sabato 7 giugno 2025

GRECIA - Filippi

 

Filippi (in greco antico: Φίλιπποι, Phílippoi) è un'antica città della Macedonia e non distante dal mare Egeo, facente parte attualmente del comune di Kavala (fino al 2010 all'ex comune di Filippoi). Sorge sul sito dell'antica Crenides e prese il nome dal re Filippo II di Macedonia, che la fece ingrandire e fortificare nel 356 a.C. per farne un centro minerario. Fu conquistata dai Romani nel 168 a.C..
Nell'ottobre del 42 a.C. fu teatro della famosa battaglia di Filippi, decisiva tra le truppe di Ottaviano e Antonio contro quelle degli uccisori di Giulio Cesare, Bruto e Cassio, che furono sconfitti; Ottaviano, divenuto successivamente Augusto, la elevò al rango di colonia.
La città di Filippi ebbe un notevole ruolo nei primi secoli del Cristianesimo; essa fu la prima città d'Europa ad essere evangelizzata da san Paolo, che alla comunità di Filippi indirizzò una delle sue epistole, la lettera ai Filippesi; anche sant'Ignazio di Antiochia e san Policarpo di Smirne indirizzarono alla chiesa locale alcuni dei loro scritti.
Fu un centro importante anche in epoca bizantina; fu occupata dai Latini durante la IV crociata e fu in seguito abbandonata.
Attualmente il sito è registrato nella lista del patrimonio dell'umanità (UNESCO, 2016).
L'espressione popolare "Ci rivedremo a Filippi" è usata per significare che prima o poi si arriverà alla resa dei conti e presagio di avverso destino; deriva dalle Vite parallele di Plutarco (Vita di Bruto, 36) e successivamente ripresa letterariamente nel IV atto del Giulio Cesare di William Shakespeare laddove il fantasma di Giulio Cesare apparso a Bruto si rivolge con quelle parole, presagio della futura sconfitta, alle quali Bruto risponde "ci rivedremo".

GRECIA - Coo

 


Coo, detta anche Cos o Kos, è un'isola greca appartenente all'arcipelago del Dodecaneso.
Coo è situata all'ingresso del golfo che da essa prende il nome, a circa 4,5 km dalla costa anatolica. Orientata da NE a SO, ha la forma di una falce molto allungata con un grosso manico, e misura circa 45 km di lunghezza, essendo larga da 2 a 11 km: vi vivono stabilmente circa 30000 persone, di cui la maggior parte concentrate nel capoluogo omonimo dell'isola.
Era famosa nell'antichità per aver dato i natali a Ippocrate, padre della medicina, che esercitò la sua ars medica nei locali inferiori del santuario, destinati a nosocomio oltre che a luogo di studio della medicina.
Sull'isola vi sono molti siti archeologici come il Gymnasium (foto in alto) l'Asclepeion (foto qui a sinistra), ovvero il tempio di Asclepio, dio greco della medicina, la cui pianta è stata confrontata con modelli presenti nell'Italia centrale come ad esempio a Palestrina e Monte Rinaldo, le terme, il Platano d'Ippocrate, dove il padre della medicina passava il suo tempo a studiare considerato l'albero più antico d'Europa, l'odeon romano (foto più in basso), il Castello di Neratzia, la fortezza medievale (ammodernata dai cavalieri Ospitalieri nel Rinascimento) posta all'ingresso del porto della cittadina di Coo e la fortezza bizantina di Antimachia.
Inizialmente abitata dai Cari, fu colonizzata dai Dori nell'XI secolo a.C. che la unirono alla Federazione ateniese sconfiggendo i Persiani due volte. Nel VI secolo a.C. fece parte dell'esapoli dorica (dal V secolo a.C. Pentapoli dorica). La città di Còo fu costruita nel 366 a.C. dagli abitanti di Astipalea e, durante l'epoca ellenistica, divenne la sede di una scuola medica, ma la teoria secondo la quale questa scuola sarebbe già esistita nell'epoca classica e diretta da Ippocrate si è rivelata infondata. Nel periodo ellenistico appartenne alla sfera di influenza dei Tolomei.
Alleata dei romani durante la guerra romano-siriaca, la città venne annessa alla provincia proconsolare dell'Asia, e divenne un porto dell'impero romano.
Durante l'età bizantina, l'isola fu una delle prime sedi vescovili e divenne sede di un convento di cui fu Egumeno Cristodulo, il fondatore del convento di Patmo. Nel X e XI secolo venne devastata dai saraceni, poi passo' ai genovesi.
Dall'XI secolo il governo vero e proprio veniva affidato dagli Imperatori bizantini, come di consuetudine in quelle epoche, a capitani ed avventurieri Genovesi che disponevano di una flotta privata organizzata in clan uniti da legami familiari, che esercitavano la sovranità ed il controllo marittimo per conto dei Bizantini, ed a questi clan in cambio della protezione dei mari era data concessione di sfruttamento delle materie prime, dei commerci e dazi doganali. Dapprima controllata dalla famiglia genovese dei Zaccaria, Coo fu poi ceduta dalla repubblica di Genova nel XIII secolo al capitano Genovese Giovanni Vignolo de' Vignoli, poi dal 1272 per tramite del capitano Genovese Giovanni De lo Cavo insignito dall'Imperatore romano d'Oriente Michele VIII Paleologo del titolo di Ammiraglio di Costantinopoli e quindi difensore di tutti i mari e tutte le isole bizantine, e successivamente nel 1282 l'isola passa sotto il controllo del clan Genovese della famiglia di Vignolo de Vignoli, già governatori di Rodi, dai pronipoti Lodovico e Andrea Moresco fino al 1309 e successivamente da Luigi Moresco fino al 1319, quando scomparve nelle prigioni veneziane a Candia dopo un'incursione a Cipro in cui fu catturato ma poi vendicato con una rappresaglia da Simone Doria e Antonio Arcanto. Dopo un periodo convulso di scontri dei Genovesi nell'Egeo per il controllo delle rotte ed i commerci tra Candia e Rodi, l'isola fu poi concessa dietro pagamento come sede ai Cavalieri di San Giovanni, dai governatori genovesi della vicina isola di Rodi sempre però restando sotto il protettorato genovese dei Giustiniani che avevano una delle loro più potenti basi nella vicina Chios. Due secoli più tardi i Cavalieri lasciarono l'isola nel 1525, che restò per un periodo ancora sotto la maona genovese finché fu poi conquistata dall'Impero ottomano nel 1566, che la governò per i successivi 4 secoli.
L'isola può vantare di aver ospitato lo storico bizantino Michele Coniata, dal 1204 al 1220, anno della sua morte, che era metropolita d'Atene, fuggito a causa dell'invasione dei Crociati della quarta crociata. Secondo il censimento generale ottomano del 1881 / 1882-1893, la kaza di Coo (Istanköy) aveva una popolazione totale di 12965 persone, composta da 10459 cristiani, 2439 musulmani e 67 ebrei
Fu occupata dall'Italia dal 1912 durante la guerra Italo-Turca, come le altre isole del Dodecaneso, diventando una colonia italiana. Nel 1933 un tremendo terremoto distrusse gran parte delle costruzioni che vennero in seguito ricostruite dagli italiani.
Gli italiani intrapresero scavi archeologici e innalzarono palazzi in stile esotico sul fronte del porto che oggi sono sede di uffici governativi, tra cui si segnalano l'ex Casa del Fascio, con annesso cinematografo e dopolavoro, di Armando Bernabiti, realizzata tra il 1934 e il 1935, il Mercato delle Erbe, di Rodolfo Petracco, realizzato tra il 1934 e il 1935, ancora adibito allo stesso uso e il Palazzo del Governo di Coo, di Florestano Di Fausto, realizzato tra il 1927 e il 1929, la sinagoga di Coo Kahal Shalom, progettata dagli architetti italiani Armando Bernabiti e Rodolfo Petracco nel 1935.
Il 3 ottobre 1943 l'isola fu invasa dalle truppe tedesche che vinsero la breve resistenza dei soldati italiani. Il 6 ottobre 1943 avvenne l'eccidio di Coo, dove furono assassinati 103 soldati italiani da parte dei tedeschi.
Nel luglio del 1944 gli ebrei di Coo furono imprigionati e deportati sul continente. Già il 3 luglio 1944 era stato imprigionato il capo della comunità, sotto accusa di aver mandato denaro tedesco alla Croce Rossa Italiana.
Alla fine della guerra divenne un protettorato britannico fino al 1947, anno in cui a seguito dei trattati di Parigi, passò sotto la sovranità greca (7 marzo 1948).
Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2017, un sisma di magnitudo 6,7 tra Grecia e Turchia, ha provocato morti e feriti, oltre ad ingenti danni.
L'antico mercato di Coo era considerato uno dei più grandi del mondo antico. Era il centro commerciale e dominante nel cuore della città antica. Era organizzato attorno a un ampio cortile rettangolare largo 50 metri (160 piedi) e lungo 300 metri (980 piedi). Iniziava nella zona nord e terminava a sud sulla via centrale (Decumanus) che attraversava la città. Il lato nord è collegato alla cinta muraria verso l'ingresso del porto. Qui c'era un ingresso monumentale. Sul lato orientale c'erano le botteghe. Nella prima metà del II secolo a.C. l'edificio fu ampliato verso il cortile interno. L'edificio fu distrutto da un terremoto nel 469 d.C.
All'estremità meridionale del mercato, c'era un edificio rotondo con una cupola romana e un laboratorio che produceva pigmenti tra cui il "blu egiziano". Monete, tesori e statue di rame di epoca romana furono successivamente scoperti dagli archeologi. Nel lato occidentale gli scavi hanno portato alla scoperta di stanze con pavimenti a mosaico che mostravano combattimenti fra fiere, un tema molto popolare a Coo.


