martedì 14 ottobre 2025

KERAMOS - Ceramica messapica

 

La ceramica messapica è un genere di ceramiche prodotte tra la metà del VII e il III secolo a.C. nella regione del Salento (anticamente detta Calabria, Iapigia o anche Messapia).
I vasi messapici vennero in primo luogo decorati principalmente con forme geometriche come cerchi, quadrati, rombi, linee, svastiche e simili. Più tardi vennero introdotti, sotto influenza greca, anche i meandri. Come tipologie venivano utilizzati principalmente quello della olla e soprattutto della trozzella.
Circa dall'inizio del V secolo a.C. venne introdotta, sempre sotto influsso greco, con l'importazione della ceramica attica, anche la decorazione figurativa. Inoltre vennero adottati nel repertorio nuovi elementi come l'edera e altri motivi floreali. Se fino a quel momento veniva decorata solo parte del vaso, ora si utilizzava tutta la superficie di esso.
Nel IV secolo a.C. gli artisti tornarono ad utilizzare i modelli geometrici, ora tuttavia influenzati totalmente dall'arte greca. Dalla pittura vascolare attica e da quella della Magna Grecia vennero più che altro presi motivi di tipo floreale per la decorazione dei vasi. In particolare la ceramica di Egnazia ha esercitato una particolare influenza. Nuove forme vascolari come il kalathos, la pisside, il cratere e lo stamnos erano amate, ma la trozzella rimase fino alla fine della ceramica messapica all'inizio del III secolo il modello principale.


La ceramica messapica si differenzia in base ai centri di produzione, alle caratteristiche decorative e ai diversi periodi. Gli studiosi hanno individuato i seguenti stili:
fase arcaica (VII-VI secolo a.C.):
  • vasi geometrici iapigi;
  • vasi di Montemesola;
  • vasi del gruppo dei cerchi (the circle group);
  • vasi con decorazione a riquadri (the panel vases);
  • vasi del gruppo Dionisi
  • vasi del gruppo geometrico meridionale.
fase figurativa (V secolo a.C.):
  • vasi messapici a figure nere;
  • vasi del gruppo di Oria;
  • vasi del gruppo a zigzag;
  • vasi del gruppo di Ceglie;
(IV-III secolo a.C.)
  • vasi dello stile floreale di Rudiae
  • vasi del gruppo di Manduria;
  • vasi del gruppo di Carovigno.


KERAMOS - L'iscrizione kalós

 

L'iscrizione kalós è una forma di epigrafe diffusa sui vasi attici tra il 550 e il 450 a.C., di solito rinvenuta su vasi simposiaci.
La parola καλός significa "bello", ma all'interno di questa formula assumeva connotazione erotica; l'iscrizione era formata dal nome di un giovane, al nominativo singolare, seguita dall'aggettivo "kalós" ("... Kalos", cioè "... [è] bello"). Contemporaneamente alla comparsa di queste iscrizioni vascolari, si assiste alla proliferazione di scene a carattere pederastico, ma sotto forma di carezze piuttosto che di atti sessuali espliciti.

Le persone citate erano quasi sempre adolescenti maschi, riconosciuti dal ceramografo per la loro bellezza, ma, occasionalmente, anche ragazze e donne erano dette kalé ("bella"). Altre volte l'iscrizione era generica e rivolta a ho pais kalos, dove il termine 'pais' significa ragazzo di età inferiore a quattordici o quindici anni. In alcuni casi i nomi delle iscrizioni sono stati ricondotti a personaggi storici, divenendo elementi cronologici per la datazione dei vasi.


Le iscrizioni kalos si trovano anche come graffiti sui muri. L'esempio più abbondante è costituito dalle iscrizioni incise su roccia risalenti al IV secolo a.C.. Le prove non epigrafiche letterarie consistono in due riferimenti in Aristofane: il verso 144 degli Acarnesi e i versi 97-99 delle Vespe.

