La
necropoli di Tuvixeddu è la più grande necropoli punica ancora
esistente. Si estende all'interno della città di Cagliari,
su tutto il colle omonimo, ed è compresa fra il rione cresciuto
lungo il viale Sant'Avendrace e quello di Via Is Maglias. L'area
archeologica è molto vasta, originariamente occupava una superficie
di circa 80 ettari: infatti, dalla laguna di Santa Gilla si estendeva
fino a Via Is Maglias e da Viale Sant'Avendrace fino a viale Merello.
Sull'origine del nome si possono ipotizzare due significati derivanti
entrambi dal sardo campidanese tuvu, che significa sia
"calcare marnoso" ma anche buco, cavità. Il primo
potrebbe indicare dunque la natura geologica del colle, Tuvixeddu
"colle di tufo piccolo", e Tuvumannu - il colle
orograficamente adiacente e più grande -"colle di tufo grande".
Il secondo significato potrebbe essere messo in relazione al
paesaggio antropico indotto dall’attività di cava che avrebbe
creato uno scoscendimento maggiore ad oriente e una cavità minore a
ponente. Dunque "piccola cavità" (Tuvixeddu) e "grande
cavità" (Tuvumannu). Più difficoltoso ipotizzare per
Tuvixeddu, anche se riportato, un riferimento alle piccole cavità
dei pozzi d’accesso alle tombe a camera cartaginesi, poiché il
toponimo è registrato sempre al singolare e mai al plurale.
Preistoria e storia antica
Il sito è frequentato dall'uomo sin dal Neolitico come
dimostrano i ritrovamenti di strumenti in selce e ossidiana e
di ceramiche e fondi di capanne della cultura di Ozieri. Tra
il VI ed il III secolo a.C. i Cartaginesi scelsero
il colle per seppellirvi i loro morti: tali sepolture erano
raggiungibili attraverso un pozzo scavato interamente nella
roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo sino a
undici metri. All'interno del pozzo una piccola apertura introduceva
alla camera funeraria o cella sepolcrale. Le camere funerarie erano,
in alcuni casi, finemente decorate, e sono state trovate
all'interno anfore altrettanto decorate; inoltre sono state rinvenute
delle ampolle dove si mettevano delle essenze profumate,
chiamate lacrimatoi.
Di particolare interesse, tra le tombe
puniche, la Tomba dell'Ureo e la Tomba del
Combattente (chiamata anche del Sid), decorate
con palme e maschere tuttora ben conservate, e
la Tomba della ruota, scavata da Ferruccio Barreca.
Alle pendici
del colle di Tuvixeddu si trova anche una necropoli romana, che si
affacciava sulla strada che, all'uscita della città, diventava la a
Karalibus Turrem (oggi il viale Sant'Avendrace), dove si trova
il sepolcro di Atilia Pomptilla, noto come la grotta della
Vipera. La necropoli romana è prevalentemente composta da tombe a
fossa e a camera, incinerazione, arcosolio e colombari.
Storia
medievale
Dopo la
distruzione della città di Santa Igia intorno alla seconda
metà del XIII secolo da parte dei Pisani e dei
loro alleati sardi, molti dei suoi abitanti fuggirono verso la città
di Villa di Chiesa, nell'Iglesiente, altri superstiti si
stanziarono nell'attuale viale Sant'Avendrace, alle pendici del
colle: così buona parte delle case si addossarono a Tuvixeddu,
utilizzando ognuna di queste un accesso alle tombe. Ancora oggi, in
caso di demolizione delle vecchie case del quartier spesso si trovano
tombe con evidenti segni di uso abitativo (alcune grotte riutilizzate
a scopo abitativo si possono vedere dietro al liceo classico Siotto
sito in Viale Trento).
Storia
contemporanea
Il colle di Tuvixeddu non venne mai
valorizzato, e nel XX secolo divenne la cava di una
cementeria dell'Italcementi, che ne ha terminato l'estrazione
solamente negli anni settanta. Negli anni cinquanta (fra
il 1953 e il 1956) venne realizzata una strada interna
di collegamento (chiamata Canyon) fra via Is Maglias e via Falzarego,
allo scopo di facilitare il trasporto su camion della roccia
estratta. Tale percorso ha decretato la fine dell'unità fisiografica
della collina venendo a creare due aree: Tuvixeddu che si affaccia su
viale San'Avendrace e Tuvumannu che si riporta a via Is Maglias. Così
con i lavori di cava molte tombe andarono irrimediabilmente
distrutte, anche se ne vennero trovate altre. Inoltre durante i
bombardamenti della seconda guerra mondiale le tombe
vennero usate dagli abitanti della zona come rifugi antiaerei, e i
più anziani le usarono come abitazioni per non dover correre ogni
volta nel colle.
