domenica 24 agosto 2025

SPAGNA - Grotta di Atxurra

 

La Grotta di Atxurra è una grotta e un sito archeologico che si trova nel comune basco di Berriatua nel nord della Spagna.
La grotta fu scoperta nel 1882 durante i lavori per la costruzione di una nuova strada; da allora fu liberamente frequentata, fino a quando nel 1929 furono trovate incisioni preistoriche vicino all’ingresso superiore. Esplorata nuovamente a partire dal 2014, nel 2015, a seguito dell'apertura di una cavità precedentemente ostruita, furono scoperte centinaia di raffigurazioni e incisioni preistoriche.
La grotta conserva pitture parietali e incisioni datate al Magdaleniano medio e tardo, un periodo compreso tra 16 000 e 14 000 anni fa, tra le più famose dei Paesi Baschi.
Si tratta di 14 settori decorati con 113 figure di animali, principalmente cavalli e bisonti e, in misura minore, capre, cervi, renne e uri, incisi o realizzati in pittura nera o rossa.

SPAGNA - Castro di Baroña

 

Il castro di Baroña (in spagnolo castro de Baroña) è un sito archeologico del villaggio spagnolo di Baroña (comune di Porto do Son, provincia di A Coruña), nella comunità autonoma della Galizia (Spagna nord-occidentale), costituito dai resti di un complesso abitativo fortificato celtico risalente all'incirca a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. (Età del Ferro). Si tratta di uno dei castros meglio conservati della regione.
Si ritiene che il sito sia stato abbandonato dai suoi abitanti intorno al I secolo d.C.
Il sito fu incluso nel patrimonio artistico nazionalale e tra i beni di interesse culturale nel 1933. Nello stesso anno vennero anche effettuati i primi scavi archeologici all'interno del sito: durante questa prima esplorazione, supervisionata da Sebastián González-García, furono però commessi degli errori che portarono alla perdita di numerosi suppellettili.
Una nuova opera di scavi, che permise di riportare alla luce le strutture abitative del sito, venne quindi intrapresa nel 1969. Negli anni successivi, vennero effettuate altre tre opere di scavi: i lavori, che permisero di ristrutturare completamente il sito, terminarono nel 2015.
Gli oggetti rinvenuti nel corso degli scavi hanno fatto pensare che gli abitanti del luogo fossero dediti alla forgia dei metalli, mentre la presenza di una struttura nella parte alta del sito viene ritenuta un luogo di rituali e cerimonie religiose Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce conchiglie, resti di molluschi e di tessuti.
Si ritiene inoltre che nel sito si trovino interrati vari tesori. Il sito è stato anche oggetto di disegni e dipinti da parte di numerosi artisti e ha acquisito una crescente popolarità come meta turistica a partire dal XXI secolo.


Il sito si trova all'interno del Complexo dunar de Corrubedo e lagoas de Carregal e Vixán, nell'area delle Rías Baixas, in una penisola che si affaccia sull'Oceano Atlantico, situata a circa 4 km da Porto do Son.
Il sito include compressivamente i resti di una trentina di edifici dalla forma ovale, suddivisi in due principali sezioni architettoniche, una delle quali costituita da dodici strutture abitative e l'altra costituita da altre strutture abitative e da altri edifici realizzati probabilmente a scopo difensivo.
Il complesso è circondato da una mura di cinta della lunghezza di 35 metri e della larghezza di 6 metri. All'interno del sito, si trova poi un fossato della larghezza di 58-60 metri e della profondità massima di 4 metri.

SPAGNA - Complutum

 

Complutum
 è stata un'antica città romana ed è attualmente un sito archeologico che si trova nel comune di Alcalá de Henares (provincia di Madrid, Comunità di Madrid, Spagna). È ubicata nella parte occidentale del Camino de Juncal.
Dal 1988 è bene di interesse culturale spagnolo.
Dal 6 agosto 2008, una parte importante del sito è stata aperta al pubblico come museo all'aria aperta.
La città romana di Complutum fu costruita nel I secolo e in gran parte trasformata nel III secolo. Si trovava al centro di importanti vie di comunicazione oltreché vicina a risorse naturali come il fiume Henares.


