Lentini.
Il museo illustra la storia archeologica di Lentini e del suo territorio a partire dalla preistoria fino all'età medievale, attraverso l'esposizione di materiali provenienti dall'antica città e dai principali siti archeologici del comprensorio.
Già nel 1884 Paolo Orsi, nel tentativo di recuperare gli oggetti illecitamente trafugati da Leontinoi, evidenziò l'esigenza di creare un museo archeologico a Lentini che potesse mantenere i tanti reperti della zona. Nel 1926 indirizzata a Orsi dall'Ispettore Onorario dei Monumenti e degli Scavi di Lentini, Rosario Santapaola chiede la realizzazione di un museo che consentisse di strappare dagli speculatori gli oggetti antichi di Leontinoi. Per l'apertura di un vero e proprio museo si deve attendere il 1950 quando viene istituito il Museo civico istituito dall'allora sindaco Filadelfo Castro, ed era costituito da un complesso di materiali di varia origine, per lo più di incerta contestualizzazione; la prima sede si trovava in via Garibaldi 127, ma poco dopo avvenne una notifica di sfratto che determinò il trasferimento del museo presso un'aula della scuola elementare Vittorio Veneto.
L'attuale sede museale progettata dall'architetto Vincenzo Cabianca con allestimenti di G. Rizza venne inaugurato il 28 maggio 1962. A causa del terremoto del 1990 venne chiuso per un certo tempo.
Nel 2016 il museo è stato oggetto di alcuni lavori di ristrutturazione che hanno ridato vita all'esterno della struttura e hanno portato all'apertura di un'altra sala espositiva al primo piano, dove troviamo molti reperti e anfore rivenute in località Castelluccio.
Una gran parte dei reperti proviene dagli scavi effettuati negli anni Cinquanta nella valle San Mauro, in corrispondenza della porta urbica meridionale, di una delle necropoli e sul colle della Metapiccola, nell'ambito dell'insediamento indigeno dell'età del ferro; l'ultima parte, infine, è relativa alle indagini ed alle scoperte effettuate, negli anni più recenti dalla Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa nel territorio e nel sito urbano della città odierna.
L'ordinamento è insieme cronologico e topografico; dalle più antiche attestazioni di frequentazione umana nel territorio durante la preistoria, si passa alla colonizzazione ed alla successiva illustrazione della città greca (abitato, fortificazioni, necropoli, architettura templare); infine, si espongono i dati finora acquisiti in ordine alla storia del centro urbano e del territorio durante l'età tardo romana, bizantina, araba e medioevale.
All'ingresso è esposto uno degli affreschi delle Grotte del Crocifisso, rappresentante la Deposizione di Gesù, il quale è stato asportato da una ditta di esperti, viste le sue precarie condizioni in loco e quindi per salvaguardarlo, consolidarlo su un supporto e restaurarlo.

Sicilia - Museo archeologico regionale Paolo Orsi, Siracusa

 
Il museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa è uno dei principali musei archeologici d'Europa. Nel 1780 il vescovo Alagona inaugurò il Museo del Seminario divenuto, nel 1808, Museo Civico presso l'Arcivescovado. Successivamente un decreto regio del 17 giugno 1878 sancì la nascita del Museo Archeologico Nazionale di Siracusa, inaugurato solo nel 1886 nella sua sede storica di piazza Duomo.
Dal 1895 al 1934 Paolo Orsi diresse il Museo e le campagne di scavo lungo il territorio orientale della Sicilia. Nel 1941 durante il periodo della seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti, il sovrintendente Bernabò Brea ordinò che i reperti venissero caricati a dorso di mulo e nascosti presso i tunnel del castello Eurialo.
Nel dopoguerra si operò un riordino delle collezioni di età preistorica e greca. Tuttavia a seguito dei notevoli ritrovamenti durante le svariate campagne di scavo, gli spazi del vecchio museo non furono più sufficienti decretando la necessità di creare un nuovo spazio espositivo presso l'attuale sede nel giardino di villa Landolina. Nel 1977 con le competenze dei beni culturali sono passate dallo Stato alla Regione siciliana, il museo nazionale è divenuto regionale.


