venerdì 22 agosto 2025

REGNO UNITO - Broch di Mousa

 


Il broch di Mousa (in inglese: Broch of Mousa o Mousa Broch) è una torre preistorica dell'isola scozzese di Mousa, nelle Shetland, risalente a un periodo probabilmente compreso tra il 300 e il 100 a.C. (Età del ferro). Si tratta del broch dell'età del ferro meglio conservato, nonché di una delle strutture preistoriche meglio conservate d'Europa.
Il sito è gestito dallo Historic Environment Scotland. Si suppone che il broch sia stato realizzato in due fasi: nella prima fase, venne probabilmente realizzata una struttura in legno circondata da mura, che in seguito sarebbe stata sostituita dall'attuale struttura in pietra.
Il broch di Mousa fu citato in due saghe nordiche. La prima di queste due è la Saga degli uomini delle Orcadi (Orkneyinga Saga), redatta nel 1153, dove si racconta che lo jarl Haraldr Maddadsson assediò il broch per liberare la madre che era stata rapita sull'isola; la seconda è la Saga di Egill (Egils saga), redatta tra il 1220 e il 1240 ca., dove si racconta che una coppia trovò riparo all'interno del broch dopo che la loro barca era naufragata durante una fuga dall'Islanda alla Norvegia.
Nel 1774, fu realizzato il primo disegno del broch di Mousa, a opera di George Law.
Nel corso del XIX secolo, il broch fu visitato da vari archeologi. Sempre nel corso del XIX secolo, segnatamente nel 1814, il broch venne visitato dallo scrittore Walter Scott. Il broch di Mousa fu quindi descritto per la prima volta in modo accurato tra il 1852 e il 1866 da Sir Henry Dryden.
Nel 1861 fu attuata un'opera di restauro della torre, nel corso della quale furono rinvenute delle pentole in pietra e argilla e delle ossa di lontra. Il broch venne in seguito ricostruito tra il 1967 e il 1980.

REGNO UNITO - Mediobogdum

 


Mediobogdum è un forte romano situato nell'antica della Provincia di Britannia. I suoi ruderi, conosciuti anche come Forte romano di Hardknott o Castello di Hardknott (in inglese Hardknott Roman Fort e Hardknott Castle) sorgono oggi sul colle di Hardknott, nella contea inglese di Cumbria, all'interno dell'area naturalistica nota come Lake District. Il forte fu costruito tra il 120 e il 138 d.C., in epoca imperiale, sotto il regno di Adriano, forse riadattando una struttura precedente che risaliva al 110 d.C.. Fu occupato da un distaccamento di fanteria dalmata fino al II secolo, e venne poi abbandonato in seguito all'avanzata dei confini imperiali verso la Scozia ad opera di Antonino Pio, verso il 138. Tornò successivamente ad essere utilizzato sotto Marco Aurelio, a partire dal 160 circa, e mantenne le sue funzioni fino agli inizi del III secolo; durante questo periodo un vicus romano si installò all'esterno del forte.
Il nome "Mediobogdum" o "Mediobogdo" (dal significato letterale di "Posto sulla curva") è attestato dalla Cosmografia ravennate del VII secolo.
Mediobogdum è costruito su uno sperone roccioso del fianco occidentale del Colle di Hardknott, affacciato sulla valle di Eskdale e sul fiume Esk.
Il forte, costruito su base quadrata , possedeva mura della lunghezza di 114 metri esternamente o 104 metri internamente, occupando in totale un'area di 1.3 ettari; era protetto da un terrapieno dello spessore di circa 10 metri e da un fossato. Seguendo la disposizione tipica degli accampamenti romani, possedeva quattro ingressi, posizionati al centro di ciascun lato. All'interno delle mura rimangono le fondamenta di quattro costruzioni in pietra: un granaio, un quartier generale e una costruzione adibita a dimora del capo della guarnigione. Anticamente possedeva probabilmente ulteriori costruzioni in legno che fungevano da alloggi per i soldati.
Nei pressi del forte correva anticamente una strada romana che congiungeva il forte di Galava, nell'interno (oggi nei pressi di Ambleside), al porto marittimo di Glannoventa (oggi presso Ravenglass). All'esterno delle fortificazioni sorgeva inoltre un edificio termale, di cui permangono ancora oggi le vestigia, caratterizzato da un sudatorium a base circolare.
I primi scavi archeologici nell'area furono condotti nel XIX secolo; lavori ulteriori vennero intrapresi negli anni cinquanta e sessanta del Novecento. Dell'antico forte e delle terme permangono oggi i rispettivi perimetri murari, entrambi in buono stato di conservazione; queste costruzioni sono di proprietà del National Trust britannico, e sono gestite dall'English Heritage. Mediobogdum, e la vicina città di Ravenglass, sono teatro delle vicende narrate nel romanzo Il forte sul fiume, parte del ciclo narrativo delle Cronache di Camelot dell'autore scozzese Jack Whyte. Nella finzione del romanzo, che rilegge in chiave storica le leggende arturiane, il forte è il luogo in cui un Artù bambino trascorre gli anni dell'infanzia, vegliato e istruito da un giovane Merlino.


