venerdì 14 novembre 2025

Calabria - Reggio Calabria, MArRC: III, Le sub-colonie, Sezione di Numismatica


Le sub-colonie

Metauros
(Gioia Tauro)
L'antica Metauros (o Matauros), una delle colonie minori lungo il Tirreno, fu fondata dai Calcidesi di Rhegion o di Zancle, nella metà del VII secolo a.C., nel sito che è oggi occupato da Gioia Tauro, Città metropolitana di Reggio Calabria. Passò successivamente sotto il controllo di Locri Epizefiri nel VI secolo a.C.; poi verso il 450 a.C., tornò nell'orbita di Reggio, divenendo il suo avamposto tirrenico al confine col territorio locrese. Prima della conquista romana decadde e scomparve.
Il materiale proviene dell'esplorazione di circa 2.500 tombe di vari periodi e di una necropoli del VII-VI secolo a.C. scoperta nel 1956.
La necropoli arcaica in contrada Pietra risalente al VII secolo a.C., ha fornito molti dati sul commercio e sulla cultura. I corredi funerari più antichi, della prima metà del VII secolo a.C., sono costituiti da vasi e altri oggetti tipici delle culture indigene associati a quelli greci; infatti con la popolazione ellenica vivevano anche alcuni indigeni che per qualche tempo mantennero usi e tradizioni della propria cultura originaria.
In una prima parte della necropoli vi sono sepolture a incinerazione, con i resti del rogo raccolti in grandi anfore d'argilla deposte nel terreno, importate da centri della Grecia come Corinto, Atene, Samo, Chio e Sparta; o da altre aree del mar Mediterraneo come l'Etruria e i centri fenici e punici come contenitori di vini o olii pregiati, materiale che ha permesso lo studio dei commerci marittimi nel Tirreno nel VII secolo a.C. e VI secolo a.C.. In molti corredi funerari sono presenti vasi figurati importati da Corinto, Rodi, Samo e dall'Attica.
Nell'altra parte della necropoli invece, è stato adottato il rito funerario dell'inumazione, col cadavere deposto in una fossa scavata nella terra che aveva le pareti laterali e la copertura realizzate utilizzando delle grandi tegole. In quest'ultima tipologia di tombe furono trovati molti corredi (esposti nelle vetrine), costituiti soprattutto da vasi importati dalla regione greca dell'Attica e da Calcide, la città dell'isola Eubea, patria d'origine degli antenati dei fondatori di Metauros.
I vasi del VI secolo a.C. detti calcidesi, una delle più notevoli produzioni arcaiche a figure nere dopo quella attica, si ritiene fossero prodotti nella vicina Rhegion, in una bottega di artigiani di origine calcidese. I vasi rinvenuti a Metauros comprendono importanti rappresentazioni mitiche come l'accecamento di Polifemo e la caccia al cinghiale di Calidone.


Medma
(Rosarno)
Nelle vetrine allestite in due sale sono custoditi i reperti provenienti da Medma, la colonia fondata dai Locresi sul tirreno tra il 650 a.C. ed il 600 a.C., occupando una località dove oggi vicino troviamo Rosarno, Città metropolitana di Reggio Calabria.
La gran parte dell'abbondante materiale esposto, che fu rinvenuto in un deposito dove venivano accantonate le offerte dei fedeli, è costituito da statuette in terracotta (figure femminili offerenti) di varie dimensioni prodotte localmente, realizzate utilizzando delle matrici come quelle visibili in una vetrina.
Fra l'altro materiale si nota uno specchio in bronzo, sul cui manico è raffigurato un personaggio villoso con la coda vestito con una corta pelle d'animale, che tiene per mano ed accarezza un giovane nudo dormiente.

Hipponion (Vibo Valentia)
Tra le due sale di Medma e Kaulon, si possono ammirare i reperti provenienti da Hipponion, colonia locrese che sorgeva nel sito oggi occupato da Vibo Valentia. Un pannello a colori illustra l'area di scavo.


Kaulon
(Monasterace Marina)
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Kaulon (o Kaulonia) non corrisponde con l'attuale Caulonia, ma occupava piuttosto il territorio tra le due città rivali Locri Epizephiri e Kroton, presso l'attuale Monasterace marina sul promontorio di Punta Stilo, sulla costa jonica in provincia di Reggio Calabria.
Fondata probabilmente da Kroton sotto la guida di Tifone di Egio, un greco dell'Acaia, Kaulon visse pochi periodi di vera indipendenza, testimoniati dalle sue belle monete d'argento, perché rimase per lungo tempo una piccola città sotto la tutela della più potente Kroton e, successivamente, fu oggetto dell'interesse dei vicini locresi e dei loro alleati siracusani. Ciò tuttavia non impedì alla città di attraversare il suo momento di massimo splendore, testimoniato da una serie di monete d'argento di ottima fattura risalenti al 525 a.C..
Nella sala di Kaulon l'attenzione è attratta dalla decorazione di un tempio (470-450 a.C.) trovato sulla collina della Passoliera. Parte di esso è ricostruita nel Museo utilizzando il materiale originale recuperato; di particolare suggestione per il visitatore sono infatti le terrecotte architettoniche finemente decorate a palmette e fiori di loto, e i gocciolatoi a forma di testa di leone, che svolgevano la funzione magica di guardiani contro le potenze del male.
Proveniente sempre dalla stessa collina, è esposta una testa in terracotta datata al 550 a.C. - 500 a.C. forse appartenuta ad una statua. Interessanti le varie aule in terracotta esposte con scene di animali e di caccia con cariatidi o sfingi. Bella è la raffigurazione su antefissa di terracotta con eroe a cavallo di delfino (V secolo a.C.).
Di particolare interesse risulta il corredo di una tomba scoperta nei pressi di Caulonia, a Camini, con un bel vaso con mosaico in bronzo, una situla, fibule d'argento e vari vasi a vernice nera (V secolo a.C.).
Pezzo molto interessante è il noto mosaico pavimentale (nell'immagine in alto) con il drago del III secolo a.C., dai colori vivaci, recuperato dal pavimento della stanza di un'abitazione.

