sabato 4 ottobre 2025

#VARIA - Pietra miliare

 
La pietra miliare è un cippo iscritto, posto sul ciglio stradale, utilizzato per scandire le distanze lungo le vie pubbliche romane. La forma più consueta è quella di una colonna (anche se vi sono miliari rastremati, quadrangolari o con base appuntita per infiggerli nel terreno), che può arrivare fino a 2,50 m di altezza e a 2,00 m di circonferenza. Il materiale di cui è costituita varia dal calcare alla trachite al marmo pregiato. I miliari riportano un'iscrizione, il cui testo è redatto in uno stile particolare, con abbreviazioni e sigle; sono in genere caratterizzati dall'indicazione della distanza in miglia (1 miglio romano = 1480 m circa), da sola o con la scritta m(ilia) p(assum) tale distanza veniva calcolata dal punto di partenza della strada oppure dalla città più vicina. Nella quasi totalità dei miliari sono riportati il nome e le titolature del magistrato (es. le strade costruite sotto l'Imperatore d'Austria in Trentino attorno a Rovereto, ma volute dal Tribunale locale, di costituzione veneta, della fase repubblicana del Cinquecento, poi percepite, nella storia contemporanea, come archeologia di guerra: se pensiamo alle strade costruite tra l'Ottocento e il Novecento, gli avamposti erano contesi dalle parti proprio per le determinazioni a costituirne il patrimonio topografico - strada verso lo Zugna - qui tra i resti, un cippo che costituisce la pietra miliare) o dell'imperatore che fece costruire o restaurare la strada, talvolta seguiti da verbi come fecit, munivit, refecit, stravit. Quando questi dati mancano e compare solo una dedica si può ipotizzare uno scopo celebrativo e onorario del monumento.
Anche se sono documentati tentativi precedenti, risale al tribuno della plebe Gaio Gracco la proposta, poi approvata nell'anno 123 a.C., di una legge organica inerente alle principali arterie stradali romane; queste ultime furono accuratamente misurate e dotate di cippi cilindrici con basamento quadrato ogni mille passi romani (da qui il termine miliare).
In Italia indicavano inizialmente la distanza dalla cerchia delle Mura serviane di Roma. In epoca imperiale il punto di riferimento fu fissato nel miliario aureo, fatto apporre nel 20 a.C. da Ottaviano Augusto, divenuto curator viarum, nel Foro romano, tra i Rostri e il Tempio di Saturno, presso il quale tuttora sono visibili i suoi resti. Nelle province romane le pietre miliari segnalavano la lontananza dalla capitale o dalle principali città.
Le pietre miliari possono senz'altro essere considerate uno dei primi esempi di segnale stradale, precursore delle odierne indicazioni verticali.
Il ritrovamento degli antichi miliari è stato prezioso per ricostruire percorsi stradali romani ed eventi descritti su tali cippi, di cui si era persa la memoria storica.
Il ripristino di alcuni tratti abbandonati e sepolti dalla vegetazione dell'Appia Antica, infine, ha permesso la misurazione della distanza tra miliari contigui rimasti nell'ubicazione originaria, confermando il valore del miglio romano, pari a 1 478,50 metri.

#VARIA - Stele

 
Una stele è un monolito oblungo elevato a scopo commemorativo e conseguentemente decorato, ad esempio con bassorilievi o epigrafi. Di altezza solitamente inferiore al metro, spesso le stele recano scolpita una delle facce con raffigurazioni più o meno schematiche della persona umana. L'azione di scolpire il monolito è di solito suggerita dalla originaria forma piatta. Spesso le stele erano usate come cippo di confine. In altri casi, la stele è eretta in relazione ad una sepoltura ed è detta "stele funeraria"; se eretta per lo sciogimento di un voto, è detta "stele votiva".
Largo utilizzo di stele è riscontrabile in culture e luoghi diversissimi: ne realizzarono gli Egizi, così come altre popolazioni del Vicino Oriente antico, e se ne trovano nell'antica Grecia, in Sardegna, in Etiopia, in Cina (e in generale nell'Estremo Oriente, forse con qualche relazione con quelle d'Occidente). Del tutto indipendenti culturalmente risultano quelle mesoamericane (Olmechi e Maya).
Le stele preistoriche più significative sono quelle della valle del fiume Durance (Vaucluse) e sono ascrivibili alla cultura di Chassey (neolitico pieno europeo, diffuso nella Francia meridionale - nella foto  destra): in queste, lo stile è fortemente geometrico e le linee del volto si associano ad altre linee di valore non figurativo. A quelle della Vaucluse vengono spesso associate quelle dell'Hérault, che hanno una forma più tondeggiante e, presumibilmente, sono più tarde.
Esistono esemplari di stele in Spagna e Portogallo, ma un'associazione unica è quella di Sion, dove sono state recuperate stele con decorazione geometrica e stele-menhir.
Il termine "stele" viene usato anche per riferirsi ai menhir antropomorfi armoricani e ai megaliti della seconda età del ferro in Armorica.
Nella civiltà etrusca le numerose stele, da non confondere con i cippi, erano sostanzialmente usate come segnacoli. Quelle poste generalmente all'esterno delle tombe erano decorate ed ornate con epigrafi. Le stele erano anche utilizzate nell'agrimensura dove i confini dei terreni erano sacri ed inviolabili, tanto che chi le rimuoveva era passibile della pena di morte.
Nella civiltà fenicia, le stele venivano usate in santuari e necropoli ed erano quindi di tipo votivo o funerario. Le stele pervenuteci sono poche e presentano la caratteristica dei prototipi rispetto alla vasta testimonianza di stele cartaginesi come dimostrato dai recenti ritrovamenti nell'isola di Cipro.
Nella civiltà punica, le stele erano di carattere votivo poste nei tofet ed accanto alle urne. Erano costituite da monoliti in pietra, con varie misure e decorazioni. Presentavano una base, un coronamento in alto a chiusura ed una nicchia ove era rappresentato spesso un idolo.


#VARIA - Pietra figurata

 

Per pietra o stele figurata si intende una stele o lastra in pietra, solitamente calcarea, dipinta, presumibilmente commemorativa, databile tra il quinto e l'undicesimo secolo e contestuale dell'età del ferro germanica o di quella vichinga.
Sono state rinvenute oltre quattromila pietre figurate; il luogo che ne presenta il più grande numero è l'isola svedese di Gotland.
Esistono tre gruppi distinti di pietre figurate che variano in base all'epoca, l'aspetto e la loro finalità.
V-VII secolo d.C.
Il primo gruppo risale tra il V e l'VII secolo d.C. Tali steli hanno una forma allungata e una sommità che richiama nell'aspetto un'ascia. Oltre a decorazioni astratte circolari tra cui vortici e spirali, esse presentano figure di imbarcazioni, uomini e animali. Queste pietre sono state ritrovate nella maggior parte dei casi presso luoghi di sepoltura, anche se non sulle tombe stesse.
VI-VIII secolo d.C.
L'epoca del secondo gruppo di pietre figurate è compresa tra il VI e il VIII secolo d.C. Sono piccole pietre con decori stilizzati.
VIII-XII secolo d.C.
Le pietre figurate del terzo gruppo, che risale tra il VIII e il XII secolo d.C., sono alte e con colli e profili alti arcuati. Le loro decorazioni possono essere molteplici e includono navi con vele a scacchi e scene ambientate in vari contesti; temi ricorrenti sono il sacrificio, la guerra e richiami a miti e leggende; molte di esse rappresentano un uomo a cavallo accolto da una donna che tiene un bicchiere ricavato da un corno. I bordi di queste pietre sono spesso decorati da motivi intrecciati. Esse sono spesso posizionate in modo che risultino visibili da ponti e strade.

#VARIA - Cairn II: Scozia

 


I cairn a camera sono monumenti funebri, costruiti prevalentemente durante il Neolitico, costituiti da un cairn dotati di una camera interna, generalmente di pietra. Alcuni cairn a camera sono anche tombe a corridoio.
In genere, la camera è più ampia di una cassa funebre, e contiene un maggior numero di sepolture, consistenti in ossa scarnificate o inumazioni (cremazioni). Molti di questi cairn erano posti presso insediamenti abitati, di cui costituivano i "cimiteri".
La Scozia possiede un numero particolarmente alto di cairn a camera, di diverse varietà. A causa della carenza di altri reperti (i soli ritrovamenti archeologici del medesimo periodo scoperti finora sono circoli indicanti tracce di capanne e sistemi di campi coltivati), sono forse le tracce più importanti per ricostruire le caratteristiche delle civiltà neolitiche in Scozia. I cairn scozzesi sono stati suddivisi in varie classi.


Cairn di Clyde-Carlingford
(court cairn, "cairn a cortile")
I cairn di tipo Clyde-Carlingford, chiamati anche court cairn ("cairn a cortile") o horned cairn (cairn cornuti), sono diffusi presso le attuali Argyll e Dumfries e Galloway, dove formano il Clyde-Carlingford group, anche se un gruppo di costruzioni di questo tipo è stato ritrovato presso Perth. Oltre che in Scozia sudoccidentale, ne esistono esemplari anche in Irlanda settentrionale e occidentale, in zone nelle quali la loro tecnica di costruzione si era diffusa partendo dalla Scozia.
Questi cairn non hanno un cunicolo significativo, e sono pertanto una forma di tomba a galleria (e non a corridoio). La camera funebre, di tipo molto semplice e formata da grandi blocchi di roccia, è normalmente situata a un estremo del cairn, mentre un cortile semicircolare scoperto fornisce accesso dall'esterno (benché l'entrata fosse in genere bloccata). Il cortile aveva generalmente lo scopo di ospitare un rituale, mentre la camera ospitava i corpi dei morti, spesso accompagnati da oggetti che si riteneva sarebbero loro serviti in un'altra vita.
I court cairn sono generalmente considerati i cairn più antichi della Scozia, risalendo al periodo fra il 4000 e il 3500 a.C., anche se rimasero probabilmente in uso fino al passaggio all'Età del Bronzo (2200 a.C.).
Cairn delle Ebridi
Il gruppo di cairn delle Ebridi condivide alcune caratteristiche con il precedente. Come suggerisce il nome, questo tipo di costruzione si trova soprattutto nelle isole Ebridi. È caratterizzato da una grezza camera poligonale e un breve passaggio a un'estremità del cairn.


