lunedì 28 aprile 2025

FRANCIA - Saintes, Museo archeologico

 

Il Museo archeologico di Saintes è un museo pubblico nel dipartimento della Charente-Maritime, in Francia. Il museo nacque nel 1815 per iniziativa del barone Alexandre Chaudruc de Crazannes, raccogliendo un'importante collezione lapidaria proveniente dalle campagne di scavo archeologico e dai lavori di terrazzamento condotti nel corso del XIX secolo.
Nel 1931 fu spostato nell'edificio del l'ex-macello municipale, i cui locali furono sistemati in base alle indicazioni dell'archeologo ed erudito Charles Dangibeaud, nominato conservatore dei musei della città. Le aperture furono chiuse da griglie e una corte interna precede la sala principale. Il museo si affaccia sul piazzale André Malraux e ospita un colonnato proveniente da un monumento antico, distrutto alla fine del III secolo per la costruzione delle mura urbane.
Gran parte delle collezioni provengono dallo scavo delle antiche mura cittadine, edificate nel periodo di instabilità del III secolo con grande rapidità: per questo motivo una parte degli edifici pubblici fu demolita e i blocchi furono reimpiegati nelle mura. Le mura furono in seguito più volte rinforzate nel corso del Medioevo e si conservano fino al XVIII secolo. Le fondazioni sono tuttora in parte visibili presso la piazza des Récollets e furono inserite nel registro dei monumenti storici francesi nel 1977.
La sala principale del museo ospita la ricostruzione approssimativa della trabeazione di un importante monumento pubblico, civile o religioso, della città antica, edificato nel I secolo d.C. (foto in alto)
Tra gli oggetti esposti figura inoltre una ricca collezione di sculture, ornamentali, religiose e funerarie, tra cui diverse dee-madri e un rilievo che potrebbe raffigurare il fiume Charente. Una statua senza testa di epoca augustea raffigura una dea che tiene un giovane cervo, simbolo di prosperità e del legame con il mondo dei defunti.
Numerosi frammenti di colonne, di stele funerarie, o di capitelli, e resti di mosaici rappresentano la parte più consistente della collezione. Tra questi una statua acefala in marmo lunense e degli elementi di un carro romano del I secolo, unico in Europa occidentale.


FRANCIA - Saintes, Anfiteatro romano

 


L'anfiteatro romano di Saintes venne cominciato durante il regno dell'imperatore Tiberio e terminato sotto Claudio, verso il 40. Era situato nella città di Mediolanum Santonum, capitale della civitas santonum (città dei Santoni, una suddivisione del territorio) e della provincia della Gallia Aquitania.
L'edificio era di forma ellittica e misurava 126 metri sull'asse maggiore e 102 sull'asse minore. Poteva accogliere da 12000 ai 15000 spettatori. Ha una struttura particolare, poiché parte della cavea, ovvero la zona delle gradinate, è per il lato est appoggiata su una collina, che venne scavata in modo da ottenere una forma corretta, mentre il lato ovest è sorretta da costruzioni.
L'arena, ossia lo spiazzo dove avvenivano i combattimenti o le venationes, misurava 66,5 metri in lunghezza e 39 metri in larghezza, ed era divisa dagli spalti da un muro anch'esso ellittico alto 2 metri. Venne abbandonato dopo il IV secolo ed utilizzato come cava di materiale durante il Medioevo. I primi restauri dell'edificio si ebbero solo nel XX secolo, quando gran parte dell'anfiteatro era già stato distrutto. Restano attualmente alcuni resti delle sostruzioni e della cavea, oltre che lo spiazzo dell'arena.


FRANCIA - Saintes, Arco di Germanico

 


