Dal 21 novembre 2023 il Museo
Nazionale Romano ospita nelle Aule delle Terme di
Diocleziano la mostra
“Dacia. L’ultima frontiera della
Romanità”, la più grande e prestigiosa esposizione di reperti
archeologici organizzata dalla Romania all’estero negli
ultimi decenni, per ripercorrere lo sviluppo storico e culturale del
proprio territorio nell’arco di oltre millecinquecento anni,
dall’VIII sec. a.C. all’VIII sec. d.C.
La mostra, a cura di Ernest
Oberlander direttore del Museo Nazionale di Storia della
Romania, e di Stéphane Verger direttore del Museo
Nazionale Romano, si riallaccia alle esposizioni di Madrid
(Museo Archeologico Nazionale, 2021) e Bucarest (Museo Nazionale di
Storia della Romania, 2022), ampliandone il percorso: a Roma infatti
(fino al 21 aprile 2024) saranno presentati circa 1000
oggetti provenienti da 47 musei rumeni, oltre che dal Museo
Nazionale di Storia della Repubblica di Moldova per la
prima volta esposti accanto ad alcuni reperti del Museo Nazionale
Romano.
Tema della mostra è la costruzione
della Romanità, già al centro di un’altra grande
esposizione: “Tota Italia. Alle origini di una
nazione” realizzata con la Direzione Generale Musei del
Ministero della Cultura, curata da Massimo Osanna e Stéphane Verger
(Roma, Scuderie del Quirinale, 14 maggio – 25 luglio 2021).
La realizzazione della mostra “Dacia.
L’ultima frontiera della Romanità” è stata possibile
grazie all’Ambasciata della Romania in Italia, in partenariato con
il Museo Nazionale di Storia della Romania e il Museo Nazionale
Romano, al Ministero Romeno della Cultura, al Ministero
degli Affari Esteri della Romania, al Ministero della Difesa
Nazionale della Romania, all’Istituto Culturale Romeno tramite
l’Accademia di Romania, al Ministero della Cultura italiano
e alla Direzione generale Musei.
Posta sotto l’Alto Patronato del
Presidente della Romania e del Presidente della Repubblica
Italiana, la mostra segna un doppio anniversario per i rapporti
bilaterali romeno-italiani: sono trascorsi infatti 15 anni dalla
firma del Partenariato Strategico Consolidato tra la Romania e
l’Italia e 150 anni dalla costituzione della prima agenzia
diplomatica della Romania in Italia.
Per celebrare il doppio anniversario,
l’ingresso alla mostra sarà gratuito per i cittadini
della Romania e della Repubblica di Moldova.
LA MOSTRA L’evento segna l’apice degli scambi
culturali bilaterali e mette insieme importanti reperti, per seguire
l’evoluzione storica del territorio dell’attuale Romania, lungo
un percorso temporale di oltre millecinquecento anni, dall’VIII
sec. a.C. all’VIII sec. d.C., raccontando i numerosi contatti e
scambi avvenuti in questa regione, grazie all’abbondanza di risorse
e alla posizione tra l’Europa e l’Asia.
Ad aprire il percorso, il calco di
una scena scolpita sulla Colonna Traiana (scena XXXII,
spirale V), che ritrae tre arcieri Daci che tengono sotto tiro i
Romani assediati all’interno di una città e che l’archeologo
Ranuccio Bianchi Bandinelli fece colorare agli inizi degli anni ’70,
dimostrando così l’esistenza del colore nell’architettura
dell’antichità imperiale romana.
Accanto sono esposti capolavori come
il Serpente Glykon da Tomis, raffigurazione in marmo di un
‘demone buono’ che guarisce dalle epidemie; il magnifico elmo
d’oro di Cotofeneşti di manifattura tracia, con varie scene
di sacrificio; l’elmo celtico di bronzo da Ciumeşti, col
sorprendente cimiero a forma di aquila che stupisce per l’unicità
della fattura e progettualità; il tesoro gotico di
Pietroasele del IV secolo d.C. con l’eccezionale phiale (coppa)
d’oro lavorata a sbalzo e le grandi fibule; e ancora
alcuni bracciali d’oro daci, le tavolette in
bronzo della Lex Troesmensium e il donarium di
Biertan.
