domenica 11 maggio 2025

SPAGNA - Baleari, Sa Cudia Cremada

 


Sa Cudia Cremada è un sito archeologico spagnolo che si trova in un terreno privato dal quale prende il nome, nella periferia della città di Mahón, capitale di Minorca, (Isole Baleari, Spagna) I resti archeologici di questo sito appartengono alla cultura talayotica dell'età del bronzo e ferro, anche se il sito riporta evidenze e materiali in superficie che dimostrano la sua occupazione durante i primi secoli della conquista romana dell'isola, ovvero datati alla prima fase romana di Minorca: fine II – I secolo a.C.
Il sito potrebbe essere stato rioccupato anche durante il Medioevo dati i numerosi frammenti di ceramica islamica trovati dopo una prima ricognizione superficiale. Il sito presenta uno stato di conservazione molto buono e varie strutture in luce. Le più significative sono i 3 talayot o torri mozze costruite in tecnica ciclopica, il recinto del santuario, vari ipogei, una fossa profonda utilizzata probabilmente per l'immagazzinamento di beni e altri resti come ad esempio un tratto di mura megalitiche.
Il talaiot collocato più a est ha una base ovale con un diametro di 19 metri, la facciata tendente al concavo, è orientata a sud e conserva un accesso a una camera interna il cui tetto, costruito con grandi pietre, è conservato parzialmente. I resti dell'insediamento si trovano a circa 200 metri di distanza da questa struttura ed includono un altro talaiot a base ovale con larghezza massima di 20 metri e altezza massima di 5 metri. La facciata rivolta a sud presenta dei presunti gradini, elementi già riscontrati in altri siti, come per esempio nel talaiot di Sa Cornia Nou. A questo talaiot è addossato un largo muro alto 1,5 metri.
C'è anche un terzo talaiot di dimensioni più ridotte, è a base circolare e presenta un accesso a una camera interna che è riempita da macerie inserite dalla parte superiore della struttura. Alla facciata rivolta a nord è addossata una struttura rettangolare la cui funzione non è ancora stata definita.
La struttura più importante dell'insediamento si trova vicino a quest'ultimo talaiot ed è il santuario dell'insediamento ovvero il recinto della taula a forma di abside, orientato verso sud costruito in tecnica ciclopica, la cui facciata è leggermente concava e presenta un accesso apparentemente murato. Dato che la campagna di scavo non è ancora iniziata, la disposizione interna è sconosciuta, nonostante tutto si suppone che contenga una taula ossia un monumento religioso a forma di T costituito da due lastre di pietra monolitiche sovrapposte, sempre presente in questo tipo di zone di culto dell'isola.
Sul sito sono presenti anche altre strutture, come ad esempio una frazione di mura megalitiche orientate da est verso ovest; una profonda fossa coperta la una lastra di pietra; vari ipogei e grotte artificiali, alcune scavate nella roccia madre ed utilizzate come sepolture collettive.
Sa Cudia Cremada è uno dei 32 siti talaiotici che partecipano alla candidatura spagnola di Menorca Talaiotica per diventare un sito del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

