Il
Museo civico archeologico di Pitigliano è un museo
situato a Pitigliano all'interno di un'ala di palazzo
Orsini. Un primo museo archeologico a Pitigliano era stato inaugurato il 5
giugno 1864 congiuntamente alla biblioteca comunale ed era
semplicemente definito come antiquarium. Inizialmente semplice
"contenitore" di oggetti di qualche particolarità
artistica e raccolti senza alcuna distinzione, ospitava oltre a pezzi
antichi, anche quadri e collezioni di vario genere. Grazie ad una
serie di improvvisate campagne archeologiche nei territori
di Sovana e Poggio Buco, tra la fine del XIX e
gli inizi del XX secolo, il piccolo museo si era specializzato
sempre più in una precisa tipologia e aveva iniziato a trasformarsi
in museo archeologico. Tuttavia nel secondo dopoguerra, la precarietà
delle strutture e il continuo pericolo dei furti fecero fatto sì che
fu preferibile trasferire i pezzi nei musei di Grosseto e di
Firenze e chiudere il piccolo antiquario di Pitigliano. Dopo
quasi cinquant'anni, grazie alla donazione di reperti collezionati
dalla signora Adele Vaselli, la quale negli anni tra il 1955 e
il 1960 aveva condotto una serie di scavi nei terreni di
sua proprietà presso Poggio Buco, viene inaugurato nel 1995 il
nuovo museo civico archeologico di Pitigliano. Il museo è inserito
nella rete provinciale Musei di Maremma.

Il museo è ospitato in sei sale in un'ala di palazzo Orsini, e
vi si accede dal cortile interno del chiostro. Il monumentale
edificio è un imponente palazzo fortificato, costruito come rocca
dagli Aldobrandeschi tra XI e XII secolo,
successivamente trasformato in palazzo nobiliare dagli Orsini a
partire dal 1313, quando divenne sede della contea ursinea.
Nel 1520, Gianfrancesco Orsini fece chiamare
l'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, affidandogli il
compito di progettare un piano di ristrutturazione del palazzo.
L'aspetto attuale è dovuto ad alcune ristrutturazioni effettuate
dai Lorena dopo il 1737 e, soprattutto,
dai vescovi di Sovana – l'edificio fu ceduto interamente
alla diocesi nel 1793 – tra il 1861 e il 1865,
con la demolizione del ponte levatoio e la modifica dei bastioni per
ampliamento della sede stradale. Il complesso della fortezza è stato
restaurato a partire dal 1980.
Il piccolo museo, composto da sei sale, si articola in due sezioni:
la prima riguarda i reperti provenienti dall'area di Poggio Buco ed è
costituita dalla collezione Vaselli; la seconda ospita i ritrovamenti
derivanti dall'antico sito di Pitigliano, costituita in parte da
reperti rinvenuti durante gli scavi nell'area urbana, e la collezione
Martinucci, proveniente dal museo archeologico nazionale di Firenze.
Inoltre, nella prima sala con biglietteria è presente una vetrina
con tre reperti: una testa di Dioniso, una testa di
fanciullo consacrato al culto isiaco e uno specchio con manico
sul quale sono raffigurati i Dioscuri, di provenienza ignota.

La prima sezione, quella della collezione Adele Vaselli, accoglie i
reperti provenienti da Poggio Buco, che testimoniano la presenza di
una fiorente città con una cultura e un'attività artistica
differente da quella della vicina Pitigliano, che però scomparve
agli inizi del VI secolo a.C. per cause sconosciute. Si possono
osservare frammenti dell'XI secolo a.C., tazze, piattelli, olle,
coppe (kotyle), calici, brocche (oinochoe) ad impasto grezzo
dell'VIII secolo a.C., e altri in argilla depurata con decorazione
geometrica che vanno dalla fine dell'VIII alla prima metà del VII
secolo a.C.. Inoltre si può ammirare un'interessante esposizione di
corredo da simposio in bucchero nero pesante, databile
intorno al 650-580 a.C.: grandi crateri per miscelare il vino,
vasi per il trasporto dell'acqua (hydriai), un grande vaso per
attingere (kyathos), un'anfora. Si segnala anche la presenza di una
produzione di ceramiche con decorazioni etrusco-corinzie del periodo
orientalizzante, databile tra il 630 e il 580 a.C., che
consta di una selezione di unguentari di varie forme e misure
(aryballos e alabastron), brocca con versatoio (oinochoe),
brocche senza versatoio (olpe), coppe (kyliches) e anfore.

La seconda sezione custodisce reperti provenienti dalle campagne di
scavo nell'abitato di Pitigliano e della collezione Bernardino
Martinucci. L'indagine archeologica del 1985 ha riportato
alla luce frammenti ceramici in un arco di tempo che va dal XVII
all'XI secolo a.C., alcuni frammenti ossei animali (orso, tasso,
cavallo, bue, cervo e cinghiale), e una piccola ascia in pietra verde
del IV millennio a.C.. Una seconda indagine, effettuata
nel 1998, condotta nell'area delle Macerie, zona del paese
adiacente a piazza della Repubblica distrutta da un bombardamento
nel 1944, ha rilevato materiali ceramici che vanno
dal XII al III secolo a.C.. Tra i pezzi più
interessanti si segnalano una parte di coppa (skyphos) in argilla
depurata del IV secolo a.C. decorata con il dipinto di un volatile di
grandi dimensioni, e un frammento di coppa con due anse (kylix) in
ceramica attica sul quale si riconosce la figura in nero di un uomo
che corre, risalente al terzo quarto del VI secolo a.C..
Le
ultime tre vetrine di questa sezione ospitano la collezione
ottocentesca dell'ex sindaco di Pitigliano e ispettore degli scavi
archeologici Bernardino Martinucci. Tale raccolta è composta da
brocche con versatoio (oinochoe) con decorazione incisa, coppe con
due anse (kantharoi) ad impasto bruno, olle e piattelli: tra questi
ultimi si segnala quello con iscrizione di possesso «APUNIES MI» –
«io (sono) di Apunie» – della seconda metà del VI secolo a.C.
Interessante è anche il frammento di coppa attica ad occhioni
(kylix) dipinta del 530 a.C., raffigurante una scena di due
duellanti (monomachia) con iscrizione acclamatoria suddipinta «LUKOS
KALOS», cioè «Lukos bello».
Lungo il percorso
museale è visibile ai visitatori anche il magazzino con laboratorio
di restauro.