sabato 19 aprile 2025

PERU' - Pachacamac

L'antica città di Pachacamac è uno dei siti archeologici più importanti del Perù. È situata a circa 40 km a sud-est di Lima, nella Valle del fiume Lurín, su un promontorio desertico, a meno di un chilometro dall'oceano Pacifico. In lingua quechua Pachacamac (o Pacha Kamaq) significa colui che dà vita al mondo (da Pacha: mondo e kamaq: dare vita, animare) e il nome si riferisce allo spirito che "fecondava" la Terra (pachamama), rendendola produttiva e facendo germogliare i semi, considerato un dio creatore dalle popolazioni della zona.
I primi abitanti ad occupare la zona di Lima e dintorni furono dei cacciatori-raccoglitori tra il XI e il X millennio a.C., che vivevano di sussistenza sfruttando l'abbondante vegetazione della zona. Questo processo durò fino al VI secolo a.C., quando le popolazioni divennero residenti e vennero sviluppate l'agricoltura ed i primi commerci. Durante il periodo preceramico (4500-1800 a.C.), vennero a formarsi i primi insediamenti stabili nella valle del fiume Lurin e successivamente nel periodo iniziale (1800-900 a.C.) venne sviluppata la ceramica.
Cultura Chavin

I primi insediamenti umani nella zona di Pachacamac datano tra la fine del periodo iniziale e l'inizio dell'orizzonte antico. La cultura Chavin si sviluppò fino al II secolo a.C. lasciando poi il posto alla cultura Lima.
Cultura Lima
Pachacamac fu il principale santuario della costa andina per più di 1500 anni; in esso veniva venerato un oracolo in grado di predire il futuro e condizionare la vita e le decisioni dei potenti (foto a destra).
Le prime costruzioni, risalenti al periodo chiamato periodo intermedio antico (200 a.C. - 600 d.c.), sono attribuite alla Cultura Lima. La loro architettura è molto complessa e sono realizzate con mattoni di "adobe" di piccole dimensioni. Ne sono un esempio il "Tempio Lima" (sottostante al "Tempio del Sole") e il gruppo costruzioni chiamate Adobitos (proprio per i caratteristici mattoncini). Anche la "Strada nord-sud", come suggerito da Patterson nel 1966, potrebbe essere stata costruita nello stesso periodo, in quanto allineata con il "Tempio Lima".
Cultura Huari
Attorno all'anno 650 d.C., il popolo Huari iniziò la propria espansione dalla regione di Ayacucho verso la costa, costruendo nella zona del santuario una vera e propria città ed utilizzandola come centro amministrativo. Pachacamac raggiunse in questo periodo il massimo splendore e un'ampia notorietà in tutto il territorio andino. L'influenza Huari si può notare anche nei disegni sugli edifici (ad esempio il Tempio pintado), sugli oggetti di ceramica (foto a destra in basso) e sui tessuti (foto di apertura, in alto) trovati nel cimitero risalenti a quel periodo. Il contatto con la cultura Huari, influenzò anche l'arte della costa centrale arricchendo gli stili esistenti con elementi policromi caratteristici della zona ayacuchana.
Cultura Ichma

Dopo il crollo dell'impero Huari, Pachacamac continuò ad espandersi, fino a diventare una sorta di città-stato sotto l'influenza della cultura Ichma e, in seguito, un impero a sé stante, anche se non arrivò mai alla grandezza dell'impero Huari. Gli Ichma occuparono le valli dei fiumi Lurin e Rimac dal 1100 al 1470 d.C. facendo di Pachacamac la propria capitale, che a quel tempo era nota come Ychsma e fu rinominato Pachacamac dagli Inca.
In questa epoca vennero costruite varie piramidi dotate di rampa centrale e la zona fu divisa tramite due strade perpendicolari, una avente direzione nord-sud e l'altra est-ovest. Secondo l'archeologo Eeckhout, la suddivisione della zona rispecchiava inoltre le divisioni sociali all'interno della società: il settore I, contenente i templi, costituiva l'area religiosa di Pachacamac ed era destinato ai sacerdoti; il settore II, contenente le Piramidi con rampa, era l'area cerimoniale e il centro politico ed era destinato ai capi; mentre il settore III era l'area residenziale ed era destinato alla popolazione.
Periodo Inca
La decadenza della cultura Ichsma ebbe inizio con la comparsa degli Inca. Gli Ichma si unirono all'Impero Inca e Pachacamac divenne un importante centro amministrativo. Gli Inca mantennero la sacralità del luogo e permisero ai sacerdoti di Pachacamac di continuare a professarvi la loro religione e officiarvi i loro riti. Tupac Inca Yupanqui, ad esempio, dopo aver conquistato la regione, visitò il tempio di Pachacamac e fece sacrifici per assicurarsi il successo militare.
Sono di questo periodo il Tempio del Sole, l'Acllahuasi e il Palazzo di Taurichumbi.
Conquista spagnola
Quando Francisco Pizarro giunse in Perù e fece prigioniero l'Inca Atahuallpa, ebbe notizia dell'esistenza di Pachacamac ed inviò prontamente una spedizione con il compito di saccheggiare la zona; la spedizione raccolse molto argento e oro e distrusse l'idolo, ponendo anche termine al culto.


Il sito archeologico
I primi scavi archeologici nella zona furono eseguiti dall'archeologo Max Uhle nel 1897. Essi riguardarono il Tempio del Sole e l'Acllahuasi.
Successivamente, nel 1938, un economista statunitense, Albert Giesecke, diresse un progetto di ricostruzione del sito con il patrocinio del Museo Nazionale, riportando alla luce parti importanti del Tempio del Sole, oltre che fibre tessili e utensili ben conservati. Dello stesso periodo è la ricostruzione dell'Acllahuasi. Va detto che Giesecke non aveva alcuna esperienza archeologica, cosa fortemente criticata dall'allora direttore del Museo Antropologico della Maddalena di Lima, Julio C. Tello. Egli stesso si occupò della zona dal 1939 al 1947, realizzando mappe accurate, mettendo a nudo dettagli architettonici del Tempio del Sole che erano stati coperti da detriti e sabbia e scoprendo una piazza rettangolare ad est del tempio, probabilmente utilizzata per offerte rituali e per questo detta "Piazza dei pellegrini". Tello scoprì anche una rete di cisterne e acquedotti che raccoglievano l'acqua dalle falde acquifere nel sottosuolo, uno dei quali, visibile a sud dell'Acllahuasi, è detto "Tempio della Luna".
Nel 1941, l'Istituto di Ricerche Andine iniziò scavi stratigrafici della zona, sotto la supervisione di William Duncan Storng e Gordon R. Willey.
Nel 1962 Jimenez Borja fu nominato direttore del Museo del Sito Pachacamac e condusse scavi che permisero la scoperta di numerosi manufatti. Nello stesso anno scoprì una strada a zig-zag che conduceva al Tempio del Sole. Negli anni successivi condusse scavi sul lato nord del Tempio del Sole e portò alla luce il "Palazzo di Tauri Chumpi" (governatore Inca di Pachacamac al tempo della conquista spagnola) e altre strutture residenziali del periodo Inca.
Nel 1999 iniziò il "Progetto Ichsma" il cui fine era quello di determinare la funzione, lo sviluppo e l'influenza di Pachacamac durante il periodo Ichsma. Le ricerche furono condotte dall'archeologo Eeckhout dell'Università Libera di Bruxelles e si focalizzò sulle Piramidi con rampa.
Nel 2003 il "Progetto Archeologico Pachacamac" , condotto da Shimada, riguardò scavi della Piazza dei Pellegrini, rivelò definitivamente l'utilizzo cerimoniale di tale sito grazie al ritrovamento di idoli, tessuti e ceramica.
Nel 2006 Anne Tiballi condusse uno studio antropologico sui reperti scoperti da Hule durante i suoi scavi nel "Cimitero delle Donne Sacrificate", localizzato sulla prima terrazza a sud-est del Tempio del Sole.
Dal 2012 una missione scientifica italiana del Consiglio nazionale delle ricerche diretta da Nicola Masini conduce uno studio sugli antichi sistemi di canalizzazione dell'acqua con metodi innovativi basati sulla geofisica e il telerilevamento satellitare.

