La
Gran Dolina è una dolina carsica, ovvero una
depressione circolare del terreno, e un sito archeologico che si
trova nei pressi della città di Atapuerca, nella provincia
di Burgos, in Spagna.
La Gran Dolina fa parte dell'area archeologica di
Atapuerca patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, una delle
più importanti aree archeologiche d'Europa per l'abbondanza e la
diversità dei resti fossili ivi ritrovati.
La dolina è stata riempita nel corso del tempo da una successione di
sedimenti nei quali si sono accumulati numerosi resti fossili. Verso
la fine del XIX secolo, fu scavata una trincea per costruire una
linea ferroviaria e questo ha permesso di far affiorare la
sequenza geologica degli strati sedimentari e studiarne la
disposizione stratigrafica.
I primi ritrovamenti avvennero negli anni 1970/80 e il luogo fu
definito Trinchera Dolina (TD); gli strati furono
classificati dal TD1 (inferiore e quindi il più antico) al TD11 (il
superiore e più recente). Per permettere lo scavo dei vari livelli
dei sedimenti, fu necessario installare una grande impalcatura di
sostegno.
In una fase iniziale si verificò un evento distruttivo con il crollo
di grandi blocchi e di formazioni calcaree interne; successivamente
la grotta rimase per un periodo sommersa dall’acqua e solo in
seguito si aprì verso l’esterno, trasformandosi in una sorta di
rappola naturale per gli animali. I resti rinvenuti, appartenenti a
diversi animali mostrano che molte ossa si accumularono in seguito
alla caduta accidentale degli animali nella cavità, dove i corpi si
decomposero sul posto prima di essere progressivamente ricoperti dai
sedimenti.
Attualmente gli studiosi suddividono la stratigrafia della grotta
in 12 unità litostratigrafiche, ovvero strati distinguibili per
posizione e caratteristiche geologiche che nelle pubblicazioni sono
indicati con sigle come TD1, TD2, TD3 … TD11, dove ogni unità
rappresenta un grande episodio di deposizione di sedimenti nella
grotta, e 19 facies sedimentarie, sulla base dellemodalità con
cui il materiale si è depositatocome ad esempio, sedimenti portati
dall’acqua, accumuli di crollo del soffitto, o materiali entrati
dall’ingresso della grotta.
La datazione della sequenza della grotta, basata soprattutto su
tecniche magnetostratigrafiche, integrate con altri metodi geologici
e stratigrafici, ha determinato che i primi sedimenti naturali che
riempiono il fondo della grotta (detriti, sabbie e ghiaie portate
all'interno dalle acque) cominciarono ad accumularsi più di 1,2
milioni di anni fa, mentre le prime testimonianze umane ben
documentate attribuite all' Homo antecessor, sono datate a
950.000 anni fa; questa sequenza fa ritenere che la grotta,
inizialmente inaccessibile dall'esterno, successivamente si aprì
maggiormente verso l’esterno, rendendo possibile l’ingresso di
animali e esseri umani.
Reperti
umani
I principali reperti umani rinvenuti a Gran Dolina provengono dal
livello stratigrafico TD6, uno degli strati più importanti della
sequenza della cavità. Gli scavi hanno restituito un insieme
relativamente ricco di fossili, costituito da circa centosettanta
resti attribuiti ad almeno otto individui, sia adulti sia immaturi. I
reperti comprendono soprattutto denti, frammenti cranici, parti di
mascella e mandibola e altri elementi dello scheletro, tra cui ossa
del torace e della spalla. Sulla base di questo insieme fossile, nel
1997 fu proposta la specie Homo antecessor, caratterizzata da
una combinazione di tratti cranici, mandibolari e dentari arcaici e
da alcuni caratteri facciali relativamente moderni.
I resti umani sono stati trovati in associazione con numerosi altri
reperti archeologici e paleontologici; nel livello TD6 sono infatti
presenti centinaia di manufatti litici e migliaia di resti faunistici
appartenenti a grandi mammiferi come cavalli, cervidi e bovidi. Le
ossa umane e quelle animali presentano in diversi casi tracce di
taglio e fratture compatibili con attività di macellazione e
sfruttamento delle carcasse, indicando che il deposito si formò in
un contesto di occupazione umana della cavità e di utilizzo delle
risorse animali presenti nell’area.
Le datazioni disponibili per il livello TD6 indicano un
intervallo compreso approssimativamente tra circa 772.000 e 949.000
anni fa e, in base alle caratteristiche morfologiche e ai più
recenti studi sulle proteine antiche, i reperti sono attribuiti
a Homo antecessor, una delle specie più importanti per lo
studio del primo popolamento umano dell’Europa occidentale, il cui
significato filogenetico resta counque oggetto di discussione tra gli
studiosi.
