sabato 6 settembre 2025

CULTURE - Cultura di Laterza e Cultura di Laterza-Cellino San Marco (2950-2350 a.C. ca.)

 

La civiltà eneolitica di Laterza (o cultura di Laterza e cultura di Laterza-Cellino San Marco) è una cultura eneolitica sviluppatasi in alcune regioni del sud e centro Italia nel III millennio a.C. (2950-2350 a.C. circa). Come la maggior parte delle culture dell'età tardo-preistorica è riconoscibile essenzialmente per la forma e la decorazione delle ceramiche rinvenute nei diversi siti archeologici. È stata definita nel 1967 da Francesco Biancofiore a seguito delle ricerche nella necropoli omonima situata a nord-ovest di Taranto, nel sud della Puglia.
Per lungo tempo questa cultura era documentata solo in pochi siti, essenzialmente funerari. Recenti ricerche e scavi di grande estensione, in particolare nella zona di Roma e nel nord della Campania, hanno consentito di ampliare le conoscenze sugli abitati.
L'inquadramento cronologico di questa cultura è stato definito grazie a recenti ricerche. La civiltà o cultura di Laterza, costituita da comunità di provenienza egeo-anatolica per la via medio elladica, si sviluppò tra il 2900 e il 2300 a.C.. Apparsa nella Puglia centrale, la Basilicata e nel versante tirrenico della Campania, come ad esempio la cultura di Palma Campania e del Lazio dove sono note le date più antiche per la facies. In queste ultime due regioni la facies di Laterza si sovrappose e rimpiazzò le ultime manifestazioni della cultura del Gaudo. In alcuni casi queste due culture si sovrappongono negli stessi siti, come a Salve, in Puglia meridionale.
L'influenza della cultura di Laterza nelle aree più lontane dal suo territorio originario è attestata dalle influenze sulla decorazione e la forma delle ceramiche. Nella necropoli di Selvicciola, sito del nord del Lazio attribuito alla cultura del Rinaldone, è stato scoperto un boccale di tipo Laterza. Decorazioni del tipo Laterza sono presenti anche nelle ceramiche di altre località dell'Italia centrale ad esempio a Maddalena di Muccia nelle Marche. A Osteria del Curato-via Cinquefrondi, alla periferia di Roma, è stata scoperta una tomba contenente ceramiche realizzate in tre stili diversi, corrispondenti alle culture del Gaudo, di Rinaldone e di Laterza.
Nell'Agro romano la cultura di Laterza dà origine alla cultura di Ortucchio (quest'ultima sviluppatasi tra il 2670 e 2550 a.C. principalmente legata ad influenze e contatti con la cultura del bicchiere campaniforme) mentre in altre zone perdurò. A Pantano Borghese, presso Roma, è stato scoperto un sito assegnato ad uno stadio avanzato della cultura Laterza, contemporaneo di altri siti limitrofi appartenententi invece alla cultura di Ortucchio. Secondo gli studiosi si tratterebbe di una enclave culturale sopravvissuta.
Per quanto riguarda le culture esterne che influenzarono quella di Laterza nei suoi aspetti più tardi è la cosiddetta cultura di Cetina che corrisponde ad un momento finale del calcolitico in Dalmazia.[
Similmente alle altre culture italiane neolitiche e calcolitiche, la popolazione viveva principalmente di agricoltura e di allevamento, come testimoniano i resti scheletrici di animali domestici (ovini, caprini, bovini, suini) e di piante addomesticate e la presenza di strumenti (macine). La pastorizia era importante soprattutto in alcune regioni. La scoperta di ami in osso testimonia inoltre la pratica della pesca, tuttavia questa era forse un'attività marginale. Praticata anche la tessitura (fusaiole e pesi da telaio).
Per quanto concerne la metallurgia, anche tenendo conto di eventuali casi di riciclaggio o di degrado naturale nel corso del tempo, gli oggetti metallici associati alla cultura di Laterza sono molto rari. Tra questi sono documentati alcuni pugnali in rame. Nella grotta di Cappuccini nella zona di Lecce, oltre ad un pugnale, è stata rinvenuta una capocchia di spillo a forma di disco.
I siti di cultura Laterza sono localizzati in diversi contesti ambientali, con una preferenza per le aree favorevoli all'agricoltura.
In molti siti ci sono le prove dell'occupazione umana nel corso dei secoli, ad esempio in Puglia la maggior parte dei siti Laterza erano già occupati durante la precedente cultura di Piano Conte e continuarono ad essere occupati dopo la fine della cultura di Laterza, durante la fase di Cellino San Marco.
Nella regione di Roma, la maggior parte dei siti della cultura di Laterza verranno occupati anche durante la cultura di Ortucchio. Questo è il caso, ad esempio, del sito di Osteria del Curato. In questo sito, le capanne della fase Laterza sono di forma ellittica e furono realizzate in materiali deperibili. Sempre nello stesso sito, sono stati scoperti inoltre un silo, delle case e un forno. L'architettura delle capanne del sito di Gricignano d'Aversa, in Campania settentrionale, è identica.
Le grotte erano utilizzate sia come luoghi temporanei in cui vivere sia come luogo di sepoltura per i morti .


I siti funerari sono particolarmente numerosi e sono stati per lungo tempo l'unica prova per documentare questo cultura. Le necropoli sono spesso composte da grotticelle artificiali (ipogei), come nel sito eponimo di Laterza.
Il numero dei defunti sepolti all'interno delle tombe è molto variabile. Alcune contenevano i resti di decine di individui, per esempio 100 persone nella tomba 3 Laterza, 77 in quella di Cellino San Marco.
La ricchezza dei corredi funerari varia da sepoltura a sepoltura. Il più delle volte il corredo consiste solamente di un paio di punte di freccia in selce e alcune ceramiche. Tuttavia alcune sepolture si distinguono per la loro ricchezza, per esempio quella di Tursi.
Per quanto riguarda le pratiche religiose, nel villaggio di Osteria del Curato sono stati scoperti due pozzi, probabilmente utilizzati per il culto data l'insolita presenza di ossa di capre e pecore e ceramiche.


CULTURE - Cultura di Chassey (4500-3500 a.C.)

 
La cultura di Chassey fu una cultura preistorica sviluppatasi in Francia durante il tardo neolitico, fra il 4500 e il 3500 a.C. Il nome deriva del villaggio di Chassey-le-Camp. La cultura di Chassey si diffuse nelle pianure della Francia, incluso il corso della Senna e l'alta valle della Loira e negli attuali dipartimenti dell'Alta Savoia, Vaucluse, Alpi dell'Alta Provenza, Pas-de-Calais ed Eure-et-Loir. Gli scavi a Bercy hanno riportato alla luce un villaggio di questa cultura datato fra il 4000 e il 3800 a.C., dove sono state rinvenute canoe in legno, ceramica, frecce e altri oggetti in legno e pietra.
Le genti di Chassey erano agricoltori sedentari e pastori. Vivevano in capanne organizzate in piccoli villaggi di 100-400 abitanti. Non conoscevano la metallurgia e loro ceramiche erano scarsamente decorate.
Venne seguita nella Francia settentrionale dalla cultura della Senna-Oise-Marne attorno al 3500 a.C. e da una serie di altre culture archeologiche nel sud.


