Il
ponte romano della città
spagnola Mérida (Estremadura) è considerato il più lungo
dell'antichità. Al tempo dell'Impero Romano l'opera si ergeva
sul fiume Guadiana in due sezioni separate da un
tagliacque. Oggi il ponte ha una lunghezza di 790 m e appoggia su 60
archi, tre dei quali rimasero nascosti fino alla fine degli anni '90,
quando le opere di risanamento dei margini del fiume li riportarono
allo scoperto.
Il ponte appartiene all'Insieme
archeologico di Mérida, uno degli insiemi archeologici più
importanti ed estesi di Spagna, che nel 1993 è stato
dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
A partire
dalla fondazione della colonia Augusta Emerita nell'anno 25
a. C. la città costituì il centro più importante della rete di
comunicazioni dell'ovest della penisola iberica, tanto per il
suo rango di capitale della provincia di Lusitania, quanto per
la facilità nell'attraversare il fiume Guadiana grazie al
suo grande ponte di pietra. Così, l'importante strada della Via
Delapidata (Via dell'Argento) che attraversava la Spagna
romana da nord a sud e verso ovest, così come i percorsi che si
dirigevano
ad Olisipo (Lisbona), Corduba, Toletum o Caesaraugusta (Saragozza)
si incrociavano a Mérida dovendo attraversare il suo ponte.
Il ponte venne costruito nello stesso periodo della fondazione della
colonia, cioè negli ultimi decenni del I secolo a. C., ed è l'opera
che determinò la posizione della città. Pertanto la
costruzione risale all'epoca di Augusto. L'incidenza di questa
fase sulla storia e le grandi inondazioni del Guadiana nel corso
della storia hanno portato al deterioramento dell'opera, rendendo il
ponte che vediamo oggi una combinazione di diverse parti che non
rispecchiano a pieno il suo aspetto originale. Il luogo scelto è un
tratto poco profondo del fiume, nel quale il suo largo letto è
diviso in due da un'isola naturale, il cui fondale è composto da
formazioni di diorite che creano una base solida.
Attraverso
l'analisi approfondita del ponte si è giunti a comprendere come esso
sia diviso in tre tratti ben differenziati: il primo, dalla città
fino alla prima discesa a valle, chiamato dell'Humilladero; il
secondo fino alla discesa di Santo Antonio, simile al primo, e
il terzo che raggiunge la fine del ponte. Il primo tratto corrisponde
ai dieci archi iniziali; è quello che ha subito meno
ristrutturazioni e pertanto è più fedele all'originale. Il suo
nucleo è costruito secondo la tecnica dell'opera cementizia ed
è ricoperto di bugnato. Le sue colonne sono quadrate e a monte
ha un tagliacque semicircolare che raggiunge l'intera
altezza del pilastro, sopra il quale iniziano gli archi a tutto
sesto. I timpani sono forati da piccoli archi, anch'essi a tutto
sesto, che fungono da briglia. Le campate degli archi
diminuiscono simmetricamente lungo tutto il tratto e la larghezza
delle colonne è notevole, come tipico delle opere romane dell'inizio
dell'epoca imperiale, stile che in seguito sarà superato da opere
caratterizzate da una maggior perfezione tecnica come il Ponte
di Alcántara, degli inizi del II secolo d. C.
