domenica 3 maggio 2026

SPAGNA - Museo de Santa Cruz

 
Il Museo de Santa Cruz si trova in Calle Cervantes 3 a Toledo (Spagna). L'edificio che ospita il museo fu costruito nel XVI secolo, per volontà del cardinale Pedro González de Mendoza, come istituto di beneficenza per l'accoglienza di orfani e ammalati. ANTÓN ed ENRIQUE EGAS parteciparono alla costruzione dell’ospedale.
La facciata è caratterizzata da un ricco portale plateresco, mentre l'interno presenta un chiostro e una monumentale scala, tutte opere dell'architetto e scultore Alonso de Covarrubias (1488-1570).
Il magnifico portale in stile plateresco fu costruito all’inizio del XVI secolo. Nelle colonne in basso sono visibili le quattro Virtù Cardinali; nel grande timpano si distingue l’immagine di Sant’Elena con la Croce e il Cardinale Mendoza inginocchiato, affiancato dai Santi Pietro e Paolo e due accoliti a sinistra e a destra che portano il cappello cardinalizio e la mitria di Mendoza. Nella parte superiore sono presenti le immagini dei Santi Joaquìn e Ana affiancate dalle figure della Fede e della Speranza; la Carità è posizionata nella chiave del timpano. Sull’architrave è collocato lo stemma di Mendoza.
Il museo, inaugurato nel 1961, è disposto su due piani dell'edificio, suddiviso in tre sezioni: Archeologia, Belle Arti e Arti Decorative.
La sezione Archeologica raccoglie reperti della civiltà romana, visigotica e araba.
La sezione Belle arti espone dipinti e sculture, dal medioevo fino all'epoca contemporanea, con opere di Francisco Goya, El Greco, Jusepe de Ribera, Luis Tristán e Alonso Berruguete.
La sezione Arti decorative mostra una tra le più importanti collezioni di ceramica e azulejos di Spagna, la Collezione Carranza.

SPAGNA - Madrid, piatti di Axtroki

 

I piatti di Axtroki sono due contenitori d'oro risalenti al VII secolo a.C.. Sono custoditi presso il Museo archeologico nazionale di Spagna a Madrid.
I piatti sono stati trovati da Teodoro Marínez Ansorena il 17 agosto 1972, nel monte chiamato Axtroki, quartiere di Ziortza-Bolibar, appartenente a Eskoriatza, nella provincia di Gipuzkoa (Paesi Baschi, Spagna).
I due piatti sono di dimensioni similari (205 e 210 mm di diametro). La decorazione è fatta con la tecnica di "finto rilievo", realizzato dall'interno del piatto. Si crede che i piatti fossero utilizzati in cerimonie religiose o rituali, essendo di stile similare a contenitori trovati in Centroeuropa e nelle Isole Britanniche nell'Età del bronzo. Per la loro forma, decorazione e cronologia sono stati confrontati con i piatti del Tesoro de Villena (Alicante) e il Casco di Leiro (Galizia), entrambi in Spagna.


SPAGNA - Madrid, tesoro di Guarrazar

 
Il tesoro di Guarrazar è un ritrovamento archeologico composto da ventisei corone votive e croci d'oro che erano state originariamente offerte alla Chiesa cattolica romana dai re dei Visigoti nel VII secolo in Hispania, come gesto dell'ortodossia della loro fede e della loro sottomissione alla gerarchia ecclesiastica. La più preziosa di tutte è la corona votiva del re Recceswinth con i suoi zaffiri blu dello Sri Lanka e pendenti. Sebbene il tesoro sia ora diviso tra varie sedi e in parte scomparso, rappresenta il miglior gruppo superstite di offerte votive cristiane del primo medioevo.
Il tesoro, che rappresenta un vertice del lavoro orafo visigoto, fu scavato tra il 1858 e il 1861 in un frutteto chiamato Guarrazar, a Guadamur, vicino a Toledo, in Spagna. Le circostanze del ritrovamento portarono i pezzi del tesoro a prendere strade diverse: alcuni oggetti andarono al Musée de Cluny di Parigi e il resto alle armerie del Palacio Real di Madrid (oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Spagna). Nel 1921 e nel 1936 alcuni oggetti del Tesoro di Guarrazar furono rubati e sono ad oggi irreperibili.
Nel 1926 a Torredonjimeno, nella provincia di Jaén, furono rinvenuti analoghi frammenti di filigrana visigota in oro, riconducibili a corone votive e croci.
I gioielli trovati a Guarrazar sono riferibili a una continua tradizione di lavorazione dei metalli iberica che risale alla preistoria. Queste opere visigote furono influenzate dai bizantini, ma le tecniche di incrostazioni di gemme trovate a Guarrazar erano praticate in tutto il mondo germanico e anche lo stile delle lettere era germanico. Le corone non sono mai state pensate per essere indossate dai re. Erano doni alla chiesa, da appendere sopra l'altare.
I pezzi più preziosi rimanenti del ritrovamento sono le due corone votive reali: una del re Recceswinth e una del re Suinthila. Entrambi sono realizzate in oro, tempestati di zaffiri, perle e altre pietre preziose. La corona di Suinthila fu rubata nel 1921 e mai più recuperata. Ci sono molte altre piccole corone e molte croci votive. Il ritrovamento originale comprendeva anche delle cinture, da allora scomparse.
Questi reperti, insieme ad altri di alcuni ritrovamenti vicini e assieme allo scavo archeologico del Ministero dei Lavori Pubblici e della Reale Accademia di Storia (aprile 1859), formarono un gruppo composto da:
- Museo Archeologico Nazionale di Spagna: sei corone, cinque croci, un ciondolo e resti di lamina e canali (quasi tutti d'oro).
- Palazzo Reale di Madrid: una corona e una croce d'oro e una pietra incisa con l'Annunciazione. Una corona e altri frammenti di un timone con una sfera di cristallo furono rubati dal Palazzo Reale di Madrid nel 1921 e la loro ubicazione è ancora sconosciuta.
- Museo Nazionale del Medioevo, Parigi: tre corone, due croci, maglie e ciondoli d'oro.
C'erano anche molti frammenti di sculture e resti di un edificio, forse un santuario romano o luogo di purificazione. Dopo la sua dedica al culto cristiano come chiesa o oratorio, ospitò numerose tombe. Nella tomba meglio conservata è stato trovato uno scheletro disteso su un letto di calce e sabbia. La sua lapide di ardesia ben conservata ha un'iscrizione latina che menziona un sacerdote di nome Crispín, risalente al 693 (anno del XVI Concilio di Toledo). Questa lapide si trova ora nel Museo Archeologico Nazionale di Spagna a Madrid. L'iscrizione sulla croce di Sónnica, un pezzo conservato a Parigi, dà un'indicazione sul nome di questa chiesa, ossia "Santa Maria di Sorbaces", che potrebbe aver costituito nascondiglio per i tesori di corte e dei tesori di chiese e monasteri minacciati dalla conquista islamica della provincia iberica: In nome di Dio, Sonnica offre [questo] a Santa Maria in Sorbaces.

