
Il
lago di
Loppio (Äppl-See, Löppel-See o Loppl-See in tedesco, Lac
de Lopi in dialetto trentino) si trova
nel Trentino meridionale, a 224 m s.l.m. La zona,
lunga 1,870 km, larga 0,480 km, profonda 4 m,
con una superficie di 600000 m². Non è più un lago dopo
la costruzione della galleria Adige-Garda se non in
occasione di anni particolarmente piovosi, ma rimane
un'importante zona umida. Nel 1439 il lago di Loppio fu teatro
della galeas per montes, una memorabile impresa di ingegneria
militare compiuta dalla Repubblica di Venezia, che vi fece
transitare una piccola flotta diretta al lago di Garda scendendo
a Torbole.
Dopo il disastro
ambientale avvenuto nel 1956, quando venne prosciugato e mai più
riempito in seguito allo sprofondamento della falda
freatica durante i lavori per la costruzione della galleria
Adige-Garda, l'ambiente si è consolidato divenendo palude ed è
frequentemente invaso da abbondanti quantità di acqua in particolari
momenti di piovosità intensa. Il lago è la più
estesa area palustre della provincia autonoma di
Trento. A occidente sorge il piccolo centro abitato di Loppio, con
l'importante villa quattrocentesca della
famiglia Castelbarco e la vicina chiesa del Nome di
Maria con la torre campanaria che porta ancora le tracce dei
colpi di artiglieria della prima guerra mondiale. Il 19 ottobre 1987
l'area è stata dichiarata zona protetta col provvedimento
della giunta provinciale trentina n. 11130 (modif.
delib. 20.12.1996, n. 17031.
Il
lago di Loppio è conosciuto come biotopo tutelato e anche come
importante sito archeologico. Fin dal 1900 vi sono stati
ritrovamenti che documentano la presenza di antichi abitanti
sull'isola di Sant'Andrea, situata nel sito di ricerca: frammenti di
vasellame di età romana e resti di una sepoltura con corredo
funebre.
L'indagine archeologica ha suddiviso il
lago in tre settori:
Settore A, lato Nord-orientale
dell'isolotto
Settore B, nell'area meridionale
Settore C, zona centrale e punto
più elevato dell'isola
Settore ANella zona settentrionale dell'isola di
Sant'Andrea sono state rinvenute tracce di capanne in legno e altri
materiali deperibili databili intorno al V-VI secolo d.C. Sul terreno
sono visibili strati di ceneri, focolari e buche. Accanto alle
capanne sono stati trovati resti di mura appartenenti a piccoli
edifici non ancora datati. Sono stati individuati poi edifici
risalenti alla prima metà del VI secolo e dell'inizio del VII. Le
loro piante sono di forma rettangolare e trapezoidale e si
estendono su una superficie tra i 45 e i 60 m². L'edificio nel
settore è rivolto verso il lago. I materiali rinvenuti all'interno
ipotizzano un uso strettamente domestico. È presente inoltre
una tomba con la sepoltura di un feto o di un
nato prematuro all'interno di un contenitore in terracotta. Questa
sorta di tomba era molto diffusa tra i popoli del Mediterraneo e nel
VI e VII secolo era in uso anche presso l'area di dominazione
bizantina. La sepoltura di Loppio è la prima del suo genere a essere
scoperta nell'area alpina orientale.
Settore BNel sud dell'isola, come è avvenuto
per la zona A, nuove costruzioni solide in muratura, dalle pareti in
pietre e ciottoli di diversa misura e materiale, hanno sostituito le
più primitive casupole in legno. I muri sono ottenuti ponendo in
modo irregolare massi vari, poi legati con malta di calce grossolana.
Le nuove abitazioni piano piano hanno sostituito completamente la
capanne, inglobandone gli edifici.
Settore CLa zona centrale dell'isola è
costituita dalla cosiddetta "area sacra", cioè dalla
chiesa di Sant'Andrea e dalla sua necropoli. La chiesa romanica
risale sicuramente ad un'epoca successiva rispetto alla necropoli, in
quanto quest'ultima è stata scoperta sotto i resti dell'edificio.
Qui sono state riconosciute varie tombe, ma prive del loro corredo,
tra le quali una tomba cappuccina e i resti di un'altra a cassa
laterizia e poi di una terza, formata da un pozzetto quadrangolare
con i lati in muratura.
Sono state condotte più ricerche
sull'edificio religioso attraverso documenti e lo studio
stratigrafico. Di una cosa si è sicuri: l'abbandono della
costruzione è precedente al XVI-XVII secolo, come testimonia
un'edicola quadrifronte, che si trova sopra i suoi strati di
distruzione.
Tra i resti portati alla luce vi sono
materiali che testimoniano uno scenario di vita quotidiana antica
movimentato per la presenza di oggetti provenienti dall'esterno come
frammenti di anfore orientali e africane. Presumibile quindi una rete
di scambi commerciali d'ampio raggio. I reperti dimostrano che i
gruppi familiari che vivevano sull'isola erano dediti
all'allevamento, alla pesca e all'agricoltura. Il sito ha
restituito anche varie monete. Oltre alle più diffuse in bronzo del
III-IV secolo, pure rare frazioni di silique in argento di
epoca bizantina.