Cairn delle Orcadi-Cromarty

Il gruppo delle Orcadi-Cromarty è di gran lunga il più numeroso e diversificato. È stato suddiviso nei sottotipi di Yarrows, Camster e Cromarty, ma le differenze fra questi sono estremamente sottili. In generale, questi cairn possiedono dei blocchi divisori a entrambi i lati di una camera rettangolare, che la separano in compartimenti. Il numero di questi ultimi spazia dai 4 degli esemplari più antichi ai 24 di un esemplare eccezionale nelle isole Orcadi. La forma effettiva del cairn varia da semplici configurazioni circolari a elaborate "corti" che si protendono da ogni estremità, creando ambienti simili a piccoli anfiteatri. È probabile che queste architetture siano il risultato di influenze culturali dell'Europa continentale, in quanto ne esistono di simili in Francia e Spagna.
Cairn di Bookan
Il tipo di Bookan è ritenuto il più antico di quelli presenti nelle isole Orcadi. A causa della ricchezza archeologica di queste isole, le tombe di tipo Bookan sono molto difficili da trovare. Sono estremamente insolite, alcune addirittura a due piani. Tutte hanno caratteristiche che suggeriscono trattarsi di stadi iniziali nello sviluppo di strutture del tipo Maeshowe.


Cairn di Maeshowe
Il gruppo Maeshowe, che prende il nome da un famoso monumento situato sull'isola di Mainland, nelle Orcadi, è fra i più elaborati. Questi cairn consistono in una camera centrale da cui si dipartono piccoli compartimenti, destinati ad accogliere le sepolture. Come le loro controparti sulle isole Shetland, i cairn di Maeshowe sono dissimili da qualsiasi altra architettura presente in Scozia, ed è perciò possibile che siano il frutto di uno sviluppo locale, o di influenze dalla Scandinavia.
Cairn delle Shetland
Un'ultima categoria è quella delle Shetland, di cui poco si sa. In pianta, i cairn di questo tipo assomigliano a quelli di Maeshowe, anche se la camera è a forma di croce e non ci sono i piccoli compartimenti.


Cairn di Clava
I cairn di Clava (57°28′25.21″N 4°04′27.66″W), risalenti all'età del Bronzo, prendono il nome da un gruppo di tre cairn a Balnuaran di Clava, a est di Inverness. Nella zona attorno alla città esistono circa 50 esemplari di questo tipo, divisi in due sottocategorie. La prima consiste tipicamente in una tomba a corridoio, quest'ultimo dotato di mensole. La tomba contiene un'unica camera sepolcrale, collegata con l'ingresso da un breve passaggio e coperta da un cairn di pietre, con le entrate orientate verso sudovest, verso il crepuscolo invernale. Nell'altra categoria, un cairn ad anello circonda un'area apparentemente scoperta, senza evidenti vie di accesso dall'esterno. In entrambe le tipologie, un cerchio di pietre circonda l'intera tomba, e generalmente una cordonatura[7] recinta il cairn. Le altezze delle pietre del cerchio variano: le più alte sono in corrispondenza dell'entrata, mentre le più piccole sono nel punto diametralmente opposto.
Le tombe del tipo di Clava contengono resti funebri, ma solo di uno o due corpi ciascuna. La mancanza di accessi che caratterizza la seconda tipologia suggerisce che non vi fosse l'intento di visitare nuovamente i morti o aggiungere future sepolture, come invece succedeva nelle tombe a cairn neolitiche.


Le tombe di Balnuaran
Le tombe di Balnuaran di Clava, che danno il nome alla tipologia omonima, sono tre cairn dell'età del Bronzo, raggruppati insieme in una linea che corre in direzione nordest-sudovest. Le tombe alle estremità sono del tipo a corridoio. Il cairn centrale è invece del tipo ad anello, e ha alcuni elementi caratteristici come dei percorsi in pietra o selciati, che formano "raggi" che si dipartono dalla piattaforma attorno alla cordonatura verso tre delle pietre verticali. I cairn incorporano pietre coppellate, incise prima di essere incorporate nella struttura. Le pietre del circolo formano un gradiente in colore e dimensione, variando fra quelle più grandi e tendenti al rosso nella parte sudoccidentale a quelle più piccole e più chiare della zona opposta. Tutti questi elementi sembrano essere stati costruiti in una sola operazione, a indicare un progetto complesso e non una serie di aggiunte ad hoc.
L'anello attorno al cairn settentrionale di Balnuaran di Clava è stato misurato e analizzato dal professor Alexander Thom. Lo studio ha evidenziato che l'anello ha forma lievemente ovoidale, con una complessa geometria di cerchi ed ellissi costruita attorno a un triangolo centrale, e basate su lunghezze prossime a multipli interi di quella che è chiamata la iarda megalitica (circa 83 cm). Mentre la geometria della forma è generalmente accettata, il concetto di iarda megalitica è più controverso.

#VARIA - Cairn I

 

Un cairn è una costruzione formata da pietre impilate a secco. Le sue dimensioni e complessità possono variare notevolmente, da piccoli mucchietti di sassi a intere colline artificiali, sculture accuratamente bilanciate ed elaborati complessi megalitici. Le pietre vengono a volte decorate, per motivi artistici, rituali o funzionali. I cairn sono stati usati fin dalla preistoria per molteplici scopi e sono tuttora impiegati in molte parti del mondo.
Europa e Medio Oriente
La pratica di erigere cairn risale, in ambito eurasiatico, alla preistoria. Le opere variavano da piccole sculture di roccia a imponenti colline artificiali di pietre, a volte costruite sulla cima di rilievi naturali. Le costruzioni di quest'ultimo tipo, risalenti generalmente all'Età del Bronzo o a periodi anteriori, ospitavano generalmente sepolture, analogamente ai kistvaen e ai dolmen. Un equivalente scita era il kurgan, anche se quest'ultimo era costruito tramite escavazione.
La parola cairn è mutuata dalla lingua Scots, dove ha il medesimo significato. In Scots il termine è a sua volta un adattamento del gaelico scozzese càrn, che compare in forma simile in vari altri linguaggi celtici della Gran Bretagna, come il gallese carn (moderno carnedd), l'irlandese carn e il cornico karn o carn. La stessa Cornovaglia (Kernow in lingua cornica) potrebbe prendere il suo nome dai cairn che ne punteggiano il paesaggio, come lo stesso punto più alto della regione, il cairn settentrionale della collina di Brown Willy, avente un diametro di 24 m e un'altezza di 5 m, situato nella brughiera di Bodmin, un'area che comprende molti altri antichi cairn.
In tutta la Gran Bretagna e l'Irlanda, i cairn sepolcrali e altri megaliti sono oggetto di una vasta antologia di leggende e folklore. In Scozia vige la tradizione di portare una pietra dalla base alla cima di una collina per aggiungerla a un cairn costruito sulla sua punta, in modo che il cumulo diventi via via sempre più alto. Un'antica benedizione in gaelico scozzese recita: Cuiridh mi clach air do chàrn, "Metterò una pietra sul tuo cairn". Nella stessa regione, compaiono cairn con funzioni più pratiche. Per esempio, il Dún Aonghasa, situato presso Inishmore, nelle isole Aran, è una fortezza di collina irlandese dell'Età del ferro, fatto interamente di pietra. La costruzione è tuttora circondata da piccoli cairn e rocce sporgenti poste strategicamente. Il complesso difensivo serviva come alternativa alle mura difensive, a causa della scarsità di terra che caratterizza il paesaggio carsico delle isole.
In Scandinavia, i cairn sono usati da secoli con vari usi, in particolare come segnavia terrestri e punti di riferimento navali. In Islanda, erano spesso utilizzati come segnavia lungo le numerose stradine e sentieri che attraversavano l'isola; molti di questi antichi cairn sono ancora visibili, anche dove i percorsi sono scomparsi. Nella Groenlandia dei Norsemen, i cairn erano usati come strumento per la caccia, costruiti in modo da delimitare una pista utilizzata per guidare le renne verso un dirupo.
Nella mitologia dell'antica Grecia, i cairn erano associati a Ermes, il dio dei viaggi via terra. Secondo una leggenda, Ermes fu citato in giudizio da Era per avere ucciso il servo preferito di lei, il mostro Argo. Tutte le altre divinità fungevano da giuria: come modo di indicare il verdetto, ricevettero dei sassi, con l'ordine di lanciarli verso il dio che a loro giudizio avesse avuto ragione. Ermes si difese tanto abilmente che finì sepolto sotto un mucchio di pietre, e così nacque il primo cairn.
Secondo una leggenda del Portogallo, se si toglie una pietra da un cairn (moledro in lingua portoghese) e la si mette sotto un cuscino, la mattina dopo la pietra si trasforma per un istante in un soldato, per poi tornare di nuovo un sasso e ricomparire nel cumulo da cui era stata tolta.


Africa settentrionale e nordorientale

I cairn (taalo) sono una vista comune in molte località africane, come Elaayo, Haylaan, Qa’ableh e Qombo'ul. La Somalia settentrionale ospita molte costruzioni di questo tipo in insediamenti storici e siti archeologici, nei quali si trovano numerose antiche rovine ed edifici, alcuni di origini tuttora oscure. Molte di queste strutture non sono ancora state pienamente esplorate: ricerche più approfondite potrebbero portare nuove informazioni sulla storia locale e aiutare a conservare questi siti storici per la posterità.
Rispetto all'era neolitica, il clima del Nordafrica è diventato più secco. Una testimonianza della desertificazione dell'area è fornita dalle rovine megalitiche, che compaiono in gran numero e in un'ampia varietà di forme in zone oggi aride e inabitabili: cairn (kerkour), dolmen e cerchi simili a quelli di Stonehenge, celle sotterranee scavate nella roccia, long barrow culminanti in grandi piattaforme, e rilievi artificiali simili a piramidi a gradoni.


