martedì 23 settembre 2025

GIORDANIA - Hammam al-Sarah



Hammam al-Sarah 
è un bagno turco omayyade della Giordania, costruito in connessione con il complesso di Qasr al-Hallabat, da cui si trova a circa 2 chilometri a ovest.
Qasr al-Hallabat è uno degli edifici degli Omayyadi più noti dei castelli del deserto. Il suo stile mostra somiglianze con quello di Qusayr 'Amra, un altro dei castelli del deserto. L’ambiente è costituito da una sala per il pubblico rettangolare così come i bagni. I bagni comprendono un apodyterium (camera spogliatoio), il tepidarium (camera calda) e il caldarium (camera calda), con forno annesso, pozzo d'acqua, dispositivo di sollevamento dell'acqua (Saqiya) e serbatoio dell'acqua rialzato.
I resti di una moschea senza tetto accanto alla fornace sono di recente datazione. A partire dal 2007, la maggior parte del complesso termale, nonché i mosaici e le sculture di accompagnamento sono preservati.


GIORDANIA - Pella


Pella è un sito archeologico della Giordania, che si trova nei pressi del villaggio di Tabaqat Fahl, con il quale è a volte identificato. Lo si può raggiungere dalla collina, che domina gli scavi, o dalla strada, che si apre a ridosso delle rovine. Dagli scavi è emerso che i primi insediamenti risalirebbero a circa undicimila anni prima della nascita di Cristo. Gli antichi abitanti si sarebbero dedicati soprattutto all'agricoltura e alla caccia, ma stranamente questa zona tanto fertile fu abbandonata prima della conquista persiana. Attorno al 310 a.C. tornò a fiorire quando una delegazione di Alessandro Magno decise di stabilirsi qui, fondando Pella, dal nome della città natale di Alessandro. La nuova città divenne presto un importante centro ellenistico e continuò a prosperare anche quando Antioco II s'impose su tutta la Siria, fondando la dinastia dei Seleucidi.
Fu distrutta nell'80 a.C. e successivamente ricostruita dai Romani, che l'annessero alla Lega della Decapoli. Ridivenne una città potente, condividendo il potere su tutta la zona con Saltus. Anche sotto i Bizantini Pella rimase una città molto potente, diventando peraltro sede di vescovado. La presenza cristiana favorì la costruzione di alcune chiesette e della basilica a tre navate.
Il periodo auro terminò con la conquista degli Arabi, che la ribattezzarono Fahl, forse in richiamo al suo nome pre-islamico, Fihl /Pahil (Pihulu in antico egiziano). 
La dinastia degli Omayyadi fece restaurare i principali edifici di potere costruiti dai Bizantini, aggiungendo elementi dell'arte islamica. Costruirono inoltre nel XIV secolo una moschea per i fedeli, oggi quasi totalmente in rovina, semidistrutta dal terremoto dell'VIII secolo. Nel X secolo, con la dinastia degli Abbasidi, iniziò il declino dell'un tempo fiorente città, ridotta ad un modesto villaggio dedito alla produzione della canna da zucchero. Fu quindi ribattezzata nuovamente, diventando Tabaqat Fahl, nome con il quale anche il sito compare sui cartelli stradali.
Gli scavi sono iniziati nel 1967 e da allora il sito ha dimostrato di avere un'estensione di gran lunga maggiore rispetto a ciò che si pensa. Tuttavia la parte visitabile attuale è di piccolissime dimensioni, limitata alla parte bassa del sito e ad alcune sue colline, dove sono gli insediamenti dell'Età del rame. Il ritrovamento di alcuni vasi e di abitazioni in pietra e in ceramica hanno dimostrato che i primi insediamenti potrebbero risalire anche ad un periodo precedente, ma non è stato ancora dimostrato.


GIORDANIA - Abila

 

Quwaylibah è un sito archeologico della Giordania, identificato con il nome biblico di Abila. Gli archeologi credono che il primo insediamento umano risalga al 3500 a.C. e, poiché sono state ritrovate tracce di diverse epoche, che un tempo fosse un importante centro di commercio e di scambio culturale. I Romani edificarono un teatro, i cui resti sono solo parzialmente visibili, nell'avvallamento che separa i due tumuli, che costituivano l'antica città. Questi due tumuli sono detti Tell al-Abila e Tell Umm al-Amad. Dopo i primi scavi emerse anche una conduttura per l'acqua.
Una volta rinvenuta la conduttura per l'acqua gli archeologi trovarono la vasta necropoli, principale attrazione del sito, risalente alla conquista di Alessandro Magno. Fu successivamente arricchita dai Romani, come dimostra una grande zona impostata sullo stile latino, e dai Bizantini, che eressero un piccolo santuario, del quale rimane appena l'ingresso. Fino ad oggi sono state scoperte circa centoventi tombe, alcune delle quali contenenti affreschi.

