lunedì 26 gennaio 2026

Basilicata - Museo Archeologico Nazionale "Mario Torelli"

 
Il Museo Archeologico Nazionale "Mario Torelli" di Venosa, in provincia di Potenza, è allestito all'interno del castello aragonese. Inaugurato nel 1991, ospita i reperti delle aree archeologiche di Notarchirico e dell'antica Venusia.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Basilicata, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Il 17 maggio 2021, in occasione dell'inaugurazione del nuovo allestimento, il Museo è stato intitolato all'archeologo Mario Torelli.
L'area espositiva si divide in cinque sezioni riguardanti il periodo pre-romano, la fase della romanizzazione, il periodo dalla fine dell'età repubblicana all'età augustea, l'età imperiale e il periodo tardo imperiale fino al IX secolo.



Basilicata - Museo archeologico nazionale di Metaponto

 

Il Museo archeologico nazionale di Metaponto è un museo situato a Metaponto, in Basilicata. Ospita i principali reperti rinvenuti nel territorio circostante l'antica Metaponto e alcuni reperti provenienti dalla vicina zona di Pisticci e dall'area archeologica dell'Incoronata, ivi situata.
Nei due lotti del Museo, costruito su una collinetta artificiale, sono conservati circa 2000 oggetti del passato, che raccontano il territorio dell'antica colonia greca dalla preistoria all'età tardo-antica. Nel museo sono esposti un gran numero di manufatti italioti e vasi micenei, su alcuni dei quali sono raffigurate scene dell'Iliade e dell'Odissea, monete e vasi raffiguranti divinità greche.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Basilicata, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Il museo si articola in 4 sale:
  • i reperti preistorici
  • la colonizzazione greca tra VIII secolo a.C. e VII secolo a.C.
  • l'integrazione tra greci e indigeni
  • l'età romana
I reperti esposti di epoca preistorica consistono in vari oggetti e suppellettili rinvenuti in corredi funerari tra cui spiccano gioielli e oggetti in bronzo e in avorio di altà qualità.
In questa sala sono in mostra manufatti della cultura indigena e vasi italo-micenei, realizzati sul posto da artigiani esperti. Con la crescita delle comunità locali e l'aumento delle risorse economiche si arricchirono anche i corredi funerari come quelli di San Teodoro e dell'Incoronata. Il metallo più usato per comporre gli ornamenti personali è il bronzo; alcuni oggetti indicano la vivacità degli scambi commerciali, dell'organizzazione sociale e del livello di specializzazione raggiunto dagli indigeni. Sul colle dell'Incoronata dove sono stati rinvenuti vasi corinzi risalenti alla seconda metà dell'VIII secolo. Le anfore sono la testimonianza che gli artigiani greci hanno esercitato in questa zona. Su questi vasi sono spesso rappresentate figure e tradizioni mitologiche.


Il sito ospitò un numero crescente di maestranze e commercianti di provenienza orientale. Lo testimoniano anfore da trasporto, ceramiche da mensa e piccoli contenitori decorati. L'abbandono dell’abitato dell'Incoronata coincide con la fondazione achea di Metaponto.
Tra i reperti archeologici troviamo il Perirrhanterion che è riemerso all'Incoronata nel territorio di Pisticci e Metaponto. È costruito in argilla colorata, è alto 90cm e il diametro della vasca è di 80cm. Questo bacino veniva utilizzato nei riti purificatori con l'acqua. Su di esso sono rappresentate vicende e figure mitologiche, che raffigurano esempi di forza, arguzia e audacia.
Tra i reperti preistorici è possibile trovare anche una "Hydria", ovvero un vaso che veniva utilizzato sia per contenere l'acqua che per versarla. Sulla superficie del vaso sono dipinte figure geometriche e persone impegnate in azioni di vita quotidiana. In una di queste scene è rappresentato Eros intento a giocare con una colomba, che rimanda all'innamoramento della donna seduta alla destra di Eros. Ai lati ci sono le ancelle che espongono oggetti domestici, soprattutto di uso femminile.
La maggioranza delle testimonianze di età greca provengono dal sito dell'Incoronata di Pisticci, con coppe, tazze e ceramiche decorate, tra cui spicca l'incensiere con fusto decorato da animali e scene mitologiche. Di datazione successiva sono invece i reperti provenienti dai templi di Metaponto con numerosi vasi e coppe dipinte.
Di età romana sono invece le ceramiche grigie ellenistiche, sigillate romane e africane e tardoimperiali dell'Asia Minore.