Il nuovo spazio museale, affidato all'architetto Franco Minissi che applicò moderni criteri architettonici di musealizzazione. Al progetto espositivo e all'attuazione dell'allestimento contribuirono Luigi Bernabò Brea e Paola Pelagatti (entrambi già Soprintendenti di Siracusa e Direttori del Museo, nella sede precedente), Gerges Vallet e Francois Villard, Henry Tréziny, Elisa Lissi Caronna, Giovanna Bacci, Umberto Spigo ed altri giovani archeologi allora da poco entrati nei ruoli della Regione. Per la sezione numismatica dette un suo contributo il prof. Attilio Stazio. Il Museo venne inaugurato nel gennaio del 1988 presso la Villa Landolina su due piani espositivi di 9.000 m2, di cui inizialmente solo uno dei piani fu aperto al pubblico, e un seminterrato di 3.000 m2, dove è situato un auditorium e gli uffici.
La forma della struttura museale ruota attorno ad un corpo centrale utilizzato come sala conferenze al seminterrato e sala espositiva al piano terreno. L'illuminazione delle sale è ottenuta lasciando filtrare la luce solare direttamente dal tetto e dagli spazi laterali. L'allestimento è stato curato dall'architetto Franco Minissi. con il coordinamento dell'archeologo Giuseppe Voza.
Nel 2006 è stato inaugurato l'ampliamento espositivo del piano superiore dedicato alla Siracusa ellenistica.
Nel 2014 un ulteriore ampliamento al piano superiore consente la visione del Sarcofago di Adelfia e di altri reperti relativi alle catacombe di Siracusa e alla Siracusa paleocristiana.
Nel 2015 diviene il primo museo siciliano (e il primo museo archeologico a sud di Roma) a consentire la visione delle sue sale tramite Google Street View.
Inoltre, grazie a un progetto pilota, per la prima volta si possono effettuare dei virtual tour di alcuni reperti archeologici, cliccando direttamente su mappe interattive o sui punti di interesse nelle vetrine, approfondendone la descrizione con apposite schede descrittive, direttamente navigando all'interno del museo in modalità Street View: in questo modo il tour virtuale è stato "aumentato" grazie a specifici software. Al termine del 2015 il museo, oltre a registrare un sensibile aumento di visitatori è diventato il primo museo archeologico della Sicilia per numero di visitatori.
Nel 2016 il museo ha creato delle audioguide gratuite sulla piattaforma Izi travel per cui è possibile ottenere informazioni su molte delle opere esposte. Le sale sono state arricchite di elementi multimediali per spiegare le varie sezioni.
Le esposizioni temporanee
Il 23 ottobre 2015 viene inaugurata la mostra Tesori dalla Sicilia. Gli ori del British Museum a Siracusa dove vengono esposti alcuni dei reperti in possesso del British Museum.
Il museo
Il museo comprende reperti risalenti dai periodi della preistoria fino a quelli greco e romano provenienti da scavi della città e da altri siti della Sicilia.
Il piano terreno è diviso in 4 settori (A-B-C e D), mentre il corpo centrale (Area 1) è dedicato alla storia del Museo e vi sono presentati brevemente i materiali esposti nei singoli settori. Infine è presente un settore numismatico nel seminterrato.
Piano terreno
 
Settore A - Preistoria e protostoria 
Il settore A, è preceduto da una sezione dedicata alla geologia del territorio ibleo e Mediterraneo con un'esposizione di rocce e fossili che testimoniano le varie forme di animali nel Quaternario della Sicilia nonché dei fenomeni di nanismo di cui sono esposti i famosissimi elefanti nani della Grotta Spinagallo a Siracusa. Seguono i manufatti litici dei centri del Paleolitico superiore e del Mesolitico della Sicilia sud-orientale (Fontana Nuova, Canicattini Bagni ecc.).
Del Neolitico (IV-III millennio a.C.) sono riportati i reperti (armi di selce o ossidiana) dai villaggi a capanna di Stentinello, Petraro, Paternò, Matrensa, Biancavilla, Palikè, Megara Hyblaea, Gioiosa Marea e Calaforno. Dell'età del Rame (fine III e inizio II millennio a.C.) vi sono i reperti di Piano Notaro, grotta Zubbia, Calaforno, Malpasso, S. Ippolito e altre grotte come Palombara, Conzo e Chiusazza. Della prima età del Bronzo (inizio del II millennio e fine del XV secolo a.C.) vi sono i ritrovamenti di Castelluccio, Palazzolo Acreide, Monte Casale, Monte San Basilio, Monte Tabuto ecc. Sono un esempio le armi in selce, i primi oggetti in metallo, la ceramica bruna su sfondo giallastro o rosso, gli ossi a globuli. Della media età del Bronzo (fine XV-XIII secolo a.C.) vi sono i reperti di Thapsos soprattutto ma anche le necropoli del Plemmirio, Floridia, Matrensa, Molinello di Augusta e Cozzo Pantano.
L'importanza di questi reperti risiede nell'evidenza dei rapporti commerciali con Micene, Cipro e Malta, allora dei centri di produzione ceramica.
Della parte finale dell'età del bronzo (XIII-IX secolo a.C.) appartengono i reperti di Pantalica, Caltagirone, Disueri, Cassibile e Madonna del Piano. Di questi si evidenzia proprio Pantalica, importante epicentro culturale dell'area. Ma vi sono anche alcuni ritrovamenti del medesimo periodo provenienti da Niscemi, Noto Antica, Monte San Mauro, Tre Canali a Vizzini, San Cataldo, Giarratana e Mendolito.
Settore B - Colonie greche, Siracusa in età arcaica
 