SPAGNA - Canarie, Sito archeologico di Acusa



Il sito archeologico di Acusa si trova nell'area nord-est della Conca di Tejeda, nel comune di Artenara ed costituito da un nucleo di antichi canarii tra i più importanti con evidenze mobili e immobili, come le grotte abitazione, granai, enclavi sepolcrali e altro, in un grado disuguale di conservazione. Il sito è stato dichiarato bene di interesse nazionale nel 2010
La maggior parte dei resti archeologici si trova nella fortezza naturale di Acusa, che è un altopiano con pareti verticali. È delimitato dai burroni di Tejeda e El Merino. Entrambi si uniscono per convergere nel Barranco Grande. Questo fatto gli conferisce una posizione strategica per il grande dominio visivo di quasi tutto il bacino di Tejeda e perché è un passaggio naturale verso la costa attraverso il suddetto burrone.
La Vega, sebbene fosse una parte importante e vitale per gli antichi coloni, oggi non conserva siti archeologici di rilievo.

Giacimenti principali


Corrales di Acusa
È composto da 9 grotte distribuite su due livelli, poste sotto un'ampia sovrapposizione naturale ad est dell'altopiano. La maggior parte di esse sono artificiali. Al primo livello sono visibili i resti di mura più recenti, per l'allevamento del bestiame, in quelle che probabilmente erano delle grotte abitative. Dell'intero gruppo, emergono due grotte con manifestazioni rupestri costituite da graffiti. I colori bianco e rosso sono preponderanti nella decorazione delle suddette grotte.


Acusa Seca

Lasciando I corrales, e proseguendo verso sud, si trova l'insediamento troglodita di Acusa Seca, scavato alla base di un cornicione naturale. È composto da circa 40 grotte, la maggior parte delle quali adibite ad abitazione, molto vicine ad un fienile fortificato. A parte le ragioni geologiche, l'aver scelto questo luogo come un grande insediamento, era motivato dall'essere l'unico luogo che aveva sorgenti d'acqua permanenti. Tra tutte le grotte di Acusa Seca, da segnalare la Grotta-eremo, facilmente distinguibile dal resto perché presenta un foro sopra la porta come lucernario, dove, secondo la tradizione, era stata installata una campana. È probabile che questo eremo-grotta abbia avuto la sua origine nell'ingresso dei francescani che, a metà del XIV secolo, si stabilirono a La Aldea. A quanto pare, fu prima dedicato a San Giovanni e poi alla Vergine della Candelaria fino al 1675, anno in cui si decise di costruire un nuovo eremo.


El Álamo

Partendo da Acusa Seca, e dirigendosi verso ovest, si trova il villaggio di El Álamo, tra Cruz de El Álamo e La Candelaria. È costituito dall'imponente granaio, alla base del quale si trovano 3 grotte naturali (una delle quali con fondo dipinto a olio rosso su malta bianca) e, più a sud-ovest, un nucleo formato da 14 grotte naturali (una di queste è una grotta-camera con resti rosso sangue).
Si compone di 2 livelli. Al primo si accede attraverso un foro scavato che poteva essere chiuso dall'interno. Sul terreno sono presenti 4 grandi silos circolari scavati nel tufo. Nella parte inferiore del lembo c'è uno stretto varco aperto sul vuoto attraverso il quale, sembra, si accedesse al secondo livello. Per salire in cima era necessaria l'attrezzatura da arrampicata. Sopra si trovano 17 silos rettangolari.