Spazialmente l'area archeologica è divisa in quattro settori più o meno concentrici e delimitati da mura. L'area aperta al pubblico è costituita dal settore I (per un'estensione di ca. 18,8 ha, comprendente il Tempio del Sole, il Tempio Pintado, e il Tempio Vecchio) e dal settore II (comprendente l'Acllahuasi, le Piramidi con rampa e il Palazzo di Tauri Chumpi). I due settori, costituiscono il cosiddetto "nucleo interno" che si estende fino alle "mura della città interna" ed abbracciano un'area complessiva di ca. 128,25 ha. Il settore III, chiamato "città esterna", si estende dalla città interna fino alle mura della città esterna, per un'estensione di ca. 93 ha. L'archeologo Max Uhle, trovò qui vaste zone abitative e un cimitero. Il settore IV, infine, si estende dalla città esterna fino al fiume Lurin ed era costituito in prevalenza da campi coltivati, oggi sepolti dalla sabbia.
Adobitos
Resti di costruzioni risalenti al periodo intermedio antico, sono caratterizzate dalla presenza di piccoli mattoni di adobe (foto a destra, in alto).
L'Acllahuasi
(o Mamacona)
L’Acllahuasi (foto a destra), termine che deriva dalla lingua quechua e che significa casa (huasi) delle prescelte (aclla), è una classica struttura Inca, con le tipiche finestre trapezoidali e le fondamenta in granito. Era il luogo dove risiedevano le Vergini del Sole, sacerdotesse dedicate al culto del Sole. Gli Inca erano soliti accoppiare un edificio di questo tipo alla costruzione di un "tempio del Sole", in modo che le sacerdotesse potessero espletare i vari riti collegati al culto del Sole.
L'Acllahuasi consiste di tre sezioni che circondano una piazza centrale. Le tre ali dell'edificio che circondano la piazza sono divise in piccole celle collegate da corridoi; l'entrata principale si trova sul lato nord. Una lunga galleria connette questa entrata alla parte principale dell'edificio, quest'ultima consistente in una corte interna circondata su due lati da stretti corridoi decorati con nicchie.
La zona comprende anche dei vasti campi, circondati da mura esterne che li separavano dal deserto. Max Hule suggerì che fossero dei campi agricoli che servivano da supporto ai culti dell'Acllahuasi detti Inti Chakra o Campi del Sole (Inti = Sole, Chakra = campo).
L'edificio presente a Pachacamac è una ricostruzione del tempio originale.
Strada nord-sud

La Strada nord-sud fu costruita nel periodo intermedio recente, prima dell'arrivo degli Inca. Questo in base a recenti scavi (2009) realizzati dal Museo del Sito di Pachacamac, durante i quali si scoprì che la strada collegava due importanti piramidi con rampa (n.4 e n.7) che erano ubicate ai suoi margini. Questa strada venne utilizzata anche durante l'occupazione Inca, epoca in cui vennero apportate alcune modifiche, come l'ampliamento dell'accesso alla piramide con rampa n. 7. In epoca coloniale, in seguito ad un forte sisma, alcuni suoi muri furono danneggiati e la strada cadde in disuso.
Piramidi con rampa 1 e 2

Le "Piramidi con rampa" avevano la funzione di palazzi amministrativi. Nel santuario sono state rinvenute 17 piramidi di questo tipo, tutte costruite durante il periodo Ychma, tra il 900 e il 1470 d.C. Le più famose sono la piramide con rampa n. 1 (nella foto)  e la Piramide con rampa n. 2.
Tempio del Sole
L'edificio più importante del complesso archeologico è il tempio del sole, costruito dagli Inca sopra un promontorio roccioso di fronte all'oceano pacifico tra il 1470 e il 1533. Esso è costituito da quattro piramidi tronche sovrapposte che gli conferiscono la forma di una piramide a gradini di forma trapezoidale. L'edificio era originalmente dipinto di giallo e rosso, colori che possono ancora essere osservati su alcuni muri. La parte più importante del tempio era la sommità, dove erano situati i luoghi di culto al Sole. Ogni lato del tempio è coperto da terrazze di varie altezze e ampiezze, divise da mura. Piccoli stanze e passaggi sono sparsi su tutti e quattro i lati del tempio. Il tempio ha due entrate, entrambe sul lato nord-est.

PERU' - Písac


Písac è un villaggio peruviano situato nella Valle sacra, sul fiume Urubamba. Il villaggio è famoso soprattutto per il mercato che si tiene ogni domenica, martedì e giovedì, un evento che attrae molti turisti dalla vicina Cuzco. Una delle principali attrazioni è un grande albero pisonay che domina la piazza centrale. Anche il santuario di Huanca, sede di pellegrinaggi in settembre, si trova vicino a questo villaggio. L'area è famosa anche per le sue rovine inca, note come Písac Inca, situate in cima ad una collina all'entrata della valle. Le rovine sono divise in quattro blocchi: Pisaqa, Intihuatana, Q'allaqasa e Kinchiracay. Intihuatana comprende numerosi bagni e templi.
Il Tempio del Sole, affioramento vulcanico scolpito in onore del Sole (o Inti), è il suo centro, e gli angoli alla sua base fanno ipotizzare che avesse una qualche funzione astronomica. Q'allaqasa, eretta su uno sperone naturale che domina la valle, è nota come la cittadella.
Sul fianco della collina si trovano terrazze costruite dagli Inca ed ancora attualmente in uso. Queste terrazze furono costruite prelevando a mano il terreno più ricco dalle pianure sottostanti. Questo meccanismo permise alle antiche popolazioni di produrre molto più cibo di quanto sarebbe normalmente possibile ad un'altitudine di 3600 metri. Grazie a strutture militari, religiose ed agricole, il sito aveva un triplice obbiettivo. Si crede che Písac difendesse l'entrata meridionale della Valle sacra, mentre Choquequirao controllava l'ingresso occidentale e la fortezza di Ollantaytambo quello settentrionale.
La Pisac inca controllava una strada che collegava l'impero inca al confine della foresta pluviale. Secondo Kim MacQuarrie, i Pachacuti costruivano molti centri dopo aver conquistato altri popoli, per ricordare le vittorie. Tra questi centri ci sarebbero Pisac (a memoria della vittoria sui Cuyos), Ollantaytambo (per quella sui Tambos) e Machu Picchu (per la conquista della valle di Vilcabamba). Altri storici ipotizzano che Pisac sarebbe stata fondata per proteggere Cuzco dai possibili attacchi degli Antis. In verità non si conosce la data di fondazione di Pisac. Non sembra essere stata abitata da etnie pre-incaiche, per cui la sua nascita è probabilmente posteriore al 1440. Fu distrutta da Francisco Pizarro e dai conquistadores verso il 1530. L'attuale città di Pisac fu fondata dal viceré Toledo più in profondità nella valle, attorno al 1570. Si pensa che le più strette terrazze presenti sotto alla cittadella rappresentino l'ala di una starna (pisaca), da cui deriverebbe il nome del villaggio e delle relative rovine. Questi stessi uccelli sono molto comuni nella zona, soprattutto al crepuscolo.