KERAMOS - Ceramica micenea II: la ceramica submicenea


Il termine "ceramica submicenea" è stato utilizzato per definire lo stile di transizione tra la ceramica micenea e i successivi stili di ceramica greca, in particolare quella protogeometrica. Di recente, però, il termine è stato messo in dubbio: secondo alcuni studiosi, infatti, sarebbe piuttosto da reputare come un'ultima porzione del TE IIIC.
La ceramica submicenea è nota soprattutto da contesti funerari, in particolare da Atene, Salamina, Corinto, Asine, Kalapodi, Lefkandi e Tirinto. La qualità dei vasi submicenei varia notevolmente. Sono attestate solo alcune forme, tra cui l'anfora a staffa, l'anfora a profilo continuo, l'anfora a collo distinto e il lekythos. Alla fine del periodo submiceneo, l'anfora a staffa viene definitivamente sostituita dal lekythos.
La decorazione del vasellame submiceneo è semplice: i motivi si limitano a linee ondulate orizzontali o verticali, triangoli e semicerchi concentrici. Le decorazioni ornamentali si trovano sulle spalle di lekythoi, anfore e anfore a staffa. Le anfore, gli anforischi e le brocche presentano in genere una o più linee ondulate spesse. Lo stile complessivo è meno raffinato e curato rispetto a quello precedente.


KERAMOS - Ceramica micenea I

 

La ceramica micenea è una tradizione ceramica associata al periodo miceneo della storia greca. Il termine “miceneo” deriva dal sito di Micene e fu applicato per la prima volta da Heinrich Schliemann. Deriva principalmente dall'incontro tra la ceramica minoica e vari stili continentali del Medio e Tardo Elladico, tra cui ad esempio la ceramica minia. Il bacino geografico della ceramica micenea comprende principalmente la Grecia continentale e alcune isole del mar Egeo, ma tramite scambi commerciali essa ha raggiunto ampie porzioni del bacino del Mediterraneo.
I micenei utilizzavano la ceramica principalmente per conservare acqua, vino e olio d'oliva e per cucinare, ma esemplari pregiati erano anche usati come oggetto di prestigio e nelle tombe come offerte al defunto. Oltre ai rituali di sepoltura e ai doni, la ceramica era un frequente oggetto di scambio.
I resti di ceramica micenea sono spesso essenziali agli archeologi per datare i siti di questo periodo. Studiando la ceramica, inoltre, gli studiosi possono determinare le diverse classi sociali a seconda della provenienza dei cocci. Vista la grande quantità di scambi commerciali intrattenuti dai greci micenei, il ritrovamento e l'analisi di resti ceramici al di fuori della Grecia continentale può aiutare a determinare l'entità del loro potere e della loro influenza in una determinata regione.
La prima forma di tornio da vasaio fu sviluppata nel Vicino Oriente intorno al 3500 a.C. I micenei adottarono il tornio circa 2000 anni dopo, nel periodo Tardo Elladico. L'idea alla base del tornio era quella di aumentare la produzione di ceramica. Il piatto del tornio da vasaio, realizzato in cotto, legno o terracotta, veniva di solito fatto girare a mano da un assistente mentre il vasaio modellava la forma.
L'argilla viene estratta dal terreno, controllata per verificare la presenza di impurità e posta sul tornio per essere modellata. Una volta ottenuta la forma desiderata, il vasaio la mette in un forno. Il forno era solitamente una fossa scavata nel terreno e riscaldata dal fuoco; si stima che raggiungesse una temperatura di 950 °C. A partire dal Tardo Elladico III alcuni forni furono costruiti in superficie per essere più facili da mantenere e ventilare. La cottura avviene in tre fasi:
1 - Ossidazione. L'ossigeno viene aggiunto al forno, dando un colore rossastro ai vasi.
2 - Riduzione. Il vasellame viene isolato dal combustibile, riducendo la quantità di ossigeno che la ceramica assorbe; questo fa sì che la barbottina e il vaso si anneriscano.
3 - Riossidazione. L'ossigeno viene nuovamente immesso nel forno, facendo sì che il materiale più grossolano diventi rosso e che la barbottina, carica di silice, rimanga nera.
Prima della ceramica micenea in Grecia erano diffusi molti altri stili, tra cui ad esempio la ceramica minia tipica del periodo Medio Elladico.
La ceramica micenea è divisa in tre fasi cronologiche principali (Tardo Elladico I, II e III) che si susseguono senza soluzione di continuità evolvendo stilisticamente da quella precedente.


Tardo Elladico I

La ceramica micenea del TE I è una delle numerose tipologie in uso durante questa fase e rappresenta una cultura materiale ibrida che combina forme e decorazioni minoiche e micenee e che utilizza una vernice nera o arancione lucida su argilla di colore verde o giallastro. Lo stile miceneo in questo periodo viene utilizzato soprattutto per vasi di piccole dimensioni.


