venerdì 27 giugno 2025

UCRAINA - Tempio di Giove Dolicheno

 

Il tempio di Giove Dolicheno, situato nel distretto di Balaklava (Sebastopoli), è uno dei più famosi 19 templi dedicati a Giove Dolicheno. Il santuario è, inoltre, una delle prime strutture conosciute collegata alla venerazione della divinità praticata dall'esercito romano. Il tempio venne scoperto a Balaklava nel 1966, nel territorio della Kadikovka, dove prima era situata l'antica Kadi-koij. Nel tempio venivano condotte le cerimonie di culto dell'esercito romano, le cui basi militari erano situate presso la baia stessa. Tali basi, nel momento in cui venne costruito il santuario, ospitavano la prima legione italica.
La costruzione del tempio, risalente al periodo dei regni di Antonino Pio e Marco Aurelio, viene datata tra il 139 ed il 161 d.C.
Esso venne coinvolto in un incendio, per poi essere ricostruito sotto ordine di Marco Aurelio. La distruzione definitiva del tempio si riconduce orientativamente al 233 d.C., anno dopo il quale perse la sua funzione.
Gli scavi archeologici a cui si riconduce la scoperta del tempio iniziarono intorno agli anni 1996-1997, quando in via Kommunarov furono trovate le fondamenta di una costruzione templare, mentre in via 40-letiya Oktyabrya furono rinvenuti i resti di circa altri dieci monumenti. Durante gli scavi furono riportate alla luce monete in rame e argento provenienti da Cherson e Bospor, coppe con inscrizioni dedicate a Giove Dolicheno, immagini di aquile, tori e lune, satiri, candelabri, statuine di Kore-Persefone, panche, tavoli, utensili da cucina in ceramica e capitelli di ordine ionico.
Nel tempio sono state scoperte una statua con piedistallo dedicata a Ercole (nella foto), un altare associato al culto di Vulcano, le parti inferiori di due colonne in calcare, una delle quali decorata con dell'edera rampicante, e una moltitudine di reperti minori (statuette, monete, etc.). L'inscrizione sul piedistallo dedicato ad Ercole cita: «Grazie agli imperatori Augusto, Marco Aurelio e Cesare. Antonino Valente, tribuno militare della prima legione italica, con l'aiuto di Ulpiano
L'altare fu dedicato a Vulcano in voto dal centurione della Legio XI Claudia Antonio Proclo.
Si stima che la costruzione dell'altare risalga all'anno 174 d.C.
Inoltre, all'interno del tempio è stato ritrovato un altro altare, dedicato a Nemesi. «Tito Flavio Celsino, protettore dei legati, ha dedicato a Nemesi Guardiana l'altare, in ringraziamento della salute sua e dei suoi figli
Nel tempio di Giove Dolicheno di Balaklava, è stato anche trovato un altare dedicato a Mitra e dei frammenti di una raffigurazione della dea Minerva.
Tra tutte le scoperte rinvenute all'interno del luogo di culto, degno di nota è sicuramente il busto scolpito in pietra calcarea locale di Balaklava, dedicato ad Apollo, realizzato in stile classico dei primi secoli dopo Cristo.


BIELORUSSIA - Museo archeologico di Brėst

 

Il Museo archeologico di Brėst, in Bielorussia, conserva un sito archeologico relativo a un'antica città slava orientale costruita in legno risalente al XIII secolo.
Si estende su 1800 metri quadrati a una profondità di 4-7 metri ed è stato scavato dagli archeologi dell'Accademia delle scienze bielorussa tra il 1968 e il 1981, sotto la supervisione di P. F. Lysenko.
Nel 1982, a protezione del sito è stata eretta una copertura in cemento, vetro e alluminio a forma di tetto a falde. Il museo è stato inaugurato il 2 marzo 1982.
Le esposizioni del museo hanno conservato interi quartieri residenziali e pavimentazioni stradali, 28 capanne di tronchi, una recinzione, i resti di fornaci di argilla, oltre a più di 1400 manufatti risalenti tra il X ed il XIV secolo portati alla luce durante gli scavi archeologici. Tra i pezzi più significativi, sono esposti uno stemma unico del XIII secolo con lettere in cirillico intagliate, uno scrittoio in legno cerato, fermagli per libri, pedine degli scacchi, una barca in osso e legno, icone, croci e un cucchiaio per la comunione; sono conservati articoli per la casa più comuni, tra cui vasche di legno, secchi, bilancieri e una ruota di un carro, sci, timoni e remi. Nel museo si possono anche vedere le scarpe e gli stivali originali indossati dalla gente di Brest in quei tempi lontani.

