giovedì 18 settembre 2025

STATI UNITI - New York, MET / Statua di Cleopatra VII (Egitto)

 
La statua di Cleopatra VII (89.2.660) è un'antica statua egizia in marmo o calcare dolomitico raffigurante Cleopatra VII Tea Filopatore (51–30 a.C.), più nota come Cleopatra, ultima sovrana della Dinastia tolemaica (XXXIII dinastia egizia).
La statua è mancante dalle caviglie in giù; danni minori si trovano anche sulla superficie del resto dell'opera: per esempio sul seno destro. Il pilastrino dorsale non reca alcun'iscrizione geroglifica, ma sul braccio destro è presente un cartiglio (erroneamente orientato e di autenticità discussa) recante il nome di Cleopatra; il braccio è rigidamente disteso lungo il fianco e la mano è aperta anziché, come sarebbe stato più tipico, chiusa a pugno. Il braccio sinistro è avvolto intorno a una cornucopia: elemento tipicamente greco e presente nella statuaria regale ellenica. Pure il panneggio risente dei modelli stilistici greci: passa sopra alla spalla destra e forma un nodo appena sopra al seno destro. Il viso è largo, così come il taglio degli occhi; la bocca lineare e sottile, il naso minuto e lievemente all'insù. Il capo della sovrana è sormontato da una pesante parrucca dalle ciocche a spirale completata, sulla fronte, da riccioli a forma di guscio di chiocciola; la parrucca è stretta al capo da un diadema con tre urei consecutivi. Un'ulteriore corona egizia è oggi scomparsa.
L'identificazione della donna raffigurata come Cleopatra VII si basa sul triplo ureo e su altre caratteristiche stilistiche quali la posa della mano, aperta anziché chiusa a pugno, e il design della parrucca. Anche il viso fornisce indizi in tal senso: gli occhi grandi e la bocca sottile sono comuni, appunto, della statuaria del I secolo a.C. Il triplo ureo è stato correttamente individuato nei ritratti scultorei in stile egizio di tutte le ultime regine tolemaiche. Infine, un dibattuto cartiglio sulla superficie del braccio destro reca proprio il nome regale di Cleopatra VII.