Il sito è conosciuto soprattutto per i frammenti del cranio di un
individuo giovane, probabilmente di 10-11 anni, soprannominato niño
de Gran Dolina, denominat ATD6-15 e ATD6-69, che
hanno avuto un ruolo centrale nella ricostruzione dell'aspetto del
volto ddi Homo antecessor. ATD6-15 è un frammento
dell’osso frontale, mentre ATD6-69 comprende una parte
molto importante del massiccio facciale superiore, con elementi della
mascella e della zona sotto l’orbita.
Uno studio sulle proteine antiche di un dente, denominato ATD6-92,
ritrovato nel 1994, attribuito a un maschio e datato a circa
0,77-0,95 milioni di anni fa, ha concluso che la specie Homo
antecessor rappresenta un ramo molto vicino ma distinto
all’origine del gruppo umano successivo, ovvero il clade che
comprende Homo sapiens, Homo
neanderthalensis e Denisoviani.
Un altro studio svolto su due fossili di scapole di Homo
antecessor, ATD6-116 e ATD-118, con una serie di
scapole di Homo sapiens e di scimpanzè, è arrivato alla
conclusione che lo sviluppo della spalla in Homo antecessor era
più simile a quello degli esseri umani moderni che a quello delle
grandi scimmie.
Cannibalismo
Si ipotizza che l'Homo antecessor praticasse l'antropofagia,
come sembra attestato dai segni lasciati sulle ossa umane.
Queste marcature suggeriscono operazioni di macellazione che hanno
lasciato tracce di utensili in pietra sull'osso; inoltre alcuni colpi
indicano che l'osso è stato spaccato in due metà. I reperti ossei
presentano tracce di colpi e fratture nette allo scopo di estrarre
il midollo osseo. Altri elementi importanti a conferma di
questa ipotesi, sono dati dal mescolamento dei resti umani con quelli
animali e con l’industria litica, unito dalla circostanza che
questi resti non presentano disposizioni particolari o segni che
facciano pensare a una deposizione funeraria o rituale.
Reperti
litici Materiali litico ritrovato nel livello TD6
Nel livello TD6 del sito, lo stesso dove sono stati ritrovati i
fossili attribuiti all'Homo antecessor, sono stati rinvenute pietre
spezzate intenzionalmente per ottenere pezzi con margini taglienti,
insieme ad altri ciottoli utilizzati per colpire, rompere e
frantumare, associati a resti animali e umani, all’interno di un
contesto di occupazione datato a circa 850.000 anni fa, interpretato
come un accampamento.
Un secondo gruppo di manufatti litici, datato a circa 400.000 anni fa
e associato all'acheuleani, comprende piccoli strumenti taglienti e
utensili di dimensioni maggiori e più accuratamente modellati,
accompagnati da pietre usate per battere, rompere e lavorare
materiali diversi; questo insieme appare più ricco e più vario di
quello più antico, e si crede servisse ad un insieme più ampido di
attività, che doveva comprendere non solo la macellazione degli
animali, ma anche lavorazioni più pesanti e complesse, forse anche
collegate ad altri materiali, come il legn.
Reperti
faunistici
I resti faunistici di Gran Dolina attestano una fauna ricca e
diversificata, comprendente grandi erbivori come cavalli, rinoceronti
e bisonti, cervidi, carnivori come orsi, giaguaro europeo, e
canidi, e castori, e mostrano che almeno in parte le ossa si
accumularono nella cavità in seguito alla caduta accidentale degli
animali, i cui corpi si decomposero sul posto; alcuni carnivori, come
gli orsi, dovettero invece raggiungere l’interno attraverso accessi
secondari, finendo anche loro uccisi dalla natura del luogo.
Il sito ha dato alla luce un accumulo di resti di bisonte, che viene
interpretato come il risultato di ripetuti episodi di caccia ai
bisonti da parte di gruppi umani, seguiti dalla macellazione e dallo
sfruttamento delle carcasse di questi grandi erbivori.
In sintesi, il fatto
principale che si ricava dallo studio è che il deposito di bisonti
viene interpretato come il risultato di cacce ripetute e non di un
singolo evento o di accumuli naturali.
Il sito fu utilizzato stabilmente dalle iene, probabilmente come tana,
come si ricava dalla presenza di grandi accumuli di resti di
defecazione di questo carnivoro.