RUSSIA - Arkaim

 


Arkaim (in russo Аркаим) è un sito archeologico dell'età del bronzo situato nelle steppe degli Urali meridionali, nell'Oblast' di Čeljabinsk in Russia. Il sito viene generalmente datato al XVII secolo a.C. anche se sono state proposte datazioni antecedenti, fino al 2000 a.C. L'insediamento apparteneva alla cultura di Sintashta-Petrovka. Il sito venne scoperto nel 1987 da un team di scienziati di Čeljabinsk che stavano pianificando la realizzazione di un lago artificiale proprio in quell'area. I primi scavi furono diretti da Gennadij Zdanovič, inizialmente i ritrovamenti furono praticamente ignorati dalle autorità sovietiche ma l'attenzione sul sito crebbe dopo ulteriori scavi archeologici. Nel 1991 il sito venne designato "riserva culturale" e nel 2005 venne visitato da Vladimir Putin.
Sebbene l'insediamento venne incendiato e abbandonato molti dettagli si sono preservati. Arkaim è simile nella forma al vicino sito di Sintashta, dove venne scoperto il più antico esempio di carro da guerra della storia. Arkaim era protetta da due mura circolari, vi era al centro una piazza circolare circondata da due file di abitazioni poste ad anello e separate da una strada, la fila interna contava 27 abitazioni mentre la fila più esterna 39 o 40 Zdanovič ha stimato che la popolazione si aggirava fra i 1500 e i 2500 individui. L'insediamento copriva un'area di 20.000 metri quadrati. Attorno alle mura di Arkaim vi erano campi arabili irrigati tramite un sistema di canali.

RUSSIA - Sintashta


Sintashta è un sito archeologico dell'età del bronzo situato nell'Oblast' di Čeljabinsk in Russia. Il sito , che ha dato il nome all'omonima cultura, mostra le rovine di un insediamento fortificato datato al 2800-1600 a.C. . Sintashta è descritta come "centro fortificato metallurgico e industriale" e l'insieme dei rituali svolti nelle necropoli vicine sono stati associati a quelli dei Proto-indoiranici, in particolare i sacrifici funerari rimandano ai rituali funerari descritti nei Ṛgveda, i libri sacri indiani.
L'insediamento è formato da case rettangolari disposte in un circolo di 140 metri di diametro e circondato da mura in legno con torri e portoni. La fortificazione di Sintashta e dell'analogo sito di Arkaim sono delle novità nella regione delle steppe. In ognuna delle case scavate a Sintashta vi sono evidenze della lavorazione di rame e bronzo, anche questo intensa attività metallurgia era fuori dalla norma nella regione delle steppe fino ad allora.
Attorno all'insediamento di Sintashta sono state scoperte cinque necropoli , la più estesa delle quali contava quaranta sepolture. In alcune sepolture sono stati rinvenuti carri da guerra i più antichi mai scoperti (si pensa infatti che l'origine del carro da guerra trainato da cavalli sia avvenuta all'interno di questa cultura - nella foto in basso, una ricostruzione esposta al
Museo di Chelyabinsk
), in altre sono stati ritrovati i resti di cavalli , fino a otto in una singola sepoltura, e armi in rame e bronzo e oggetti in oro e argento.



RUSSIA - Petroglifi del lago Onega e del mar Bianco

 

petroglifi del lago Onega e del mar Bianco, dal luglio 2021 sono un sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO localizzato nella costa orientale del lago Onega del nord-est della Russia europea. Risalgono al II millennio a.C. Si tratta di circa 1.200 petroglifi disseminati in una zona lunga 20 km. I graffiti sono profondi 1-2 mm e rappresentano animali, persone e forme geometriche, come cerchi e mezza luna.
Le prime incisioni rupestri della Carelia vennero scoperte, nel 1848, dal conservatore del Museo di mineralogía di San Pietroburgo, Konstantin Grevingk, vicino alla città di Besov sulla riva del lago Onega. Agli inizi del XX secolo i petroglifi dell'Onega vennero studiati dal ricercatore svedese Gustaf Hallström.
Sono molte le forme straordinarie registrate nelle rocce del lago Onega. Oltre i segni circolari e di mezza luna con raggi, si trovano figure antropomorfe, a volte con teste di alci, lupi, immagini di cosiddetti "bastoni di sciamano", e altro ancora. Quasi la metà di tutti i petroglifi del lago Onega rappresentano cigni, oche e uccelli acquatici. Ci sono poche scene umane. Sono rare le scene di caccia alle balene beluga che mai hanno abitato il lago Onega.
Il contenuto di differenti cumuli di petroglifi a volte varia, cosa che probabilmente significa non solo la differenza tra l'età dei gruppi di petroglífi, ma anche i i cambiamenti nel pensiero umano nel neolitico.
Alla fine di agosto, dalla fine di Capo Besov Nos, a volte si può vedere come un grande globo rossastro del Sole che tramonta gradualmente e sul lato opposto il sorgere della Luna luminosa, grande e piena. Forse fenomeni simili, osservati dall'uomo antico, servirono da incentivo ad incidere nelle rocce le forme circolari e a mezzaluna che molti scienziati considerano immagini simboliche del Sole e della Luna.
Quando il Sole è all'orizzonte, i petroglifi “scompaiono” immediatamente: si vede una superficie di pietra assolutamente pulita e senza vita. Questo fenomeno, chiamato dagli scienziati "l'effetto del cinematografo preistorico", impressiona anche l'uomo di oggi.
I disegni si trovano in luoghi estremamente paesaggistici. Notevole specialmente il gruppo dei petroglifi del "capo del Diavolo" dove ci sono tre figure parallele: diavolo, lontra (o lagarto) e siluro (o lota comune). Sono considerati i disegni più antichi che poi hanno stimolato tutta l'attività creativa nella zona del lago Onega.

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