sabato 16 agosto 2025

Sardegna - Complesso di Sant'Imbenia

 

Il complesso di Sant'Imbenia è un sito archeologico situato nella Sardegna nord-occidentale, in territorio di Alghero da cui dista circa quindici chilometri. Ubicato in prossimità del mare, all'interno della baia di Porto Conte oltre che a breve distanza dalle miniere di argento dell'Argentiera, del ferro a Canaglia e di rame a Calabona, è presumibile che sia stato un importante centro di commercializzazione e smistamento di prodotti locali e allogeni soprattutto verso la penisola iberica.
L'insediamento è costituito da un nuraghe e da un agglomerato di capanne messi in luce all'inizio degli anni 80 durante i lavori di sistemazione di un campeggio. Il primo, risalente al Bronzo medio (1500-1300 a.C.), si compone di un mastio e due torri minori che insieme formano un corpo con profilo retto-convesso-curvilineo. Il villaggio, ubicato a poca distanza e principale oggetto di studi, venne realizzato più tardi e abitato sino al V secolo a.C.; suddiviso in isolati, con relativa corte interna, è attraversato da viuzze lastricate che congiungono piccole piazze dotate anch'esse di pavimentazione a lastroni. Spicca un edificio che si ritiene possa trattarsi di una villa marittima avente funzione produttiva, di raccolta e di imbarco dei prodotti dell'entroterra.
Le prime indagini sistematiche vennero effettuate tra il 1982 e il 1990 dagli archeologi Susanna Bafico, Fulvia Lo Schiavo, Ida Oggiano e David Ridgway. In tale occasione venne portata alla luce una grande quantità di materiali ceramici nuragici, fenici e di fabbricazione levantina oltre a ceramiche greche fra i quali uno skyphos a semicerchi pendenti risalente alla prima metà dell'VIII secolo a.C. che risulta essere "il più antico prodotto d'importazione euboica nel Mediterraneo centrale". Il complesso perse la sua importanza nel VII secolo a.C. quando i fenici scelsero di spostare i loro traffici negli scali meridionali dell'Isola.
Il sito di Sant'Imbenia ha dato nome all'omonima tipologia di ceramiche, le anfore Sant'Imbenia, poiché durante gli scavi si rinvennero numerose ceramiche di tale tipologia. Si tratta di ceramiche prodotte in alcuni centri indigeni sardi tra IX e VII secolo a.C. Le anfore Sant'Imbenia sono considerate una forma ibrida nuragico-fenicia. Ceramiche di questa tipologia vennero esportate verso la Penisola Iberica, come attestato ad esempio nei siti di Huelva, Cadice, Malaga, e nel Nord Africa, a Utica e a Cartagine, dove vennero rinvenute in gran numero. Almeno un esemplare di tale tipologia è stato rinvenuta nell'Italia tirrenica, a San Rocchino, in Versilia, a Nord di Pisa.
La vitalità commerciale del centro costiero nuragico è anche testimoniata dal rinvenimento di diversi ripostigli contenente importanti quantità di materiali metallici come numerosi lingotti di rame, asce bronzee, un'elsa di spada. Sono stati rinvenuti anche pesi da bilancia. Nel sito era presente una piazza lastricata attorno alla quale si disponevano gli ambienti principali, erano inoltre presenti diverse rotonde con bacile e sedili, provviste di canalette per l'acqua. Di un certo interesse è anche il rinvenimento di uno ziro, cioè un grosso contenitore ceramico, colmo di semi di cardo.

Sardegna - Complesso nuragico di Grutti 'e Acqua


Il complesso nuragico di Grutti 'e Acqua, o Grutti Acqua, è un sito archeologico dell'isola di Sant'Antioco, in territorio del comune omonimo. Situato nella località costiera di Is Praneddas a Sant'Antioco, è costituito da un nuraghe posto sull'altura, da un villaggio di capanne, un laghetto, un tempio a pozzo, urbanizzazioni (strade, scalinate, opere idrauliche) e probabilmente da un porto, del quale sembrano esserci diverse tracce ma che dev'essere ancora sottoposto a verifica archeologica tramite rilievi e scavi di ricerca. Nelle vicinanze si trova la tomba dei giganti di Su Niu 'e su Crobu ("il nido del corvo").
Dai resti si presume che il villaggio fosse piuttosto esteso, formato da numerose capanne a pianta circolare e da un tempio a pozzo nuragico. Il nuraghe è di tipo complesso.
Nel sito sono stati ritrovati decine di reperti di varia natura, molti dei quali trafugati. Un bronzetto nuragico di 25 cm di altezza raffigurante un arciere rinvenuto nel sito è oggi esposto nel museo archeologico comunale Ferruccio Barreca.


Sardegna - Complesso nuragico di Albucciu, Arzachena

 

Il complesso nuragico di Albucciu è un sito archeologico che si trova nel comune di Arzachena (SS), a circa 2 km dall'abitato in località Malchittu; è composto da un nuraghe, un villaggio di capanne circolari ed una tomba dei giganti. Il nuraghe è addossato ad una formazione granitica che occupa una leggera sopraelevazione sul terreno che condiziona forma e andamento delle strutture della costruzione nuragica.
La costruzione ha una pianta vagamente rettangolare con angoli arrotondati e ingresso sul lato est nel quale il nuraghe ha il suo massimo sviluppo costruttivo. Le dimensioni sono di 23,50 m x 15,50 m circa con l'asse maggiore orientato sulla direttrice nord-sud.
Le murature sono realizzate con blocchi di granito medio-grandi non rifiniti e disposti su file irregolari. Otto caratteristici mensoloni sporgenti oltre il filo della muratura (originariamente erano sicuramente in numero maggiore), coronano la sommità dell'edificio ed avevano lo scopo di ostacolare la scalata alla fortezza dall'esterno.
Impronte lignee nei grumi d'argilla alla base del nuraghe fanno pensare che i mensoloni sorreggessero una balaustra in legno che raffinava le difese della costruzione.
L'ingresso, decentrato rispetto alle mensole e sopraelevato rispetto al piano di calpestio esterno immette in un andito di forma trapezoidale ed era originariamente regolato dall'apertura o chiusura di una porta manovrabile probabile dal terrazzo sovrastante tramite una corda.
Sul fondo dell'andito, che corrisponde al lato maggiore del trapezio si aprono due ingressi, che conducono a sinistra verso uno stretto corridoio che doveva servire come magazzino, e a destra verso una camera ellittica che rappresenta l'ambiente più grande del nuraghe a livello del terreno.
Sul lato opposto rispetto all'ingresso della camera si apre un'altra porta sormontata da un sottile architrave alleggerito da un ampio finestrino di scarico e che immette in un'altra sala di forma ellittica.
Le pareti di quest'ultima sono ricavate sfruttando la roccia che emerge in più punti ed una porticina rettangolare permette tramite un basso corridoio di uscire dalla parete settentrionale del nuraghe.
Di fronte alla porta d'ingresso, nell'andito stesso, si apre la scala, articolata in due rampe intervallate da un pianerottolo, che porta verso il livello superiore della costruzione, dove si apre un ampio terrazzo. Qui si trovava l'ambiente più grande della costruzione, una camera a pianta sub-circolare divisa in due piani da un soppalco ligneo alla quale si accedeva dal terrazzo stesso e le cui pareti sono quasi interamente crollate.
Dal terrazzo è possibile accedere ad una torre situata nell'angolo nord nel cui interno sono ricavate due scale che portano rispettivamente a nord, verso le formazioni rocciose naturali e ad ovest, nello spessore murario, in un ambiente ormai crollato.
Un'altra costruzione, vagamente rettangolare, completa il quadro del terrazzo, che contava quindi tre corpi distinti.
Durante la seconda guerra mondiale parte del terrazzo venne adibita a piazzola per una mitragliatrice, cosa che ne alterò, probabilmente la struttura originaria.
Il nuraghe Albucciu viene considerato un nuraghe di tipo misto, con tratti caratteristici dei nuraghi a thòlos e di quelli "a corridoio". I caratteri "protonuragici" si manifestano nelle misure massicce della base irregolare e nei soli 7 metri di altezza residua massima e nella disposizione orizzontale degli spazi. L'influenza del nuraghe a thòlos si nota nel taglio trapezoidale delle porte, nell'accorgimento dello spiraglio di scarico nella porta d'ingresso, nel condotto, subito dopo l'entrata, per farvi scorrere la fune su cui oscillava la pesante lastra del portone, nella teoria delle mensole-ballatoi e più decisamente nella tecnica della falsa cupola utilizzata in alcune nicchie.
L'"attività" del nuraghe Albucciu si colloca tra la media e la tarda età del bronzo, con una breve ripresa, dopo un provvisorio abbandono, durante l'età del ferro
A circa un'ottantina di metri dal nuraghe, a nordest è situata la tomba dei giganti detta "tomba Moru". La costruzione è stata scoperta nel febbraio del 1988 durante i lavori di allargamento di una strada.
Una serie di lastroni delimitano un vano interno di forma rettangolare ricavato all'interno di un tumulo di pietrame, rettangolare anch'esso, contenuto esternamente da un filare di altri lastroni litici e da due bracci di muratura.
Il cumulo, lungo 11,30 m e largo 5,20 si estende sull'asse est-ovest, e il corridoio ricavato al suo interno ha una lunghezza di 9,10 m.
Delle lastre che costituivano la copertura ne rimane oggi solo una.

