Il
Museo archeologico lametino è un museo archeologico con
sede nella città di Lamezia Terme. È ospitato al primo piano
del complesso monumentale di San Domenico nell'antico
convento dei padri domenicani. Il museo accoglie numerosi
reperti rinvenuti in diversi siti della piana lametina attraverso i
quali è possibile seguire le dinamiche storiche del territorio
dal paleolitico fino all'età tardo-medioevale,
suddivise in tre sezioni: preistorica, età classica, età
medioevale.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività
culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Calabria,
nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Sezione
preistorica
Il percorso di visita inizia con la sezione preistorica, dedicata
allo studioso locale Dario Leone. In questa sezione sono esposti i
più antichi strumenti utilizzati dai primi cacciatori
del paleolitico che abitarono la Calabria e vari
materiali rappresentanti i segni della presenza di
agricoltori neolitici nella piana lametina (Casella
di Maida, Acconia, San Pietro Lametino), a partire da 7500
anni fa, tra i quali i materiali (choppers e industria litica)
recuperati nella stazione paoletica di Casella di Maida. La
serie di strumenti in ossidiana (pietra lavica proveniente
dalle Isole Eolie) e vari frammenti di ceramiche con
complessi ed eleganti motivi decorativi geometrici impressi
appartengono, invece, al neolitico.
Nella sezione
preistorica il museo ospita anche una proposta di archeologia
sperimentale che ricostruisce strumenti e tecnologie di fabbricazione
dei vasi che si realizzavano nel neolitico.
Sezione
classica
La sezione classica, divisa in due sale, è riservata a Terina,
la colonia greca fondata tra la fine del VI e gli
inizi del V secolo a.C. dai crotoniati.
Nelle vetrine della prima sala sono esposti i tre
tesoretti monetali che sintetizzano la storia dei rapporti
politici ed economici che hanno interessato la piana lametina.
In particolare il primo è un gruzzolo di monete
incuse recuperate in località Polveracchio di Acquafredda
(frazione di Lamezia Terme), importante perché è il più
antico tesoretto ritrovato in Magna Grecia e perché indica
che alla fine del VI secolo a.C. la piana era sotto
l'influenza di Sibari e che questa aveva rapporti
commerciali con comunità indigene, come testimonia la presenza di un
panetto d'argento compreso nel gruzzolo (il tesoretto è esposto
in replica, l'originale è al Museo archeologico nazionale di
Reggio Calabria. Il secondo, ritrovato a Curinga in
località Serrone, apre una nuova prospettiva politica per il
territorio della piana agli inizi del V secolo a.C. È ora Crotone ad
avere l'egemonia sulla piana dove ha fondato la città di Terina,
ampiamente rappresentata nelle monete del terzo gruzzolo recuperato a
Sant'Eufemia Vetere in località Bosco Amatello.
Due importanti documenti epigrafici in bronzo riferibili
alla città di Terina sono inoltre presenti in questa
sezione, il primo databile alla metà del V secolo a.C. conferma la
filiazione di Terina da parte di Crotone, menzionando
una carica magistratuale presente nella città madre, il secondo
invece, un testamento, offre uno spaccato della società terinea.
Proviene da una delle necropoli della città di Terina,
localizzabile nel territorio di Gizzeria, una hydria a figure
rosse con scene di toeletta nuziale, databile tra il 380 e il
370 a.C.
Nella seconda sala sono esposti oggetti provenienti
da chora (territorio) della città antica, ma soprattutto i
materiali recuperati attraverso raccolte di superficie nel corso di
recenti scavi. Si tratta in particolare di oggetti di uso comune
attestanti le diverse attività maschili e femminili che si
realizzavano all'interno dell'oikos (casa) e di materiali
riferibili a scambi e commerci di prodotti. Tra i materiali di età
greca, si segnala un chiodo in bronzo con iscrizione magico-simbolica
al dio Aion, recuperato nella zona di Capo Suvero di Gizzeria
Lido.
La
sezione si conclude con alcuni reperti di età
romana provenienti da diversi siti del territorio.
Sezione
medievale
La sezione medievale presenta tre importanti monumenti presenti sul
territorio di Lamezia Terme: la chiesetta dei Santissimi
Quaranta Martiri, l'abbazia benedettina di Santa Maria e il castello
normanno-svevo.
Dalla prima, di cui sono attestate due importanti fasi costruttive,
provengono una bottiglia di vetro del VI-VII secolo, oggetti
ritrovati in una sepoltura altomedievale e alcune monete di
età angioina.
Lo scavo dell'abbazia ha consentito di inquadrare cronologicamente e
tipologicamente la struttura della chiesa tra quelle realizzate
dai normanni nell'Italia meridionale. Provengono
dall'abbazia benedettina alcuni elementi architettonici
in marmo e pietra, frammenti di intonaco dipinto
(risalenti al periodo XIV-XVII secolo) e parti di pavimentazione
rinvenuti nell'area presbiteriale della chiesa, dove è
stata messa in luce una straordinaria tessitura musiva realizzata
in età normanna secondo modelli e simbologie note.
La
lunga storia del castello di Lamezia Terme che va dalla
fase normanna a quella vice-regnale, infine, può cogliersi
attraverso gli oggetti, testimonianza della vita che si realizzava
all'interno, e gli elementi architettonici che attestano i momenti di
maggiore splendore del monumento.