GRECIA - Camiro


Camiro (in greco Κάμειρος, Kameiros o Kamiros) è un ex comune della Grecia nella periferia dell'Egeo Meridionale (unità periferica di Rodi) con 5.145 abitanti secondo i dati del censimento 2001. È stato soppresso a seguito della riforma amministrativa, detta programma Callicrate, in vigore dal gennaio 2011 ed è ora compreso nel comune di Rodi.
È situato dove in passato sorgeva una città, presso una penisola nella costa nord-occidentale dell'isola.
La città era il cuore di una regione agricola e costituiva una delle tre Città-Stato dell'isola di Rodi, insieme a Lindos e Ialiso.
Durante la preistoria, l'intera area fu abitata dagli Achei, anche se il primo insediamento sulla collina fu fondato solo successivamente dai Dori. Le fondamenta del tempio furono iniziate quantomeno nell'VIII secolo a.C. Nel VI secolo a.C. Camiro fece parte dell'esapoli dorica (dal V secolo a.C. Pentapoli dorica).
Nell'area del sito archeologico aperto ai visitatori sono conservate le rovine della Camiro ellenistica, ricostruita sopra quella originaria dorica, dopo che un terremoto nel 226 a.C. distrusse la città ed il tempio. Nel 142 a.C. la città venne distrutta per una seconda volta da un nuovo terremoto.
L'antica città dorica era costruita su tre livelli, seguendo il sistema urbanistico di Ippodamo. Sulla sommità della collina si trovava l'Acropoli, con il tempio di Atena Kameiras e la Stoà. Intorno al VI secolo a.C., sempre in cima alla collina, onde far defluire per gravità l'acqua verso i pozzi della parte abitata, fu costruito un piccolo bacino artificiale coperto, con una capacità di 600 metri cubi d'acqua, sufficiente a soddisfare le esigenze idriche di un massimo di 400 famiglie. In seguito, sopra il bacino, fu costruita la Stoa. La Stoa era costituita da due file di colonne doriche, con uno spazio nel retro per alloggi ed attività commerciali.
L'insediamento urbanistico principale era situato nella parte centrale della collina, costituito da una griglia di viuzze parallele e blocchi di case, tutto costruito con terrazzamenti, resi necessari dal pendio che caratterizza l'intero complesso.
Nella parte inferiore della collina si trovano invece edifici a carattere religioso: un Tempio dorico, probabilmente dedicato ad Apollo (foto qui a sinistra), la Piazza della fontana (foto di apertura, in alto) con l'Agorà di fronte ad essa ed il Peribolo degli Altari, che conteneva varie statue e doni votivi alle varie divinità.
I primi scavi archeologici furono organizzati da Alfred Biliotti e da Auguste Salzmann tra il 1852 e il 1864. Nel 1928, durante l'occupazione italiana dell'isola, la Scuola archeologica italiana di Atene iniziò un lavoro sistematico di scavi in tutta l'area, congiuntamente ad una fase di restauri conservativi che durarono fino al termine della seconda guerra mondiale.


GRECIA - Anfipoli

 

