Sul finire del 1800, un viaggio epico intorno al mondo della Corvetta Vettor Pisani parte da Venezia e tocca le coste del Perù. A bordo ci sono due giovani ufficiali modenesi, Antonio Boccolari e Paolo Parenti, che approfittano della sosta ad Ancón per esplorare una necropoli precolombiana. Da quella “passeggiata archeologica” riporteranno in patria resti umani e oggetti legati al rituale funerario e li doneranno al Museo cittadino.
Quella raccolta, che ricerche recenti eseguite con sofisticate tecniche di indagine hanno consentito di riscoprire, è il centro della mostra “Genti di Ancón. Archeologia del Perù da un viaggio intorno al mondo” che inauguratasi sabato 14 dicembre, alle 17, al Museo Civico di Modena si è protratta fino al 29 giugno 2025.
Curata da Ilaria Pulini, Maria Elena Righi e Cristiana Zanasi, la mostra si inserisce nel solco del progetto di riscoperta delle raccolte archeologiche acquisite dal Museo Civico a fine Ottocento e che ha già visto valorizzate la collezione egiziana in “Storie d’Egitto” nel 2019, quella sul Paleolitico francese con “Primordi” nel 2021 e più recentemente, nel 2022, gli ex-voto etruschi provenienti da Veio con “DeVoti Etruschi”.
“Genti di Ancón” si propone al pubblico come un’esperienza che, attraverso ricostruzioni digitali, videoinstallazioni e ambienti immersivi, fa rivivere ai visitatori le atmosfere che in quell’epoca rendevano ancora le circumnavigazioni del globo vere e proprie imprese alla scoperta di mondi lontani, e, nella seconda parte, li mette a contatto diretto con le antiche popolazioni peruviane attraverso un archivio biologico che dialoga con gli oggetti della cultura materiale.
Il corpo mummificato di una giovane donna, al centro di questa mostra insieme a otto crani provenienti dalla stessa necropoli, grazie alle indagini bio-antropologiche coordinate dal paleopatologo Mirko Traversari, ha restituito ai resti umani della necropoli di Ancón una piccola parte della loro identità, oltre a fare emergere aspetti della vita e dei rituali funerari delle “Genti di Ancón”. La ragazza osserva il visitatore da una dimensione lontana nel tempo e nello spazio, con uno sguardo smarrito, mentre si appresta a percorrere la riva della baia di Ancón, forse per l’ultima volta. È grazie alle tecniche impiegate in contesti forensi che Chantal Milani, consulente in centinaia di autopsie e casi giudiziari, ricostruisce, a partire da una tomografia computerizzata, il volto della giovane donna mummificata conservata al Museo Civico restituendole così almeno una parte di identità. Ed è proprio la ricostruzione del volto della mummia il punto di partenza per la videoinstallazione evocativa dedicata alla ragazza di Ancón che emoziona il visitatore mettendolo in contatto diretto con la protagonista della mostra.
Il corpo mummificato della giovane peruviana racconta con molta efficacia perché i resti umani rappresentano insostituibili testimonianze di interesse scientifico. Le conoscenze di un’antropologa culturale, Ilaria Pulini, unite alle indagini bio-antropologiche coordinate dal paleopatologo Mirko Traversari, hanno fatto emergere aspetti della vita e dei rituali funerari delle “Genti di Ancón”.
L’indagine si è inoltre avvalsa del contributo di Robin Gerst (Goethe-Universität, Francoforte) che, grazie a una particolare tecnica di ripresa fotografica, ha individuato quello che nessuno fino a oggi aveva potuto riscontrare: una fitta trama di tatuaggi su un braccio della giovane, che richiamano i decori dei tessuti provenienti dallo stesso sito.
Ma non è tutto: le indagini eseguite da Mirko Traversari con l’avanzato supporto di imaging attraverso l’Anatomage Table hanno mostrato una frattura vertebrale compatibile con un’azione di strangolamento, una pratica rituale che troverebbe riscontro nell’ambito andino pre-incaico e incaico. Notizie che hanno destato l’interesse di Alberto Angela che, subito dopo la scoperta, ha dedicato alla mummia un servizio nella trasmissione Noos, in prima serata su Rai 1.
Accanto allo studio dei resti umani provenienti dalla necropoli di Ancón, le vicende del viaggio che ha condotto i due giovani ufficiali modenesi Antonio Boccolari e Paolo Parenti sulla costa centrale del Perù formano parte integrante della mostra. I visitatori, infatti, avranno l’opportunità di “salire a bordo” della Regia Corvetta Vettor Pisani guidata dal comandante Giuseppe Palumbo, che partì da Venezia il 26 marzo 1882 e fece ritorno a Napoli il 29 aprile 1885, partecipando al suo viaggio intorno al mondo.
Sullo sfondo di una mappa dell’epoca ingrandita fino a raggiungere i sei metri di lunghezza, la corvetta, della quale è stato digitalizzato il modello conservato nel Museo tecnico navale della Spezia, naviga fra porti sicuri, violente tempeste e visioni fantastiche come quella della fosforescenza delle acque oceaniche. Un videomapping, realizzato da Delumen, che fra foto d’epoca e intelligenza artificiale restituisce le atmosfere di un’impresa epica raccontata dalle voci dei protagonisti.
L’impresa della Vettor Pisani vede intrecciarsi motivazioni politico-commerciali e scientifiche nei diari di bordo di figure rappresentative del mondo delle spedizioni oceaniche nell’ultimo quarto del XIX secolo: giovani esponenti della nobiltà; esperti navigatori ma anche naturalisti, insieme a ufficiali formati per eseguire scandagli, saggi, rilievi e prelievi zoologici. Nei loro puntuali resoconti spesso traspare anche un senso di stupore e meraviglia che accompagna gli incontri, le avventure e le atmosfere della traversata oceanica: il cielo illuminato dalla fosforescenza di animali marini, gli sbuffi delle balene, gli scambi di doni con gli indigeni, la cattura di un enorme squalo balena.
Se nel celebre brigantino Beagle, che viaggiò dall’Atlantico al Pacifico cinquant’anni prima, passato alla storia perché dell’equipaggio faceva parte un giovanissimo Charles Darwin, il commissario di bordo si lamentava del disordine regnante sui ponti a causa di tutti i campioni raccolti dal naturalista, nella corvetta Vettor Pisani era stato predisposto un apposito laboratorio, completo di tavolino, casse, contenitori, ricostruito in mostra grazie ad una precisa documentazione. Al termine del viaggio, i numerosi campioni naturalistici trasportati dalla nave vennero dispersi in tutta Europa e affidati a studiosi o enti di ricerca sulla base di contatti pregressi o di specifiche competenze. I modenesi Boccolari e Parenti donarono all’Università di Modena mammiferi, uccelli e molluschi, in parte esposti in mostra, e destinarono al Museo Civico di Modena la collezione di reperti e resti umani recuperata nella necropoli di Ancón.
La donazione al Museo Civico della raccolta si inserisce in un clima culturale modenese di estrema apertura alle novità scientifiche che circolavano sulla scorta del pensiero positivista e delle teorie evoluzionistiche darwiniane. Carlo Boni, direttore del Museo e convinto esponente delle nuove correnti di pensiero, aveva favorito fin dal 1875 la nascita di una sezione etnografica composta da oggetti di popolazioni extraeuropee da mettere a confronto, proprio in un’ottica evoluzionista, con le raccolte di preistoria del museo. È in questa sezione che si inserisce la raccolta della necropoli di Ancón di Boccolari e Parenti.






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