PERU' - Chavín de Huantar


Chavín de Huantar è un sito archeologico contenente rovine e originali manufatti realizzati dai Chavín, una cultura precedente agli Inca, attorno al 900 a.C. Il sito si trova 250 chilometri a nord di Lima, in Perù, ad un'altezza di 3150 metri, tra le catene montuose della Cordillera Negra e della Cordillera Blanca. Chavín de Huantar è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. Alcuni reperti Chavín provenienti da questo sito sono esposti presso il Museo de la Nación a Lima.
Chavin de Huantar venne costruito attorno al 900 a.C. Buona parte della popolazione era dedita all'agricoltura.
I ritrovamenti indicano che l'instabilità politica e i tumulti iniziarono tra il 500 ed il 300 a.C., in corrispondenza del declino della cultura Chavin. Molti luoghi religiosi vennero abbandonati, alcuni ancora incompleti, e furono rimpiazzati da villaggi e campi. Prima del 500 a.C., un piccolo villaggio aveva sostituito la Piazza Circolare. Le pietre della piazza furono riutilizzate in seguito per la costruzione delle case. I vari strati di reperti mostrano che il villaggio è stato occupato senza interruzioni fino al 1940.
Il sito contiene numerose strutture, tra cui tre templi (chiamati A, B e C), la piazza circolare, il vecchio ed il nuovo tempio.

La piazza circolare sembra un luogo sacro situato all'interno di una zona cerimoniale. Prima dell'800-700 a.C. quest'area venne usata per molti motivi, tra cui l'uso come atrio per l'accesso al tempio A attraverso la scala nord. Nel periodo classico, dopo il 700 a.C., la piazza venne chiusa su tre lati dai templi A, B e C. La piazza è perfettamente circolare, con un diametro di 20 metri ed un pavimento fatto di pietre a forma di cuscino in diatomite gialla. Sembra che una linea in calcare nero corra lungo l'asse est-ovest. Le mura della piazza vennero costruite con pietre tagliate, posate in strisce di diverso spessore. Le due vie principali conducono ad archi vicini alla scala occidentale ed a due coppie di pietre che fiancheggiano la scala orientale.

Il vecchio tempio, tra i primi edifici costruiti, era una struttura composta principalmente da passaggi locati attorno ad una corte circolare. L'edificio conteneva obelischi e monumenti in pietra complete di sculture raffiguranti giaguari, caimani e varie forme antropomorfiche. La galleria di Lanzón, vicino al centro, conteneva una scultura del Lanzón, che si suppone essere la divinità principale di Chavin de Huantar. La figura rappresenta un essere umano con una testa felina. Mortai, pestelli e trombe di conchiglie vennero rinvenuti qui assieme ad altri oggetti. Molti reperti hanno soggetti o decorazioni antropomorfiche, il che li fa risalire alla cultura Chavin.
Il nuovo tempio, costruito tra il 500 ed il 200 a.C., è anch'esso costituito da una galleria ed una piazza, e contiene numerose sculture. Il Lanzón rappresentato nella scultura al suo interno tiene la conchiglia di un mollusco (Strombus) nella mano destra, ed un'altra (Spondylus) nella sinistra.
Gli scavi delle tombe misero in mostra una piccola classe privilegiata che utilizzava tombe di buona fattura. Queste sepolture contenevano metalli preziosi, tessuti colorati ed altri oggetti di valore. La maggior parte delle tombe è semplice, con i corpi interrati in piccoli pozzi, vestiti in cotone ed un insieme di oggetti umili.
Lo stile artistico di arte e decorazioni include l'uso di rotoli, curve semplici, linee rette ed immagini di animali selvatici. Le sculture sono solitamente fatte in granito bianco e calcare nero. Gli oggetti di uso quotidiano comprendono mortai e pestelli, tubi fatti in osso e spatole in metallo, oltre a tessuti, compreso alcuni arazzi. La ceramica veniva lavorata per produrre bottiglie e bocce.
Pedro Cieza de León (1520-1554), cronista spagnolo, è il primo occidentale a menzionarne l'esistenza e Toribio de Mogrovejo, nella sua visita pastorale alle città del nord del Perù nel 1594, lo descrive sommariamente. Nel 1616, Antonio Vázquez de Espinosa realizza una descrizione del tempio basandosi sulle indicazioni degli abitanti vicini. Nel 1873, l'esploratore italiano Antonio Raimondi visita il sito, rimanendone impressionato ma allo stesso tempo rammaricandosi dello stato in cui si trova e nota che i coloni lo usano come cava per rifornirsi di pietre per la costruzione delle loro case. Lo stesso Raimondi, osservando il sito, intuisce inoltre che questo non ha nulla a che fare con la civiltà Inca, come si supponeva fino ad allora. Charles Wiener nel 1880 realizza il primo disegno della divinità nell'antico tempio. Successivamente, nel 1883, il tedesco Ernst W. Middendorf (1830-1908) esplora il sito scoprendo la grande scalinata che da Plaza Cuadrada conduce al Templo Mayor e nota il nome usato dai coloni per nominare quella divinità: Huanca. 
A partire dal 1919 viene studiato dall'archeologo peruviano Julio C. Tello, che ne sottolinea l'importanza e lo considera la sede della più antica cultura peruviana, che dará poi origine alla civiltà andina. Il 17 gennaio 1945 un'alluvione causata dallo straripamento della laguna di Rúrec ricopre e danneggia le strutture del santuario, producendo accumuli fino a quattro metri in alcuni settori. Per questo motivo, Jorge C. Muelle commissiona a Marino Gonzales la rimozione degli strati alluvionali dal sito (1955). Questo lavoro dura fino al 1965 e porta alla luce aree fino ad allora sconosciute, come la parte anteriore del Castello, battezzata “Portada de las Falcónidas”. Tra il 1966 e il 1973, una squadra dell'Universidad Nacional Mayor de San Marcos guidata da Luis Lumbreras e Hernán Amat Olazábal, scava nel sito e amplia le conoscenze sui passaggi e le stanze interne del santuario. Negli anni '70 e '80, Richard Burger effettua scavi stratigrafici, che portano a chiarire le sequenze dello sviluppo della ceramica nel sito. Dal 1980 al 1982 si sviluppa il Progetto Archeologico Chavín dell'Università Nazionale Federico Villarreal, sponsorizzato dalla Fondazione Volkswagenwerk e diretto da Federico Kauffmann Doig. Recenti indagini e scavi effettuati al centro della Piazza Piazza, danno prova di sepolture cerimoniali, permettendo di ritrovare il vecchio letto del fiume Mosna, il che significa che il corso dello stesso è stato deviato per consentire la costruzione di questa piazza. Nel 1985 il sito viene dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