Laos
(Marcellina)
La città di Laos, edificata dal 350 a.C. in poi, fu individuata e messa in luce nella parte settentrionale della Calabria tirrenica, presso Marcellina (Santa Maria del Cedro), tra i fiumi Lao e Abatemarco. Abitata da Lucani, era diversa comunque anche se omonima dalla colonia di Sibari, che gli storici ricordano come esistita nella medesima zona.
Nei primi anni sessanta nella necropoli di questa stessa città lucana, fu trovata una tomba a camera risalente al periodo tra il 350 a.C. ed il 300 a.C., utilizzata per un doppio seppellimento maschile e femminile.
Al centro di questa sala (attualmente in riallestimento), fa bella mostra di sé l'armatura da parata in bronzo, relativa alla sepoltura maschile di un personaggio appartenuto all'aristocrazia. È composta da un elmo di tipo frigio con la cresta e le paraguance mobili, da una corazza bivalve in lamina di bronzo di tipo anatomico decorata, dai due schinieri anatomici che coprivano le gambe, da uno sperone e dalle parti non consunte di alcuni cinturoni. Nella stessa vetrina è esposto un diadema in oro del IV secolo a.C., costituito da una lamina con cinque rosette applicate, ritenuto pertinente alla sepoltura maschile perché in vita probabilmente era usato dal personaggio quale segno di prestigio.
L'altro materiale rinvenuto nella tomba è composto da un gruppo di vasi in terracotta di varie forme e dimensioni, anche pertinenti alla sepoltura femminile.

Krimissa (Cirò marina)
Sono esposti i reperti provenienti dal tempio di "Apollo Alaios", cioè "Apollo che allontana il male", costituito da 8 x 19 colonne, edificato isolato a Punta Alice lungo la costa settentrionale ionica della Calabria presso l'odierna Cirò Marina, dove secondo una leggenda l'eroe omerico Filottete di ritorno dalla guerra di Troia aveva depositato arco e frecce, desideroso di pace dopo i dieci lunghi anni di guerra.
La sala è dominata dalla stupenda Testa in marmo raffigurante Apollo (450 a.C.-430 a.C.), dello scultore Pytaghoras (Pitagora da Reggio), tra i pochi esempi giunti fino ad oggi delle personificazioni statuarie del Dio, presenti all'interno delle celle dei templi, dove l'accesso era consentito rigorosamente solo agli addetti al culto, quindi non viste dalla massa di fedeli.
La testa dall'aspetto sereno che fu scolpita per rappresentare il dio Apollo è stata realizzata in marmo senza raffigurare i capelli, infatti nella parte alta della scultura, tutti intorno, si notano i fori d'alloggiamento dove venivano inseriti i perni di fermo di una parrucca in bronzo dorato che simulando i capelli serviva a completare la testa, coprendo la parte che oggi sembra non rifinita dallo scultore.
Il resto della sezione (attualmente in riallestimento) comprende una vetrina dove sono esposti due piedi ed una mano, entrambi considerati pertinenti all'Apollo, perché realizzati utilizzando lo stesso tipo di marmo. Nella vetrina c'è anche una parrucca in bronzo che però non si adatta alla testa di Apollo, ciò fa pensare che nel tempio fossero almeno due le teste, e quindi le immagini utilizzate per raffigurare il dio Apollo.
Guardando la testa, si nota come essa sia stata scolpita in modo da finire al collo con una base liscia che serviva per poterla inserire nell'apposito incastro di un manichino in legno, che ricoperto di panneggi, aveva lo scopo di simulare un corpo di persona. Infatti il manichino con l'aggiunta di una testa in marmo completata da occhi in pasta vitrea e parrucca in bronzo dorato, mani e piedi in marmo ai quali venivano applicati dei calzari in bronzo, diventava la figura che rappresentava il dio Apollo, in questo caso in posizione seduta, secondo quanto si deduce dalla torsione delle caviglie dei due piedi trovati.

Sezione di Numismatica

In una lunga bacheca al centro dell'ampia sala, sono esposte le monete secondo le città d'emissione. Poi, in altre bacheche lungo le pareti della stessa sala, troviamo esposti, così come furono trovati, una parte dei tesoretti oggi custoditi dal Museo, cioè i mucchietti di monete che qualcuno aveva tesaurizzato e che poi, sopraggiunti tempi difficili, non era riuscito a recuperare. Fra i vari tesoretti, anche riguardanti il periodo romano e bizantino, è notevole quello di Vito Superiore (un quartiere di Reggio), con 134 monete d'argento del mondo greco antico, che testimoniano lo sviluppo dei contatti commerciali fra le varie città in quel tempo. Comprende monete di Reggio, Agrigento, Gela, Catania, Siracusa, Messina, Corinto, Atene, Leontini, e Terina.

Sezione Romana e Bizantina
Attualmente in riallestimento comprende numerosi reperti delle due epoche storiche.
Fra gli oggetti d'arte conservati in questa parte del museo ricordiamo i vasi da farmacia prodotti dalla famosa fabbrica di Castelli d'Abruzzo, provenienti dalla Certosa di Serra San Bruno e dal Convento dei Domenicani di Soriano Calabro; una base di fonte battesimale del '300 attribuita ad un seguace di Tino da Camaino; diversi oggetti di carattere religioso come crocette reliquiarie e medaglioni in argento e oro del periodo dei Bizantini in Calabria.

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