Anfipoli (in greco Αμφίπολη) è un comune della Grecia situato nella periferia della Macedonia Centrale (unità periferica di Serres): a seguito della riforma amministrativa detta piano Kallikratis in vigore dal gennaio 2011 che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 412 km² e la popolazione è passata da 3.623 a 11.860 abitanti
Sorge nei pressi dell'antica città della Tracia posta alla foce del fiume Strimone.
Fu fondata da coloni ateniesi comandati da Agnone nel 437 a.C., sul sito di una precedente città trace, all'intersezione di importanti percorsi commerciali. Nei pressi della città vi erano le famose miniere d'oro del Pangeo.
Partecipò alle lotte tra Atene e Sparta e fu teatro della battaglia di Anfipoli, nel 422 a.C., nella quale morirono Cleone e Brasida. Nel 357 a.C. entrò in possesso di Filippo II di Macedonia, diventando uno dei principali centri del suo regno.
Nel 168 a.C., dopo la battaglia di Pidna, Lucio Emilio Paolo ne fece la capitale di uno dei quattro distretti amministrativi nei quali fu divisa la Macedonia. Nell'82 a.C. venne presa da Mitridate VI del Ponto, in appoggio a Lucio Cornelio Silla. Gneo Pompeo Magno vi cercò rifugio dopo la sconfitta subita nei pressi di Farsàlo nel 48 a.C.
Dopo la battaglia di Filippi del 42 a.C., ebbe lo statuto di civitas libera, ed emise monete che commemoravano l'evento. Nel 31 a.C. fu base per la flotta romano-tolemaica di Marco Antonio e Cleopatra d'Egitto, prima della loro sconfitta ad Azio. Crebbe di prosperità in epoca augustea e venne visitata da Paolo di Tarso nel 50 d.C. La prosperità della città nel corso dei primi tre secoli dell'impero romano è attestata da una ricca emissione di monete.
La città ebbe due cinte murarie: una più esterna, il "lungo muro" di 7,5 km di perimetro, che circondava anche aree esterne alla città, e una più interna, di 2.200 m di lunghezza, che difendeva il centro urbano vero e proprio. La cinta era dotata di torri a pianta quadrangolare o circolare, costruite in blocchi di poros e con un sistema di smaltimento delle acque piovane. In alcune parti le mura sono tuttora conservate per un'altezza di 7–8 m.
Un ponte, risalente all'epoca di fondazione, attraversava il fiume Strimone: ne sono state ritrovate alcune delle infrastrutture lignee.
La tomba di Kasta è una estesa tomba a tumulo risalente al periodo di Alessandro Magno e scoperta negli anni '60, ma i cui scavi sono stati ripresi nel 2011. Una rampa di tredici scalini conduce a un ampio percorso largo quattro metri e mezzo. I muri che lo fiancheggiano sono coperti di affreschi da ambo i lati.
In fondo al percorso un arco incornicia due sfingi senza testa, che presidiano l'ingresso della tomba. Nella cella interna, vuota, vi è un mosaico che raffigura il rapimento di Proserpina da parte di Ade. L'intero sito è circondato da un muro di marmo di 497 metri. Sulla sommità del tumulo è stato rinvenuto un leone monumentale alto cinque metri, simbolo di Alessandro Magno. Tuttavia essendo provato che Alessandro Magno venne sepolto in Egitto è da escludersi che la tomba appartenga al condottiero macedone, più probabile che sia del giovane figlio Alessandro IV, di Rossane, sposa di Alessandro o di un suo generale.

GRECIA - Karfi

 

Karfi (anche Karphi, in greco Καρφί) è un'area archeologica cretese poco visitata, posizionata ad un'altitudine della catena del Ditte, cosa che ha portato a definirla la "Machu Picchu della civiltà minoica". Le ricostruzioni archeologiche suggeriscono che, quando i bellicosi gruppi misti convenzionalmente riferiti come Dori arrivarono a Creta dal Peloponneso, dopo il 1100 a.C. ca., avrebbero trovato il popolo minoico insieme ai micenei, ma come una classe subalterna. Non c'è dubbio che la lingua minoica continuasse ad essere parlata dalle classi inferiori, sebbene le iscrizioni, ora in Lineare B, fossero tutte in una forma di greco associato a una classe superiore micenea (BBC).
Sembra che i Dori avessero spinto la popolazione locale fino alle colline; gli insediamenti più recenti, con una cultura materiale minoica, sono in luoghi sempre più inaccessibili; l'ultimo, benché il periodo di datazione per il sito sia ampio, è Karfi, in cima ai Monti Dikti. Ci sono complessi abitativi, un edificio a mégaron tripartito con focolare e santuario, dove vennero trovate delle figure votive.
A Karfi l'ultimo insediamento minoico eteocretese si ritirò verso i pendii di questa arida montagna, dalla quale si poteva controllare dall'alto il Mar di Creta, la valle di Pediada, e l'altopiano di Lassithi con Candia (dove i reperti provenienti da Karfi sono esposti nel Museo Archeologico, Stanza 11). Nelle montagne meridionali di Creta una lingua non-greca era ancora parlata e talvolta scritta in epoca classica, e le persone che la parlavano venivano ancora identificati come "eteocretesi" — "veri cretesi".
La vetta di Karfi era originariamente un santuario montano, che occupava un tipico sito sopra un'alta spalla (circa 1.1 km sopra il livello del mare), con un vasto "panorama" (Soetens, Driessen ed altri), connettendolo in linea d'aria ad altri siti, tipici della rete sviluppata dal "primo periodo palaziale" (Medio Minoico IB–II, 1900–1800 a.C.) in avanti, ma probabilmente abbandonato, forse sotto l'incremento della centralizzazione religiosa, nel Medio Minoico IIIA (1650 a.C. ca.) (Soetens, Driesen ed altri). Il sito roccioso dove gli ultimi dei minoici si ritirarono è dominato da una pietra affiorante biforcuta  che è inequivocabilmente simile agli altari in pietra, con corna crescenti incise e modellate, conosciuti a Creta e Cipro . In questo alto, remoto e antico sito sacro un frammento di civiltà minoica sopravvisse intatto per circa 400 anni dopo l'occupazione di Cnosso. Molte statuette votive d'argilla vi sono state trovate, incluse le dee raffigurate con gonne cilindriche e le braccia sollevate nel gesto dell'epifania.
J. D. S. Pendlebury e la Scuola Archeologica Britannica (British Archaeology School) scavarono estensivamente le rovine nel 1937 e 1939. Alcuni pensano che soltanto un terzo del sito sia stato scavato (Swindale).
Jones afferma che Karphi sia un santuario montano, mentre altre fonti pongono dei dubbi (vedi Swindale). I reperti inventariati da Jones comprendono pesi per telai in ceramica, vasi in miniatura, e statuette in argilla (onnipresenti tra i santuari montani) raffiguranti forme umane e animali.
La città minoica include un santuario con un altare, case a un piano e strade lastricate. Due cimiteri minoici con tombe a tholos sono situati nei presso del villaggio, risalente fino al Tardo Minoico IIIc, e se invero il sito include un santuario montano, vuol dire che esso è del Medio Minoico.

 


GRECIA - Mantinea

 

Mantinea
 (in greco Μαντίνεια) è una località ed ex comune della Grecia nella periferia del Peloponneso di 3 510 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
È stato soppresso a seguito della riforma amministrativa detta Programma Callicrate in vigore dal gennaio 2011 ed è ora compreso nel comune di Tripoli.
Mantinea fu una piccola polis greca del sud-est dell'Arcadia, creata con l'unificazione di cinque villaggi verso il 500 a.C. Nel V secolo a.C. fu in buoni rapporti con Sparta, non prese così parte alla guerra che le altre città dell'Arcadia portavano a Sparta verso il 470 a.C. e rese invece grandi servizi agli Spartani durante la rivolta degli Iloti nel 464 a.C. Dal 450 Mantinea fu retta da un governo moderatamente democratico.
Nel corso della guerra del Peloponneso, si alleò con Atene, Argo ed Elide. La battaglia di Mantinea, nel 418 a.C. vide una vittoria decisiva degli Spartani sugli Ateniesi e i loro alleati di Argo. Nel IV secolo a.C., Mantinea fu attaccata dagli Spartani comandati da Agesipoli I nel 385 a.C. e divisa in villaggi. Dopo la battaglia di Leuttra (371 a.C.) la città fu ricostituita ed entrò a far parte della Confederazione panarcadica allora fondata. Fu ancora il luogo di un'altra battaglia nel 362 a.C. tra Sparta e Tebe, dove i Tebani trionfarono pur perdendo il loro grande comandante Epaminonda. Nel 222 a.C. fu conquistata dal re macedone Antigono III e tutti i suoi abitanti venduti come schiavi.