Nel settore B, dedicato alle colonie greche della Sicilia del periodo ionico e dorico, è possibile identificare l'ubicazione delle colonie greche in Sicilia e le rispettive città di provenienza. Sono inoltre esposte: una statua marmorea di Kouros acefala proveniente da Leontinoi (Lentini) datata agli inizi del V secolo a.C. È anche presente la kourotrophos ossia una statua femminile acefala che allatta due gemelli proveniente da Megara Hyblaea. I reperti della colonia dorica di Megara Hyblaea, statuette votive di Demetra e Kore e una Gorgone, una testa di Augusto proveniente da Centuripe. Vi sono inoltre
le ricostruzioni dei templi di Athena (attuale duomo di Siracusa) e Olympeion, le grondaie a testa leonina del castello Eurialo e l'Efebo di Adrano una statuetta del 460 a.C.
Settore C - subcolonia di Siracusa, Gela e Agrigento 
Nel settore C sono esposti reperti delle sub-colonie di Siracusa: Akrai (664 a.C.), Kasmenai (644 a.C.), Camarina (598 a.C.), Eloro. Nonché reperti provenienti da altri centri della Sicilia orientale e da Gela ed Agrigento.
Primo piano 
Settore D - Siracusa in età ellenistico romana 
Il settore D, posto al primo piano, è stato inaugurato
nel 2006 e contiene i reperti di epoca ellenistico-romana. Al suo interno sono contenuti alcuni tra i reperti più celebri del museo: la Venere Landolina, una statua di Eracle in riposo e uno spazio dedicato ai culti di epoca ellenistica a Siracusa. Vi sono inoltre alcuni oggetti d'oreficeria e monete Siracusane. Uno spazio per consentire il contatto con reperti ricostruiti e un plastico con l'ubicazione dei monumenti di Siracusa.
Settore F - I reperti paleocristiani 
Nel 2014 è stata aperta un'apposita sala dedicata al Sarcofago di Adelfia e ai ritrovamenti delle catacombe di Siracusa. Lo stesso settore è stato
arricchito di elementi e reperti in esposizione nell'aprile del 2018. Questo settore completa il quadro cronologico della lunga storia della città.
Seminterrato 
Settore N - Medagliere 
Nel piano interrato è presente il medagliere dell'epoca antica aperto nel 2010, con preziosissime monete siracusane, gioielli e altre monete provenienti dalle aree limitrofe. Il medagliere è di assoluto valore vista la fattura e la qualità delle monete siracusane antiche. Tuttavia la collezione non si ferma solo all'epoca greca ma giunge anche all'età moderna.
La sala conferenze 

Nel corpo centrale del museo, sempre nel seminterrato, vi è una sala conferenze utilizzata per la presentazione di eventi e conferenze del museo o di altre associazioni.
La Villa Landolina 
Il museo è all'interno dell'antica Villa Landolina che risale alla fine del XIX secolo, ed era proprietà della famiglia Landolina di cui si ricorda Saverio Landolina. La villa oggi è sede della biblioteca ed è circondata dal parco che è stato dichiarato di interesse pubblico con la legge 1497/39.
Il parco ospita piante secolari e si ispira ai giardini arabi con reperti di epoca romana e greca esposti, alcuni accessi di alcuni ipogei pagani e cristiani, una necropoli di età greca arcaica e tratti di viabilità antica. Il parco ospita anche un piccolo cimitero acattolico dove vi è la tomba del poeta August von Platen.