(foto di apertura di Helga Steinreich)
(foto della Tomba Moru dal sito Arzachena Turismo)


Sardegna - Complesso nuragico di Iloi

 


Il complesso nuragico di Iloi è un sito archeologico situato nel comune di Sedilo, in provincia di Oristano.
Il sito, situato a 270 m sul livello del mare, si trova sulle sponde del lago Omodeo ed è composto da un nuraghe, un villaggio e due tombe dei giganti; nelle vicinanze è presente inoltre la necropoli di Ispiluncas costituita da una trentina di domus de janas che hanno restituito numeroso materiale di epoca prenuragica.
Il nuraghe, forse una reggia, è di tipo misto con bastione trilobato e risale al bronzo medio-recente.
Esso si è sviluppato attraverso diverse fasi costruttive:
La prima fase riguarda la costruzione del Nuraghe a Corridoi di tipo arcaico, sul ciglio del costone dell'altopiano basaltico a cui è stata aggiunta una torre circolare su più livelli verso Nord in una seconda fase. La terza fase consiste nel rifascio della struttura attraverso un bastione curvilineo munito di tre torri, e almeno 2 ingressi che garantivano l'accesso alle parti interne del Nuraghe.
La struttura presenta un vistoso crollo in tutto il settore sud-occidentale che impedisce una chiara lettura del nuraghe arcaico, e l'accesso alla torre centrale.
Attualmente vi si può accedere dalla torre orientale, che preserva intatta la copertura a Tholos, l'accesso di una scala sopraelevata, e una grande nicchia in corrispondenza dell'ingresso.
Il lato Nord è la parte meglio conservata del monumento, la torre centrale svetta per un'altezza residua sul piano di campagna di circa 10 metri.
Il villaggio si sviluppa principalmente nel settore nord-occidentale del complesso e consiste di numerose capanne principalmente circolari che coprono un arco temporale che va dal bronzo medio alla prima età del ferro. Interessante è la presenza di un piccolo vano ricavato tra due ambienti che potrebbe essere associato al culto dell'acqua.
A breve distanza si trovano due tombe dei giganti realizzate in opera isodoma che si affacciano sulla valle del Tirso.
La meglio conservata è la tomba 1 con un corridoio di circa 9 metri, realizzata con grandi conci di basalto.
Parte del materiale archeologico rinvenuto nelle varie campagne di scavo, condotte dall'Università di Sassari, è esposto presso il museo del territorio di Sedilo.

(foto dal Web)

Sardegna - Complesso nuragico di Tamùli

 


Il complesso nuragico di Tamùli è un importante sito archeologico risalente all'età del Bronzo medio (1500-1200 a.C.). È situato ad una altezza di 720 m, sul declivio del monte Sant'Antonio, dove la catena del Marghine si congiunge con il Montiferru e fa parte del comune di Macomer, provincia di Nuoro, da cui dista circa 5 chilometri.
Il sito era ben noto già nella prima metà dell'Ottocento grazie soprattutto alla descrizione che lo studioso gen. Alberto Della Marmora fece nel suo Voyage en Sardaigne, pubblicato nel 1840. Nell'atlante allegato illustrò compiutamente con numerosi disegni il nuraghe, due delle tre tombe dei giganti presenti, i betili ed alcuni conci presenti sul posto; molto ricca anche la documentazione fotografica pubblicata da Christian Zervos a Parigi, nel 1954.
Al 1973 risale la prima campagna di scavi a cura di Ercole Contu e Renato Loria.
Il complesso archeologico di Tamuli comprende una serie di sezioni diversificate quali un nuraghe, un villaggio e una necropoli.
Il nuraghe domina l'intera area dall'alto di uno sperone di roccia basaltica. È un nuraghe a corridoio di tipo complesso, con torre centrale a pianta circolare e due torri laterali costruite sulla fronte, sfruttando la morfologia della roccia affiorante. Il mastio è crollato all'interno e l'ingresso, che introduce in un corridoio ora a cielo aperto, si interrompe dopo circa tre metri a causa delle macerie. Recenti ipotesi suggeriscono che in realtà la struttura sia da considerare un protonuraghe. Anche il bastione a causa dei crolli è pressoché inaccessibile. Nel lobo sinistro è possibile percorrere un corridoio che però si interrompe dopo circa sei metri.
Ai piedi del nuraghe sorge il villaggio (non ancora completamente portato alla luce) composto da almeno 15 capanne, a pianta circolare o ellittica, realizzate a secco con muri a doppio paramento, alcune delle quali ancora intatte e riutilizzate dai pastori come ricovero per il bestiame sino ad epoca recente.
Sia il nuraghe che il villaggio erano protetti da un antemurale costruito con grossi blocchi di trachite appena sbozzati.
A circa 150 metri dal villaggio è presente la necropoli, composta da tre tombe dei giganti del tipo isodomo con pareti a filari e lastra di testata, una delle quali si ipotizza mai completata in quanto mancante di reperti ceramici o ossei, fatta eccezione per una moneta punica rinvenuta in prossimità dell'ingresso. Le altre due, meglio conservate, ripropongono la tipica pianta a forma taurina, con corpo tombale absidato, della lunghezza rispettivamente di 14,40 e 11,40 m e camera funeraria all'interno, ed esedra semicircolare circoscritta da una serie di ortostati di altezza digradante a partire da quello centrale. Nell'area dell'esedra e tutt'intorno alle tombe sono presenti numerosi conci finemente martellinati e di varie forme e grandezza.
Il particolare più interessante di questa sepoltura sono sicuramente i sei bétili (pietre antropomorfe figurate) disposti lungo il fianco di una tomba. Conosciuti localmente come sas perdas marmuradas sono dei monoliti ortostatici in basalto di forma conica molto ben lavorati. Tre di essi sono a superficie liscia mentre gli altri sono provvisti, nella parte superiore, di due bozze coniche mammillari, probabilmente a rappresentare le divinità maschili e femminili, tutrici dell'area funeraria da essi delimitata e segnata. L'altezza dei bétili varia da 124 a 140 cm per la prima triade e da 95 a 108 cm per la seconda.

