giovedì 3 luglio 2025

GRECIA - Atene, MAN / Poseidone di Milo


Il Poseidone di Milo è una statua, presumibilmente realizzata sul finire del II secolo a.C., raffigurante Poseidone e conservata al Museo archeologico nazionale di Atene. Viene solitamente ricondotta al periodo ellenistico.
La statua è stata scoperta nel 1877 sull'isola di Milo; è stata scolpita nel marmo pario ed ha un'altezza di circa 2,35 metri, che la rende maggiore rispetto alla grandezza naturale. La figura fu ritrovata divisa in numerosi pezzi, successivamente riattaccati. Parti del piede sinistro e dell'himation sono ricostruzioni moderne, mentre altre del naso, della barba e dei capelli sono assenti.
La divinità è raffigurata seminuda in una posa maestosa, mentre tende verso l'alto il suo muscoloso braccio destro, probabilmente nell'atto di impugnare il tridente, attualmente perduto. L'himation gli avvolge i fianchi, copre le gambe ed i genitali e Poseidone lo tiene al suo posto grazie alla mano sinistra; inoltre, anche la schiena è parzialmente coperta. Una porzione di stoffa giace sulla sua spalla sinistra, misteriosamente sospesa. Il peso della figura viene scaricato sulla sua gamba destra, al contrario della sinistra che non ne regge affatto. La muscolatura delle braccia e del corpo in generale è finemente lavorata. La testa è leggermente rivolta a sinistra e lo sguardo volge in lontananza. Dietro alla figura di Poseidone vi è un delfino, che serve come supporto aggiuntivo per sostenere il peso della statua. La posa è piuttosto comune per statue raffiguranti Poseidone, Zeus o Ade.

GRECIA - Atene, MAN / Pseudo-atleta di Delos

 
La statua di personaggio romano (Pseudo-atleta di Delos), alta 2,25 metri, proveniente da Delos e conservata al Museo archeologico nazionale di Atene è un'importante opera della statuaria romana, tra i prototipi delle statue cosiddette "achillee" (termine usato da Plinio), dove un ritratto realistico di un personaggio era posto su un corpo nudo in atteggiamento eroico. È databile agli ultimi decenni del II secolo a.C., prima della perdita di importanza di Delos in seguito alle guerre mitridatiche e confrontabile con l'Ofellio Fero. La statua proviene dal porto franco di Delos, nelle Cicladi, uno dei luoghi di incontro tra mercanti orientali e negotiatores italici. Il corpo si rifà alle raffigurazioni classiche di eroi, atleti o divinità, dalla postura morbida derivato dai modi di Prassitele. La testa invece ha un carattere marcatamente ritrattistico, in contrasto con l'aura idealizzata del corpo, con la mascella quadrata e il doppio mento, il cranio calvo, le orecchie sporgenti.
Interessante è l'esempio di opere d'arte per una committenza di ceto intermedio, per il quale l'artista, a differenza delle classi aristocratiche romane, realizzò una sorta di sintesi sbrigativa tra le esigenze ritrattistiche e il retaggio scultoreo classico, in una sorta di imitazione dei modelli privi delle valenze psicologiche dell'arte greca.
A partire da queste esperienze, con il ritorno dei negotiatores in patria a Roma, nacque in seguito il tipico ritratto "repubblicano" romano, espressione delle nuove classi aristocratiche "del danaro" a cui dovrà la sua fortuna Ottaviano Augusto.

GRECIA - Atene, MAN / Atena Varvakeion


L'Atena Varvakeion è una statua di epoca romana di Atena Parthenos, ora parte del Museo archeologico di Atene. Generalmente è considerata la riproduzione (data al 200-250 d.C.) più fedele della statua crisoelefantina scolpita da Fidia e dai suoi assistenti che un tempo si ergeva nel Partenone.
La statua è 1,05 m, circa un dodicesimo dell'altezza stimata dell'originale. È scolpita in marmo pentelico e presenta tracce di pittura rossa e gialla. Atena è vestita con un peplo cinto da una zone avente la forma di due serpenti; sopra questo indossa l'egida, decorata con serpenti e con il gorgoneion al centro. Indossa un elmo attico con i copriguance sollevati; ha tre creste, quella centrale sfoggia una sfinge e quelle laterali un pegaso. La sua mano sinistra poggia sull'orlo di uno scudo che porta anche il gorgoneion; lo scudo si appoggia all’oikouros ophis ("serpente sacro") identificato con Erittonio, il leggendario fondatore della città. La mano destra distesa è sostenuta da una colonna e tiene la figura alata di Nike, la cui testa è mancante; questa immagine più piccola è ugualmente vestita con un peplo ed è girata verso la figura principale. L'intero complesso poggia su una base rettangolare. 
Si possono notare certe differenze fra l'originale come descritto da Pausania il Periegeta e Plinio il Vecchio. La base originale era decorata con un fregio che mostrava la nascita di Pandora, mentre la copia non ha decorazione; Pausania descrive anche una lancia che manca alla copia. Sul fronte dello scudo manca l'amazzonomachia che Plinio descrive. La presenza della colonna è citata da molti nella discussione sul fatto che l'originale richiedesse un supporto simile, sebbene molte ricostruzioni lo omettano (e.g. nel Partenone di Nashville).
La statua prende il nome dal luogo in cui è stata scoperta nel 1880, vicino al sito originale del Varvakeio.