GRECIA - Orcòmeno

 

Orcòmeno (in greco Ορχομενός) è un comune della Grecia situato nella periferia della Grecia Centrale (unità periferica della Beozia), con 13 032 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
A seguito della riforma amministrativa detta piano Callicrate in vigore dal gennaio 2011, che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 416 km² e la popolazione è passata da 10 732 a 13 032 abitanti.
Nella mitologia greca, Orcomeno era la principale città dei Mini, un antico popolo pre-ellenico, e in tempi mitologici fu rivale di Tebe per il controllo della Beozia. I racconti sulle origini della città variano tra gli autori, e non è possibile stabiline una cronologia precisa. Orcomeno (in greco antico: Ὀρχομενός?, Orchomenós) era un'antichissima città della Grecia situata sul lago Copaide dove sbocca il fiume Cefiso; in un secondo momento fu spostata sul monte Acontion a causa dell'impaludamento della zona. Dopo la guerra di Troia la città fu dominata dai Beoti e quindi cominciò la sua decadenza; passò quindi sotto Tebe, città egemone della Lega beotica.
Nel 395 a.C. riuscì ad ottenere l'indipendenza combattendo al fianco del re di Sparta Agesilao, che uscì vittorioso a Coronea. La battaglia di Leuttra (371 a.C.) vide i Beoti nuovamente vincitori, e Orcomeno venne distrutta. Fu riedificata da Filippo II di Macedonia nel 338 a.C., dopo la vittoria riportata a Cheronea. Nell'agosto del 335 a.C. Orcomeno, che faceva parte della lega di Corinto, partecipò alla battaglia di Tebe al fianco dei Macedoni di Alessandro Magno. In età romana qui si combatté una battaglia contro Mitridate, le cui forze erano comandate dal generale Archelao (86 a.C.).
Secondo la leggenda, nei suoi pressi si trovava la fonte di Acidalia.
Gli scavi hanno messo in luce reperti risalenti al periodo neolitico. Sull'acropoli si sono evidenziati strati successivi di costruzioni di cui a pianta rotonda, poi ovale e infine rettangolare. La tomba a tholos detta Tesoro di Minia, una delle più grandi sopravvissute tra quelle costruite dai micenei nell'Età del Bronzo, ricorda in parte un trullo. Il tetto è formato da lastre di ardesia.
Di epoca più recente è la chiesa greco-bizantina a croce detta Panagia di Skripu, risalente al IX secolo d.C.[senza fonte] Incastonata nell'entrata della Chiesa di Santa Maria del monastero vicino al tempio greco di Orcomeno, è stata ritrovata una stele della prima metà del I secolo d.C. che descrive in che modo il generale romano Silla cercò di ottenere il consenso dei Beoti a conclusione della Prima guerra mitridatica, istituendo una serie di agoni poetici e musicali ad Orcomeno e nelle città limitrofe. Un'epigrafe greca incisa riporta i relativi nomi dei vincitori, comprensivi di patronimico e nome etnico.
Nel territorio comunale si trovano anche i resti dell'antica città di Acrefia.




GRECIA - Elea

 

Elea (greco: Ἦλις Ḕlis) o Elide era la metropoli principale dell'omonima regione dell'Elide. I primi Giochi olimpici furono organizzati nella regione dagli abitanti di Elea nell'Altis di Olimpia nell'VIII secolo a.C. La tradizione fissa la data al 776 a.C. Gli Ellanodici, o Hellanodikai, cui erano affidate organizzazione e arbitrato dei giochi, erano per lo più originari dell'Elide.
Secondo Strabone, il primo insediamento fu fondato dall'etolo Ossilo che invase la regione e soggiogò gli autoctoni. La città fu costruita secondo Strabone nel 471 a.C.
La plurisecolare gestione dei Giochi Olimpici, solo occasionalmente perduta a favore dei rivali pisatidi, peraltro anch'essi elei, influenzò la costruzione dell'Agorà tranne il bouleterion (ma il parlamento si teneva anche in un Ginnasio) tutti gli altri edifici sono funzionali ai Giochi; due Ginnasii, una palestra, la Casa degli Ellanodici, la loro Stoà.
Oggi Elea è un villaggio di 150 abitanti, 14 km a nord-est di Amaliada, costruito su (e con) le rovine antiche. Il suo piccolo museo contiene autentici tesori, scoperti in varie campagne di scavi. Possiede anche uno dei meglio conservati esemplari di teatro greco, databile al IV secolo a.C., la cui cavea era capace di 8000 spettatori. Al di sotto del teatro sono stai scoperti sepolcreti protoelladici e micenei. Elea era anche, come registra Pausania, la sola città ad ospitare al suo interno un tempio dedicato ad Ade e i suoi abitanti gli unici Greci a tributargli un culto. La costruzione risaliva a dopo la guerra mossa da Eracle contro Neleo in Pilo. Una volta all'anno le sue porte venivano aperte ma solo i sacerdoti vi entravano.

GRECIA - Taso

 


