La Kore con il peplo è
una statua greca arcaica in marmo, alta
120 cm e conservata nel Museo
dell'Acropoli ad Atene (n. 679). La kore venne
rinvenuta nel febbraio del 1886 assieme ad altre fra le maggiormente
conservate korai dell'acropoli di Atene, nella
cosiddetta colmata persiana - un terrapieno in cui erano
stati sepolti i resti dei monumenti del VI secolo a.C. distrutti
dai Persiani nel 480 a.C. - in un momento di
grande progresso delle scoperte nel sito, che si verificò tra
il 1884 e il 1888 durante le campagne di scavo
di P. Kavvadias con l'assistenza tecnica di Wilhelm
Dörpfeld. Come le altre korai dedicate
nell'acropoli di Atene mostra una figura femminile, con i piedi uniti
e con il braccio destro vicino al corpo, mentre quello sinistro, era
levato in avanti, in un gesto offerente. Il braccio sinistro
sporgente, essendo stato lavorato a parte, è oggi perduto. Rispetto
alle altre korai attiche la Kore con il peplo mostra una
modulazione dei piani più raffinata, che danno al corpo una
consistenza più morbida e levigata. A differenza delle statue
della scultura ionica con le loro superfici elaborate,
l'astrazione iconica è qui sciolta in una naturalezza più reale,
come si vede nella resa del volto e nella definizione più armoniosa
di glutei e seno. La ricercata semplicità della struttura è
ottenuta attraverso la scelta del peplo dorico benché da più di
dieci anni imperasse in attica la moda ionica del chitone e
dell'himation, la quale sarebbe durata fino alla fine del VI
secolo a.C.; questa scelta rivela che l'interesse dello scultore era
rivolto al corpo più che al panneggio, infatti, così, il corpo
domina il panneggio e non viceversa. La semplicità della struttura
inoltre sembra funzionale all'accentuazione, quasi per contrasto,
della vivacità del volto (ottenuta anche attraverso una leggera
asimmetria), dotato di una certa individualità. L'espressività era
rafforzata dalla policromia, della quale restano evidenti tracce
(nero, verde e rosso) nelle pupille e nei capelli. Humfry Payne, seguito da molti altri
studiosi, ha ricondotto questa kore alla stessa mano dello scultore
attico che ha scolpito il Cavaliere Rampin.
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