La Candelaria

È formato da 22 grotte artificiali distribuite su 4 livelli. Tra queste ne emergono 2 per il loro contenuto di iscrizioni rupestri rilevanti.
La grotta dipinta n.º 7 è localizzata nella base della parte centrale del villaggio, ha pianta cruciforme, nella quale si apprezzano i due soggiorni artificiali dipinti di rosso. Al fondo della grotta esiste un soppalco.
La cosiddetta Cueva de Las Estrellas (Grotta delle stelle) come è stata chiamata dal Gruppo Universitario della Montagna, si trova nel mezzo del granaio de La Candelaria. Si tratta di una grotta artificiale con una camera scavata nella parte inferiore della parete sinistra. Le pareti sono punteggiate di bianco su fondo volutamente annerito. È l'unica grotta dipinta nel fienile. Sul terreno compaiono diverse ciotole scavate nella roccia. Sembra di trovarsi davanti ad un fienile che, allo stesso tempo, aveva a che fare con riti legati all'agricoltura, visto che è stato trovato un foro tappato con una pietra porosa all'interno del quale sono stati rinvenuti diversi aculei e semi d'orzo. Data questa ipotesi, l'archeologo Julio Cuenca suggerisce che i segni bianchi che decorano il suo interno avrebbero a che fare più con i semi che con le stelle.
Il granaio della Candelaria, oggi inaccesible, è formato da 7 grotte nel cui interno vennero scavati uno o diversi silos. Da notare che in una di queste grotte è stato ritrovato un sigillo pittorico triangolare che si trova nel Museo delle Canarie. Come già detto, la grotta più importante di questo fienile è la Cueva de Las Estrellas.


El Hornillo

È situato tra La Croce dell'Angolo e Fortamaga. Si trova distribuito su 4 livelli, i tre superiori attualmente senza accesso. La maggioranza delle grotte è concentrata nel primo livello: 29 grotte, delle quali 18 erano alloggi. Sono state utilizzate fino a non molto tempo addietro e, insieme ad Acusa Sica, erano tra i villaggi più abitati. Francisco Suárez, di Acusa Verde, tornò da Cuba alla fine del XIX secolo e investì i suoi risparmi nel podere della Vica, dove piantò canna di zucchero. Installò un alambicco per produrre rum e zucchero che poi vendeva ad Agaete. Oggi sono conservate le pozze dove si faceva lo zucchero e il rum.
Al secondo livello si trova uno dei complessi più importanti, costituito da due ambienti principali comunicanti tra loro. Uno di essi ha una pianta complessa formata da un vano centrale dal quale si aprono 4 ambienti con andamento quadrangolare, con sistemi di chiusura agli ingressi. Tre di queste stanze hanno, all'ingresso, una fascia di olio d'oliva rosso come cornice, nonché un basamento dello stesso colore che percorre le suddette stanze. Potrebbe essere stato un fienile.
Sullo stesso livello si trova un'altra importante grotta che fa parte di un fienile interessato da una grossa frana. Sul soffitto è presente una complessa composizione pittorica realizzata con pigmento bianco sullo sfondo nero fumé del soffitto. È composto da una serie di disegni geometrici: triangoli, rettangoli e cerchi con punti al centro.


Fortamaga

Nel sud-ovest della Mesa de Acusa si trova questo insediamento formato da 9 grotte, di cui 6 sembrano case. Non è stato possibile esplorarle perché sono chiuse. Sono identificate per avere le porte in legno dipinte di verde.
Data la mancanza di bibliografia, per effettuare questo tour dei paesi de La Mesa de Acusa, sono stati utilizzati gli studi effettuati dall'archeologo Don Julio Cuenca, vero conoscitore della zona per il lavoro che ha svolto, per molti anni, nell'archeologia di Artenara, tra l'altro.
Da notare che una parte importante delle mummie che si trovano attualmente nel Museo delle Canarie è stata prelevata da Acusa, il che dimostra l'importanza di questo insediamento.