Tardo Elladico II

Molte forme e motivi sono derivati da Creta, ma altri sono stati utilizzati nel periodo Medio Elladico e nel Tardo Elladico I. Le forme possono essere suddivise in domestiche e palaziali (Stile del Palazzo): le prime proseguono da forme del ME-TE I, le seconde invece sono forme adattate dal repertorio del Tardo Minoico IB ed includono la celebre anfora a staffa (in inglese stirrup jar). Le decorazioni dello Stile del Palazzo sono di chiara derivazione minoica (in particolare dal Floreal Style del TM IB) e hanno dunque principalmente tema vegetale (soprattutto giglio, papiro ed edera) e marino (comuni i polpi e gli argonauti), ma rispetto ai corrispettivi cretesi i vasi micenei appaiono più stilizzati e meno impressionistici.
La seconda parte di questo periodo (TE IIB) è caratterizzata dalla comparsa del cosiddetto Stile Efireo, caratterizzato dalla rappresentazione di un singolo fiore su entrambe le facce di un vaso (in particolare coppe su piede, le cosiddette coppe efiree).


Tardo Elladico IIIA

La prima parte del periodo (TE IIIA1) è caratterizzata dall'inizio della produzione di massa di manufatti, la quale ha comportato una standardizzazione e formalizzazione dei motivi decorativi. I motivi impiegati sulla ceramica si sono evoluti nel complesso dal repertorio miceneo preesistente (TE II); l'influenza di altri supporti (ad esempio la pittura di affreschi) è rilevabile ma minima. I quattro motivi più comuni della ceramica TE IIIA sono la puntinatura, la spirale, la rete e le squame. Il boccale cilindrico (mug) sostituisce la tazza di Vafiò e l'anfora a staffa si afferma come forma dominante.
La seconda parte del periodo (TE IIIA2) ha portato con sé stili ceramici più vari, aggiungendo nuove forme e decorazioni al repertorio della ceramica dipinta micenea. La decorazione resta invece standardizzata: il repertorio di motivi è ampio, ma ogni motivo viene utilizzato sempre allo stesso modo, privilegiando la simmetria e l'ordine rispetto alla rappresentazione naturalistica. Questo periodo segna anche la diffusione del cosiddetto Pictorial Style, i cui vasi presentano raffigurazioni di figure umane (generalmente su carri) e a volte tori. A questo gruppo appartiene il noto "cratere di Zeus" (Zeus Krater) di Enkomi (Cipro).


Tardo Elladico IIIB

Le forme caratteristiche di questo periodo sono il kylix (specialmente quello 'di tipo Zygouries'), l'anfora a staffa e lo skyphos (deep bowl). I motivi utilizzati sono gli stessi della fase TE IIIA2, ma sono disposti in modo diverso. La stretta zona decorativa, così popolare nel TE IIIA2, è ancora presente, ma lascia lentamente il posto a una nuova disposizione in cui viene enfatizzata la simmetria. Vasi (specialmente crateri) in Stile pittorico continuano ad essere prodotti a Berbati, Tebe, Micene e Tirinto.


Tardo Elladico IIIC

La frammentazione della società micenea dopo le distruzioni dei centri palaziali ha comportato la perdita di uniformità della ceramica: nel TE IIIC vari stili locali fanno la loro comparsa, e produzioni locali sono rilevate in varie isole dell'Egeo (tra cui Milo e Rodi).
La ceramica della fase TE IIIC è inizialmente piuttosto scialba le decorazioni sono lineari, ma trova la sua espressione definitiva nelle fiorenti scuole locali della seconda parte del periodo, le quali producevano oggetti di alta qualità tecnica decorati da disegni vivaci ed elaborati. Tra di esse si possono annoverare il Close Style in Argolide, l'Octopus Style in Attica, nelle Cicladi e nel Dodecaneso, il Fringed Style a Creta e il Fantastic Style a Lefkandi, oltre al già citato Pictorial Style, i cui principali centri di produzione in questo periodo erano Micene, Tirinto, Lefkandi, Volos, Nasso e Kos. Era prodotto anche ad Atene e si trova sporadicamente in altri siti. La forma più comune su cui compare il Pictorial Style è il cratere, il cui ampio campo decorativo permette di ospitare scene più elaborate. Il famoso Vaso dei Guerrieri di Micene appartiene a questa fase. L'apogeo del TE IIIC portò con sé la cossiddetta Koinè egea, un periodo di stretti legami (manifestati nella tradizione ceramica) tra l'Attica orientale e le isole dell'Egeo meridionale (soprattutto Nasso, Calimno, Rodi e Kos). Tra le nuove forme introdotte figurano il lekythos e l'anforisco, quest'ultimo particolarmente comune in contesti funerari.
Nella parte finale di questa fase si assiste ad un declino nella qualità e varietà delle decorazioni, gli stili locali si sono lentamente estinti e la decorazione è diventata molto più uniforme. L'aspetto della ceramica diventa meno elegante e il Pictorial Style scompare assieme alle altre scuole locali, gradualmente sostituite da decorazioni semplici con ampie porzioni monocrome.