Nel III secolo a.C. iniziarono le campagne militari e politiche di Roma nei confronti della Magna Grecia, che cambiarono l'organizzazione della penisola italica soprattutto nella zona dell'odierna Basilicata. Di quest'ultima ricordiamo la colonizzazione di Venusia e il trattato di pace tra Heraclea e Roma. Nonostante gli scontri tra Cartagine e Roma, il II secolo a.C. è stato per quest'area un periodo florido. La guerra sociale e la rivolta di Spartaco provocarono gravi conseguenze alle colonie di Venusia, Metaponto, Heraclea. Dopo la prima età imperiale, molte città lucane si risollevarono, ma Heraclea fu abbandonata quasi del tutto dai suoi abitanti. Intorno al V-VI secolo ci fu una ripresa economica e demografica. Tra i reperti si segnalano statuette, tra cui quelle dedicate ad Artemide e a Zeus, e altri oggetti di uso quotidiano.

Abruzzo - Museo archeologico nazionale di Campli

 

Il Museo archeologico nazionale di Campli è stato allestito per ospitare i reperti della vicina necropoli di Campovalano.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale dell'Abruzzo, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
Il museo è stato inaugurato nel mese di Giugno 1988 ed occupa quattro sale del convento di San Francesco a Campli. I reperti provengono dalla necropoli di Campovalano dove sono state rinvenute in circa quaranta anni di ricerche, 610 sepolture dell'età del ferro e della Romanizzazione dal IX al III secolo a.C.
Il percorso espositivo si articola in tre sale principali che ospitano più di 30 teche e vetrine contenenti oggetti appartenuti ai corredi funerari delle sepolture. Vi è anche un percorso didattico che mostra l'evoluzione del rito funerario.
Sono mostrati i monumenti funerari più antichi costituiti da grandi tumuli con circoli di pietre e con corredi che comprendevano con armi, vasellame di bronzo ed anche carri da guerra o da parata per le sepolture maschili, mentre riguardavano fibule di bronzo e gioielli in ambra e pasta vitrea per le sepolture femminili. Progressivamente, poi, si assiste ad un impoverimento dei corredi passando alla cultura classica-romana.


Abruzzo - Museo archeologico di Guardiagrele

 

Il Museo archeologico di Guardiagrele "don Filippo Ferrari" è un museo di Guardiagrele (CH), che custodisce armi, vasellame ed ornamenti, risalenti al periodo compreso tra fine del X e il III secolo a.C., rinvenuti nella necropoli protostorica di Comino.
Il museo, inaugurato nell'agosto del 1999, sorge in piazza San Francesco, al piano terra dell'edificio comunale (l'ex convento dei Francescani), ed è gestito dalla sede di Guardiagrele di Archeoclub d'Italia. Dedicato al parroco di Guardiagrele don Filippo Ferrari, che nel 1913 scoperse la necropoli di Comino e avviò i primi scavi.
È costituito da cinque sale, in cui sono esposti una sessantina di corredi funebri, ritrovati in tombe a tumulo risalenti alla prima Età del ferro.
Sono, inoltre, presenti nel museo due vetrine che mostrano l'attività di ricerca condotta nella necropoli da don Filippo Ferrari, parroco di Guardiagrele all'inizio del secolo scorso a cui va il merito di aver compreso l'importanza del sito archeologico, anche se il materiale da lui raccolto è andato disperso durante la seconda guerra mondiale.