Asia

In Asia, a partire dall'Età del bronzo, cofani contenenti i resti dei morti erano a volte interrati dentro cairn, costruiti in posizioni prominenti, spesso posti in modo che spiccassero sull'orizzonte del villaggio del defunto. Si riteneva forse che le pietre avrebbero scoraggiato ladri e sciacalli. Una spiegazione più sinistra suggerisce che esse servissero per impedire ai morti di risvegliarsi. Ancora oggi vi è una tradizione ebraica di porre sassi sulla tomba di una persona, come segno di rispetto. Gli stupa in India e Tibet sono probabilmente nati in modo simile, anche se al giorno d'oggi contengono generalmente le ceneri di un santo o di un lama.


In Mongolia esiste un tipo tradizionale di cairn, chiamato ovoo, spesso decorato. Serve principalmente a fini religiosi, e trova impiego in cerimonie sia tengriiste sia buddiste.


America settentrionale

In tutto il territorio degli attuali Stati Uniti continentali e del Canada, i cairn delimitano ancora piste, costruite dai nativi per condurre le prede ai cosiddetti salti del bufalo, alcuni dei quali risalenti a 12.000 anni fa.
I popoli indigeni del Nord America artico (Canada settentrionale, Alaska e Groenlandia) hanno costruito, fin dall'era precolombiana, cairn accuratamente eseguiti e sculture di pietra, che prendono i nomi di inuksuit e inunnguat. Queste opere fungono da segnavia e punti di riferimento. Sono un tratto caratteristico della regione, e si sta diffondendo la loro rappresentazione come segno dell'identità nazionale del Canada.
Nell'America del Nord, i cairn appaiono spesso in forma di petroform, mosaici di pietre in forma di tartarughe e altri animali.
America meridionale
Anche nell'America del Sud, i cairn sono usati fin dall'era precolombiana per segnare percorsi. Ancor oggi nelle Ande, i popoli Quechua usano i cairn come santuari dedicati a Pachamama, una dea Inca, spesso come parte di una forma sincretistica di cattolicesimo.


In molte lingue, i cairn sono indicati da parole collegate al loro aspetto antropomorfo. In lingua italiana, ad esempio, sono chiamati "ometti" i cairn usati come segnavia, specialmente sulle Alpi ma anche al Sud Italia, ad esempio sul Gargano (Puglia) dove prendono il nome di "cragnë" e "carnejë", a seconda della zona. La lingua tedesca e quella olandese usano rispettivamente i termini Steinmann e Steenman ("uomo di pietra"). La lingua inuit prevede la parola inunguak ("imitazione di una persona") per quelle forme di inuksuk volte a rappresentare una figura umana.  

venerdì 3 ottobre 2025

#VARIA - Zierscheibe

 
Il termine Zierscheibe (versione tedesca di "disco ornamentale") viene usato in archeologia per indicare un tipo di gioielleria in metallo risalente all'età del ferro europea. Questi manufatti sono stati ritrovati in tombe femminili, e si crede fossero indossati come pendenti appesi ad una tunica, o come parte di una borsa da cintura.
I vari reperti sono datati dalla tarda età del bronzo (800 a.C. circa), fino al VI secolo d.C. e rinvenuti in vari siti celtici, villanoviani e germanici.
Dal disegno molto variabile, gli esemplari più elaborati sono stati rinvenuti nelle tombe alemanne e merovinge. Per lo più realizzati in bronzo, più raramente in ferro e ancora più raramente in argento o oro, mostravano motivi geometrici astratti in una disposizione simmetrica. 
Di solito erano traforati e potevano avere un disegno elaborato. Alcuni tra i reperti alemanni rinvenuti raffigurano serpenti e teste di uccelli in stile Tierstil ("stile animale germanico 1"), disposti come un triscele o un quadrilobo. Gli esemplari merovingi più elaborati raffigurano uomini intrecciati.
Oltre al loro carattere puramente decorativo, archeologi, storici e folcloristi attribuiscono a tali dischi anche la funzione di amuleto. Venivano indossati individualmente sui ganci della cintura da donna, su un nastro che pendeva dalla cintura di chi li indossava e al quale potevano essere attaccati una serie di altri amuleti o accessori. Soprattutto nel caso di dischi di grandi dimensioni, in combinazione con un anello di osso, legno o metallo che li circondava, si presumeva che formassero la chiusura di un borsello da cintura.
Il rinvenimento degli esemplari alemannici nella prima metà del XX secolo destò un certo interesse, in particolare gli esemplari che includevano una svastica al loro centro.

#VARIA - Fibula di Dorestad

 
La fibula di Dorestad è un antico manufatto rinvenuto nel 1969 nei pressi della città olandese di Wijk bij Duurstede (l'antica Dorestad) e risalente alla prima metà del IX secolo. È conservata nel Rijksmuseum van Oudheden di Leida.
La fibula fu probabilmente realizzata in un atelier della Borgogna o della Svizzera all'epoca di Carlo Magno.
Si ritiene che sia stata sotterrata intorno all'850 d.C.
Nella fibula sono incastonate varie pietre, tra cui delle perle e una pietra rossa centrale.
Vi è raffigurato un albero colorato stilizzato e anche le pietre di vario colore incastonate nella fibula fanno pensare a degli alberi da frutto.[1] Vi sono poi raffigurate alcune croci, che sono state interpretate come simboli cristiani, mentre la pietra rossa centrale è stata interpretata come un simbolo di Cristo.
Nella lavorazione delle decorazioni della parte anteriore della fibula si evincono varie tecniche, tra cui il cloisonné.

#VARIA - Fibula tipo Ornavasso

 

La fibula tipo Ornavasso prende il nome dalla necropoli di Ornavasso, paese della provincia del Verbano-Cusio-Ossola dove è documentata da un gran numero di esemplari. La foggia, molto diffusa nel territorio della tribù alpina dei Leponzi, è caratterizzata soprattutto da una lunga molla bilaterale che talvolta raggiunge il numero di 60 spire; ha l'arco tendenzialmente semicircolare, più alto di quello delle fibule coeve diffuse altrove, e il piede della staffa agganciato oltre la sommità dell'arco. La sua diffusione riguarda soprattutto la prima metà del I secolo avanti Cristo, ma alcuni esemplari furono realizzati anche più tardi, fino all'epoca di Augusto, quando i Leponzi smisero di indossare il loro costume tradizionale. Queste fibule generalmente sono di bronzo ma spesso d'argento e in pochi casi di ferro. Le grandi dimensioni di molti esemplari erano funzionali ad agganciare i lembi di stoffe molto spesse ma non è escluso che fossero richieste da rituale funerario.

#VARIA - Fibula di Meldorf

 

La fibula di Meldorf è una fibula germanica trovata a Meldorf, Schleswig-Holstein nel 1979, datata alla metà del I secolo (cioè contemporanea di Tacito) recante un'importante iscrizione nel dibattito sull'origine del Fuþark antico. È dibattuto se la scrittura impiegata debba essere considerata “runica”, “protorunica” o se è in alfabeto latino.
L'iscrizione, che si trova sull'attacco della fibula e che è stata realizzata con una sorta di tecnica di perforazione, continua a essere oggetto di un vivace dibattito. La controversia riguarda soprattutto se i suoi caratteri possano essere considerati runici, protorunici o semplicemente lettere latine. I reperti di Vimose - in particolare un pettine con la parola inscritta harja datata intorno al 160 d.C. - sono ampiamente considerati i più antichi oggetti runici rinvenuti finora. Se l'iscrizione sulla fibula di Meldorf fosse runica, avrebbe importanti implicazioni per l'origine e lo sviluppo del futhark antico.
Düwel e Gebühr suggeriscono che, leggendo da destra a sinistra, l'iscrizione contiene quattro rune ( ) che si leggerebbero come hiwi, il cui significato è "per la moglie" o mater familias. Termini correlati sono: l'antico sassone e l'alto tedesco hīwa e hīwiski (rispettivamente moglie e famiglia); l'antico sassone hīwian e l'alto tedesco hīwan (sposare) e heiwa- in gotico heiwa-frauja ("padrone di casa", "marito").
Questa interpretazione ha acquistato peso con la scoperta dell'oggetto Wijnaldum B, un piccolo ciondolo di probabile origine mediterranea datato intorno al 600, a Leeuwarden, in Frisia, nel 1990. Sul retro è presente un'iscrizione runica che Looijenga (1997) e Düwel hanno interpretato come hiwi (per mater familias).
Odenstedt, invece, nel 1989 ha interpretato l'iscrizione sulla fibula come costituita semplicemente dalle lettere dell'alfabeto latino IDIN (nel senso ordinario da sinistra a destra), traducendola come un nome personale, di genere indeterminato, se femminile significherebbe "per Ida", se maschile "per Iddo". Seebold ha sostenuto questa interpretazione nel 1994.
Nel 1997 Mees concordò con Düwel che si trattava di un'iscrizione runica, ma a differenza di Düwel, invece di leggerla da destra a sinistra, la lesse in senso ordinario, iṛiḷi, che tradusse come "Erilaz: maestro incisore, incisore runico".
Altre interpretazioni includono il latino nidi, runico o latino irih, hiri, o runico iwih, iþih, hiþi. Considerando che le rune i e h sono indistinguibili dalle latine I e H, la questione rimane controversa tra il putativo w o la runa þ (rispetto alle latine R o D).
Düwel suggerisce che le quattro rune sulla fibula si potrebbero leggere hiwi "per la sposa" da destra a sinistra. Questa interpretazione non è certa. Leggendo da sinistra a destra l'iscrizione potrebbe essere IDIN (forse, "per Ida") nell'alfabeto latino.
La fibula è conservata nel Gottorp di Schleswig.