Taso o Tasso (in greco Θάσος, o Thasos) è un'isola della Grecia, posta nella parte nord del mar Egeo, separata dalla costa tracia dallo stretto omonimo. È l'isola greca più settentrionale e costituisce un'unità periferica.
L'isola si trova dirimpetto al delta del Mesta. È montuosa e nel punto più alto raggiunge i 1 045 m sul livello del mare; il clima è mediterraneo.
La presenza umana sull'isola è attestata già in epoca neolitica. Erodoto riferisce che le miniere d'oro del monte Phanos (oggi Koynira) furono sfruttate dai Fenici, che diedero all'isola il suo nome attuale.
Nel VII secolo a.C. fu occupata nella parte nord da coloni provenienti dall'isola di Paro, guidati da Telesicle, padre del poeta Archiloco, secondo le indicazioni di un responso oracolare ottenuto al santuario di Delfi. L'isola aveva allora il nome di Aeria. La città venne fondata sui margini di una pianura ai piedi del massiccio del Profitis Ilias (1 108 m s.l.m.), dove esisteva sulla costa un porto naturale e fu dotata ben presto di una cinta di mura.
Cadde in possesso dei Persiani nel 491 a.C. e se ne sottrasse dopo la vittoria greca nella seconda guerra persiana nel 478 a.C. ed entrò a far parte della lega delio-attica. Si ribellò ad Atene nel 465 a.C. e fu punita perdendo quasi del tutto la sua indipendenza. Si staccò dalla lega nel 411 a.C. durante il "governo dei Quattrocento", ma subentrarono conflitti interni tra oligarchici favorevoli a Sparta e democratici favorevoli ad Atene.
Solo agli inizi del IV secolo a.C. le fazioni interne si riconciliarono e si ebbe un nuovo periodo di sviluppo, con un nuovo tracciato urbanistico e la sistemazione dei più importanti luoghi pubblici. Rimase formalmente indipendente dal Regno di Macedonia nel 356 a.C., ma perse i suoi possedimenti sulla costa tracia.
Fu ancora città fiorente sotto i Romani, e subì in seguito le incursioni dei Vandali (467-468). Nell'829 una flotta bizantina venne sconfitta dagli Arabi nelle sue acque. Nel 904 Leone di Tripoli vi preparò i macchinari che utilizzò nel successivo assedio di Tessalonica. Nel 1204 cadde sotto il dominio franco e nel 1307 sotto i Genovesi. Nel 1414 fu donata dall'imperatore bizantino Manuele II Paleologo a Jacopo Gattilusi, di origini genovesi, che era già signore di Lesbo.
Contesa tra il 1449 e il 1479 dalla Repubblica di Venezia e l'impero ottomano, cadde quindi in dominio di quest'ultimo. Nel corso del XVIII secolo si spopolò passando da circa 70 000 a poco più di 2 500 abitanti, in seguito alle incursioni dei pirati. Tra il 1813 e il 1902 fu proprietà del visir dell'Egitto Mehmet Alì e dei suoi discendenti. Fu toccata dalla guerra per l'indipendenza della Grecia (1821) e dalla guerra di Crimea. Nel 1912 fu conquistata dall'ammiraglio greco Koundouriotis e da allora fece parte dello Stato greco.
L'antica città di Taso si trova nel sito oggi occupato dal villaggio di Limena.
Le mura cittadine a forma di ferro di cavallo, vennero costruite nel V secolo a.C. in opera quadrata isodoma, con torri quadrate. Racchiudevano anche parte delle pendici del monte, che tuttavia non furono mai abitate.
Le porte erano decorate con rilievi che hanno dato loro i nomi convenzionali moderni: porta "delle dee con il carro" (probabilmente Ermes che guida il carro di Artemide), "di Ermes e le Grazie", "di Sileno" (della fine del VI secolo a.C.), "di Eracle e Dioniso" (inizi del V secolo a.C.) e "di Zeus e di Hera".
Nel punto di maggiore elevazione le mura formano due piccole acropoli con i santuari dell'Apollo pitico e di Atena, entrambi danneggiati dai successivi lavori di fortificazione dei Bizantini e dei Gattilusi.
I resti dell'antica agorà cittadina (nella foto a sinistra) si trovano al centro della città antica, non lontani dal porto, al quale la piazza commerciale era collegata per mezzo di una larga via. La piazza ha forma rettangolare ed era circondata sui lati orientale, meridionale e occidentale da stoai, mentre sul lato nord si trovavano diversi edifici pubblici. Nella piazza si trovava il piccolo santuario di Zeus "agoraios", con tempietto in antis e altare antistante, la cui prima fase risale al IV secolo a.C.
Vi furono eretti inoltre numerosi monumenti onorari, tra i quali un cenotafio in onore di Glauco, figlio di Leptine, fondatore della città insieme a Telesicle. Nel II secolo a.C. una battaglia navale fu celebrata con un monumento a forma di prua e fu eretto un piccolo santuario, con un elemento cilindrico in marmo dedicato alle offerte dei fedeli, in onore di Teogene, figlio di Timosseno, vincitore tasio dei giochi olimpici.
All'angolo nord-orientale dell'agorà fu eretto intorno al 470 a.C. un passaggio monumentale ("passaggio dei Theoroi) tra due muri paralleli ornati di rilievi marmorei in stile severo, ora al museo del Louvre a Parigi. I rilievi raffigurano Apollo, le ninfe ed Ermes (nella foto a detra).
Lungo la strada che si diparte dal "passaggio dei Theoroi" si trovano:
- un santuario dedicato ad Artemide, con statue onorarie, ora al museo archeologico di Istanbul, del III-I secolo a.C.;
- un santuario dedicato a Dioniso, descritto da Ippocrate alla fine del V secolo a.C. con pianta triangolare e due ingressi;
- due monumenti coragici ornati di statue, del III secolo a.C.;
- un santuario dedicato a Poseidone, con recinto trapezoidale a cui si accedeva da un propileo e con stoà sui lati e altare al centro, del IV secolo a.C.
Verso nord-est, il cosiddetto "campo di Demetriade", mostra i resti di un quartiere di abitazioni i cui resti vanno dall'VIII secolo a.C. al V secolo d.C.
Il teatro (nella foto a sinistra) venne costruito su un pendio rivolto a ovest verso il mare, adiacente alle mura cittadine. L'edificio originario, degli inizi del III secolo a.C., con scena dorica, venne in seguito trasformato nel I-II secolo d.C. per ospitare anche i giochi gladiatorii.
Verso sud-ovest sono conservati i maggiori resti della città romana. In occasione di una visita dell'imperatore Adriano venne eretto un cortile pavimentato in marmo e circondato da portici di ordine ionico e a est di questo un odeion. Nello stesso quartiere sorse già nel V secolo a.C. il tempio dedicato a Eracle, patrono della città, con propilei di accesso.
Il museo archeologico è collocato in un edificio del 1934, in attesa di ampliamento, e ospita i resti rinvenuti negli scavi della città.

GRECIA - Claros

 


Claros (Greco: Κλάρος, Klaros; Latino: Clarus) fu un antico santuario greco sulla costa della Ionia. Conteneva un tempio ed un oracolo di Apollo, onorato qui come Apollo Clarius. Claros era situato nel territorio di Colofone.

venerdì 6 giugno 2025

GRECIA - Portara

 
La Portara o Porta del tempio di Nasso è un frammento dell'incompiuto tempio di Apollo sull'isola di Nasso, un'isola delle Cicladi, ed è considerato il punto di riferimento di Nasso, la cui costruzione venne iniziata da Ligdami di Nasso. Si trova su una penisola di fronte alla città di Nasso. La porta è alta 5,95 metri e larga 3,65 ed è l'unica parte restante del tempio. La porta del tempio è costituita da due stipiti e un architrave di marmo. Ciascuno dei due stipiti ha un peso di circa 20 tonnellate. L'architrave pesa un po' meno. Queste parti sono state trasportate dalle cave di Flerio, lontane una decina di chilometri.
Nel corso dei secoli, il tempio incompiuto è stato utilizzato come cava per la costruzione di altri edifici. Solo la porta, molto pesante, non è stata degradata nel corso dei secoli, probabilmente a causa del peso elevato. Nella cava di Flerio si trova un architrave lunga 7,49 metri e del peso di 25 tonnellate, che era stata preparata per la porta, la cui dimensione, inizialmente, era prevista molto più ampia.
Il tempio, progettato nel VI secolo a.C., avrebbe dovuto essere lungo 57,5 metri e largo 26,5 ed essere dedicato al dio Apollo, ma non fu mai completato. Oggi esiste soltanto l'incastellatura della porta del tempio e le fondamenta più basse. Attraverso studi recenti è stato accertato che in fase di costruzione avvenne un rimaneggiamento del progetto intorno agli anni 550-540 a.C. Il progetto successivo era datato intorno al 530 a.C. L'edificio venne riprogettato ruotando la pianta di 180 gradi.
La porta del tempio è raggiungibile attraverso una strada rialzata, che può essere allagata dall'acqua quando c'è vento. Essa è un'attrazione turistica che viene visitata spesso la sera, perché il marmo risalta sullo sfondo del cielo blu e contro il sole al tramonto.