Sale e opere
Sala 1
Ospita i materiali degli scavi del 1900 da Don Filippo Ferrari nella necropoli di Comino (contrada di Guardiagrele), e la documentazione parrocchiale di San Francesco, e un manoscritto originale del 1913.
Sala 2-3
Corredi della fase neolitica della necropoli Marrucina del IX secolo a.C., rinvenuti tra il 1998 e il 2005. La seconda sala ha corredi funebri per la sepoltura maschile e la sala successiva è dedicata alle sepolture femminili e infantili. Le vetrine espongono oggetti in bronzo e pasta vitrea per il viaggio nell'oltretomba, assieme a collane, anelli e bracciali, con fibule e armi per i guerrieri caduti in battaglia o per la vecchiaia. Sotto la sala 2 è stata ricostruita filologicamente una copia della Tomba 38 rinvenuta a Comino, scoperta il 2 dicembre 1999. Il corredo originale della Tomba è conservato nel Museo Archeologico di Chieti.
Sala 4
ospita una copia della funebre "Stele di Guardiagrele", una lastra calcarea che riproduce le fattezze di un guerriero del VII secolo a.C. Vi sono altri corredi funebri femminili, specialmente orecchini. La tomba 22 possiede corredi in bronzo, con armi, che fanno intendere l'appartenenza a un guerriero del IV secolo a.C.


Antiquarium medievale "Antonio Cadei"

L'antiquarium è una continuazione del Museo archeologico, situato sempre nei locali dell'ex convento dei Francescani, posto in maniera intermedia tra questo museo e quello del Costume e della Tradizione, accessibile dal chiostro del convento. Inaugurato nel 2018, conserva importanti reperti provenienti dalle principali chiese di Guardiagrele, nonché da edifici religiosi oggi scomparsi. L'antiquarium è dedicato ad Antonio Cadei, storico dell'arte che all'Abruzzo di età tardogotica e in particolare a Guardiagrele ha dedicato molti dei suoi studi.
Sala 1
Due leoni stilofori in pietra, appartenuti ai ricchi portali delle chiese cittadine, una coppia simile mal conservata per l'usura del tempo, è all'ingresso della chiesa di San Nicola, in via Roma.
Capitello di pietra calcarea della Maiella, rinvenuto in loco nel 2013, durante la sistemazione dell'Orto Santoleri. L'area di via Modesto della Porta era adibita a chiostro dell'ex monastero di San Pietro Celestino, di cui rimangono il portale di accesso e la torre campanaria. Nel XIX secolo il monastero, abbandonato e cadente, fu demolito per allargare la cappella della Madonna del Carmine, che divenne una vera e propria chiesa.
Sala 2
Frammento di portale e due porzioni di architravi decorati con leoni e fiori entro girali vegetali, parti di un ambone, di età normanno-sveva (XII-XIII secolo) - cero pasquale e fonte battesimale ornati con i simboli del Tetramorfo, provenienti dal Duomo di Santa Maria Maggiore - leoni in pietra del XIV secolo, animali stilofori e colonne con capitelli a motivi vegetali - stemmi nobiliari, tra cui quello Orsini, proveniente dalla cappella di San Giovanni Battista, nel coro sopraelevato del Duomo, e la cappella di San Leone Papa, voluta da Napoleone II Orsini conte di Manoppello, che si trova nella chiesa di San Francesco.
Sala 3
Parete di fondo della sala 2, due altari da parete di maestranze teutoniche, in pietra della Maiella; archi ogivali in conci di pietra lavorata, con tralci vegetali (XV secolo), provenienti dalla cappella di Sant'Antonio abate; affresco quattrocentesco del santo su parete - Scuola rinascimentale di Matteo Capro di Napoli e Megolo di Penne: capitelli, mensole con volti maschili e femminili, mensolina con 3 volti femminili, statue di Madonne e santi, di cui si ricorda il gruppo del Compianto del Cristo morto, non tra la Madonna, ma tra angioletti addolorati - Statua di monaco eremita.
Sala 4
Materiale danneggiato da terremoti e dai bombardamenti del 1943-44, prelevato per sicurezza dalle chiese di Santa Maria Maggiore, San Francesco e San Nicola: cornicioni, arcatelle, mensole, capitelli fitomorfi e zoomorfi, coperchio del sarcofago della famiglia Ugni, proveniente da San Nicola, parte dello stemma civico dell'Universitas di Guardiagrele, con il leone rampante che regge lo stendardo, ma manca del bambino nudo con in mano la foglia di palma, tale elemento verrà aggiunto in seguito al XIV secolo, epoca di datazione dello stemma.



