domenica 27 aprile 2025

KERAMOS - Ceramica di Gnathia

 

La ceramica di Gnathia o ceramica di Egnazia è una sottoclasse della ceramica apula, che si sviluppa dalla decorazione secondaria dello stile ornato ed è datata dal 375-370 a.C. alla fine del III secolo a.C. Numerosi esemplari decorati in questa tecnica policroma rinvennero con gli scavi condotti a Egnazia nel 1848 così che il nome dell'antica città rimase a designare la classe ceramica e la tecnica che la caratterizza; benché non si conosca esattamente il centro di produzione originario si ritiene che potesse essere Taras; numerosi esemplari sono stati prodotti e trovati Paestum e in Campania; ne esiste una varietà siceliota (come quella di Lipari), che si distingue per l'uso del blu, datata all'ultimo quarto del IV secolo a.C. e al primo quarto del III.
La superficie dei vasi è ricoperta con una vernice nera sulla quale scene figurate e ornamentali sono dipinte in bianco, spesso con tocchi di giallo e di rosso paonazzo. Questi ultimi colori, applicati al nero già esistente sono fissati da una seconda cottura del vaso.
All'inizio della produzione potevano essere presenti incisioni. Di epoca più recente sono gli esemplari sui quali, ad imitazione dei vasi metallici, venivano praticate baccellature verticali, o quelli privi di decorazione figurata e decorati unicamente con ornamenti fitomorfi, talvolta dipinti su fasce a vernice nera che interrompono la baccellatura verticale. Le forme tipiche sono le stesse presenti nella ceramica apula a figure rosse, ma tendono ad una maggiore eleganza.
Tra i più antichi autori individuati si ricorda il Pittore delle rose da cui discendono tre gruppi che operano alla fine IV secolo a.C. Il caposcuola del primo gruppo è il Pittore di Lecce 1075 e alla sua bottega appartiene il Pittore della bottiglia del Louvre a cui si deve l'introduzione della baccellatura verticale. Il secondo gruppo è chiamato Gruppo di Dunedin e il terzo comprende il Gruppo del ramoscello di alloro e il Gruppo di Knudsen. Ne fa parte anche il Pittore di Lipari.



Nelle foto, dall'alto:
- Gruppo del ramoscello di alloro, cratere a campana. Londra, British Museum F547.
- Oinochoe, da Nola. Parigi, Museo del Louvre K596.

KERAMOS - Ceramica minia

 
La ceramica minia è un esteso termine archeologico che descrive le varietà di un particolare stile di ceramica egea associata con il periodo del Medio Elladico.
Nella storia dell'archeologia preistorica egea, Heinrich Schliemann fu la prima persona a coniare il termine "minia" dopo aver scoperto una caratteristica varietà di ceramica lucidata scura ad Orcomeno (la mitica patria del re Minia). Alcuni dei suoi contemporanei la riferiscono come "ceramica di Orcomeno". Tuttavia, la definizione di "ceramica minia" alla fine prevalse poiché essa richiamava romanticamente i gloriosi (ma la cui realtà è dubbia) Mini della mitologia greca.
Di primo acchito, Alan Wace e Carl Blegen non associano ancora la ceramica minia con l'"avvento dei greci". Entrambi gli archeologi consideravano l'improvvisa apparizione della ceramica minia come una delle due interruzioni nell'incessante evoluzione della ceramica greca dal neolitico fino al periodo miceneo. Infine, essi conclusero che la "ceramica minia" indichi l'introduzione di una nuova tensione culturale".
Prima del 1960, la ceramica minia venne spesso associata agli invasori nordici che distrussero la cultura dell'Antico Elladico (1900 a.C.), introducendo la cultura del Medio Elladico nella penisola greca. Tuttavia, John L. Caskey condusse scavi in Grecia (cioè a Lerna) e definitivamente confermò che la ceramica minia fosse infatti la diretta discendente della raffinata ceramica grigia lucidata della cultura di Tirinto dell'Antico Elladico. Caskey trovò anche che la varietà nera o argiva della ceramica minia fosse una versione evoluta della classe di ceramica dell'Antico Elladico III così definita "scura scivolosa e lucidata". Dunque, la ceramica minia era presente in Grecia fin dal 2200 al 2150 a.C. Stranamente, non c'è niente di particolarmente "nordico" per quanto riguarda i progenitori della ceramica minia. L'eccezione, tuttavia, comporta la diffusione della ceramica minia dalla Grecia centrale al Peloponneso nord-orientale, che può essere vista come "arrivata dal nord" rispetto al Peloponneso. Attualmente, c'è incertezza sul come la ceramica minia arrivasse in Grecia o come essa si fosse sviluppata in modo indigeno.
La ceramica minia è una forma di ceramica monocroma lucidata prodotta con argilla estremamente o moderatamente fine. Le varietà di ceramica minia comprendono la gialla, rossa, grigia e nera (o argiva). Le forme aperte, come calici e kantharoi, sono quelle più comuni in tutti i tipi di ceramica minia. Calici e kantharoi sono tecnicamente versioni evolute delle tazze basse e kantharos della cultura di Tirinto nell'Antico Elladico.
La ceramica minia grigia, specificamente ha forme angolari che possono riflettere le copie dei prototipi metallici. Tuttavia, una tale teoria è difficile da provare considerato il fatto che gli oggetti metallici del Medio Elladico sono rari e i vasi in metallo sono quasi inesistenti. Inoltre, le forme angolari di questo particolare stile di ceramica possono infatti derivare dall'uso comune del veloce tornio da vasaio. Gli "steli ad anello" (o i piedi del piedistallo fortemente rigati) sono una caratteristica importante della ceramica minia grigia del Medio Elladico II e Medio Elladico III nella Grecia centrale. Naturalmente, questa caratteristica è anche presente nei calici della ceramica minia gialla del Medio Elladico IIIl provenienti da Corinto e dall'Argolide. Durante la fase finale del Medio Elladico, anelli incisi in modo meno profondo più o meno rimpiazzarono le basi dei calici e gli "steli ad anello" nel Peloponneso nord-orientale.
La ceramica minia del Medio Elladico I è decorata con forme di scanalature sul bordo superiore di kantharoi e tazze. Durante il Medio Elladico II, i cerchi concentrici stampati e i "festoni" (o semicerchi paralleli) diventano una comune caratteristica della decorazione specialmente nella ceramica minia nera (o argiva).
La ceramica minia si trova maggiormente nella Grecia centrale, ma è anche comune nel Peloponneso durante i periodi del Medio Elladico I e Medio Elladico II. La ceramica minia nera (o argiva) è comune nel Pelopponeso settentrionale ed è soprattutto ornata con decorazioni stampate e incise. La ceramica minia rossa è comunemente trovata nell'isola di Egina, in Attica, nelle Cicladi settentrionali e in Beozia. La ceramica minia gialla per prima appare durante i periodi del Medio Elladico II e Medio Elladico III. Per il suo colore di superficie chiaro, questa particolare varietà di ceramica è decorata con colore opaco scuro. Ciò ha condotto gli archeologi a considerare la ceramica minia gialla come "dipinta opaca" invece che "minia".