mercoledì 17 settembre 2025

STATI UNITI - Fiaschetta pendaglio amuleto di Poggio Sommavilla


La Fiaschetta pendaglio amuleto di Poggio Sommavilla è un vasetto in impasto bruno con iscrizione del VII secolo a.C. appartenuto a una donna, e rinvenuto nel 1895 nel corredo funerario della Tomba III nella Necropoli del centro arcaico di Poggio Sommavilla.
Disperso dopo gli scavi del 1895 condotti da F. Benedetti, prima venduto alla collezione privata Tyszkiewicz, poi riacquistato dallo scopritore-venditore F. Benedetti che nel 1898 ha tentato di rivendere al Museo di Copenaghen, le trattative sono fornite da H. Slaskov Robert. Poi attraverso Henry Lillie Pierce Found, venduto al Museum of Fine Arts dove è conservato dal 1901. Mediante lo stesso Found il museo si assicurò diverse ceramiche dall'area falisca ed etrusco-meridionale nonché alcune ceramiche attiche provenienti dalla collezione privata Torlonia degli scavi di Gsell di Vulci. Dopo gli Incontri di studio Questioni epigrafiche e linguistiche a proposito dell'iscrizione di Poggio Sommavilla, 22 giugno 1973 in occasione della Mostra maggio-luglio 1973, sono stati inviati i calchi e le morfologie al Centro dell'etruscologia-italica CNR, dal Museum of Fine Arts di Boston.
Il Vasetto fiaschetta pendaglio amuleto è d'impasto bruno è alto 57 mm e spesso 25 mm ha forma lenticolare ed è interamente cavo, alla sommità è provvisto di un breve orifizio cilindrico: i lati presentano margini rilevati con fori pervi entro i quali doveva passare un filo. Sulle due facce è incisa una figura rudimentale di Airone circondato da una decorazione ad archetti legati (Il motivo a occhielli correnti è da ritenersi tra i più popolari a Capena). Intorno al collo è presente un'iscrizione destrorsa spiraliforme con lettere alte mm 3,5-4,5 nella riga principale e mm 2,5 in quella superiore, sul lato un'iscrizione destrorsa con ductus curvo verso l'alto e lettere alte mm 4-6, sulla faccia un'iscrizione apparentemente sinistrosa con ductus che segue la linea del dorso dell'airone e lettere alte 30-40 mm.
Confronti con tale oggetto sono stati ricercati nella morfologia delle fiasche del pellegrino orientali e orientalizzanti, ma risultano poco pertinenti per la maggiore dimensione, mentre il più vicino confronto è un esemplare di fiaschetta a impasto buccheroide di 8 cm di diametro rinvenuto nel deposito votivo di Campetti a Veio, questo ultimo confronto potrebbe far attribuire all'oggetto, un valore magico sacrale. Se esso veniva appeso al corpo, la sua morfologia, le immagini graffite e le stesse scritte che le accompagnano potrebbero attribuirle una funzione di amuleto di bulla. Per i suoi caratteri esterni, compresa l'iscrizione, potrebbero classificarlo nella serie dei vasetti-gingillo che contenevano sostanze in misura limitata, note in Etruria nella seconda metà del VII secolo a.C. sui quali compare il testo di Dono.
Interessante è anche l'accostamento alle Fiasche del Nuovo Anno di iconografia Egizia rinvenute a Cerveteri a Vulci a Monteroni, alle fiaschette Nuragiche o agli amuleti di bulla probabili ascendenti dei pendagli ritrovati nel tumulo delle Pietrera di Vetulonia.
Nel quadro molto articolato delle scritture attestate nella seconda meta del VII secolo a.C. nell'Etruria meridionale e nel Lazio, l'iscrizione di Poggio Sommavilla mostra affinità con l'area falisco-veiente-capenate, sigma a quattro tratti e forma della ypsilon (Mauro Cristofani).
Un tentativo raffinato di interpretare il testo si deve al conoscitore di dialetti italici arcaici Marcello Durante, avvenuto dopo un incontro di studio nel 1973. 
L'alfabeto è vicinissimo a quello delle più antiche iscrizioni del territorio falisco, così da far pensare ad un forte influsso da questo ambiente. Ma esistono particolari che sembrano escludere l'ipotesi di una pura e semplice adozione della scrittura falisca arcaica. Purtroppo la stessa lettura complessiva delle parole presenta incertezze per la difficoltà di distinguere e identificare alcune lettere, come i segni rettangolari con e senza barretta, per i quali si è proposto rispettivamente il valore di h e θ, e il segno più o meno in forma di 8 che si è voluto leggere f come nell'alfabeto etrusco; ma è anche possibile che si tratti, almeno in parte, di varianti della medesima lettera. Un'ipotesi suggestiva, benché per ora incontrollabile, è che qui sia presente un segno derivato dal B dell'alfabeto greco diffuso nel Lazio, adottato per indicare il suono di passaggio da bh a f o l'alternanza b/f..... e che questo segno sia in ultima analisi all'origine dell’8 = f etrusco.


STATI UNITI - Ago di Cleopatra, a Londra e a New York (Regno Unito)

 