SPAGNA - Madrid, Prado / Gruppo di sant'Ildefonso

 
Il Gruppo di sant'Ildefonso (o L'offerta di Oreste e Pilade o ancora Castore e Polluce) è un antico gruppo scultoreo romano risalente al I secolo d. C. Il nome originale gli deriva da Ildefonso di Toledo: posizionato al Palazzo Reale della Granja de San Ildefonso a Segovia fino al 1839 accanto ad un grande dipinto del santo (da qui la denominazione), si trova attualmente al museo del Prado a Madrid.
Attingendo dalle opere della scultura greca del V e IV secolo a.C. e seguendo la tradizione della scuola di Prassitele, come ad esempio l'Apollo sauroctono, ma anche l'Efebo Westmacott di Policleto, senza copiare pedissequamente bensì dando un tocco d'originalità ai singoli particolari, la scultura mostra due adolescenti maschi nudi in forma idealizzata che indossano entrambi la corona di alloro.
I giovinetti mostrati a grandezza naturali si appoggiano e sorreggono l'uno contro l'altro, uno con la mano sinistra sulla spalla sinistra del compagno, l'altro con la spalla ed l'intero braccio destro a sfiorare il petto dell'amico; a terra sul davanti sta un altare e dietro una piccola figura femminile, presumibilmente la statua di una qualche divinità protettrice. Quest'ultima, in mano e stretta al petto ha una sfera, variamente interpretata come un uovo (alimento) o un frutto di melagrana.
Il gruppo, alto 161 cm. è ormai accettato come essere la raffigurazione dei Dioscuri, i due eroi-fratelli Castore e Polluce.
Il momento esatto e il luogo del ritrovamento originario rimane sconosciuto, ma si sa che nel 1623 faceva già parte della collezione Ludovisi a Villa Ludovisi a Roma: in quell'anno viene restaurata da Ippolito Buzzi il quale vi aggiunge la testa mancante. Nicolas Poussin deve averla veduta in quel periodo o in un momento immediatamente successivo quando si trovava già in possesso di Camillo Massimo; lo schizzo che in quell'occasione il pittore francese fece non era inteso essere una rappresentazione fedele, piuttosto uno spunto d'ispirazione da conservare come parte del suo repertorio visivo dell'antichità classica.
Ispirazione questa che ha fatto sentire ampiamente la propria presenza nella maggior parte dei dipinti dell'artista d'oltralpe. Nel suo disegno Poussin a apportato lievi modifiche alle posture della coppia di ragazzi, ma il cambiamento più grande è stato quello i trasformare gli adolescenti in agili eroi più simili ad atleti muscolosi.
La sua fama si diffuse ben presto nella maggioranza delle corti europee e poco dopo il 1664 la regina Cristina di Svezia riesce ad acquisirla e così riunirla all'ampia collezione d'arte che aveva finito col creare durante il periodo della propria permanenza a Roma. Le antiche sculture della raccolta sono state in seguito trasferite nella proprietà degli Odescalchi come eredità e lì rimasero fino al 1724 quando vennero offerte a Filippo V di Spagna.
La seconda moglie di Filippo era Elisabetta Farnese, della famiglia Farnese di Parma la quale ha avuto parte nella storia della costituzione della collezione scultorea al museo archeologico nazionale di Napoli; acquistata ad alto prezzo venne inviata al Palazzo Reale della Granja de San Ildefonso a Segovia. Da lì poi giunse a quella che è la sua attuale collocazione, il museo del Prado a Madrid.
La figura di sinistra era, al momento del ritrovamento, priva della testa, che è stata pertanto restaurata solamente nel corso del XVII secolo, il periodo di massimo splendore per quanto riguarda i "restauri interpretativi", da Ippolito Buzzi; questo durante il periodo in cui la scultura faceva parte della collezione privata del cardinale Ludovico Ludovisi: l'artista italiano si è ispirato ed ha preso spunto (il capo chinato volto leggermente verso destra è difatti estremamente indicativo) da un busto di tipo Antinoo-Apollo già appartenente alla stessa collezione (vedi foto) nonché uno degli alti esempio di arte adrianea.
