Tra le maggiori sfide che i paleontologi affrontano per ricostruire le forme di vita del passato, si trova quella di dover comprendere i dettagli dell’anatomia di fossili celati dalle stratificazioni millenarie di sedimenti; non bastano martello e scalpello, spesso avrebbero necessità di “vedere” attraverso la roccia. Fino a pochi anni fa, ciò era possibile solo sezionando i reperti: una tecnica efficace, ma che ovviamente danneggiava irrimediabilmente i fossili e di conseguenza poteva essere utilizzata solo in pochi casi.
La Tomografia Assiale Computerizzata, meglio conosciuta come TAC, si basa sull’utilizzo di raggi X e permette di ricostruire modelli tridimensionali di oggetti mediante la sovrapposizione di centinaia di immagini prodotte da angolazioni diverse. Questa tecnica di indagine si utilizza da oltre 20 anni nella diagnostica medica, in quanto permette di indagare l’interno del corpo umano senza recare danno al paziente. Solo più recentemente è stata applicata alla paleontologia: si è infatti scoperto che, a voltaggi più elevati, i raggi X sono in grado di attraversare anche i reperti fossili.
PALEOTAC. Come guardare attraverso i fossili intende raccontare come la TAC ha trasformato l'indagine paleontologica, aprendo nuove frontiere nella comprensione dell'anatomia, della biologia, dell'evoluzione e persino del comportamento di animali estinti da milioni di anni.
La mostra guida il visitatore
attraverso le ricerche condotte dall'Università di Bologna con
l'utilizzo dei macchinari TAC dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di
Bologna, del Centro di Anatomia dell'Alma Mater, di Elettra
Sincrotrone Trieste, grazie a cui è stato possibile gettare nuova
luce su importanti reperti della Collezione di Geologia
"Museo Giovanni Capellini" come il cranio fossile
di un listrosauro del Triassico, l'omero patologico di un leone
delle caverne infortunatosi in vita, oppure il cranio del
piccolo coccodrillo preistorico Acynodon rinvenuto nel
sito paleontologico del Villaggio del Pescatore (Trieste).
PALEOTAC inaugura inoltre il nuovo
allestimento del piano terra della Collezione con innovativi
apparati digitali (sala immersiva, avatar conversazionali e
postazioni di realtà virtuale) e con l’impiego della realtà
aumentata per migliorare la fruizione delle collezioni storiche
al primo piano.
La mostra è organizzata dal Sistema
Museale di Ateneo nell’ambito del programma di ricerca dello
Spoke 4 “Virtual Technologies for Museums and Art Collections”
del Partenariato esteso CHANGES “Cultural Heritage Active
Innovation for Sustainable Society”, in collaborazione con Centro
di Anatomia Clinica e Chirurgica Sperimentale e Molecolare |
Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie e Dipartimento
di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell'Università
di Bologna, Elettra Sincrotrone Trieste, Istituto
Ortopedico Rizzoli di Bologna.

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