In mostra anche un’ampia selezione di
importanti reperti – tra cui armi, vasi, ceramiche, monete,
gioielli e corredi per i riti di magia – attraverso i quali è
possibile scoprire la religione, l’arte, l’artigianato, il
commercio e la vita quotidiana della antica Dacia.
Come un viaggio millenario durante il
quale vedere l’evoluzione degli antenati geto-daci verso i popoli
geti e daci; la trasformazione di una parte della Dacia in provincia
romana; l’integrazione di questo spazio nel mondo romano; la
sopravvivenza della civiltà anche dopo l’abbandono del territorio
dacico da parte dell’esercito e dell’amministrazione di Roma; la
convivenza degli abitanti del territorio con le popolazioni
migranti.
Il fascino della
mostra emerge dall’intreccio e dall’influsso reciproco
delle civiltà, dalle trasformazioni profonde, dal processo di
formazione e adattamento che ha portato alla creazione di un’identità
culturale, per un lasso di tempo che va dalla fine della prima età
del ferro e fino agli albori della civiltà europea attuale, in uno
spazio percepito dai contemporanei del millennio delle
migrazioni come “ultima frontiera della Romanità”, luogo
dove il fondamento linguistico gettato dalla lingua latina e il nome
dei romani sono sopravvissuti, nonostante le vicissitudini, fino ai
nostri giorni.
LE SEZIONI La mostra si articola in quattro
sezioni: la prima è dedicata alla Dacia romana e
illustra la conquista del territorio all’epoca dell’imperatore
Traiano (101-106 d.C.), evidenziando lo stretto legame e le analogie
tra i reperti provenienti dai musei rumeni e quelli del Museo
Nazionale Romano.
La sezione ha la duplice funzione di
introduzione e spartiacque: le guerre daciche infatti segnano la
conquista romana e l’annessione all’Impero, ma anche ‘un prima’
e ‘un dopo’.
Si evidenzia una romanità di
frontiera, che si rispecchia nei contesti di epoca romana presentati.
Per tale ragione le altre sezioni sono strettamente legate al
contesto storico del ‘prima’ e del ‘dopo’ rispetto alla
Romanizzazione, per spiegare al meglio le specificità culturali di
questa regione tra Oriente e Occidente. Dall’età del Ferro fino
all’età bizantina la Romania è stata un incrocio di culture e la
mostra permette di seguire appieno lo sviluppo e le caratteristiche
attraverso un percorso cronologico: la seconda sezione racconta
infatti la formazione della cultura dacica nell’età del Ferro con
l’influsso dei Traci, degli Sciti e dei Greci delle colonie sul Mar
Nero, e la terza sezione illustra il confronto tra civiltà
urbane mediterranee e civiltà tribali e nomadi continentali e
l’inserimento della Dacia nelle reti culturali ellenistiche
mediterranee, dell’epoca di Alessandro Magno, e continentali, con
nuove popolazioni centro europee quali i Celti, i Geto-Traci, i
Bastarni di origine germanica. È il momento in cui Roma, a partire
dalla conquista della Macedonia (con la battaglia di Pidna nel 168
a.C.), comincia ad avere un peso politico sulla regione.
La quarta sezione si
concentra sull’epoca della dissoluzione dell’Impero, con le
difficoltà a mantenere sicuri i confini, le mescolanze di genti e
l’emergenza di popoli come gli Unni, mentre il potere di Roma si
sposta a Oriente con Bisanzio.
In questa sezione viene sottolineato
anche il ruolo della cristianizzazione e della diffusione della
lingua latina, punti forti dell’eredità di Roma ed elementi
federatori che preannunciano la Romania attuale.
Tema costante delle sezioni
è ‘l’intreccio di culture’, che spiega la ‘Romanità
di frontiera’ e come di volta in volta sia riuscita ad
adattarsi a questo contesto particolare, che si può paragonare alla
situazione della penisola italica (si pensi alla mostra “Tota
Italia”).