SPAGNA - Baleari, Civiltà talaiotica

La civiltà talaiotica è una civiltà protostorica che si sviluppò nelle isole Baleari, in particolare a Maiorca e Minorca, tra l'età del bronzo e l'età del ferro.
Le evidenze archeologiche testimoniano che il primo popolamento umano stabile delle isole Baleari risale al III millennio a.C.. Questi coloni provenivano probabilmente dal sud della Francia o dalla costa orientale della penisola iberica.
Tra il 2200 e il 1900 a.C. si diffonde nell'arcipelago, così come in gran parte dell'Europa occidentale, la cultura del vaso campaniforme. A partire dalla metà del II millennio a.C. si ha l'avvento di alcune innovazioni tra cui nuove tecniche per la produzione delle ceramiche e miglioramenti nella metallurgia del bronzo.
Questa periodo compreso fra l'insediamento delle prime comunità nelle isole e l'avvento della civiltà talaiotoca è noto come periodo pre-talaiotico. Costruzioni tipiche del pre-talaiotico sono le "navette" (navetas) che potevano essere di due tipi: navette abitative e navette funerarie (utilizzate anche nei secoli successivi).
Secondo la cronologia elaborata da L. Plantalamor Massanet, la civiltà talaiotica si può suddividere in quattro fasi principali:
  • Talaiotico I inizia intorno al 1500 a.C. e si protrae fino al 1000 a.C. . Si caratterizza per i grandi talaiot a struttura circolare, i primi santuari con Taula e le prime abitazioni a pianta circolare. I defunti venivano sepolti collettivamente nelle navetas.
  • Talaiotico II dal 1000 a.C. al 700 a.C. Durante questo periodo si registra l'abbandono di alcuni degli abitati di epoca precedente e il concentramento della popolazione in villaggi protetti da mura difensive. In degli ipogei di pianta semplice venivano inumati i defunti.
  • Talaiotico III tra il 700 e il 350 a.C., si contraddistingue per l'ampliamento delle strutture difensive nei villaggi e l'apparizione di grandi case circolari con patio centrale. Si intensificano i contatti con i greci, i fenici e i punici.
  • Talaiotico IV è l'ultima tappa di questa civiltà, dal 350 a. 123 a.C., anno della conquista romana dell'arcipelago.
La maggior parte degli studiosi è concorde nel descrivere la civiltà talaiotica come una società dove esisteva una forte stratificazione sociale con un accesso differenziato alle risorse a seconda del rango. Le fortificazioni dei villaggi sembrano suggerire che si verificassero scontri tribali tra gli abitanti delle isole e che, perlomeno gli abitati più grandi, potessero costituire delle entità autonome.
I Balearici, la popolazione di frombolieri che eresse i monumenti talaiotici, erano probabilmente affini ai Balari, etnia nuragica della Sardegna nord-occidentale. Affinità confermate da
ritrovamenti archeologici ed elementi linguistici comuni.
Fonti scritte romane narrano che i nativi delle isole Baleari utilizzavano un unguento a base di olio di lentischio e grasso di maiale con cui si spalmavano il corpo. Questi autori spiegano anche che gli isolani erano soliti restare nudi durante l'estate, mentre in inverno si coprivano di pellicce. I Balearici disponevano di muli che forse esportavano anche in altre regioni.
L'economia talaiotica era di tipo agro-pastorale, basata prevalentemente sulla
coltivazione dei cereali, l'allevamento di caprini e, in minor misura, di suini e bovini.
Le ceramiche talaiotiche erano lavorate a mano. Il sistema di cottura era piuttosto primitivo anche se nelle fasi finali si iniziarono ad utilizzare dei forni chiusi. Le tipologie sono molto varie e comprendono: vasi troncoconici, olle globulari, olle carenate, grandi contenitori pitoidi. Si osservano alcune differenze, a livello tipologico, fra la ceramiche di Maiorca e quelle di Minorca.
Sono frequenti vari tipi di oggetti come punzoni e spatole in osso, macine in pietra, manufatti in bronzo e, a partire dal
I millennio a.C., in ferro (armi, ornamenti personali).
Il simbolo di questa civiltà sono i talaiot, costruzioni megalitiche a forma tronco conica simili ai nuraghi della Sardegna, alle torri della Corsica nonché ai sesi di Pantelleria.
I Talaiot noti fino a questo momento sono circa 274 diffusi in tutto l'arcipelago. Benché la funzione di questi edifici non è del tutto chiara si ipotizza che siano stati utilizzati come fortezze militari o torri di avvistamento.
Altri elementi architettonici tipici di questa cultura sono le navetas, tombe megalitiche collettive che mostrano alcune
similitudini con le tombe dei giganti sarde e i taulas, monumenti megalitici dalla caratteristica forma a T, diffusi particolarmente a Minorca e legati presumibilmente alla sfera del sacro.