Sardegna - Nuraghe Rumanedda, Sassari

 

Il nuraghe Rumanedda si trova nel territorio di Sassari, presso la frazione di Tottubella, è un nuraghe monotorre e rappresenta un raro, se non unico, concentrato di tante soluzioni architettoniche nuragiche sia diffuse che originali. Il nuraghe, già censito nella "Carta Nuragografica della Nurra" di Filippo Nissardi del 1901 venne segnalato nel 1922 soprattutto per la presenza di un pozzo sotterraneo all'interno della costruzione e quindi presentato dal Basoli nel catalogo della mostra “Sassari, le origini” del 1989. Fu rilevato e studiato da Paolo Melis che nel 1992 lo pubblicò nel Nuovo Bullettino Archeologico Sardo. Attualmente il nuraghe fa parte del progetto di valorizzazione di siti e monumenti denominato "Triangolo della Nurra" curato dalla Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro.
Il nuraghe è del tipo monotorre a tholos, è costruito da pietre trachitiche appena sbozzate e ha una base circolare dal diametro esterno di 12 metri, altezza residua di circa 6 metri e inclinazione delle murature da 7 a 11 gradi.
L'ingresso, orientato a sudest come nella maggior parte dei nuraghi è sormontato da un architrave costituito da due blocchi separati ed immette nell'andito, coperto da lastre trasversali.
Nella parete destra dell'andito si apre una nicchia, tipica della quasi totalità di queste costruzioni (la cosiddetta "nicchia d'andito" o "garetta di guardia"), ingombra di pietrame che, unico caso finora scoperto, presenta una scala d'accesso per una camera ipogeica, situata sotto il nuraghe, dove doveva trovarsi un pozzo per l'acqua. La camera fu riempita di pietre dagli abitanti di Tottubella per motivi di sicurezza.
A sinistra dell'andito si diparte la scala elicoidale, coperta ad ogiva, ancora agibile, che porta alla sommità dell'edificio. Da questo terrazzo un'altra scala (detta "scala accessoria") conduce, scendendo nella massa muraria, ad un ambiente ricavato sopra l'andito, che alcuni definiscono "mezzanino", illuminato in origine da una feritoia e collegato all'andito da una botola.
In fondo all'andito, una porta architravata immette nella camera centrale, con planimetria del tipo più evoluto, con tre nicchie e altre cellette minori ricavate nel muro. Le nicchie e l'ingresso della camera presentano delle "finestrelle di scarico" molto ampie (non la nicchia di destra), che forse fungevano da sede per travi che reggevano un soppalco in legno.
Non vi erano probabilmente camere superiori, mentre, direttamente nel terrazzo è ricavato un ampio silos.


Sardegna - Nuraghe S'Urachi, San Vero Milis

 

Il nuraghe S'Urachi o S'Uraki è un sito archeologico di epoca nuragica situato nel comune di San Vero Milis, in provincia di Oristano. Sito in una piana alluvionale nei pressi dell'abitato, si tratta di un nuraghe di tipo complesso, ancora in parte interrato e in fase di scavo archeologico, protetto da sette torri visibili, collegate tra loro da un'antemurale, e da altre tre probabili torri che si celerebbero al di sotto della vecchia ex strada provinciale 10.
Intorno ad esso si estendeva un villaggio di capanne. Dall'area del nuraghe proviene il famoso torciere in bronzo di tipo cipriota attualmente esposto al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Sardegna - Nuraghe Santu Sciori

 

Il Nuraghe Santu Sciori (a volte nominato, sempre in sardo, Santu Luxori o nuraghe San Lussorio in italiano) è un nuraghe situato nelle campagne del comune sardo di Pabillonis nel Medio Campidano.
Risale alla media età del bronzo (1300 a.C.) e comprende un'area di più di 2400 metri quadrati, dove all'inizio dell'Ottocento fu scoperta un'urna contenente ossa umane, che indica la presenza di una necropoli. La parte emergente potrebbe essere solo quella più alta dell'intero nuraghe, che quindi sarebbe semisommerso e forse appartenente a un complesso più ampio.
Vittorio Angius nei suoi scritti affermava: «il terzo denominato dall'indicata chiesa di S. Lussorio e prossimo al fiume è pure da esser riguardato per la sua grandezza. Esso era circondato d'un'altra costruzione e due nuraghetti di questa si possono ancora vedere in parte. In uno de' quali nel principio del corrente secolo si scoprì un'urna quadrilunga di metri due e mezzo nel lato maggiore, e dentro la medesima delle grandi ossa (!!)».
Il nuraghe Santu Sciori o San Lussorio è posto su una piccola collinetta da cui si domina gran parte del Campidano, quasi al confine del territorio comunale, sopra un'ansa del fiume Mannu.
Il sito è facilmente raggiungibile percorrendo la strada SP 4.20 in direzione Sa Zeppara per poi svoltare a destra e percorrere la SP 98 in direzione Mogoro. Una volta superato il ponte voltare a destra nella stradina di campagna e proseguire per circa 2 km.
Costruito interamente in roccia basaltica, il nuraghe Santu Sciori presenta una struttura complessa, composta da un bastione polilobato, più da alcune torri antemurali di cui si intravedono i ruderi.
Il nuraghe è in parte occupato da una piccola chiesa costruita negli anni 1970 in onore del santo. Resta visibile la torre centrale, mentre altre torri sono parzialmente coperte dalla cementificazione, dalla vegetazione e da alberi di eucalipto.
A circa 40 metri è presente l'antica chiesa di Santa Caterina costruita su un piccolo nuraghe quasi completamente sommerso dalla terra. 

Sardegna - Nuraghe Adoni, Villanova Tulo

Il nuraghe Adoni è un complesso nuragico risalente all'età del bronzo situato nel comune di Villanova Tulo nella provincia del Sud Sardegna. Il sito sorge su un rilievo di 811 m d'altezza tra la regione storica del Sarcidano e la Barbagia di Seùlo. I primi scavi risalgono alla metà del XIX secolo e vennero ripresi più volte negli anni novanta del XX secolo. L'intero complesso è formato da una torre centrale e da un bastione quadrilobato, circondato da un villaggio. Nel sito sono stati rinvenuti vari reperti quali ceramiche e un frammento di ansa in bronzo del tipo Schnabelkanne.  

 
foto di Bibi Pinna



Sardegna - Nuraghe Saurecci

 

