La casa del Porcellino, conosciuta anche come casa di Sulpicio Rufo, è una casa di epoca romana dell'antica Pompei; è ubicata nella regio IX, insula 9, civico C degli scavi archeologici di Pompei.
Sebbene l'edificazione originaria risalga a un'epoca antecedente, la casa fu oggetto di un radicale intervento di restauro all'inizio del I secolo d.C., contestualmente al rinnovo dell'intero apparato decorativo in quarto stile.
In seguito all'eruzione del Vesuvio del 79, la struttura rimase sepolta sotto una coltre di materiali piroclastici fino al suo rinvenimento, avvenuto nel corso delle campagne di scavo condotte tra il 1880 e il 1887. L'edificio è stato successivamente interessato da plurimi interventi conservativi, in particolare nel 2009 e nel periodo compreso tra il 2023 e il 2024.
La casa si estende su una superficie di circa 172 metri quadrati; si ipotizza che, nell'ultima fase cronologica, la proprietà appartenesse a Caio Sulpicio Rufo, altro nome con cui è conosciuta, e Quinto Nolano Primo, come attestato dal rinvenimento di due sigilli bronzei recanti i medesimi antroponimi. Le iniziali di Nolano Primo sono state inoltre individuate in un graffito presso l'ingresso e su diverse anfore, insieme a quella di Cesia Elpide, donna probabilmente moglie di uno dei due proprietari e presumibilmente coinvolta nell'attività di commercio di vino.
Oltrepassato l'ingresso, il corridoio distribuisce sul lato sinistro una latrina e due cubicoli, i quali conservano resti d'intonaco originario. Il corridoio immette nel peristilio, caratterizzato da un giardino centrale con puteale delimitato da un colonnato unito da un basso muro e dotato di canalette per il deflusso delle acque meteoriche, di cui si denotano alcuni resti. Sul fronte sinistro si apre un ulteriore cubiculo, preceduto esternamente da una nicchia destinata a larario, in origine decorata da colonne in stucco a sostegno di un timpano e arricchita internamente dalla raffigurazione di una patera su fondo azzurro. L'apparato pittorico all'interno della stanza interno a un canone ricorrente nella domus: zoccolatura in nero, zona mediana in rosso, talvolta con quadretti centrali, e registro superiore in bianco, con motivi ornamentali quali soggetti zoomorfi, tralci vegetali, candelabri e amorini; nello specifico, la parete occidentale del vano ha un quadretto con un giovane seduto tra tre cani, mentre quella orientale raffigura una Nike.
Il settore meridionale del peristilio ospita un triclinio con pavimentazione in cocciopesto con l'inserto di tessere bianche e i quadretti centrali nelle pareti sud e ovest con raffigurazioni di santuari con statue di divinità sotto un colonnato.
Adiacente al triclinio si trova un'anticamera a doppio ingresso, probabilmente per permettere una migliore illuminazione degli ambienti, che conduce a un vano minore. Sulla destra del peristilio si apre un cubicolo: sulla parete meridionale il quadretto centrale è andato completamente perduto, su quella occidentale doveva essere Paride, mentre su quello orientale un uomo seduto di spalle. Segue un triclinio con lo stesso modello decorativo del resto della casa ma di esecuzione tecnica meno raffinata.
Il fronte settentrionale del peristilio è occupato dalla cucina: presso l'ingresso, la parete occidentale conserva la porzione inferiore di un Genio, mentre sulla parete nord campeggia un larario dipinto su due registri: superiormente, due Lari presso un altare con serpente intorno a un altare e, inferiormente, un secondo altare affiancato da due serpenti; segue una natura morta con la raffigurazione di una testa di maiale, affresco che dà il nome alla casa, salsicce, anguilla e spiedini. Sulla parte est è il focolare; nella cucina, così come anche nei triclini, sono stati ritrovati resti di oggetti in terracotta e vetro. Esternamente, accanto alla cucina, a sinistra, è un'area adibita forse a stanza, armadio o per la coltivazione di fiori e verdura, mentre, sulla destra, un armadio a parete.



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