KERAMOS - Ceramica protocorinzia

 

La ceramica protocorinzia è una classe di vasi corinzi di stile prevalentemente orientalizzante la cui produzione è compresa tra il 725 a.C. e il 625 a.C. circa, denominata protocorinzia per distinguerla dalle successive serie chiamate corinzie. La localizzazione di questa classe ceramica è stata argomento ampiamente discusso sinché non fu stabilita saldamente a Corinto da Humfry Payne. La sua cronologia è alla base della datazione di tutto l'orientalizzante greco. È stata esportata in tutto il mondo antico e frequentemente imitata: Grecia, Asia Minore, Africa settentrionale, nelle colonie occidentali e presso le popolazioni native della Sicilia e dell'Italia meridionale.
La scoperta della ceramica protocorinzia è opera di Adolf Furtwängler che nel 1879 ne ha dato le prime definizioni senza ancora assegnarle questo nome, impiegato per la prima volta due anni più tardi da G. Löschke e adottato in seguito anche da Furtwängler. Una prima cronologia venne posta nel 1918 da Knud Friis Johansen, basandosi sull'evoluzione della forma e della decorazione degli ariballoi, in un lavoro che ebbe maggiore risonanza a partire dalla seconda edizione tradotta del 1923. Gli ampliamenti successivi, dovuti a nuovi ritrovamenti e agli studi del Payne condussero alla cronologia relativa generalmente seguita. Maggiori precisazioni riguardanti la fase antica e il momento di passaggio dal periodo geometrico al protocorinzio sono giunte in seguito alla pubblicazione del lavoro di Coldstream sul geometrico corinzio. Resta invece discussa la cronologia assoluta, basata sulle date di fondazione delle colonie greche in Italia (Siracusa e Selinunte), ottenute tramite fonti letterarie discordanti; a questo riguardo prevale tra gli studiosi la tendenza a basarsi sulla datazione fornita da Tucidide (VI, 3-5).
Nella decorazione vascolare greca le prime figure erano apparse all'inizio dell'VIII secolo a.C. e verso il 750 a.C. cominciarono ad apparire inserite in scene più complesse; ma l'interesse dei ceramografi nel periodo geometrico andava all'aspetto narrativo più che alla definizione formale della figura umana. Durante il tardo geometrico beni e artigiani di altri paesi cominciarono ad affluire in Grecia portando un nuovo repertorio di forme che le fabbriche di Corinto assorbirono prontamente, e che modificarono in modo determinante gli schemi ornamentali della ceramica geometrica. Bronzi e avori orientali recavano incisi o lavorati a sbalzo motivi floreali e animali più complessi e ricchi di particolari rispetto alle silhouette stilizzate diffuse in ambito greco. La complessità dei nuovi motivi portò i ceramografi corinzi a elaborare la tecnica a silhouette fino alla creazione di una nuova tecnica che viene chiamata ceramica a figure nere e che si trova originariamente sui vasi del medio protocorinzio.
Le forme tipiche del protocorinzio, derivate dal geometrico, sono l'oinochoe, l'olpe, la pyxis e altre forme vascolari di piccole dimensioni come il kotyle (o skyphos) nella forma che acquisisce in questi anni a Corinto, profonda e con pareti sottili. L'ariballo è una delle forme più diffuse e non ha precedenti, ma compare a partire dal protocorinzio antico.
L'evoluzione della forma dell'ariballo da globulare a ovoidale a piriforme è stata elemento utile per la cronologia relativa della classe: la forma detta globulare si trova a cavallo tra il protocorinzio geometrico e il protocorinzio antico, mentre la forma ovoidale si trova a partire dall'inizio di quest'ultimo (725-690 a.C. circa). Per quanto riguarda la decorazione è stata osservata una evoluzione che dallo stile subgeometrico e sperimentale del primo protocorinzio passa nel medio (690-650 a.C. circa) ad un disegno maggiormente disciplinato dall'uso delle figure nere, fino ad una produzione in cui la figura umana si affina, in alcuni casi si colora, e il campo si libera dalla sovrabbondanza di ornamentazione; a quest'ultima fase detta protocorinzio recente (650-640 a.C.) appartiene una mezza dozzina di piccoli vasi con fregi animali e scene figurate, tra i quali alcuni ariballoi con protome plastica e l'olpe Chigi, che sono incontestabili capolavori. Queste opere sono caratterizzate da una eccezionale perfezione nel disegno e da una elevata capacità tecnica nell'uso delle figure nere, nell'espressione del movimento, nella composizione e nel raggruppamento dei personaggi. La sovrapposizione delle figure, tipica del tardo protocorinzio, non ha eguali al suo tempo e in tutta l'arte arcaica, oltre alle metope del Tesoro dei Sicioni a Delfi (570-560 a.C.). Lo stile dedalico delle figure e il livello di evoluzione della forma dei vasi hanno contribuito alla datazione di questi vasi ad un periodo antecedente al formarsi dello stile corinzio.
Tecnica e stile