CULTURE - Mounds Builders

 

Il termine Mounds Builders (letteralmente costruttori di tumuli) indica un insieme di culture precolombiane originarie degli Stati Uniti orientali, caratterizzate dalla costruzione di tumuli, strutture piramidali ed enormi effigie di animali in terra.
Esse si svilupparono nella fase Arcaica della preistoria americana e proseguirono fino al XV secolo. I tumuli più antichi rinvenuti sono quelli del sito arcaico di Watson Brake, nella Louisiana nord-orientale, che sono datati al 3500 a.C. Le aree di maggiore sviluppo sono la costa atlantica e la pianura del Mississippi. Si stima che avessero costruito diverse migliaia di tumuli, ma in gran parte sono stati distrutti dall'erosione e dalle macchine agricole.

CULTURE - Cultura di Kiev

 

La cultura di Kiev è una cultura archeologica databile dal III al V secolo che prende il nome dalla città di Kiev, capitale ucraina.
Gli studiosi concordano sul fatto che questa cultura possa essere la prima cultura archeologica slava identificabile. Fu contemporanea della cultura di Černjachov, che viene identificata con il multietnico regno gotico (Oium) stabilitosi in Ucraina sud-occidentale tra il II secolo e l'invasione unnica del tardo IV secolo. La cultura di Kiev si trovava poco a nord di quella di Černjachov.
Lo storico goto Giordane cita la sottomissione degli Slavi ai Goti nell'opera De origine actibusque Getarum: il posizionamento geografico della cultura di Kiev (che si sovrappone a quella di Černjachov) coincide esattamente con la descrizione che Giordane fa degli Slavi.
Gli insediamenti sono stati ritrovati per la maggior parte lungo le sponde del fiume, spesso su alte colline. Le abitazioni sono quasi tutte semiinterrate (un genere comune tra le culture slave e simile alle prime case germaniche o celtiche), spesso quadrate (di circa quattro metri di lato), con un'apertura in un angolo. Molti villaggi sono composti di una sola manciata di case. Esistono poche prove della divisione del lavoro, nonostante in un caso un villaggio è stata trovata una casa in cui si preparavano sottili strisce usate per la costruzione di pettini. Questo villaggio si trovava nei pressi della cultura di Černjachov.
La cultura di Kiev scomparve con l'invasione degli Unni, e dopo un periodo di instabilità politica in Europa, i discendenti Slavi di questo popolo vi si ristabilirono nel VI secolo. Esiste, comunque, un sostanziale disaccordo nella comunità scientifica circa l'identificazione dei predecessori della cultura di Kiev. Secondo alcuni storici ed archeologi sarebbe da far risalire direttamente alla cultura di Milograd, altri dalla cultura di Černoles (i contadini della Scizia citati da Erodoto) attraverso la cultura di Zarubynci. Altri ancora (soprattutto polacchi) affermano che discenda dalla cultura di Przeworsk e da quella di Zarubynci.


CULTURE - Al Ubaid

 

Al Ubaid
è una cultura protostorica del Vicino Oriente antico con cui viene fatto tradizionalmente iniziare il calcolitico relativo all'area mesopotamica.
La cultura prende il nome dall'omonimo sito guida (Tell al-ʿUbaid, posto a circa 6 km a ovest di Ur), dove per la prima volta fu individuata (da Henry Hall e Leonard Woolley negli anni venti del Novecento). Nasce e si sviluppa in Mesopotamia, per poi diffondersi lungo l'Eufrate, fino a toccare il sud dell'Anatolia.
L'importanza di questa cultura consiste innanzitutto nella grande diffusione che ebbe in Mesopotamia: essa produsse moduli artigianali diversi nella parte settentrionale, caratterizzata da un diverso rapporto tra uomo e natura. Al periodo di Ubaid risalgono poi le prime opere di canalizzazione delle acque dell'alluvio, ancora in proporzioni solo locali. Importanti (e di dimensioni inedite) sono le realizzazioni templari e il deciso passaggio verso una religiosità collettiva (cioè non più gestita a livello familiare, come accadeva a Çatalhöyük). Si sviluppa il commercio e la produzione ceramica in serie.
La cultura di Ubaid è un passaggio fondamentale verso le cosiddette "grandi organizzazioni" che egemonizzarono la Bassa Mesopotamia. Il dibattito su di essa è strettamente legato alla questione dell'origine dei Sumeri: per alcuni, in particolare gli archeologi, che pongono l'accento sulla continuità culturale tra Ubaid e il successivo periodo di Uruk, tale popolazione, la cui effettiva origine resta oscura, sarebbe giunta in Mesopotamia proprio in coincidenza degli inizi della cultura di Ubaid (fase 1 o 3); per altri, in particolare i filologi, influenzati dalla considerazione della ceramica, che da dipinta (Ubaid) diviene non dipinta (Uruk), oltre che dalla constatazione di una "tardiva" comparsa della scrittura, tendono a far coincidere l'arrivo dei Sumeri con gli inizi del periodo di Uruk.


