mercoledì 15 ottobre 2025

Ceramografi - Pittore di Kleophrades

 

Pittore di Kleophrades 
o anche Pittore di Cleofrade (fl. 505 a.C. / 475 a.C.) è il nome convenzionale assegnato ad un ceramografo attico.
Fu allievo di Eutimide e attivo presso il ceramista Cleofrade, da cui prende il nome, anche se, da un vaso scoperto da non molto tempo, sappiamo che il suo nome era Epiktetos. Decorò prevalentemente vasi di grandi dimensioni: anfore, crateri a calice e a volute, pelikai, stamnoi, psykteres e numerose anfore panatenaiche a figure nere. Complessivamente gli sono stati attribuiti circa 150 lavori, dei quali solo 12 sono coppe.
Nelle opere più antiche l'influenza dello stile di Eutimide predomina: ne è esempio il cratere a calice del Museo archeologico nazionale tarquiniense, per la pulizia del segno e la monumentalità della figura all'interno della composizione. Nelle opere della fase matura i commentatori tendono a sottolineare, da parte del Pittore di Cleofrade, una maggiore partecipazione emotiva o intellettiva al rappresentato, rispetto a contemporanei e antecedenti, che si esprime in una minore tendenza alla magnificenza dei corpi, più aderenti alle loro manifestazioni accidentali e in un maggiore interesse per gli aspetti narrativi e drammatici.
Lo stile maturo del Pittore di Cleofrade si manifesta intorno al 490 a.C. nell'hydria del Museo archeologico nazionale di Napoli (Hydria Vivenzio) con la rappresentazione della caduta di Troia, narrata per episodi riuniti sulla spalla, a proposito della quale è stata evidenziata l'analogia con i frontoni classici per l'apice della drammaticità che dal centro si allenta verso gli estremi della composizione. Questa vicinanza di intenti rispetto ad altre arti sembra confermata dall'utilizzo di una parziale policromia dovuta alle campiture in marrone diluito, insieme alle sovradipinture porpora, quali si trovano ad esempio sull'anfora di Monaco di Baviera (Staatliche Antikensammlungen 2344), con Dioniso circondato da menadi e satiri. La particolare struttura delle figure del Pittore di Cleofrade è stata inoltre avvicinata alla scultura peloponnesiaca contemporanea (Apollo del frontone del Tempio di Zeus a Olimpia).

Ceramografi - Eutimide

 

Eutimide
 (in greco antico: Εὐϑυμίδης, Euthymides; fl. 520 / 500 a.C.) è stato un ceramografo e ceramista greco antico, attivo ad Atene; faceva parte del gruppo di ceramografi che il grande esperto di ceramica greca John Beazley chiamò Pionieri, i pittori che crearono il nuovo stile decorativo a partire dalla tecnica a figure rosse di recente invenzione.
Ad Eutimide John Beazley ha assegnato diciotto vasi, otto dei quali firmati, sei come pittore e due come vasaio. La tipologia delle forme decorate da Eutimide lo avvicinano a Phintias per la preferenza accordata alle anfore, piuttosto che ai crateri a calice, prediletti da Eufronio; rispetto a quest'ultimo manifesta anche una minore propensione allo studio e al dettaglio anatomico, sempre subordinato in Eutimide all'effetto generale. La monumentalità plastica delle sue figure sembra ottenuta più attraverso l'elaborazione del panneggio che tramite gli scorci.
Eutimide, insieme agli altri due Pionieri citati, è tra i principali decoratori del periodo per quanto riguarda i vasi di grandi dimensioni; le due coppe frammentarie che recano la sua firma appaiono decorate con uno stile che sembra adattato a partire dalla tipica monumentalità delle anfore, dove la composizione è solitamente semplificata, con poche e più grandi figure che solo raramente si sovrappongono. Sui pannelli di Eutimide lo schema ricorrente consiste di tre figure semplicemente affiancate che permettono una maggiore attenzione alla forma e al movimento della figura singola rispetto alle complesse composizioni di Eufronio.
I soggetti più frequenti sono scene di genere, atleti, comasti o la vestizione e partenza del guerriero, mentre minore interesse sembra mostrare Eutimide per le scene mitologiche. Una delle sue caratteristiche, in parte condivisa con gli altri Pionieri, è la propensione alla scrittura, la quale frequentemente costituisce l'unico aggancio con le vicende dei miti nei loro aspetti narrativi. Le frequenti vestizioni o partenze del guerriero, se private dei nomi dei personaggi iscritti al loro fianco, risultano semplici scene di genere, come quelle relative ai comasti o agli atleti. È questa la condizione che si verifica sulla nota anfora di tipo A, firmata e conservata a Monaco di Baviera (Staatliche Antikensammlungen 2307), con la vestizione di Ettore sul lato principale e scena di comasti sul lato posteriore; ma la stessa può essere osservata sullo psykter di Torino (Museo di antichità 4123), dove tra gli atleti viene nominato Teseo. Teseo torna protagonista di un'altra anfora a Monaco (Antikensammlungen 2309) dove si trova a rapire una fanciulla che dovrebbe essere Elena, ma al fianco della quale viene posto il nome Korone, che non sembra avere un corrispondente mitologico, e dove si trovano altre iscrizioni dotate di scarsa rilevanza e quindi fini a sé stesse.