L'arco di Germanico è un arco onorario romano del I secolo situato a Saintes (dipartimento della Charente Marittima nella regione del Poitou-Charentes), antica Mediolanum Santonum.
L'arco fu eretto nell'anno 18 o 19 per l'imperatore Tiberio, suo figlio Druso minore e suo nipote e figlio adottivo Germanico. La costruzione fu finanziata da un privato cittadino, Caio Giulio Rufo.
L'iscrizione di dedica sull'attico, danneggiata dove menziona Tiberio e Druso e meglio conservata dove menziona Germanico, è all'origine della denominazione con cui l'arco è normalmente conosciuto.
Era collocato all'ingresso in città della via romana che conduceva a Saintes da Lione (Lugdunum, via Agrippa), sul ponte romano sul fiume Charente, ma venne smontato e ricostruito a partire dal 1843 a circa 15 m di distanza dalla riva, per permettere i lavori sugli argini del fiume che comportarono la distruzione del ponte e fu restaurato nel 1851.
L'arco, alto quasi 15 m e largo 15,90 m, presenta due fornici (alti 10 m), sotto i quali si svolgeva la circolazione viaria nei due sensi. I tre piloni sono decorati agli angoli da lesene su alti piedistalli, con fusti scanalati e capitelli corinzi. Le lesene sorreggono una trabeazione che gira sui quattro lati del pilone e svolge la funzione di imposta degli archi dei fornici. Sopra questa agli spigoli dell'arco, delle colonne inserite nella muratura, sempre con fusti scanalati, ma con capitelli compositi, sorreggono la trabeazione principale. Al di sopra è un basso attico con un coronamento.
L'iscrizione dell'arco riporta sull'attico la dedica "a Germanico Cesare, figlio di Tiberio Augusto, nipote del divo Augusto, pronipote del divo Giulio, augure, flamine augustale, console per la seconda volta, acclamato imperatore per la seconda volta", "a Tiberio Cesare Augusto, figlio del divo Augusto, nipote del divo Giulio, Pontefice massimo, console per la terza volta, acclamato imperatore per l'ottava volta, rivestito della potestà tribunizia per la ventunesima volta" e "a Druso Cesare, figlio di Tiberio Augusto, nipote del divo Augusto, pronipote del divo Giulio, pontefice augure.
Sul fregio della trabeazione principale il dedicante riporta la propria genealogia: "Caio Giulio Rufo, figlio di Caio Giulio Catuaneunio, nipote di Caio Giulio Agedomopate, pronipote di Epotsorovide, della tribù Voltinia, sacerdote di Roma e di Augusto presso l'altare che è ad Confluentem, praefectus fabrum (L'altare di Roma e Augusto ad Confluentem si trovava a Lione).

FRANCIA - Casa del grande peristilio

 


La Casa del grande peristilio (detta anche Villa au grand péristyle o domus du bas de Vieux) è una domus gallo-romana del sito archeologico di Vieux-la-Romaine (antica Aregenua), a Vieux, nel dipartimento del Calvados (Bassa Normandia) in Francia, a circa 10 km a sud-est della città di Caen.
Per le sue dimensioni e lo stato di conservazione delle decorazioni (in particolare un insieme di fusti di colonna scolpiti), rari soprattutto a nord del fiume Loira, testimonia del processo di romanizzazione e di diffusione dei modelli architettonici mediterranei nel nord della Gallia.

Gli scavi esaustivi, condotti da Pascal Vipard tra il 1988 e il 1991, hanno permesso di ricostruire la storia dell'isolato in cui sorgeva dal I al V secolo e l'ampiezza dei ritrovamenti ha permesso l'apertura del museo archeologico di Vieux-la-Romaine, inaugurato nel 2002.
La prima occupazione documentata sul sito consisteva di costruzioni leggere in legno e argilla con paglia con pavimenti in terra battuta, risalenti al I e al II secolo. Forse in quest'epoca il settore in cui venne successivamente costruita la domus aveva vocazione artigianale.
Intorno al 125-150 d.C. il settore venne urbanizzato con un reticolo di strade e l'isolato ospitò due edifici, conosciuti soprattutto per i resti reimpiegati nelle costruzioni successive. Si trattava di due domus di ampie dimensioni. Una di esse venne distrutta intorno al 170-180 per permettere l'ampliamento della seconda ("Casa del piccolo peristilio"). La casa subì poi un ampio rimaneggiamento tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., con un viridarium (giardino) che occupava la corte e con un peristilio di maggiori dimensioni.
La casa subì un incendio nella seconda metà del III secolo, ma venne successivamente ricostruita ("Casa del mosaico a scacchiera"). In alcuni spazi si installarono nuovamente degli artigiani, ma parte dell'edificio fu ancora utilizzata come abitazione. Nel primo terzo del IV secolo un secondo incendio distrusse un edificio quasi in abbandono e intorno al 330-340 il cardine attraversò le rovine, che vennero utilizzate come cava per materiali da costruzione.

La domus si estendeva su 1.250-1.500 m², con schema planimetrico di tipo greco-italico, su 50,80 x 30,80 m. Esistevano ambienti anche al piano superiore, stimato in 572 m², con una galleria in facciata.
Al piano terra si conservano 14 ambienti, organizzati intorno ad un peristilio centrale ornato da un bacino (impluvium). Numerosi ambienti conservano tracce del sistema di riscaldamento con ipocausto. Sia la sala principale, sia la corte, che il giardino erano riccamente decorati: si sono conservati un affresco con Achille e Teti, sculture di tema dionisiaco, fusti di colonna con decorazioni vegetali, pilastri con bassorilievi e mosaici.
Rimane anche parte del pavimento, rivestito da lastre di calcare.

