lunedì 2 marzo 2026

#mostre / A Vicenza “CERAMICHE E NUVOLE. Cosa le antiche ceramiche greche raccontano di noi”

 
“CERAMICHE E NUVOLE. Cosa le antiche ceramiche greche raccontano di noi” è il titolo della mostra ospitata nelle sale "antica Roma" e "antico Testamento" delle Gallerie d'Italia di Vicenza - sede espositiva di Intesa Sanpaolo - dall’11 aprile 2025 e prorogata fino al 7 giugno 2026. 
Un vero e proprio viaggio a ritroso, affidato alla curatela di Associazione Illustri, che si propone di valorizzare la collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo. Un’esposizione che vuole andare oltre il racconto dei fasti antichi, stimolando una “memoria dinamica” che sia in grado di preservare la bellezza senza tempo delle antiche ceramiche, includendo inoltre elementi della scena artistica contemporanea.
Una delle proposte che la mostra offre è l’accostamento tra i disegni impressi sulle ceramiche e l’arte in itinere del fumetto, con le sue infinite e avvincenti potenzialità evocative. 
 
Un progetto inedito e ambizioso che pone in dialogo due mondi apparentemente lontani mediante temi universali che attraversano i secoli. Così come le scene rappresentate sui vasi costituiscono una importantissima fonte di analisi storica e sociale, nei tempi più moderni il fumetto racconta la società in tutte le sue sfaccettature e ne segue le evoluzioni e riflette sulle domande a cui da sempre l’uomo cerca una risposta. 
Esposte, per circa un anno, quattro opere selezionate dalla collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo, poste a confronto con l’arte del fumetto, su quattro temi attuali correlati ad altrettanti personaggi della mitologia. 
A Lorenza Natarella è affidato il compito di narrare per immagini la prima sezione Elena o delle donne, dedicata ai misteri dell’universo femminile. Elisa Macellari ha eseguito invece il racconto della seconda sezione Dionisio o della diversità sul tema, appunto, della diversità come spunto di riflessione sulla tolleranza e l’unicità. Fabio Pia Mancini dedica la sua creatività espressiva alla sezione Aiace o dei conflitti, sul tema delle guerre e delle violenze che continuano a devastare il mondo. La sezione Eros o del desiderio, incentrata sulla passionalità e sul desiderio di bellezza e di senso della vita, è affidata all’illustratore e fumettista Giovanni Esposito, in arte Quasirosso.
In chiusura dell’esposizione viene presentata una selezione fotografica della celebre Hydria (kalpis) attribuita al Pittore di Leningrado in collezione Intesa Sanpaolo e un video animato, che crea un parallelismo tra gli artigiani di un tempo e i creativi di oggi.

 

#mostre / A 40 anni dal Progetto Etruschi Cortona ospita la mostra internazionale “Dalle raccolte cortonesi all’Olanda di Leida”

 

Il MAEC di Cortona ospita una mostra internazionale di grande valore storico e artistico che si propone come un viaggio nella storia culturale, archeologica e identitaria della città etrusca.
“Dalle raccolte cortonesi all’Olanda di Leida” mette in scena fino al 15 marzo 2026 reperti che rappresentano uno sguardo ampio e articolato che parte dalle radici settecentesche dell’Accademia Etrusca fino ad arrivare alle più recenti esperienze di valorizzazione del patrimonio.
La mostra segna i 40 anni da quello che fu definito nel 1985 “Anno degli Etruschi”, promosso dalla Regione Toscana e dal Ministero della Cultura, durante il quale venne realizzato il ‘Progetto Etruschi’.
Fu un punto di svolta nel modo di concepire l’archeologia, da conoscenza per pochi a patrimonio condiviso, da tutela passiva a promozione attiva e partecipata.
Nel percorso espositivo della mostra si inserisce la straordinaria restituzione temporanea di reperti etruschi della collezione cortonese Corazzi, oggi conservata al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (“Museo statale delle Antichità”), che racconta una storia di scambi culturali tra Italia e Olanda e di collezionismo illuminato.
Una mostra che unisce passato e presente, Cortona e l’Europa, archeologia e innovazione, offrendo al pubblico l’occasione per riscoprire il valore universale del patrimonio culturale e rafforzare il legame tra comunità e territorio.