#VARIA - Fibula

 

Fibula è il nome latino della fibbia o della spilla, utilizzata in primo luogo per assicurare le vesti sulle spalle ed alla vita.
Poiché il nome deriva dall'osso della gamba detto perone o fibula, la cui forma, specie in animali di piccola taglia, si presta ad un utilizzo quale spillone, risulta chiaro che pur se nella terminologia archeologica la fibula è nettamente distinta dallo spillone, l'origine non solo del termine ma dell'utensile stesso è strettamente connessa a quella dello spillone, con il quale condivide la funzione.
Lo spillone si diffonde alcuni secoli prima della fibula; successivamente si nota in diverse aree geografiche la preferenza per l'uno o l'altro dei due sistemi di fissaggio dei tessuti.
Sotto il profilo tecnico l'origine della fibula, che è una "spilla di sicurezza" (come la tradizionale "spilla da balia") corrisponde semplicemente alla ripetuta piegatura di un lungo spillone di fusione, arricchito da noduli, ingrossamenti, torsioni, ed alcune parti del quale, come in particolare la staffa, sono rese laminari attraverso battitura.
Le fibule erano generalmente di bronzo e più tardi di ferro, ma ne sono state trovate anche d'argento o d'oro e, in età imperiale, anche decorate con gemme. Le dimensioni potevano variare dai 2 ai 50 cm, anche se raramente superavano i 20 cm.
Le prime fibule rinvenute risalgono all'età del bronzo ed ebbero un'ampia diffusione in tutta l'area mediterranea partendo del Mediterraneo orientale; il loro utilizzo cessò verso il VI secolo.
La fibula, nello schema più semplice, è costituita dall'ardiglione o ago, dalla molla (che può essere di vari tipi), dall'arco (le cui forme diversificate danno il nome ai corrispondenti tipi di fibula) e dalla staffa che alloggia e ferma l'estremità appuntita dell'ardiglione.
La più famosa fibula dell'Italia antica è forse la fibula prenestina, rinvenuta nel 1871 a Palestrina (l'antica Praeneste) e conservata al Museo Pigorini di Roma. La peculiarità della fibula è rappresentata dall'iscrizione apposta su di essa, che è il più antico documento scritto in latino.
Tipologia
Vi furono diversi tipi di fibula:
  • fibula ad arco di violino, la più arcaica
  • fibula ad arco semplice
  • fibula ad arco ingrossato
  • fibula ad arco a gomito
  • fibula a drago
  • fibula a larga staffa
  • fibula a balestra
  • fibula a navicella
  • fibula a navicella romboidale
  • fibula tipo Ornavasso
  • fibula a sanguisuga
  • fibula serpeggiante

giovedì 2 ottobre 2025

#VARIA - Castelliere

 

Il castelliere (o castellare) è un piccolo insediamento, o villaggio, fortificato protostorico (età del bronzo e del ferro), che sorgeva in genere in posizione elevata facilmente difendibile, in cui una situazione difensiva naturale veniva sfruttata e rafforzata dall'opera dell'uomo. Questo termine identifica, in particolare, alcune costruzioni della zona del Veneto, del Carso, del Friuli e dell'Istria; nelle Marche essi sono noti con il termine di gradìne.
Le fortificazioni sono in genere costituite da aggeri e palizzate di legno. Nell’Istria, dove si individuano i castellieri più evoluti, essi possono essere delimitati da due o tre valli che seguono il profilo della collina come una curva di livello. Nei castellieri a muraglione, al contrario di quelli a terrapieno, tali cinte sono costruite con blocchi di pietra e possono mancare sui versanti già naturalmente difesi. Gli accessi possono essere fortificati.


Non sono frequenti i resti dei villaggi che occupavano queste fortificazioni. In quelli più antichi si ritrovano ceramiche scure e utensili in pietra levigata, mentre in quelli dell'età del ferro già si trovano fibule e capeduncole nere lucidate.
Al villaggio fortificato sono a volte associate necropoli esterne, anticamente ad inumazione con il defunto racchiuso entro cassette costituite da lastre pietrose, impreziosite da vasi e martelli. Nell'età del ferro, invece, le necropoli sono ad incinerazione e i reperti sono più vasti, comprendenti ossuari, anelloni, ossa di cervo, oggetti metallici.
I castellieri caratterizzano la cultura dei castellieri, sviluppatasi in Istria e nelle zone limitrofe (Trieste e Friuli) tra il XV e il III secolo a.C. In Istria ve ne sono oltre 500. I più noti sono quelli di Montorcino o Monte Ursino (presso Dignano), Nesazio, i tre Pizzughi, Elleri e Verno. Tra il Bronzo Antico e il Bronzo Medio, vennero fondati i primi castellieri nelle pianure friulane. Essi sorsero lungo le lavie e i torrenti, in quanto garantivano l’approvvigionamento idrico per uomini, animali e campi. Il termine viene dal latino castellum, poi trasformato nel Medioevo in castelerium. Si trovano anche nelle zone di confine in Croazia, noti però come "gradine" o "gradisce" (dallo slavo grad, luogo fortificato). Le teorie sull'inizio di questa cultura considerano o che possa essere autoctona e neolitica, o che sia stata importata da due ondate migratorie successive, la seconda delle quali avrebbe introdotto l'incinerazione.


Altri castellieri in Italia si trovano in Veneto, in Liguria, in Emilia-Romagna, in Piemonte e in Lombardia, riferiti al popolo dei Liguri, ma anche in Puglia e sugli altopiani dell'appennino umbro-marchigiano, come ad esempio quelli del monte Orve o del monte Cassicchio sugli altopiani di Colfiorito e quello di Città di Fallera (comune di Piegaro) nella zona del lago Trasimeno. Si hanno alcuni resti di castellieri in Trentino, ad esempio sul monte Ozol in val di Non, e anche presso il monte Conero, dove sono noti col nome slavo di gradine. È incerto, però, se ci fosse un'unità culturale fra le popolazioni di questi castellieri, ben comuni in molte parti dell'Europa.
Infatti, insediamenti simili sono stati rinvenuti anche nell'Europa centrale, riconducibili alle culture di Hallstatt e di La Tène, noti come burgwall o ringwal; presso Nizza e in Provenza, noti come castellar, forse dal termine usato in Liguria; nell'Europa settentrionale, noti come hill fort o fortezze di collina.
Spesso le loro ubicazioni ben difendibili sono state riutilizzate sia ai tempi degli antichi romani, sia durante il Medioevo, fino a diventare odierne città come Udine, Trieste e Pola.
I castellieri si possono classificare in tre tipologie, a seconda del periodo storico:
  • abitato fortificato: un gruppo di capanne organizzate in una zona facilmente difendibile;
  • fortificazione d'appoggio: nei pressi del castelliere abitato o abitabile;
  • fortificazione temporanea: non accoglie un abitato ma la località prescelta ad una possibile resistenza.

#VARIA - Kudurru


Il kudurru era una stele utilizzata come pietra di confine e come registro delle concessioni di terra ai vassalli dei Cassiti nell'antica Babilonia tra il XVI e il XII secolo a.C.. La parola in lingua accadica significa "frontiera" o "confine". I kudurru sono le sole opere d'arte rimaste del periodo di dominazione dei Cassiti in Babilonia, con esempi esposti al Louvre e al Museo Nazionale Iracheno.
I kudurru registravano le concessioni di terra dal re ai vassalli come memoria della sua decisione. L'originale veniva conservato in un tempio mentre la persona a cui era concessa la terra riceveva una copia di argilla da usare come pietra di confine per confermarne la proprietà legale.
I kudurru potevano contenere immagini simboliche di divinità che proteggevano il contraente e il contratto, maledicendo la persona che avesse rotto il contratto. Alcune di queste opere avevano anche un'immagine del re che concedeva la terra. Quando contenevano molte immagini, i kudurru venivano incisi su grandi lastre di pietra. 

#VARIA - Bronzi rituali cinesi

 