PERU' - Llactapata

 

Llactapata (a volte scritto Llaqtapata) è la combinazione di due parole quechua. Hiram Bingham, scopritore di Machu Picchu e molti altri siti inca, afferma che Llacta Pata è un termine descrittivo: "llacta" significa "città" e "pata" significa "un'altura". Più di un sito, quindi, veniva chiamato con questo nome.
Hiram Bingham scoprì per primo Llactapata nel 1912. "Abbiamo trovato prove del fatto che alcuni capi Inca avessero costruito la loro casa qui, includendo nel progetto una decina o una dozzina di edifici".
Bingham posiziona il sito "sulla cime di una cresta tra le vallate dell'Aobamba e del Salcantay, circa 500 piedi [1500 metri, NdT] sopra a Huaquina". "Qui abbiamo scoperto molte rovine e due o tre rifugi moderni. Gli indiani dicono che questo posto era chiamato Llacta Pata". Bingham non esaminò a fondo le rovine, che rimasero non studiate per altri 70 anni.
Nel 2003 fu condotto uno studio sul sito da Thomson e Ziegler, il che permise di ipotizzare che il posizionamento sul cammino inca per Machu Picchu lo rendesse una stazione di posta durante il viaggio. Questo complesso si trova quattro chilometri ad ovest di Machu Picchu, sulla cresta che divide i bacini idrici di Aobamba e Santa Teresa. Questo studio e quelli successivi portarono alla luce un'ampia struttura complessa, e caratteristiche che legavano il sito a Machu Picchu come continuazione del percorso che portava a Vilcabmba. Llactapata potrebbe essere stato un componente della rete di luoghi cerimoniali ed amministrativi che caratterizzavano il centro regionale di Machu Picchu. Probabilmente giocò un importante ruolo astronomico durante i solstizi e gli equinozi.
Bingham trova un altro sito "a Qquente, e vicino alla foce del fiume Pampaccahuana, sopra una serie di terrazze". Il suo collega Herman Tucker afferma che il nome del luogo fosse Patallacta e che contenesse un centinaio di case. "Al di sopra c'erano molti siti importanti tra cui Huayllabamba. Questo sito si trova a 1,5 chilometri dall'inizio del "Tragitto Inca Classico", che inizia al chilometro 88.
Questo sito ospitava numerosi abitanti, tra cui viaggiatori e soldati che dovevano gestire la collina fortificata di
Willkaraqay. Un santuario con mura arrotondate, noto come Pulpituyoc, serviva per le funzioni cerimoniali e religiose.
Llactapata fu incendiata da Manco II, il quale distrusse numerosi insediamenti lungo il cammino inca nel corso della ritirata da Cuzco del 1536, per scoraggiare l'inseguimento degli spagnoli. In parte per questo motivo, gli spagnoli non trovarono mai il percorso inca o gli insediamenti disposti lungo il tragitto.
Un terzo sito composto da pietre scolpite ed edifici, Q'enqo, sopra a Cuzco, potrebbe essere stata la casa in cui morì Pachakuti, chiamato Chinchaysuyu o Patallacta.


PERU' - Huaca Pucllana, Lima

 

Huaca Pucllana o Huaca Juliana (forse da Quechua wak'a , un santuario locale dedicato a una divinità protettrice, un luogo sacro, sacro, gioco pukllana ) è una grande piramide di mattoni e argilla situata nel quartiere Miraflores , nel centro di Lima , Perù , costruito da sette piattaforme sfalsate. 
Fu un importante centro cerimoniale e amministrativo per il progresso della cultura di Lima , una società che si sviluppò nella costa centrale peruviana tra gli anni dal 200 d.C. al 700 d.C.
Con lo scopo previsto di far esprimere agli d'élite (che governavano politicamente diverse valli della zona) il loro completo potere religioso e la capacità di controllare l'uso di tutte le risorse idriche naturali (acqua salata e acqua dolce) della zona, fu costruita una Grande Piramide nell'Huaca.
Nel suo insieme, la struttura è circondata da una piazza, o piazza centrale, che delimita i limiti esterni, e da un grande muro strutturato che la divide in due sezioni separate. In una sezione c'erano panchine e prove di fosse profonde dove avvenivano offerte di pesci e altri animali marini per ottenere il favore
degli dei. L'altra sezione è un'area amministrativa. In quest'area sono presenti diverse piccole strutture in argilla e capanne in mattoni crudi – con alcuni muri ancora in piedi – la cui funzione sembra essere quella di fungere da cortili e patii del recinto che è lungo oltre 500 metri, 100 di larghezza e 22 di altezza.
Sono stati scoperti altri resti appartenenti alla cultura Wari (500 – 1000 d.C.), che ebbe un'influenza diretta sulla società della cultura di Lima verso la fine del suo
periodo di tempo. Di particolare rilievo sono i resti del "Señor de los Unkus" (Il Signore degli Unkus), che appartenevano alla prima tomba rinvenuta completamente intatta all'interno del centro cerimoniale. Questa tomba contiene tre sudari separati contenenti i resti di tre adulti - due dei quali hanno maschere - e quelli di un bambino sacrificato.

PERU' - Carajia

 

Carajia o Karijia è un sito archeologico nella valle di Utcubamba, che si trova 48 km a nord est della città di Chachapoyas, Perù nella provincia di Luya, regione di Amazonas, dove otto mummie Chachapoyas sono state scoperte sulla scogliera sovrastante. I residenti locali le chiamano "antichi uomini saggi".
I sette (in origine otto) sarcofagi in piedi raggiungono fino a 2,5 metri di altezza e sono fatti di argilla, legno ed erbe, con le linee del viso esagerate. La loro posizione inaccessibile sopra una gola del fiume le ha preservate dalla distruzione dai saccheggiatori. Tuttavia, un terremoto ne ha rovesciata una delle otto originali nel 1928. Sono state datate al radiocarbonio al XV secolo, in coincidenza con la conquista Inca del Chachapoya negli anni 1470.
I sarcofagi sono di un tipo particolare, chiamato purunmachus. La struttura è dipinta di bianco e i dettagli del corpo sono colorati in giallo ocra e due pigmenti rossi. I purunmachus di Carajia sono unici a causa dei teschi umani che si trovano in cima alle loro teste d'argilla.