Particolarmente interessanti sono le questioni che sorgono a partire dalla firma di Eutimide sull'anfora di Monaco 2307 dove il pittore nomina il proprio padre, tentativamente identificato con lo scultore Pollias, la cui firma si trova su alcune basi di statue dedicate sull'acropoli di Atene e, come offerente, su una placca in argilla dedicata ad Atena e decorata a figure nere; un altro grande pannello di argilla, probabilmente un elemento architettonico (Atene, Museo dell'Acropoli 1037), è decorato, in uno stile che è stato avvicinato a quello di Eutimide, con incisioni, disegno a contorno e colore di riempimento. La questione coinvolge i rapporti tra le tecniche e i differenti media utilizzati dagli artigiani dell'epoca, in modo simile a quanto è stato rilevato nel rapporto tra il Pittore di Andocide e il fregio del Tesoro dei Sifni e nell'attività, pittorica e scultorea, di Endoios.
È sulla stessa anfora inoltre che si trova la famosa iscrizione con il rimando al collega Eufronio, "come mai fece Eufronio", interpretata da Beazley come una scherzosa sfida di abilità e ormai sempre meno frequentemente come segno di rivalità reale; più recente e interessante è invece l'interpretazione della frase come collegamento tra Eufronio e uno dei comasti rappresentati, quello che regge il kantharos, uno dei più frequenti attributi di Dioniso.


Ceramografi - Eufronio

 

Eufronio
 (in greco antico: Εὐϕρόνιος, Euphronios; fl. 520 / 470 a.C.) è stato un ceramografo e ceramista greco antico, attivo ad Atene nel periodo delle guerre persiane. È ritenuto uno dei più autorevoli maestri dell'arte greca tardo arcaica e dello stile a figure rosse.
L'attività di Euphronios, in base alle firme e allo stile dei vasi, è apparsa suddivisa in due fasi distinte. La prima, come ceramografo nelle officine di Kachrylion e di Euxitheos, tra il 520 e il 500 a.C., si svolse in relazione con altri pittori di figure rosse che John Beazley ha riunito sotto il nome di Pionieri.

 

Questi pittori, e Euphronios in particolare, furono i primi ad esplorare tutte le possibilità concesse dalla tecnica di recente invenzione, a comprendere la possibilità di modulare densità e intensità cromatica della linea e ad applicarla allo studio del corpo umano, nei suoi aspetti strutturali, in funzione di una migliore rappresentazione del movimento e dello scorcio. Ogni vaso di questo autore si presenta come un esercizio e un pretesto per lo studio della figura e della composizione.
Dal 500 a.C. i vasi firmati da Euphronios come vasaio recano le firme dei più importanti ceramografi del tempo: Duride, Macrone e Onesimos, il suo preferito. Come ceramista e direttore di un'officina nel quartiere del Ceramico egli non si allontana dalla precedente capacità inventiva e compositiva adattando e creando le forme in funzione della tecnica decorativa a figure rosse.
L'iscrizione su una base a forma di pilastro, rinvenuta sull'acropoli di Atene e databile fra il 480 e il 470 a.C. nella quale Euphronios si firma come vasaio potrebbe fornire una data sicura per la fine della sua attività.
Il corpus delle opere di Euphronios ceramografo è stato ricostruito a partire dalle due opere firmate conservate al Louvre (G 103 e G 110) e comprende alcune coppe molto elaborate, ma soprattutto grandi vasi e prevalentemente crateri a calice o a volute. La particolarità del cratere a calice, il cui primo esempio noto è il cratere di Exekias proveniente dall'Agorà di Atene, per un decoratore consiste nelle ampie e dritte pareti, neppure interrotte dalle anse che si impostano sul basso invaso. Euphronios è il primo autore a dipingere crateri a calice a figure rosse dei quali ci sono giunti, tra vasi completi e frammentari, circa 12 esemplari.


