Il
tesoro di Guarrazar è un
ritrovamento archeologico composto da ventisei corone
votive e croci d'oro che erano state originariamente
offerte alla Chiesa cattolica romana dai re dei
Visigoti nel VII secolo in Hispania, come gesto
dell'ortodossia della loro fede e della loro sottomissione alla
gerarchia ecclesiastica. La più preziosa di tutte è la
corona votiva del re Recceswinth con i
suoi zaffiri blu dello Sri Lanka e pendenti.
Sebbene il tesoro sia ora diviso tra varie sedi e in parte scomparso,
rappresenta il miglior gruppo superstite di offerte votive cristiane
del primo medioevo.
Il tesoro, che rappresenta un vertice del lavoro orafo
visigoto, fu scavato tra il 1858 e il 1861 in un frutteto
chiamato Guarrazar, a Guadamur, vicino a Toledo,
in Spagna. Le circostanze del ritrovamento portarono i pezzi del
tesoro a prendere strade diverse: alcuni oggetti andarono al Musée
de Cluny di Parigi e il resto alle armerie
del Palacio Real di Madrid (oggi nel Museo
Archeologico Nazionale di Spagna). Nel 1921 e nel 1936 alcuni oggetti
del Tesoro di Guarrazar furono rubati e sono ad oggi irreperibili.
Nel 1926 a Torredonjimeno, nella provincia di Jaén, furono
rinvenuti analoghi frammenti di filigrana visigota in oro,
riconducibili a corone votive e croci.
I gioielli trovati a Guarrazar sono riferibili a una continua
tradizione di lavorazione dei metalli iberica che risale alla
preistoria. Queste opere visigote furono influenzate dai bizantini,
ma le tecniche di incrostazioni di gemme trovate a Guarrazar erano
praticate in tutto il mondo germanico e anche lo stile
delle lettere era germanico. Le corone non sono mai state pensate per
essere indossate dai re. Erano doni alla chiesa, da appendere sopra
l'altare.
I pezzi più preziosi rimanenti del ritrovamento sono le due corone
votive reali: una del re Recceswinth e una del re Suinthila.
Entrambi sono realizzate in oro, tempestati di zaffiri, perle e altre
pietre preziose. La corona di Suinthila fu rubata nel 1921 e mai più
recuperata. Ci sono molte altre piccole corone e molte croci votive.
Il ritrovamento originale comprendeva anche delle cinture, da allora
scomparse.
Questi reperti,
insieme ad altri di alcuni ritrovamenti vicini e assieme allo scavo
archeologico del Ministero dei Lavori Pubblici e della Reale
Accademia di Storia (aprile 1859), formarono un gruppo composto da:
- Museo Archeologico Nazionale di Spagna: sei corone, cinque croci, un
ciondolo e resti di lamina e canali (quasi tutti d'oro).
- Palazzo Reale di Madrid: una corona e una croce d'oro e una pietra
incisa con l'Annunciazione. Una corona e altri frammenti di un
timone con una sfera di cristallo furono rubati dal Palazzo Reale di
Madrid nel 1921 e la loro ubicazione è ancora sconosciuta.
- Museo Nazionale del Medioevo, Parigi: tre corone, due croci,
maglie e ciondoli d'oro.
C'erano anche molti frammenti di sculture e resti di un edificio,
forse un santuario romano o luogo di purificazione. Dopo la
sua dedica al culto cristiano come chiesa o oratorio, ospitò
numerose tombe. Nella tomba meglio conservata è stato trovato uno
scheletro disteso su un letto di calce e sabbia. La sua lapide
di ardesia ben conservata ha un'iscrizione latina che
menziona un sacerdote di nome Crispín, risalente al 693 (anno del
XVI Concilio di Toledo). Questa lapide si trova ora nel Museo
Archeologico Nazionale di Spagna a Madrid. L'iscrizione sulla croce
di Sónnica, un pezzo conservato a Parigi, dà un'indicazione sul
nome di questa chiesa, ossia "Santa Maria di Sorbaces", che
potrebbe aver costituito nascondiglio per i tesori di corte e dei
tesori di chiese e monasteri minacciati dalla conquista islamica
della provincia iberica: In nome di Dio, Sonnica offre [questo] a
Santa Maria in Sorbaces.