La mostra presenta una selezione di reperti archeologici recentemente assegnati al Museo Archeologico Nazionale di Taranto dal Ministero della Cultura, nell’ambito delle restituzioni legate alla liquidazione della società inglese Symes Ltd, riconducibile al traffico illecito di antichità. Gli oggetti provengono principalmente dal mercato antiquario internazionale e sono rientrati in Italia grazie alle indagini e alle operazioni del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
L’esposizione riunisce circa venti manufatti di epoche diverse, in attesa di ulteriori studi analitici e verifiche di contesto. Tra questi, una testa monumentale in marmo della dea Athena, databile tra la fine del III e il II secolo a.C. e probabilmente appartenente a un’immagine votiva collocata all’aperto. Accanto ad essa sono presenti frammenti di pittura parietale con possibili scene di simposio, fibule di età ellenistica e romana, anelli arcaici, ornamenti in bronzo con inserti in oro, rilievi in terracotta e pietra tenera, oltre a un falso accertato: una riproduzione moderna di un’epichysis apula nello stile “di Gnathia”.
Poiché la maggior parte dei reperti è priva di documentazione di scavo e presenta interventi moderni, restauri impropri o rimaneggiamenti finalizzati alla vendita, la mostra è concepita come un percorso metodologico. Il focus è sul lavoro svolto per ricostruire identità, cronologie e possibile provenienza di oggetti sottratti al loro contesto originario.

Nessun commento:
Posta un commento