lunedì 6 gennaio 2025

#mostre / Archeologia svelata a Sesto Fiorentino. Momenti di vita nella piana prima, durante e dopo gli Etruschi

 

Da venerdì 29 settembre 2023 a mercoledì 31 luglio 2024, gli spazi della Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino ospiteranno la mostra Archeologia svelata a Sesto Fiorentino. Momenti di vita nella piana prima, durante e dopo gli Etruschi, che esporrà parte del corredo rinvenuto all’interno della maestosa Tomba della Montagnola, uno dei monumenti funerari etruschi più importanti dell’Italia centrale, e altri straordinari reperti provenienti dal territorio di Sesto Fiorentino, testimonianze di una storia lunga millenni, dal Neolitico all’età romana. Un'occasione unica per ammirare cimeli solitamente non visibili perché conservati nei depositi.
L’esposizione, ideata e curata da Valentina Leonini, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e Barbara Arbeid, curatrice della sezione etrusca per le fasi pre-ellenistiche del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, è organizzata dal Comune di Sesto Fiorentino in collaborazione con SABAP Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato e la Direzione Regionale Musei della Toscana – Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con la compartecipazione del Consiglio Regionale della Toscana.

#mostre / A Firenze, Icone di Potere e Bellezza

 

Dall’11 dicembre 2025 al 9 aprile 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ospita la mostra Icone di potere e bellezza, che si propone di analizzare lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale.
L’esposizione, curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del Museo fiorentino, presenta 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal Museo di Santa Giulia a Brescia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali.
In particolare, si potranno ammirare medaglioni e monete (aurei, sesterzi, denari, assi) che veicolavano il ritratto imperiale come simbolo e garanzia della continuità del potere, ma anche gemme, anelli e collane d’oro, destinati a un uso “privato”, ma non meno ricco di significato simbolico, e una splendida testa d’aquila a grandezza naturale, simbolo della maestà di Giove.
La rassegna s’inserisce nel quadro istituzionale di una virtuosa collaborazione tra la Fondazione Brescia Musei e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, sotto gli auspici della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, dal titolo complessivo Idoli di bronzo.
L’appuntamento fiorentino si pone in linea di continuità con quello in corso fino al 12 aprile 2026 all’interno del Capitolium, al Parco archeologico di Brescia romana, dal titolo Victoria Mater. L’idolo e l’icona, che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli, in grado di far dialogare la Vittoria Alata, una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e l’Idolino di Pesaro, esempio raffinato di artigianato artistico classico, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
L’intero progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano, dove si conservava la Vittoria Alata.
“Il progetto Icone di potere e bellezza – commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna – nasce da una collaborazione virtuosa tra istituzioni che si riconoscono in una visione comune: creare narrazioni condivise, che accostino opere provenienti da contesti diversi e, nel loro incontro, generino relazioni e valori nuovi. Qui a Firenze il tema è quello affascinante e trasversale del potere e dei suoi simboli, letto attraverso immagini, segni, oggetti e biografie. Il dialogo tra Firenze e Brescia, esempio virtuoso delle connessioni offerte dal Sistema Museale Nazionale, offre così una lettura rinnovata del mondo antico, grazie a un modo di intendere il museo come luogo vivo, capace di far emergere il valore pubblico del patrimonio culturale. Un luogo aperto alla conoscenza, dove il passato continua a interrogarci e a produrre significati nuovi, per i pubblici di oggi e di domani”.
E prosegue Daniele Federico Maras, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze “L’alleanza tra Firenze e Brescia che ha portato l’Idolino di Pesaro a confronto con la Vittoria di Brescia ha trovato la sua naturale continuazione nel viaggio delle bellissime teste di bronzo dorato degli imperatori di III secolo d.C. per generare un incontro altrettanto suggestivo con le antiche collezioni medicee. L’occasione è stata perfetta per organizzare attorno ai tre ritratti, attribuiti a Settimio Severo, Probo e Claudio II il Gotico, e a una testa medicea di Venere, appena restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure, un’esposizione dedicata all’uso del ritratto come icona estetica e strumento di comunicazione del potere nella Roma imperiale, associando alle sculture bronzee monete, gemme e altri oggetti preziosi che furono utilizzati come veicolo delle immagini del potere nel medesimo periodo storico”.
“La presenza a Firenze dei ritratti virili in bronzo dorato provenienti dal museo di Santa Giulia di Brescia – sottolinea Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei – rappresenta un momento di grande rilievo per Fondazione Brescia Musei: portare questi capolavori in un museo autonomo del Sistema Museale Nazionale significa valorizzarne pienamente la portata storica e riaffermare il ruolo di Brescia nella costruzione di progetti culturali di livello nazionale. Siamo particolarmente grati al professor Massimo Osanna, membro del nostro Comitato Scientifico, per la straordinaria collaborazione che ha reso possibile questo dialogo tra Istituzioni, così come al Museo Archeologico Nazionale di Firenze per l’accoglienza e il lavoro svolto insieme. Questa mostra si inserisce in un momento decisivo per Fondazione Brescia Musei, impegnata con “Victoria Mater. L'idolo e l'icona. Installazione di Francesco Vezzoli” in un percorso di rilettura contemporanea del patrimonio antico, che conferma la volontà di Brescia Musei di dare nuova vitalità ai propri capolavori e rafforzare le connessioni culturali su scala nazionale e internazionale”.