Limiti cronologici e geografici

La produzione ceramica del tipo Ubaid (d'impasto verdastro e talvolta ingubbiatura bianca, dipinta in nero su fondo crema) è stata ripartita convenzionalmente in diversi modi:
  • J. Oates ha ipotizzato quattro periodi (I o Eridu, II o Haggi Muhammad, III o Ubaid classico, IV o Ubaid recente)
  • Lloyd considera le prime due fasi come pre-Ubaid (rispettivamente denominate Eridu e Haggi Muhammad), la terza e la quarta come propriamente Ubaid (una fase antica, detta ancora "classica", che va dal 4500 al 4000 a.C., e una fase tarda, che va dal 4000 al 3500 a.C.).
Riassumendo e conglobando le due prospettive:
  • Eridu (Ubaid 1): 5200-4800
  • Haggi Muhammad (Ubaid 2): 4800-4500
  • Ubaid "classico" (Ubaid 3): 4500-4000
  • Ubaid "tardo" (Ubaid 4): 4000-3500
Esiste, in generale, una forte continuità (in particolare nell'ambito della produzione ceramica) tra Ubaid e le culture leggermente più antiche di Eridu e Haggi Muhammad. Le diverse classificazioni accademiche danno seguito a queste sovrapposizioni, in modo che le culture di Eridu, Haggi Muhammad, Ubaid classico e Ubaid tardo vengono appunto rispettivamente indicate, con alcune oscillazioni, anche come Ubaid 1, 2, 3 e 4. A Oueili sono stati rintracciati dei livelli stratigrafici di tipo Ubaid: trattandosi di livelli più antichi di quelli di Eridu, essi danno corpo a una fase che è stata indicata come Ubaid 0. Come afferma Jean-Louis Huot, la ceramica di Ubaid 0 è accostabile a quella di Choga Mami.
I siti più importanti che definiscono la cultura, oltre allo stesso sito guida, sono Eridu e Ur. Successivamente, la cultura di Ubaid si diffonde al nord, in particolare a Tell 'Uqair (nei pressi di Kutha), a Ras el-ʿAmiya (nei pressi di Kish) e a Tell Madhur (nei pressi del lago Hamrin). Gli strati archeologici più antichi sono di difficile individuazione: spesso gli scavi che riguardano le sequenze storiche non li raggiungono, mentre per gli insediamenti ad un certo punto abbandonati è da credere che siano stati sepolti dai progressivi depositi alluvionali.
Alla cultura di Ubaid succede, per preminenza nella Bassa Mesopotamia, la cultura di Uruk: non si tratta di una rottura, perché si segue la via di un progresso tecnologico e organizzativo già in corso. La scansione nella periodizzazione è suggerita da un cambio di stile nella produzione ceramica, che con Uruk diviene lustrata, sia in grigio che in rosso.
È in questa fase di Ubaid che l'uomo avvia una prima opera di canalizzazione dell'alluvio mesopotamico: gli scavi permettono tanto di indirizzare le acque verso terreni che ne sono privi, quanto soprattutto di effettuare un drenaggio delle zone acquitrinose e paludose, concentrate per lo più nei pressi del delta. Ciò che avanza dalle piene stagionali viene inoltre raccolto in bacini. Sarà però solo con il tardo-Uruk che questa mobilitazione assumerà un livello almeno cantonale (cui si accompagna la possibilità del trasporto fluviale).
Gli insediamenti si dispongono lungo i canali ed hanno un'evidente funzione agricola. Un importante manufatto-guida per Ubaid è il falcetto di terracotta, strumento ormai diffusissimo per un'attività, quella di raccolta delle graminacee, che è ormai divenuta massiva. Il falcetto risulta assai più economico rispetto alle falci in selce fabbricate in precedenza. Altro manufatto-guida è la ceramica, cotta abbondantemente e decorata con temi geometrici in marrone e in nero, forse nei termini di un'influenza da parte di Haggi Muhammad.
Un ruolo importante deve aver avuto anche l'allevamento (bovini e caprovini). È possibile che sempre in questa fase abbiano esordito l'arboricoltura, in particolare di palme da datteri, e l'orticoltura (con cipolle e legumi vari), quest'ultima favorita da un'ormai larga disponibilità di acqua di superficie.
Oltre all'allevamento, a seconda dei siti, è esercitata anche la pesca: come nel caso tipico di Eridu, nei templi di diverse località sono state rintracciate offerte legate a questa dieta (ami e chiodi ricurvi, usati per fissare le reti).
Nei centri della fase Ubaid, tanto quelli meridionali quanto quelli settentrionali, è attestata una prima metallurgia: si lavora il rame puro e quello arsenicale, con una perizia di un certo rilievo. I manufatti sono però poco documentati, anche perché il metallo veniva spesso riutilizzato. È però nelle zone di maggiore concentrazione della materia prima che si ha riscontro di una tecnologia realmente diffusa, come nell'Anatolia orientale (Ergani Maden) e nella Palestina meridionale, in cui la cultura ghassuliana sfrutta i giacimenti della 'Araba.


Architettura templare e stratificazione della società

Le abitazioni sono inizialmente assai povere: le capanne sono fabbricate con canna ed argilla, ma nel tempo le strutture si vanno irrobustendo. Sempre maggiore imponenza va assumendo il tempio: quelli presenti ad Eridu sono piccole "cappelle", ma nella fase "classica" di Ubaid (strati 11-8) assumono la forma di cella allungata, con ai lati ambienti più piccoli e sporgenti. Successivamente, con i templi coevi allo strato 8 e poi, pienamente, nella fase degli strati 7 e 6 (Ubaid tarda), si impone il modello del tempio "tripartito" (alla cella allungata al centro vengono associate due file di stanze). L'ingresso, originariamente posto al centro, diviene laterale e vi si accede tramite una scala che sopravanza con le ultime alzate la piattaforma di accesso. I muri esterni sporgono e rientrano in alternanza: questo tipo architettonico diverrà caratteristico del Vicino Oriente per 3000 anni.
I templi acquistano via via un'imponenza mai raggiunta fino ad allora da alcun tipo di edificio: quelli della fase Ubaid classica potevano misurare anche 20x12m. Mario Liverani arguisce che l'enucleazione della funzione cultuale comportò subito dei precisi contraccolpi sull'organizzazione del potere economico e politico, nella direzione della centralizzazione. Le offerte affluiscono al tempio, richiedendo un'organizzazione dell'attività di culto, ormai pubblica. La stessa costruzione dei templi richiede un coordinamento e una mobilitazione "statale" e il sacerdozio è da presumersi divenga ben presto "professionale".
Esistono diversi indizi che avvalorano l'ipotesi della riuscita centralizzazione delle funzioni di governo:
  • Cresce la presenza di prodotti artigianali di pregio, che presuppongono un commercio già articolato, risultando insufficiente l'antica distribuzione "ad alone" dai centri di produzione.
  • Cresce altresì la collocazione di crescenti margini di ricchezza in contesti non strettamente funzionali alla sopravvivenza, ma invece gravidi di significati simbolici. I corredi funerari, ad esempio, mostrano una progressiva differenza in termini di ricchezza, a dimostrazione che questa società comincia a stratificarsi funzionalmente ed economicamente.
  • La ceramica è sempre più spesso prodotta in serie: diventa sempre di minor pregio quanto più aumentano le richieste. Ciò presuppone la presenza di artigiani impiegati a tempo pieno, rispetto ai quali una dirigenza politica funge da committente permanente. Così, ad esempio, la ceramica del periodo Ubaid "classico" è ancora fatta a mano e risulta pregevole: le pareti "a guscio d'uovo" sono sottili ed avanzate risultano le tecniche di impasto e di cottura, mentre la pittura, oltre a recuperare motivi del passato, ne aggiunge di nuovi, figurativi e zoomorfi. Nella fase dell'Ubaid tardo, invece, la produzione risulta più frettolosa, la cottura è irregolare e le forme denunciano l'"introduzione del tornio lento", funzionale ad una produzione per grandi numeri. Questa tendenza alla produzione seriale vedrà il suo culmine con il periodo di Uruk.
Nella fase di Ubaid si va dunque verso una centralizzazione del potere e una stratificazione sociale: si assiste alla nascita di manodopera specializzata che aveva bisogno di una committenza istituzionale che la mantenesse.
Il tempio diviene l'edificio centrale, intorno al quale ruotano le funzioni di coordinamento, di guida della società e di accumulo del surplus alimentare.
Culture coeve

A nord, diversi centri prendono il posto della cultura di Halaf, destinata a scomparire. Meglio nota è la zona che diverrà l'Assiria, con i siti di Tepe Gawra, Arpachiya e Ninive, ma anche altri nelle zone di Nuzi, di Shemshara, del Gebel Singiar (in particolare Telul el-Thalatat) o del "triangolo del Khabur" (in particolare Tell Brak).
I templi di Tepe Gawra si succedono in una sequenza del tutto simile a quella di Eridu, pur se leggermente tardiva. Nello strato 13 di Gawra si trova un complesso templare formato da tre santuari, in cui a tratti originali si mescolano tratti meridionali. Nella fase Ubaid, insomma, il nord e il sud sembrano manifestare lo stesso avanzamento culturale e tecnologico. Eppure le differenze spiccano e non mancheranno di farsi sentire nel tempo. A Gawra sono frequenti gli edifici rotondi, ereditati dal periodo di Halaf e presenti ancora nello strato 11 (corrispondente all'Uruk antico), che attestano la vicinanza di gusti "pedemontani". Il meridione, nel complesso, demograficamente è sempre più preponderante e si profila come centro organizzativo rispetto alle aree "marginali", che forniscono pietre dure e metalli. Pur avvertendo con forza l'influsso culturale del sud, il nord si attesta su un sistema gentilizio, in cui un forte ruolo ha appunto la personalità del capo.