A partire dal 1650 a.C. circa, vasi di bronzo riccamente decorati furono depositati come corredo funerario nelle tombe dei reali e della nobiltà durante l'Età del bronzo cinese: le evidenze archeologiche arrivano sino ad oltre 200 pezzi in un'unica tomba reale. Venivano prodotti per un individuo o un gruppo sociale per essere utilizzati nelle libagioni agli antenati e ad altre divinità o spiriti presso i templi di famiglia o le sale funerarie cerimoniali, i.e. per il banchetto funebre che riuniva la famiglia, viva o morta che fosse. I dettagli di queste cerimonie ci sono pervenuti dai primi documenti scritti cinesi. Alla morte del proprietario di un bronzo rituale, questo veniva deposto nella sua tomba come strumento esoterico per omaggiare il defunto nell'aldilà. Altri esemplari di bronzi furono invece espressamente realizzati per il corredo funebre ed in questa veste sono giunti sino a noi.
Probabilmente, questi bronzi rituali cinesi non venivano usati per mangiare e bere, rappresentando versioni più grandi ed elaborate dei tipi realmente utilizzati a questo scopo, oltreché manufatti con materiali preziosi. Molte delle forme passarono anche nella ceramica cinese che le conserva e riproduce ancora oggi con chiaro intento antiquario. Oltre ai vasi, anche le armi ed alcuni altri oggetti venivano realizzati in speciali forme rituali. Un'altra classe di oggetti rituali, probabilmente la più apprezzata di tutte, comprendenti anche le armi, era quella realizzata in giada, utilizzata per strumenti e armi rituali fin dal 4500 a.C. Nel loro insieme, il bronzo e la giada furono sempre preferiti dai cinesi quali medium rituali rispetto ai per loro più grezzi ferro e pietra.
Almeno inizialmente, la produzione del bronzo in Cina fu con buona probabilità controllata dal sovrano che donava il metallo informe ai suoi nobili quale segno di favore. La tecnologia della produzione del bronzo fu descritta nell'opera miscellanea 考工記T, 考工记S, Kao Gong JiP, lett. "Registrazione di una recensione di [varie] opere", compilato tra il V e il III secolo a.C.
I "Bronzi rituali" (zh. 青銅器T, 青铜器S, Qīng Tóng QìP, Ch'ing T'ong Ch'iW) sono alcuni dei pezzi più importanti dell'antica arte cinese, tanto apprezzati ed importanti da essere gestiti tramite un apposito catalogo dedicato nelle collezioni d'arte degli Imperatori della Cina. L'età del bronzo cinese iniziò durante la semi-mitica dinastia Xia (c. 2070–1600 a.C.) e contenitori rituali in bronzo costituiscono la maggior parte delle collezioni d'antichità cinesi con un apice durante la protostorica dinastia Shang (c. 1600–1046 a.C.) e la prima fase della dinastia Zhou (1045–256 a.C.), c.d. "dinastia Zhou occidentale".
La maggior parte degli antichi manufatti cinesi in bronzo sopravvissuti (strumenti o armi che siano) sono pertanto esemplari rituali e non d'uso pratico. Le armi (pugnali e scuri) avevano un significato sacrificale, a simboleggiare il potere celeste del sovrano, e per questo erano incluse nel corredo. Le forti associazioni religiose degli oggetti in bronzo fecero nascere un gran numero di tipi e forme di vasi, ad un tempo "classici" per la forma e "totemici" per l'utilizzo, poi mutuati da altri media, come la porcellana cinese, nei periodi successivi dell'arte cinese.
I Tre riti (zh. 禮經T, 礼经S, LǐjīngP) degli Zhou, uno classici della letteratura cinese, descrivono minuziosamente chi era autorizzato a usare quali tipi di vasi sacrificali e quanto: il Re di Zhou (zh. T, WángP o 國王T, Guó WángP) usava 9 ding e 8 vasi gui; un duca poteva usare 7 ding e 6 gui; un barone poteva usare 5 ding e 3 gui; e un visconte poteva usare 3 ding e 2 gui.[8] Fatte queste premesse, i reperti archeologici rinvenuti nei sepolcri dei monarchi del tempo testimoniano un ricorso addirittura smodato ai bronzi rituali: la Tomba di Fu Hao, regina Shang insolitamente potente, consorte di re Wu Ding († 1265 a.C.), conteneva una collezione di oltre 2000 vasi rituali le cui dimensioni, oltretutto, risultano significativamente maggiori rispetto a quelli del corredo d'un nobile a lei contemporaneo! Questa manifesta ostentazione di elevato status sociale, applicata ad un corredo funebre, testimonia la volontà della defunta di presentarsi al cospetto dei suoi antenati e degli altri spiriti dell'oltretomba in tutto il suo splendore. Molti dei pezzi di Fu Hao erano fusi con iscrizioni che utilizzavano la forma postuma del suo nome, ad ulteriore riprova della loro realizzazione finalizzata al corredo funebre.
I bronzi rituali cinesi contengono tipicamente tra il 5% e il 30% di stagno e tra il 2% e il 3% di piombo. L'origine dei minerali e/o dei metalli utilizzati nell'allora Cina protostorica è un argomento di ricerca attuale e molto sentito.
I primi manufatti in metallo (bronzo) sul territorio dell'attuale Cina datano alla Cultura di Majiayao (3100–2000 a.C.) nella Contea autonoma di Dongxiang (Gansu), Cina del Nord, un territorio che solo a distanza di secoli sarebbe stato interessato da una sinicizzazione vera e propria durante l'espansione dello stato di Qin (778–207 a.C.). La Majiayao, in realtà una delle Culture neolitiche cinesi, importò o ricevette i manufatti bronzei dai popoli non-cinesi della steppa eurasiatica,[N 1] per es. la Cultura di Afanasevo (Siberia).[N 2]
La metallurgia indigena del bronzo cominciò invece in Cina, apparentemente in modo autonomo, presso i siti della Cultura di Erlitou (2000–1500 a.C.), vicino Yanshi (Henan), lungo il corso inferiore del Fiume Giallo, secondo alcuni un sito della semi-mitica dinastia Xia e secondo altri della dinastia Shang. Ad Erlitou furono fabbricati i primi utensili e le prime armi cinesi in bronzo. Come valso per altre civiltà antiche (Egitto, Mesopotamia, Indo), gli insediamenti di Erlitou prima e quelli propriamente Shang poi sorsero nelle valli fluviali per necessità correlate all'introduzione dell'agricoltura intensiva. In Cina, tali aree mancavano però di giacimenti minerari e richiedevano l’importazione di materiale metallurgico.
Come anticipato, i bronzi rituali Shang contengono tipicamente oltre il 2% di piombo, a differenza dei prodotti in rame giunti in Cina dalla steppa eurasiatica, mentre i bronzi pre-Shang non contengono gli isotopi radiogenici del piombo. Gli studiosi hanno pertanto cercato di determinare la provenienza dei minerali basandosi sul contenuto di piombo e sull'analisi degli isotopi in tracce. Nel caso dei bronzi del periodo Shang, in vari siti, dal primo al tardo periodo Shang, numerosi campioni della lega di bronzo sono caratterizzati da un elevato contenuto di isotopi di piombo radiogenico (derivato sia dal decadimento dell'uranio sia del torio), a differenza dei minerali di piombo cinesi nativi più conosciuti. Le potenziali fonti del minerale includono i Qinling, l'imponente catena montuosa che si estende da est ad ovest nella parte meridionale della provincia dello Shaanxi, la limitrofa area del Medio e Basso Yangtze e la Cina sud-occidentale. Alcuni studiosi hanno anche avanzato la tesi che minerale o metallo sia stato importato dall'Africa, sulla base di potenziali corrispondenze isotopiche, ma molti altri la contestano e respingono.
Il modello di circolazione dei metalli rivelato dall'esistenza di piombo altamente radiogenico rimane controverso, in parte perché le fonti di piombo radiogenico potrebbero non essere così rare in Cina come si pensava inizialmente ma anche perché diverse firme isotopiche del piombo non significano necessariamente diverse posizioni geografiche, bensì la presenza di sacche di piombo radiogenico entro un giacimento di piombo non radiogenico. Una recente analisi compositiva ha suggerito che i metalli utilizzati per fabbricare i bronzi rituali cinesi derivassero dall'estrazione di minerali progressivamente più profondi in depositi vicini a dove furono rinvenuti molti di questi bronzi, e mette in discussione le interpretazioni del cambiamento sociale, culturale e tecnologico durante l'era del bronzo cinese, caratterizzata dall'acquisizione di metalli da regioni disparate.
Colata di sabbia
Dall'età del bronzo alla dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.), la tecnica principale utilizzata nell'antica Cina per fondere vasi rituali, armi e altri utensili era la fusione in pezzo unico tramite il procedimento che sarebbe poi stato definito "colata in sabbia".
Lo stampo a sezione da utilizzarsi per la colata poteva essere realizzato in due modi: (i) uno stampo in argilla attorno al modello dell'oggetto da colare, poi rimosso in sezioni; o (ii) senza modello, si crea uno stampo all'interno di un contenitore rivestito d'argilla e lo si stampa con la finitura desiderata. In entrambi i casi, le parti dello stampo vengono cotte e poi ri-assemblate. Vengono quindi realizzati i getti di argilla e le parti rimosse. La fusione di argilla risultante sembra un prodotto finito, viene lasciata asciugare e quindi limata per formare un nucleo. Ciò stabilisce lo spazio di colata, che determina lo spessore del prodotto finito. Le parti vengono quindi ri-assemblate attorno al nucleo e le parti vengono fuse. Gli stampi in argilla vengono poi frantumati e le fusioni finite vengono rimosse e lucidate con abrasivi per ottenere una finitura lucida. Il numero di parti in cui veniva tagliato lo stampo dipendeva interamente dalla forma e dal design dell'oggetto da colare.
Fusione
La fusione è un'antica tecnica metallurgica cinese utilizzata per fissare manici prefabbricati e altri piccoli accessori agli oggetti in bronzo più grandi. Questa tecnica era in uso già nell'Età del bronzo, prima nella Cina del Sud e poi nella regione dello Shanghe delle pianure centrali. L'importanza della fusione nella produzione di ornamenti personali è che viene utilizzata per creare le catenelle di bronzo di collegamento tra i vari pezzi.
Fusione a cera persa