GRECIA - Ialiso

 

Ialiso (in greco Ιαλυσός) è un ex comune della Grecia nella periferia dell'Egeo Meridionale (unità periferica di Rodi) con 10.107 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
È stato soppresso a seguito della riforma amministrativa, detta programma Callicrate, in vigore dal gennaio 2011 ed è ora compreso nel comune di Rodi.
Nel territorio di questo distretto comunale, precisamente nel villaggio moderno di Trianda (Τριάντα - Triànta), sorgeva l'antica città di Ialiso.
L'antica Ialiso (in greco antico Ἲαλυσός; in latino Ialysus) era una delle tre città doriche dell'isola di Rodi, e una delle sei città dell'esapoli dorica (dal V secolo a.C. Pentapoli dorica).
Secondo il mito, la città di Ialiso sarebbe stata fondata dall'eroe eponimo Ialiso, figlio di Cercafo, nipote di Elio, e fratello di Lindo e Camiro, fondatori eponimi delle altre due principali città dell'isola di Rodi: Lindo e Camiro.
Interessante la parte che il mito riservava ai Cretesi: il mito riferiva dell'arrivo dell'eroe Altemene, figlio del re di Creta Catreo e della tomba di Idomeneo nell'isola di Rodi.
Secondo Omero e gli eruditi alessandrini, le tre città sarebbero state guidate da Tlepolemo, figlio di Eracle e re di Argo, il quale si sarebbe rifugiato nell'isola di Rodi dopo aver ucciso lo zio Licimnio.
Gli scavi archeologici sono iniziati nel decennio 1860-1870, e a partire dal 1914 furono portati avanti con procedimenti scientifici dagli archeologi della Scuola archeologica italiana di Atene. Già gli scavi di Ialiso e di Camiro nella metà del XIX secolo avevano portato alla luce, da strati profondi, oggetti risalenti al neolitico. Gli scavi italiani hanno permesso di confermare il mito di Atemene; l'abbondanza di vasi micenei dimostrano la comparsa degli Egei provenienti da Creta, attorno al XVI secolo a.C., i quali avrebbero soggiogato la popolazione indigena fondarono le tre città di Ialiso, Camiro e Lindo, oltre a numerosi villaggi. Gli scavi nel biennio 1935-36 misero in evidenza una stazione minoica risalente al 1550 a.C., mentre l'esame del vasellame mostra come attorno al 1450 a.C. i Micenei presero il posto dei Cretesi.
In epoca storica la città di Ialiso, posta sulla costa nord-occidentale dell'isola, era una delle tre città doriche dell'isola e una delle sei città della esapoli dorica (VI secolo a.C.) e poi della Lega delio-attica (V secolo a.C.). Fu un periodo di grande prosperità economica e per le tre città dell'isola: fondarono numerose colonie, in Asia Minore e anche nella Magna Grecia, per es. Gela in Sicilia. Dopo l'invasione persiana (V secolo a.C.), Ialiso fece parte della Lega delio-attica voluta da Atene (477 a.C.).
Nel 408 a.C. le tre città dell'isola decisero di fondare un nuovo centro religioso e commerciale. La fondazione della città di Rodi per sinecismo (408 a.C.) provocò la decadenza di Ialiso, tanto che ai tempi di Strabone Ialiso era ormai una piccola città non più indipendente.
Ialiso fu abbandonato durante l'Impero Romano. La fortezza di Ialiso venne trasformata in un santuario e poi in un castello bizantino, finché nel 1306 fu conquistata dai Cavalieri di Rodi che vi costruirono il castello e la chiesa di Santa Maria del Fileremo, di stile gotico provenzale (nella foto a sinistra). L'ultimo conquistatore della fortezza fu Solimano il Magnifico, il quale nel 1522 vi stabilì il proprio quartiere pochi mesi prima che i Cavalieri di Rodi si arrendessero alle sue truppe. Come il resto dell'isola rimase sotto il dominio ottomano per quattro secoli finché nel 1912 fu occupata dalle truppe italiane nel corso della guerra italo-turca. Durante l'occupazione italiana, Ialiso fu oggetto di scavi, soprattutto nel biennio 1935-36. L'occupazione italiana cessò di fatto dopo l'8 settembre 1943, quando il controllo dell'isola passò alle truppe tedesche. Infine il 7 marzo 1948, a seguito dei trattati di Parigi (1947), il Dodecaneso passò definitivamente alla Grecia.
A Ialiso la colonizzazione micenea (1400-1100 a.C.) è documentata da numerose necropoli con tombe a camera. Lo sviluppo delle tre polis tra l'età geometrica e la fine del V secolo a.C. è documentato dalla necropoli ricca di ceramica (geometrica, orientalizzante, attica), di statuette ioniche e di lavori oreficerie. Si attribuisce in particolare agli artigiani locali una classe di vasi dipinti di stile orientalizzante dei secoli VII e VI a.C., decorati con animali.
L'acropoli di Ialiso è stata ritrovata su una spianata del monte Fileremo. Sotto il versante meridionale dell'acropoli si trova una fontana monumentale rettangolare del IV secolo a.C., che presenta sulla fronte sei pilastri architravati. La fontana, appartenente agli edifici che dovevano decorare l'acropoli, costituisce il monumento più interessante di Ialiso. La costruzione, di pianta rettangolare, si appoggia sulla parete rocciosa del monte. L'acqua della sorgente si ritirava attraverso due bocche in forma di protome di leone in un ampio stagno delimitato da un parapetto. Quest'ultimo era formato da pilastri uniti da lastre anche decorate con protomi di leone. La facciata della fontana, alla quale si arrivava attraverso una breve rampa, è formata da un piccolo portico con sei colonne doriche. Riutilizzata in epoca medievale, rimase completamente sepolta a causa di una frana finché non venne messa alla luce dagli scavi del 1923; altri elementi del colonnato vennero alla luce durante il franamento del monte. Le necropoli appartengono all'epoca micenea, geometrica e arcaica, con materiali databili dall'VIII al V secolo a.C. A sud-ovest del monte Fileremo sono stati identificati un tempietto dorico e un teatro, di cui restano avanzi della cavea; entrambi gli edifici (V-IV secolo a.C.) sono dedicati ad Apollo.