Nelle foto, dall'alto in basso:
Anfora minia da Micene, 1700-1600 a.C.
Anfora minia dalla Tomba Y, periodo Medio Elladico III
Amphoriskos dall'acropoli di Midea, XVI sec. a.C.


KERAMOS - Ceramica bilingue

 
vasi bilingui sono prodotti della ceramica greca antica decorati utilizzando sia la tecnica a figure nere sia la tecnica a figure rosse. Il termine si riferisce anche al periodo di transizione in cui le figure nere gradualmente venivano sostituite dalle figure rosse come tecnica decorativa dominante, ovvero l'ultimo quarto del VI secolo a.C. e l'inizio del V. L'iniziale incertezza del mercato nell'apprezzamento della nuova tecnica può essere stata la causa della comparsa di questi vasi. Le forme prevalenti per questo tipo di decorazione erano l'anfora a profilo continuo di tipo B e le coppe a occhioni. In alcuni casi entrambi i lati dell'anfora venivano decorati con la rappresentazione dello stesso soggetto, una a figure nere e l'altra a figure rosse (e.g. l'anfora a profilo continuo Monaco 2301 del Pittore di Andocide). Le coppe a occhioni erano solitamente decorate con una immagine a figure nere nella parte interiore e con una decorazione a figure rosse sulle pareti esterne. Una eccezione a questa regola è la kylix del Pittore di Andocide conservata al Museo archeologico regionale Antonio Salinas di
Palermo (n. inv. V650), l'esterno della quale è dipinto per metà a figure nere e metà a figure rosse. Oltre al Pittore di Andocide vasi bilingui sono stati dipinti da Psiax (soprattutto anfore a profilo continuo), da Epitteto e da Oltos (coppe a occhioni). Generalmente entrambe le scene (in entrambi gli stili) su uno stesso vaso erano dipinte da uno stesso artista, esistono tuttavia attribuzioni controverse come nel caso delle figure nere sui vasi del Pittore di Andocide che alcuni studiosi assegnano al Pittore di Lisippide.