Nelle immagini, dall'alto:
- Sileno
- Settori del Museo Paolo Orsi
- Avancorpo di ariete in bronzo, forse terminazione di timone di carro, 520 ac. circa
- Torso di kouros da Lentini, fine VI-inizio V secolo a.C.
- Scodellone quadriansato con decorazione incisa. Necropoli sud di Pantalica
- Cavalluccio bronzeo
- Pithoi di Thapsos
- Gorgone
- Cavaliere, forse acroterio, da Kamarina, VI secolo a.C.
- Olla sferica con anse, rinvenuta a Paternò è famosa per i manici con decori a spirale da cui è tratto il simbolo dell'Assemblea Regionale Siciliana.
- Monete di varie poleis della Sicilia: nello specifico monete di Siracusa e Akragas
- Kourotrophos Dea Madre in calcare che allatta due gemelli, da Megara Hyblaea necropoli ovest, 550 ac.  





Sicilia - Museo Archeologico di Caltanissetta

 


Il Museo Archeologico di Caltanissetta, lasciata la sua storica localizzazione nel centro cittadino, è stato riaperto al pubblico nel 2006 – rinnovato nei percorsi, nella didattica e nei contenuti – in vicinanza dell’Abbazia normanna di Santo Spirito.
Il nuovo edificio, nascosto tra gli olivi ed i mandorli della campagna nissena, condivide con il “Paolo Orsi” di Siracusa il progettista (lo scomparso architetto Franco Minissi) e, sia pure in piccolo, la scelta, anche in questo caso, della pianta poligonale e di materiali edilizi quali cemento, porfido, legni chiari, vetro, metallo in un insieme che finisce per esaltare, senza sovrapporvisi, l’antichità del contenuto.
Il Museo illustra la storia degli antichi insediamenti del territorio urbano ed extraurbano di Caltanissetta e di altri centri del territorio provinciale, dalla preistoria all’età tardo antica. Si segnalano i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell’antichità, centri che furono ellenizzati da Gela per poi ricadere entrambi sotto il dominio di Agrigento. A quest’ultima, sub colonia di Gela fondata nel 580 a.C., è legata anche l’ellenizzazione del sito indigeno di Vassallaggi, in vicinanza dell’odierna San Cataldo.
Nel settore nord della provincia si ricorda Polizzello presso Mussomeli, con i resti del grande santuario e della necropoli (IX – VII sec. a. C.); mentre nel territorio meridionale e nell’entroterra di Gela emerge Dessueri, posto tra Mazzarino e Butera, con i resti di un complesso abitativo risalente all’età del bronzo recente e finale (XI – X sec. a. C.) e con la sua necropoli, costituita da oltre 3000 tombe a grotticella scavate nella montagna, seconda per vastità ed importanza solo a quella di Pantalica (nel siracusano).
Le collezioni
Nucleo storico dell’esposizione sono i reperti recuperati sul finire degli anni’50 dall’Associazione Archeologica Nissena e provenienti, per la maggior parte, dai siti di Pietrarossa, San Giuliano, Palmintelli, Gibil Gabib, Vassallaggi e Sabucina. Al primo consistente lotto si sono man mano aggiunti i materiali archeologici acquisiti nel corso degli scavi condotti per iniziativa della Soprintendenza negli altri centri del territorio.
Oggi la struttura museale si qualifica come una delle più importanti dell’Isola sotto il profilo scientifico, nello specifico settore archeologico, in virtù delle pregiate collezioni ospitate; si segnalano infatti i reperti bronzei, ma soprattutto quelli ceramici, provenienti dagli insediamenti di Sabucina e Dessueri. Ed ancora i reperti provenienti dal sito di Polizzello, fondamentali per la conoscenza delle culture indigene dell’età del ferro, la cui produzione artistica fu fortemente influenzata dalla tradizione egeo-micenea mediata dai nuclei di genti transmarine venute in contatto con l’isola già nel XV- XIV sec. a. C.. e poi stanziatisi sulla costa meridionale fra il XIII e il XII sec. a. C.
Il Museo espone anche parte delle collezioni archeologiche di Capodarso, un sito che pur ricadendo nella provincia di Enna, è geograficamente e storicamente legato a questa parte del territorio della Sicilia poiché insieme a Sabucina controllava la valle del fiume Salso (Imera meridionale).
L’ordinamento

