domenica 12 aprile 2026

Abruzzo - Grotta La Cava

 
La Grotta La Cava è un sito archeologico in una grotta, parte di un complesso di grotte carsiche situate a mezza costa sul bordo meridionale della piana del Fucino, nel territorio comunale di Ortucchio (AQ).
La cavità naturale di origine tettonica di piccole dimensioni si trova in un'area rupestre non distante dalla grotta La Punta. Venne scoperta negli ultimi anni cinquanta in occasione di una campagna di ricognizione a largo raggio diretta dall'archeologo Carlo Tozzi nel territorio montano che caratterizza a sud il bordo fucense. Chiamata così per via delle operazioni di estrazione del materiale pietroso e di vari detriti essa non venne utilizzata dagli uomini per viverci in modo stazionario ma fu certamente adattata a luogo di sepoltura. All'interno sono riemersi parti scheletriche come crani ed ossa appartenuti a tre individui risalenti al Neolitico oltre a frammenti di ceramiche che spaziano dall'età del rame fino al periodo romano.

Abruzzo - Grotta La Punta

 

La Grotta La Punta è un sito archeologico in una grotta, parte di un complesso di grotte carsiche situate a mezza costa sul bordo meridionale della piana del Fucino, nel territorio comunale di Ortucchio (AQ).
Situata in località Anime Sante, a poche decine di metri di distanza dalla grotta Maritza, questa cavità si apre sul versante orientale del monte Praticelle. Delle varie grotte è stata la prima ad essere ispezionata negli anni cinquanta dal prof. Radmilli e dagli archeologi dell'università pisana. Dalla grotta sono emersi materiali litici e ceramici attribuiti al periodo epigravettiano-bronzo finale. Resti ossei umani hanno attestato che quest'area fu utilizzata anch'essa come una tomba, mentre in epoca preromana e romana come nel caso della grotta Maritza, gli oggetti offerti alle divinità hanno fatto presupporre la pratica del culto degli antenati mentre le tracce di un santuario fanno presupporre il culto di Giove e dei Dioscuri.

Abruzzo - Grotta dei Piccioni

 

La Grotta dei Piccioni è un sito archeologico del neolitico nel territorio del comune di Bolognano, in Abruzzo.
La grotta si trova nella val d'Orta a pochi chilometri da Bolognano, all'interno della riserva regionale Valle dell'Orta. Si tratta di un importante insediamento in grotta che, a seguito di indagini archeologiche stratigrafiche, ha restituito reperti che spaziano dal neolitico antico al bronzo finale fino all'epoca romana.
Il sito è rilevante anche da punto di vista culturale, dato che i reperti sono attribuiti alla cultura della ceramica cardiale (anche cultura della ceramica impressa), alla cultura di Catignano, e alla cultura di Ripoli.
La grotta si apre su una parete di calcare che forma la sponda sinistra del fiume Orta ed è costituita da due grandi ambienti separati da una parete rocciosa: il primo settore è circolare, il secondo è caratterizzato da un largo corridoio che va ampliandosi verso il lato destro della grotta[senza fonte].
Scoperta nel 1870, è stata interessata da due importanti campagne di scavo tra gli anni '50 e '60 del XX secolo. Tra i ritrovamenti, i più antichi dei quali risalenti al VII millennio a.C., reperti di ceramica, oggetti di culto, resti di industria litica e faunistici.
Nella grotta sono stati ritrovati resti umani lo scheletro di un bambino, datato alla fase più antica, privo di testa deposto in posizione rannicchiata sul fianco sinistro (l'assenza del cranio non è legata a un aspetto cultuale ma all'asportazione in epoca successiva); lo scheletro di un neonato, risalente all'epoca della cultura di Ripoli; due crani di bambini di 8-10 anni.
La fase neolitica è stata caratterizzata da un susseguirsi di culture che vanno dal periodo più antico fino al recente: la stratigrafia, per gli strati che vanno dal 26 al 18, ha riportato alla luce una serie di evidenze materiali legate alla cultura delle ceramiche impresse. Gli strati dal 19 a 18 presentano elementi correlabili alla cultura di Catignano equelli dal 17 al 12 sono interessati dalla cultura di Ripoli.
Per i livelli legati alle Culture della ceramica impressa e di Catignano, dal punto di vista cultuale, si può solo supporre sulla base di pochi elementi e una frequentazione della grotta per tali fini.
L'ultima fase, quella di Ripoli, ha restituito molte testimonianze legate alla pratica di riti connessi probabilmente alla sfera agraria che si esplicano attraverso due grandi tipologie di strutture cultuali: le buche, nella parte destra della grotta, e i circoli in pietra, nella parete di fondo della grotta.
I circoli in pietra sono 11 e delimitati da ciottoli fluviali e da imitazioni di ciottoli modellati col travertino; tutti contengono frammenti di ceramica, resti ossei di animali (alcuni carbonizzati), industria litica e ossea. I circoli che hanno maggiore rilievo, poiché contengono oggetti carichi di valore cultuale, sono il numero 1, che presenta all'interno lo scheletro di un neonato, e il numero 2 con un omero di anatra che presenta all'estremità tracce di argilla secca e una pallina sferoidale di argilla cruda. Il circolo 10 contiene un ciottolo troncoconico, un vaso capovolto posto al centro e una valva di pectunculus forata all'umbone. L'ultimo circolo è il più ricco di elementi e contiene alcuni ciottoli fluviali tinti in ocra, degli omeri di uccelli con pallottole di argilla impastata insieme a ocra posti sull'estremità distale, un metatarso di lepre con analoga pallottola, dei pesi a piramide tronca in argilla cruda e cotta, un vaso frantumato volontariamente. La loro interpretazione è incerta.
Anche il ritrovamento sul piano dei circoli di due crani di bambini di 8-10 anni potrebbe essere messo in relazione con lo scheletro di neonato contenuto nel primo circolo; il tutto secondo Antonio Mario Radmilli potrebbe essere ricondotto a un rito agrario che prevedeva il sacrificio del neonato nel momento della semina e quello dei due bimbi più grandi, di cui restano i crani, nel momento del raccolto.