GIORDANIA - Gerasa

 

Jerash, l'antica Gerasa, è la capitale dell'omonima regione giordana, nel nord del paese, a circa cinquanta chilometri dalla capitale Amman. La città è situata sulle rive del fiume Wadi Jerash, che fa parte del bacino idrografico del Giordano, e prospera grazie al fertile terreno agricolo circostante.
Il sito esisteva già in epoca neolitica come i ritrovamenti archeologici confermano e molto probabilmente continuò ad essere abitato anche durante l'età del bronzo e quella del ferro. Grazie alla presenza del fiume Wadi Jerash già nel Neolitico il centro era abitato e d'altronde i resti che affiorano oggi dai siti archeologici appartengono ad un ventaglio storico che va dall'età del bronzo a quella romana.
Il primo insediamento di una certa importanza avvenne ad opera dei Greci dopo la conquista operata da Alessandro Magno; tuttavia Gerasa divenne veramente importante solo con l'avvento dei Romani. A seguito della conquista della regione operata da Pompeo, nel 64 a.C., Gerasa fu annessa, da parte della Repubblica romana, nella provincia di Siria.
Gerasa fece parte di un sodalizio commerciale e militare assieme ad altre nove città denominato Decapolis, che la fecero espandere. Nel corso dei due secoli successivi, Gerasa strinse rapporti commerciali coi Nabatei e grazie ai profitti del commercio e alle ricchezze dell'agricoltura, la città divenne ricca e fiorente. Nel I secolo d.C., la città venne ridisegnata e assunse il classico aspetto del modello romano: una strada colonnata principale in direzione nord-sud (cardo massimo) intersecata da due strade orientate in direzione est-ovest (decumani).
Dopo che l'imperatore Traiano, nel 106, aveva annesso il regno nabateo, a Gerasa affluirono molte ricchezze e molti edifici furono abbattuti per essere sostituiti da altri ancora più imponenti. L'opera continuò anche durante il governo di Adriano che, nel 129, visitò la città, ed in suo onore a sud della città venne edificato un Arco di trionfo. Lo schema urbanistico della città è quello classico dell'epoca e dal punto di vista architettonico è tipico del periodo di Adriano e Traiano. Nel 130, la città era abitata da circa 20 000 abitanti.
La città raggiunse il suo apice all'inizio del III secolo, quando a Gerasa fu conferito il titolo di colonia. Dopo la distruzione di Palmira, nel 273, e col contemporaneo decadimento delle vie carovaniere, a causa dello sviluppo del commercio marittimo, iniziò una lenta decadenza (con una breve interruzione durante il governo di Diocleziano, verso il 300), che continuò sino alla metà del V secolo, dopo che il cristianesimo era divenuta la religione principale dell'impero e quindi, nei primi anni dell'era cristiana, si ebbe un nuovo periodo di splendore, con la costruzione di edifici religiosi. E ancora sotto l'imperatore bizantino, Giustiniano (527-565) furono erette sette chiese, anche se si fece uso in buona parte delle pietre provenienti dai templi e santuari romani.
L'invasione dei sasanidi provenienti dalla Persia, nel 614, e la conquista araba, del 636, accentuarono la ripresa della decadenza, e poi il devastante terremoto del 747, determinò il declino definitivo di Gerasa, la cui popolazione si ridusse ad un quarto di quella originaria.
Nei secoli successivi, ad eccezione dell'occupazione da parte dei Crociati, nel corso del XII secolo, la città fu completamente abbandonata, fino al XVI secolo.
Il sito ha offerto agli occhi degli studiosi la sorprendente presenza di due strutture (teatro, tempio, terme), segno di due insediamenti diversi.


Foro
Il foro si trova nei pressi della porta meridionale, in un avvallamento. Ha un'insolita forma ellittica per la necessità di collegare l'asse del Tempio di Zeus con quello del cardus maximus. Il foro è racchiuso da 56 colonne ioniche e misura circa 90 m x 80 m. Il foro è lastricato con pietre di calcare di finissima qualità, che dal centro alla periferia diventano sempre più grandi.
La sua funzione nell'antichità non è del tutto chiara: alcuni studiosi pensano che il foro fosse il centro commerciale della città, altri lo ritengono invece un luogo di culto o un'area sacra di fronte al Tempio di Zeus; in base alle differenti interpretazioni il piedistallo al centro sarebbe un altare o il basamento di una statua, che comunque, nel VII secolo, divenne una fontana, di cui, sotto al podio, si può ancora vedere l'impianto idraulico.