PERU' - Sipán

 



Sipán è un sito archeologico moche nel Perù settentrionale, nella valle di Lambayeque, formato da un insieme di piramidi o huacas, conosciuto anche con il nome di Huaca Rajada. È famoso per le sue tombe reali, tra le quali quella celeberrima del Signore di Sipán (in spagnolo Señor de Sipán), portata alla luce da Walter Alva e sua moglie Susana Meneses a cominciare dal 1987. La città di Sipán risale al 50-700 d.C., la stessa epoca del Periodo moche.
Sipán è un villaggio di approssimativamente 1.500 abitanti, ubicato nella parte centrale della valle del fiume Lambayeque, nel distretto di Saña della provincia di Chiclayo, regione di Lambayeque. È situato a 35 km a sudest di Chiclayo.
Il sito archeologico propriamente detto si trova nei dintorni del villaggio: si tratta di un complesso di tre piramidi tronche o huacas fatte di adobe, tradizionalmente denominato Huaca Rajada. Due di esse sono di grandi proporzioni e l'altra, più piccola, ha l'aspetto di una piattaforma bassa; in quest'ultima furono rinvenute le tombe reali di Sipán.
Le huacas di Huaca Rajada furono costruite dalla cultura moche e da altre culture sudamericane come monumenti. Il monumento della Huaca Rajada consiste, come detto nella sezione precedente, di due piramidi tronche e di una piattaforma. La piattaforma e una delle piramidi furono costruite prima del 300 d.C. dai Moche; la seconda piramide fu costruita intorno al 700 d.C. da una cultura successiva. Costruiti in adobe, questi edifici hanno subito nel tempo una notevole erosione, che potrebbe essere stata esacerbata dai successivi eventi climatici legati a El Niño. Molte huacas inoltre furono saccheggiate dagli Spagnoli durante e dopo la loro conquista dell'impero Inca; come si dirà più avanti, il saccheggio delle tombe continua ancora oggi a essere un problema in molte località.
Le tombe reali di Sipán furono scoperte e portate alla luce nel 1987-1990, una scoperta quindi abbastanza recente, che è considerata di grande rilevanza dal punto di vista archeologico. Anche se molte delle tombe furono saccheggiate, tuttavia i manufatti recuperati dagli archeologi forniscono importanti elementi per la comprensione della tradizione e della storia moche, specie per quel che riguarda il ruolo dei loro sovrani. Per questi ultimi, l'esempio più famoso è il Signore di Sipán, la cui tomba, come già accennato, fu trovata insieme ad altre nel vicino complesso della Huaca Rajada. Vi sono invece pochissimi studi sui cittadini comuni di Sipán, tuttavia è ben noto che essi pagavano una tassa attraverso il lavoro per la costruzione delle piattaforme di sepoltura dei loro signori. Queste piattaforme e le altre strutture sono fatte spesso con mattoni di adobe marcati che servivano appunto a tenere traccia del lavoro svolto per pagare le tasse. Oltre alla prestazione di lavoro per i signori locali, pochissimo si sa sui cittadini comuni moche.
Le tombe di Sipán permisero agli archeologi e antropologi di acquisire una migliore comprensione della cerimonia sacrificale dei sovrani di Sipán che era stata illustrata su murali, ceramiche e altri oggetti decorativi. Le cerimonie sacrificali erano spesso rappresentate con i prigionieri destinati al sacrificio posti tra dei o re. Le tombe di Sipán dimostrarono che i sovrani prendevano effettivamente parte alle cerimonie sacrificali, in quanto tra i manufatti ritrovati al loro interno figuravano ornamenti e acconciature che corrispondevano alle illustrazioni delle cerimonie, insieme a grandi coltelli e strumenti che sarebbero stati usati per gli spagimenti di sangue e le decapitazioni rituali.
Nel febbraio 1987, un uomo di nome Ernil Bernal guidò una banda di huaqueros (saccheggiatori di tombe) che scavarono una galleria in una delle piramidi ubicate a Huaca Rajada. Durante le notti successive, presero un gran numero di preziosi oggetti di metallo, distruggendo contemporaneamente centinaia di ceramiche e di resti umani. Innumerevoli manufatti andarono perduti, venduti per profitto a collezioni private sul mercato nero. Alva arrivò con la polizia uno o più giorni dopo, dopo che una maschera straordinariamente ornata era stata confiscata da un deposito segreto degli huaqueros e presentata al ricercatore. Ci sono molti racconti degli eventi che ebbero luogo all'arrivo di Alva e della polizia, tuttavia è chiaro essi riuscirono ad allontanare gli huaqueros dal sito, a erigere recinzioni intorno alle tombe e a cominciare gli scavi. Dopodiché Alva e la sua squadra disseppellirono altre 12 tombe, mentre gli abitanti del villaggio e gli huaqueros tiravano loro pietre e li provocavano nel tentativo di far uscire i ricercatori dal sito e di poter continuare il saccheggio. Gli abitanti del villaggio, tuttavia, non ebbero successo, poiché Alva completò il suo lavoro che divenne il fondamento delle "Tombe Reali di Sipán" discusse sotto.
Durante gli scavi del 1987–1990, fu recuperaro uno spettacolare tesoro di manufatti ornamentali e cerimoniali d'oro e d'argento, risalenti al 50-300 d.C. Questi oggetti dimostrano l'eccezionale maestria dei metallurgisti moche attraverso l'uso di elaborate e avanzate tecniche metallurgiche. I fabbri moche facevano questi manufatti da sottili fogli di leghe di rame, usando processi elettrochimici per purificare strati estremamente sottili (0,5–2,0 µm) di rivestimento d'oro o d'argento.
Per fare i manufatti, lingotti di rame venivano ridotti in fogli di metallo a colpi di martello e foggiati nella forma desiderata (ad es. una maschera). Benché il metodo esatto per aggiungere la pellicola d'oro all'esterno non sia noto, una teoria ben accettata è che l'oro veniva probabilmente sciolto in soluzioni acquose di composto corrosivi recuperati nei deserti peruviani settentrionali e portati a un basso punto di ebollizione, dopo il quale il foglio di rame era bagnato nella soluzione dando come risultato la reazione: 
2Au3+ + 3Cu ⇌ 2Au0 + 3Cu2+
in tal modo sciogliendo il rame e depositando l'oro sulla superficie del metallo. Il foglio è poi riscaldato tra 500 e 800oC, permettendo alla pellicola d'oro di legarsi permanentemente alla superficie. Queste pellicole d'oro non erano di oro puro, ma si è scoperto che erano soluzioni oro-rame-argento (es. Cu28Au2Ag).
Alcuni dei manufatti d'argento (vale a dire le collane a forma di testa fatte individualmente, circa 4,0 cm per 5,1 cm) erano formati alternando tra il martellamento e la ricottura della lega rame-argento (Cu18Ag1Au) dando come risultato ossido di rame che si forma lungo la superficie che può essere rimosso usando un acido (succhi di piante) o una base (urina stantia che si è trasformata in ammoniaca). Dopo molte ripetizioni, il rame sarà impoverito, dando come risultato l'apparizione di argento puro (in effetti l'argento costituisce solo il 18% della superficie). Si crede che altri manufatti d'argento sia stati fatti grosso modo nella stessa maniera, ma contengono ben il 90% di argento sulla superficie
Esempi di metallurgia trovati a Sipán includono le summenzionate collane a forma di testa, collane a forma di arachide, cinghie per bare, manici di ventagli, punte di lancia, una bandiera placcata in rame, coltelli cerimoniali, acconciature d'oro, oranmenti d'oro e d'argento per naso e orecchio, scettri, una collana fatta di 10 collane a ragnatela (corpi di ragni con facce umane seduti su fili d'oro), un animale di rame dorato (probabilmente volpe o cane), tra gli altri. La grande maggioranza di queste opere erano poste in tombe riccamente decorate, indicando sia il loro valore elevato presso i capi di Sipán e il bisogno frequente di artigiani per continuare a fare nuovi manufatti quando quelli nuovi venivano sepolti.