L'identificazione da dare alle due figure è stata ricercata nelle molte narrazioni riguardanti coppie di sesso maschile presenti all'interno della mitologia greca; nel corso dell'800 divenne per un certo periodo di tempo noto anche come "genii tutelari dell'imperatore Adriano e di Antinoo", tralasciando pertanto il fatto che le due statue sono entrambe rappresentazioni di due ragazzi giovanissimi, mentre una caratteristica importante del rapporto storico vigente tra l'imperatore romano del II secolo e il bellissimo Antinoo era invece la differenza d'età, come nello stile della pederastia greca con un erastès più anziano ed un eromenos notevolmente più giovane.
In alternativa è stato anche suggerito il momento del sacrificio di Antinoo al demone (daimon), in riferimento all'ipotesi che il giovane potesse essersi suicidato all'interno di un rituale sacrificale volto ad allungare la vita al suo amato imperatore; infine anche semplicemente come la raffigurazione di Adriano ed Antinoo che si promettono reciproca fedeltà.
Altre identificazioni alternative nel corso de secoli hanno incluso:
- Hypnos e Thanatos, personificazioni del sonno e della morte, dall'interpretazione data alla sfera come melograno, per l'appunto un simbolo di morte.
- Coridone e Alexis, i due giovanissimi amanti omosessuali descritti nelle Bucoliche di Publio Virgilio Marone
Il critico e storico dell'arte tedesco Johann Joachim Winckelmann suggerì inoltre nel 1767 potesse trattarsi di Oreste e del compagno Pilade mentre offrono un sacrificio in onore della dea Artemide di cui desideravano attirarsi la benevolenza oppure di fronte alla tomba del padre assassinato di Oreste, Agamennone. Winklemann è stato il primo a pubblicare un'immagine e descrizione della scultura, nel suo "Monumenti Antichi Inediti" del 1767, (pag.XXI-XXII).
Oreste, perseguito dalle Erinni che lo affliggono per aver ucciso sua madre Clitennestra (atto compiuto per vendicare a sua volta l'omicidio del padre), marcia con il carissimo amico Pilade in Tauride (episodio che appare in Ifigenia in Tauride di Euripide), cercano la statua di Artemide che Apollo ha ordinato loro di riportare ad Atene come una forma di purificazione. In Tauride si verifica per l'appunto l'episodio in cui entrambi offrono un sacrificio; l'atmosfera i fratellanza in cui esso si svolge viene preso come esempio di amicizia. Al suo ritorno ad Atene, portando la statua di Artemide, offre infine un sacrificio alla dea.
Tutta questa serie di identificazioni si pensa oggi siano errate e semplicemente dovute al restauro della testa mancante con le sembianze di Antinoo; è oramai accettato trattarsi di Castore e Polluce mentre offrono un sacrificio a Persefone. Una tale identificazione è principalmente basata sulla figura a destra, che doveva tenere in principio nelle mani due torce, quella sulla mano destra che accende l'altare posto ai loro piedi e un'altra sulla mano sinistra rivolta dietro la schiena, e sull'identificazione della sfera tra le mani della figurina femminile posta dietro di loro come un uovo (quello da cui gli stessi Dioscuri sono nati). Quest'ultima interpretazione è stata sostenuta tra gli altri anche dal poeta e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe il quale possedeva una copia del gruppo scultoreo.
Il lavoro nel suo insieme è un eccellente esempio di eclettismo e neoatticismo, molto frequente verso la fine della repubblica romana e durante i primi decenni dell'impero romano, intorno quindi all'età augustea, in una combinazione di due diversi flussi estetici: mentre il giovane di destra segue lo stile della scuola di Policleto, quello di sinistra porta invece il marchio inconfondibile delle figure morbide, sensuali e vagamente da effeminato di Prassitele.
L'iniziale identificazione errata con Antinoo, l'amante adolescente di Publio Elio Traiano Adriano, ha generato un grande interesse per la scultura, a seguito del quale finirono con l'esser prodotte un gran numero di copie, in gran parte realizzate in Italia e nel Nord Europa e poi, sulla base di calchi fatti in Spagna e basati sull'originale lì conservato. Questi inevitabilmente ne hanno ulteriormente alimentato l'interesse, oscurando il fatto che in realtà la testa di Antinoo era opera di un restauro.
Negli anni '60 del XVII secolo Antoine Coysevox ne ha scolpito una copia in marmo per essere inserita nei giardini di Versailles all'interno della reggia di Versailles.

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