Adeguandosi alla struttura poligonale del piano espositivo, il percorso si snoda in cinque settori, integrato dai nuovi supporti didattici che illustrano la storia dei siti da cui provengono gli importanti manufatti esposti; ai predetti apparati, in lingua italiana e inglese, si aggiungono anche gli strumenti telematici interattivi che facilitano la visita delle collezioni, nonché un percorso destinato a fruitori non vedenti e ipovedenti.
Settore 1 – Il percorso muove dai quartieri cittadini e dalle aree periurbane di Caltanissetta (Pietrarossa, San Giuliano, Palmintelli, Santa Lucia, Sant’Anna, Xiboli, Torretta), con le testimonianze preistoriche databili dalla tarda età del Rame (fine III millennio a.C.) al Bronzo antico (II millennio a.C.) e all’avanzata età del Ferro (VIII – VII sec. a.C.) –
Parallelamente si sviluppa l’esposizione relativa a Sabucina con la ricca ed articolata evidenza proveniente da capanne, mura, cisterne, edifici, aree sacre dell’abitato protostorico e classico.
Settore 2 – Contiene le testimonianze riferibili alle tre necropoli di Sabucina databili tra l’età arcaica e classica ed i resti pertinenti all’età romana medio-imperiale (II sec. d.C.), fra cui si segnalano il busto marmoreo dell’imperatore Geta e i modesti corredi provenienti dalle tombe a fossa di contrada Lannari ai piedi del colle di Sabucina;
Settore 3
– In questo settore trovano posto i reperti che raccontano, a partire dall’età del Ferro e fino all’età ellenistica, la storia più antica di Capodarso e quella di Vassallaggi in territorio di San Cataldo. E’ soprattutto di provenienza funeraria la bella selezione di reperti da Vassallaggi, in cui spiccano ceramiche di fabbricazione indigena, già certamente influenzate da prodotti coloniali, monili vari ed utensili in metallo, unguentari in alabastro e prestigiose ceramiche a figure rosse importate dalle migliori officine operanti ad Atene tra il 430 e il 420 a. C.;
Settore 4 – Della notevole prosperità dell’antico centro di Gibil Gabib per tutto il IV secolo a.C. e fino agli inizi del III fanno fede i ricchi corredi della necropoli di Nord-Est con le belle ceramiche figurate prodotte da fabbriche siceliote,  o a raffinati decori floreali sovradipinti in bianco e giallo nello stile di Gnathia. Accanto a Gibil Gabib sono documentati vari importanti centri del territorio della provincia, quali Cozzo Scavo (non lontano da Santa Caterina Villarmosa) con interessanti evidenze relative all’abitato di V e IV sec. a.C. e soprattutto a quello che è stato interpretato come un complesso santuariale impiantato sul fianco dell’altura; e ancora Mimiani, con i modesti corredi riferibili alla necropoli paleocristiana, da cui pure provengono, però, gli splendidi orecchini aurei riferiti a officine costantinopolitane, attive tra i secoli VI e VII d.C..
Da Monte Raffe, poco distante da Sutera, sono stati esposti, con alcune integrazioni tratte dagli scavi più recenti, soprattutto reperti riferibili all’abitato di V e IV sec. a.C.. Ampio spazio è stato dedicato alla documentazione archeologica proveniente da Polizzello, importante centro eponimo della cultura dell’età del Ferro (IX – VI sec. a.C.) posto a breve distanza da Mussomeli. Il ripostiglio di bronzi, i corredi della necropoli, la multiforme varietà delle offerte deposte nell’area sacra dell’acropoli coi suoi molti edifici, in cui elmi, lance e statuette si affiancano alla preziosità dell’ambra e dell’avorio, si offrono all’attenzione dei visitatori.
Settore 5
– Accoglie la documentazione riferibile alla porzione meridionale del territorio provinciale, in cui fanno spicco siti d’interesse preistorico, come il piccolo abitato di Garrasia, databile all’età del Bronzo antico e quello ben più complesso di Dessueri con cospicue testimonianze provenienti sia dalle necropoli (ceramiche e bronzi) che dall’abitato a struttura palaziale sul Monte Maio, rifereribili all’età del Bronzo recente-finale (secoli XIII – XI a. C.).
Chiude l’esposizione di quest’ultimo settore il centro indigeno ellenizzato di Monte Bubbonia (forse l’antica Maktorion), in territorio di Mazzarino, con i bei corredi della necropoli di età arcaica e classica in cui accanto ad anfore e oinochoai a decori geometrici fanno la loro comparsa monili e manufatti in argento nonché pregevoli importazioni da officine corinzie e successivamente attiche, sia a figure nere che a figure rosse.
A completamento del percorso, tra le novità introdotte nell’allestimento museale del 2006, si evidenzia – oltre alla vetrina che raccoglie ed espone le donazioni effettuate da notabili famiglie nissene nella seconda metà del secolo appena concluso – anche la costituzione di un piccolo monetiere cioè di una sezione numismatica monografica che raccoglie ed illustra i più significativi rinvenimenti di monete antiche effettuati nei territori di Sabucina, Vassallaggi, Gibil Gabib, Cozzo Scavo e anche Butera.
Si segnala infine la recente acquisizione a cura dell’Amministrazione Regionale di una piccola statua di Kore (fanciulla) in pietra con ghirlanda tra le mani, della fine del VI sec. a.C. (nella foto a destra).