Ago di Cleopatra
 è il nome di due obelischi in granito rosa di Assuan, situati uno a Londra (foto a sinistra), tra il Tamigi e Victoria Embankment, e l'altro nel Central Park di New York (foto in basso a destra). Ambedue sono alti 21 metri e pesano circa 220 tonnellate. Anche se entrambi sono obelischi originari dell'antico Egitto, il loro nome comune è errato, perché non hanno alcuna connessione con la regina tolemaica Cleopatra VII d'Egitto, nata più di mille anni dopo la loro realizzazione. Furono infatti costruiti nel regno del faraone Thutmose III (XV secolo a.C.). L'obelisco di New York è stato il primo a acquisire il soprannome francese "L'aiguille de Cléopâtre", quando si trovava ancora ad Alessandria.
Eretti in origine a Eliopoli durante il regno del faraone Thutmose III nel XV secolo a.C., furono poi trasportati ad Alessandria dai romani per ordine dell'imperatore Augusto. Nel 12 a.C. furono eretti all'ingresso del Caesareum, un tempio fatto costruire da Cleopatra VII. Dopo non molto tempo crollarono e rimasero semisepolti, ciò che permise di preservare la maggior parte dei geroglifici incisi sulle loro facce dall'usura degli agenti atmosferici.
Nel 1819 il Chedivè d'Egitto, Mehmet Ali, decise di donare uno dei due obelischi alla Gran Bretagna, ma la partenza avvenne solo nel 1877, in ragione degli alti costi di trasporto. Fu costruito un natante metallico di forma cilindrica, chiamato Cleopatra, ideato dall'ingegnere John Dixon, all'interno del quale fu sistemato l'obelisco. Il natante fu trainato verso Londra dalla nave Olga, ma nel golfo di Biscaglia il 14 ottobre 1877 subì un naufragio, durante il quale andarono dispersi sei uomini dell'equipaggio dell'Olga che avevano cercato di salvarlo. I loro nomi sono incisi in una placca alla base dell'obelisco di Londra. Il natante fu abbandonato e andò alla deriva per qualche giorno, poi fu ritrovato dalla nave scozzese Fitzmaurice, che lo trainò in Spagna per riparazioni. Arrivò finalmente in Inghilterra al porto di Gravesend il 21 ottobre 1878, e da lì fu poi trasportato lungo il Tamigi a Londra.
Le due sfingi in bronzo accanto all'ago di Cleopatra non sono originali egizie, bensì di epoca vittoriana, così come gli altri ornamenti bronzei alla base dell'obelisco. Il piedistallo contiene una capsula, destinata alla posterità, che contiene artefatti e memorabilia della stessa epoca.
Il secondo obelisco fu donato da Isma'il Pascià al governo degli Stati Uniti. Il mecenate William Henry Vanderbilt finanziò il trasporto verso il porto di New York. Fu eretto nel Central Park il 22 febbraio del 1881.

STATI UNITI - Getty Museum


Il Getty Museum (nome completo Jean Paul Getty Museum) è un museo statunitense d'arte situato a Los Angeles. Attualmente è ospitato in due sedi: l'arte antica alla Getty Villa di Malibù (vecchia sede del museo) e il resto al Getty Center, su una collina di Los Angeles, aperto il 16 dicembre 1997.Nel 1974, J. Paul Getty aprì un museo ricreando la Villa dei Papiri a Ercolano nella sua proprietà a Malibu, in California. Nel 1982, il museo è diventato il più ricco al mondo quando ha ereditato 1,2 miliardi di dollari. Nel 1983, dopo una crisi economica in quella che allora era la Germania Ovest, il Getty Museum acquisì 144 manoscritti medievali miniati dalla Ludwig Collection di Aquisgrana, in difficoltà finanziarie; scrivendo sul New York Times, John Russell disse della collezione, «Uno dei più bei possedimenti del suo genere mai assemblato, è certamente il più importante che è stato in mani private». Nel 1997, il museo si è trasferito nella sua attuale posizione nel quartiere di Brentwood di Los Angeles; il museo di Malibu, ribattezzato "Getty Villa", è stato rinnovato e riaperto nel 2006.
Il Getty Museum colleziona dipinti, disegni, sculture, codici miniati, arti decorative europee e fotografie europee, asiatiche, e americane. Eccetto che per le fotografie, il museo non raccoglie opere moderne, dal XX secolo in avanti.
Nel 1974, Jean Paul Getty aprì il suo secondo museo nella sua proprietà di Malibù in California, volendo ricreare la villa dei papiri di Ercolano. Nel 1997 il museo si trasferì nella sua collocazione attuale, progettata dall'architetto Richard Meier. La casa di Malibù venne ristrutturata e ribattezzata Getty Villa. La villa Getty attualmente ospita sculture romane, etrusche e greche, come l'Atleta di Fano. Fra le opere esposte al Getty Center di Los Angeles ricordiamo anche Iris di Vincent van Gogh.
L'edificio del nuovo Getty Center, posto in cima a una collina a 275 metri sul livello del mare, domina Los Angeles «come una cittadella medievale. (...) Di giorno la vista si stende a 360 gradi fino al mare e alle sierras», scrive Maria Giulia Minetti nel 1998 in occasione dell'apertura al pubblico del complesso di Brentwood dopo 14 anni di lavori e costato un miliardo di dollari dell'epoca. Nello stesso articolo si legge che, nello stesso periodo, la Biblioteca aveva un patrimonio di 700.000 volumi ed era ospitata in cinque sedi del gigantesco aggregato.
Da alcuni anni il Getty Museum è coinvolto in vicende giudiziarie che riguardano l'acquisizione e la proprietà di alcune delle opere esposte. Marion True, che è stata curatrice del museo per i reperti antichi, dal 2005 è sotto processo in Italia per traffico di reperti rubati così come il noto commerciante statunitense di opere d'arte Robert Hecht e Giacomo Medici.