Le cinque sezioni della mostra

Si comincia con la saletta Tommasi e “Il Progetto Etruschi – 1985”, l’anno in cui la tutela del patrimonio si trasformò in un processo partecipato.
Si prosegue nella sala dei Mappamondi con “L’interesse per l’archeologia (1727–1826)”, dove nasce l’Accademia Etrusca e prende forma la riscoperta delle origini. 
Il viaggio continua nel salone Mediceo con la terza sezione: “L’Olanda e la collezione etrusca al Rijksmuseum van Oudheden di Leida”, un racconto europeo del collezionismo tra XVII e XIX secolo. Qui i reperti provenienti dal museo olandese dialogano con la storia culturale di un intero continente.
Sempre nel salone Mediceo si incontra la quarta sezione, dedicata alla “Valorizzazione del patrimonio culturale nazionale” dal 1826 a oggi: dalle grandi scoperte archeologiche del territorio cortonese alle collaborazioni più recenti, molte delle quali nate proprio grazie all’eredità del Progetto Etruschi.
La quinta e ultima sezione conduce nella sala del Tempietto Ginori, dove “L’influenza degli etruschi sul contemporaneo” prende forma attraverso opere come il Giano di Gino Severini e la storica Collezione delle Statuette Ginori, realizzata durante il Progetto Etruschi del 1985.
La mostra si inserisce nella tradizione di importanti iniziative espositive promosse a livello internazionale dall’Accademia Etrusca e dal MAEC, riaffermando l’ impegno nella diffusione della conoscenza e nella tutela dell’identità culturale del territorio.



#mostre / Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo

 

Prima di diventare la dimora delle Madame Reali, prima di essere associato alla storia dei Savoia e agli interventi architettonici di Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. È da questa constatazione che prende avvio la mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, allestita nella Corte Medievale del palazzo torinese dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. L’esposizione si propone di restituire al pubblico una fase poco conosciuta della storia del monumento, concentrandosi sulle sue origini e sulle trasformazioni avvenute tra l’età romana e il tardo Medioevo.
Il sito su cui sorge Palazzo Madama affonda le proprie radici nell’epoca romana, quando qui si trovava la Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Di questa fase restano testimonianze materiali ancora visibili, che costituiscono uno dei punti di partenza del percorso espositivo. Da qui la narrazione attraversa l’alto Medioevo e giunge al Quattrocento, periodo in cui il castrum (un accampamento fortificato) di Porta Fibellona divenne residenza dei principi di Savoia-Acaia, assumendo un ruolo centrale nella vita politica e amministrativa del territorio. 
La mostra è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo nell’ambito del progetto PNRR CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society), finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU. Il lavoro congiunto tra studiosi e conservatori ha permesso di condurre un’ampia ricerca scientifica basata su fonti documentarie quattrocentesche, tra cui inventari redatti in latino e francese conservati presso l’Archivio di Stato di Torino, e sull’analisi dei resti materiali medievali ancora presenti nell’edificio.
La Corte Medievale è stata oggetto di un nuovo allestimento che ricostruisce il porticato trecentesco sul lato ovest, oggi perduto, e valorizza l’area collegata alla porta romana, integrando reperti di età romana e tardoantica. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso dodici postazioni tematiche dedicate alla vita quotidiana nel castello quattrocentesco, affrontando aspetti legati alle tecniche costruttive, agli spazi della devozione, all’arte e agli artisti di corte, allo svago, al lusso e all’alimentazione. Tra le opere esposte figurano testimonianze di oreficeria ostrogota provenienti dal Tesoro di Desana, il Trittico degli Embriachi, il Libro d’ore Deloche attribuito al Maestro del Principe di Piemonte, oltre a oggetti di uso quotidiano emersi dagli scavi archeologici. 
Il percorso è completato da opere delle collezioni di Palazzo Madama e da prestiti del Museo di Antichità. Un ruolo centrale è affidato alle tecnologie digitali. Ricostruzioni in 3D e interventi pittorici 2D consentono ai visitatori di visualizzare ambienti e spazi oggi profondamente trasformati, offrendo una restituzione ipotetica ma fondata degli interni del castello medievale.
Quattro video permettono di compiere una visita virtuale del cortile, della sala grande inferiore, l’attuale sala Acaia, della cucina e della camera del principe di Piemonte, chiarendone funzioni e assetti originari. Al termine dell’esposizione, i contenuti digitali saranno integrati nel percorso di visita permanente di Palazzo Madama. I risultati della ricerca confluiranno inoltre in due pubblicazioni scientifiche: il catalogo della mostra e l’edizione critica delle fonti documentarie analizzate. Il castello ritrovato si inserisce così in un processo di rilettura storica del monumento, riportando l’attenzione su una lunga fase precedente allo splendore barocco, spesso rimasta in secondo piano nella percezione pubblica del palazzo.