(da sito https://comune.caltanissetta.it/turismo/museo-archeologico/)

Sicilia - Antiquarium di Francavilla di Sicilia

 

L'Antiquarium di Francavilla di Sicilia è un antiquarium sito nel territorio della città metropolitana di Messina, in Sicilia..
È stato inaugurato il 24 marzo 2007 dal Servizio Archeologico della Soprintendenza di Messina e dall'Amministrazione Comunale di Francavilla di Sicilia e si trova in una palazzina di Via Liguria, una volta adibita a scuola.
Conserva alcuni reperti greci ritrovati dal 1979 ad oggi a Francavilla di Sicilia, e forse appartenenti all'antico sito di Kallipolis, su cui gli archeologi indagano ancora.
L'antiquarium si sviluppa in cinque sale: nella prima viene introdotta la storia della Valle dell'Alcantara tramite pannelli didattici, nelle seguenti quattro sale si possono studiare i reperti riferiti all'Antica Necropoli, al santuario di Demetra e Kore e all'antico nucleo abitato greco.


Sicilia - Museo archeologico regionale "Pietro Griffo", Agrigento

 

Il Museo archeologico regionale "Pietro Griffo" di Agrigento raccoglie le collezioni di materiali archeologici statali, civiche e diocesane, e costituisce un insieme organico e di particolare importanza per la comprensione della storia della città di Agrigento e del suo territorio. L'architettura e l'assetto museografico si devono all'architetto Franco Minissi.
Il museo archeologico è organizzato su un doppio percorso di visita, nel primo (sale I- XI) sono esposti i reperti provenienti da Akrágas ad Agrigentum, nel secondo (sale XII- XVII) percorso sono esposti i reperti provenienti da territorio di Agrigento, Enna e Caltanissetta.
Sala I

