I
Centauri Furietti, anche noti come statue del Centauro
vecchio e del Centauro giovane, sono due sculture in marmo
bigio morato realizzate nel II secolo, presumibilmente da
originali modelli greci risalenti all'età ellenistica, e conservate
presso i Musei capitolini di Roma.
I Centauri furono rinvenuti nel dicembre del 1736 presso
la Villa Adriana di Tivoli da Giuseppe
Alessandro Furietti. Immediatamente si comprese la grandiosità di
tali pezzi, tra i più importanti della sua collezione. Secondo una
tradizione, riferita anche da Gaetano Moroni, Furietti si oppose
alla donazione delle statue ai Musei capitolini e per ripicca, anche
se tale ipotesi è stata ampiamente smentita, Papa Benedetto
XIV avrebbe deciso, quindi, di non nominarlo cardinale. Sarebbe
diventato cardinale solo successivamente, nel concistoro del 24
settembre 1759, grazie a Papa Clemente XIII. Nel 1765, in
seguito alla sua morte, gli eredi vendettero per 14 000 scudi al papa
i Centauri e il Mosaico delle colombe, che furono
quindi trasferiti nella collezione capitolina.
Entrambe le statue portano la firma degli scultori Aristea e
Papia di Afrodisia, una città dell'Asia minore. Non si può
stabilire con certezza se si tratti degli ideatori del modello o
soltanto degli esecutori di queste due versioni e non si hanno
informazioni certe nemmeno sull'esatto luogo nel quale sarebbero
state realizzate: potrebbe trattarsi di Afrodisia oppure di Roma,
dove gli artisti sarebbero precedentemente giunti. A giudicare dallo
stile si tratta di statue di età adrianea del II secolo,
copie di originali bronzei di età ellenistica, datati al II
secolo a.C., sebbene recenti studi, in particolare
dell'archeologa Brunilde Sismondo Ridgway, ipotizzino che molte
delle sculture generalmente ritenute ellenistiche siano in realtà
invenzioni romane.

Le statue raffigurano due centauri: uno è maturo, barbuto e
sofferente; l'altro è giovane e sorridente mentre alza il braccio.
Gli amorini che li cavalcavano sono andati perduti: ciononostante, i
due centauri sono comunque un notevole esempio di gruppi scultorei
dalle pose e dai motivi variegati. La contrapposizione così
marcata tra gli stati d'animo espressi dalle due figure voleva
ricordare allo spettatore romano l'anima tormentata dall'amore o
esaltata dalla gioia, temi propri del Fedro di Platone e
della poesia ellenistica.
La coppia di marmi divenne popolare nel XVIII secolo, durante il
quale si produssero numerose illustrazioni di centauri. Erano
presentati come progrediti protettori dell'ospitalità e
dell'apprendimento - come nel caso di Chirone - piuttosto
che come bestiali creature metà uomini e metà animali, come ad
esempio nella vicenda della Centauromachia. Con i loro eroti,
erano emblema della gioia dell'amore giovanile e dell'opposta
schiavitù causata dalla maturità: tali temi erano molto
apprezzati dagli spettatori nel contesto del Rococò.
L'archeologo Ennio Quirino Visconti concentrò la propria
attenzione sugli attributi bacchici del Centauro Borghese, il
cui Eros ha la fronte incoronata da grappoli d'uva: ciò starebbe ad
indicare che le forze in gioco sono determinate dall'ebbrezza e non
dall'amore.
Jon van de Grift esaminò l'iconografia di due skyphoi (coppe
per bere) d'argento di età imperiale, parte del tesoro di
Bernay. I motivi lavorati a sbalzo delle due coppe, che raffigurano
centauri cavalcati da eroti, condussero lo studioso ad affermare che
"il motivo dell'amorino raffigurato mentre tortura un vecchio e
accigliato centauro, solitamente nell'ambito di una
vivace processione dionisiaca, si ritrova nei mosaici romani e
nei sarcofagi con scene dionisiache". In questo contesto
i Centauri Furietti sono utilizzati dallo studioso come
elemento di paragone iconografico.