Il nuraghe Saurecci o fortezza nuragica di Saurecci (o Sa Urecci) è una struttura nuragica complessa situata nel comune di Guspini, realizzata sulla sommità di una collina alta 175 metri.
La fortezza dista circa 7 km dal centro abitato ed è visibile percorrendo la strada Santa Maria di Neapolis tra la località Tupa Crebu e la località Corti Arrubia. Nei pressi del sito sono presenti ulteriori monumenti preistorici tra cui: il nuraghe Melas, il nuraghe Uraddili, il menhir Genna Pruinas e Sa Mitza de Nieddinu ad est della fortezza, mentre a nord troviamo la domus de janas di Bruncu Maddeus e il nuraghe Brunk'e s'Orku.
La fortezza ha delle dimensioni considerevoli (copre quasi un'area di 4000 metri quadrati) se si considera anche il punto nel quale è stata eretta. Ha una posizione strategica, infatti dalla sommità della collina nella quale si erge è facilmente visibile la piana del Campidano, compresa la catena montuosa del Linas oltre ai vicinissimi nuraghi complessi di Pabillonis: il Nuraxi Fenu e il nuraghe Santu Sciori. È composta da quattro torri, di cui una sul lato est e due sul lato ovest (compreso il muro perimetrale) risultano essere parzialmente crollate. La cinta muraria, a forma di rombo, raggiunge un'altezza di circa 4 metri con blocchi di roccia basaltica di enormi dimensioni che coprono un perimetro di circa 140 metri. Il sito non è stato mai scavato del tutto. L'unica torre visitabile, quella più intatta delle quattro perimetrali, ha una apertura verso ovest e presenta al suo interno due nicchie e una fessura verso sud est.
Nel suo complesso la struttura risulta essere sommersa dalla vegetazione tanto da essere difficilmente visibile.
Lo stesso Vittorio Angius lo descrive come: «norache posto sulla sommità d’una collina rassomiglia a un gran castello». E ne sottolinea anche la struttura: «La sua curva è di metri 147, e riunisce tre norachi» con una: «cinta (muraria a secco) alta circa 4 metri. Forse l'altezza primitiva era doppia».

venerdì 15 agosto 2025

Sardegna - Nuraghe Appiu, Villanova Monteleone

 

Il nuraghe Appiu è un nuraghe che si trova a circa dieci chilometri da Villanova Monteleone, nella Sardegna nord occidentale, ad una altezza di 500 m s.l.m. ma a breve distanza dal mare. Sulla strada che porta da Villanova Monteleone a Bosa (S.P. interna via Interrios-Montresta), al bivio di Monte Cucu (ex casa cantoniera), si incontra l'indicazione per il Parco archeologico di Nuraghe Appiu. Anche dalla litoranea che collega Alghero a Bosa (S.P. litoranea), si può arrivare al Parco Archeologico percorrendo, per circa 6 km, una stretta strada asfaltata (vicinale Monte Cuccu-Nuraghe Appiu con ampi tratti sterrati e di difficile percorrenza nelle stagioni piovose.
Nuraghe Appiu 1

Le parti alte del nuraghe (nella foto in alto) sono crollate e quindi esso si presenta come un cumulo di grosse pietre alto circa 15 metri. È possibile, anche se con fatica, entrare all'interno del nuraghe dove si trovano due camere, una sopra l'altra. In seguito a una recente campagna di scavi, sta emergendo attorno al nuraghe un villaggio preistorico di notevoli dimensioni (nella foto qui accanto): si tratta di capanne di cui sono stati rinvenuti i muretti a secco e tracce del luogo dove si accendeva il fuoco, con nicchie che servivano da ripostiglio e spazi per la lavorazione dell'ossidiana e la selce. Nel sito si sono rinvenuti una vasca in tufo, strumenti in bronzo e vasellame vario.
Nuraghe Appiu 2
Ad alcune centinaia di metri, addentrandosi in un fitto bosco di querce, si trova un secondo piccolo nuraghe monotorre in discreto stato di conservazione. Privo della copertura, la sua altezza interna non supera i 4 metri. Nelle sue vicinanze si trova una tomba megalitica coperta con lastroni di pietra. Il lato anteriore della tomba, detta Tomba dei Giganti (quasi simile a quella di "Lacaneddhu" sulla S.S. N° 292 Alghero-Villanova M. a circa un kilometro dalla casa cantoniera "Monte Fulcadu"), presenta un semicerchio di pietra che forse delimitava uno spazio legato al rito funebre. Il sentiero che porta a questi due monumenti, è bordato delle pietre poste a circa 15-20 metri l'una dall'altra.-

Sardegna - Nuraghe Orolo

 

Il nuraghe Orolo è un monumento archeologico situato nella subregione del Marghine, in territorio del comune di Bortigali, ad una quota di 785 metri, da dove si osserva una vasta porzione di territorio della Sardegna centrale. Si tratta di un nuraghe trilobato particolarmente importante per via della sua posizione, delle dimensioni e dello stato di conservazione.
Il sito si trova alle falde del monte Cuguruttu (867 metri), in una posizione che spazia dal vicino monte Santu Padre (1.025 metri) ai più lontani monti del massiccio del Gennargentu ed alla piana del fiume Tirso. Nelle immediate vicinanze sono presenti altri interessanti siti archeologici: il complesso nuragico ed il dolmen di Carrarzu Iddìa, i nuraghi Tintirriòlos, Coàttos e Pranu 'e Rùos e le domus de janas di Órolo.
Nel 1998 sono stati condotti dei lavori di restauro orientati al consolidamento della struttura ed alla pulizia interna ed esterna. Lo scavo non è stato approfondito fino al livello di fondazione e, conseguentemente, non è stato possibile stabilire una datazione precisa, né per il monumento né per le strutture circostanti. I pochi frammenti ceramici raccolti costituiscono solo un indizio di frequentazione dell'area tra la terza fase del Bronzo medio e l'età del Bronzo finale (circa dal 1500 al 900 a.C.) con sporadiche presenze in età romana fino al V secolo d.C. circa.
l nuraghe è formato da una torre centrale a due piani con copertura a thòlos e da un corpo anteriore, aggiunto in epoca successiva[senza fonte], costituito da due torri minori raccordate da una cortina dall'andamento lievemente concavo.
Il cosiddetto mastio è alto tra i 13 ed i 14 metri e presenta, nei filari di base, una muratura esterna costituita da grandi blocchi di trachite squadrati grossolanamente. I blocchi diventano più regolari e più piccoli nella parte alta.
La camera inferiore è raggiungibile mediante un andito rettilineo che attraversa prima l'ingresso architravato più recente e poi l'ingresso originario. Ha una pianta pressoché circolare (del diametro di circa 5 metri) ed è alta 6,60 metri. Si articola in tre grandi nicchie disposte a croce, con altre quattro molto più piccole. La copertura è attualmente sfondata mancando i filari terminali; ciò permette di vedere, dal pavimento della camera inferiore, la volta della camera superiore.
Nella parete destra dell'andito che porta alla camera inferiore si apre l'ingresso trapezoidale della scala. Questa è stata una delle scoperte più interessanti avvenute durante il restauro del 1998, in quanto precedentemente era ingombra dai massi di crollo. Realizzata all'interno della spessa muratura, sale con andamento elicoidale dal piano terra al piano di svettamento della torre, con 56 gradini quasi regolari per alzata e per pedata. Un particolare interessante è la presenza di sei feritoie realizzate tutte al livello delle pedate per illuminare i gradini.
Alla camera superiore vi si accede da un pianerottolo della scala ed ha una pianta irregolare (circa 3,30×4,60 metri), con due grandi nicchie. La thòlos è in ottimo stato di conservazione ed è alta 5,90 metri. È illuminata da una grande porta/finestra esposta a sud-est ed è arricchita da due pozzetti-ripostiglio, profondi circa 3 metri, con accesso posto a livello del pavimento. Verosimilmente dovevano servire, oltre che come deposito per materiali, come espediente tecnico per distribuire i pesi e le spinte gravanti sulla struttura della torre, analogamente a quanto riscontrato anche in altri nuraghi complessi.
Gli ingressi alle torri laterali si aprono nell'andito che porta alla camera inferiore della torre principale. La torre destra ha la copertura distrutta e si conserva per un'altezza variabile da 1,65 a 5,25 metri. La torre sinistra, invece, ha la thòlos integra (5,40 metri) e presenta una piccola feritoia per l'illuminazione.
Nella vasta area esterna (circa 2.000 metri quadrati) sono visibili le tracce di una decina di strutture circolari e rettangolari, nonché di un antemurale.
Riguardo al toponimo Òrolo, esso fa parte di una ricca serie di toponimi indigeni, inizianti con orol- tutti localizzati in località di montagna o in altura, e indiziati di appartenere al sostrato prelatino. Esso infatti concorda con l'onomastico trace di Òrolos, che si interpreta come significante aquila, e che trova conferma pratica nell'ornitonimo sardo (prelatino) di th-orolia gheppio, poiana.

