Peltuinum è un'antica città italica dei Vestini,
il cui sito archeologico, che si trova negli attuali comuni
di Prata d'Ansidonia e di San Pio delle Camere,
in provincia dell'Aquila, è stato dichiarato monumento
nazionale nel 1902.
Il sito si trova a circa 30 km a est dell'Aquila, a
pochi chilometri dalla SS 17 quasi al centro di una conca
intramontana definita a nord dal massiccio del Gran Sasso, a
sud-est da quello della Maiella, e a sud-ovest dal Sirente.
La città sorge su una formazione collinare emergente, residuale di
un bacino lacustre prosciugatosi naturalmente.
La
scelta del sito da parte dei Vestini è facilmente comprensibile
osservando l'ampia disponibilità all'edificazione offerta dal luogo
e la possibilità di facile difesa offerta dalla conformazione del
suolo: i lati nord e sud presentavano pendii ripidi e ben distaccati
mentre i versanti est ed ovest offrivano un minore e più dolce
dislivello verso la piana per un più agevole raccordo tra viabilità
locale e territoriale, quest'ultima costituita dal Tratturo
L'Aquila-Foggia che costituirà l'asse principale
dell'insediamento. Non certo ultimo fattore di scelta fu la facilità
dell'approvvigionamento idrico, dovuta ad una falda acquifera,
affiorante proprio nell'area centrale del pianoro, collegata ad una
vena le cui sorgenti puntualizzano con frequenza il tratto vestino
del percorso transumante.

Le tracce
archeologiche della presenza vestina sul pianoro sono varie. Una
necropoli, indagata per ora solo parzialmente all'esterno del
circuito murario romano, ha restituito tombe inquadrabili
cronologicamente dal VII secolo a.C. al I secolo d.C. Nelle
vicinanze, ma all'interno delle mura, è stata rinvenuta un'altra
area sepolcrale certamente precedente all'impianto della città
romana.
Un blocco di pietra, rinvenuto nell'area del complesso
templare-forense, pertinente ad un livello sottostante il piano
romano, mostra una lavorazione ad incasso a forma di H, per ospitare
una struttura lignea, collegato da un foro ad una vaschetta
circolare. Questo tipo di manufatto sembra essere una peculiarità
della cultura vestina, dal momento che sono ne sono stati rinvenuti
nel territorio diversi esemplari.
La fondazione di Peltuinum secondo i canoni urbanistici
romani si colloca alla metà del I secolo a.C., in un periodo di
riorganizzazione amministrativa e finanziaria dell'Italia, che si
conclude con l'accentramento del potere nelle mani di Ottaviano
Augusto. Nel centro dell'Italia, in area vestina, si costituisce
dunque un polo urbano di riferimento per un nuovo assetto del
territorio con finalità sia per lo sfruttamento agricolo locale sia
ad ampio raggio per la regolamentezione del transito delle greggi.
Era questo uno dei settori industriali verso cui si stava volgendo
l'interesse dell'Imperatore.
Al volgere del I
secolo d.C. si riferisce la sistemazione dell'area urbana, con la
costruzione di una cinta muraria e di un'area monumentale di cui gli
scavi hanno finora riportato in luce un tempio, affacciato sull'area
forense, ed un teatro.
Nel 47 d.C. sotto l'Imperatore Claudio il tratturo
L'Aquila-Foggia, dalla Sabina verso i centri di mercato
di Arpi e Lucera, venne strutturato come via
Claudia Nova, con la conseguente monumentalizzazione del tratto che
attraversava l'abitato.
Le fonti antiche ricordano un forte terremoto che nel V secolo
dovette interessare Roma come anche gran parte dell’Italia
centrale. I dati di scavo inducono a individuare nel sisma del 443
l’evento che ha provocato la defunzionalizzazione della città
romana di Peltuinum. La popolazione iniziò ad abbandonare la
città, anche a causa delle guerre che segnavano sempre di più la
debolezza dell’Impero. In questo clima di incertezza la comunità
si spostò verso zone più difendibili, che andranno a costituire poi
dei borghi ancora oggi visibili. Dal V secolo in poi sono
testimoniate azioni ripetute di spoliazioni degli edifici principali
della città. Molto materiale è rintracciabile nelle murature delle
chiese e nei castelli di Prata d’Ansidonia, Castelnuovo, Bominaco e,
in particolare, nella chiesa di San Paolo. Situazioni che
trovano complessiva corrispondenza con gli scavi della Soprintendenza
condotti presso il teatro di Amiternum.