Le prime prove archeologiche della fusione a cera persa in Cina, rinvenute in un cimitero dello stato di Chu (attuale Contea di Xichuan, nel Henan), la datano al VI secolo a.C.: ivi un Jin in bronzo, prodotto con la tradizionale colata in sabbia, risulta impreziosito dall'aggiunta di maniglie decorate a traforo, prefabbricate con una fusione a cera persa e successivamente attaccate al pezzo. La tecnica giunse in Cina dal Vicino Oriente antico, i.e. il confine occidentale estremo del mondo sinico ove tale processo ebbe origine e prosperità, ma non è chiaro esattamente quando e come.
La fusione a cera persa era più adatta per produrre manufatti decorati con sottosquadri profondi e disegni traforati rispetto al processo di stampaggio tramite il quale la gestione di ricche decorazioni risulta complicata nella fase di rimozione dello stampo. Sebbene il processo mediorientale non sia mai stata utilizzata per realizzare vasi di grandi dimensioni, divenne sempre più popolare in Cina tra la fine del dominio Zhou (i.e. Periodo degli Stati Combattenti, 453–221 a.C.) e l'Epoca Han (206 a.C.–220 d.C.) in ragione degli squisiti, opulenti esemplari realizzati: es. i pezzi inclusi nel corredo della Tomba del marchese Yi di Zeng, la più ricca fonte di bronzi rituali cinesi dopo la Tomba di Fu Hao.
Il processo di fusione a cera persa era inoltre economicamente più vantaggioso nella fusione di piccole parti rispetto alla fabbricazione in stampo perché la quantità di metallo utilizzato era più facile da controllare.
Nella lavorazione a cera persa, l'oggetto da fondere viene prima modellato. La cera, facile da modellare e intagliare nonché solubile nelle condizioni adeguate, fu il materiale più comunemente utilizzato per questo scopo fin dall'Antichità. Il modello in cera viene poi rivestito con argilla per formare lo stampo. Il primo strato di argilla viene solitamente spazzolato accuratamente per evitare che rimangano bolle d'aria; gli strati successivi potrebbero risultare più ruvidi. Successivamente, l'argilla viene cotta e la cera si scioglie (così "cera persa"). Il metallo fuso viene quindi versato nello stampo di argilla per sostituire il modello in cera bruciata. Dopo che il metallo si è raffreddato, il modello in argilla refrattaria viene aperto per rivelare il prodotto finito. L'oggetto fuso risultante è una replica in metallo del modello in cera originale.
Classificazione dei pezzi della Collezione imperiale Qing
L'apprezzamento, la creazione e la raccolta di bronzi cinesi come opere d'arte e non come oggetti rituali iniziò durante la dinastia Song (960–1279), sotto il cui regno l'élite dominante cinese fu interessata da un forte intento archeologico di riscoperta dei bronzi rituali Shang e Zhou, e raggiunse il suo apice durante la dinastia Qing (1636–1912), al tempo dell'imperatore Qing Qianlong (r. 1735–1796), la cui massiccia collezione è registrata nei cataloghi conosciuti come 西清古鑑T, 西清古鉴S, Xīqīng GǔjiànP, Hsi ch'ing ku chienW (1749–1755) e 西清繼鑑T, Xiqing jijianP. Sotto questa dinastia, in cerca di legittimazione perché di origine straniera, mancese, non-Han, le collezioni continuarono ad accrescersi e gli studiosi continuarono le loro ricerche nel tentativo di trovare soluzioni ai problemi dell'epoca nelle memorie del passato. I Qing arrivarono addirittura a promuovere, con intento antiquario ma esiti fantasiosi ed incongruenti, un revival della bronzistica rituale con decorazioni Cloisonné.
All'interno dei predetti due cataloghi Qing, i bronzi sono classificati in base all'uso come segue:
  • Vasi sacrificali (zh. 祭器T, jìqìP);
  • Vasi da vino (zh. 酒器T, jiǔqì P);
  • Contenitori per alimenti (zh. 食器T, shíqì P);
  • Recipienti per l'acqua (zh. 水器T, shuǐqì P);
  • Strumenti musicali (zh. 樂器T, yuèqì P);
  • Armi (zh. 兵器T, jbīngqì qìP);
  • Contenitori di misura (zh. 量器T, liángqì P);
  • Monete antiche (zh. 錢幣T, qiánbì P); e
  • Miscellanee (zh. 雜器T, záqìP).
Gli archeologi Song avevano invece limitato la loro categorizzazione dei bronzi in: (i) vasi da vino, (ii) contenitori per alimenti e (iii) recipienti per l'acqua. I più apprezzati dai Qing furono generalmente i vasi sacrificali e quelli da vino (da intendersi come il vino giallo cinese e non il vino ricavato dall'uva) come ben testimoniato dal loro numero nella maggior parte delle collezioni. Spesso questi vasi sono riccamente decorati con disegni tipo "taotie".


Vasi sacrificali

  • T, DǐngP – il vaso sacrificale per antonomasia, originariamente un calderone (zh. 食器T) per cucinare e conservare la carne, utilizzato per le libagioni funebri sin dalla Cultura di Erlitou. Il prototipo Shang aveva corpo in forma di ciotola rotonda, più larga che alta, poggiata su tre gambe (zh. T) con due corte maniglie (zh. S) su ciascun lato. Gli esempi successivi divennero sempre più grandi, addirittura esagerati, e furono considerati uno status symbol. Come anticipato, è la classe più importante di bronzi rituali cinesi in termini di rilevanza culturale. Esiste una variante chiamata 方鼎T, FāngdăngP con ciotola quadrata e quattro gambe, una per ogni angolo. Sono rari gli esemplari con coperchio. Lo Xiqing gujian ne censisce ben 200 esemplari nella collezione di Qing Qianlong.
  • T, DòuP – altro vaso sacrificale mutuato da un prototipo utilizzato in cucina, in forma di ciotola piatta e coperta su un lungo stelo.
  • T, FǔP – un piatto rettangolare a sezione verticale triangolare sempre dotato di coperchio (a forma di piatto).
  • T, ZūnP, anche T o T – vaso sacrificale e vaso per il vino (zh. 器為盛酒亦祭用也T), in foggia di coppa da vino cilindrica alta, senza anse né gambe, con bocca solitamente leggermente più larga del corpo. Nella tarda dinastia Zhōu, questo tipo di vaso divenne estremamente elaborato, spesso assumendo la forma d'animali e abbandonando la forma tradizionale. Questi ultimi tipi si distinguono dal Gōng perché mantengono una bocca piccola, approssimativamente circolare. Questo tipo di recipiente costituisce il secondo gruppo più grande d'esemplari nel Xiqing gujian dopo il dǐng.
  • T, ZǔP – Piattaforma piatta rettangolare con gambe quadrate ad ogni angolo. Non citato nello Xiqing gujian.
  • T, YíP – vaso sacrificale presente in due tipologie: (i) grande vaso tozzo e rotondo con due manici; o (ii) contenitore alto a forma di scatola, con la base più stretta dell'imboccatura e con coperchio a tetto. Il termine Yí divenne successivamente la generica nomenclatura di tutti i vasi sacrificali.

Vasi da vino

  • T, GōngP (solitamente traslitterato "guang" ma da non leggersi in cinese come guāngP!) – vaso da vino zoomorfo di forma allungata, con coperchio e bocca solitamente lunga quanto il pezzo stesso (particolare che lo distingue dallo Zūn). Classificato come T, YiP nello Xiqing Gujian.
  • T, GūP – coppa da vino alta senza manici, con la bocca più grande della base.
  • T, GuǐP – ciotola con due manici.
  • T, HéP – teiera tripode con manico (zh. T, PànP) e beccuccio dritto che punta diagonalmente verso l'alto.
  • T, S, HúP – giara.
  • T, JiǎP – calderone per scaldare il vino. Simile al Dǐng ma con corpo più alto che largo e (possibili) due maniglie a forma di bastoncini (zh. T) sporgenti dall'orlo.
  • T, JuéP, non pronunciato jiǎoP – coppa da vino simile a un T, eccetto che il beccuccio e la testa hanno medesima estensione ed è presente un coperchio.
  • T, JuéP – coppa da vino tripode con beccuccio (zh. T) che s'estende dall'orlo (zh. T) diametralmente opposto al manico (zh. T).
  • T, LéiP – vaso dar vino a corpo rotondo, con collo, coperchio e anse su entrambi i lati della bocca.
  • T, LìP – calderone tripode simile a un Dǐng ma con le gambe che si fondono con il corpo o presentano grandi rigonfiamenti sulla parte superiore.
  • T, ZhīP, anche T o T – vaso da vino e contenitore per misurazioni, simile ad un Píng ma più corto e largo.
  • T, ZhōngP – vaso da vino senza manici.
  • T, ZunP, anche T o T – vaso da vino e vaso sacrificale (zh. 器為盛酒亦祭用也T) in forma di coppa cilindrica alta, senza anse né gambe. La bocca è solitamente leggermente più larga del corpo. Nel tardo Zhou, questo tipo di recipiente divenne estremamente elaborato, spesso assumendo la forma di animali e abbandonando la forma tradizionale. Questi ultimi tipi si distinguono dal Gōng perché conservano una bocca piccola, approssimativamente circolare. Questo tipo di recipiente costituisce il secondo gruppo più grande di oggetti nel Xiqing gujian dopo il Dǐng.

Contenitori per alimenti

  • T, DuìP – piatto sferico con coperchio per proteggerne il contenuto dalla polvere e da altri contaminanti.
  • T, Pán P – piatto tondo curvo per alimenti. Potrebbe non avere zampe, oppure potrebbe avere tre o quattro zampe corte.
  • T, YǒuP – vaso coperto con un unico manico ad anello fissato sui lati opposti dell'imboccatura del vaso.
  • T, ZèngP – pentola per il riso, denominata T, FùP nel Xiqing gujian ma priva di categoria separata in 西清古鑑: v. T, YǎnP.