La mostra offre, inoltre, l’opportunità di ammirare gli esiti del restauro, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, sia del ritratto bronzeo del cosiddetto Probo, in prestito dal Museo di Santa Giulia a Brescia, sia della raffinata testa bronzea di Venere, afferente alle antiche collezioni medicee.Il percorso espositivo prende in esame il periodo tra la fine del II secolo d.C. e il III secolo d.C. quando la crisi delle successioni e della gestione stessa dell’Impero rese evidente la necessità di un ripensamento della comunicazione. L’avvento di Settimio Severo sembrò inaugurare una nuova fase di stabilità dinastica, garantita da una forte tenuta del potere e sostenuta dalla preparazione politica e dalle capacità belliche dell’imperatore, che veniva riconosciuto come il nuovo fondatore dell’impero che si accingeva a riformarne la struttura governativa e l’organizzazione militare.
Le tre teste provenienti da Brescia aiutano a definire l’estetica del potere. L’immagine dell’imperatore, spesso visto nelle vesti di pensatore e filosofo, maturo ma possente, era in grado di trasmettere sicurezza e stabilità, grazie anche a un’acconciatura e a un taglio della barba tali da renderlo immediatamente riconoscibile e differenziarlo da tutti i suoi predecessori.
Più tardi, alla metà del III secolo d.C., l’iconografia imperiale attinse ai simboli che furono già di Augusto e dei suoi successori, per comunicate forza e fermezza, con l’intento di supportare la conservazione dell’autorità. I cosiddetti ‘imperatori illirici’, come Probo e Claudio il Gotico, ad esempio, dimostravano la propria sicurezza esibendo uno sguardo altero e distaccato, ma sottolineavano, con la fermezza dei tratti e dell’espressione, il proprio impegno civile, rispondendo a un modello di bellezza virile priva di orpelli, ma associata alla resa di una acconciatura allo stesso tempo semplice e curata.
Anche le donne partecipavano alla costruzione dell’immagine della casa imperiale. È il caso di Iulia Domna, moglie di Settimio Severo, figura di primo piano nella gestione degli affari pubblici, ritratta in alcuni tipi monetali, con lineamenti delicati, abbellita con un’acconciatura elaborata, che diviene essa stessa un simbolo di autorevolezza, influenzando profondamente la moda dei decenni a venire.
In mostra si troveranno anche altri simboli della natura variegata del potere, che accompagna tutta la storia dell’Impero romano, come alcune insegne dell’autorità religiosa e della pietas, dell’ascendenza e della protezione divina, della stabilità militare, della cura della prosperità, nonché del carisma personale e della protezione delle arti.

Allestimento e progettazione della mostra sono stati curati dello studio Deferrari+Modesti. Il progetto di identità visiva è a cura dello studio TassinariVetta.

Catalogo Allemandi Editore a cura di Daniele F. Maras e Barbara Arbeid, con saggi, tra gli altri, di Stefano Karadjov, Maria Elisa Micheli, Massimiliano Papini, Javier Deferrari e Lavinia Modesti, e fotografie di Alessandra Chemollo.

#mostre / 4.000 ANNI A DOS DELL’ARCA


4.000 ANNI A DOS DELL’ARCA
Dal 30 novembre 2024 al 22 giugno 2025
MUPRE Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica
Via San Martino 7, Capo di Ponte (BS)
Iniziativa promossa ed organizzata da
Direzione regionale Musei nazionali Lombardia

