La ceramica protocorinzia è una classe di vasi corinzi
di stile prevalentemente orientalizzante la cui produzione
è compresa tra il 725 a.C. e il 625 a.C. circa, denominata
protocorinzia per distinguerla dalle successive serie
chiamate corinzie. La localizzazione di questa classe ceramica è
stata argomento ampiamente discusso sinché non fu stabilita
saldamente a Corinto da Humfry Payne. La sua
cronologia è alla base della datazione di tutto l'orientalizzante
greco. È stata esportata in tutto il mondo antico e
frequentemente imitata: Grecia, Asia Minore, Africa
settentrionale, nelle colonie occidentali e presso le popolazioni
native della Sicilia e dell'Italia meridionale.
La scoperta della ceramica protocorinzia è opera di Adolf
Furtwängler che nel 1879 ne ha dato le prime definizioni senza
ancora assegnarle questo nome, impiegato per la prima volta due anni
più tardi da G. Löschke e adottato in seguito anche da
Furtwängler. Una prima cronologia venne posta nel 1918
da Knud Friis Johansen, basandosi sull'evoluzione della forma e
della decorazione degli ariballoi, in un lavoro che ebbe
maggiore risonanza a partire dalla seconda edizione tradotta del
1923. Gli ampliamenti successivi, dovuti a nuovi ritrovamenti
e agli studi del Payne condussero alla cronologia relativa
generalmente seguita. Maggiori precisazioni riguardanti la
fase antica e il momento di passaggio dal periodo geometrico al
protocorinzio sono giunte in seguito alla pubblicazione del lavoro di
Coldstream sul geometrico corinzio. Resta invece
discussa la cronologia assoluta, basata sulle date di fondazione
delle colonie greche in Italia (Siracusa e Selinunte),
ottenute tramite fonti letterarie discordanti; a questo riguardo
prevale tra gli studiosi la tendenza a basarsi sulla datazione
fornita da Tucidide (VI, 3-5).

Nella decorazione vascolare greca le prime figure erano apparse
all'inizio dell'VIII secolo a.C. e verso il 750 a.C.
cominciarono ad apparire inserite in scene più complesse; ma
l'interesse dei ceramografi nel periodo geometrico andava
all'aspetto narrativo più che alla definizione formale della figura
umana. Durante il tardo geometrico beni e artigiani di altri
paesi cominciarono ad affluire in Grecia portando un nuovo
repertorio di forme che le fabbriche di Corinto assorbirono
prontamente, e che modificarono in modo determinante gli schemi
ornamentali della ceramica geometrica. Bronzi e avori orientali
recavano incisi o lavorati a sbalzo motivi floreali e
animali più complessi e ricchi di particolari rispetto
alle silhouette stilizzate diffuse in ambito greco. La
complessità dei nuovi motivi portò i ceramografi corinzi a
elaborare la tecnica a silhouette fino alla creazione di una nuova
tecnica che viene chiamata ceramica a figure nere e che si
trova originariamente sui vasi del medio protocorinzio.
Le
forme tipiche del protocorinzio, derivate dal geometrico, sono
l'oinochoe, l'olpe, la pyxis e altre forme vascolari di
piccole dimensioni come il kotyle (o skyphos) nella forma
che acquisisce in questi anni a Corinto, profonda e con pareti
sottili. L'ariballo è una delle forme più diffuse e non ha
precedenti, ma compare a partire dal protocorinzio antico.

L'evoluzione della forma dell'ariballo
da globulare a ovoidale a piriforme è stata elemento utile per
la cronologia relativa della classe: la forma detta
globulare si trova a cavallo tra il protocorinzio geometrico e il
protocorinzio antico, mentre la forma ovoidale si trova a partire
dall'inizio di quest'ultimo (725-690 a.C. circa). Per quanto riguarda
la decorazione è stata osservata una evoluzione che dallo stile
subgeometrico e sperimentale del primo protocorinzio passa nel medio
(690-650 a.C. circa) ad un disegno maggiormente disciplinato dall'uso
delle figure nere, fino ad una produzione in cui la figura umana si
affina, in alcuni casi si colora, e il campo si libera dalla
sovrabbondanza di ornamentazione; a quest'ultima fase detta
protocorinzio recente (650-640 a.C.) appartiene una mezza dozzina di
piccoli vasi con fregi animali e scene figurate, tra i quali alcuni
ariballoi con protome plastica e l'olpe Chigi, che sono
incontestabili capolavori. Queste opere sono caratterizzate da una
eccezionale perfezione nel disegno e da una elevata capacità tecnica
nell'uso delle figure nere, nell'espressione del movimento, nella
composizione e nel raggruppamento dei personaggi. La sovrapposizione
delle figure, tipica del tardo protocorinzio, non ha eguali al suo
tempo e in tutta l'arte arcaica, oltre alle metope del Tesoro
dei Sicioni a Delfi (570-560 a.C.). Lo stile
dedalico delle figure e il livello di evoluzione della forma dei
vasi hanno contribuito alla datazione di questi vasi ad un periodo
antecedente al formarsi dello stile corinzio.
