La quasi totale assenza di templi nella zona di Stabia fa pensare che molto probabilmente questi furono rasi al suolo durante l'occupazione di Silla: tuttavia alcuni resti accertano la presenza di diverse strutture sacre come un tempio dedicato a Ercole, uno a Diana, uno ad Atena, uno a Cibele e quello più importante del Genius Stabianum.
Il tempio di Ercole era ubicato sulla Petra Herculis, conosciuto con il nome di scoglio di Rovigliano, ossia un isolotto calcareo posto a circa duecento metri dalla costa, a pochissima distanza dalla foce del fiume Sarno, nella zona chiamata Rovigliano: la leggenda vuole che Ercole, di ritorno dalle sue fatiche, staccò un pezzo di roccia dal monte Faito e lo scagliò in mare formando così l'isola. Il nome di Rovigliano invece deriva, secondo gli archeologi, o dal cognome di un'antica famiglia romana, la gens Rubilia oppure dal console Rubelio, proprietario dello scoglio, o ancora dal termine latino robilia, ossia delle piante leguminose, simile alle cicerchie, che crescevano abbondanti nella zona dell'ager. Del tempio di Ercole rimangono pochissime tracce, come un pezzo residuo di muro in opus reticulatum e il ritrovamento, durante lo scavo delle fondamenta di una torre, di una statua in bronzo raffigurante Ercole, andata perduta. Altra testimonianza che nell'antichità l'isola fosse dedicata a Ercole sono alcune righe scritte da Plinio il Vecchio: «A Stabiae, in Campania, allo Scoglio di Ercole i melanuri, mangiano il pane gettato in mare, ma, non si accostano a nessun cibo infisso sull'amo.» (Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXII libro)
L'isolotto nel corso dei secoli è stato poi utilizzato per i più svariati motivi: nel VI secolo fu fatta costruire un'abitazione privata, nel XII secolo divenne prima un monastero poi una chiesa e infine nel XVI secolo fu costruita una torre, ancora visibile, a difesa delle incursioni saracene. Nel 1931 vi fu perfino aperto anche un ristorante, che ebbe però ben poca fortuna: lo scoglio di Rovigliano versa in condizioni di degrado.
Il tempio di Diana era ubicato nella frazione di Pozzano, all'estremità sud dell'ager stabianus, sulla collina dove sorge la basilica della Madonna di Pozzano. Fu infatti durante uno scavo presso il giardino della chiesa, nel 1585, che riaffiorarono alcuni resti di un tempio pagano, tra cui un'ara che presentava particolari raffigurazioni come teste di cervo, fiori e frutti: proprio da questo ritrovamento gli archeologi hanno attribuito il tempio al culto di Diana. In seguito sull'ara fu montata una colonna con una croce sulla sommità e il tutto fu collocato a breve distanza dalla basilica di Pozzano, nei pressi di un belvedere: per preservarne l'importanza storica l'ara è stata sostituita con una copia mentre l'originale è ora custodito all'interno di Villa San Marco.
Il tempio di Atena, conosciuto anche come santuario extraurbano, è stato riportato alla luce nel 1984, in località Privati, sulle sponde del Rivo Calcarella, nella zona collinare di Castellammare di Stabia, per una superficie di circa duecento metri quadrati. Il tempio risale al periodo sannita, costruito probabilmente intorno al IV secolo a.C. ed ha conservato una grande quantità di manufatti. Non si è ancora accertato a chi fosse dedicato il culto: tra le varie ipotesi c'è quella più accreditata di Atena per il ritrovamento di una statuetta raffigurante la dea, molto simile a un'altra ritrovata nel tempio nei pressi di Punta Campanella proprio dedicato alla dea della saggezza; secondo altri invece era dedicato al culto della sfera della fecondità o ancora ad Afrodite o Artemide. Tra i reperti più importanti rinvenuti in questo tempio è una lastra con la testa di Ercole, d'ispirazione ellenistica, realizzata tra il IV e il III secolo a.C. e dalle dimensioni di trentatré centimetri di lunghezza e trentadue di larghezza: nell'antica Stabia il culto di Ercole era molto sentito poiché secondo la leggenda era il fondatore della città.
Il tempio di Cibele è stato scoperto nel 1863, in località Trivione, a Gragnano, a seguito dei lavori di ampliamento di una strada: si tratta di colonne in piombo, disposte circolarmente, al centro del quale è posto un ceppo sepolcrale. Secondo la ricostruzione degli archeologi il tempio si trovava in una radura, protetto da boschi, e il culto era appunto dedicato a Cibele, per i romani Rea: intorno all'edificio sacro danzavano i coribanti e spesso si svolgevano riti orgiastici, culto importato dall'antica Grecia.
Il tempio del Genius Stabianum è stato riportato alla luce nel 1762 e dopo la sua esplorazione nuovamente interrato: nonostante si disponga di diverse mappe, non è stata ancora chiarita la sua posizione, anche se si suppone che si trovi tra la collina di Varano e Santa Maria la Carità. Il tempio era probabilmente un santuario confederale nocerino e dalle piante redatte in epoca borbonica si deduce che è formato da un monoptero a quattordici colonne e un edificio a quattro colonne che ospita due triclini e una mensa circolare. Dal ritrovamento di una targa si è inoltre venuti a conoscenza che il tempio è stato restaurato dopo il terremoto del 62 e i lavori eseguiti da Caesius Daphnus.


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