L'accenno di ombreggiatura sull'addome di Anteo, rappresentato sul cratere a calice Louvre G 103, ritrovato a Caere, è forse il primo esempio dell'uso del chiaroscuro per la costruzione del corpo umano, dopo il tentativo isolato del Pittore di Polifemo sull'anfora di Eleusi. La gamba del gigante ripiegata sotto di lui consente la visione scorciata del piede che compare dietro il gluteo.
Nella coppa di Monaco di Baviera (Staatliche Antikensammlungen 2620) il piccolo medaglione interno è inserito nel fondo rosso corallo già utilizzato da Exekias ed è, malgrado l'apparente semplicità e naturalezza, frutto di attento studio anatomico e compositivo. La scena sulla parete esterna della coppa, con Eracle e Gerione, è magistrale in senso opposto, per la complessità e l'equilibrio dei pieni e vuoti adattati alla difficile forma. L'interesse per la costruzione della figura che sarà preminente nel periodo maturo dei Pionieri è qui già avvertito, ma la coppa è anzitutto un audace esercizio compositivo.


Il nome del ceramista Kachrylion, che firma la coppa di Monaco, è presente su un'altra coppa, probabilmente più antica, che riporta nel tondo interno un intreccio floreale derivato dalle elaborazioni di Oltos, ed Euphronios è l'unico tra i Pionieri a mostrare interesse verso questo aspetto della decorazione. Sulle pareti esterne si trova il trasporto del corpo di Sarpedonte, una scena dotata di notevole efficacia tragica e di un'audacia che non si ritroverà nel più tardo e maggiormente noto cratere a calice recante lo stesso soggetto; questa coppa e altre due coppe simili non firmate (Getty Museum 77.AE.20 e British Museum E41), sono state assegnate al periodo giovanile di Euphronios, in una fase di vicinanza e reciproca influenza con il più anziano Oltos, ugualmente impiegato nell'officina di Kachrylion.


Il contrappunto tra interno e esterno o i ritmi alternati tra i lati opposti del vaso, che si vedono sulla coppa di Monaco e sul cratere del Louvre, sono un elemento ricorrente nelle opere di Euphronios. Tra i temi più frequenti si trovano le scene di palestra, dove i corpi sembrano mostrare chiare relazioni con la scultura contemporanea e non mancano gli interessi cromatici che lo portano ad adoperare il porpora e il rosso in diverse gradazioni.
Il Cratere di Eufronio, tra le sue opere più importanti, dopo essere stato esposto dal 1972 al Metropolitan Museum di New York, è tornato in Italia il 18 gennaio 2008 a seguito di un accordo che ne prevedeva la restituzione tra il Museo ed il Ministero dei Beni Culturali.



Ceramografi - Lido

 

Lido
 (in antico greco Λυδός, traslitterato Lydos; fl. 560 a.C. / 540 a.C.) è stato un ceramografo greco antico, specializzato nello stile a figure nere, attivo in Atene.
Il nome fa ritenere che fosse uno straniero, o figlio di stranieri, forse originario del Vicino Oriente, o più precisamente di origine lidia. Fu pittore dalle qualità robuste le cui solide figure accennano chiaramente alla terza dimensione. I suoi lavori migliori sono le vivaci scene di processione, come quella che si trova sul cratere di New York, dove satiri e menadi mostrano svariati e convincenti atteggiamenti. Gli sono attribuiti circa un centinaio di vasi realizzati nella tecnica a figure nere, dei quali alcuni hanno dimensioni monumentali. Restano di lui due firme che lo indicano come pittore: una su un vaso che ritrae una Gigantomachia, l'altra su un vaso dove è raffigurata l'Iliòupersis (la presa di Troia). Dipinse temi molto vari e fu il primo ceramografo ad imporre, dopo un periodo di prevalente tendenza miniaturistica rappresentata dalle opere di Sofilo e Kleitias, una misura statuaria sia alle scene sia alle figure. Fu ottimo disegnatore, capace di restituire tratti facili e vivaci, rari nello stile a figure nere.