venerdì 5 settembre 2025

CULTURE - Cultura di Canegrate

 

La cultura di Canegrate è stata una civiltà protostorica che si è sviluppata in pianura padana sui territori della Lombardia occidentale, del Piemonte orientale e del canton Ticino nell'età del bronzo recente (XIII sec. a.C.), cui segue, nell'età del bronzo finale (XII-X sec. a.C.), la cultura del Protogolasecca, periodo formativo della cultura dell'età del ferro definita Cultura di Golasecca . Prende il nome dalla località di Canegrate, in provincia di Milano, dove, nel 1926, Guido Sutermeister effettuò i primi ritrovamenti.
Le testimonianze materiali trovate a Canegrate erano costituite da una necropoli formata da 165 tombe, all'interno delle quali erano presenti oggetti metallici e ceramici. Il ritrovamento di Canegrate è costituito da una così elevata concentrazione di sepolture, che ha pochi eguali nell'Italia settentrionale.
La necropoli trovata a Canegrate è molto rassomigliante a quelle realizzate nello stesso periodo a nord delle Alpi. Essa rappresenta l'irrompere di una prima ondata migratoria di popolazioni protoceltiche provenienti dall'Europa centrale che, oltrepassati i valichi montani, si erano infiltrate e stabilite nell'area padana occidentale. Portatrici di una nuova ideologia funeraria, queste genti hanno soppiantato il vecchio culto dell'inumazione introducendo la cremazione.
La facies di Canegrate introduce un nuovo stile decorativo nella ceramica che segna una rottura pressoché totale con la precedente cultura della Scamozzina; questo stile si ricollega a quello dell'area alpina nord-occidentale nella più antica fase della cultura dei campi di urne. I ritrovamenti assolutamente tipici ed isolati non fanno pensare ad un collegamento con la precedente cultura di Polada, ma ad una graduale compenetrazione delle due culture, in ogni caso improbabile, considerato anche il lasso di tempo intercorrente fra le due culture, rispettivamente dell'Età del Bronzo Recente e dell'Età del Bronzo Antico, e il differente areale geografico (Italia nordorientale l'una, nordoccidentale l'altra) in cui si svilupparono.
La popolazione di Canegrate ha mantenuto la propria omogeneità per un periodo limitato di tempo, circa un secolo, per poi fondersi gradualmente con le popolazioni indigene dando origine alla cultura di Golasecca.
Fin dai tempi più antichi, gli abitanti della Valle Olona vissero principalmente lontano dal fiume, su terreni più alti che sicuramente non sarebbero stati colpiti dalle piene stagionali. I più rilevanti ritrovamenti archeologici, dalla preistoria fino alla dominazione romana, sono stati scoperti lungo i margini della valle dell'Olona, e la necropoli collegata alla cultura di Canegrate non fu un'eccezione.
La necropoli di Canegrate fu portata alla luce nel 1926 nelle vicinanze della chiesa di Santa Colomba. Il fatto che i reperti non appartenessero a nessun'altra cultura protostorica, venne individuato in seguito. Nel 1953, sullo stesso terreno, durante i lavori di costruzione di un'abitazione, furono trovati altri reperti; nel 1956 i ritrovamenti avvennero invece all'interno del perimetro della scuola dell'infanzia "Giuseppe Gajo", che si trova settecento metri più a sud della chiesa di Santa Colomba. Le prime attività archeologiche furono dirette da Guido Sutermeister, mentre quelle effettuate negli anni cinquanta vennero sovrintese da Ferrante Rittatore Vonwiller. Tra la primavera del 1953 e l'autunno del 1956 gli scavi furono sistematici.
Le tombe ritrovate sono del tipo a fossa semplice o rivestite di lastre di pietra o sassi. La maggior parte delle urne è sprovvista di coperchio. Alcune sono chiuse da una piccola lastra di pietra, mentre altre sono capovolte nel terreno. Le urne contengono spesso anche le ceneri di più persone. Le suppellettili di bronzo depositate con le ceneri (collari, spilloni e anelli) non sono doni al defunto, ma oggetti appartenenti allo stesso. I reperti, difatti, sono stati sformati dal calore del fuoco durante la cremazione. Di armi non ne sono state trovate molte. In tutta la necropoli di Canegrate, sono state scoperte solamente quattro spade. Lo studio dei ritrovamenti ha svelato che circa il 30% delle tombe accoglieva ceneri di adolescenti o bambini.
Si stima che la necropoli dovesse contenere, in origine, circa 200 tombe, 165 delle quali sono state portate alla luce. Le sepolture che non sono state portate alla luce, furono distrutte durante i sopramenzionati lavori edilizi. Questi lavori furono fermati dopo aver appurato l'importanza dei reperti, e ciò permise la perlustrazione dell'intera zona.
Data l'abbondanza dei ritrovamenti, è stato possibile individuare gli aspetti culturali e sociali generali delle popolazioni che appartenevano a questa civiltà preistorica. Dai ritrovamenti scoperti a Canegrate, si può desumere che le popolazioni che li abitavano conducevano un'esistenza piuttosto dura ed avevano una vita media decisamente breve. Inoltre, il tasso di decessi infantili era decisamente alto. Dal ricco corredo funerario si può desumere anche un certo rispetto per i defunti. Molto probabilmente il villaggio dove dimorava la comunità che ha realizzato le due necropoli si trovava non lontano dal ritrovamento. La presenza di due necropoli piuttosto vicine e la scoperta di rinvenimenti analoghi in zona, potrebbe suggerire la presenza di diversi villaggi ad una distanza relativamente breve. Resti di abitazioni di popolazioni appartenenti alla cultura i Canegrate sono stati scoperti in località Gabinella a Legnano. Durante gli scavi, che sono avvenuti a metà degli anni ottanta del XX secolo, furono riportati alla luce anche suppellettili della tarda età del bronzo (perlopiù frammenti di vasi).
Piccole necropoli appartenenti alla cultura di Canegrate sono state scoperte anche ad Appiano Gentile, Ligurno, in Canton Ticino (Gudo, Rovio, Locarno, Giubiasco e Bellinzona), nel Novarese (Novara, Vicolungo e Castelletto sopra Ticino) e nel Verbano (Premeno).
L'elemento di novità maggiore è proprio la ceramica che, per quanto abbia qualche punto di contatto con la precedente cultura della Scamozzina, nel complesso se ne differenzia nettamente collegandosi direttamente con la cultura dei campi di urne e, in particolare, ai gruppi dell'area Reno-Svizzera-Francia orientale. L'apporto della cultura dei campi di urne è particolarmente sottolineato dalla foggia e dalle decorazioni delle urne, nonché dalla composizione della lega nei bronzi dei corredi funebri.


CULTURE - Cultura Hopewell

 
La cultura Hopewell, nota anche come Tradizione Hopewell è una cultura sviluppatasi nel Nord America prima del periodo Medio Woodland. La principale area di sviluppo della cultura è quella del sud dell'Ohio e dell'Illinois sud occidentale, fra il fiume Mississippi ed il fiume Illinois. Tuttavia la cultura Hopewell influenzò significativamente vaste aree degli Stati Uniti orientali al punto che numerose culture locali del Medio Woodland vengono chiamate culture Hopewell.
La cultura Hopewell fu al centro di un vasto sistema di scambi commerciali, chiamato Hopewell Interaction Sphere che ha interessato una larga area del Nord America orientale che si estendeva dall'Ontario a nord alla Florida a sud, e dallo stato di New York ad oriente fino al Nebraska in occidente. Questo sistema di scambio riguardava non solo manufatti, come vasellame, attrezzi di lavoro, ornamenti, beni di prestigio, e beni esotici che non erano reperibili localmente, ma anche procedure funerarie, tecniche di costruzione dei tumuli e scambi culturali.