#mostre / Al Palazzo Massimo di Roma “Memorie sommerse: i bronzi del Ponte di Valentiniano”

 

Dal 5 dicembre 2025 apre al pubblico la mostra “Memorie sommerse: i bronzi del Ponte di Valentiniano”, un progetto espositivo a cura di Federica Rinaldi e Agnese Pergola, che restituisce al pubblico un gruppo di straordinari bronzi legati alla decorazione del ponte romano, oggi meglio conosciuto come Ponte Sisto. I materiali, riemersi nel 1878 durante gli interventi sugli argini del Tevere e per lungo tempo custoditi nei depositi del Museo, tornano visibili e fruibili grazie a un approfondito lavoro di restauro e di studio che ne ha permesso una nuova, completa contestualizzazione.
L’esposizione intende valorizzare un patrimonio poco conosciuto ma di grande importanza per la ricostruzione della topografia monumentale di Roma. La scelta di riportare in sala questi reperti si inserisce nella più ampia strategia del Museo di riattivare la fruizione delle opere conservate nei depositi, anche in occasione di prestiti prestigiosi come quelli della Niobide e della Peplophoros del Museo, entrambe originali greci del IV sec. a.C., concesse per la mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli. La riorganizzazione dell’allestimento consente così di presentare al pubblico capolavori meno noti ma di grande valore storico e artistico.
La mostra monografica propone l’esposizione di tre opere, una testa maschile diademata, una statua di togato in bronzo dorato, un’ala destra di Vittoria. L’allestimento è arricchito da un video che, con la voce narrante di Silvia Orlandi, docente di epigrafia latina alla Sapienza Università di Roma, illustra la grande iscrizione dedicatoria marmorea di Valentiniano e del fratello Valente, e l’iscrizione monumentale scolpita su travertino che ornava l’esterno del ponte, concepita appositamente per essere letta dai naviganti del Tevere. L’iscrizione si conserva nel Chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano.  Alla mostra si affiancherà una pubblicazione scientifica già in preparazione con la casa editrice Quasar che indagherà tutti gli aspetti legati alla scoperta, alla iconografia, alla ricostruzione dei luoghi di provenienza, al restauro dei materiali, in una visione complessiva di uno straordinario nucleo scultoreo.

#mostre / Impressioni dal vero. La via Appia e la via Latina nei disegni di Maria Barosso

 

Dal 15 novembre 2025 al 12 aprile 2026, il Complesso di Capo di Bove ospita la mostra Impressioni dal vero. La via Appia e la via Latina nei disegni di Maria Barosso, che conduce alla scoperta di due siti poco noti del Parco dell’Appia antica attraverso le opere della prima disegnatrice archeologa della direzione delle Antichità e Belle Arti.
L’esposizione, curata da Santino Alessandro Cugno, Matteo Mazzalupi, Mara Pontisso e Ilaria Sgarbozza, approfondisce la storia di due contesti lungo la via Appia e la via Latina, grazie ai disegni di Maria Barosso (1879-1960), raffinata testimone del lavoro di scavo e delle grandi trasformazioni urbanistiche che hanno interessato la Roma della prima metà del Novecento.
Una selezione di disegni, acquerelli, rilievi e documenti d’archivio provenienti dalla Soprintendenza Speciale di Roma e da altre importanti istituzioni italiane e internazionali, restituisce il lavoro condotto da Maria Barosso tra gli anni Trenta e Quaranta nei cantieri della Chiesa di San Cesareo de Appia e della Basilica paleocristiana di Santo Stefano sulla via Latina per conto dell’allora Soprintendenza ai Beni monumentali di Roma e del Lazio. Due siti di grande interesse storico e artistico, attualmente interessati da lavori di restauro e valorizzazione finanziati con fondi PNRR volti a un ampliamento della fruizione, tornano protagonisti della storia dell’Appia, attraverso uno sguardo che univa rigore scientifico e sensibilità pittorica.
Il titolo Impressioni dal vero riprende una formula che Barosso amava annotare nei suoi disegni per indicare un modo di lavorare “dal vero”, en plein air, che avvicina la precisione del rilievo alla vibrazione emotiva della pittura. Le sue tavole, spesso popolate dagli operai al lavoro, diventano così anche un racconto del mestiere dello scavo e della paziente ricostruzione del passato.
Il percorso espositivo è arricchito da materiali concessi da collezionisti privati e prestigiosi enti: American Academy in Rome, Archivio Centrale dello Stato, Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte, British School at Rome, Collezione Alberto Maria Brusco, Collezione Fabrizio Nevola, Deutsches Archäologisches Institut, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Gallerie d’Arte Moderna, Museo di Roma.

#mostre / A Vicenza “CERAMICHE E NUVOLE. Cosa le antiche ceramiche greche raccontano di noi”

  “CERAMICHE E NUVOLE. Cosa le antiche ceramiche greche raccontano di noi” è il titolo della mostra ospitata nelle sale "antica Roma...