Alle Scuderie del Quirinale Tesori dei Faraoni, un grande progetto culturale che porta nella Capitale una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal Museo Egizio del Cairo e dal Museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese.
La mostra, curata da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, è prodotta da ALES - Arte Lavoro e Servizi del Ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto,con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino.
La mostra è resa possibile grazie al fondamentale
sostegno di Intesa Sanpaolo ed ENI, Main Sponsor
del progetto, che confermano il loro impegno costante nella
promozione della cultura e nella valorizzazione del dialogo tra le
civiltà.
EgyptAir è Vettore Ufficiale dell’esposizione,
accompagnando idealmente – e concretamente – il viaggio delle
opere dall’Egitto a Roma. Si ringraziano inoltre i Partner Cotral,
Urban Vision e Ferrovie dello Stato Italiane per il prezioso
contributo e la collaborazione a un’iniziativa che unisce
eccellenza scientifica, visione internazionale e partecipazione
collettiva.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle
relazioni culturali tra Italia ed Egitto e dialoga con gli obiettivi
del Piano Mattei per l’Africa, come esempio concreto di
cooperazione fondata su conoscenza, formazione e valorizzazione del
patrimonio condiviso. È un progetto che riafferma la cultura come
strumento di dialogo e amicizia, capace di unire due civiltà legate
da sempre dal Mediterraneo e dal fascino della storia comune.
Tesori
dei Faraoni è un viaggio nella civiltà egizia attraverso le
sue forme più alte e insieme più intime: potere, fede, vita
quotidiana. Il percorso apre con lo splendore dell’oro, materia
divina e simbolo dell’eternità. Il sarcofago dorato della
regina Ahhotep II, la Collana delle Mosche d’oro, antica
onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare
di Psusennes I introducono al mondo delle élite egizie, dove
l’ornamento diventa linguaggio politico e riflesso di una teologia
del potere. Intorno al corredo funerario di Psusennes I,
scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria
raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni,
conservano intatta la loro luce.
Dalla magnificenza regale si
entra nell’universo del rito e del passaggio, dove la morte è
intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya,
madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche
funerarie e alla fede di rinascita. Attorno, le statuette
shabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei
Morti raccontano la precisione quasi scientifica con cui gli
Egizi preparavano il viaggio nell’aldilà: un insieme di formule,
immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere
alla luce di Ra.
Il percorso si apre poi al volto umano
della regalità. Le tombe dei nobili e dei funzionari, come quella
di Sennefer, svelano la quotidianità del potere, la devozione e
il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante
dell’ordine cosmico. In dialogo con queste figure, la poltrona
dorata di Sitamun, figlia di Amenofi III, restituisce un’intimità
sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come
dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e
continuità familiare.
Una delle sezioni più attese è dedicata
alla “Città d’Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021
da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti
provenienti da questo straordinario sito restituiscono la voce degli
artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni.
Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo
volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e
senso religioso in ogni gesto.
La mostra culmina nel mistero
della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il
percorso sono tra le espressioni più alte dell’arte faraonica:
l’Hatshepsut inginocchiata in atto d’offerta, la diade di
Thutmosi III con Amon, la Triade di Micerino, fino alla
splendida maschera d’oro di Amenemope, dove il volto del re,
levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai
al divino. In chiusura, la Mensa Isiaca – eccezionalmente
concessa dal Museo Egizio di Torino – riannoda il filo
simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l’antico
legame spirituale e culturale tra i due mondi.
Come
ricorda Zahi Hawass, “il più grande monumento mai costruito
dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di
eternità.” È questa idea, più forte della pietra e dell’oro, a
risuonare in ogni sala della mostra.
Tesori dei Faraoniè
accompagnata da un ampio programma di mediazione e divulgazione. Il
catalogo, edito da Allemandi in edizione italiana e
inglese, è curato da Zahi Hawass, che firma per la casa
editrice anche la guida breve e la guida per ragazzi,
ideate per accompagnare il pubblico più giovane in un racconto
accessibile e coinvolgente, tra storie, divinità e simboli
dell’antico Egitto. Sempre nel catalogo, le fotografie di Massimo
Listri restituiscono la magnificenza dei capolavori esposti e
l’atmosfera delle collezioni egizie.
Tutti i visitatori
potranno inoltre usufruire di un’audioguida inclusa nel biglietto,
disponibile in quattro lingue, con la voce di Roberto
Giacobbo per la versione italiana e quella di Zahi
Hawass per la versione inglese; è prevista anche una versione
dedicata ai bambini, per un’esperienza di visita ancora più
coinvolgente.
E’ inoltre attivo un ricco percorso didattico
pensato per tutti i pubblici. Sono previsti laboratori didattici
e visite guidate, progettati in collaborazione con il Museo
Egizio di Torino, che prenderanno le mosse dai temi centrali della
mostra per offrire esperienze concrete e coinvolgenti: ad esempio i
più giovani potranno esplorare simboli, animali e figure divine,
ricostruendo in modo interattivo la vita dell’antico Egitto. Per
le scuole – dalla fascia dell’infanzia alle secondarie di primo
grado – sono già attivi laboratori specifici, che estendono
l’offerta formativa tradizionale e permettono di attraversare i
principali assi tematici della mostra, come l’evoluzione sociale,
l’arte funeraria, l’iconografia religiosa e le innovazioni
materiali.
Infine, si affianca a questa proposta un programma
di attività collaterali, in collaborazione con il dipartimento SARAS
della Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma con
incontri, seminari e approfondimenti condotti da studiosi, archeologi
ed esperti, con l’obiettivo di arricchire la fruizione della mostra
e favorire il dialogo tra cultura, ricerca e pubblico.





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