Recipienti per l'acqua

  • T, BùP – tp. di Pǒu.
  • T, DǒuP – alta ciotola a manico lungo.
  • T, MóuP – vaso con due manici. Vasi di questo tipo sono classificati come T, HúP nello Xiqing gujian.
  • T, PíngP – vaso alto con un collo lungo e sottile che si apre in una bocca stretta.
  • T, PǒuP, pronunciato "bù" in cinese – piccolo Wèng in bronzo.
  • T, WèngP o T – vaso a bocca rotonda, panciuto e senza piede, per acqua o vino, ora comunemente usato come urna.
  • 硯滴T, YàndīP – contenitore per l'acqua per una pietra da inchiostro; spesso a forma di animale con un contagocce lungo e sottile per controllare la quantità di acqua erogata.
  • T, YíP – ciotola o brocca con un beccuccio, anche in elaborata foggia zoomorfa.
  • T, YúP – bacinella per l'acqua con maniglie alla bocca, anche quattro, senza bordo.
  • T, ZhìP – vaso a bocca larga, simile nella forma ad un Hú ma privo di anse.
  • T, ZhōngP – tazzina senza manici, non rappresentata nello Xiqing gujian.
Strumenti musicali
  • T, BóP – cimbalo, non rappresentato nello Xiqing gujian.
  • T, GǔP – tamburo.
  • T, LíngP – piccola campana (che potrebbe essere stata appesa a dei nastri), priva di batacchio non rappresentato nello Xiqing gujian.
  • T, NáoP – altro cimbalo, parimenti non rappresentato nello Xiqing gujian.
  • T, ZhōngP – grande campana, sempre priva di batacchio, adatta ad un campanile.
Armi
  • T, DuìP – decorazione in bronzo, spesso a motivi zoomorfi, per l'astile di una lancia o altra arma inastata.
  • T, JiànP – la spada monofilare tipica cinese, rappresentata da tre esemplari nello Xiqing gujian.
  • 弩機T, NǔjP – meccanismo interno di una balestra, rappresentato da due esemplari nello Xiqing gujian.
  • T, PīP – altra tipologia di spada.
  • T, ZúP – punta di freccia.
Contenitori di misurazione
  • T, ZhīP, anche scritto T o T – vaso da vino utilizzato anche come contenitore di misurazione, rassomigliante al Píng solo più corto e tozzo.
Antiche monete
  • T, BùP o 布文T, BùwénP – tipologia di Qián di forma rettangolare, priva di gambe e testa.
  • 符印錢T, FúyìnqiánP – amuleto taoista simile nella forma alle monete Yuán, solitamente con un incantesimo inciso su una delle facce ed una figura sull'altra.
  • T, QiánP – antica moneta, ben rappresentata nello Xiqing gujian, realizzata in tre distinte tipologie: T, BùP; T e T, YuánP.
  • T, YuánP anche 圓幣T, YuánbìP, 元寶T, YuánbǎoP o 元錢T, YuánqiánP – moneta circolare con un buco nel mezzo, solitamente di rame o bronzo, similare nella foggia al Fúyìnqián. La forma stereotipa della "moneta cinese" nell'immaginario occidentale.
Miscellanee
  • 表座T, BiǎozuòP – contenitore cilindrico con motivo zoomorfo, rappresentato da tre esemplari nello Xiqing gujian.
  • T, JiànP o T – due oggetti diversi: o un piatto di bronzo alto e largo per l'acqua o un specchio in bronzo circolare, solitamente con intricati ornamenti sul retro. Il significato moderno è quello di "specchio".
  • T, JuéP – Attrezzo agricolo a forma di piccone ma usato come zappa. Lo Xiqing gujian ne riporta due esemplari, rubricati come «按說文大鉏也又博雅斫謂之钁 - Secondo lo Shouwen [un antico dizionario cinese] si tratta di una grande zappa, chiamata jué dai dotti» Dei due esemplari sopravvivono solo le teste di bronzo, perché i manici di legno sono marciti da tempo.
  • T, LúP – un braciere. Si tratta in realtà di un gruppo nebulosamente classificato di vasi di bronzo dalle fogge molto diverse: (i) un Dǐng con le gambe molto corte seduto su un Pán; (ii) un Duì su un Pán; o (iii) un Dòu su un Pán.
  • 書鎮T, ShūzhènP – fermacarte, solitamente in bronzo massiccio, modellato a forma di animale sdraiato o accovacciato, rappresentato da tre esemplari nello Xiqing gujian.
  • T, XǔP – vaso con due orecchie e coperchio che serve come contenitore per il cibo di cui potrebbero non figurare esemplari nella Collezione Imperiale.
Stili e stilemi decorativi
I manufatti cinesi in bronzo generalmente sono utilitaristici (come punte di lancia o teste d'ascia), o ritualistici, come i numerosi grandi tripodi sacrificali Dǐng. Tuttavia, anche alcuni degli oggetti più utilitaristici recano i marchi di più elementi sacri. I cinesi decorarono tutti i loro oggetti in bronzo con tre tipologie di motivi: dèmoni, animali simbolici e simboli astratti.
Alcuni grandi bronzi recanti iscrizioni (tra le forme di scrittura più antiche della lingua cinese, precedute solo dalla scrittura sulle ossa) hanno aiutato storici e archeologi a collegare insieme la storia della Cina, specialmente durante il periodo Zhou: i bronzi del periodo Zhou occidentale documentano grandi porzioni di storia non rintracciabili nei testi esistenti, e spesso composti da persone di vario rango/classe sociale. Queste iscrizioni possono essere generalmente suddivise in quattro parti: un riferimento a data e luogo, la denominazione di eventi commemorati, la lista di doni concessi all'artigiano in cambio del bronzo e, infine, la dedica. La presenza del dato storico delle iscrizioni permette agli studiosi di catalogare e classificare l'evoluzione artistica dei bronzi Zhou occidentali con una sicurezza maggiore rispetto alla produzione Shang o, ancor peggio, pre-Shang.
Elementi decorativi ricorrenti