GRECIA - Atene, MAN / Stele funeraria di Democleide



La stele funeraria di Democleide (NAMA 752) è un monumento funerario esposto al Museo archeologico nazionale di Atene.
Esposta come parte della collezione di sculture del museo, la stele è unica tra le tante stele e lapidi contemporanee all'Atene classica , per la sua iconografia navale e per il suo uso del minimalismo.
La stele fu scoperta nel 1881 nella città portuale del Pireo e raffigura un giovane oplita , in chitone , seduto sulla sua clamide, con il suo scudo, le armi e l'elmo corinzio dietro di lui. Il testo sopra il giovane lo indica come Democleide, figlio di Demetrio.
Democleide è raffigurato in posizione pensierosa, con il braccio destro appoggiato sulle ginocchia, mentre guarda il vasto vuoto che è il mare, sullo sperone di una trireme . La stele era probabilmente dipinta anche di blu.
La stele fu dedicata dalla sua famiglia, in lutto per la sua perdita e per quella del suo corpo, presumibilmente disperso in mare, ucciso in azione nella battaglia di Nemea nel 394 a.C., e in quanto oplita, si ritiene che le tombe siano di rango più elevato, con maggiore attenzione da parte delle famiglie del defunto.

GRECIA - Atene, Museo dell'Acropoli

 

Il Museo dell'Acropoli (in greco Mουσείο Ακρόπολης) è un museo che raccoglie esclusivamente materiali rinvenuti sull'Acropoli di Atene.
Il nucleo principale della collezione è formato da statue e frammenti di decorazione architettonica arcaica, profanati dai persiani nel 481 a.C. (colmata persiana), cui si aggiungono sculture del periodo classico. Il museo è situato ai piedi della collina dell'Acropoli, sul suo lato di sud-est nel distretto di Makrighianni ad Atene.
Il museo attuale origina dal primo museo realizzato nell'Acropoli nel 1863, trent'anni dopo l'abbandono di Atene dell'ultima guarnigione Turca. Tuttavia, successivi scavi sull'Acropoli hanno portato alla luce nuovi manufatti che hanno superato significativamente la sua capacità originale. Un'ulteriore motivazione per la costruzione di un nuovo museo si ebbe quando la Grecia avanzò richieste per la restituzione dei marmi del Partenone dal Regno Unito, che aveva acquisito in modo controverso, ma gli fu risposto, da alcuni funzionari britannici, che la Grecia non aveva un luogo adatto dove potevano essere visualizzati. La creazione di una galleria per l'esposizione dei marmi del Partenone è stata la chiave di tutte le recenti proposte per la progettazione di un nuovo museo.
Il primo concorso di architettura per la progettazione di un nuovo museo si è svolto nel 1976 ed era riservato a partecipanti provenienti dalla sola Grecia. Sia il concorso del 1976 che quello che del 1979 non portarono ad alcun risultato, principalmente perché gli appezzamenti di terreno selezionati per le costruzioni proposte furono ritenuti non idonei.
Nel 1989 fu bandito un terzo concorso internazionale per la progettazione del nuovo Museo dell'Acropoli. È stata fornita una scelta di tre possibili siti. Il concorso è stato vinto dagli architetti italiani Manfredi Nicoletti e Lucio Passarelli. Dopo i ritardi per tutti gli anni '90, i lavori per la costruzione del museo sulla base di questo terzo progetto sono passati alla fase degli scavi per le fondamenta, ma questi sono stati interrotti a causa di resti archeologici apparentemente sensibili sul sito, portando all'annullamento del concorso nel 1999 . Per l'ubicazione del nuovo museo fu scelto infine il grande lotto inutilizzato della caserma della gendarmeria "Campo Makrygiannis", di fronte al Teatro di Dioniso, e sono stati necessari anche un numero limitato di espropri di case private circostanti per liberare lo spazio necessario.
Il quarto concorso non aveva previsto la conservazione dell'antico sito. Questo è stato raggiunto in una certa misura solo dopo che gli attivisti locali e internazionali (ICOMOS) hanno esposto questa svista. I nuovi piani furono adattati in modo che l'edificio fosse elevato fuori terra, su pilastri. Il concorso era aperto solo agli studi di architettura su invito ed è stato vinto dall'architetto svizzero, Bernard Tschumi, in collaborazione con l'architetto greco Michalis Fotiadis. Stabilita la planimetria e la stratigrafia, sono state individuate le sedi idonee per i pilastri di fondazione. Questi attraversano il terreno fino al substrato roccioso sottostante e galleggiano su cuscinetti a rulli in grado di resistere a un terremoto di magnitudo 10 della scala Richter.
Man mano che i lavori di costruzione si avvicinavano al completamento, l'operazione per spostare i manufatti dalla roccia dell'Acropoli al nuovo museo è iniziata nell'ottobre 2007, ed ha richiesto quattro mesi e l'uso di tre gru a torre per spostare le sculture senza incidenti. I funzionari greci hanno espresso la speranza che il nuovo museo possa aiutare nella campagna per il ritorno dei marmi del Partenone.
Il museo si trova sul versante sud-orientale della collina dell'Acropoli, sull'antica strada che in epoca classica portava alla "roccia sacra", lontano dal Partenone 280 metri. L'ingresso dell'edificio è in via Dionysiou Areopagitou e direttamente adiacente alla stazione della metropolitana Akropoli, la linea rossa della metropolitana di Atene