Sala con documentazione cartografica e il repertorio delle fonti antiche.
Sala II
Materiale pre-protostorico, relativo alle culture di Serraferlicchio, eneolitica, di Monserrato e Cannatello, dell'età del bronzo, e di Sant'Angelo Muxaro, dell'età del ferro (notevole il vaso a staffa miceneo, proveniente da Cannatello); inoltre, materiali geloi più arcaici (Palma di Montechiaro e Licata), ivi collocati con lo scopo di far seguire il processo di penetrazione della cultura
greca (ossia dell'acculturazione al mondo greco) tra le culture indigene, tra l'epoca della fondazione di Gela e quella d'Agrigento. Infine, materiali dalla necropoli di Montelusa, con le tombe più antiche sinora note di Akrágas
Sala III
Ospita le collezioni ceramiche già nel Museo Civico e la collezione Giudice (materiali non tutti di provenienza agrigentina), con vasi dalle necropoli saccheggiate nell'Ottocento, oltre a materiali di recente rinvenimento. Il capolavoro della sezione è senza dubbio il cratere a fondo bianco con Perseo in procinto di
liberare Andromeda (450 a.C.), oltre al torso di guerriero in stile severo.
Sala IV
Ospita il materiale architettonico proveniente dai diversi santuari: oltre alla transizione dalla moda arcaica dei rivestimenti fittili a quella in pietra d'età classica, il visitatore potrà facilmente apprezzare, confrontando le gronde con teste leonine, le differenze stilistiche e cronologiche fra i templi da cui sono state recuperate le trabeazioni.
Sala V
Raccoglie i materiali votivi dei santuari agrigentini. Vi si riconoscono tipi di statuette arcaiche di divinità ed
offerenti ispirate ai modelli gelesi. Un tipico oggetto votivo dai santuari delle divinità ctonie agrigentine è il busto fittile con polos (una particolare acconciatura) – sviluppo verosimilmente delle caratteristiche maschere arcaiche – raffigurante Kore, con ricca tipologia che dalla prima età classica raggiunge l'ellenismo (fra queste va segnalato un tipo di busto anticonico della dea). Oltre alle statuette e ai busti, occorre ricordare prodotti vascolari caratteristici d'Agrigento, come i bracieri con l'orlo decorato a stampiglia con scene figurate e motivi decorativi, mentre tipici dei culti demetriaci d'Agrigento sono i vasi multipli composti da anello (per recare il vaso sulla testa) con vasetti sovrapposti (kernoi).
Sala VI
Vi sono conservati materiali dell’Olympeion, con il colossale Telamone dell'Olympeion ricostruito nella parete di fondo, e tre altre teste di Telamone, il plastico con l'ipotesi di ricostruzione del tempio, e sei
modelli con le ipotesi della posizione del telamone rispetto alle colonne del tempio.
Sala VII (seminterrato)
Materiali del cosiddetto Quartiere ellenistico-romano. Oltre a sezioni stratigrafiche e materiali d'uso e decorativi (si notino i frammenti d'affresco in II stile) recuperati nello scavo delle case, vi si conservano gli emblemata distaccati dalle pavimentazioni musive.
Sala VIII e IX (seminterrato)
Nella sala sono esposti esemplari delle monete rinvenute nel corso degli scavi sistematici della
Soprintendenza, ma anche raccolte provenienti dal Museo Civici e da donazioni; tutti si riconducono al periodo che dal VI giunge al III sec. a C..
Sala X
La sala ospita tre sculture greche: il kouros o "efebo" di Agrigento, l'Afrodite al bagno e un torso maschile. :Il kouros è un esempio di raffinata plasticità ed equilibrio realizzato in marmo greco e databile ai primi decenni del V sec a.C..
Panoramica
Questa è la sala espositiva dedicata alle epigrafi tra le quali si segnala quella di età romana imperiale con dedica "concordia agrigentinorum" erroneamente messa in rapporto con il tempio che da essa è stato chiamato della Concordia, dato che è stata trovata nelle sue vicinanze.
Sala XI
Dedicata alle necropoli agrigentine di recente esplorazione, dalla fase arcaica a quella tardo-antica; vi sono anche esposti sarcofagi a vasca (VI secolo a.C.) e ad altare (V secolo a.C.) d'epoca greca, e sarcofagi romani del II e III secolo.
Sale XII

In questa sala inizia il secondo percorso espositivo del museo i primi due ambienti sono esposti i reperti riconducibili alle età preistorica in un ideale percorso topografico che, dall'oriente della provincia, giunge alle estreme sue propaggini occidentali.
Sale XIII
In questa sala sono esposti i materiali rinvenuti nell'occidente della provincia agrigentina. in successione topografica e cronologica si susseguono i siti di Vanco del Lupo di Montallegro, Raffadali con le veneri di Cozzo Busonè, Favara con grotta Ticchiara e le ceramiche dello stile di Castelluccio della prima età del bronzo Sant'Angelo Muxaro e ancora Ribera e Sciacca.
Sale XIV
La storia del territorio della provincia agrigentina continua nella sala XIV dove sono esposti i reperti provenienti da Montagnoli, Eraclea Minoa, Monte Adranone, Rocca Nadore, siti che testimoniano quel lungo processo di ellenizzazione che dalle coste penetra verso l'interno dell'isola.
Sala XV

Vi si conserva il cratere attico a figure rosse con Amazzonomachia proveniente da Gela (450 a.C.).
Sala XVI
Questa sala è dedicata al territorio di Enna in particolare al sito archeologico di Montagna di Marzo, nell'esposizione si segnalano oltre ad armi strigili ed elmi, provenienti da una tomba di un guerriero; oltre ad alcuni vasetti policromi in pasta vitrea eoinochoai trilobate.
Sala XVII
Nell'ultima sala del percorso museale sono esposte le testimonianze dei siti della provincia di Caltanissetta

CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...