Il circo romano di Mérida fu forse la prima struttura di questo tipo, costruita nella Spagna romana, al tempo dell'Imperatore romano Tiberio (nel 20 circa). Il circo fa oggi parte del sito archeologico di Mérida, ed è uno dei maggiori siti archeologici dell'intera penisola iberica, tanto che è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità a partire dal 1993.
Il circo venne edificato nel 20 al tempo dell'Imperatore romano Tiberio, al termine di una lunga fase di guerre nella Spagna romana, culminato con le guerre cantabriche degli anni 29-19 a.C. In questa circostanza, già nel 25 a.C., la città di Emerita Augusta (il cui significato deriverebbe da emeritus, ovvero soldato congedato con onore o veterano) divenne colonia romana al tempo di Augusto, presso la quale furono inviati i nuovi veterani, delle recenti guerre cantabriche delle legioni: V Alaudae e X Gemina. La città poco dopo divenne anche la capitale del provincia romana di Lusitania.
Il circo fu restaurato tra il 337 ed
il 340, quando al potere c'erano i tre figli di Costantino
I, vale a dire: Costante I, Costantino II e Costanzo
II. Il Circus era posizionato a 400 metri ad est delle mura
di cinta dell'antica città di Emerita Augusta. La sola arena
misurava 403,75 metri di lunghezza e 96 metri di larghezza, nel
complesso se si considerano le gradinate invece era lungo 440 m e
largo 115 m, ben più largo di ciò che era consuetudine
costruire. La distanza tra i carceres e la
balaustra centrale (o "spina") era di 127 metri. La
lunghezza poi dell'intera "spina" centrale era di 244 metri
(larga invece 8,6 metri). La capienza complessiva dell'intera
struttura sembra potesse ospitare circa 30.000 spettatori lungo le
sue gradinate. La prima campagna di scavi cominciò nel 1920 e
portò alla luce parte dei 12 carceres, oltre alla vicina
tribuna laterale ed un arco di ingresso al circo. Gli scavi
proseguirono dal 1970, portando alla luce, man mano, nuove zone
della cavea per tutta la sua lunghezza fino alla curvatura
finale, oltre al podio riservato alle personalità della
città. Un'iscrizione rivela di un certo "Sabiniano, auriga,
che riposa in pace e che visse 46 anni", forse idolo
delle folle della città di Emerita Augusta.


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