Il progetto di Bernard Tschumi è stato selezionato come progetto vincitore del quarto concorso. Il design di Tschumi ruota attorno a tre concetti: luce, movimento ed un elemento tettonico e programmatico. Insieme queste caratteristiche "trasformano i vincoli del sito in un'opportunità architettonica, offrendo un museo semplice e preciso" con la chiarezza matematica e concettuale degli antichi edifici greci.
Il museo occupa una superficie di 25000 m² sviluppando un'area espositiva di 14000 m². Le collezioni del museo sono esposte su tre livelli mentre un quarto livello intermedio ospita gli spazi ausiliari, come il negozio del museo, la caffetteria e gli uffici. Al primo livello del museo si trovano i reperti delle pendici dell'Acropoli. La lunga e rettangolare aula, il cui pavimento è inclinato, ricorda l'ascensione alla roccia. Il visitatore si trova poi presso la grande aula trapezoidale che accoglie i reperti arcaici. Sullo stesso piano si trovano anche i manufatti e le sculture provenienti dagli altri edifici dell'Acropoli come l'Eretteo, il Tempio di Atena Nike, i Propilei e reperti di Atene romana e paleocristiana. I visitatori sono tenuti a vedere questi ultimi durante la discesa per mantenere l'ordine cronologico: saranno prima indirizzati al livello superiore, che mostra i marmi del Partenone.
Poiché il museo è costruito su un vasto sito archeologico, il pavimento, all'esterno e all'interno, è spesso trasparente utilizzando il vetro e quindi il visitatore può vedere gli scavi sottostanti. Il museo prevede anche un anfiteatro, un teatro virtuale e una sala per mostre temporanee. L'edificio, è inoltre stato criticato principalmente chiedendosi se un grande edificio moderno si sarebbe adattato bene al paesaggio.

Il museo si sviluppa su tre livelli, di cui quello inferiore è dedicato allo scavo archeologico, ospita un itinerario cronologico che presenta l'evoluzione dell'arte greca e in particolare della scultura, dall'epoca arcaica sino al periodo della dominazione romana. Al pianterreno nella Sala dei Pendii dell'Acropoli sono esposti i reperti provenienti dai fianchi dell'acropoli e dall'abitato che ne ha costituito storicamente la sua parte.
Il piano più alto del museo ospita - in uno spazio costruito in accordo all'orientamento reale del Partenone - tutte le parti del fregio originali appartenenti al governo greco e copie di quelle attualmente in esposizione al British Museum di Londra. Proseguendo lungo il percorso di visita, al livello inferiore sono esposti pezzi databili dall'età classica al periodo romano.
La collezione del museo presenta molte opere famose tra cui:
Moscoforo
Cinque delle cariatidi dell'Eretteo
La Kore col peplo
L'Atena pensosa
le metope del Partenone di Fidia
Kore di Antenore
La Nike di Callimaco

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