In una lettera al J. Paul Getty Trust datata 18 dicembre 2006, la True dichiarava di sentire su di sé tutto il "peso delle colpe" delle pratiche che erano conosciute, approvate, e giustificate dal Getty Board of Directors. Marion True è inoltre finita sotto indagine delle autorità greche per l'acquisizione di una corona funeraria macedone di 2.500 anni fa. Nonostante la prescrizione del reato contestato, il Getty ha restituito l'oggetto alla Grecia nel 2006.
Il 20 novembre 2006, il direttore del museo Michael Brand, ha annunciato che 26 opere saranno restituite all'Italia, ma non l'Atleta di Fano, pezzo sul quale pende ancora una causa giudiziaria. Il 14 dicembre dello stesso anno il Ministro dei beni e delle attività culturali Francesco Rutelli, rispondeva sul Corriere della Sera che se le trattative non si fossero concluse con un ritorno in Italia di tutte e 52 le opere richieste il museo sarebbe stato posto sotto l'embargo culturale italiano. Il 1º agosto 2007 viene annunciato l'accordo in cui il museo restituisce 40 opere all'Italia.
Nell'agosto 2022 viene annunciata la restituzione del gruppo scultoreo di un Poeta Seduto e Sirene, un gruppo di figure in terracotta a grandezza naturale della seconda metà del IV secolo a.C. proveniente dalla colonia magnogreca di Taranto, noto anche come Orfeo e le Sirene.
Uno dei casi più controversi legati al Getty Museum è quello dell'acquisto di un kouros nel 1984. Proposto al museo statunitense per l'equivalente di allora 32 miliardi di lire, fu dichiarato immediatamente come falso dallo storico dell'arte Federico Zeri, che dal 1975 era trustee del museo. I curatori del museo si opposero alla bocciatura, esibendo documenti ed altre indagini, ma lui rimase sempre della stessa opinione. Nel frattempo il prezzo scese a 20 e poi a 12 miliardi. Alla fine il Getty comprò il kouros, ma prima della riunione decisiva Zeri venne accompagnato all'aeroporto dalla polizia, venuta a conoscenza di minacce di morte a lui rivolte. Zeri non mise mai più piede negli Stati Uniti. 

STATI UNITI - M. H. de Young Memorial Museum

 