Il termine Hopewell fu coniato dall'archeologo americano Warren Moorehead che negli scavi effettuati nel 1891-1892 trovò circa 30 tumuli nella fattoria del capitano Mordecai Hopewell presso Chillicothe nella contea di Ross nell'Ohio meridionale. Il sito scavato da Moorehead è ora noto come Hopewell Mound Group e fa parte del Parco nazionale storico della Cultura Hopewell.
La cultura Hopewell si sviluppò intorno all' 8000 a.C. nella valle dell'Ohio, in quello che è oggi l'Ohio meridionale. Quasi contemporaneamente all'apparire di ceramiche Hopewell ed altri aspetti caratteristici di questa cultura in Ohio, gli stessi tratti compaiono anche nel sud dell'Illinois.
Secondo alcuni studiosi la cultura Hopewell sarebbe una evoluzione della cultura di Adena che è esistita negli stessi luoghi in precedenza. Analisi al radiocarbonio mostrano che le due culture sono coesistite nella valle dell'Ohio per diversi secoli.
La sussistenza degli Hopewell era dovuta principalmente alla raccolta di piante selvatiche ed alla caccia. L'agricoltura era praticata, ma riguardava sostanzialmente solo piante locali che erano state addomesticate durante il primo Woodland: Amaranto, chenopodium, iva annua e girasole. La coltivazione del mais, pure presente, non costituiva un elemento essenziale della loro dieta. Altre piante di origine Mesoamericana, quali zucche e zucchine, erano conosciute, ma poco utilizzate. Altri importanti alimenti erano piccoli mammiferi, tacchini, pesci e molluschi.
Uno dei tratti più significativi della cultura Hopewell è quello relativo alla costruzione di tumuli funerari. Gli Hopewell ripresero l'usanza della cultura di Adena di costruire i tumuli all'interno di "cerchi sacri", ma i loro tumuli erano molto più grandi. I tumuli avevano forme geometriche circolari, quadrate, ma anche ottagonali, ed in alcuni casi erano collegati fra loro da vere e proprie strade sopraelevate in terra. Questi terrapieni (earthworks) avevano per lo più una funzione cerimoniale, ma alcuni di questi possono essere stati opere difensive.
I tumuli più grandi e più ricchi di tombe sono stati rinvenuti nella valle del fiume Scioto, un affluente dell'Ohio. Nel sito di Hopewell Mound Group si trovano oltre 30 tumuli in un'area di circa 45 ettari. Il tumulo più grande misura circa 150 metri di lunghezza e 9 di altezza ed è il più grande tumulo funerario della cultura Hopewell ad oggi rinvenuto. Il secondo più grande tumulo funerario Hopewell si trova nel sito di Seip Earthworks lungo il Paint Creek, un affluente dello Scioto. Il tumulo Seip era originariamente di circa 76 metri di lunghezza, 46 metri di larghezza e 9 metri di altezza. Altri tumuli importanti in Ohio sono il tumulo Turner, nel Sito Villaggio Perin, il tumulo Harness nel sito di Liberty Earthwork ed il tumulo Tremper nel sito di Tremper Mound and Works. Otto di questi complessi di tumuli in Ohio sono stati iscritti nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 2023 come un sito seriale denominato Opere in terra cerimoniali di Hopewell.
I tumuli funerari della valle dell'ìIllinois risultano essere più piccoli e meno "ricchi" di reperti archeologici di quelli dell'Ohio. Il più grande di essi è il Ogden-Fettie Mound nel sito di Dickson Mounds che misura 61 x 53 metri alla base con una altezza di 4 metri.
Nei tumuli funerari venivano disposti i corpi di decine, ed anche centinaia, di individui. Si calcola che nei sei principali tumuli della valle dell'Ohio siano stati seppelliti oltre mille individui. Le modalità di sepoltura erano varie: sepoltura del corpo intero sia in posizione distesa che in posizione piegata, sepoltura del corpo disarticolato, sepoltura delle ceneri dopo la cremazione. Sia i corpi che i resti della cremazione venivano quindi posti in ossari fatti con pali di legno, queste costruzioni venivano quindi bruciate ed i tumuli venivano realizzati sopra di esse. Le persone di rango elevato venivano solitamente sepolte in tombe di legno all'interno degli ossari in cui erano anche posti una grande quantità di beni di lusso e oggetti esotici. 
Oggetti tipici rinvenuti in queste tombe sono strumenti e ornamenti fatti in rame, mica, argento e guscio di tartaruga. Gli ornamenti erano solitamente costituiti da braccaletti e orecchini in rame, bottoni di pietra o legno ricoperti di rame, corpetti in rame, collane di canini di orso.
L'acquisizione di materiali esotici, di cui erano fatti molti dei beni rinvenuti nelle tombe, avveniva grazie alla vasta rete di scambi commerciali che costituisce uno dei tratti più peculiari della cultura Hopewell. Questa rete, nota come Hopewell Interaction Sphere, era in grado di coprire grandi distanze. Basti pensare ai luoghi di provenienza dei materiali citati in precedenza: mica e clorite provenivano dalla Carolina del Nord e dal Tennessee, il rame dalle miniere del lago Superiore, la galena dalla valle superiore del Mississippi e dalla catena dei monti Ozark, la selce dall'Indiana, il calcedonio dal Dakota del Nord e l'ossidiana dalla zona dell'attuale parco di Yellowstone in Wyoming. Inoltre conchiglie, gusci di tartaruga, denti di squalo e di coccodrillo e mascelle barracuda provenivano dalle zone costiere della Florida.
Un altro elemento caratteristico della cultura Hopewell è quello della ceramica che veniva prodotta con argille locali. I ceramisti hopewell, probabilmente donne, realizzarono vasi e ciotole di varie forme e finemente decorati. Le caratteristiche delle ceramiche costituiscono un elemento marcatore delle varie sottoepoche e gruppi culturali. Frammenti di ceramiche sono stati rinvenuti in fosse al di sotto dei tumuli Hopewell o in nascondigli all'interno dei tumuli stessi, in pochi casi le ceramiche erano nelle tombe insieme ai corpi sepolti. Le ceramiche venivano utilizzate per cucinare o come contenitori, ma anche per scopi cerimoniali o religiosi. Queste ultime erano solitamente più sottili e più finemente decorate. I vasi erano solitamente suddivisi in zone tramite delle linee incise, le varie zone erano poi decorate secondo diverse tecniche. Un elemento abbastanza ricorrente sono disegni stilizzati di uccelli, tipicamente falchi o anatre.
Le due principali tipologie di ceramiche hopewell sono quelle dette Havana Ware e Hopewell Ware. I vasi Havana erano fatti di argilla spessa e temperati con arenaria. Venivano usati per la cottura di cibi e come contenitori. Erano solitamente di grandi dimensioni, le pareti erano spesse (8-10 mm), la forma allungata e con l'imboccatura larga. Il bordo solitamente era dritto e abbastanza verticale con l'orlo smussato, le spalle non molto marcate e la base conoidale. Le decorazioni consistevano in intagliature del bordo, brevi incisioni dritte o oblique del bordo prodotte con corde avvolte su stecche o con punzoni dentellati. linee incise dritte o curvilinee potevano suddividere il corpo del vaso in zone geometriche che venivano a loro volta decorate o anche lasciate lisce.
Le ceramiche Hopewell erano solitamente realizzate con argille temperate con calcare triturato, anche se in alcuni casi poteva essere usata ghiaia o sabbia finemente tritate. I vasi Hopewell erano generalmente di piccole dimensioni (altezza 10-15 cm), avevano pareti sottile (3-5 mm), una spalla ben marcata, con la base che poteva essere arrotondata o appiattita. Il bordo superiore era alto e spesso aveva una scanalatura sulla sua superficie interna. 
Oltre ai classici vasi la ceramica Hopewell prevedeva anche delle scodelle basse e vasi con forme irregolari. La decorazione del bordo esterno il più delle volte è costituita da sottili linee trasversali delimitato da una fila di punteggiatura semi-conica, anche se possono verificarsi anche altre decorazioni con punzoni dentati, incisioni, o altri elementi decorativi. Il corpo del vaso è spesso decorato con disegni delimitati da linee curvilinee e/o lineari. I disegni sono spesso costituiti da artigli di falco stilizzati o altri motivi ispirati ad uccelli.
Diffusione della cultura Hopewell
Dai suoi luoghi di origine nel sud Illinois (cultura Havana Hopewell) e nella valle dell'Ohio (cultura Ohio Hopewell) la tradizione Hopewell si diffuse in tutto l'Eastern Woodlands dando luogo ad una serie di culture locali. Fra queste:
nel nord-est:
  • il Point Peninsula Complex nell'Ontario e nello stato di New York;
  • il Saugeen Complex lungo la riva sud est del lago Huron e la Penisola di Bruce;
  • il Laurel Complex nell'area a cavallo fra Stati Uniti e Canada intorno al Lago Superiore;
  • la cultura Trempeleau nel Wisconsin;
  • la cultura Goodall nel Michigan e Indiana settentrionale;
  • la cultura Crab Orchard nell'area fra Indiana, Illinois e Kentucky;
  • le culture Kansas City Hopewell e Cooper nel Missouri.
nel sud-est:
  • la cultura Miller nel nord-est del Mississippi e Alabama centro-occidentale.
  • la cultura di Fourche Maline nell'area del sud-ovest dell'Arkansas, Louisiana nordoccidentale, e nord-est del Texas;
  • la cultura di Copena nell'Alabama settentrionale;
  • la cultura di Marksville nella bassa valle del Mississippi;
  • la cultura Porter in Alabama;
  • la cultura di Santa Rosa in Florida;
  • la cultura di Swift Creek nell'area fra Georgia, Alabama e Florida settentrionale;