Durante la guerra greco-gotica il territorio di Peltuinum,
come quello della vicina Alba Fucens, furono sedi di
accampamenti bizantini del generale Belisario; questo passaggio
greco diede origine al nome Sitonia, dal greco
antico σιτόν, sitón (lett.: campo di grano),
attribuito a depositi di derrate alimentari che furono necessari per
il mantenimento delle truppe durante l'inverno.
Nel 787 è attestata la presenza di uno sculdascio, un
alto funzionario longobardo, nella curtis di
Sant'Angelo a Peltino, a riprova dell'insediamento di aristocratici
germanici nella zona. Nell'887 la Corte di Sant'Angelo è
possesso del Monastero benedettino di Farfa.
Nel 1118 Peltino è pertinenza del monastero di San
Pietro della Valle Tritense, di cui oggi resta la sola
l'abbazia di San Pietro ad Oratorium.
I primi scavi
risalgono al 1983 e al 1985. Essi furono condotti sotto la
supervisione del Professor Paolo Sommella, allora docente di
Urbanistica Antica della Sapienza Università di Roma. Le indagini
sul campo vennero effettuate con la collaborazione della
Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo, della Comunità Montana della
Piana di Navelli ed altri Enti locali.
Con
le prime ricerche sul campo venne indagata l’area pubblica della
città romana costituita dal tempio forense e dal teatro. Sotto la
direzione di Adele Campanelli (Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo)
tra il 1986 e il 1996 vennero effettuati restauri e opere di
consolidamento che riguardarono soprattutto il tratto occidentale
delle mura, la porta ovest, il tempio e la porticus, una piccola
parte del teatro nonché il fortilizio medievale.
Di nuovo sotto la
direzione del Prof. Sommella a partire dal 2000, le ricerche
nell’area archeologica sono state riprese nell’ambito di un
progetto europeo. Dal 2001 lo scavo didattico e la ricerca sono
diretti dalla Prof.ssa Luisa Migliorati (Sapienza Università di
Roma). Nel 2009 la Soprintendenza d’Abruzzo ha intrapreso una
campagna di scavo nell’area della necropoli pre-romana fuori dalle
mura della città.
Peltuinum
si estende su un pianoro ad una quota superiore di
almeno 100 m dall'altopiano circostante. L'area
fortificata raggiunge una superficie di circa 26 ha.
L'intero centro è segnato dal passaggio da est a ovest dalla Claudia
Nova, oggi poco più che un sentiero, che costituiva l'asse portante
del centro urbano.
Le
mura sono
costruite lungo il ciglio del pendio. La tecnica edilizia per la
messa in opera è costituita da uno zoccolo in opera incerta cui si
affianca nelle torri una muratura a blocchi e blocchetti. Tutto il
materiale è di provenienza locale. Sul percorso difensivo a
nord-ovest è possibile leggere un numero maggiore di torri lungo il
tratto meno ripido del pianoro: tre ad ovest, due delle quali a
protezione della porta.
La
porta ovest a doppio fornice è l'unica che si conserva. Questa
infatti mantenne anche dopo l'età romana la funzione di varco di
controllo per il passaggio del bestiame. Tra le torri è attestato
uno spazio, ricavato successivamente all'età romana, per gli uffici
doganali. La funzione di dogana si mantenne per secoli tanto che
dalle fonti medievali è attestato un cambio di toponimo dell'area
abitata in Ansidonia, derivato dal latino ansarium, che
significa per l'appunto, dazio.
Provenendo
dall'Aquila, il primo monumento romano che si incontra è quello del
sepolcro monumentale, costruito lungo la via Claudia Nova, a pochi
metri dalla porta ovest. Nell'area intorno è stata scavata una
necropoli databile dall'VIII secolo a.C. al I secolo d.C.
Sul pianoro si
conservano i resti di due
cisterne: la prima si trova vicino alla
porta ovest, lungo il tracciato della via Claudia Nova; la seconda
all'interno dell'area monumentale, in prossimità del complesso
forense.
