lunedì 6 gennaio 2025

#mostre / Modelli di Tempio e Templi Modello, Museo delle Antichità Etrusche e Italiche (MAEI) del Polo Museale Sapienza

 

Al Museo delle Antichità Etrusche e Italiche (MAEI) del Polo Museale Sapienza è aperta fino al 10 novembre 2025 la mostra “Modelli di Tempio e Templi Modello”, che si propone di rinnovare lo sguardo sull’architettura sacra dell’Italia preromana attraverso l’affascinante universo dei modelli di templi. Qui l’introduzione al catalogo  a firma dei quattro curatori della mostra, Laura M. Michetti, Claudia Carlucci, Claudio Parisi Presicce, Claudia Cecamore

Il tema dell’origine del tempio di tipo “tuscanico”, del suo sviluppo, degli esempi monumentali oggetto di scavi e delle relative varianti formali – un tema cruciale per gli studiosi del mondo dell’Italia preromana – è stato ampiamente approfondito nella letteratura scientifica, con un fondamentale momento di sintesi nel catalogo della storica mostra Santuari d’Etruria curata da Giovanni Colonna ad Arezzo nel 1985 nel quadro delle celebrazioni dell’Anno degli Etruschi.
Non è stato invece mai affrontato l’aspetto dei modellini di tempio come strumento fondamentale per la comprensione dell’alzato di strutture che, com’è noto, avevano le sole fondazioni in pietra – mentre per il resto erano costruite in legno, mattoni crudi e altri materiali deperibili – e della decorazione in terracotta dei tetti, spesso luogo di narrazioni mitiche di ampio respiro e grande rilevanza artistica.
Gli esemplari più antichi testimoniano un percorso scientifico di informazioni che si sono stratificate nel tempo e la storicizzazione dell’evoluzione degli studi sull’architettura etrusco-italica, come il monumentale modello del tempio di Alatri conservato nel Museo della Civiltà Romana, che esponiamo qui per la prima volta dopo un restauro integrale e che costituisce il perno attorno al quale ruota l’intera mostra.
Servito come base per l’edificazione della struttura in dimensioni reali che tuttora campeggia nel giardino del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, fu realizzato da Adolfo Cozza all’indomani degli scavi – condotti a partire dal 1882 da Herman Winnefeld dell’Istituto Archeologico Germanico e dallo stesso Cozza in contrada La Stazza nelle vicinanze di Alatri – e utilizzato per la prima, antesignana e del tutto innovativa, ricostruzione al vero di un tempio etrusco-italico. Questa, progettata a partire dal 1889, anno di istituzione del museo, e inaugurata nel 1891, comprensiva della riproduzione dell’intero apparato decorativo in terracotta (di cui esponiamo alcuni calchi di proprietà del Museo delle Antichità Etrusche e Italiche) appositamente commissionata da Cozza a maestranze orvietane, fu concepita come strumento didattico sperimentale, per esemplificare il tipo del tempio etrusco-italico, così come formalizzato da Vitruvio: di fatto, una prima applicazione dell’idea di “open air museum”.
Allo stesso tempo, per volere del direttore Felice Barnabei, l’opera, di straordinaria e icacia sul piano museografico, fu esibita come simbolo stesso e presidio della nuova struttura museale che si voleva rendere permanente nella cinquecentesca villa di papa Giulio III e nel suo giardino: “così finalmente tutto il luogo rimarrà assegnato al nostro Ministero pel Museo”, come scriveva Barnabei il 23 settembre 1891, spiegando nelle sue Memorie che “il Museo aveva acquistato un altro grande titolo all’ammirazione dei dotti e degli artisti. In una specie di grande cortile, prossimo all’atrio ed al ninfeo, era stato ricostruito alla grandezza del vero sui profondi studi del conte Cozza, un tempio di stile etrusco dotato di decorazioni fittili, i cui avanzi erano stati raccolti presso Alatri nel Lazio. Per questo dico che non era più possibile che un Ministro osasse disfare quanto era stato compiuto nel Museo di Villa Giulia”.
La recente ripresa dello studio del modello finalizzato a una sua nuova esposizione, cui ha contribuito anche una tesi magistrale in Etruscologia discussa alla Sapienza Università di Roma, ha dato avvio a un progetto di ricerca congiunto tra il Dipartimento di Scienze dell’Antichità, il Polo Museale Sapienza e la Sovrintendenza Capitolina Museo della Civiltà Romana, costituendo l’occasione anche per una rivisitazione del monumento originale in rapporto al modello e alla sua ricostruzione al vero a Villa Giulia.
Esito del progetto è la mostra che qui si presenta, il cui titolo, Modelli di Tempio e Templi Modello, vuole evocare non solo il ruolo svolto dai modelli nella didattica museale, ma anche valorizzare la funzione di paradigma che alcune strutture templari hanno avuto per la disciplina dell’etruscologia nello studio e nell’inquadramento del tipo del tempio tuscanico.
La sede espositiva è particolarmente appropriata: il Museo delle Antichità Etrusche e Italiche (MAEI) del Polo Museale Sapienza, concepito dal suo fondatore Massimo Pallottino come museo didattico strettamente legato alle attività di ricerca in quanto struttura universitaria, possiede infatti vari esemplari di modelli realizzati in epoche e materiali di erenti, che in alcuni casi danno conto della ricostruzione scientifica delle architetture a partire dalle fondazioni conservate, in altri rappresentano la proposta a carattere esemplificativo di un modello ideale di tempio etrusco.
