La Grotta di Ortucchio è un sito archeologico in una grotta, parte di un complesso di grotte carsiche situate a mezza costa sul bordo meridionale della piana del Fucino, nel territorio comunale di Ortucchio (AQ), in Abruzzo.
Lo studio stratigrafico della grotta di Ortucchio, distante dal paese di Ortucchio circa un chilometro e localmente nota anche come grotta dei Porci o grotta di Pozzo (Pozzo di Forfora), ha permesso di ricostruire in linea di massima l'arco temporale in cui l'uomo l'ha abitata e frequentata che spazia dall'epigravettiano finale almeno al periodo medievale. Schegge litiche, elementi scheletrici e frammenti ceramici sono databili dal Paleolitico superiore all'età del bronzo mentre nel Mesolitico e fino al Medioevo la grotta venne usata già come luogo di sepoltura.
La cavità si trova in località Mesula non distante dal confine del territorio comunale di Lecce nei Marsi, a circa 30 metri dal livello della piana del Fucino, non distante dall'area archeologica di via Mesola, localizzata lungo la contemporanea strada Circonfucense ai bordi dell'alveo dell'ex lago, utilizzata in continuità d'uso come una necropoli. Frammenti ossei di un cranio e di una mandibola appartengono a due soggetti maschi ascrivibili all'uomo di Cro-Magnon (Cultura bertoniana). Ritrovamenti ceramici e resti di strutture di epoca italica e romana non fanno escludere la pratica del culto degli antenati. Articolati studi tafonomici e zooarcheologici relativi alla mammalofauna e all'avifauna hanno consentito di attestare che, al contrario della grotta Maritza, in questa cavità la frequentazione umana sarebbe stata più sporadica con migrazioni stagionali di breve raggio nell'ambito della regione marsicana e/o abruzzese. Nella grotta sono stati rinvenuti pochi resti di ungulati, tra questi i più frequenti sono il cervo europeo, il cinghiale e lo stambecco. La presenza di queste specie sembra indicare lo sfruttamento da parte dell'uomo sia di zone boscose e umide, rappresentate dalla presenza dei resti dei cinghiali e dei cervi, sia di zone rocciose indicate da animali quali stambecchi e camosci. I resti di ungulati sono rappresentati soprattutto da segmenti anatomici di basso valore nutritivo come porzioni craniali, falangi, metapodi; questi dati potrebbero suggerire che si tratti di parti scartate in una prima fase di macellazione. Le ossa lunghe di queste specie venivano aperte al fine di estrarre midollo, raramente la procedura riguardava le falangi. L’età di morte degli ungulati si aggira intorno all’anno di età. Questo dato è un’evidenza del fatto che l’uomo che abitava quelle zone vantasse strategie di caccia molto efficienti che gli consentivano di cacciare soprattutto individui adulti, necessari per la sua alimentazione: i resti di ungulati di età molto piccola o molto avanzata sono infatti assenti. Dall’analisi dei segni umani sulle ossa degli ungulati, che aumentano progressivamente negli strati superiori della grotta, è possibile dedurre che la grotta venisse usata dall’uomo preistorico soprattutto nelle ultime fasi.
Rari sono i resti di carnivori di media-grossa taglia come i lupi comuni, le volpi rosse e i più piccoli gatti selvatici; i rinvenimenti dei resti di piccoli mustelidi sono invece più numerosi[6]. Molto abbondanti sono i resti di specie acquatiche e di animali viventi in ambienti umidi, questi ritrovamenti confermano l’antica caratterizzazione lacustre del Fucino. I resti maggiormente rinvenuti nella grotta di Ortucchio appartengono a due ordini: anseriformi e galliformi. I resti di anseriformi appartengono sia a individui molto giovani sia a individui adulti; i resti di individui molto giovani suggeriscono che il sito venisse utilizzato come luogo di nidificazione dalla specie, dunque esso veniva frequentato soprattutto nei periodi più miti dell’anno. Alcuni resti ossei di individui adulti mostrano, a differenza di quelli degli individui più giovani, segni di fuoco, questo dato suggerisce che questa specie venisse sfruttata dall’uomo soprattutto nei mesi primaverili ed estivi; inoltre, la presenza di resti ossei quali omeri e coracoidi, sono un’ulteriore conferma dello sfruttamento da parte dell’uomo di questa specie. I resti di Galliformi, riconducibili ad elementi ossei quali metacarpi e metatarsi, suggeriscono invece che questa specie venisse spesso cacciata da carnivori e rapaci. Nella Grotta di Ortucchio oltre ai resti animali sono stati rinvenuti anche oggetti votivi e oggetti decorati. Tra gli oggetti votivi recuperati troviamo un idoletto in terracotta raffigurante un busto maschile, con gambe e braccia realizzate con piccole sporgenze e privo di testa. Tra gli oggetti decorati rinvenuti troviamo un’ulna di lince che presenta decorazioni su tutte le facce. La specie della lince è molto rara nella fauna di Ortucchio, tuttavia, la presenza di un punteruolo rinvenuto presso Riparo Maurizio e ricavato da un’ulna di lince, suggerisce che questo animale avesse una grande importanza culturale per i popoli del Fucino.

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