Nelle foto, dall'alto:
- Taula di Talati de Dalt, vicino Mahòn, Minorca
. Naveta d'Es Tudons, Minorca
- Mura ed ingresso del villaggio di Ses Paisses, Maiorca
- Talaiot di Cornia Nou, Minorca
- Ipogeo funerario a Maiorca
- Talaiot quadrato A di Capobocorb, Maiorca
- Talaiot di Torellò, Minorca





sabato 10 maggio 2025

SPAGNA - Canarie, Guatimac

 
Guatimac
 è un idolo guanci che si trova nel Museo archeologico di Puerto de la Cruz nell'isola di Tenerife (Canarie, Spagna).
L'idolo venne trovato nel 1885 avvolto in alcune pellicce all'interno di una grotta del burrone Herques (Fasnia) e, sebbene il suo significato preciso non sia ancora noto, viene messo in relazione con la religione magica dei Guanci. Si ipotizza che possa rappresentare un genio o uno spirito protettore.

SPAGNA - Museo di Almería

 
Il Museo di Almería è la più importante istituzione museale della provincia omonima e vi si conserva la maggiore e più rappresentativa collezione di reperti archeologici della stessa.
Il museo si trova ad Almería in Andalusia e venne inaugurato nella sua forma attuale nel 2006, in un edificio di nuova concezione, premiato nel 2004 con i riconoscimenti PAD e ARCO, nominato finalista nel 2005 nel premio FAD e che ha ottenuto nel 2008 la menzione d'onore del concorso per il Museo europeo dell'anno dall'European Museum Forum.
Il primo tentativo di creare un museo ad Almería risale al XIX secolo. Verso il 1880 l'ingegnere belga Louis Siret scopre quelli che a tutt'oggi sono considerati i principali giacimenti preistorici della regione. Come frutto di un'intensa attività archeologica, Siret formerà un'importante collezione di reperti, che alla fine dei suoi giorni donerà al Museo archeologico nazionale, con l'espresso desiderio che una parte di questi rimangano e si conservino ad Almería. Le condizioni perché questo avvenisse sarebbero maturate durante la Seconda Repubblica (Decreto del 28 marzo 1933). Il Museo Archeologico di Almería aprì dunque le sue porte in due piccole sale cedute dalla Scuola delle Arti e dei Mestieri nel 1934, ma all'interno della sua collezione non figureranno mai i reperti che Louis Siret volle che restassero ad Almería. In seguito a numerose vicissitudini e traversìe, che si produrranno lungo diversi anni, nel 2006 si inaugura la sua sede definitiva.
Il nuovo edificio è strutturato su tre piani nei quali è esposta la collezione museografica, e questi tre piani sono attraversati verticalmente da una colonna con base rettangolare detta “colonna stratigrafica”, che giunge quasi alla volta dell'edificio. La sequenza stratigrafica della colonna riflette i periodi storici dei reperti esposti nei tre piani. La maggior parte dell'esposizione è dedicata alla preistoria recente, ovvero al neolitico e alle età del rame e del bronzo.
Esposizione permanente

Questa comprende i primi due piani dell'edificio, interamente dedicati alle prime società di cacciatori e raccoglitori, la società dei Millares (Santa Fé de Móndujar, Almería), e la società dell'Argar (Antas, Almería). Particolarmente significativo, in questo primo piano, è il ciclo della vita, un cerchio in “pietra”, all'interno del quale sono raccolti, esposti in “finestre”, materiali pertinenti al commercio ed alla guerra della società dei Millares, insieme ad oggetti relativi alla vita quotidiana di un insediamento. Qui, un video che ricostruisce fasi della vita quotidiana accompagna la contemplazione dei reperti. Poco a lato del ciclo della vita si può entrare nel ciclo della morte nel quale gli elementi che lo compongono sono accompagnati e coadiuvati dalla proiezione di un video, che si riflette non sulla parete ma nello stesso spazio funerario di cui si compone il ciclo. In questo modo dinamico viene spiegato l'uso collettivo della tomba, e la sequenza rituale esperita ad ogni nuova inumazione. Nel secondo piano ci si trova di fronte ad una serie di muri consecutivi, che disegnano un percorso. Si tratta di una proposta simbolica che avanza dal basso verso l'alto e che rappresenta le terrazze artificiali sulle quali si costruirono le abitazioni a Fuente Álamo (Cuevas del Almanzora, Almería). Ad ogni svolta nel percorso ci si trova all'interno di piccole sale espositive, con vetrine che contengono grandi vasi, armi in bronzo, ceramica, oggetti d'argento ed uno straordinario bracciale d'oro, con al di sotto l'immagine della sua giacitura originaria al momento del ritrovamento.
Esposizione semipermanente