La mostra fa il punto sulle indagini archeologiche in corso a Dos dell’Arca, piccola collina sul versante orientale della Valle Camonica, che – insieme agli altri tre dossi vicini (Piè, Fondo Squaratti e Quarto Dosso) – presenta rilevanti tracce di frequentazione umana dal Neolitico all’età del Ferro ed è tra i contesti più interessanti per la ricerca archeologica e per l’arte rupestre del territorio camuno.
L’esposizione, frutto della collaborazione tra la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e l’Università degli Studi di Pavia, è un viaggio alla scoperta di relazioni e contatti dentro e fuori la Valle Camonica e ruota attorno al binomio archeologia e arte rupestre. E non poteva essere diversamente in un territorio famoso in tutto il mondo per le sue incisioni, divenute patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1979.
Segnalato per la prima volta nel 1957 da Gualtiero Laeng, naturalista che ha legato il suo nome alla scoperta dell’arte rupestre camuna nel 1909, Dos dell’Arca fu oggetto di ulteriori indagini archeologiche nel 1962, con la campagna di scavi guidata da Emmanuel Anati. I reperti emersi nel corso degli scavi, datati tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro (II-I millennio a.C.), fanno parte dal 2014 dell’esposizione permanente del MUPRE.
Tra il 2016 e il 2023, a distanza di oltre 60 anni, sono state condotte nuove ricerche in concessione ministeriale dirette dall’Università degli Studi di Pavia con il “Progetto Quattro Dossi”, che gettano nuova luce sulla vita di questo dosso e degli altri tre con cui era in relazione: Pié, Fondo Squaratti e il Quarto Dosso.
I principali risultati di queste ricerche, esposti qui per la prima volta, raccontano, insieme alle incisioni rupestri, le articolate e complesse vicende di Dos dell’Arca dal Neolitico fino alla romanizzazione, lungo 4000 anni di storia.
 



#mostre / Etruschi del Novecento a MUSEO D’ARTE – FONDAZIONE LUIGI ROVATI di Milano



Da mercoledì 2.04.2025 a domenica 3.08.2025 la Fondazione Luigi Rovati ha ospitato Etruschi del Novecento, una grande mostra realizzata in collaborazione con il Mart di Rovereto, che indaga l’influenza dell’arte etrusca sugli artisti italiani del Novecento. Questa nuova tappa espositiva offre un’interpretazione inedita della cultura etrusca, mettendo in dialogo reperti archeologici, capolavori dell’arte moderna e documenti storici.
Il percorso si articola tra il Piano Ipogeo, il Piano Nobile e lo Spazio Bianco della Fondazione, creando un dialogo tra arte antica e contemporanea. Tra le opere esposte, spicca il Leone Urlante (1957) di Mirko Basaldella, una suggestiva “chimera del Novecento” che esprime il legame tra la sperimentazione moderna e il mondo etrusco. La sezione Ispirazioni evidenzia le affinità tra la ceramica etrusca e le creazioni di Gio Ponti e Libero Andreotti, mentre il tema dei Recumbenti moderni trova espressione nei lavori di Leoncillo Leonardi e nel celebre Sarcofago degli Sposi di Villa Giulia.
La mostra include una rara documentazione sulla Fortuna degli Etruschi nella cultura visiva del Novecento, con libri, riviste e manifesti d’epoca. Particolarmente significativa è l’esposizione della serie Etruschi (1984) di Paolo Gioli, che reinterpreta le effigi delle urne cinerarie con l’uso della fotografia polaroid, e la serie Copertine (1985) di Alighiero Boetti, che ripercorre eventi storici attraverso un’originale rilettura della grafica editoriale.
A completare il progetto espositivo, alcune opere restano visibili nei loro spazi abituali a Villa Necchi Campiglio e al Museo del Novecento di Milano, tra cui L’amante morta di Arturo Martini e Popolo di Marino Marini.


#mostre / Quel che resta del giorno: ritratti imperiali da Villa Adriana

 

“Quel che resta del giorno: ritratti imperiali da Villa Adriana”: questo il titolo del progetto espositivo, voluto dalla Camera di Commercio di Roma e articolato dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – VILLÆ (Ministero della Cultura).
Una mostra, visitabile gratuitamente fino al 7 aprile 2025, che presenta al pubblico la ritrattistica imperiale proveniente da Villa Adriana a Tivoli (Roma), attraverso una selezione di dieci pregevoli opere scultoree in marmo. La mostra mette a fuoco i temi della celebrazione e della propaganda in età romana, con particolare riguardo all’imperatore Adriano (117-138 d.C.), committente del complesso tiburtino.
 La Camera di Commercio di Roma è fortemente legata alla figura di Adriano, sia per la collocazione dell’Istituzione all’interno dell’edificio che ospita le vestigia del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sia soprattutto perché l’imperatore ha disseminato nel tessuto di Roma e della provincia interventi e opere ancora visibili e fruibili da parte dei cittadini e turisti, che rappresentano alcuni dei luoghi più visitati del territorio e che costituiscono importanti attrattori culturali (quali Villa Adriana a Tivoli, il Pantheon e il Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, a Roma).
 La Camera di Commercio di Roma ha tra le proprie finalità istituzionali lo sviluppo dell’economia del territorio, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione turistica. Insieme all’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, la Camera ha, quindi, sviluppato numerose iniziative: l’esposizione della statua colossale di Vibia Sabina, moglie di Adriano, presso la propria sede; il restauro dell’emiciclo della Fontana dell’Ovato nel giardino di Villa d’Este a Tivoli, restituito alla pubblica fruizione; la mostra “Io sono una forza del passato: Adriano, i ritratti”, presso i Mouseia di Villa Adriana. A questi importanti progetti si aggiunge ora l’esposizione temporanea “Quel che resta del giorno” nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano.


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