Rientrano nella prima categoria i due modellini dei templi A e B di Pyrgi eseguiti sulla base degli studi di Giovanni Colonna e Francesca Melis per la già citata mostra di Arezzo e frutto di decenni di riflessioni sulle strutture sacre rinvenute nel celebre santuario monumentale del porto di Caere dagli etruscologi della Sapienza, nel quadro di uno dei primi e più illustri “Grandi Scavi” di Ateneo, tuttora in corso. Si tratta in questo caso di un vero prodotto della ricerca scientifica sul campo, che dà conto, nell’estremo dettaglio e attraverso lo studio di moduli metrici e ponderali, di ogni aspetto costruttivo, incluse le travature del tetto.
Alla seconda categoria è invece ascrivibile il grande modello di tempio tuscanico basato idealmente sulla struttura del tempio di Apollo a Veio, concepito e fatto realizzare da Massimo Pallottino nel 1965 sulla base degli scavi nel santuario e dei propri studi svolti sul tema alla luce della descrizione di Vitruvio, anche come esemplificazione fisica della ricostruzione della straordinaria sequenza sul tetto di statue acroteriali su grandi basi dipinte, già proposta da Enrico Stefani: simbolo del MAEI, è un oggetto ormai storicizzato, basato sulle fondazioni conservate della struttura, ma anche pensato per illustrare in modo davvero e icace il tipo ideale di edificio sacro etrusco. La sua esposizione nel percorso espositivo accanto al plastico, prodotto nel 1985, che comprende parte del pianoro di Veio e l’intero santuario sulla terrazza del Portonaccio, consente di inserire virtualmente il tempio nella sua cornice ambientale e topografica rappresentata da questi due strumenti didattici unici che conservano tutt’ora intatta la loro e icacia didascalica.
Si è di recente aggiunto a questo nucleo il modellino del tempio di Giunone Curite in località Celle a Falerii, realizzato a scopo didattico nel 2023, come esito di un progetto di Terza Missione, grazie a un cofinanziamento di Sapienza Università di Roma, Comune di Civita Castellana e CaRiVit ed attualmente esposto nel Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo: la sua presenza in mostra è particolarmente significativa se si considera che lo scavo nel santuario falisco, condotto da Adolfo Cozza a partire dal 1886, del primo grande tempio tuscanico fino ad allora noto indusse lo studioso ad elaborare, anche sulla base dello studio di questa struttura, il modello di tempio e la sua ricostruzione al vero a Villa Giulia. Da sottolineare come ancora una volta le proposte scientifiche di Giovanni Colonna e Francesca Melis nel catalogo della mostra di Arezzo siano state il punto di partenza imprescindibile per la realizzazione del modellino del grande tempio di Giunone Curite, per il quale solo allora venne risolta la vexata quaestio della corretta lettura della planimetria.
Altri modelli, che riproducono le fondazioni del Tempio Grande di Vulci e parte dell’alzato del tempio ellenistico di Fiesole, o calchi, come quelli del modellino votivo del tempio di Diana a Nemi – caposaldo per le conoscenze sul frontone del tipo “aperto” con tettuccio frontonale del tempio etrusco-italico – e dell’urnetta cineraria a forma di tempio da Volterra che riproduce un edificio con frontone aperto e pilastri angolari di ordine ionico, consentono di estendere il tema alla rappresentazione e riproduzione in antico di edifici templari, destinati ad essere o erti nelle aree sacre come emblema di monumenti reali o a costituire il contenitore delle ceneri nella trasposizione della tomba come casa (o tempio a forma di casa) del defunto.
Il percorso teorico della mostra si arricchisce (e si conclude) con la prima prova di stampa 3D dell’altorilievo della fronte posteriore del tempio A di Pyrgi, incentrato su episodi della saga dei Sette contro Tebe: realizzata dal centro Saperi&Co. della Sapienza per la mostra Caere. Storie di dispersione e di recuperi (Museo delle Antichità Etrusche e Italiche, 27 maggio 2023 – 28 febbraio 2024), in vista di una futura collocazione nel nuovo allestimento dell’Antiquarium di Pyrgi nel Castello di S. Severa, è qui presentata come esempio di fruizione alternativa di una delle più celebri decorazioni di un grande tempio tuscanico, tra i capolavori del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Questo straordinario “monumento” deve la sua importanza, oltre alla qualità artistica del quadro frontonale con sei figure in altorilievo conservate quasi interamente, anche, e soprattutto per noi archeologi, al fortunato ritrovamento, o erto da uno dei più importanti siti archeologici mondiali, di una parte notevole del resto della decorazione architettonica della fronte posteriore del tempio A ricostruita con certezza filologica. La sua riproduzione dimostra in maniera evidente, infatti, che le tecniche attualmente a disposizione stanno ormai sostituendo i metodi tradizionali di produzione dei modelli, e che l’esito ultimo di questo percorso di ricostruzione delle architetture sacre perdute è a idato alle potenzialità della realtà virtuale e della realtà aumentata sia nella comunicazione museale, che nella fruizione diretta dei monumenti nelle aree archeologiche.


Nessun commento:

Posta un commento

CITTA' DEL VATICANO - Augusto di Prima Porta

L' Augusto di Prima Porta , nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza dei legionari), è una statua romana che ritrae l...