PERU' - Fortezza di Kuelap

 

La fortezza di Kuelap è una impressionante cittadella fortificata che si trova a circa un'ora a sud di Chachapoyas. Kuelap è situata sulla cima di una montagna strategica per dominare le valli circostanti. Sembra che sia stata abitata nell'anno 1000 d.C. da circa 3000 persone e rimase sconosciuta agli Inca e agli Spagnoli. Fu abbandonata all'improvviso, forse per una lotta interna o a causa di un'epidemia. L'accesso alla cittadella è un sentiero che si stringe mano a mano che si avanza tra le mura imponenti, come un imbuto, fino a permettere, per motivi di difesa, l'ingresso di una sola persona per volta.
L'atmosfera che regna all'interno di Kuelap è veramente speciale, non solo per il limitato numero di visitanti. Come raccontano i locali, gli antichi abitanti ritornano sempre a visitare le loro case e alcuni dicono di averli incontrati tra gli alberi ricoperti di muschio e costellati di licheni, orchidee e altre bellissime piante epifite. Queste piante crescono su altre piante per ricevere la luce solare necessaria alla fotosintesi. Non sono parassite, perché non sottraggono nutrimento alla piante sulla quale crescono, e infatti le incontriamo anche aggrappate alle rocce.
Due sono le cittadelle interne alla stessa fortezza, quella in alto, dove vivevano sacerdoti e militari di classe alta, e quella in basso dove sono raggruppati 335 edifici circolari destinati a soldati e civili di diversa estrazione sociale.


All'estremo sud incontriamo una costruzione circolare con la forma di un cono tronco rovesciato, di circa sei metri, chiamata Tintero, che si suppone svolgesse una funzione cerimoniale. In realtà Kuelap è un posto ancora avvolto nel mistero e che sembra restio a lasciarsi decifrare. Sappiamo che i costruttori utilizzarono circa 100.000 blocchi di pietra del peso di 100 kg l'uno, che fa di Kuelap la più grande costruzione archeologica d'America.


GUATEMALA - Piedras Negras

 

Piedras Negras è il nome con cui sono conosciute le rovine di una città della civiltà Maya localizzata sulla riva nord del fiume Usumacinta nel dipartimento del Petén in Guatemala. Il nome originale della città in lingua maya è stato ritrovato su alcune iscrizioni ed era Yo'k'ib', che ha il significato di "grande porta", forse riferimento ad un vasto cenote, ora completamente essiccato.
Piedras Negras sembra sia stata una città-stato indipendente per la maggior parte del periodo classico, anche se alleata con altri stati per un certo tempo e forse a volte pagando un tributo ad altri. Era alleata con Yaxchilán, 40 km a nord del fiume. Le ceramiche mostrano che il sito è stato abitato dalla metà del VII secolo a.C. fino all'850 d.C.
Il periodo scultoreo e architettonico più interessante risale agli anni che vanno dal 608 d.C. fino all'810, sebbene secondo alcune testimonianze Piedras Negras fosse già una città di una certa importanza fin dal 400 d.C. L'arte della scultura del tardo periodo classico di questa città è considerata particolarmente raffinata. Il sito presenta due sale da ballo e diverse piazze; ci sono palazzi a volte e templi a piramide, compreso uno collegato a uno dei molti scavi sul luogo. Lungo le rive del fiume si trova un grande sasso che come emblema ha un glifo con incisa la parola Yo'ki'b rivolta verso il cielo.
Una caratteristica unica dei monumenti di Piedras Negras è la frequenza con cui ricorrono le "firme degli artisti". Singoli artisti sono stati identificati dall'uso ricorrente di certi glifi e altri rilievi sulle tavole. Prima che il luogo venisse abbandonato alcuni monnumenti furono deliberatamente danneggiati, anche le immagini e i glifi dei condottieri furono distrutti, ma non quelli relativi alle divinità, cosa che suggerisce una rivolta o una conquista da parte di persone che conoscevano la lingua maya scritta.
Il sito fu esplorato, mappato e i suoi monumenti fotografati da Teoberto Maler alla fine del XIX secolo.
Un progetto archeologico in questa città è stato condotto dalla università University of Pennsylvania dal 1931 al 1939, sotto la direzione di J. Alden Mason e Linton Satterthwaite. Un altro lavoro archeologico fu portato avanti dal 1997 al 2000, diretto da Stephen Houston della Brigham Young University e Hector Escobedo della Universidad del Valle de Guatemala, con il permesso dell'Instituto de Antropología e Historia de Guatemala (IDAEH).
La studiosa dei maya Tatiana Proskouriakoff grazie al suo lavoro sui monumenti del sito fu la prima a decifrare i nomi e le date di una dinastia maya, una scoperta per l'interpretazione della scrittura maya. Prouskourikoff fu seppellita nel Gruppo F alla sua morte, avvenuta nel 1985.
Nel 2002 il World Monuments Fund stanziò 100.000 dollari statunitensi per la conservazione di Piedras Negras. Oggi è parte del Sierra del Lacandon parco nazionale del Guatemala.


GUATEMALA - Aguateca

 

Aguateca è un sito archeologico della civiltà Maya situato nel bacino di Petexbatun, nel Guatemala occidentale. Il primo insediamento nella zona di Aguateca risale al periodo tardo pre-classico (300 a.C. - 350 d.C.), e la città venne saccheggiata e abbandonata all'inizio del IX secolo. Il sito è circondato da una laguna, accessibile tramite l'uso di una barca. Le rovine di Aguateca vengono considerate come le meglio conservate in Guatemala.
Aguateca e la vicina Dos Pilas erano le capitali di una dinastia potente, discendente da quella dei governatori di Tikal. Aguateca è situato sulla cima di una collinetta di calcare alta 90 metri, protetto da un sistema di difesa e da mura. Nel 700 Aguateca diventò una città molto popolata. Durante il periodo del regno di Tan Te' K'inich, la città venne invasa e data alle fiamme. Il sito venne abbandonato completamente intorno all'830; un tempio incompleto alto 6 metri rimase a testimoniare l'abbandono improvviso della città.

venerdì 18 aprile 2025

PERU', CILE - Chullpa

 