Opere firmate

Il vaso con l'Ilioupersis è un'anfora giovanile conservata al Louvre (n. inv. F 29); l'opera recante la Gigantomachia invece è un dinos proveniente dall'Acropoli di Atene e conservato al Museo nazionale (n. inv. 1.607). Alla Gigantomachia è dedicata la zona principale; la fascia sottostante è divisa tra due soggetti: una processione di animali condotti al sacrificio e una scena di caccia a cavallo. La terza fascia è un fregio con animali. Alla battaglia contro i Giganti partecipano Zeus, che viene implorato dalla personificazione della Terra di risparmiare i Giganti suoi figli, Eracle, che inizia in questo secondo quarto del VI secolo ad essere rappresentato con la pelle di leone come attributo, e Atena, ovvero i tre personaggi che si trovano generalmente in tutte le Gigantomachie attiche. Altri frammenti recano le figure di Apollo, Artemide, Hermes, Afrodite, Dioniso assistito da un leone, Poseidone che regge l'isola di Nisyros, staccata dall'isola di Cos, per scagliarla sul gigante che gli si oppone. Il dinos è contemporaneo dei kantharoi di Nearco e di poco precedente la metà del VI secolo. Il disegno è accurato e dettagliato, ma più libero rispetto a quello di Nearco.


Opere attribuite

Una prima fase dell'opera di Lido è rappresentata da due hydriai, una a Monaco di Baviera, l'altra al Louvre. Sull'hydria di Monaco due uomini guidano cavalli e una donna si frappone tra loro. Nell'hydria del Louvre, appena posteriore, tre uomini e due donne guardano la partenza di un giovane a cavallo. Su entrambe le hydriai sulla spalla si trovano fregi con grandi animali e ornamenti di riempimento eseguiti con uno stile ormai desueto, simile a quello presente sul Vaso François. Un'hydria conservata al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma reca la prima rappresentazione attica del conflitto tra Eracle e Gerione, e per qualità l'unica che può essere messa a confronto con la scena a figure rosse della famosa coppa di Euphronios conservata a Monaco di Baviera. La prima rappresentazione di questo soggetto è corinzia e appartiene al VII secolo a.C., ma diviene frequente tra i ceramografi attici solo nella seconda metà del VI secolo a.C. Eracle indossa la pelle di leone e tende il suo arco; Gerione si compone di tre busti uno dei quali versa all'indietro colpito da una freccia. Il personaggio giacente a terra è Euritione, il pastore di Gerione.
Al periodo medio dell'attività di Lido, un po' prima rispetto al dinos di Atene, è stato assegnato il cratere a colonnette di Harvard. La forma, probabilmente di origine corinzia, è presente in Attica già nel periodo del Pittore di Nesso. Anche il soggetto principale, un carro visto frontalmente, potrebbe essere stato originariamente corinzio, ma lo si trova in Attica solo all'inizio del VI secolo a.C., ad esempio sul dinos del Pittore della Gorgone al Louvre (E 874). Qui la disposizione degli elementi della scena è invertita: Lido assume il carro e non la battaglia come parte principale dell'immagine. La parte posteriore del vaso è decorata con un gruppo simmetrico di tre animali, una sfinge tra due leoni.