Taotie
Il motivo taotie (zh. 饕餮T, Tāo TièP, T'ao T'iehW) era un popolare disegno decorativo dei bronzi Shang e Zhou, così chiamato dagli studiosi della dinastia Song (960–1279) in onore della creatura con una testa ma senza corpo menzionato nel 呂氏春秋T, 吕氏春秋S, Lǚshì chūnqiūP, Lü-shih Ch'un-ch'iuW del Cancelliere di Qin Lü Buwei (239 a.C.) e ricorrente sui Dǐng degli Zhou.
La prima forma del taotie su oggetti in bronzo, risalente al principio della Cultura di Erligang (1600–1450 a.C.), consiste in un paio d'occhi con linee sussidiarie che s'estendono a sinistra e a destra. Il motivo fu presto elaborato nella raffigurazione frontale di un volto con occhi e bocca ovali da cui dipartiva lateralmente il resto del corpo. Raggiunse il suo pieno sviluppo come maschera mostruosa intorno al tempo del sopracitato re Wu Di, all'inizio del tardo periodo Shang
Il tipico motivo taotie è solitamente descritto come una "maschera d'orco": un muso animalesco raffigurato frontalmente con occhi rotondi, denti aguzzi e corna, sebbene sia contestata l'effettiva volontà di raffigurare proprio questo soggetto. In tutti questi modelli, gli occhi, enormi, sono sempre al centro ed affascinano gli spettatori catturandone l'attenzione anche da lontano. Il taotie presenta comunque ricche variazioni da un bronzo all'altro perché la fusione a stampo non permetteva il riutilizzo dello stesso, creando pezzi unici di volta in volta. I motivi sono normalmente simmetrici sull'asse verticale e manca la raffigurazione della mandibola. La differenza più evidente tra i modelli taotie sono le corna, se effettivamente di corna si tratta: alcune hanno forma di corna di bue, altre di corna di pecora ed altre ancora sono paragonate alle orecchie di una tigre.
Leiwen
Il 雷文T, LéiwénP, lett. "Tuono/Fulmine/Spirale" è un motivo decorativo spiraleggiante (spirali invertite assemblate a coppie e disposte in strisce) utilizzato come elemento di riempimento o di fondo: un registro di sfondo, dallo spessore più leggero rispetto a quelle delle forme che dominano in rilievo, i.e. il taotie e i motivi draghiformi/zoomorfi, ma graficamente più presente e diffuso. Compare al volgere del periodo Erligang, quando la produzione di bronzi si lega ormai alla fase matura Shang, e la sua presenza o assenza nella produzione successiva serve spesso come discriminante per l'identificazione di stili nuovi/variati.
Cronologia stilistica
Prototipi neolitici
È provata l'anteriorità delle forme ceramiche successivamente utilizzate per la realizzazione dei bronzi cinesi. Non si tratta però di prototipi, bensì di forme ceramiche, anteriori all'Età del bronzo, perdurate perché trasposte in metallo, prodotte da una società già urbana e socialmente stratificata.[8] I prototipi delle culture neolitiche cinesi furono interpretati dai bronzisti Shang affinandone la silhouette e con motivi incisi sulla superficie degli stampi che appaiono in leggero rilievo nei primi bronzi. Gli elementi in altorilievo, successivi, erano probabilmente impossibili da realizzare per i ceramisti dell'epoca, la cui capacità ed il cu i numero favorì però certamente la prima metallurgia di colata in terra. Alcuni studiosi sostengono addirittura che lo stesso motivo decorativo taotie sia riconducibile a prototipi neolitici, in questo caso su giade della Cultura di Liangzhu (3400–2250 a.C.) e della Cultura di Longshan (3000–2000 a.C.).
I bronzi pre-Zhou
A partire dagli Anni '30 e fino al 1953, lo storico dell'arte Max Loehr (1903–1988) identificò una sequenza di sviluppo di cinque stili decorativi nei bronzi pre-Zhou. Le tesi e la classificazione di Loehr, costruiti su vasi rinvenuti nel sito Tardo Shang di Yin Xu (presso l'attuale Anyang) non stratificati, furono confermati da successivi reperti stratificati provenienti da altri siti che ne dilatarono comunque enormemente la parentesi temporale, principiando nella Cultura di Erlitou (Xia o Shang) per lo Stile I e raggiungendo il suo apice nello Stile V del tardo periodo Shang.
Nello Stile I, i vasi erano decorati con linee incise nello stampo che il processo di stampaggio a pezzo rendeva accessibili. Ciò produsse sottili linee in rilievo sull'oggetto fuso. Poiché il disegno veniva scolpito sui pezzi dello stampo, era naturalmente diviso in sezioni. La suddivisione del disegno persisterà negli stili successivi, anche quando scolpire il disegno sul modello non lo rendeva più una necessità tecnica. Il motivo principale utilizzato con questo stile era il taotie. Loehr identificò questo stile come il primo perché lo trovò utilizzato sui vasi più rozzi. Questo stile rappresenta tutti i bronzi decorati trovati a Erlitou e alcuni del successivo periodo Erligang.
Nello Stile II, lo spessore delle linee in rilievo varia. Ciò avrebbe potuto essere ottenuto dipingendo il modello sullo stampo e ritagliando le aree coperte di inchiostro, oppure dipingendo sul modello e ritagliando le aree intermedie. Il novero degli elementi grafici s'arricchisce: oltre all'imperante taotie, sui Gū e sui Dǐng, un secondo motivo utilizzato era un animale con un occhio solo visto di profilo, solitamente identificato come un drago; cabochon sono disposti simmetricamente per migliorare la resa grafica dei motivi a maschera lungo le facce e sugli angoli dei contenitori. Lo Stile II è tipico della Cutlura di Erligang che funge da tramite tra il tardo Stile I e i primordi dello Stile III, ivi parimenti rappresentati.
Lo Stile III iniziò in seno alla Cultura di Erligang come uno sviluppo graduale dello Stile II, senza una chiara separazione. I modelli aumentarono di complessità e s'estesero sulla parte maggiore della superficie del vaso. Furono introdotti molti nuovi disegni e variazioni di rilievo. Man mano che i disegni diventavano più elaborati, venivano eseguiti esclusivamente sul modello. A differenza delle superfici in rilievo, le linee infossate hanno tutte la stessa larghezza, suggerendo che siano state incise sul modello con uno strumento particolare. Fu in questo periodo che le tecniche metallurgiche delle pianure centrali si diffusero su una vasta area e nuovi stili regionali emersero nella Valle dello Yangtze. Lo stile si sviluppò pienamente nel periodo compreso tra la Cultura Erligang e il tardo periodo Shang. Gli oggetti del tardo Stile III introdussero rilievi ondulati per rendere più leggibili i disegni elaborati.
Lo Stile IV rappresenta un passaggio improvviso a un nuovo metodo per rendere intelligibile il design. Invece di scolpire l'intero disegno con scanalature uniformi di densità costante, i motivi sono rappresentati con una bassa densità di linee, in contrasto con l'alta densità di linee più sottili che, nel secondo registro, creano la base/sfondo. Data a questo momento la diffusione del motivo leiwen. I motivi ora avevano una forma chiara e al taotie e al drago s'univano immagini di uccelli e altri animali realistici.
Lo Stile V si basa sullo Stile IV, rialzando il motivo in altorilievo per enfatizzare ulteriormente il contrasto con il fondo. Le flange rialzate sono state utilizzate per contrassegnare le suddivisioni dei registri decorativi. I vasi di bronzo recuperati dalla Tomba di Fu Hao sono decorati in Stile V. Alcune varianti regionali dello Yangtze presentano altorilievi senza il fondo a leiwen, suggerendo che rappresentino sviluppi indipendenti dallo Stile III.
Dinastia Zhou occidentale (1046–771 a.C.)
I bronzi Zhou occidentali possono essere suddivisi, in base a forma, decorazione e tipologie, in tre periodi: arcaico, medio e tardo. I tipi più diffusi durante tutto l'arco del periodo furono il bacino guǐ e il calderone dǐng ed erano anche i vasi che più probabilmente recavano lunghe iscrizioni. L'uso rituale delle campane di bronzo, già attestato per gli Shang, passò anche agli Zhou.
I bronzi Zhou dei primi tempi erano rielaborazioni di disegni del tardo periodo Shang, in un chiaro intento imitativo della produzione artistico-rituale della precedente dinastia cui Zhou Wuwang (r. 1046–1043 a.C.) aveva strappato il predominio sulla Cina protostorica,[68] caratterizzati da decorazioni in altorilievo, spesso con flange pronunciate, e facevano ampio uso del motivo decorativo taotie. Vasi da vino dei tipi jué, jiǎ e gū continuarono allora ad essere prodotti salvo scomparire, per la maggior parte, nei periodi successivi. Gli yǒu e gli zūn venivano solitamente scelti in set corrispondenti. I primi vasi guǐ erano rialzati su una base. Nel corso del tempo, i vasi divennero meno appariscenti.
Verso la metà del X secolo a.C., nella zona centrale del dominio Zhou, i taotie furono sostituiti da un motivo zoomorfo ricorrente: una coppia d'uccelli dalla lunga coda che si fronteggiano. I vasi divennero più piccoli e puliti nei contorni. I nuovi tipi di maggior diffusione erano il vaso hú, la campana zhōng e il vaso xǔ. I vasi guǐ di questo periodo tendono ad avere il coperchio ed i calderoni dǐng abbandonano la sezione quadrata in favore d'una foggia ben tondeggiante.
Al volgere degli Zhou occidentali (i.e. dall'inizio del IX secolo a.C.), furono introdotti nuovi tipi di vasi, inizialmente nello Shaanxi estremo occidentale ma poi diffusisi rapidamente nello Shaanxi centrale. Questi nuovi tipi, raggruppati in grandi serie, potrebbero essere la testimonianza d'un cambiamento in seno alle pratiche rituali Zhou. Le decorazioni zoomorfe furono sostituite da forme geometriche come nervature e fasce a losanga. Tuttavia, le gambe e le maniglie divennero più grandi e più elaborate e spesso erano sormontate da teste d'animali.
Periodo delle primavere e degli autunni (770–481 a.C.)
Il collasso della dinastia Zhou occidentale e la sua rifondazione come dinastia Zhou orientale (771–256 a.C.) nella nuova capitale di Chengzhou presso Luoyang (Provincia di Henan) per opera di Re Ping (r. 770–720 a.C.) segnò l'inizio di una lunga fase d'instabilità politica per la Cina nota come Periodo delle primavere e degli autunni (771–481 a.C.) che, almeno per il primo secolo, non influenzò i progetti dei bronzisti sinici che seguitarono a produrre e preservare lo stile dei bronzi tardo Zhou occidentale. I cambiamenti furono graduali: i vasi tesero a diventare più tozzi, i.e. più larghi e corti, ed apparvero nuove decorazioni draghiforme; i dǐng si fecero definitivamente tondi. Datano a questo periodo i primi esemplari dei vasi duì, prima assenti, che potrebbero essere un'evoluzione dei primitivi guǐ Shang.
A metà del periodo apparvero diverse innovazioni nella produzione. Il corpo e gli accessori di un vaso potevano essere fusi separatamente e saldati insieme per completare la forma. I blocchi di modelli riutilizzabili resero la produzione più rapida ed economica. Tutte queste innovazioni concorsero nel rivitalizzare la produzione di bronzi con soggetti dalle forme più complesse e dalle decorazioni più opulente:[86] es. il sopracitato corredo del marchese Yi di Zeng.
Le continue incursioni dei nomadi della steppa, in questo periodo d'instabilità politica, diffusero in Cina importanti innovazioni militari (cavalleria, sciabola, arcieri a cavallo, ecc.) ma impattarono anche la produzione artistica: intorno al 550 a.C., il c.d. "Stile animalistico" dei nomadi scito-siberiani inizia ad influenzare i bronzisti cinesi. È una nuova forma d'arte che combina scene di caccia, branchi d'animali selvatici, esseri ibridi e puro gioco grafico di colori attraverso l'applicazione di pelle tagliata o feltro. Questi effetti e motivi provenienti dall'arte delle steppe o dalle lacche dello stato di Chu, a sud dello Yangtze, sono trasposti nell'oreficeria del Henan: i bronzi sono arricchiti da tarsie, sempre in lastre, di rame, argento o oro. Con l'aumento della domanda comparvero nuovi oggetti domestici, con intarsi più pregiati: es. fermagli in bronzo con intarsi, in una grande varietà di forme e ornamenti che testimoniano anche qui l'influenza dell'arte barbara delle steppe ove però l'impostazione delle scene di guerra o caccia viene ripresa per la decorazione geometrica.
Periodo degli Stati Combattenti (453–221 a.C.)
L'avvio del Periodo degli Stati Combattenti (453–221 a.C.) esacerbò l'instabilità politica delle Primavere e degli Autunni, accompagnando gli Zhou orientali verso il loro definitivo collasso. Nel generale contesto d'una moltitudine di dinastie regali che si contendevano il potere, la committenza di preziosi ed oggetti rituali non fece che crescere, mentre l'evoluzione stilistica dei secoli precedenti proseguiva: la decorazione a tarsie di metalli pregiati, la forma tondeggiante del vasellame, ecc. Datano a questo periodo alcuni degli esemplari più rimarchevoli della bronzistica rituale cinese, quali il corredo funebre del marchese Yi di Zeng e, su tutti, il "Carro della tranquillità" del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang (r. 221–210 a.C.), che pose fine agli Zhou, agli Stati Combattenti e riunì il paese sotto un unico scettro.
Revival
Come anticipato, a partire dalla dinastia Song, l'élite dominante dell'Impero cinese fu interessata da un forte intento archeologico di riscoperta dei bronzi rituali Shang e Zhou, fenomeno che non coinvolse soltanto le dinastie di effettiva etnia Han quali i Song o i Ming (1368–1644) ma anche le grandi dinastie "barbare" mongolo-tungushe degli Yuan (1271–1368) e Qing. Principiò allora un vero e proprio revival, protrattosi fino al XIX secolo, che promosse la produzione di imitazioni, non solo delle forme dei vasi antichi e dei loro ornamenti ma anche delle loro patine. La distribuzione dei cataloghi illustrati delle incisioni su legno permette di comprendere alcune delle metamorfosi che subirono gli originali antichi nelle imitazioni di cui furono fatti oggetto: non avendo le incisioni rispettato rigorosamente le forme iniziali, la ripresa di questi modelli attraverso l'immagine si tradusse nella diffusione di forme dissimili dalle originali c'erano nate per imitare. Tuttavia la qualità dei lavori rimase spesso eccezionale, con un minuzioso seppur interpretato arcaismo nei decori e nelle patine.
Si trattò comunque di un periodo di fermento per l'arte cinese che, nel ricreare e rielaborare, con coscienza o incoscienza che fosse, il modello arcaico non lesinò in sperimentazioni.
Anzitutto, non mancò il ricorso a medium plastici diversi dal bronzo: la predetta, apprezzatissima giada o il cristallo di rocca.
L'introduzione in Cina degli smalti cloisonné sotto i Ming portò poi a immaginarie e fantasiose creazioni ancora in epoca Qing. Nel Celeste Impero, il cloisonné è realizzato su una forma fusa in rame o bronzo: fissate le partizioni che disegnano i motivi, gli smalti, entro le zone delimitate dai tramezzi, sono fusi ripetutamente a bassa temperatura (circa 800 °C) fino ad ottenere una superficie uniforme e liscia, dopodiché le partizioni sono piallate e livellate e spesso decorate in oro. Sebbene questa tecnica, di origine straniera, inizialmente sembrasse volgare, fu presto apprezzata e poi portata alla perfezione sotto Ming Xuande (r. 1426–1435). Alcuni di questi cloisonné s'ispirarono ai bronzi rituali, nelle forme, nei motivi e nei colori, mentre altri presero a modello la contemporanea produzione di porcellana o lacca. La tecnica cloisonné è comunque simile a quella della porcellana cinese Fahua da cui deriva la porcellana Doucai, apparsa poco dopo il primo cloisonné. Sotto i Qing, alcuni cloisonné potevano avere elementi in bronzo dorato che ne rafforzano il lato attraente, utilizzati durante le cerimonie pubbliche. La tecnica degli smalti dipinti, inventata a Limoges nel XV secolo, fu introdotta in Cina sulla porcellana sotto Qing Kangxi (r. 1662–1722). Questi smalti, detti "famille rose" su porcellana, venivano applicati preferibilmente su rame, non su bronzo, con gli stessi effetti modellato e prospettico che si riscontravano in Occidente quando destinati all'esportazione.


CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...