L'idea dell'incisione in ceramica proveniva probabilmente dalla tecnica orientale dell'incisione su metallo. L'incisione si prestava alle linee sottili richieste dalle figure in miniatura comuni nel protocorinzio, una linea incisa doveva essere tracciata lentamente e con cura, inoltre la silhouette e l'incisione allontanavano la tendenza al trattamento illusionistico del soggetto. La tecnica a contorno, abbandonata per il disegno delle figure, restava in uso negli elementi decorativi secondari. La migliore ceramica protocorinzia si esprime in uno stile miniaturista, la decorazione si svolge in fasce ripetute intorno al vaso, le figure sono prevalentemente animali, reali o fantastici di origine orientale, che si inseguono o sono posti uno di fronte all'altro in posa araldica; la decorazione fitomorfa è secondaria o di riempimento. Verso la metà del VII secolo a.C. vengono introdotti gli episodi eroici e le rappresentazioni orientali di battaglie vengono reinterpretate come appartenenti al mito greco. La ceramica protocorinzia si arricchirà anche di motivi plastici e sarà la prima ceramica greca di larga esportazione.
La maggior parte dei vasi protocorinzi, sempre privi di ingubbio, sono costituiti da una terra molto chiara di colore giallo pallido, ma alcuni presentano la stessa argilla verdastra della ceramica corinzia e ciò che distingue le due produzioni è piuttosto la maggiore finezza del lavoro protocorinzio.
Protocorinzio antico
La suddivisione sulla superficie dei vasi avviene tramite gruppi di linee sottili; queste ultime riempiono la zona presso il piede del vaso, altrimenti decorato da una fascia di raggi. La decorazione orientalizzante si concentra sulla spalla; compare il fregio animalistico con un repertorio ancora ristretto.
Protocorinzio medio

Compaiono le figure nere e le iscrizioni sui vasi. Sui fregi animalistici, che iniziano ad assumere forma standardizzata, si diffondono gli animali fantastici. Tra le pochissime scene a soggetto mitologico del medio protocorinzio si distingue un gruppo di ariballoi attribuiti ad una stessa mano, quella del Pittore di Aiace; tra di essi vi è l'ariballo del Museum of Fine Arts di Boston (675 a.C. Circa). La decorazione minuta intorno all'imboccatura presenta linguette, ganci a spirale, e raggi corti che puntano verso l'esterno; sul manico si trova un complicato intreccio triplo. Sulla spalla vi è il fregio animalistico a figure nere con sovradipinture in rosso. La scena sul corpo del vaso è una lotta tra un personaggio, che potrebbe essere Zeus o Eracle, e un Gigante rappresentato come un essere per metà uomo e per metà cavallo. Tra il gigante e una terza figura armata che sta correndo in direzione opposta rispetto alla scena principale, e la cui identità non è stata ancora chiarita, si trova un oggetto che è stato letto come un calderone visto dall'alto, sul proprio piedistallo, e che potrebbe indicare la sacralità del luogo in cui si svolge la scena. Le figure sono disegnate in pose audaci e vigorose, con forme tonde e sproporzionate, particolarità formali che appartengono ad una fase alta del medio protocorinzio. I dettagli sono scarsi e indicati tramite incisione, il rosso è aggiunto per il solo valore decorativo. Volatili e ornamenti vari sono sparsi sul campo, e alla base si trova la fascia con i triangoli a raggiera.
Datato al secondo quarto del VII secolo a.C., un periodo di avanzamenti nella tecnica ceramografica protocorinzia, è lo skyphos frammentario conservato al Museo archeologico di Egina (n. inv. 1376) con la scena della lotta tra Bellerofonte e la Chimera, dalla quale deriva il nome del ceramografo a cui la coppa è stata attribuita, il Pittore di Bellerofonte; i frammenti rivelano contorni nitidi, incisioni precise e accurate, oltre ad uno stile particolarmente sobrio, con la scena che si svolge in un campo quasi vuoto, con le figure circoscritte entro linee conchiuse e composte, quale si nota anche in realizzazioni scultoree corinzie o nelle stesse forme zoomorfe di certi successivi ariballoi plastici.