Nell'immediato dopoguerra vennero
abitate da chi aveva perso la casa durante i bombardamenti. Nel colle
della cementeria oggi rimane soltanto la torre per la fabbricazione
della calce (demolita nel 2016) e un capannone che si
trova accanto alla nuova ala della scuola media intitolata
al canonico Giovanni Spano.
Risale a inizio Novecento la villa
Mulas (oggi in stato di abbandono). Costruita sulla sommità del
colle dai proprietari della cava, possiede un parco con varie specie
di alberi tra cui pini e cipressi.
Nei primi anni 2000 partirono
i lavori per realizzazione di un complesso edilizio di circa 400
unità abitative tra Tuvixeddu e Tuvumannu. In tale intervento era
prevista anche la sistemazione a parco archeologico e naturalistico
di una modesta area già riportata alla luce negli anni '60 dalla
Soprintendenza Archeologica. Solo nel 2014 sono stati portati a
termine i lavori di sistemazione a parco con un intervento
dell'amministrazione comunale di Cagliari. All'interno del progetto
del 2000 era prevista anche la costruzione di un museo per
la preservazione dei reperti e della storia del colle, tuttavia i
lavori si fermarono nel 2007 a causa di un blocco decretato
dalla giunta regionale, allora guidata da Renato Soru. Ciò ha
causato non poche polemiche tra associazioni di ambientalisti.
Nel 1997, per la prima volta, la
necropoli venne aperta al pubblico in occasione della I edizione di
"Monumenti Aperti", grazie alla proposta avanzata
dall'Associazione di Volontariato turistico culturale "Amici di
Sardegna" che, a proprie spese, rese possibile l'apertura del
sito. Per l'occasione collaborò all'anche l'Istituto Professionale
di Stato Sandro Pertini di Cagliari. Circa 5.000 persone visitarono
il sito nel corso di un fine settimana.
Nel
maggio 2014, la necropoli è stata aperta definitivamente al
pubblico in occasione della XVIII edizione di Monumenti
aperti. Oggi è visitabile tutti i giorni dell'anno dalla mattina
alla sera/notte.
Attività dei tombaroli
L'attività clandestina dei tombaroli nella necropoli fenicio-punica
di Tuvixeddu è stata denunciata da numerose associazioni culturali.
Nel 1994 alcuni giovani speleologi denunciarono alle
autorità competenti l'uso improprio e dannoso della collina e della
necropoli da parte di sbandati, satanisti, senzatetto e
predatori di reperti archeologici. Molte tombe e sepolcri,
secondo studiosi esperti, sono state distrutte con l'impiego delle
mine esplosive.
Cavità di Via Vittorio Veneto 40
Questa cavità si trova a pochi metri
dai confini artificiosi di Tuvixeddu, sotto l'edificio che ospita una
scuola superiore. Fino a pochi anni fa non era visibile perché
nascosta da caseggiati disabitati e fatiscenti, abbattuti per la
definitiva costruzione della via. I Cartaginesi la
utilizzarono come serbatoio per l'acqua, come fecero in seguito anche
i Romani. Durante i bombardamenti offrì rifugio alle
popolazioni della città, e nel dopoguerra venne abitata dai senza
tetto.
Gallerie
sotterranee
Ad una
profondità variabile tra i 20 e i 60 metri, sotto la cima del colle
Tuvixeddu si sviluppa una fitta rete di cunicoli e gallerie
sotterranee scavate dalle cave dell'Italcementi nel secondo
dopoguerra. Questi tunnel, abbondantemente studiati da varie
associazioni speleologiche sarde hanno intercettato, nella loro
originaria fase di scavo risalente al 1950 alcuni tratti di
acquedotti romani e innumerevoli tombe cartaginesi. Sia queste cavità
sotterranee, come altre presenti nella collina, sono state depredate
dai tombaroli.
Archeogenetica
Uno studio di
Claudia Viganó et al. (2017) ha analizzato il DNA antico di
un individuo sepolto nella necropoli di Tuvixeddu circa 2000 anni fa.
L'uomo era portatore della mutazione cod39, che causa l'anemia
mediterranea, e possedeva aplotipi paterni e materni che
indicano un'origine autoctona.