Tecnica e
stileL'idea
dell'incisione in ceramica proveniva probabilmente dalla tecnica
orientale dell'incisione su metallo. L'incisione si prestava
alle linee sottili richieste dalle figure in miniatura comuni nel
protocorinzio, una linea incisa doveva essere tracciata lentamente e
con cura, inoltre la silhouette e l'incisione allontanavano la
tendenza al trattamento illusionistico del soggetto. La tecnica a
contorno, abbandonata per il disegno delle figure, restava in uso
negli elementi decorativi secondari. La migliore ceramica
protocorinzia si esprime in uno stile miniaturista, la decorazione si
svolge in fasce ripetute intorno al vaso, le figure sono
prevalentemente animali, reali o fantastici di origine orientale, che
si inseguono o sono posti uno di fronte all'altro in posa araldica;
la decorazione fitomorfa è secondaria o di riempimento. Verso la
metà del VII secolo a.C. vengono introdotti gli episodi eroici e le
rappresentazioni orientali di battaglie vengono reinterpretate come
appartenenti al mito greco. La ceramica protocorinzia si arricchirà
anche di motivi plastici e sarà la prima ceramica greca di larga
esportazione.
La maggior parte dei vasi protocorinzi,
sempre privi di ingubbio, sono costituiti da una terra molto
chiara di colore giallo pallido, ma alcuni presentano la stessa
argilla verdastra della ceramica corinzia e ciò che distingue le due
produzioni è piuttosto la maggiore finezza del lavoro protocorinzio.
Protocorinzio
anticoLa suddivisione sulla superficie dei
vasi avviene tramite gruppi di linee sottili; queste ultime riempiono
la zona presso il piede del vaso, altrimenti decorato da una fascia
di raggi. La decorazione orientalizzante si concentra sulla spalla;
compare il fregio animalistico con un repertorio ancora ristretto.
Protocorinzio
medio
Compaiono le figure nere e le iscrizioni sui vasi. Sui fregi
animalistici, che iniziano ad assumere forma standardizzata, si
diffondono gli animali fantastici. Tra le pochissime scene a soggetto
mitologico del medio protocorinzio si distingue un gruppo di
ariballoi attribuiti ad una stessa mano, quella del Pittore di
Aiace; tra di essi vi è l'ariballo del Museum of Fine
Arts di Boston (675 a.C. Circa). La
decorazione minuta intorno all'imboccatura presenta linguette, ganci
a spirale, e raggi corti che puntano verso l'esterno; sul manico si
trova un complicato intreccio triplo. Sulla spalla vi è il fregio
animalistico a figure nere con sovradipinture in rosso. La scena sul
corpo del vaso è una lotta tra un personaggio, che potrebbe essere
Zeus o Eracle, e un Gigante rappresentato come un essere per metà
uomo e per metà cavallo. Tra il gigante e una terza figura armata
che sta correndo in direzione opposta rispetto alla scena principale,
e la cui identità non è stata ancora chiarita, si trova un oggetto
che è stato letto come un calderone visto dall'alto, sul proprio
piedistallo, e che potrebbe indicare la sacralità del luogo in cui
si svolge la scena. Le figure sono disegnate in pose audaci
e vigorose, con forme tonde e sproporzionate, particolarità formali
che appartengono ad una fase alta del medio protocorinzio. I
dettagli sono scarsi e indicati tramite incisione, il rosso è
aggiunto per il solo valore decorativo. Volatili e ornamenti vari
sono sparsi sul campo, e alla base si trova la fascia con i triangoli
a raggiera.