(da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

giovedì 21 agosto 2025

MESSICO - Yaxchilán

 

Yaxchilán
 (Pietre Verdi in lingua maya) è un importante sito archeologico maya situato in Messico, nello stato del Chiapas sulle rive del fiume Usumacinta. È anche chiamato talvolta Menché o Lorillard.
A Yaxchilán sono state ritrovate numerose sculture.
Il nome antico della città era molto probabilmente Pa' Chan e fu uno dei maggiori centri della civiltà maya durante tutto il periodo classico. Per lungo tempo fu la potenza dominante lungo il fiume Usumacinta.
Come sembrano indicare numerosi glifi decifrati, Yaxchilán dominava, durante il suo periodo di maggior splendore, molte località dei dintorni, tra le quali Bonampak. I più importanti sovrani della città furono Scudo Giaguaro (647-742, re dal 681) e Uccello Giaguaro (709-786, re dal 752), i quali esercitarono grande influenza su tutta l'area.
Come tutte le città dell'area centrale, anche Yaxchilán fu abbandonata nel IX secolo d.C. per motivi non ancora chiariti.
Edwin Rockstroh fu il primo che nel 1881 giunse a Yaxchilán dal Guatemala; la località venne riscoperta l'anno successivo dall'inglese Alfred Maudslay, che la battezzò Menché (albero verde in lingua maya). Con il permesso del governo del Guatemala, sotto il cui controllo si trovava a quel tempo la zona, Maudslay fece portare a Londra sette architravi, che attualmente sono esposti al British Museum.
Successivamente giunsero prima il francese Désiré Charnay e poi l'austriaco Teobert Maler, che vi lavorò tra il 1897 ed il 1900 e che ribattezzò sito Yaxchilán, prendendo ispirazione dall'omonimo fiume che scorre nelle vicinanze.
All'inizio degli anni venti vi lavorarono gli archeologi americani A. M. Tozzer, S. G. Morley e H. Spinder. Negli ultimi anni sono state intraprese importanti opere di restauro dall'INAH messicano (Instituto Nacional de Antropología y Historia) sotto la direzione di Roberto Garcia Moll.
Le rovine di Yaxchilan sono localizzate in un'ansa dell'Usumacinta e si estendono lungo il corso del fiume, su una serie di basse colline e verso l'entroterra. Il nucleo della città, posto attorno alla piazza principale, è occupato da due strutture architettoniche principali: la Grande Acropoli e la Piccola Acropoli. All'interno di quest'area edificata si trovano in totale più di centotrenta edifici.
Lungo la riva dell'Usumacinta si presenta una prima fila di costruzioni, tra le quali le più degne di nota sono l'Edificio 18 con una stele, l'Edificio 16 con un paio di architravi; lo spiazzo per il gioco della palla con cinque sculture; l'Edificio 5 dove si trova una scalinata con dei geroglifici.

Il cosiddetto Labirinto di Yaxchilan (nella foto a destra) è parte di una serie di costruzioni analoghe diffuse in tutta la regione maya, come per esempio la struttura Satunsaat di Oxkintok, nello Yucatán, ed il passaggio a volta sottostante il Palazzo di Palenque. La totale mancanza di luce all'interno della struttura sembra alludere ad un mondo infero artificiale, nel quale si svolgevano importanti e misteriose cerimonie.
Nella piazza principale si trova la Stele 11 (nella foto di apertura, in alto), risalente al 755 d.C., che nella parte anteriore rappresenta l'ascesa al trono del sovrano Uccello Giaguaro, separato dal predecessore Scudo Giaguaro da uno stendardo sacro. La parte posteriore mostra il sovrano Uccello Giaguaro che calpesta prigionieri incatenati.
La Grande Acropoli, costituita da un gruppo di edifici, si erge sulla cima di un'altura isolata ed è raggiungile tramite una scalinata.

