Il
lottatore è un'antica statuetta di basalto che è
una delle più importanti sculture della cultura olmeca. La
figura quasi a grandezza naturale è stata lodata non solo per il suo
realismo e senso di energia, ma anche per le sue qualità
estetiche. Dal 1964, la scultura fa parte della collezione
del Museo nazionale di antropologia a Città del
Messico.
Questa statuetta mesoamericana alta 66 cm fu scoperta
nel 1933 da un agricoltore ad Arroyo Sonso, nello stato
messicano di Veracruz, vicino al Río Uxpanapa e non
lontano dalla sua confluenza con il Río Coatzacoalcos, un'area
ora nota come Antonio Plaza.
Si considera improbabile che questa scultura, nota formalmente anche
come Monumento 1 di Antonio Plaza nonché come El
Luchador Olmeca (spagnolo, "Il lottatore olmeco"),
rappresenti effettivamente un lottatore.
La statuetta mostra una figura maschile seduta. Le gambe sono
delicate e piuttosto corte, con la gamba destra piegata
davanti al corpo e la sinistra ripiegata all'indietro, quasi sotto il
corpo. Le braccia sono sollevate e, similmente alle gambe, piegate e
asimmetriche. Entrambe le mani sono chiuse. In una posizione insolita
per l'arte olmeca, le spalle non sono situate direttamente sopra i
fianchi, ma leggermente ruotate a destra, dando alla scultura un
senso di movimento che è accentuato dai muscoli ben definiti e dal
posizionamento dinamico delle braccia.
La testa è calva, ma le manca la deformazione cranica altamente
stilizzata che si trova in molte statuine olmeche o nei
busti di legno di El Manatí. La figura porta dei baffi e
un pizzetto, caratteristiche relativamente rare nella scultura
olmeca che appaiono solo su pochi rilievi come il
Monumento 3 di La Venta.
La figura indossa solo un perizoma leggermente definito,
portando alla supposizione che la statuetta fosse vestita
originariamente con abiti rituali che si sono consumati con il
passare del tempo.
Questa scultura è completamente tridimensionale e si presume che
fosse destinata ad essere vista da tutti i lati: la veduta posteriore
mostra scapole accuratamente scolpite e una lieve protuberanza
realistica che è visibile sopra la cintura ai fianchi. Mary
Ellen Miller trova che "la lunga diagonale della linea
della schiena e delle spalle della figura è bella e imponente quanto
la veduta frontale". La figura chiaramente ha più
libertà di movimento di altre sculture olmeche tridimensionali (per
esempio, del Monumento 1 di San Martín Pajapan), che sono
frequentemente squadrate e apparentemente "confinate" dal
mezzo nel quale sono scolpite.
Malgrado il suo nome, è improbabile che la figura rappresenti un
lottatore e si pensa che i baffi e il pizzetto collegano il soggetto
alla "gerarchia politico-religiosa". In base alle
somiglianze con il dipinto di Jacques le Moyne di un
rituale timucua del XVI secolo, lo storico dell'arte Roy
Craven suggerisce che la figura sia quella di
uno sciamano, sebbene questa proposta abbia ricevuto
poca attenzione. In base alla personalità della scultura
nonché al dettaglio inerente al volto, si pensa che la scultura sia
un ritratto.
Essendo un'opera di pietra senza contesto archeologico, è stato
difficile datare la scultura. Mentre alcuni ricercatori la
considerano un'opera primitiva, datata fin dal 1200 a.C., altri
la relegano a un periodo più vicino al 400 a.C., vicino alla fine
della cultura olmeca. Questa datazione si basa in gran parte sulle
sue differenze rispetto alle formalistiche sculture olmeche
anteriori. Michael D. Coe la assegna semplicemente al
periodo tra il 1500 a.C. e il 400 a.C.