Abruzzo - Fontirossi

 

Fontirossi
 è un sito archeologico del neolitico  nel territorio del comune di Lama dei Peligni, in Abruzzo. Il sito, che si trova sul versante meridionale della Maiella, lungo la strada che collega Casoli a Lama dei Peligni, è stato scoperto all'inizio del novecento, quando fu scoperto un villaggio del neolitico e un teschio umano, noto come uomo della Maiella. Nel sito è stata rinvenuta una sepoltura. Si tratta di una deposizione di un individuo di sesso femminile posto entro fossa ovale, cavata dal suolo di pozzolana vergine; l'inumato giace in posizione ripiegata e tutt'intorno presenta un contorno in rozze pietre poste dopo lo scavo della fossa. Lo scheletro è stato attribuito ad una donna vissuta 6.540 anni dal presente.

Abruzzo - Area archeologica di Case Pente

 

L'area archeologica di Case Pente è un complesso archeologico situato nel comune di Sulmona (AQ), in Abruzzo.
In località Case Pente a sud-est della città di Sulmona (AQ), in Abruzzo, si trova un'area di interesse archeologico tra le più importanti del territorio della valle Peligna. Il complesso archeologico, diffuso e articolato, è localizzato a circa 300 metri dal cimitero monumentale sulmonese, non distante dal tratto finale del tracciato della strada statale 487 di Caramanico Terme.
Tra i primi ritrovamenti, effettuati tra il Settecento e l'Ottocento, figura il sarcofago di Numisina, risalente al I secolo a.C. Nella seconda metà dell'Ottocento l'antropologo e storico Antonio De Nino riportò sulla rivista dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Notizie degli scavi di antichità, della presenza di sepolture di epoca romana lungo un'antica via che conduceva a Pacentro, Campo di Giove e verso il tempio italico di Ocriticum, oltre il vallone Grascito, nel limitrofo territorio comunale di Cansano. Nel corso del tempo è tornata alla luce l'iscrizione "dei Callitani", custodita presso la sezione archeologica del museo civico dell'Annunziata a Sulmona, che potrebbe indicare l'utilizzo tratturale di alcune vie di collegamento con l'importante centro di Corfinium e con altre aree, a partire già dal I secolo a.C. Nel settore orientale del sito archeologico, in località Colle Macerre, si trova la chiesa altomedievale rupestre di Sant'Angelo in Vetuli, mentre il toponimo "Sant'Angelo in Vetulis" richiama il nome del pagus dei Peligni noto come Vatulae.
Tra il 2023 e il 2025 scavi preventivi archeologici hanno riportato alla luce diverse altre tracce del villaggio protostorico, risalente a 4.200 anni fa e databile tra l'eneolitico finale e l'età del Bronzo antico, composto da almeno 40 capanne, tettoie e recinti per custodire gli animali, Non distanti dall'insediamento sono state rinvenute due necropoli, una protostorica con 28 tombe a fossa e l'altra di epoca romana (VIII secolo a.C.-I secolo d.C.), formata da 90 tombe con dentro alcuni resti umani e una lancia. 


Sono tornate alla luce anche le tracce di una villa rustica di epoca romana, dotata di edificio termale, fornace per realizzare tegole, dolium, una vasca e diverse opere in muratura.
A partire dal 2024 le località di Case Pente, Case San Mariano e Colle Savente sono state interessate dalla costruzione della linea adriatica del gasdotto Transmed (tratto Sulmona-Foligno) e di una centrale di compressione di Snam Rete Gas.

Abruzzo - Grotta La Cava

  La  Grotta La Cava  è un sito archeologico in una grotta, parte di un complesso di grotte carsiche situate a mezza costa sul bordo meridio...