La costruzione principale della Grande Acropoli è la Struttura 33 (foto a sinistra), conosciuta anche come Palazzo del Re, che risale a dopo il 750 d.C. Questa imponente costruzione ha una base di 22 m x 5 m e un'altezza di circa 7 m; la capriata arriva ancora 6 m più in alto. La scalinata, scoperta nel 1974, ha 13 pannelli il cui tema è l'ascesa al trono del sovrano Uccello Giaguaro, ascesa avvenuta nel 752. Undici pannelli hanno come tema il gioco della palla, dove il re picchia alcuni uomini, i cui corpi ridotti a pezzi si trasformano in palle. Si ritiene che sia una raffigurazione di una partita avvenuta nel 744 fra Uccello Giaguaro e il suo prigioniero Testa di Gioiello. I tre ingressi sono decorati con architravi con scene legate alle vicende del sovrano e sono sovrastati con alcune nicchie, dove si pensa ci fossero alcune statue. Il fregio mostra ancora tracce di antiche decorazioni. Particolarmente degna di nota è la doppia capriata, che ha degli intagli rettangolari costituenti otto file orizzontali. Al centro era collocata una statua di circa 2,50 m che raffigurava un sovrano con un ornamento sul capo. Davanti all'edificio si trova il torso di una figura rinvenuta all'interno, che è stata identificata con il re; la cui testa si trova nelle vicinanze. Fino a poco tempo fa i Maya Lacandoni veneravano questa testa come rappresentazione del dio Hachakyum.

A nord del Palazzo del Re si trova la Piccola Acropoli (foto a destra) con un gruppo di strutture che comprende gli edifici dal 49 al 52.
Un'ulteriore fila di costruzioni (da Edificio 39 a Edificio 41) è posizionata in un punto abbastanza alto. L'area un tempo era raggiungibile tramite un'imponente scalinata che la collegava a una piattaforma situata più in basso di 100 m.


MESSICO - Tres Zapotes

 

Tres Zapotes è un sito archeologico mesoamericano situato nella pianura del fiume Papaloapan in Messico. Tres Zapotes viene a volte considerata come la terza città più importante della cultura degli Olmechi, dopo San Lorenzo Tenochtitlán e La Venta. Il sito rimase popolato per circa 2000 anni, un fatto praticamente unico nella zona delle culture mesoamericane.
Il sito si trova vicino al moderno villaggio di Tres Zapotes, nello stato di Veracruz, presso il limite occidentale della Sierra de los Tuxtlas, sull'Arroyo Hueyapan. L'area è un punto di transizione tra le montagne di Tuxtlas e il delta del fiume Papaloapan. A 10 km verso est vi era il Cerro el Vigía, un vulcano estinto da cui si estraeva basalto, argilla e altro materiale di origine vulcanica.
Fondata nei secoli priori al 1000 a.C., Tres Zapotes emerse come centro importante della regione all'inizio del periodo formativo medio, intorno al 900 - 800 a.C., durante il declino dell'importanza di San Lorenzo Tenochtitlán. La prima costruzione architettonica riscoperta è datata intorno al 500 a.C.
Si pensa che le due teste di pietra olmeche siano state costruite in quel periodo. A Tres Zapotes la prima testa di pietra venne scoperta nel 1862 da José Melgar. Chiamate "Monumento A" e "Monumento Q", sono di dimensioni minori rispetto alle teste di San Lorenzo, misurando 1,5 metri in altezza. Le teste di Tres Zapotes mostrano uno stile di scultura diverso da quelle di San Lorenzo e di La Venta.
A differenza dei siti di La Venta e San Lorenzo, Tres Zapotes non venne abbandonato nel periodo formativo (circa 400 a.C.) e non venne influenzato dal decadimento della cultura nei territori olmechi orientali. Nei secoli successivi la cultura di Tres Zapotes si evolse in quella che è stata chiamata cultura degli Epi-Olmechi.
Molte delle sculture di Tres Zapotes sono Epi-Olmeche, datate intorno al tardo periodo formativo. Le sculture e le ceramiche mostrano distinti cambiamenti ed evoluzioni che portarono a una differenziazione dello stile. Nonostante la somiglianza con le sculture olmeche precedenti, l'arte di Tres Zapotes non aveva la stessa qualità, rifinitura, e il dettaglio posseduto da quella di San Lorenzo e La Venta. Parte di ciò è attribuibile alla peggiore qualità del basalto di Cerro el Vigía. Durante il periodo degli Epi-Olmechi si sviluppò un sistema di scrittura conosciuto come Istmiano, e cominciarono a venire applicate le prime date al calendario a conteggio lungo. 
Tres Zapotes continuò a prosperare nell'età classica, iniziata intorno al 300 a.C.; tuttavia, con l'aumentare della potenza della cultura classica di Veracruz, il sito perse importanza gradualmente. Tres Zapotes venne abbandonata dal 900 d.C., anche se ci fu un ripopolamento minore in seguito.