GRECIA - Verghìna

 

Verghìna
è una frazione del Comune di Veria con sede all'omonima città. Si trova nella regione di Macedonia in Grecia.
Si trova a circa 12 km dal capoluogo della prefettura, e sede del comune, Veria, a 75 km da Salonicco, capoluogo della regione e a 515 km da Atene. È collocata sulle pendici dei Monti della Pieria (2.193 metri). La popolazione secondo i dati del censimento del 2001 è di 2.478 abitanti. Verghina è stata sede dell'omonimo comune, abolito con il Programma Callicrate nel 2011, e accorpata al Comune di Veria, comune appartenente alla Macedonia Centrale.
Presso Verghina, un tempo capitale dell'Antica Macedonia, sorge uno dei più importanti siti archeologici della Grecia.
Verghina, al giorno d'oggi, è uno dei più importanti luoghi archeologici della Grecia. Prende il nome da una leggendaria regina morta suicida nel fiume Aliakmone dove si era gettata per non cadere nelle mani dei Turchi. Il paesino è diventato famoso nell'autunno del 1977 con la scoperta della tomba di Filippo II, cosa che ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che la prima capitale della Macedonia antica è da identificare proprio in Verghina.
Nel 336 a.C. vennero ivi celebrate le nozze tra Cleopatra di Macedonia, figlia proprio del celebre re Filippo II e sorella di Alessandro Magno, e Alessandro I, detto il Molosso, sovrano dell'Epiro.
Dal I secolo d.C. la città venne abbandonata; da allora, il nome Aigài (Ege) non apparve più e fu sostituito con Palatitsia, nome che compare la prima volta nel XIV secolo, ed ha probabilmente a che fare con le rovine dei palazzi adiacenti.
Secondo la mitologia, Archelao, figlio di Temeno, dopo essere stato cacciato da Argo, si recò in Macedonia per aiutare il re Cisseo ad affrontare i suoi nemici, ma, giunto a destinazione, il re cercò di assassinarlo. Archelao, a questo punto, uccise Cisseo e scappò seguendo, secondo l'oracolo, una capra. Ove la capra (capra = αἶξ, αἰγός) si fermò, egli fondò la città di Aigài (Ege); essa fu la prima capitale dei macedoni fino al trasferimento a Pella. Pertanto, secondo l'usanza, i re macedoni continuarono ad essere seppelliti nella prima capitale, fatto su cui si è basata la teoria dell'identificazione di Verghina con Aigài.
L'area della necropoli, situata tra i villaggi Palatitsia e Verghina, si estende per più di un chilometro quadrato e comprende più di trecento tumuli, tutti situati verso sud. Il loro diametro può variare da 15 a 20 metri, l'altezza da 0,50 a 1,00 metri, ma ve ne possono essere alcuni che superano queste misure in larghezza o in altezza. Le ricerche archeologiche hanno mostrato che il tumulo più antico risale all'Età del ferro (1000-700 a.C.) e quello più recente è del periodo ellenistico.
Le tombe macedoni sono in genere formate da camera a volta, facciata architettonica con porta monumentale, corridoio e tumulo. Questo tipo di impostazione strutturale è simile a quella dei tholoi micenei, come anche i corredi funerari che sono stati trovati a Sindos, alla foce del Vardar, ad est di Verghina, conservano in età arcaica il rituale della maschera d'oro. Questi dati, unitamente alle continue esaltazioni e ai riferimenti alle discendenze argive da parte della famiglia reale macedone, ci danno la certezza che la popolazione dorica, dopo aver sostanzialmente accettato gran parte delle strutture e usanze civili di Micene, le abbia mantenute in uso anche in Macedonia.
In corrispondenza del luogo identificato come Palatìtsia, a due km dal villaggio di Verghina, nel 1855, l'archeologo francese Léon Heuzey, intraprese i primi scavi verso la parte orientale. Successivamente vennero condotti altri scavi, dando la possibilità di delineare in maniera precisa la pianta del complesso architettonico del palazzo imperiale. Manolis Andronikos, nel 1949, riuscì ad ottenere un incarico per Veria, che comprendeva anche l'area di Verghina. Egli esplorò nel 1952 il "Grande tumulo", un'altura che già dal secolo precedente attirò l'attenzione per il suo carattere artificiale. Si tenne conto dei frammenti di stele funerarie rinvenute in quel punto; queste, insieme all'abbondante cumulo di terra e pietrame, sarebbero state ammassate sulle tombe reali da Antigono Gonata con lo scopo di difenderle in seguito al saccheggio di Aigài da parte dei Galati al servizio di Pirro avvenuto intorno al 273 a.C. Gli scavi proseguirono nel resto dell'area cimiteriale fino al 1961.
Il 30 agosto del 1977 riprese l'esplorazione del tumulo direzione sud-ovest, dove venne rinvenuta la tomba di Filippo II, vicino ad altre due tombe reali, quella detta "di Persefone" e quella, probabilmente, di Alessandro IV; ma fu la prima a destare maggiore interesse, sia per l'alto valore storico che per la sua conformazione.



GRECIA - Vecchia Nemea

 


Nemea (in greco Νεμέα) è un comune della Grecia situato nella periferia del Peloponneso (unità periferica della Corinzia): a seguito della riforma amministrativa detta Programma Callicrate in vigore dal gennaio 2011 che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 205 km² e la popolazione è passata da 4.249 a 7.286 abitanti.
A pochi chilometri a nord-est dell'attuale paese sorge il sito archeologico della Vecchia Nemea, chiamata anche Eraclea o Iraklion, in onore dell'eroe che qui compì una delle sue dodici fatiche. Nella mitologia greca, Nemea, retta dal re Licurgo, forse lo stesso Licurgo divenuto famoso come legislatore di Sparta, e dalla regina Euridice, è famosa per essere la patria del Leone Nemeo, ucciso dall'eroe Eracle in una delle sue dodici fatiche. Nemea era inoltre la sede dei Giochi Nemei, una delle maggiori manifestazioni sportive dell'Antica Grecia. Tali giochi si tenevano ogni due anni ed erano dedicati a Zeus. Secondo la leggenda, questa manifestazione venne creata dai sette guerrieri capeggiati da Polinice, protagonista della tragedia di Eschilo, I sette contro Tebe, colpevoli accidentalmente della morte del principe Ofelte, morto in tenera età. Una seconda versione della leggenda narra che i giochi siano stati creati da Eracle dopo aver sconfitto il Leone Nemeo.
Nel 394 a.C., durante la guerra di Corinto, vi si combatté una battaglia tra le truppe della Lega Peloponnesiaca, comandate dallo spartano Aristodemo, e una coalizione di città formata da Atene, Argo, Tebe e Corinto, decisa a mettere fine all'egemonia spartana, alla cui origine vi era la vittoria su Atene nella guerra del Peloponneso.
Nonostante l'evidente inferiorità numerica, 18000 opliti tra spartani e alleati contro 24000 opliti della coalizione guidata dagli ateniesi, la battaglia fu vinta dalla Lega Peloponnesiaca, che alla fine della giornata lasciò sul campo 2800 guerrieri nemici, contro le 1100 perdite subite.
L'Antica Nemea, chiamata anche Eraclea, è posta immediatamente a est-sudest dell'attuale sito. Nell'antico centro aveva sede il Tempio di Zeus (foto in alto, ad apertura) di Nemea, presso il quale, dal 573 a.C., si tenevano ogni due anni i Giochi di Nemea (a sinistra, una foto di una antefissa al Museo di Nemea). Del tempio rimangono ancora 3 colonne risalenti al IV secolo a.C. mentre altre sei sono state restaurate e nuovamente erette, due nel 2002 e altre quattro nel 2007. Il complesso attorno al tempio è stato recentemente riportato alla luce, facendo emergere l'altare, i bagni e l'albergo destinato ai facoltosi spettatori dei Giochi. Il tempio si erge sul sito di un precedente tempio, risalente al periodo arcaico, del quale rimane visibile oggi solamente una parte di fondamenta. 
Lo stadio (foto a sinistra) adibito ai Giochi, è stato scoperto recentemente, insieme al suo ben conservato tunnel d'accesso, datato intorno al 320 a.C. e su cui sono stati trovati antichi graffiti.
Nel 2021 il sito archeologico ha ottenuto il Marchio del patrimonio europeo.
Collocata nel Peloponneso, poco distante da Corinto, la zona di Nemea, era già nota in tempi antichi per la fiorente produzione vinicola, tanto che Omero chiamo la zona Ampelóessa, "colma di vini". Oggi la denominazione di Nemea è la più importante tra le Denominazione di Origine Controllata della Grecia meridionale, e probabilmente di tutta la Grecia. A Nemea l'Agiorgitiko, un tipo di uva a bacca rossa, è utilizzato per produrre un vino noto come Sangue di Eracle o di San Giorgio, famoso per il suo colore rosso profondo tendente al blu e al viola, per il suo aroma complesso e per il suo gusto persistente.