Simile al cratere di Harvard, per forma e decorazione della parte posteriore, il cratere del British Museum reca sul fronte la storia del Giudizio di Paride che non si discosta da quella sulla pyxis del Pittore C al Louvre, e da molti altri vasi attici del periodo, se non per la nota del cane di Paride aggiunta da Lido. A sinistra del gruppo principale inoltre Lido ha aggiunto un gruppo minore di figure che ricorrono nel Giudizio di Paride rappresentato sull'anfora ovoidale di Firenze, parzialmente opera di un collaboratore.
Di qualità superiore rispetto ai precedenti è il cratere a colonnette del Metropolitan di New York. L'immagine, che corre intorno al vaso, rappresenta il ritorno di Efesto; rispetto al precedente di Kleitias sul vaso François l'attenzione è rivolta esclusivamente alla processione di satiri e menadi, danzanti o in corsa. Efesto e Dioniso sono posti come figure principali su ciascun lato del vaso, e Dioniso, al contrario di quanto avviene sul cratere di Kleitias, è una figura solenne. Un motivo floreale adorna la bocca del vaso e vi è un gorgoneion su ciascuna ansa.
Il Dioniso del cratere a colonnette di New York torna su uno psykter a forma di anfora conservato al British Museum. Sotto al beccuccio un piccolo satiro si piega sulle ginocchia e gioca con una lepre, così come i satiri si piegavano per evitare le maniglie sul cratere di New York. L'immagine sull'altro lato dell'anfora rappresenta l'uccisione del Minotauro ad opera di Teseo; i quattro giovani che osservano la scena fanno parte del tributo al Minotauro ossia i quattordici giovani ateniesi salvati da Teseo. La scena è presente tra i ceramografi attici già nel secondo quarto del VI secolo a.C., ma diviene frequente a partire dalla metà del VI secolo in poi. La decorazione floreale sopra le immagini è nello stesso stile del cratere di New York.
Su un'anfora nel Cabinet des médailles di Parigi, Eracle affronta il leone di Nemea. Come Teseo sullo psykter precedente, ha posato il suo mantello su una roccia, il che serve a riempire lo spazio tra le zampe del leone. L'uomo e i due giovani che guardano non hanno alcuna giustificazione nella leggenda; la presenza di osservatori, dotati o meno di funzione rappresentativa, è frequente sui vasi di Lido.
Uno dei lavori migliori di Lido lo troviamo sui frammenti a lui attribuiti di placche decorative in argilla appartenenti al monumento sepolcrale di Spata, in Attica (dove sono stati identificati anche lavori di Sofilo e Exekias); i frammenti attribuiti a Lido restituiscono parte di una scena di commiato.


Ceramografi - Pittore della Fonderia

 

Pittore della Fonderia
 (fl. V secolo a.C.) è il nome convenzionale assegnato ad un ceramografo attico che lavorava usando la tecnica della ceramica a figure rosse; il nome utilizzato fa riferimento alla sua opera più famosa, la coppa F2294, conservata presso l'Altes Museum in Berlino..
Con diversi altri ceramografi, come il Pittore di Briseide o il Pittore della Dokimasia, lavorò nella bottega di uno dei principali ceramografi attici, il Pittore di Brygos e in qualche punto della sua vita collaborò con Onesimo.
Gli sono attribuiti oltre cinquanta lavori, quasi tutti provenienti dall'Etruria, eccetto per un paio ritrovati ad Atene. Nel suo repertorio rappresenta spesso la vita quotidiana, in particolare di atleti e di soldati, ed è specialmente importante per la rappresentazione delle tecniche degli artigiani. Per un esempio un suo vaso, ora esposto al Museo dell'olivo e dell'olio a Torgiano, ritrae uno scultore al lavoro osservato dalla dea Atena.


Il suo lavoro più famoso è la kylix esposta all'Altes Museum in Berlino, in precedenza parte della collezione Antikensammlung Berlin. Il suo esterno illustra le fasi principali dell'esecuzione di una grande statua in bronzo e mostra il procedimento a cera perduta, allora in uso per la fusione delle statue. Questa coppa è una delle poche fonti sulle tecniche antiche di lavorazione del metallo. 


L'interno presenta il dio Efesto seduto mentre rifinisce con il martello l'elmo di Achille. La nereide Teti, madre dell'Eroe, esamina lo scudo e la lancia. Teti, che aveva raccolto Efesto precipitato appena nato dalla madre Era nell'Oceano per via della sua bruttezza, chiede al dio di preparare delle armi che possano proteggere suo figlio Achille dalla morte profetizzata da Calcante.

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