Il M. H. de Young Memorial Museum si trova nel Golden Gate Park a San Francisco (USA). Il museo ospita opere d'arte americana, africana, orientale ed arte delle civiltà precolombiane. Periodicamente ospita esposizioni temporanee di grande interesse.
Il museo espone opere di numerosi importanti artisti come: James Abbott McNeill Whistler, Georgia O'Keeffe, John Singer Sargent, Georges Seurat, Gerhard Richter, Diego Rivera, Kiki Smith, ecc.
La sede attuale del museo è una costruzione lunga e bassa immersa nel verde del Golden Gate Park; occupa un'area di oltre 27000 m² ed è costituita da un corpo centrale dominato da una torre di otto piani dalla forma leggermente contorta. Sorge di fronte all'Accademia Californiana delle Scienze, la cui sede è in ristrutturazione su progetto dell'architetto italiano Renzo Piano. L'intero edificio del museo, compresa la torre panoramica, è rivestito da pannelli di rame ossidato, caratterizzati da forature e bugnature, che conferiscono al museo una spiccata personalità. L'utilizzo, con il rame, di materiali naturali come la pietra e il vetro creano una connessione tra costruzione e il rigoglioso ambiente naturale circostante offerto dal parco. Le forature nei pannelli in rame, in parte riciclato, intendono ricreare un effetto luminoso simile a quello della luce del sole che filtra attraverso fronde di un bosco. La torre, alta 45 metri, è accessibile al pubblico e offre una vista a 360 gradi sul circostante parco e sui vicini quartieri residenziali di San Francisco.
Il museo nacque nel 1894 da una sezione appositamente studiata di un complesso fieristico utilizzato per la California Midwinter International Exposition per volontà di Michael H. de Young, un editore del San Francisco Chronicle.
Nel 1919 l'architetto Christian Mulgardt realizzò una nuova sede, mentre nel 1921 venne realizzata la sezione centrale della costruzione dominata dalla particolare torre.
Il 17 ottobre 1989 l'edificio venne severamente danneggiato dal terremoto di Loma Prieta che colpisce l'intera Baia di San Francisco con magnitudo 7.1 della scala Richter.
Il 15 ottobre 2005 il nuovo museo, ricostruito grazie ad una generosa raccolta di fondi, viene finalmente riaperto al pubblico nella nuova sede realizzata su progetto dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, vincitori del prestigioso Premio Pritzker. Con un riordino delle collezioni cittadine, tutte le opere di arte europea, dall'antichità all'inizio del XX secolo, sono state spostate al California Palace of the Legion of Honor.
Collezioni
Pittura americana
Il museo ospita una delle migliori collezioni statunitensi di pittura Americana. Rinvigorito dalla recente acquisizione della Rockefeller Collection of American Art, questa collezione raggruppa oltre 1000 dipinti che rappresentano uno spettro dell'arte Americana dal periodo coloniale ad oggi.
Arte decorativa e scultura americana
La collezione di arte decorativa e scultura americana del museo sta gradualmente assumendo rilevanza nel panorama statunitense. Tra le recenti acquisizioni Zig V, una delle opere principali del grande scultore statunitense David Smith. La collezione include la famosa finestra Tree of Life della Prairie School di Frank Lloyd Wright.
Arte africana

Questa collezione raccoglie opere provenienti da numerose aree dell'Africa subsahariana mostrando alcune delle più antiche e varie tradizioni artistiche. È una collezione in rapida crescita.
Arte oceanica
Questa è una delle prime collezioni essendo parte del museo sin dalla data della sua apertura. Nel corso del secolo la collezione si è ulteriormente arricchita con opera da tutta l'Oceania. Di particolare rilievo la selezione di sculture in legno delle popolazioni Maori della Nuova Zelanda.
Arte della Nuova Guinea
La Collezione Jolika d'arte della Nuova Guinea raccoglie oltre 400 capolavori. Si tratta di una collezione unica di valore enciclopedico di pezzi particolarmente rari. Questa sezione del museo si pone al medesimo livello dei più importanti musei europei e australiani.
Arte tessile
Una non comune combinazione di geografia, tradizione e tecnica è rappresentata dalla collezione di manufatti tessili. Si va dagli abiti di moda del diciottesimo secolo sino al più importante gruppo di kilim dell'Anatolia esistente al di fuori dei confini turchi.
Arte delle Americhe

La collezione raggruppa di oggetti provenienti dalla Mesoamerica, America Centrale e del Sud, della costa Ovest dell'America del Nord e rivela la ricchezza e complessità dell'arte che unisce le Americhe. Da menzionare la collezione unica di pitture murali proveniente da Teotihuacan (Messico).
Collezione d'oggetti d'arte contemporanea
Nel corso degli ultimi due decenni, il museo ha raccolto una delle principali collezioni di oggetti d'arte contemporanea negli Stati Uniti. La collezione, che riunisce lavori in vetro, ceramica, legno, fibre e metallo, si distingue sia per qualità che per profondità, con opere di differenti periodi della carriera dei maggiori artisti.

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