lunedì 2 marzo 2026

#mostre / Ad Oristano la mostra Tharros. Time Upon Time

 

La Fondazione Mont’e Prama presenta negli spazi del Museo Diocesano Arborense di Oristano la mostra Tharros. Time Upon Time, un ampio progetto espositivo dedicato a una delle aree archeologiche sarde più significative del Mediterraneo antico.
La mostra riporta al centro dell’attenzione pubblica la storia lunga e stratificata di Tharros e la intreccia con la vicenda della sua riscoperta archeologica, attraverso un percorso che accoglie reperti, archivi, immagini d’epoca, video e installazioni multimediali in un dialogo costante tra ricerca, paesaggio e comunità.
Il progetto ripercorre la vita dell’area archeoligica dalla fase nuragica fino all’età tardoantica, seguendo trasformazioni urbane, cambiamenti nei rituali, nelle abitudini quotidiane e nelle forme di contatto con altri centri del Mediterraneo, mentre in parallelo mette in luce il lavoro di generazioni di archeologi, studiosi e istituzioni che tra XIX e XXI secolo hanno osservato, documentato, scavato e raccontato Tharros con strumenti e sensibilità in continua evoluzione.
Il titolo della mostra allude a una delle evidenze più evidenti dell’archeologia, il fatto che il tempo non scorra come una linea diritta ma si depositi in strati successivi. Ogni livello conserva tracce di chi ha abitato la città, di chi ne ha studiato i resti, di chi ancora oggi ne percorre gli spazi. Tharros diventa così un laboratorio sul tempo, sulle fratture e sulle continuità che legano epoche lontane, mettendo in relazione la città antica, il cantiere dello scavo e lo sguardo contemporaneo di chi visita il Sinis.
In un clima culturale in cui la riflessione sul paesaggio e sulle identità locali si intreccia con domande sulla gestione del patrimonio e sui rapporti tra turismo, ricerca e cura dei luoghi, Tharros. Time Upon Time propone un punto di vista che unisce rigore scientifico e attenzione per le persone, invitando a leggere la città non come fondale pittoresco, ma come organismo vivo che continua a sollecitare interrogativi.


LA MOSTRA

Il percorso espositivo si articola in due grandi sezioni collegate fra loro da una timeline che attraversa oltre venti secoli di storia, dal XIV secolo a.C. al VII secolo d.C., e guida il visitatore attraverso le principali fasi cronologiche e i passaggi più significativi della vicenda di Tharros, collegando gli oggetti alle storie che li accompagnano. La linea del tempo funziona come asse portante costruendo una mappa mentale che rimane impressa anche dopo l’uscita dalle sale.
La prima sezione, Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo, mostra il modo in cui Tharros entra nello sguardo della modernità. Dalle menzioni tra Sei e Settecento si arriva alle prime osservazioni sistematiche dell’Ottocento legate a figure come Alberto Ferrero della Marmora, Giovanni Spano, Efisio Pischedda, impegnati a descrivere il sito, tracciarne la topografia, raccogliere i primi materiali. Nel cuore di questa sezione il visitatore incontra gli scavi di Gennaro Pesce negli anni Cinquanta del Novecento e le ricerche successive condotte da studiosi italiani e stranieri, che descrivono la struttura urbana, le necropoli, il tofet, i quartieri artigianali e i settori produttivi.
Documenti d’archivio, planimetrie, fotografie, filmati, testimonianze e interviste alle archeologhe e agli archeologi compongono il ritratto di una città rivelata che cambia insieme ai metodi della disciplina archeologica e alle domande rivolte al sito. Si innesca così una dinamica in cui Tharros diventa banco di prova per tecniche di indagine, forme di tutela, modalità di restituzione al pubblico, offrendo allo stesso tempo un affresco della storia recente dell’archeologia in Sardegna.


La seconda sezione, Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo, sposta lo sguardo sulla quotidianità e sulle persone che hanno abitato Tharros, proponendo la casa, il corpo, il gioco, il lavoro e il porto come chiavi di lettura capaci di restituire una città vissuta, attraversata da relazioni, gesti ripetuti e pratiche condivise. Nel cuore di questa parte del percorso il visitatore incontra gli oggetti della vita domestica, gli strumenti del lavoro, i segni della cura di sé, le tracce dei giochi e del tempo libero, in un susseguirsi di vetrine che costruisce un racconto ravvicinato.
Una macina a sella in basalto rimanda alla trasformazione dei cereali e alla centralità del pane nell’alimentazione, mentre pentole, olle, bottiglie e piatti in ceramica attraversano le epoche e raccontano un modo di cucinare e consumare il cibo che si modifica nelle forme ma mantiene una continuità di fondo. Le lucerne, con tipologie diverse, disegnano una vera e propria geografia della luce che coinvolge la vita domestica, gli spazi pubblici, le pratiche cultuali, suggerendo atmosfere e ritmi del vivere in una città antica.
Un nucleo importante della mostra riguarda la cura del corpo e l’identità personale, con gioielli in oro, argento e corniola, amuleti, collane e anelli. Si delineano così un artigianato raffinato e una rete di scambi estesa che coinvolge l’Oriente mediterraneo, Cartagine e diversi centri dell’epoca. Oggetti in avorio, come coperchi di cofanetti e manici di specchio, alludono a gesti intimi legati alla cosmesi, alla protezione, alla rappresentazione di sé e delle proprie appartenenze.
Lo sguardo si apre poi sul tempo libero e sul lavoro. Una bambola articolata in terracotta rimanda all’infanzia in una città antica, mentre un dado in osso convoca l’eco dei giochi da tavolo della tradizione romana. Pesi da telaio, pesi da rete, ami da pesca, scorie di fusione, boccolari di fornace e un forno in terracotta per il pane ricostruiscono un tessuto di saperi tecnici e attività economiche che sostengono Tharros tra agricoltura, pesca, artigianato e produzioni specializzate.
Il porto emerge come elemento decisivo per comprendere la posizione della città nel Mediterraneo. Un frammento di ceramica micenea, vasi in bucchero etrusco, una lekythos attica a figure rosse, anfore africane e altre classi ceramiche restituiscono Tharros come crocevia di rotte tra l’Africa, la penisola iberica, la Sicilia, l’Etruria e l’entroterra sardo. Ogni oggetto allude a un viaggio, a uno scambio, a un accordo economico o a una relazione culturale, e da questo momento in poi il porto rimane un riferimento costante nella lettura della città.
ALLESTIMENTO E LINGUAGGI
L’allestimento segue una logica di essenzialità e chiarezza visiva. Vetrine e strutture sono pensate per lasciare spazio alla relazione diretta con reperti e materiali d’archivio, mentre il percorso integra grafica, suono e immagini in movimento per accompagnare il visitatore da una sezione all’altra con ritmo misurato. La mostra si offre così come uno spazio da attraversare, abitare, frequentare con tempi personali, in cui il testo non soffoca gli oggetti, ma li accompagna.
Un intervento multimediale accompagna il visitatore nelle stratificazioni di Tharros: una trama di risonanze, voci e materie che si intrecciano con le rovine, evocandone le memorie sommerse.
I paesaggi sonori – suoni e voci raccolti sul territorio, frammenti musicali – abitano gli spazi come una presenza viva. Le video-finestre, con animazioni 3D dei rilievi fotogrammetrici, restituiscono forme in divenire, sospese tra realtà e immaginazione. Il tempo diventa materia fluida, mentre rovine e reperti emergono dalle sabbie come visioni oniriche che si dissolvono e si ricompongono: suono e immagine sono il respiro dell’antica città che torna a vibrare nel presente.



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