(foto dal Web)

Sardegna - Nuraghe Su Mulinu, Villanovafranca

 

Il nuraghe Su Mulinu è un sito archeologico situato nel territorio del comune di Villanovafranca, nella provincia del Sud Sardegna. Il nuraghe si trova a meno di un chilometro dal paese, su una dorsale che domina il Flumini Mannu.
Si tratta di una costruzione che risale al 1800 a.C. , che ha la particolarità di essere composta da diversi tipi di costruzioni come un corridoio nuragico (la parte più antica dell'edificio) e torri a falsa cupola. Il sito fu successivamente riutilizzato nell'era punica, romana e medievale. Le torri a falsa cupola (thòlos) a volta risalgono alla recente età del bronzo e all'età del bronzo finale (XIV-XII secolo a.C.).
All'interno di una torre è stato ritrovato l'unico esempio di altare nuragico della prima età del Ferro (950-750 a.C.) costituito da una pietra scolpita a motivi verticali con un'effigie della dea Luna. Questa formazione nuragica è protetta dall'Articolo n°9 della costituzione italiana.
Venne scavato a più riprese, a partire dal 1983, dall'archeologo Giovanni Ugas.

(foto da ArcheOSardinia)

Sardegna - Nuraghe Voes

 


Il nuraghe Voes si trova in territorio di Nule ed è uno dei complessi nuragici più maestosi dell'intera Sardegna. È l'epicentro di un'area dove sono presenti diversi nuraghi, fra questi il nuraghe trilobato Launidde, e la tomba dei giganti di Isporo indagati da Antonio Taramelli nel 1931. Gli altri nuraghi complessi non seguono il modello trilobato, tra questi si notano i nuraghi Appiu (Benetutti) e Costa (Foresta Burgos). Il nuraghe monotorre di Eddutta, il protonuraghe Duscamine nuraghe a corridoio, che si erge sull'altopiano alla quota di 720 metri s.l.m., attorno si rilevano tracce di capanne che probabilmente costituivano un villaggio.
L'intero complesso rappresenta un importante esempio di architettura megalitica. Il nuraghe è il risultato di una progressione edilizia: un nucleo primitivo, al cui si addossa una costruzione secondaria, comprendente l’atrio d’ingresso, le celle e le gallerie di collegamento. La torre principale, che in origine era su due piani, al momento attuale si conserva solo la parte inferiore, presenta una interessante camera cupolata. Il nuraghe ha una struttura architettonica complessa: è un nuraghe trilobato e a profilo concavo-convesso, con al piano terra 4 camere di forma circolare e copertura a tholos. La struttura in parte richiama il Nuraghe Santu Antine di Torralba. L'ingresso al bastione, al momento per gran parte interrato, si apre sul lato meridionale e immette, dopo un breve corridoio, in un piccolo cortile rettangolare: sulle pareti, di questo locale a cielo aperto, si aprono gli ingressi dei corridoi che conducevano alla camera della torre centrale e ai vani delle due torri secondarie. Queste ultime erano collegate agli ambienti della torre secondaria attraverso corridoi rettilinei, disposti su due livelli, innestati all'interno della massa muraria del bastione: i vani di collegamento, a sezione ogivale, sono stati realizzati con lo stesso sistema costruttivo del nuraghe Santu Antine.
L'archeologo Francesco Nissardi, già allievo dello Spano, tecnico della règia soprintendenza, da tempo sapeva di questo importante monumento e nell’autunno del 1906, con liberalità, lo fece conoscere all'archeologo inglese Duncan Mackenzie e all’architetto disegnatore F.H. Newton, durante la prima delle sue diverse visite fatte in Sardegna.

(foto Sardegna Sacra)

Sardegna - Nuraghe Serbissi

 


Il nuraghe Serbissi è un complesso nuragico risalente ai secoli XVIII-X a.C. situato nel comune di Osini nella provincia di Nuoro. La sua particolarità risiede nell'essere stato costruito sopra una grotta naturale calcarea a due entrate. Il sito sorge sull'altopiano calcareo di Taccu a 960 m s.l.m. nel Comune di Osini ed è costituito da diverse torri circolari a thòlos e da un piccolo villaggio di capanne. Nei pressi del nuraghe sono presenti anche due tombe di giganti. Il complesso fu utilizzato dall'età del Bronzo antico a quella del Bronzo finale.
Il complesso nuragico è formato da una torre centrale (mastio) alta 6,3m affiancata da altre tre torri più piccole, intorno alle quali sono disposte otto capanne di forma circolare. L'accesso alle torri avviene da un piccolo cortile.

Sardegna - Nuraghe Mannu, Dorgali



Il nuraghe Mannu è un sito archeologico, risalente alla Civiltà nuragica, che sorge a circa 180 metri dal livello del mare e domina dall'alto il paese di Cala Gonone. Esattamente si trova sulla costa orientale della Sardegna, al centro del golfo di Orosei in provincia di Nuoro nel territorio del comune di Dorgali. Il nuraghe, nonostante sorga in una posizione scomoda da raggiungere è parzialmente visibile dal basso e dalla costa. Attualmente tutta la zona limitrofa e circostante il sito è oggetto di ricerche e scavi archeologici. Il primo esploratore della zona è stato Antonio Taramelli che nel 1927 denunciava lo scempio che le genti del luogo facevano, ovvero, utilizzavano le pietre del monumento per la costruzione di proprie abitazioni e strade. Lo studioso scoprì l'edificio più settentrionale e quello più meridionale risalenti all'Epoca Romana.
Il nuraghe Mannu è un monotorre di piccole dimensioni, è alto 4,70 metri nella parte più alta ed è costruito con grandi pietre poliedriche di roccia basaltica e trachite. La facciata principale sovrasta il tratto di costa montuoso soprastante la spiaggia di cala Fuili, si presenta ad est con un ingresso di forma trapezoidale alto 1,40 metri, largo 1,10 m alla base, e misurato 0,60 m nella parte superiore. Si rileva la presenza di una scala, la quale però era presente solo in passato visto che non è del tutto integra ai giorni nostri. La stanza principale è di forma ellittica/irregolare al suo interno manca comunque un'articolazione di vari ambienti; notiamo la presenza di diverse nicchie poste a breve distanza l'una dall'altra che caratterizzano il tempio. La struttura del nuraghe è particolarmente modesta rispetto alla grande estensione del villaggio nuragico che sorge ai suoi piedi. Il villaggio è costituito da varie capanne a pianta circolare fatte di pietre non levigate e di costruzioni a pianta rettangolare costruite con pietre squadrate poste una sopra l'altra senza nessuna lega di coesione.
La funzione di questa grossa ed imponente struttura si presume potesse essere quella di "torre di avvistamento", il nuraghe sorge vicino ad un altro sito archeologico più grande "Su Nuragheddu" che pare avesse anche la funzione di difendere la popolazione da attacchi esterni. Quindi le nicchie erano delle semplici postazioni di guardia e non delle feritoie come gli studiosi hanno ipotizzato all'inizio.
Nei reperti individuati sono stati trovate incisioni a forma di spina di pesce, di una croce apicata con una sbarretta alla base e di linee a zig - zag. Questi, sono probabilmente simboli sacri solitamente rappresentati su steli decorate. Frammenti di laterizi e di ceramica romana sono stati ritrovati intorno al Nuraghe. Il gruppo di occupazione giovanile che lavora nel territorio di Dorgali/Cala Gonone ha portato alla luce dei frammenti di vasi e tazze risalenti all'età nuragica; mentre altri cocci ritrovati vicino al muro di cinta, appartengono ad olle a corpo globulare ed a tegami composti da impasti grezzi mal cotti.