SPAGNA - Madrid, statua di Livia Drusilla

 
La statua di Livia Drusilla è una scultura dall'inizio del secolo I d. C. che rappresenta la moglie dell'imperatore Augusto. È conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Madrid.
La statua è stata trovata nel 1860 negli scavi di Paestum, finanziati dal marchese di Salamanca.
L'opera rappresenta Livia Drusilla (57 - 29 a. C.), terza moglie del imperatore Augusto, e figlia di Marco Livio Druso Claudiano, morto nella battaglia di Filippi. Livia fu divinizzata sotto l'imperatore Claudio, suo nipote.

SPAGNA - Madrid, Sfinge di Agost

 
La sfinge di Agost presenta la postura tipica dell'arte scultorea attica arcaica, dove le sfingi, come i leoni, hanno solitamente la testa rivolta in avanti, il corpo di profilo e la testa già pienamente umana preponderante sull'aspetto felino del corpo. Questo, insieme al fatto che è strettamente imparentata con un'altra sfinge ritrovata al Pireo e conservata al Museo Nazionale di Atene, permette di datarla tra il 570 e il 545 a.C..
Tuttavia, alcune loro caratteristiche rivelano le loro radici iberiche. Da un lato la sfinge di Agost doveva essere fissata ad un muro mentre quelle greche sono a corpo libero e dall'altro la coda è inserita tra le anche, come accade con i leoni, mentre in quelle greche è piegata stesso e posiziona l'estremità larga e appuntita sulla coscia. È esposta nel Museo archeologico nazionale di Spagna, a Madrid.
Fu ritrovata insieme ad un'altra sfinge conservata nel Museo parigino del Louvre (nella foto in basso) e ad un toro, di cui si perse traccia dopo il ritrovamento, nel 1893, nel sito archeologico di El Camp de l'Escultor, nel comune di Agost, in provincia di Alicante.
La sfinge è una figura che ha il corpo di leone alato, la testa di donna e la coda di serpente, "è conosciuta fin dall'età del bronzo in Mesopotamia e in Egitto, luogo quest'ultimo dove sembra essere stata il suo remoto punto di origine." La sfinge maschile in Egitto svolge il ruolo di guardiano nel mondo dei morti. La sfinge femminile appare già in Egitto nella IV dinastia, in rappresentanza della regina Hetepheres II e fu ritrovata nel complesso funerario di Dyedefra ad Abu Roash (ca. 2550 a.C.)
Gli esempi orientale e greco inizieranno presto a differenziarsi ed evolversi in modo autonomo. In questo processo possiamo vedere come, nell'arte greca, l'aspetto umano della sfinge acquisterà importanza e la postura più comune sarà quella seduta. Si ritiene che si tratti di una sfinge che si trovava in una tomba iberica, perché la sfinge come oggetto funerario era destinato a custodire e difendere i morti che poteva trasportare nel mondo dell'oltretomba. Le caratteristiche dell'opera rivelano la mano di un artista indigeno imbevuto di credenze greche sul mondo dei defunti, che non aveva visto direttamente il modello che voleva riprodurre.

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