Nel 1939, l'archeologo Matthew Stirling scoprì la metà inferiore della stele C a Tres Zapotes. La stele era stata incisa e ottenuta dal basalto, con un lato che mostrava intagli tipici dello stile olmeco che sono stati interpretati come rappresentativi di un uomo-giaguaro o di un governatore su un trono. Sul lato opposto viene mostrato il più antico calendario mesoamericano a lungo conteggio finora scoperto. La data, 7.16.6.16.18, è comparabile al 3 settembre del 32 a.C. del calendario gregoriano moderno.
Un altro calendario a lungo conteggio è rappresentato sulla stele 2 di Chiapa de Corzo, nel Chiapas, che mostra la data del 7.16.3.2.13 pari al 36 a.C. Il retro della stele C mostra uno dei pochi testi scritti in Epi-Olmeco. Uno studio risalente al 1965 ha concluso che la stele C era stata costruita con il basalto usato per la stele 3 di La Venta, diverso da quello usato per la maggior parte dei manufatti di Tres Zapotes e ottenuto dalla zona di Punta Roca Partida, a nord delle montagne di Tuxtlas.

MESSICO - San Lorenzo Tenochtitlán

 

San Lorenzo Tenochtitlán (o San Lorenzo) è il nome dato a un gruppo di siti archeologici — San Lorenzo, Tenochtitlán, e Potrero Nuevo — situati nello stato messicano di Veracruz. Dal 1200 a.C. al 900 a.C. fu il centro più importante della cultura degli Olmechi. San Lorenzo Tenochtitlán è conosciuto per le teste di pietra ritrovate in diversi scavi, le più grandi delle quali pesano 20 tonnellate e misurano 3 metri in altezza. I turisti possono accedere al sito dal lunedì alla domenica, dalle ore 8 alle ore 9.
San Lorenzo fu la città più grande nel mesoamerica dal 1200 a.C. al 900 a.C., periodo in cui La Venta cominciò ad espandere la propria influenza. Nell'800 a.C. a San Lorenzo erano rimasti pochi abitanti, e la zona venne ripopolata con frequenza solo nel 600-400 a.C. e di nuovo dall'800 al 1000. A differenza di La Venta, situato in una zona paludosa, San Lorenzo si trovava in una area adatta alla coltivazione. San Lorenzo era principalmente un sito cerimoniale, senza mura, con la popolazione principalmente dedita all'agricoltura. Il centro della zona e le costruzioni circostanti potevano ospitare circa 5500 persone, arrivando a circa 13.000 con l'inclusione degli hinterland.
Mentre San Lorenzo controllava molto del bacino di Coatzacoalcos, le zone a est (dove La Venta si sviluppò come potenza regionale) e nord-nord-est (le montagne di Tuxtla) ospitavano delle città stato indipendenti. Costruita su 700 ettari di terreno compreso tra gli allora fluenti tributari, il nucleo di San Lorenzo copre 55 ettari modificati in seguito tramite riempimenti e livellamenti.
San Lorenzo mostrava un sistema di drenaggio complesso che usava pietre sepolte incanalate come sistema di tubazione. Alcuni ricercatori stimano che lo scopo del sistema era di fornire acqua potabile alla popolazione e di svolgere un compito di tipo rituale, in quanto il regno era "strettamente collegato alla figura di un padrone supernaturale dell'acqua".
Matthew Stirling fu il primo archeologo a iniziare gli scavi nel sito dopo una visita nel 1938. Tra il 1946 e il 1970 vennero portati a termine quattro progetti di scavi, con una interruzione fino al 1990. Gli scavi ricominciarono nel 1990. Il nome originale dell'area in lingua olmeca è sconosciuto. Il nome "San Lorenzo Tenochtitlán" venne coniato da Stirling nel 1955, riferendosi ai nomi dei villaggi circostanti, per indicare l'intero complesso di siti archeologici della zona.


Nella foto, la Testa Colossale 1, attualmente al Museo de Antropologia a Xalapa; la scultura riale ad un periodo compreso tra il 1200 e il 900 a.C.


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