Datato al secondo quarto del VII secolo a.C., un periodo di
avanzamenti nella tecnica ceramografica protocorinzia, è
lo skyphos frammentario conservato al Museo
archeologico di Egina (n. inv. 1376) con la scena della lotta
tra Bellerofonte e la Chimera, dalla quale deriva il
nome del ceramografo a cui la coppa è stata attribuita, il Pittore
di Bellerofonte; i frammenti rivelano contorni nitidi, incisioni
precise e accurate, oltre ad uno stile particolarmente sobrio, con la
scena che si svolge in un campo quasi vuoto, con le figure
circoscritte entro linee conchiuse e composte, quale si nota
anche in realizzazioni scultoree corinzie o nelle stesse forme
zoomorfe di certi successivi ariballoi plastici.
Simile nel tracciato ampio della linea e nella tensione della forma,
ma più vicino all'orientalizzante animal style è il
kotyle del British Museum (n. inv. 1860,0404.18, 670-650 a.C.
circa) che fa parte di una serie recante lo stesso soggetto
e probabilmente opera di uno stesso autore convenzionalmente
chiamato Pittore dei cani (Hound Painter). Questo artista
come il precedente mostra una sapienza quieta e quasi classica nella
stilizzazione delle figure e nella disposizione equilibrata dei rari
ornamenti. La gola del cane è stata evidenziata in rosso e
la collottola in giallo, ma lo stile dipende dalla chiarezza e
dall'eleganza della linea, mentre il colore aggiunto ha solo funzione
decorativa. L'introduzione del giallo tra i colori usati per
la sovradipintura è seguita dall'utilizzo del giallo e bel bruno
stesi direttamente sull'argilla che andranno a formare, insieme agli
altri colori già impiegati come il rosso, il porpora e il bianco, la
tecnica detta "policroma".
Protocorinzio
recente
All'inizio della seconda metà del VII secolo a.C. viene datato
l'ariballo ovoidale MacMillan del British Museum, noto per
la sua protome plastica leonina e decorato con la tecnica policroma.
Presenta fiori di loto e palmette sulla spalla; sul corpo,
al di sotto della scena principale, tre fasce con una corsa di
cavalli, una caccia alla lepre e raggi. Sul fregio principale una
battaglia tra diciotto opliti disegnati come figure
sottili, allungate e agili le quali mostrano i progressi compiuti dai
ceramografi protocorinzi dai tempi dell'ariballo di Boston del
Pittore di Aiace. La composizione mantiene le figure, se non proprio
su un unico piano, in un registro superficiale. La policromia è
usata insieme ai dettagli incisi della tecnica a figure nere. Qui il
laborioso arrangiamento degli scudi e degli elmetti lascia poco
spazio all'esposizione della carne, ma in altri vasi come l'Olpe
Chigi (640 a.C.), leggermente più tarda, l'area della pelle
umana dipinta in marrone chiaro ha maggiore campo donando vivacità
all'intero vaso. La sperimentazione policroma fu di breve durata ed
ebbe origine probabilmente in relazione alla grande pittura,
della quale abbiamo un esempio corinzio, posteriore di 15 o 20 anni,
nelle metope in terracotta dipinta del Tempio di
Apollo a Thermo in Etolia.
Protocorinzio di transizione
Dopo l'Olpe Chigi si verifica quello che Humfry Payne ha
definito "periodo di transizione" (640-625 a.C. circa) al
quale segue il passaggio allo stile corinzio (625-550 a.C.) con il
ritorno alla prevalenza del fregio continuo di animali a figure
nere. Nei venticinque anni che seguono la metà del VII
secolo a.C. si diffonde la tecnica policroma su fondo nero, con
decorazione incisa o sovradipinta. Gli animali si
ingrandiscono e si allungano, un cambiamento che permette di coprire
vaste aree di superficie con maggiore facilità e velocità. Le
posture si fanno più rigide, vengono introdotte nuove specie, più
vistose o più facili da disegnare, come la pantera che tende a
sostituire il leone, i gruppi di animali (ad esempio il toro tra il
leone e la pantera) divengono stereotipati, l'ornamento di
riempimento diviene, per la sua densità, importante quanto le
figure.