Tempio di Zeus

Dal foro una scalinata con rilievi di tralci e melograni conduce alle rovine del Tempio di Zeus, del 162 d.C., costruito su un preesistente santuario romano. Il complesso si compone del tempio vero e proprio e da una sottostante area sacra, un cortile costruito su un porticato a volta per compensare la conformazione del terreno; in questo cortile sacro (temenos), con un recinto di 80 m x 35 m, che domina il sottostante foro ovale era situato l'altare per i sacrifici. Il tempio poggiava su una base colonnata di 40 m. x 30 m.
Di tutto l'edificio rimangono solo alcune colonne di cui tre del peristilio; i massicci muri della cella del dio sono invece stati distrutti da un terremoto, come il resto del tempio.
Gli scavi condotti da una missione francese hanno riportato alla luce fregi ispirati alle espressioni artistiche dei Nabatei.


Arco di Adriano

Posto a sud della città, a 250 m prima delle mura, l'arco ha dimensioni imponenti: 37 m di larghezza e 13 m di altezza. Fu eretto in onore dell'imperatore Adriano in visita alla città durante l'inverno del 129-130 d.C. Alla base di ogni pilastro son scolpite ghirlande di foglie d'acanto. I tre archi erano dotati di tre portali in legno di cui oggi rimangono solo le cornici in pietra.
L'arco avrebbe dovuto costituire la nuova porta sud della città di Gerasa, ma l'area compresa tra l'arco e l'attuale porta sud non venne mai completata.


L'ippodromo

Accanto all'arco di Adriano, costruito tra il I secolo ed il III secolo, poteva ospitare sino a 15.000 spettatori, era di notevoli dimensioni (244 m. x 50 m.) e vi si tenevano gare di atletica e di corse di bighe. All'interno vi erano le stalle, i cui resti sono stati portati alla luce da recenti scavi.
L'ippodromo è stato restaurato e, ogni giorno viene offerto uno spettacolo di corsa delle bighe.


Porta meridionale e mura

A 250 metri dall'arco di Adriano, eretta nel corso del II secolo, era una delle quattro porte della città. Come l'arco di Adriano alla base di ogni pilastro son scolpite ghirlande di foglie d'acanto e gli archi erano dotati di portali in legno di cui oggi rimangono solo le cornici in pietra.
Le mura furono costruite sempre in quello stesso periodo, ma con l'espandersi della città il perimetro venne ampliato più volte nei secoli successivi. Gran parte di ciò che rimane oggi delle mura e delle torri di guardia, circa 3,5 chilometri spesse tre metri, sono del periodo bizantino.


Teatro meridionale

Situato alle spalle del tempio di Giove, fu costruito tra l'81 e il 96 e poteva ospitare circa 5.000 spettatori distribuiti su due piani. Solo il primo piano è ancora in piedi e sfoggia 32 file di posti, di cui alcuni ancora segnati coi numeri greci. Il palcoscenico, a due livelli, porte delle belle decorazioni. Dalla sommità del teatro si ha un'ottima vista delle rovine e della città moderna.
L'acustica del teatro è ancora ottima e la si può constatare quando suonano le cornamuse della banda militare giordana.


Cardo massimo, Macellum, tetrapilon meridionale e tetrapylon settentrionale

Il cardo massimo, strada colonnata, è la via principale della città, lunga 800 metri, dal foro ovale alla porta nord, e conserva ancora la pavimentazione originale, in cui si vedono ancora i solchi dei carri e gli scolo dell'acqua. Le 500 colonne ai lati della strada, che sono state restaurate negli anni 60 del secolo scorso, avevano altezze diverse per adattarsi alle facciate dei palazzi che sorgevano alle loro spalle.


Poco prima di incrociarsi col decumano sud si trova l'ingresso dell'agorà o macellum, mercato cittadino della carne e del pesce, dal suggestivo cortile quadrilobato.


Nei due punti dove il cardo incrociava i decumani (sud e nord) vennero costruiti altrettanti tetrapyla. Quello meridionale (nella foto) era formato da quattro basamenti che sorreggevano, ciascuno, quattro colonne, sormontate da un piano con sopra una statua (oggi si vedono le basi mentre le colonne sono in fase di restauro).


Il tetrapylon settentrionale (nella foto), che ha l'aspetto di un arco è stato restaurato, nel 2000, ed era dedicato alla moglie dell'imperatore Settimio Severo.


Complesso delle tre chiese bizantine

Sono tre chiese costruite una a fianco dell'altra, nella parte alta della città:
la chiesa di San Giorgio fu edificata nel 530, e fu frequentata dai fedeli sino all'VIII secolo, essendo stata risparmiata dai terremoti, ma durante il periodo degli omayyadi i suoi mosaici furono depredati,
la chiesa di San Giovanni Battista fu edificata nel 531 e aveva la forma a ferro di cavallo; nel corso dei secoli ha subito notevoli danni e dei suoi mosaici del pavimento rimangono solo alcune parti che rappresentano elementi vegetali e animali, il mutare delle stagioni ed alcune città dell'Egitto,
la chiesa dei Santi Cosma e Damiano (nella foto) fu consacrata nel 533, ed i suoi mosaici sono ancora in buone condizioni; la pavimentazione presenta figure zoomorfe figure geometriche e simboli medici. Diversi mosaici oggi sono al Museo delle Tradizioni popolari di Amman.