La chullpa o chulpa è un monumento funerario apogeo caratteristico di alcune civiltà preincaiche, costruito in pietra o in adobe e destinato in genere a persone di alto rango sociale. A seconda della sua localizzazione geografica e della cultura alla quale è dovuta la sua costruzione, la struttura può assumere la forma di una torre a pianta circolare o di un edificio a pianta quadrata o rettangolare.
Originariamente ritenute esclusive della cultura aymara, sviluppatasi nell'altopiano compreso tra il Perù meridionale e la Bolivia, sono oggi considerate chullpa, per estensione, anche le camere sepolcrali di forma diversa diffuse più a nord, nelle Ande centrali, dove la loro tradizione risale all'orizzonte medio o all'ultima fase del periodo intermedio antico.
Non esiste traccia del termine chullpa nelle cronache spagnole del XVI e del XVII secolo; il primo a menzionarlo fu il diplomatico francese Eugène de Sartiges nel 1834, seguito nel 1877 dall'archeologo statunitense Ephraim George Squier.
Sedici anni dopo, in una nota ad una nuova edizione dell'opera del gesuita spagnolo Bernabé Cobo, l'esploratore e scrittore Marcos Jiménez de la Espada registrò che il giusto termine per indicare i monumenti sepolcrali preispanici non fosse quello ormai in uso di chullpa ma la parola aymara amaya-uta, che significa semplicemente “casa del defunto”. Jiménez non fornisce l'origine del termine usato a suo giudizio in maniera sbagliata, ma spiega che tale parola indicava la cesta che custodiva i cadaveri mummificati, composta da erba ichu intrecciata o da canne di totora.
La ricerca etimologica sembra indicare che il termine chullpa non fosse usato in epoca preincaica, ma sia entrato in uso in epoca più tarda per indicare gli edifici sepolcrali di un'area geografica ristretta dove era diffusa la lingua aymara; la mole monumentale di strutture come quelle presenti nel sito di Sillustani avrebbe in seguito imposto tale nome anche al di fuori di tale regione.
Secondo la nozione tradizionale di chullpa, tali strutture sono state costruite sugli altopiani compresi tra Perù e Bolivia tra la fine dell'epoca Tiahuanaco e la conquista spagnola, vale a dire tra l'inizio del periodo intermedio recente (1000-1450) e la fine dell'orizzonte tardo (1450-1532). Il fatto che non siano state trovate all'interno degli edifici sepolcrali ceramiche di stile Tiahuanaco sembra smentire l'ipotesi che tali strutture siano un'evoluzione delle camere funerarie costruite dalla precedente cultura. Le datazioni radiometriche effettuate sembrano indicare che la nuova cultura attecchì nel nucleo della zona d'influenza Tiahuanaco agli inizi del XIV secolo, almeno 200 anni dopo la scomparsa di quest'ultima civiltà; le chullpas più antiche sono quelle esaminate a nord del lago Poopó, risalenti alla seconda metà del XIII secolo. Sembra in tal modo assodato che questi edifici furono eretti dalle civiltà che si sostituirono ai Tiahuanaco nella regione, principalmente i Lupaca e i Colla, e che tale tradizione continuò in epoca incaica fino ad arrivare ai primi anni della colonizzazione spagnola.
Lo studioso John Hyslop ha proposto una cronologia di costruzione composta da due fasi distinte; la prima, chiamata Fase Altopiano, sarebbe durata tra il 1100 e il 1450, e sarebbe caratterizzata da chullpas circolari e basse con muri grezzamente lavorati, mentre la seconda, chiamata Fase Chucuito-Inca, sarebbe occorsa tra il 1450 e il 1550, promuovendo la costruzione di monumenti più elaborati, con la presenza di diverse nicchie e di decorazioni scultoriche. A questo periodo apparterrebbero anche i monumenti a pianta quadrata, che sarebbero stati eretti all'interno del Tawantinsuyu per celebrare le élite locali.
Le chullpas delle zone andine settentrionali del Perù, di forma differente, secondo alcuni studiosi non sono collegate al fenomeno rilevato nell'altopiano. La loro costruzione, molto più antica, divenne una tradizione consolidata a partire dal 600 d.C., tra la fine del periodo intermedio antico e l'inizio dell'orizzonte medio, durante il declino della cultura Recuay nella regione e la loro estrema variabilità di forma e di misure porterebbe a pensare che in questo caso non si sarebbe trattato di un edificio destinato esclusivamente alle élite. Lo studioso William Isbell ha ipotizzato che tali edifici costituiscano una forma di resistenza nei confronti di una classe emergente composta da capi locali appoggiati forse da elementi della civiltà Huari in espansione.


Le chullpas dell'altopiano sono costruzioni con un'altezza compresa tra 1,5 m e 8 m, di pianta circolare o quadrangolare; la maggior parte di esse è costruita con adobe, ma sono abbastanza comuni anche gli edifici in pietra. Possono variare considerevolmente per misura, forma e stile costruttivo.
L'estrema variabilità di tipologie si riflette anche nella dislocazione delle chullpas all'interno del paesaggio: i monumenti funerari possono essere infatti isolati o riuniti tra di loro in vere e proprie necropoli più o meno lontane dagli insediamenti abitati. Disposte su uno o più piani, sono dotate di un'apertura rivolta preferibilmente verso est, in probabile relazione con il culto solare, ma non sono rari gli accessi orientati in altre direzioni; alcuni studiosi ipotizzano che la diversa dislocazione delle aperture il fatto che la costruzione fosse dovuta a identità etniche diverse, probabilmente di lingua puquina.
Le strutture funerarie più antiche presenti nella regione di Ancash, chiamate anch'esse per estensione chullpas, sono invece di forma quadrata e presentano un accesso e una finestrella; sono in genere costruite con la tecnica denominata huanca y pachilla, che consiste nell'alternare strati di grossi massi con altri di piccole pietre piatte, e contengono all'interno diverse camere.


Le chullpas sono diffuse in una vasta area delle Ande centrali e dell'altopiano del Titicaca, ma alcuni siti archeologici sono noti per contenere una grande quantità di tali strutture. A Kulli Kulli, nella provincia di Aroma, sono presenti tre diverse zone in cui sorgono questi monumenti, per un totale di 58 esemplari; a metà del XX secolo era stato censito un numero maggiore di unità, ma a causa del saccheggio sistematico, del vandalismo e dell'incuria alcuni monumenti sono stati persi. Tutte orientate verso est, le chullpas sono state costruite tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo; le più antiche sono quelle situate al centro del sito principale. Molte di esse sono state erette a pochi metri le une dalle altre, formando una linea. Il sito presenta una delle maggiori concentrazioni di camere sepolcrali delle Ande, portando ad ipotizzare che in esso si sia sviluppata una tradizione rituale diversa rispetto ad altri luoghi.
A Sillustani, nella provincia di Puno, è presente un insieme di chullpas su una penisola che si protende nel lago Umayo, ad un'altitudine di circa 4000 m s.l.m. I monumenti funerari sono per la maggior parte disposti sui bordi superiori della penisola, ma esistono anche elementi isolati o riuniti in piccoli gruppi; la costruzione risale a tre diversi periodi culturali, culminati nel dominio inca. La più imponente di queste strutture, chiamata chullpa del Lagarto (in italiano chullpa della Lucertola) per la presenza di un rilievo scolpito raffigurante tale animale, ha una forma a tronco di cono rovesciato, con la parte superiore più ampia rispetto alla base; tale soluzione è puramente estetica e non ha alcuna motivazione strutturale.
Un altro sito significativo in cui si possono trovare raggruppamenti di chullpas è ubicato a Caillama, nella regione cilena di Arica e Panaricota, dove esiste un insieme di monumenti funerari a pianta rettangolare costruiti in argilla e risalenti al periodo intermedio recente.


