Dalla Taormina dei greci (Tauromenion) a quella di epoca romana (Tauromenium). Colta nell’arco temporale del suo massimo splendore – dal III secolo a.C. e fino II d.C. – la città adagiata sui fianchi del Monte Tauro e dall’imponente impianto scenografico, dove ogni monumento era stato concepito dai greci per guardare il mare - e dal mare essere ammirato - sarà la protagonista della grande mostra archeologica e multimediale dal titolo “Da Tauromenion a Tauromenium. Alla scoperta della città invisibile tra storia e archeologia”, in programma a Palazzo Ciampoli dal 7 agosto 2024 e fino al maggio 2025.
Un grande progetto corale del Parco archeologico Naxos Taormina, diretto dall’archeologa Gabriella Tigano, che da circa due anni coordina diversi gruppi di lavoro – scientifici e tecnici - formati da archeologi e funzionari del Parco, della Soprintendenza di Messina e delle Università di Messina, Palermo e Catania e da un team interdisciplinare costituito da architetti, informatici, filmmaker ed esperti di ricostruzioni 3D con l’obiettivo di ricomporre, rileggere e raccontare il DNA di una città dalla storia antichissima e, per la sua posizione privilegiata, abitata da sempre.
Per l’occasione sarà esposta la “Sacerdotessa di Iside”, statua in marmo rinvenuta a Taormina nel 1867 vicino alla chiesa di San Pancrazio – anticamente luogo di culto di Iside e Serapide – e dal 1868 trasferita al Museo Salinas di Palermo, primo museo archeologico della Sicilia.


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