Nelle foto, Anfora bilingue del Pittore di Andocine, Staatliche Antikensammlunger, Monaco di Baviera; nella prima foto lato B a figure nere, nella seconda foto lato A a figure rosse


KERAMOS - Ceramica di Hadra

 
La denominazione ceramica di Hadra indicava due distinte classi ceramiche di età ellenistica rinvenute nella necropoli di Hadra, ad ovest di Alessandria d'Egitto, costituite principalmente da hydriai, ma anche da crateri, oinochoai e coppe, utilizzate come urne cinerarie. La tipologia caratterizzata da una più comune decorazione di colore bruno sul fondo chiaro dell'argilla, ha mantenuto la denominazione ceramica di Hadra; le hydriai che si distinguono per la decorazione policroma (rosso, blu, giallo, verde) su fondo bianco prendono il nome di hydriai alessandrine.
Il centro produttivo originario della ceramica di Hadra era Creta; qui la produzione di ceramica delle pendici occidentali condivide con la ceramica di Hadra numerose particolarità tecniche e stilistiche. La classe viene datata a partire dal secondo quarto del III secolo a.C.; alcune hydriai, trovate ad Alessandria, recano, dipinte o incise,
iscrizioni con il nome del defunto e la data del seppellimento; se ne conoscono esemplari con datazioni che giungono sino all'inizio del II secolo a.C., il che non consente tuttavia di escludere un'ulteriore continuità nella produzione la quale, in base alla comparazione dei motivi ornamentali, sembra giungere al I secolo a.C.
Le hydriai sono alte circa 40 cm e hanno spalle arrotondate. La decorazione della ceramica di Hadra è semplice e copre la parte superiore del corpo, talvolta il piede si presenta dipinto di nero. La sintassi decorativa è costituita da punti, pendagli, fettucce e altre decorazioni fitomorfe o astratte. Vi si trova talvolta una decorazione figurata a silhouette con dettagli incisi e sovradipinture in bianco: delfini, uccelli a collo lungo, altri animali reali o fantastici o, più ambiziosamente, eroti e nikai.
Le hydriai sono state trovate, oltre che ad Alessandria, ad Atene, Eretria, Rodi, Cipro, ma è possibile che in alcuni casi si tratti di imitazioni locali.
Gli esemplari con ingubbio bianco e decorazione policroma sono meno numerosi e sono prodotti ad Alessandria, come dimostra l'argilla impiegata per la loro fabbricazione. Sono
datati al III secolo e all'inizio del II secolo a.C. L'unica forma conosciuta in tale ambito è l'hydria; la decorazione, benché simile ai prodotti cretesi, si presenta più complessa e comprende armi e altri oggetti relativi alla vita del defunto. La delicatezza e friabilità della decorazione non agevolava le esportazioni, ma si conosce una simile produzione locale a Rodi.




Nelle foto:
- Ceramica di Hadra, hydria funeraria, Baltimora, Walters Art Museum 481916
- Ceramica di Hadra, hydria da Alessandria d'Egitto dipinta in Grecia, Metropolitan Museum, NY
- Ceramica di Hadra, hydria egizia, III secolo a.C., Altes Museum Berlin



KERAMOS - Ceramica pestana

 


La ceramica pestana è la ceramica a figure rosse prodotta a Paestum dal 370 a.C. circa alla fine del IV secolo a.C. All'origine della ceramica pestana vi è l'opera degli artigiani sicelioti di seconda generazione dalla quale dovette svilupparsi, attraverso una serie di personalità intermedie tra le quali si ricorda il Pittore del Louvre Κ 240, l'officina entro la quale lavorano i fondatori della ceramica pestana propriamente detta, Assteas e Python, ancora influenzati dallo stile del Pittore di Dirce.
La scuola pestana è di piccole dimensioni se paragonata alle altre fabbriche di ceramica a figure rosse italiote, ed è particolarmente omogenea nello stile. Il prodotto tipico della ceramica pestana è il cratere a campana caratterizzato da pareti perpendicolari che danno a questa forma un aspetto cilindrico; frequenti sono anche la lekythos ariballica, l'anfora a collo distinto, l'hydria e il piatto da pesce. I soggetti più popolari sono mitologici, dionisiaci e fliacichi. Le scene sono costituite da due o tre figure su ciascun lato del vaso, quello posteriore frequentemente decorato con due figure maschili vestite di himation con bordo decorato da una tipica fascia continua o, in seguito, a puntini. I vasi più piccoli possono recare una singola figura o una testa femminile. La decorazione dei vasi pestani è semplice, non esiste uno stile definibile come ornato, anche se gli esemplari più elaborati sono riccamente colorati. Un elemento distintivo della ceramografia pestana è la palmetta verticale che incornicia le scene.
La produzione dell'ultimo periodo, compreso entro l'ultimo quarto del IV secolo a.C. è riunita all'interno di tre gruppi principali, quelli del Pittore di Napoli 1778, del Pittore di Napoli e 2585 ed il Gruppo apulizzante.

Nelle foto:
- Pittore di Afrodite, Collo di anfora greca, Museo archeologico nazionale di Paestum
- Pittore del Louvre, Cratere, Getty Museum


  IL SITO E'  IN MANUTENZIONE. TORNERA' ON LINE APPENA POSSIBILE (lasciate un commento, se volete)