Villa Petraro è una villa rustica dell'ager stabianus situata in località Petraro, dalla quale prende anche il nome, al confine tra Castellammare di Stabia e Santa Maria la Carità: la costruzione anticamente si trovava nella piana del Sarno, in una zona boscosa a ridosso di un'antica strada lastricata romana tra Stabia e Nuceria. La villa è stata scoperta nel 1957 a seguito di alcuni lavori di estrazione di lapilli da utilizzare in ambito industriale e la sua esplorazione è proseguita fino al 1958, quando dopo averla spogliata di affreschi ed elementi decorativi di maggior importanza è stata nuovamente sepolta: anche in questo caso la campagna di scavo è stata seguita da Libero D'Orsi.
Villa Petraro ha una lunghezza di trentasette metri e una larghezza di ventinove e si estende su una superficie di circa mille metri quadrati, è composta da due livelli come testimonia la presenza di una scala e al momento dello scavo risultava crollata la parte occidentale. Costruita originariamente durante la prima età augustea, la villa al momento dell'eruzione del Vesuvio doveva essere interessata da lavori di ristrutturazione e molto probabilmente la si stava trasformando da villa rustica a villa d'otium, come testimoniano alcuni cumuli di materiali edili e progetti di decorazioni; inoltre la posizione in cui essa si trovava favoriva questo cambiamento da uso agricolo a residenziale, in quanto si trovava a pochi metri dalla spiaggia e aveva una vista panoramica sul golfo di Napoli. Presenta un ampio cortile centrale con un criptoportico al nord per proteggerla dal sole, colonne realizzate in opus vittatum al sud, mentre nella parte est erano in via di realizzazione delle nuove colonne: sempre nel cortile sono presenti un forno e un pozzo. Dalla zona centrale si diramano i vari ambienti della villa: si trovano depositi, ambienti di lavori, triclini, cubicula e sei ergastula, ossia celle per gli schiavi. A seguito dei lavori di ampliamento la villa è stata dotata, nella parte orientale, anche di una zona termale, nella quale è presente una scala che porta al piano superiore: l'ambiente termale è composto da un calidarium con copertura a botte, così come gli altri ambienti, un frigidarium, nel quale erano in costruzione nuove vasche, un tepidarium, fornito di tubi fittili per il riscaldamento della stanza, un praefurnium e un apodyterium, lo spogliatoio. I pannelli decorativi che furono asportati e conservati nell'Antiquarium stabiano si trovavano proprio negli ambienti termali e rappresentano scene bucoliche, divinità fluviali, amorini e rappresentazioni mitologiche come Pasifae, a cui viene presentata la vacca in legno, Narciso che si specchia in acqua, Psiche, un Satiro con capro ed un Satiro con rhyton; la maggior parte delle pareti della villa però erano state rivestite di intonaco bianco prossime alla decorazione oltre a venticinque bassorilievi in fase di rifinimento. Tra i reperti più importanti alcune bottiglie in vetro soffiato, brocche in terracotta e un torchio oleario: infatti le principali attività agricole della zona erano concentrate sulla produzione di olio e vino.
Nessun commento:
Posta un commento