GRECIA - Zominthos

Zominthos (greco Ζώμινθος), o detto altrimenti Ζόμινθος o Ζόμιθος, è un piccolo altopiano tra le colline settentrionali del Monte Ida (Psiloritis), nell'isola di Creta. Zominthos si trova approssimativamente a circa 7.5 chilometri a ovest del villaggio di Anogia, sul sentiero che va da Cnosso a Idaion Andron, la grande caverna del santuario vicino alla vetta del Monte Ida. Zominthos è ben conosciuta per il grande edificio minoico ivi scoperto; segni di insediamento permanente risalgono al 1800 a.C. ca. Nel 1982, l'archeologo greco Yannis Sakellarakis scopre, a un'altitudine poco inferiore ai 1200 m, un grande edificio minoico a due piani. La sua insolita dimensione e l'accurata costruzione, che incorpora alcune caratteristiche pertinenti soltanto all'architettura palaziale, ha attratto l'interesse degli archeologi. Il significato della scoperta viene enfatizzato anche ulteriormente dal fatto che esso giace considerevolmente al di sopra del limite altimetrico degli insediamenti sia minoici che cretesi moderni. Gli scavi hanno portato alla luce soltanto una piccola parte dell'edificio e sono ancora in corso. Tuttavia, essi hanno messo in chiaro che la struttura è stata costruita in modo robusto ed è insolitamente ben conservata, con alcuni resti murari alti fino a 3 metri. L'edificio possiede una rigida orientazione nord-sud e si estende per almeno 1350 m², con 40 stanze. soltanto al pianterreno, alcune delle quali affrescate. Unica nella Creta minoica è la scoperta di una grande officina per la fabbricazione della ceramica . Ugualmente importanti sono i reperti portati alla luce costituiti da cristallo di rocca trattato.
L'edificio appartiene al periodo neopalaziale ed è stato abbandonato dopo un grande terremoto intorno al 1600 a.C. La ricerca archeologica è stata condotta sotto la direzione del Prof. Yannis Sakellarakis con la breve collaborazione (2005-2007) dell'Università di Heidelberg (Prof Diamantis Panagiotopoulos). Dopo la morte di Yannis Sakellarakis nel 2010 lo scavo continua sotto la direzione del Dr. Efi Sapouna - Sakellaraki.


GRECIA - Messene

 

Messene (in greco Μεσσήνη, Messínî o Messénê ) è un comune della Grecia situato nella periferia del Peloponneso (unità periferica della Messenia) con 25.859 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
A seguito della riforma amministrativa detta Programma Callicrate, in vigore dal gennaio 2011,[2], che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 562 km² e la popolazione è passata da 11.041 a 25.859 abitanti.
Nell'antichità fu una città-stato dorica fondata da Epaminonda nel 369 a.C., dopo la battaglia di Leuttra e la prima invasione tebana del Peloponneso. La città antica si ergeva in una posizione equidistante tra il mare, il fiume Neda e la catena montuosa del Taigeto. Una volta esaurita la predominanza tebana, Messene si avvicinò alla Macedonia, ricevendo in cambio aiuti da parte di Filippo II. Intorno al III secolo si alleò temporaneamente con gli Etoli, per poi optare per la lega achea. Nel 191 perdette l'autonomia capitolando di fronte agli Achei. Durante il periodo romano la città godette di una certa prosperità.
Della città antica rimangono resti del teatro di età ellenistica, dello stadio (foto in alto), del tempio dedicato ad Artemide Limnatis e delle mura fortificate; queste ultime rappresentano uno degli esempi meglio riusciti dell'edilizia militare greca. Costruite nel IV secolo a.C. si caratterizzano per la presenza di torri arricchite di feritoie (foto a destra) e di quattro porte, tra cui la monumentale Porta d'Arcadia.
Da rilevare la presenza di un complesso monumentale, costituito da una corte centrale, da un doppio colonnato, un tempio dorico, un grande altare ed ambienti per riunioni.
Buona parte dei materiali rinvenuti negli scavi della città antica sono custoditi all'interno del Museo archeologico.

GRECIA - Malthi

 

Malthi
 (greco antico: Μαλθι) é stata un'antica città greca dell'antica Messenia. Malthi era una comunità agricola, con un insediamento attivo durante i periodi medio-tardi elladici, o il primo periodo miceneo. L'insediamento era situato sulla cima di una cresta sul bordo settentrionale dei monti Ramovouni, con vista sulla pianura di Soulima al centro della Messenia. È uno degli insediamenti fortificati meglio conservati della Grecia medio-tardi elladici. 
Malthi è una delle possibili ubicazioni di Dorium, un sito omerico menzionato nel Catalogo delle navi dell'Iliade di Omero, luogo dove il bardo Tamiri fu accecato. 
Nella valle sotto la cresta si trovano due tombe a tholos, scavate da Natan Valmin nell'estate del 1927. L'insediamento sulla cresta fu scavato per la prima volta da Natan Valmin tra il 1926 e il 1935, poi lasciato intatto fino a quando il Malthi Archaeological Project, in collaborazione con l' Istituto svedese di Atene, ripulì la crescita naturale dal sito e lo scavò nuovamente tra il 2015 e il 2017. Questo secondo scavo fu condotto da Michael Lindblom e Rebecca Worsham.

CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...