Il secondo tratto, che copre il centro del letto del fiume, è stato
il più esposto all'usura naturale e alla distruzione da parte
dell'uomo. Nell'anno 483, in epoca visigota, il ponte subì
diverse riparazioni, che probabilmente non furono le prime. Nel IX
secolo l'emiro Muhammad I di Córdoba, nel sopprimere una
rivolta delle istituzioni melitensi contro il potere musulmano,
distrusse una delle colonne. In seguito vennero effettuate delle
ricostruzioni durante i secoli XIII, XV e XIX. Non si è in grado di
esprimere con certezza in quali parti della struttura ci furono
interventi, ma le modifiche documentate si focalizzarono
principalmente sul tratto centrale del ponte. Il 1603 portò grandi
modifiche, come testimoniato dal cronista Bernabé Moreno di Vargas
in Storia della Città di Mérida (1633), in cui spiega
come i ponti originali che collegavano l'isola centrale con entrambe
le rive vennero uniti in uno solo con la creazione del tratto
centrale. Di conseguenza, in questa sezione possiamo
riconoscere l'opera degli inizi del XVII secolo, che fu terminata nel
1611 e che unisce in modo uniforme lo stile romano con l'austera
architettura degli Asburgo. Si tratta di cinque archi a tutto
sesto con luci più ampie di quelle del primo tratto, che appoggiano
su colonne rettangolari con uno spiccato tagliacque, con una finitura
piramidale a monte e un contrafforte di sostegno sul versante
opposto.
È
proprio in questo tratto che inizia la discesa dell'Humilladero che
collega ponte e isola. È un'opera del XVII secolo costruita sulle
fondamenta della piattaforma originale di calcestruzzo romano,
che era un enorme tagliacque che si sviluppava per 150 m a monte per
riparare l'area di attraversamento del fiume. Fino al trentaseiesimo
arco, che si trova ancora in questa lunga zona centrale, nel XIX
secolo vennero effettuate grandi modifiche: dopo la Guerra
dell'Indipendenza Spagnola (1808-1814), nella quale furono
distrutti molti archi per impedire il passaggio delle truppe
Napoleoniche, e dopo un'inondazione nel 1823; nel 1878 si ripararono
invece i danni provocati dall'inondazione del 1860. Durante tutti
questi interventi si riuscirono ad armonizzare le integrazioni con
l'operato originale romano.
Il terzo
tratto, anche se parzialmente ristrutturato, mantiene grande parte
dell'opera originale. È una zona che si sviluppa su una riva che non
è quasi mai inondata a causa della scarsa portata del Guadiana,
motivo per cui non c'è la necessità della presenza di sfioratori.
Condivide con il tratto iniziale il rivestimento di bugnato e
proporzioni simili negli archi e nelle colonne; la pendenza del ponte
presenta un calo causato dallo sprofondamento del letto del fiume.
Questa ultima sezione inizia nella discesa di Santo Antonio, del XVII
secolo, e verso la fine della stessa si trovano i resti di una
piattaforma di calcestruzzo romano, che potrebbe contenere
alcuni reperti romani dati per dispersi, come una discesa o un arco
di trionfo, accessori che completerebbero l'opera "nuda"
che contempliamo oggi. Si sa che in epoca imperiale il ponte aveva
più di un arco e una porta di ingresso alla città nella sua prima
sezione, il cui aspetto è a noi conosciuto poiché appare in
numerose monete romane coniate nella colonia e che oggi rappresenta
il motivo principale dello stemma della città. Nel XVII secolo
furono aggiunti una torretta commemorativa della restaurazione
dell'epoca di Felipe III e la cappella di Santo Antonio
nella discesa dell'Humilladero, luogo di ritrovo dei viaggiatori e
scomparsa durante la piena del 1860.
Il ponte oggi misura 792 m e si trova a 12 m sul livello medio
dell'acqua. Il suo profilo odierno leggermente gibboso non era così
in origine, ma è il frutto delle successive distruzioni e
ricostruzioni, nonché dell'affondamento dell'alveo nei due
ultimi millenni. Nonostante tutto ciò, il ponte continua ad essere
una grande opera che testimonia l'ambizione dell'ingegneria
romana. Il ponte resistette al traffico stradale per quasi
tutto il corso della sua storia, ma a partire dal 10 dicembre del
1991, allo scopo di evitare ulteriori danni alla struttura, diventò
esclusivamente pedonale. In quel giorno venne inoltre inaugurato
il ponte Lusitania.