(foto dal sito del Museo Atcheologico di Dorgali)


Sardegna - Nuraghe Is Paras, Isili

 


Il nuraghe Is Paras ("i frati"), si trova ad Isili, un paese della provincia del Sud Sardegna, nella regione storica del Sarcidano, in una posizione strategica a dominio dei sottostanti territori aperti verso Occidente. La sua forma è quella di un nuraghe trilobato, formato cioè da un bastione triangolare con tre torri agli angoli. Risale al XV secolo a.C. e originariamente era un nuraghe monotorre, di pianta circolare dal diametro di 12,50 metri per 12,70 metri, edificato con blocchi di calcare bianco tagliati in modo piuttosto regolari.
L'ingresso si trova esposto a mezzogiorno ed è sopraelevato rispetto al piano di campagna. Tramite il corridoio si accede alla camera principale voltata con una thòlos alta ben 11,80 metri di altezza, la più elevata in tutta la Sardegna nuragica e seconda, per quel periodo, solo alla tomba di Agamennone.
Il centro della camera è occupato da un pozzo circolare, mentre su una parete, in posizione sopraelevata, si trova l'accesso del vano scala per accedere ai piani superiori, i quali erano raggiungibili dal pianterreno probabilmente tramite una scala in legno.
Successivamente, tra il secolo XIII e il XII a.C., fu aggiunta una torre più piccola, fu spostato l'ingresso ad est e poi creato un cortile tra le torri.
Verso il XI secolo a.C. furono costruite altre due torri che furono raccordate tramite bastioni. Tutto il complesso fu successivamente racchiuso da un antemurale munito a sua volta di altre torri. All'esterno si trovava il villaggio nuragico, attualmente non ancora scavato.
Gli scavi del complesso nuragico risalgono al 1974 ad opera dell'archeologa Maria Ausilia Fadda. Sono poi proseguiti nel 1975-1977, sotto la direzione di Alberto Moravetti.
Molto resta ancora da scavare e l'attuale campagna è condotta dall'archeologa Tatiana Cossu.

(foto da Sardegna verso Unesco)

Sardegna - Nuraghe Nieddu, Codrongianos

 
Il nuraghe Nieddu è un sito archeologico nuragico, risalente al II millennio a.C., situato nel comune di Codrongianos, in provincia di Sassari. È collocato su una piccola altura da cui si può apprezzare il panorama circostante. Si tratta di un nuraghe monotorre di circa 11 metri d'altezza con copertura a tholos. Venne costruito utilizzando grandi blocchi di basalto scuro che, assieme ai licheni di color giallo, ne caratterizzano la colorazione (da cui deriva il nome, infatti nieddu in lingua sarda significa nero, scuro).
Nella torre sono presenti due aperture: un ingresso nella base, ancora parzialmente interrato e, quasi sulla sommità, un finestrone.

Sardegna - Nuraghe La Prisgiona, Arzachena

 

Il nuraghe La Prisgiona è un sito archeologico nuragico (occupato dal XIV fino al IX secolo a.C.), situato nella valle di Capichera nel comune di Arzachena, in provincia di Sassari. Il complesso è composto da un nuraghe e da un villaggio di circa 90-100 capanne, distribuito su cinque ettari. Per via della sua grande estensione e del numero di edifici il sito è considerato unico nel contesto nuragico gallurese. Nelle vicinanze è situata inoltre la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu. Il complesso nuragico è stato oggetto di diverse campagne di scavo condotte dalla archeologa Angela Antona.
Il nuraghe, di tipo complesso a thòlos, tipologia piuttosto rara in Gallura, controlla un'area di diversi chilometri quadrati; il suo ruolo prominente è confermato dalla dimensione, dalla complessità della sua stessa struttura architettonica. Secondo Giovanni Lilliu le maestranze che lo costruirono provenivano probabilmente dalla regione del Logudoro.
L'edificio ha una torre centrale (mastio) e due torri laterali che formano un bastione. L'ingresso del mastio è contraddistinto da una massiccia architrave di 3,20 m di lunghezza. La camera centrale possiede una falsa cupola alta più di 8 metri, ed è dotata di tre nicchie. Il bastione è ulteriormente protetto da una muraglia che delimita un ampio cortile.
All'interno del cortile è presente un pozzo di oltre 7 metri di profondità e ancora oggi funzionante. Nella fondo del pozzo sono stati rinvenuti numerosi reperti ceramici. Tra questi ci sono molte tipologie askoidi, abbellite con elaborate decorazioni e recanti tracce di riparazioni, indizi che danno prova del loro valore. Gli askoi non erano destinati a contenere semplicemente i liquidi, ma sono chiaramente destinati ad altri usi.
La "capanna delle riunioni" è un edificio a pianta circolare che si trova, forse non casualmente, a breve distanza dal pozzo. La panchina interna a forma di anello poteva ospitare 12 persone. L'importanza del luogo è ulteriormente confermata dalla scoperta di un vaso di forma e decorazione piuttosto inconsueta. Il vaso era probabilmente utilizzato per contenere una bevanda, forse un decotto o un distillato, il cui consumo era forse limitato ad un piccolo numero di persone, probabilmente le 12 persone che partecipavano alle riunioni.
Il villaggio si estende intorno al nuraghe e consiste di circa 90-100 capanne, anch'esse a pianta circolare. Durante lo scavo delle primi 15 capanne, gli archeologi notarono immediatamente la loro organizzazione in piccoli blocchi tra i quali si intersecano una serie di viuzze lastricate. Un blocco composto da 5 capanne rivelò specifiche attività artigianali, permettendo di approfondire come avvenisse la produzione di manufatti su larga scala, destinati non solo alle persone e le famiglie del luogo ma un mercato più ampio.
Sebbene gran parte del villaggio sia ancora sotto terra, la parte rimessa alla luce suggerisce che era abitato da una comunità dinamica, organizzata e che intesseva rapporti con gli altri popoli del Mediterraneo.

(foto da Arzachena Turismo)

Sardegna - Nuraghe s'Ulimu, Ulassai

 