Abruzzo - Museo archeologico Francesco Savini

 

Il Museo archeologico Francesco Savini è allestito in uno storico palazzo della città di Teramo, a pochi passi dalla cattedrale e dalla Biblioteca provinciale Melchiorre Dèlfico.
Di proprietà della locale Amministrazione comunale ed istituito nell'anno 1997, accoglie al suo interno la più nutrita esposizione territoriale di oggetti di epoca antica come i reperti catalogati dalla preistoria all'età classica e comprende anche opere e manufatti databili fino alla fine del XVIII secolo ed anche oltre. Nell'ambito del Sistema museale città di Teramo (citato anche con l'acronimo CMT, ossia Civici Musei Teramo) risulta essere il polo centrale dell'organismo che raggruppa i siti archeologici e gli altri musei presenti nel centro abruzzese, quali: la Pinacoteca civica ed i siti del teatro romano, dell'anfiteatro romano, della domus di Torre Bruciata, della domus di Largo Madonna delle Grazie e della Necropoli di Ponte Messato.
La dedicazione a Francesco Savini rende omaggio alla figura dello storico, archeologo, paleografo teramano che accentrò i suoi interessi di ricerca nell'area geografica dell'Abruzzo teramano.
L'edificio che accoglie il museo ha cambiato più volte destinazione d'uso nel corso del tempo. Il fabbricato insiste su di un'area edificata nel XIII secolo. Nel 1613 avvennero le prime trasformazioni quando furono avviati i lavori interni per la costruzione della chiesa intitolata a san Carlo cui si aggiunse un convento che, nel 1742, fu trasformato in orfanotrofio. Un tempo, come ricorda Niccola Palma, il luogo di culto era noto anche come la Cappella del Conservatorio delle Orfane di San Carlo. In seguito, nell'anno 1833, il fabbricato beneficiò di una serie di restauri e nel 1842 di un ampliamento dei volumi. Nel 1878 avvenne lo spostamento dell'orfanotrofio e l'immobile fu destinato a diventare il Palazzo del Tribunale.
Lo spazio espositivo dell'allestimento museale teramano offre la lettura del territorio locale che dalla preistoria al medioevo arriva fino al Rinascimento.
È ripartito in due sezioni:
  • al piano terra si trovano le sale che custodiscono i reperti datati dalle origini dell'insediamento romano fino allo sviluppo della città nell'Alto Medioevo, ripercorrendo il tempo che va dal XII secolo a.C. fino al VII secolo d.C. In questo settore sono riunite le testimonianze archeologiche che provengono dall'abitato, dalle necropoli del teramano e dagli edifici pubblici del teatro e dall'anfiteatro e dalle domus romane come il mosaico del Leone. Vi sono, inoltre, alcune delle sculture romane in marmo bianco ed il busto con l'effigie di Settimio Severo.
  • al primo piano sono esposte le testimonianze dalla preistoria al periodo medievale, ricomponendo la storia del territorio dei Pretuzi e dei Piceni. I numerosi materiali provengono dalle grotte presenti sul territorio (Grotta di Sant'Angelo di Civitella del Tronto) e dalle necropoli protostoriche di Ripoli, Tortoreto e Campovalano, dalle ville romane dei siti di Basciano, Giulianova, Pagliaroli e Tortoreto. In questo spazio vi è anche la trattazione della produzione ceramica medievale e dell'architettura romanica teramana. In una sala vi sono le statue fittili del ninfeo di Tortoreto, ritrovate nell'anno 1956 ed un frammento di un gruppo scultoreo di tre figure che ritrae l'episodio dell'accecamento di Polifemo. Fra altre sculture vi sono le muse: Calliope, Euterpe ed Erato.
All'ultimo piano del museo sono conservati alcuni documenti della storia della città, provenienti dall'Archivio storico comunale.

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