CULTURE - Cultura laziale

 

La cultura laziale fu una cultura protostorica sviluppatasi nel territorio del Latium vetus, che corrisponde all'attuale Lazio centro-meridionale, tra la tarda età del bronzo e l'età del ferro (X - VI secolo a.C. circa). Lo sviluppo della cultura laziale coincide con le manifestazioni più antiche del popolo latino.
Questa cultura (detta anche cultura dei sepolcreti) emerse dalla facies protovillanoviana che unificò culturalmente il territorio tosco-laziale nel Bronzo Finale (1200-1000 a.C.), sovrapponendosi alla cultura appenninica, che aveva dominato la regione nella media età del bronzo, a partire dal XVI secolo a.C.. Pur mantenendo alcune caratteristiche del "protovillanoviano", la cultura laziale si presenta come un fenomeno culturale sostanzialmente nuovo e originale.
Reminiscenza della fase storica precedente è la tradizione della cremazione del defunto, le cui ceneri venivano deposte in urne a forma di capanna con una porta su di un lato, a rappresentare la sua dimora terrena, e accompagnate occasionalmente da statuine in terracotta e da un corredo bellico in miniatura. Funzionalmente derivate dalle urne protovillanoviane, molto più semplici nella loro tipica forma biconica, generalmente decorate con disegni geometrici.
Altra caratteristica distintiva della cultura laziale, è la comparsa del cosiddetto calefattoio, un vaso rituale a base quadrata e traforata, con un alto collo a tronco di cono centrale e quattro piccoli sostegni di forma simile sui lati.
La cultura laziale è stata associata al periodo di formazione della nazione e del popolo latino.
La diffusione del popolo latino, inizialmente limitata al territorio laziale delimitato dal Tevere, dai Colli Albani, compresa la zona pianeggiante che da lì arriva alla costa tirrenica, raccontata dai miti fondativi di Lavinium, di Alba Longa e di Roma, ha trovato diversi e importanti riscontri materiali nelle ultime campagne archeologiche che si sono svolte, e in alcuni casi sono ancora in corso, in questa zona, che corrisponde al Latium vetus.
Siti ascrivibili a questa cultura sono stati rinvenuti sulla costa laziale a Lavinium, alla Necropoli di Cavallo morto vicino ad Anzio, nell'area dei Monti Albani e a Roma, sull'Esquilino, dove si trova l'omonima necropoli, principale e più estesa necropoli protostorica della città, e nella frazione di Osteria dell'Osa.
Il problema della datazione dei reperti attribuiti alla cultura laziale è ancora oggi tema di confronto e di studio tra gli archeologi: di seguito sono riportate le fasi proposte dall'archeologo tedesco Hermann Müller-Karpe nel 1959, e da Giovanni Colonna nel 1976.
Primo periodo laziale
Il primo periodo laziale è caratterizzato da piccoli villaggi, con popolazioni probabilmente inferiori a poche centinaia di individui. I resti materiali delle loro case indicano una mancanza di tecniche di costruzione in muratura; invece, erano comuni capanne ovali in graticcio e fango con diametri raramente superiori a 6 metri e tetti di paglia. La ceramica del periodo veniva prodotta probabilmente a livello domestico utilizzando tecniche a colombino, poiché il tornio da vasaio non fu introdotto fino all'VIII secolo a.C. A causa della mancanza di forni, l'argilla tenera del periodo veniva cotta a fiamma libera, conferendole un aspetto nero e fuligginoso. Abilità specializzate diverse dalla lavorazione dei metalli erano inesistenti.