Il nuraghe s'Ulimu è un nuraghe situato nel comune di Ulassai, nella subregione barbaricina dell'Ogliastra, in provincia di Nuoro. Situato nel tacco meridionale di Ulassai, ad una altezza di 720 m sul livello del mare, si affaccia sulla vallata di "Pauli" e "Godditorgiu". La zona è fortemente popolata di pastori e di grosse greggi di capre, pecore e vacche. La sua fondazione è risalente tra il Bronzo Medio e il Bronzo Finale (1500-900 A.C). Rimane isolato ma molto vicino ad altri complessi nuragici delle vicinanze, infatti nei dintorni si trovano 8 Domus de janas 3 Tomba dei giganti 1 Dolmen e 3 villaggi nuragici questi ultimi ancora mezzo sepolti.
La sua struttura è a carattere ciclopico, è costituita da due massicce torri, una in buono stato di conservazione, l'altra in parte crollata, unite da una spessa cortina. La torre integra è collocata su una grossa rupe calcarea, al suo interno la falsa cupola a thòlos è priva dell'ultima lastra a causa dell'esigenza dei pastori che utilizzarono tale cupola come canna fumaria nel periodo invernale. Il nuraghe sino alla fine dell'Ottocento era utilizzato come capanno per i pastori. L'ingresso è rivolto a sud, con apertura alta 1.10 e larga 0.85, si penetra per un corridorio lungo 3.40 m che porta ad una vasta cella circolare di m 4.70 di diametro. A ovest della cella è presente una nicchia a sezione ogivale larga 1.30 alta 2.00 e profonda circa 2 metri.
Prima della stanza sulla sinistra si apre una comoda scala elicoidale che porta al piano superiore. L'altezza della stanza è di 7.00 metri, la torre ha un diametro totale di 12 metri.
La torre distrutta invece è un po' più piccola, la circonferenza misura 10 metri, a nord-est è visibile una feritoia ad una altezza di 5.00 metri dal piano del bastione. L'edificio monco ad una altezza di 4 metri ed internamente è ricoperto da materiale di crollo. nella parte esterna delle torri c'è una spessa muraglia circolare larga 3 metri alta oltre 4, che nel lato sud-est rende inaccessibile la costruzione. La stessa muraglia si abbassa nella parte nord-ovest ma prosegue rettilinea per 14 metri sino a congiungersi con una grossa roccia. Un altro pezzo di muraglia è lungo 14 metri e a metà presenta una piccola apertura con architrave alta 1.50 m. L'insieme delle due torri misura 25 m da est a ovest e 24 da nord a sud.
L'architrave interno della torre integra risulta in serio pericolo, rendendo la struttura pericolosa e non fruibile per questioni di sicurezza.
Nel nuraghe non sono stati mai eseguiti scavi di alcun genere, gli unici studi sono dell'archeologo Fernando Pilia che nel suo sopralluogo avvenuto a più riprese negli anni Ottanta Novanta rinvenne 5 frammenti di ceramica. due grossi d'impasto impuro e di pessima cottura, due sottili di ottima cottura.
Nel 1936 all'interno della torre integra, nell'unica nicchia presente venne trovato il cadavere di un giovane pastore ulassese scomparso nel 1912 in quella zona. Il cadavere era di Sisinnio Corgiolu noto "Prantalada" assassinato e nascosto li per oltre un ventennio.


(foto in alto (c)Nuragando.net)

giovedì 14 agosto 2025

SPAGNA - Villa romana di Centcelles

 

La villa romana di Centcelles è uno dei monumenti romani più importanti della Spagna. Edificata nel territorio dell'attuale comune di Constantí, a 7 km dalla città di Tarragona (l'antica Tarraco). La presenza di un mausoleo con affreschi paleocristiani e mosaici nella cupola fa di questo edificio uno dei più importanti dell'arte romana in Spagna; si ritiene che il mausoleo sia stato eretto per ospitare la tomba dell'imperatore Costante I, figlio di Costantino I, ucciso nel 350 in località oppidum Helena. Insieme al «Complesso archeologico di Tárraco», di cui fa parte, è stata inserita nella lista dei siti patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Centcelles si trova tra il fiume Francolí e la città di Constantí, lungo la strada romana che porta dalla città di Tarraco all'entroterra della provincia romana dell'Hispania Tarraconensis.
Il sito fu studiato dall'Istituto archeologico germanico a partire dal 1956. La fase più antica e peggio documentata è quella repubblicana, epoca di prima occupazione del sito. Nel I-II secolo vi fu eretta una villa, di cui è nota solo la parte agricola, con i dolia per la conservazione dei prodotti. Nel III secolo il complesso fu rinnovato, per poi essere abbandonato alla fine di quel secolo o all'inizio del successivo.
Nel IV secolo il complesso fu completamente rinnovato, ridisponendolo in direzione est-ovest al di sopra delle strutture precedenti; il complesso tardo-imperiale aveva una facciata di 90 m e una pianta rettangolare includeva la zona termale e due sale coperte a cupola. La zona termale era collegata a un complesso di stanze insistenti su di una corte interna, a oriente della quale vi sono due sale a cupola, una quadrilobata, l'altra circolare. Il complesso è completato da un corpo orientale.
Il progetto fu però modificato in corso d'opera: a una delle due sale a cupola (diametro 10,70 m, altezza 13,60 m) fu aggiunta una cripta e la sala fu convertita a mausoleo (è questa l'unica delle due sale conservatasi), il complesso termale non fu terminato, ma fu sostituito in seguito con un complesso più piccolo.
Del Mausoleo, solo piccoli frammenti dell'affresco si sono conservati: una scena di caccia, un ritratto femminile, alcuni edifici, forse i resti di una raffigurazione urbana.
Il mosaico della cupola è diviso in quattro fasce concentriche, separate da motivi geometrici. La fascia più esterna raffigura una scena di caccia; la seconda fascia raffigura sedici scene tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento, tra cui quella del Buon Pastore.
La fascia più piccola è divisa in otto scene, di cui quattro raffiguranti le stagioni e quattro personaggi in trono, alcuni dei quali indossano vesti e decorazioni in oro e porpora, riservate agli imperatori.
La sommità della decorazione musiva è separata dalla fascia precedente da una decorazione geometrica; di essa restano alcune teste.


SPAGNA - Villa romana La Tejada

 

La villa romana La Tejada è una villa romana situata a Quintanilla de la Cueza , nel comune spagnolo di Cervatos de la Cueza , provincia di Palencia , comunità autonoma di Castilla y León . Si trova ai piedi di un leggero rilievo, nella località detta " Tejada " , a nord-ovest della città, a circa 500 metri dalla riva destra del fiume Cueza . È stato dichiarato Bene di Interesse Culturale il 13 giugno 1996. Per quanto riguarda la cronologia del sito, sembra chiara l'esistenza di un habitat già a partire dal  II secolo , con un picco alla fine del  III secolo e nel corso del IV secolo . Alla metà del  V secolo si verificò il declino ed il progressivo abbandono dell'abitato. Dalla sua scoperta, nel 1970, sono state effettuate successive campagne di scavo che hanno portato alla luce un possibile recinto termale appartenente ad un edificio residenziale signorile, simile a quelli esistenti sull'altopiano in epoca tardo imperiale .
L'area scavata mostra solo una parte dell'area totale che occuperebbe la villa, che apparentemente si estendeva a nord e ad ovest delle costruzioni conosciute. Quanto scoperto è raggruppato in tre diversi blocchi:
- Tredici vani disposti secondo l'asse nord-sud, con pareti in muratura di calcare e malta di calce, alternate a corsi di mattoni.
- Ampio corridoio orientato da est a ovest, nella zona settentrionale del quale si aprono sei ambienti pavimentati a mosaico .
- un insieme di reparti, forse un magazzino, con orientamento approssimativo nord-sud.
In genere i muri principali sono costituiti da una seduta di ciottoli a terra su cui poggia il muro in muratura. Sopra ci sarebbe un muro di mattoni . I muri divisori erano costituiti da un basamento di ciottoli e muri di mattoni crudi . In alcuni locali, normalmente quelli adibiti ai forni, la parete in muratura si alterna a mattoni o ad un nucleo di malta di pietra e tegole.
Le stanze più nobili avevano generalmente stucchi con pitture murali con decorazioni geometriche, vegetali o finto marmo. Tra le strutture archeologiche rinvenute, gli ipocausti e i mosaici si distinguono per abbondanza e varietà.

