Oltre alle ville più conosciute, nel corso degli anni, sia durante l'epoca borbonica che durante gli scavi di Libero D'Orsi o ancora per motivi piuttosto casuali, sono riaffiorate diverse villa rustiche sparse per l'intero ager stabianus, in particolare nella zona di Gragnano e Santa Maria la Carità. Queste, dopo la loro scoperta e la loro parziale esplorazione, dopo essere state depredate degli oggetti e affreschi, sono rimaste interrate o andate distrutte. Tra le ville c'è la quella rustica Cappella degli Impisi (pianta in alto), scavata nel 1780 e la sua esplorazione è stata dopo poco tempo interrotta in quanto si capì che era stata precedentemente saccheggiata e quindi povera di affreschi, mosaici e suppellettili: tuttavia sono stati ritrovati un'idra, dieci vasi di creta, e due ruote di frantoio. La villa rustica in proprietà Malafronte è una costruzione che risale al II secolo a.C. come testimoniato dal ritrovamento di alcune ceramiche, già abbandonata prima dell'eruzione del 79: si tratta probabilmente di una villa distrutta durante l'invasione di Silla nell'89 a.C., realizzata in blocchi di tufo, nella quale si riconoscono diversi ambienti e una vasca posta nel cortile. La villa rustica in proprietà Iozzino è riaffiorata nel 1963 durante la costruzione di un edificio che ne ha provocato in parte anche la distruzione: la villa risale all'età augustea sono stati ritrovati un calidarium in opus reticulatum e un'intercapedine in tegole mammatae e suspensurae. La villa rustica in via Sepolcri, a Gragnano, è stata scoperta nel 1969 a seguito di lavori per la costruzione di alcuni serbatoi idrici: della villa sono state esplorate circa dieci stanze alcune delle quali destinate ad abitazione, altre a magazzino, come testimoniano la presenza di un torcularium e di una cella vinaria.
Durante la costruzione della strada statale 145, nel 1984,
è stata riportata alla luce una villa rustica risalente all'età
augustea e ampliata durante l'età tardo repubblicana. La parte
scavata mostra un cortile sul quale si affacciano un triclinium,
un oecus e altri ambienti tutti affrescati in III
stile pompeiano, oltre a diversi ambienti di servizio, uno dei quali
dotati anche di un forno. Tra i reperti più significativi una
casseruola in argento e diversi affreschi del triclinio
rappresentanti paesaggi mitologici come la caccia
al cinghiale e Diana e Atteone: quest'ultimo risale
al 35-45 e raffigura Diana nuda intenta a
immergersi nelle acque di un ruscello e Atteone che la spia
dall'alto. Nel 1985 sono state fatte importanti
scoperte archeologiche come un muro perimetrale, in opus
incertum, di una villa e il perimetro di un'altra in via Pantano
dalla superficie di circa seicento metri quadrati: il muro
perimetrale è in opus incertum in calcare e tufo e
all'interno sono stati individuati undici ambienti ancora non
scavati. Altre due ville rustiche sono state ritrovate in località
Incoronata a una distanza di circa duecentocinquanta metri l'una
dall'altra sempre nello stesso anno: la prima ha una superficie di
circa seicento metri quadrati ed è composta da dodici ambienti di
cui rimangono solamente le fondamenta. L'altra villa invece risale
all'epoca augustea e il muro perimetrale ha anche la funzione di muro
di contenimento di una scarpata. Nel 1987 sono state
ritrovate, alla profondità di circa tre metri, presso via Quarantola
a Gragnano, diverse mura in tufo, realizzate in opus
reticolatum appartenenti a una villa: non è stato possibile
scavare gli ambienti interni ma si è dedotto che la costruzione
aveva un'altezza di due metri e mezzo.

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