Cattedrale

La cattedrale fu eretta nella seconda metà del IV secolo, sul sito dove sorgeva un tempio di Dioniso del II secolo, a sua volta costruito al posto di un tempio nabateo dedicato al dio Dushara; parti della scalinata e dell'ingresso del tempio di Dioniso si possono ancora vedere.
La cattedrale, col tempo è andata in rovina, ma le mura rimaste rendono l'idea di una grande struttura, un'imponente basilica a tre navate, a cui si accedeva attraverso un portale decorato da diverse sculture in marmo.


Chiesa di San Teodoro

Sopra la cattedrale, a ovest, si trovano i pochi resti della chiesa di San Teodoro, costruita dai bizantini, nel 496, che era anch'essa un'imponente basilica.
Dietro alla chiesa, si vedono i resti di un bacino quadrangolare, al centro di un piccolo atrio, che veniva chiamato il cortile della fontana e dove, in epoca bizantina, ogni anno veniva commemorato il miracolo delle nozze di Cana, quando Gesù, secondo i vangeli, trasformò l'acqua in vino.


Ninfeo

La più importante fontana della città, che si trovava lungo il cardo massimo, era dedicata alle ninfe. Costruita nel 191, era molto decorata ed era a due piani: il piano inferiore rivestito in marmo, quello superiore intonacato, il tutto coronato da una semicupola, da cui cascava l'acqua che si raccoglieva in una grande piscina, da cui defluiva nella strada sottostante attraverso le teste di sette leoni.
Della semicupola a forma di conchiglia restano ancora i capitelli che sostenevano il soffitto.


Tempio di Artemide

Costruito tra il 150 e il 170, era fiancheggiato da 12 colonne corinzie (oggi ne sono rimaste undici). Per livellare il cortile erano stati costruiti sotterranei con volta a botte dove erano costruiti i tesori del tempio. Il tempio era rivestito di marmo come di marmo erano i pavimenti, ma in seguito ai decreti dell'imperatore Teodosio, del 391 e 392, il tempio di Artemide fu smantellato. Durante il periodo bizantino fu trasformato in una bottega di terraglie e utensili da cucina. Dopo la conquista araba, il tempio venne fortificato, ma i Crociati lo distrussero quasi completamente.
Come porta di accesso al tempio, nel 150, vennero costruiti i propilei, da cui partiva una scalinata fiancheggiata da negozi che conduceva al tempio.


Teatro settentrionale

Costruito nel 165, fu ampliato nel 235, ma è più piccolo del teatro meridionale, presentava quattordici file di posti e, secondo gli storici, era destinato a ospitare assemblee politiche più che spettacoli. Durante il periodo bizantino e poi durante il periodo degli Omayyadi fu parzialmente smantellato.
Il teatro è stato recentemente restaurato ed è in grado di contenere circa 2.000 spettatori.


Terme

La città di Gerasa aveva due terme, quelle occidentali, situate vicino al cardo massimo, costruite nel II secolo, erano molto grandi, una struttura quadrata sormontata da una cupola (nella foto), che misurava 70 m. x 50 m. ed erano dotate di calidarium, tepidarium e frigidarium, mentre quelle orientali, più piccole erano situate nella parte bassa della città.


Porta settentrionale

La porta fu costruita nel 115 circa, e si presenta come una struttura modesta. La porta era stata commissionata da Claudio Severo.

GIORDANIA - Amman, Teatro romano


Il Teatro romano di Amman è il più grande della Giordania con circa 6000 posti per gli spettatori ed è tutt'oggi utilizzato per vari spettacoli. Il Teatro romano fu costruito tra il 138 e il 161 d.C. dall'imperatore romano Antonino Pio. Situato sul retro dell'antico Foro, di cui oggi rimane parte del colonnato, si addossa sul fianco di una collina. Il teatro si sviluppa su tre distinti settori. Il più basso era destinato ai notabili cittadini, quello mediano ai militari mentre quello più alto al popolo. 
Nella nicchia in alto era presente una statua della dea Atena oggi custodita nel Museo archeologico Nazionale di Amman. Annesso al Teatro romano di Amman c'è il Museo del Folklore che oltre ad ospitare indumenti e oggetti di cultura tradizionale. In una saletta annessa è presente anche una piccola collezione di mosaici rinvenuti nei dintorni.

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