SPAGNA - Mérida, Anfiteatro romano

 


L'anfiteatro romano di Mérida (in spagnolo Anfiteatro de Mérida) è un anfiteatro romano in rovina situato nella colonia romana di Emerita Augusta, l'odierna Mérida, in Spagna. La città stessa, Emerita Augusta, fu fondata nel 25 a.C. da Augusto, per ricollocare soldati emeriti congedati dall'esercito romano da due legioni veterane delle guerre cantabriche (la Legio V Alaudae e la Legio X Gemina). L'anfiteatro stesso fu completato nel 8 a.C. Il termine emerito si riferisce ai soldati, tutti congedati con onore dal servizio. La città divenne capoluogo della provincia romana della Lusitania.
L'anfiteatro fa parte dell'insieme archeologico di Mérida, uno dei siti archeologici più grandi ed estesi della Spagna che è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1993.
L'anfiteatro fu inaugurato nell'anno 8 a.C. Questo edificio era destinato a combattimenti di gladiatori e combattimenti tra belve o uomini e bestie (venationes)(nell'immagine a sinistra, un bassorilievo in marmo proveniente dall'anfiteatro). L'anfiteatro ha una forma ellittica con un asse maggiore di 126 metri e uno inferiore di 102 metri, mentre l'arena misura di 64x44 metri rispettivamente. L'arena era coperta di sabbia e al centro aveva una fossa bestiaria al centro, che era ricoperta di legno e sabbia. Questa fossa veniva usata per ospitare gli animali prima che venissero rilasciati nell'arena.
Il suo design consiste in una tribuna con ima, media e summa cavea e un'arena centrale. Le tribune avevano una capienza di circa 15.000 spettatori e avevano scale di sostegno e corridoi ( scalae) che collegavano internamente le diverse parti. L'ima cavea aveva una fila riservata all'élite locale e altre dieci al pubblico. C'erano anche due tribune situate ai lati dell'asse minore: una sopra l'atrio principale e l'altra di fronte. Sotto di essi si trovava l'iscrizione monumentale da cui si può datare l'anfiteatro.

SPAGNA - Mérida, Teatro romano

 

Il Teatro romano di Mérida è uno storico teatro della città spagnola di Mérida, in Estremadura (Spagna meridionale), costruito nel 15-16 a.C. per volere di Marco Vipsanio Agrippa. Tra i teatri romani meglio conservati al mondo e considerato il teatro romano meglio conservato in Europa, è annoverato - unitamento al contiguo anfiteatro romano - dall'UNESCO nel patrimonio dell'umanità.
È tuttora utilizzato per rappresentazioni classiche, in particolare durante il Festival de Teatro Clásico che si svolge ogni estate dal 1933 ed è visitato da circa 100.000 turisti l'anno.
Il Teatro romano di Mérida si trova a sud dell'anfiteatro romano e nelle vicinanze di altri monumenti cittadini, quali il Museo Nacional de Arte Romano, il Museo de Arte Visigodo, l'Arco di Traiano, ecc.
Tra il 1910 e il 1915, iniziarono gli scavi, che riportarono alla luce la struttura, che si svolsero sotto la guida dell'archeologo José Ramón Mélida Alinari.
Il teatro ha un diametro di 95 metri e può ospitare circa 6.000 persone.
La scena, che si deve ad un rifacimento della fine del I o degli inizi del II secolo, è stata ricostruita per due ordini di colonne corinzie. L'orchestra è costituita da un semicerchio del diametro di 30 metri.
Dietro al teatro, si trova un giardino.

SPAGNA - Mérida, Bacino e diga di Proserpina

 


Il bacino di Proserpina con annessa diga di Proserpina è un bacino di origine romana costruito a partire dal l secolo I a. C. e situato 5 km a nord di Mérida in Spagna. Raccoglie le acque di due torrenti e ha una capacità di intorno a 4 hm³ (la foto, del TCI, è del 1955)
Il buono stato di conservazione odierno del bacino romano si deve al fatto che, dopo la caduta dell'Impero romano, oltre la sua funzione di rifornimento di Augusta Emerita attraverso l'Acquedotto dei miracoli, il lago artificiale è sempre stato una popolare zona di balneazione e ricreativa, per cui si continuò a manutenerlo e modificarlo.
Il bacino di Proserpina, nonché quello di Cornalvo, fanno parte dell'Insieme archeologico di Mérida, dichiarato Patrimonio dell'Umanità nel 1993 dall'UNESCO.
Per secoli il bacino è stato conosciuto come "Charca de la Albuera" o "Albuhera de Carija" (dall'arabo Albufera, laguna), perché raccoglie l'acqua dell'Arroyo de la Albuhera, affluente del fiume Aljucén, e del suo intorno al Monte Carija. Nel XVIII secolo fu scoperta una lapide in cui era invocata la dea Ataecina-Proserpina, che da allora assume l'attuale nomenclatura.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'Acquedotto dei miracoli che alimentava d'acqua la città cadde in disuso, ma la diga di terra con il suo muro di contenimento è rimasta in uso.
Nel 1479 nei suoi pressi fu combattuta la battaglia di La Albuera tra le truppe castigliane di Isabella I la cattolica e le forze portoghesi di Giovanna la Beltraneja, nel quadro della Guerra di successione castigliana.
Il bacino, che comprende 72 ettari, raccoglie sia l'acqua della pioggia sia quella che apportano due ruscelli, Le Adelfas e Le Pardillas. Anche se l'opera originale è romana, lungo i secoli ha subìto numerosi rimodellamenti.
La diga, che misura 428 m di lunghezza e 21 m di altezza massima, ha forma digradante a gradini formati da conci regolari di granito. In questa zona si addossano nove contrafforti di sezione rettangolare che presentano anche una configurazione sfalsata. Sul lato opposto, la diga è rinforzata con un ampio spallamento di terra.
Durante i lavori di pulizia iniziati nel 1991, per i quali l'invaso è stato prosciugato, è stata scoperta la base della diga e si è riscontrato che i contrafforti hanno una forma curva nella parte inferiore. È stato suggerito che potrebbe trattarsi di una prima diga alta sei metri, costruita durante la fondazione della città alla fine del I secolo a.C. e che fu ampliata qualche tempo dopo, nel II secolo d.C. Sul lato a valle della diga sono presenti due torri di captazione per regolare il deflusso delle acque verso la città.
L'acquedotto dei miracoli portava l'elemento liquido ad Augusta Emerita.
Sono due i quartieri emeritensi che condividono il bacino di Proserpina, la Colonia di Proserpina e il Cuarto de Albuera, che sono separati dalla diga romana. L'invaso è una zona balneare e ricreativa molto frequentata nella stagione estiva, che dispone di diversi stabilimenti balneari e di un percorso perimetrale lungo 6 km molto frequentato da escursionisti e sportivi. 

SPAGNA - Mérida, Tempio di Diana


Il Tempio di Diana, a Mérida, è una denominazione popolare, dal XVII secolo, nonostante non fosse consacrato alla dea Diana ma al culto imperiale.
L'edificio appartenente al foro della città. È uno dei pochi, di carattere religioso, che si conserva in uno stato soddisfacente. Nonostante il nome, assegnato erroneamente all'atto della sua scoperta, l'edificio era dedicato al culto imperiale. La sua costruzione risale alla fine del I secolo a.C. o agli inizi del I secolo, in età augustea.
Di forma rettangolare, e circondato da colonne in stile corinzio su tamburi, ha la facciata rivolta verso il foro. Questo paliotto era formato da un insieme di sei colonne (esastilo) terminate da un frontespizio. Un contributo all'attuale conservazione dell'edificio è stato quello di essere stato inglobato nel Palazzo del Conte di Los Corbos, in stile rinascimentale, i cui resti sono ancora visibili nella sala interna del tempio. Nella sua costruzione venne impiegato essenzialmente del granito.  
 

 


CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...