Il terzo piano ospita degli spazi espositivi temporanei di lunga durata. Attualmente vi si trova esposta una rappresentativa collezione di reperti romani ed islamici. Fra i primi emerge una bella statua mutila in marmo, installata su di un gran frammento di mosaico; si tratta del dio Bacco (proveniente da una villa romana scavata in località Chirivel, nel Nord della provincia di Almería). Accompagnano la statua di Bacco numerosi oggetti di cultura romana rinvenuti nei territori circonvicini ad Almería. L'arte islamica – di Al-Andalus – è rappresentata da un'ampia collezione di lapidi funerarie, delle quali Almería fu un importante centro di produzione. Il gran cubo che occupa la parte centrale della sala islamica, contiene al suo interno vetrine dedicate ad epoca califfale, nelle quali sono esposte ceramiche, giochi, monete ed epigrafi su lastre di calcare bianco.

Foto dall'alto in basso:
- Vaso di alabastro, età del Bronzo
- Buon Pastore, scultura in marmo, Almeria
- Ceramica verde, Al-Andalus
- Bacco in marmo, Chirivel


SPAGNA - Museo nazionale archeologico di Tarragona


 
Il  (in spagnolo: Museo Nacional Arqueológico de Tarragona; in catalano: Museu Nacional Arqueològic de Tarragona; MNAT) è un museo archeologico di Tarragona che conserva numerosi reperti di epoca Romana provenienti in larga parte dal sito archeologico di Tarraco.
Il museo, che è gestito dal Dipartimento della cultura del Consiglio esecutivo della Catalogna, include anche la Villa romana di Centcelles, la Necropoli paleocristiana, la Villa dels Munts, il Teatro romano, l'Arco di Berà, la Torre degli Scipioni e lo spazio espositivo Tinglado 4. L'edificio principale del museo è tutelato come Monumento storico.
Le origini del museo vanno ricercate nella costituzione del Museo delle antichità, annesso all'Accademia di disegno di Tarragona, operata tra il 1834 e il 1836 su iniziativa di Vicenç Roig i Besora, direttore della stessa accademia che si adoperò insieme ad altri nel recupero di numerosi reperti di epoca romana, emersi prevalentemente in occasione delle trasformazioni urbanistiche che interessarono Tarragona e modificarono l'assetto dei resti dell'antica città di Tarraco; alla costituzione e gestione del museo partecipò anche il governo locale della città.
Il museo ottenne lo status di istituzione pubblica intorno al 1845 su iniziativa della Commissione provinciale dei monumenti, istituita per salvaguardare il patrimonio secolarizzato in seguito alla desamortización operata dal governo di Juan Álvarez Mendizábal nel 1836. Nel 1849 il museo fu trasferito presso la sede della Società archeologica tarraconense dove rimase fino al 1853, quando l'ispettore delle antichità Buenaventura Hernández Sanahuja ne decretò lo spostamento presso il convento di San Domenico, dove rimase per i successivi 100 anni (fatta eccezione per una parantesi durante la Guerra civile spagnola, nell'ambito della quale il governo catalano ordinò lo spostamento delle collezioni presso il Palazzo arcivescovile).
Nel 1960 il museo si trasferì presso una nuova sede, appositamente progettata da Francisco Monravá Soler su un pre-esistente muro romano e realizzata tra il 1940 e il 1943.
A partire dal 2018 l'edificio principale del museo è chiuso per lavori di ristrutturazione e parte della collezione è stata trasferita presso lo spazio espositivo Tinglado 4, ricavato presso un edificio del porto di Tarragona, dove è stata allestita la mostra TARRACO/MNAT.



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