PERU' - Museo delle Tombe Reali di Sipán

 


Il Museo delle Tombe Reali di Sipán (in spagnolo: Museo Tumbas Reales de Sipán) è un museo archeologico peruviano inaugurato nell'anno 2002; è ubicato nella città di Lambayeque, localizzata nella regione omonima. Il suo progetto architettonico si è ispirato alle antiche piramidi tronche della cultura mochica preincaica (dal I al VII secolo d.C.). Il museo concentra più di duemila pezzi d'oro.
Lo scopo del museo è di mostrare la tomba del Signore di Sipán, che fu rinvenuta nel 1987 dagli archeologi peruviani Walter Alva Alva e Luis Chero Zurita. Tra i suoi pezzi si trovano gioielli, ceramiche e corredi funerari.
Il ritrovamento delle Tombe Reali del Signore di Sipán segnò un'importante tappa nell'archeologia del continente sudamericano, perché per la prima volta si rivelò la magnificenza e la maestosità dell'unico governante dell'antico Perù trovato fino ad allora.
La struttura, in un'area coperta di 3.156,45 m², ha tre piani. L'accesso è attraverso una rampa di 74,21 metri di lunghezza, così come si accedeva agli antichi templi moche. Questa pendenza conduce al terzo piano. La visita si realizza dall'alto verso il basso rivivendo l'esperienza dello scopritore del Signore di Sipán. Dal secondo piano, si osserva la replica esatta della camera funeraria di questo antico dignitario moche, che consente di conoscere, tra gli altri aspetti, la sua cultura, le sue conquiste tecnologiche e il suo pensiero sulla morte.
Da una struttura con reminiscenze preispaniche, la discesa sarà accompagnata permanentemente da oggetti museografici che permettono di immergersi nel contesto dell'epoca attraverso pannelli, vetrine e proiezioni, osservando i preziosi prezzi in esposizione.
Il centro del museo contiene la Sala Reale Mochica dove si trova il Signore di Sipán con il suo abbigliamento da guerriero, il pettorale d'oro e altri gioielli dello stesso materiale; la camera funeraria dell'antico governante, insieme a otto scheletri di suoi accompagnatori; altri dignatari scoperti, come il sacerdote e il Vecchio Signore di Sipán, della stessa investitura del governatore moche, tutti con i loro rispettivi indumenti originali. In questa Sala Reale Mochica, ci sono 35 manichini che rappresentano il suo ambiente politico, dieci dei quali sono stati articolati, per cui sono in movimento durante le visite. Questa ricostruzione di quella che fu tutta la magnificenza della corte reale del guerriero moche rappresenta fedelmente i cortei mochica.
Si possono vedere anche gli ornamenti recuperati dal sepolcro, come è il caso della protezione iliaca d'oro, tra altri importanti oggetti. Si aggiunge infine un messaggio che ricorda quanto si salvò dal saccheggio e l'importanza della protezione dell'eredità culturale del Perù.
Gli oltre 600 gioielli del governatore moche sono conservati in vetrine blindate. Per la loro conservazione, l'ambiente è buio e c'è sola la luce diretta. Tra i pezzi del dignatario mochica si distinguono stendardi di rame dorato su tela, una corona di rame dorato con simboli reali, pettorali di conchiglie, orecchini d'oro e turchesi, spondylus, sonagli d'oro, un'acconciatura di cotone e ornamenti di piume.
In uno dei piani sono esposti altri pezzi d'oro, rame e tessuti sobri, tra i quali si distinguono orecchini d'oro e turchese, un'immagine felina completa, un pettorale d'oro confezionato con conchiglie, collane d'oro con rappresentazioni di arachidi, vari stendardi, un sonaglio d'oro con la figura di un'averla e un pettorale di rame.
Ci sono importanti progetti di sviluppo per il polo museale. Nello spazio restante del terreno ci sarà un padiglione che rappresenta tutte le culture del nord del Perù, cioè il grande circuito da Piura fino a La Libertad passando per Amazonas e Cajamarca. Più avanti si intende creare un centro culturale in cui edificare una biblioteca, un giardino botanico con il contributo dei mochica con le loro colture alimentari, industriali e medicinali, un piccolo giardino zoologico con fauna tipica dell'epoca e infine una specie di museo vivente, in cui si ricostruirà una piramide moche e i suoi quartieri artigiani, affinché qualunque visitatore senta di potersi trasportare nell'epoca dei moche ed entrare nel mondo del passato. In conclusione, ciò che si otterrà è un museo pianificato per i prossimi 100 anni. Per l'archeologo Walter Alva questo monumento culturale è il Museo del XXI secolo. Il museo può ricevere 300 visitatori l'ora. È aperto dieci ore al giorno, da martedì a domenica.

PERU' - Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera

 

Il Museo Larco (nome ufficiale Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera) è un museo privato di arte precolombiana situato nel distretto di Pueblo Libre a Lima, in Perù. Il museo è ospitato all'interno di un edificio di epoca coloniale costruito sopra una piramide risalente al VII secolo ed è noto per la più vasta collezione di ceramiche a carattere erotico del mondo.
Rafael Larco Hoyle inizia il processo di formazione delle collezioni del Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera a partire da un pezzo che gli venne regalato dal padre nel 1923. Larco Hoyle amplia la propria collezione con l'acquisto di quella di Alfredo Hoyle, poi con la collezione Mejía e, a seguire, con collezioni private provenienti dalle valli di Chicama, Moche, Virú e Santa. Il museo, intitolato al padre di Larco Hoyle, viene fondato nel 1926. La collezione del museo cresce con l'acquisizione della collezione Carranza (all'incirca 3000 pezzi), nel 1933 con la collezione Roa (8000 pezzi circa, tra cui vasellame, ceramiche e oggetti di metallo) e in seguito con ulteriori collezioni provenienti da diverse parti del paese. Negli anni cinquanta, Rafael Larco decide di trasferirsi a Lima e sposta nella capitale anche il suo museo. L'edificio che ospita il museo apparteneva alla famiglia Luna Cartland, potente famiglia del XVIII secolo.
Il museo ha diverse esposizioni permanenti di manufatti delle culture dell'antico Perù come Mochica, Civiltà Chimú, Chincha, Chavín, Huari e Inca. La Galería de Oro y Joyas espone la più vasta collezione di manufatti d'oro e d'argento del Perù precolombiano. Comprende una serie di corone, orecchini, ornamenti nasali, braccialetti, maschere e vasi finemente lavorati e decorati da pietre semipreziose. La Galería de Arte Erótico, per la quale il Museo Larco è particolarmente noto, è caratterizzata da ceramiche che rappresentano dettagliatamente scene di atti sessuali. Alcune di esse sono la rappresentazione di episodi mitici mentre altre hanno una connotazione rituale. Le rappresentazioni sessuali sono in relazione con altri temi della vita quotidiana come la produzione agricola, le pratiche funerarie o le cerimonie sacrificali. La Galería de las Culturas copre tre sale ed ospita oggetti di ceramica e pietra delle culture dell'antico Perù, disposti in sequenza cronologica regionale (costa nord, costa centrale, costa sud e sierra) per un arco temporale di oltre cinquemila anni di storia precolombiana.

CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...