Del
tempio, che si affacciava sulla piazza forense, è oggi visibile
solo il nucleo in calcestruzzo e pochissimi dei blocchi di fondazione
delle colonne del pronao, è ricostruibile come prostilo
esastilo corinzio, con tre colonne sul prolungamento delle ante
e una cella con colonnato forse a due ordini, con la base per la
statua di culto aderente alla parete di fondo.
La cella del tempio
è stata costruita al di sopra del punto di affioramento di una falda
acquifera, che doveva costituire un elemento sacro già in epoca
vestina, attestando una precisa volontà da parte dei Romani di
mantenere tale sacralità.
Il rinvenimento di una mensa votiva frammentaria con
dedica APELLUNE (= Apollini), riutilizzata come
soglia di una delle tabernae prospicienti la via
Claudia Nova, nell'area centrale della città, ha fatto ipotizzare
che il tempio fosse dedicato ad Apollo. Tuttavia, l'scrizione,
purtroppo mutila lascia spazio per ipotesi di più divinità
associate nella dedica.
L'edificio, con una
limitata area di rispetto intorno, è inquadrato da un portico ad U,
ad un solo livello e a doppia navata con colonnato di spina. Il
quarto lato, quello settentrionale, è chiuso da muri che uniscono il
portico al tempio all'altezza del pronao. Erano presenti due ingressi
sul lato settentrionale del portico (il lato che si affacciava sulla
piazza del foro) e due nel punto più a sud dei bracci est ed ovest.
In età post-antica
il tempio viene spoliato del materiale di rivestimento del nucleo
cementizio. La situazione in cui si trovano alcuni blocchi relativi
alla fondazione del colonnato del pronao mostra l'abbandono
dell'attività dovuto a cause improvvise o a fessurazioni della
pietra non volute nell'atto della lavorazione in loco.
L'opera di
spoliazione del complesso sacro è stata quasi integrale: del portico
sono rimasti solo alcuni plinti del lato ovest. Questo settore
conserva per un minimo di alzato delle murature che hanno creato tre
vani adibiti a laboratorio-residenza legati al recupero e alla
rilavorazione dei materiali delle strutture della città romana.
Il
teatro è stato costruito appoggiando quasi integralmente i sedili
per gli spettatori al pendio collinare; solamente il settore
meridionale era sorretto da muri radiali. Questo sistema costruttivo
faceva sì che il teatro avesse anche la funzione di contenimento del
terreno della terrazza superiore su cui gravava il peso del tempio.
In coincidenza con l'ingresso settentrionale del teatro una rampa
collegava i due livelli. Nel corso del suo utilizzo il teatro fu
colpito da vari terremoti di non grande intensità che causarono solo
interventi di restauro; il sisma del V secolo, di proporzioni
disastrose per la città, dette invece inizio all'attività di
spoliazione che ha lasciato solo poche gradinate nella parte più
bassa della cavea. Dell'area utilizzata per la rappresentazione sono
ancora attualmente visibili parte del palcoscenico e le fondazioni
della quinta scenica. Si conservano i pozzetti e la camera di manovra
dell'auleum.
Come il tempio anche
il teatro, dopo il terremoto del V secolo, divenne una cava di
materiale edilizio. In un primo momento fu utilizzato per l'impianto
di due forni da calce (calcare); successivamente, nella parte
meridionale, dopo l'asportazione totale delle gradinate, fu costruito
un quartiere operaio destinato alla rilavorazione dei materiali per
alcune delle varie ricostruzioni della vicina chiesa di S. Paolo. In
particolare, i materiali ceramici trovati in un ambiente inducono a
legare l'impianto del cantiere alla fase di riedificazione successiva
al terremoto del 1349. Nel periodo dell’incastellamento il settore
meridionale del teatro è stato utilizzato per l’impianto di una
struttura fortificata di avvistamento con funzione di controllo della
valle a sud del pianoro.
Seguendo il sentiero che ricalca il tracciato della via Claudia Nova,
sono stati rinvenuti numerosi resti di
domus. Queste erano
costituite da muri realizzati con la tecnica del pisé su
uno zoccolo di pietra, in alcuni casi rivestiti da un sottile strato
di intonaco bianco.I pavimenti sono in battuto o a mosaico e le
coperture erano munite di controsoffitto ad incannucciata.
Attualmente i resti sono stati sepolti per favorirne la
conservazione.