FRANCIA - Tomba romana di Lanuéjols


La tomba romana di Lanuéjols (anche "mausoleo di Lanuéjols") è un monumento funebre di epoca romana, nel territorio del comune di Lanuéjols (Lozère, Francia). La tomba era stata edificata sulle pendici del vallone di Valdonnez, racchiuso tra il Causses di Mende a nord e il monte Lozère a sud. È situato sotto la strada dipartimentale, all'ingresso dell'abitato di Lanuéjols. È stato circondato da un muro moderno di contenimento della terra. Fu innalzata tra la fine del II e il III secolo in onore dei fratelli Lucio Pomponio Bassulo e Lucio Pomponio Balbino da parte dei genitori. In passato era stata datata tra il I secolo e il IV secolo. Il complesso funerario venne scoperto nel 1813 sulle pendici del vallone e dal 1840 figura sulla lista dei monumenti storici francesi. Nel 1880 furono scoperte più a sud le fondazioni di un secondo monumento simile. l monumento è costituito da una tomba a forma di tempio prostilo su un podio. Il podio, a cui si accede per mezzo di una scalinata (restaurata nel 1999 e nel 2000), era bordato da una canalizzazione per la raccolta dell'acqua piovana, scavata nei blocchi del podio stesso, con un piccolo bacino rettangolare all'angolo nord-est. La cella era preceduta da un pronao, non conservato, di quattro colonne corinzie. Era a pianta quadrata e conserva gran parte delle pareti in opera quadrata di blocchi di calcare. Agli angoli la pareti della cella erano decorate da lesene con fusti lisci, basi tuscaniche e capitelli, sulla facciata corinzi, mentre quelli delle lesene sul retro sono stati lasciati nella forma sbozzata.
Su tre lati rimane anche parte della trabeazione con elementi lisci (cornice con mensole, fregio ionico e architrave a tre fasce). All'interno della cella, sui lati nord, sud ed est, si aprono delle nicchie a pianta rettangolare, coperte da volte a botte, che sporgono all'esterno dal perimetro come bassi annessi rettangolari. Nelle nicchie dovevano essere ospitate le due sepolture e le statue dei defunti. All'esterno, le sporgenze delle nicchie hanno ugualmente lesene angolari, con capitelli tuscanici e una trabeazione liscia (con cornice ionica, fregio ionico e architrave a due fasce). 
La porta di ingresso della cella, sul lato occidentale, ad arco, ha un archivolto decorato da un fregio con girali di vite e geni alati, coronato da un kyma ionico a lancette. All'interno la nicchia sul lato di fondo orientale ha ugualmente un archivolto decorato con uccelli che beccano dei frutti ai piedi di un vaso. Sulla porta di ingresso alla cella è presente anche un blocco di architrave orizzontale in corrispondenza dell'imposta dell'arco, sul quale è incisa, in una tabula ansata sostenuta da geni alati l'iscrizione di dedica su 5 righe: 

HONOR[I] ET MEMOR[I]AE LVC(I) POMPON(II) BASSUL(I) ET L(VCI) POMP(ONII) BALBIN(I) FILIORVM PI(I)SS[I]MORVM LVCIVS IVL[I]VS BASSIANVS PATER ET POMPONIA REGOLA MATER AEDEM A FVNDAMENTO VS- QVE CONSVMMAT[I]ONEM EXSTRVXERVNT ET DEDICAVERVNT CVM AEDIFICIIS CIRCVMIACENTIBVS 

ovvero: "In memoria e in onore di Lucio Pomponio Bassulo e di Lucio Pomponio Balbino, piissimi figli, Lucio Giulio Bassiano, il padre, e Pomponia Regola, la madre, hanno elevato [questo monumento] dalle fondazioni fino al completamento e lo hanno dedicato insieme agli edifici circostanti". La cella, con pianta leggermente irregolare, ha una lunghezza variabile tra 7,95 m e 9,50 m e si conserva per un'altezza complessiva di 6,98 m. La porta della cella ha una larghezza di 2,18 m ed è alta 2,55 m e le nicchie hanno un'altezza tra 2,20 m e 2,28 m. Gli altri edifici del complesso a cui si allude nell'iscrizione potrebbero essere un altare per le cerimonie funebri e una seconda tomba per i genitori.
Accanto alla tomba si conservano blocchi di un fregio con Amorini e ghirlande, appartenenti probabilmente ad un secondo monumento funerario, i cui resti sono stati rinvenuti circa 60 m più a sud, più in basso sul pendio. Nelle vicinanze si trova una necropoli paleocristiana con circa 50 inumazioni in semplici fosse in terra.

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