Dal Laziale I-II, l'inumazione sostituì gradualmente la cremazione come principale rito funerario. Venivano deposti corredi funerari: gli archeologi hanno scoperto nel Foro Romano e nei Colli Albani urne cinerarie a forma di capanna che probabilmente rappresentavano le dimore nell'aldilà. Gran parte delle prove delle pratiche funerarie sono emerse vicino a Gabii, sull'Osteria dell'Osa, con le seicento tombe lì scavate. I corredi funerari scoperti indicano una società semplice e povera con uno status ampiamente determinato dal genere e dall'età; i beni divennero gradualmente più ricchi nel tempo, ma all'interno di un dato periodo erano relativamente uniformi, indicando livelli relativamente bassi di disuguaglianza di ricchezza. La cremazione, a causa della sua costosità, era riservata quasi esclusivamente agli uomini adulti tra i 17 e i 45 anni al momento della morte. Le tombe maschili includevano armi rappresentative a grandezza naturale o in miniatura, mentre le tombe femminili includevano fusi; entrambi riflettono una divisione del lavoro basata sul genere. Gli ornamenti personali avevano maggiori probabilità di essere sepolti con le donne.
I corredi funerari del Laziale III iniziano a mostrare meno uniformità: le armi in miniatura vengono sostituite più regolarmente con armi a grandezza naturale in bronzo. Gioielli in ambra e ceramiche importate dall'Etruria e, in alcuni casi, dalla Grecia – una fiasca globulare reca, incise con una punta di metallo, le lettere greche EULIN – iniziano a comparire nelle tombe. L'espansione della metallurgia è indicata anche da depositi di bronzo; l'introduzione del tornio da vasaio sostituisce anche i vasi a colombino. A questo punto anche la popolazione inizia a disperdersi, portando all'espansione dell'agricoltura e maggiori eccedenze, alimentando gli stili di vita delle élite locali.
Tardo periodo laziale
Le tombe di Castel di Decima, situate sulla via Ostiense a 16 chilometri a sud di Roma e risalenti al Laziale IV, mostrano corredi funerari più ricchi. La maggior parte delle inumazioni erano semplici e prive di corredo, ma alcune delle tombe risalenti al VII secolo a.C. contenevano donne vestite con abiti sontuosi adorni di ambra e perle di vetro, fibule d'oro e d'argento e fili ornamentali d'argento. Le donne venivano anche sepolte con ciotole per mescolare il vino, suggerendo che le donne di alto rango del Lazio partecipassero a simposi e incontri sociali come ospiti. La tomba maschile più ricca del sito conteneva una spada, una lancia, una corazza, tre scudi e un carro in miniatura.


Tombe complesse – in particolare le tombe Barberini e Bernardini, scoperte rispettivamente nel 1855 e nel 1876 a Palestrina – contenevano un gran numero di oggetti d'oro e d'argento insieme a opere d'arte prodotte localmente ispirate al Vicino Oriente. Alcuni degli oggetti erano probabilmente importati dall'Egitto o dalla Fenicia: una coppa d'argento contiene un'iscrizione fenicia raffigurante un faraone egiziano in battaglia. In passato, si credeva che queste tombe nel Lazio riflettessero una dominazione etrusca, ma ulteriori prove provenienti da tutta Italia indicano che tombe principesche di questo tipo erano comuni nella penisola e probabilmente riflettevano il periodo orientalizzante nelle varie culture della penisola. Dal 650 a.C. circa in poi, le capanne iniziarono a essere sostituite da costruzioni in muratura su fondamenta di pietra con tetti di tegole. Anche i corredi funerari iniziarono a scomparire in tutta Italia, riflettendo probabilmente la fine del periodo orientalizzante intorno al 580 a.C. Iniziarono a essere costruiti templi monumentali, tra cui il Tempio di Minerva a Lavinio e il Tempio di Mater Matuta a Satrico. Questi cambiamenti riflettevano probabilmente la creazione di città-stato sotto l'influenza greca, insieme allo sviluppo della lavorazione dei metalli e della ceramica, uniti alla crescita della popolazione e a livelli più elevati di produzione agricola. A questo punto, le élite locali avevano consolidato uno status sociale organizzato attorno all'autorità politica e religiosa. Il Lazio, tuttavia, rimase più povero dell'Etruria a nord a causa della mancanza di importanti giacimenti minerari, il che lo rese meno connesso degli Etruschi alle reti commerciali pan-mediterranee.


CULTURE - Cultura di Hallstatt (1200 - 500 a.C.)

 

La cultura di Hallstatt (1200 a.C. - 500 a.C.) è stata una cultura dell'Europa centrale dell'età del bronzo e degli inizi dell'età del ferro. Prende il nome dalla cittadina di Hallstatt, nei pressi di Salisburgo (Salzkammergut), nei dintorni della quale è stato rinvenuto il sito tipo attribuito a tale cultura.
Nel 1846 Johann Georg Ramsauer, direttore delle locali miniere, scoprì una grande necropoli preistorica del I millennio a.C. Gli scavi proseguirono nella seconda metà del XIX secolo, fino al 1876, ad opera dall'Accademia delle scienze di Vienna, portando alla scoperta di oltre mille tombe con una ricca suppellettile funeraria. Gli oggetti si erano conservati particolarmente bene a causa della salinità del suolo.
Lo stile e la decorazione degli oggetti rinvenuti erano fortemente caratteristici e oggetti simili erano diffusi in gran parte dell'Europa. A causa dell'importanza della scoperta il sito diede il nome alla fase più antica dell'età del ferro nella cronologia elaborata nel 1872 dall'archeologo svedese Hans Hildebrand, mentre la fase più recente dell'età del ferro prendeva il nome dal sito di La Tène (Cultura di La Tène).
Gli abitanti del sito sfruttarono le miniere di salgemma esistenti nell'area, da cui si ricavava il sale, indispensabile ovunque per la conservazione dei cibi e che comportava intensi scambi commerciali. Il sito declinò con l'inizio dello sfruttamento delle vicine miniere di Hallein e fu abbandonato per una frana nel IV secolo a.C.
Nella necropoli le sepolture a inumazione sono di poco più numerose di quelle a incinerazione.
La cultura di Hallstatt si sviluppò tra il XIII e il VI secolo a.C., come probabile evoluzione della "cultura dei campi di urne" a cui inizialmente si sovrappone, e fu suddivisa in quattro fasi principali:
Hallstatt A e Hallstatt B corrispondono alla tarda età del bronzo (1200-800 a.C. ca.)
Hallstatt C corrisponde agli inizi dell'età del ferro (800-600 a.C. ca.) e alle tombe a tumulo principesche
Hallstatt D (600-500 a.C. ca.) l'area occidentale, probabilmente in connessione con il commercio verso il Mediterraneo, acquista una maggiore importanza
La ceramica e gli oggetti di ornamento presentano ugualmente significative differenze tra i diversi periodi.
La cultura di Hallstatt è collegata alla formazione dei Protocelti. Si possono inoltre distinguere in questa cultura un'area orientale (Croazia, Slovenia, Ungheria occidentale, Austria, Moravia, Slovacchia) e un'area occidentale (Italia settentrionale, Svizzera, Francia orientale, Germania e Boemia).
Gli scambi commerciali e i movimenti migratori delle popolazioni diffusero ulteriormente la cultura di Hallstatt nella metà orientale della penisola iberica e nelle isole britanniche.
Il commercio con la Grecia, che probabilmente si svolgeva a partire dalla colonia di Massalia (Marsiglia) è attestato dal ritrovamento di vasi in ceramica a figure nere di stile Attico nelle tombe più ricche delle fasi più tarde. Sono attestate inoltre importazioni di lussuose opere toreutiche dall'Etruria. Si importavano inoltre ambra, avorio e vino. Alcuni ritrovamenti avevano fatto pensare alla presenza di importazioni di tessuti di seta dall'oriente, ma analisi recenti hanno smentito questa ipotesi. Dal sud veniva importata una tintura rossa.
Nelle zone centrali della cultura di Hallstatt si rinvennero tombe particolarmente ricche sotto grandi tumuli, riferibili cronologicamente alla fase finale di questa cultura. Ai tumuli sono associati abitati fortificati in altura. I corredi presentano spesso beni di lusso di importazione, che testimoniano dei numerosi contatti commerciali. Le tombe contengono spesso carri da guerra a quattro ruote e finimenti da cavallo. Tra gli esempi più noti si possono citare i tumuli di Býčí Skála ("Roccia del Toro"), di Vix e di Hochdorf an der Enz. Un modello di carro da guerra fatto in piombo è stato rinvenuto nel sito di Frögg, in Carinzia.
I siti fortificati comprendono spesso officine per la lavorazione del bronzo, dell'argento e dell'oro. Si possono citare i siti di Heuneburg, nell'alta valle del Danubio, nella cui necropoli sono stati rinvenuti nove grandi tumuli, di Mont Lassois presso Châtillon-sur-Seine, nella Francia orientale, con la ricca tomba di Vix, e di Molpir nella Repubblica Ceca.
Di particolare pregio artistico gli elaborati gioielli di bronzo e di oro, e le stele scolpite, come il celebre guerriero di Hirschlanden.