Simile nel tracciato ampio della linea e nella tensione della forma, ma più vicino all'orientalizzante animal style è il kotyle del British Museum (n. inv. 1860,0404.18, 670-650 a.C. circa) che fa parte di una serie recante lo stesso soggetto e probabilmente opera di uno stesso autore convenzionalmente chiamato Pittore dei cani (Hound Painter). Questo artista come il precedente mostra una sapienza quieta e quasi classica nella stilizzazione delle figure e nella disposizione equilibrata dei rari ornamenti. La gola del cane è stata evidenziata in rosso e la collottola in giallo, ma lo stile dipende dalla chiarezza e dall'eleganza della linea, mentre il colore aggiunto ha solo funzione decorativa. L'introduzione del giallo tra i colori usati per la sovradipintura è seguita dall'utilizzo del giallo e bel bruno stesi direttamente sull'argilla che andranno a formare, insieme agli altri colori già impiegati come il rosso, il porpora e il bianco, la tecnica detta "policroma".
Protocorinzio recente

All'inizio della seconda metà del VII secolo a.C. viene datato l'ariballo ovoidale MacMillan del British Museum, noto per la sua protome plastica leonina e decorato con la tecnica policroma. Presenta fiori di loto e palmette sulla spalla; sul corpo, al di sotto della scena principale, tre fasce con una corsa di cavalli, una caccia alla lepre e raggi. Sul fregio principale una battaglia tra diciotto opliti disegnati come figure sottili, allungate e agili le quali mostrano i progressi compiuti dai ceramografi protocorinzi dai tempi dell'ariballo di Boston del Pittore di Aiace. La composizione mantiene le figure, se non proprio su un unico piano, in un registro superficiale. La policromia è usata insieme ai dettagli incisi della tecnica a figure nere. Qui il laborioso arrangiamento degli scudi e degli elmetti lascia poco spazio all'esposizione della carne, ma in altri vasi come l'Olpe Chigi (640 a.C.), leggermente più tarda, l'area della pelle umana dipinta in marrone chiaro ha maggiore campo donando vivacità all'intero vaso. La sperimentazione policroma fu di breve durata ed ebbe origine probabilmente in relazione alla grande pittura, della quale abbiamo un esempio corinzio, posteriore di 15 o 20 anni, nelle metope in terracotta dipinta del Tempio di Apollo a Thermo in Etolia.


Protocorinzio di transizione

Dopo l'Olpe Chigi si verifica quello che Humfry Payne ha definito "periodo di transizione" (640-625 a.C. circa) al quale segue il passaggio allo stile corinzio (625-550 a.C.) con il ritorno alla prevalenza del fregio continuo di animali a figure nere. Nei venticinque anni che seguono la metà del VII secolo a.C. si diffonde la tecnica policroma su fondo nero, con decorazione incisa o sovradipinta. Gli animali si ingrandiscono e si allungano, un cambiamento che permette di coprire vaste aree di superficie con maggiore facilità e velocità. Le posture si fanno più rigide, vengono introdotte nuove specie, più vistose o più facili da disegnare, come la pantera che tende a sostituire il leone, i gruppi di animali (ad esempio il toro tra il leone e la pantera) divengono stereotipati, l'ornamento di riempimento diviene, per la sua densità, importante quanto le figure.




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