CULTURE - Civiltà atestina

 

La civiltà atestina o cultura atestina, anche detta civiltà paleoveneta, è una facies dell'Italia protostorica, diffusa nell'attuale territorio del Veneto, e sviluppatasi tra la prima età del ferro (IX secolo a.C.) e l'età romana (I secolo a.C.) e derivata dalla precedente e più estesa cultura protovillanoviana.
Essa prende il suo nome da Este in provincia di Padova, che ne fu il centro principale, ed è detta anche "civiltà delle situle", dal nome degli oggetti tipici della sua produzione.
L'economia era fondata sull'agricoltura, l'allevamento delle pecore, la pesca in acqua dolce. Si praticavano scambi con l'Etruria padana sin da epoca villanoviana, in particolare con l'area bolognese, con l'Etruria tirrenica, la Slovenia, il Tirolo e la regione hallstattiana.
Si distinguono 4 fasi. Este I (900-750 a.C.), mentre Este II (750-575 a.C.) ed Este III (575-350 a.C.) corrispondono alla fase orientalizzante della civiltà etrusca. Este IV ( 350-182 a.C.) termina con la Romanizzazione. La suddivisione in quattro fasi della civiltà atestina fu elaborata per la prima volta da Alessandro Prosdocimi e pubblicata nel 1882 in “Notizie degli Scavi di Antichità” rivista ufficiale dell'Accademia Nazionale dei Lincei.
La situla Benvenuti è uno dei migliori esempi di questa produzione, con ornamenti animali (reali o fantastici), vegetali e geometrici, che dimostrano un'influenza orientale. Vi sono raffigurate anche scene con personaggi, dove si scorgono i primi intenti narrativi, con temi tipicamente locali come scene di commercio, di lotta, di vita rurale e di guerra.
Le situle sono diffuse su un ampio raggio, forse a opera di artigiani itineranti in contatto con civiltà orientali più progredite, probabilmente tramite la mediazione dell'Etruria o delle colonie adriatiche della Magna Grecia o della penisola balcanica.

giovedì 4 settembre 2025

CIVILTA' - Aurunci

 

Gli Aurunci erano una popolazione osca di origine indoeuropea, il cui arrivo in Italia risale a circa il 1000 a.C. Il territorio degli Aurunci si estendeva a sud di quello del Volsci, nella zona del vulcano Roccamonfina, tra il fiume Liri e il Volturno.
Dionigi di Alicarnasso, in relazione allo scontro che si ebbe tra Romani e Aurunci nei pressi di Aricia nel 495 a.C., li descrive come bellicosi e temibili per la loro forza e statura.
Fonti romane descrivono gli Aurunci come una popolazione poco evoluta che si stanziava prevalentemente in villaggi in cima a delle colline, a carattere prevalentemente difensivo. Il loro territorio, a sud di quelli dei Volsci e degli affini Ausoni, era l'area compresa tra il Liri, cioè le attuali Sant'Apollinare, San Giorgio a Liri, Vallemaio, (Valle dei Santi), la piana del Garigliano (Castelforte e Santi Cosma e Damiano), l'area montuosa e collinare dei Monti Aurunci orientali (Ausonia e Coreno Ausonio), la valle dell'Ausente, la zona costiera del Golfo di Gaeta sino a Terracina, le pendici sud-occidentali del vulcano Roccamonfina, il versante meridionale del monte Maggiore e il Volturno.
Le stesse fonti romane citano gli Aurunci in riferimento all'attacco che i Romani portarono ai Volsci e alla città di Suessa Pometia, che fu rasa al suolo dai romani nel 495 a.C.. Come conseguenza gli Aurunci inviarono una ambasceria a Roma, chiedendo per sé le terre tolte dai Romani ai Volsci di Ecetra ed il ritiro della guarnigione romana lasciata a guardia della città. Al rifiuto di soddisfare tali richieste, Romani e Aurunci si scontrarono nei pressi di Aricia; dopo una giornata di duri scontri, gli Aurunci furono sconfitti.
I Romani riuscirono ad assoggettare gli Aurunci solo dopo lunghe lotte, alla fine della seconda guerra sannitica nel 314 a.C. Per stabilire poi definitivamente il loro dominio su quelle terre, i Romani distrussero le città facenti parte della Pentapoli Aurunca (cioè la federazione delle cinque città aurunche, composta da Ausona, Vescia, Minturnae, Sinuessa e Suessa) e successivamente fondarono le colonie di Suessa Aurunca e Minturnae, che ancora oggi conservano il nome e pressoché la posizione.
Ausoni e Aurunci
Secondo alcuni studiosi i nomi Ausoni e Aurunci, benché usati in modo diverso, erano semplicemente forme diverse per indicare la stessa popolazione, con la lettera "R" variante comune per la "S" in latino (Aurunci - Auronici - Auruni - Ausuni). Tale fenomeno, chiamato rotacismo, fu notato dagli stessi Romani[5]. Peraltro Tito Livio narra che i Romani debellarono prima gli Aurunci e quindi gli Ausoni, attestando quindi l'esistenza di due differenti popoli. Stessa distinzione è posta da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia.


Archeologia

Dagli scavi archeologici è noto che Cales era una delle città di questo popolo. Si trovava sulla via Latina, l'attuale via Casilina, vicino alle montagne sannitiche, pochi chilometri a nord di Casilinum (l'attuale Capua) e poco a sud di Teanum. Il sito archeologico si trova nel territorio del comune di Calvi Risorta.
Inoltre, un paese in provincia di Catanzaro, Montepaone, secondo la tradizione risulta storicamente fondato sempre dalla popolazione degli Aurunci poiché alle origini quella zona si faceva propriamente chiamare Aurunco.
Nel Parco di Roccamonfina, presso la sommità del monte La Frascara (928 m) si trova l'Orto della Regina, un recinto di mura megalitiche con funzione militare oggi immerso in un fitto castagneto: le mura sono costituite da grossi blocchi di pietra di dimensioni anche molto variabili da 53 cm a 210 cm, con un perimetro poligonale di circa 180 m, che racchiude un'area di circa 2500 m². Le mura cingono la vetta della montagna, adattandosi alla sua morfologia, con spessori che arrivano ai due metri.
Il Museo civico archeologico Biagio Greco di Mondragone espone reperti di epoca protostorica attribuiti agli Aurunci, rinvenuti durante campagne di scavo archeologiche nel territorio comunale.


CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...