domenica 17 agosto 2025

Ceramografi - Pittore di Dario


Pittore di Dario
 (... – ...; fl. 340 - 320 a.C.) è il nome convenzionale assegnato a un ceramografo apulo, il rappresentante più eminente alla fine dello Stile Ornato nella pittura vascolare a figure rosse della Magna Grecia. Il nome convenzionale[1] deriva da quello di un suo cratere a volute, il Vaso di Dario, rinvenuto nel 1851 in un ipogeo dauno di Canosa di Puglia, oggi esposto nel museo archeologico nazionale di Napoli (H3253). Molte delle sue opere, per lo più crateri a volute, anfore e loutrophoroi, sono di grandi dimensioni. I suoi soggetti preferiti ci risultano essere le scene teatrali, in special modo dalle tragedie classiche di Euripide, e altri temi mitologici. Va notato che certo numero di questi temi mitologici sono ignoti ai testi letterari sopravvissuti e invece conosciuti esclusivamente grazie ai suoi vasi. Su altre forme vascolari, in particolare delle pelikes, dipinse anche scene di nozze, eroti, donne e motivi dionisiaci. A differenza di altri pittori contemporanei, le scene sepolcrali (vasi naiskos) che dipinse risultano rare; e nei casi in cui si incontrino tali soggetti, sono rappresentati quasi esclusivamente sulla faccia secondaria del vaso. Alcuni dei suoi prodotti, come appunto lo stesso vaso di Dario, rappresentano soggetti storici.
Una delle caratteristiche più particolari del suo operare è l'uso frequente di iscrizioni. Non si limitò, infatti, alla normale pratica di definire le singole figure, ma le utilizzò anche per definire delle scene (come persai - persiani); si può così dire che queste iscrizioni possano essere considerate come dei "titoli". Tese anche a coprire tutto lo spazio disponibile su di un vaso con le rappresentazioni figurali, sovente disponendole su due o tre fasce. Talvolta alcune singole aree sono colmate da opulenti fregi ornamentali. Il Pittore di Dario viene considerato il primo ceramografo ad aver sfruttato appieno le possibilità della pittura vascolare nei grandi formati. La qualità del suo stile di disegno è considerata piuttosto buona, in particolare nella resa dei volti, raffigurati spesso di tre quarti.
Il pittore Dario operò in una grande officina, probabilmente a Taras. È anche possibile che ne fosse il proprietario o il capomastro. Esistono anche molte pitture vascolari così vicine al suo stile, anche se non di sua mano, da essere considerate provenienti dalla sua bottega. Fu l'ultimo importante ceramografo in Apulia: nel III secolo, dopo la sua scomparsa la ceramografia apula perse rapidamente di qualità. Stilisticamente segui il Pittore di Varrese e il suo gruppo (es. il Pittore di Copenaghen 4223 ), ma superò le loro realizzazioni. Tra i suoi contemporanei, che non producessero semplicemente articoli comuni, sono da segnalare il pittore di Perrone e il pittore di Phrixos. Il suo più importante successore stilistico fu il Pittore degli Inferi.



Nelle foto, dall'alto
Vaso di Dario, Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Pittore di Dario, Anfora apula, 350 a.C., Monaco, Staatliche Antikensammlungen

Ceramografi - Pittore del Sakkos bianco

 

Pittore del Sakkos bianco
 (in inglese White Saccos painter) (... – ...; fl. 320 a.C. / 310 a.C.) è il nome convenzionale assegnato ad un ceramografo apulo. Arthur Dale Trendall lo definì in questo modo per via dei sakkoi bianchi (in greco antico: σακκος?, tunica penitenziale) indossati da molte figure femminili nei suoi vasi. Fu uno degli artigiani più produttivi del suo tempo; in base a confronti stilistici, sarebbe possibile attribuirgli un numero di vasi a tre cifre.
Il pittore del sakkos bianco fu probabilmente allievo e successore del pittore di Baltimora. La connessione appariva tanto stringente che alcuni dei primi vasi individuati furono inizialmente attribuiti a quest'altro. I temi e le scene, così come gli ornamenti, mostrano forti somiglianze, mentre i disegni delle figure rappresentate differiscono maggiormente. Sebbene non abbia raggiunto il livello del suo insegnante, viene considerato uno degli ultimi grandi maestri della pittura vascolare a figure rosse tardo apula. I presumibili seguaci o imitatori non vengono comunque assegnati come allievi a questo pittore, per esempio il pittore della Virginia Exhibition, che ricorda molto il pittore del sakkos bianco, viene considerato allievo probabile del pittore di Berlino F 3383.
Il pittore del sakkos bianco decorava sia vasi di grandi dimensioni (anfore, crateri a volute e lutrofori) sia vasi più piccoli di varie fogge. Spesso reppresentava temi mitologici, come il rapimento di Crisippo, Pelope e Ippodamia, Ade e Persefone.
Sono noti numerosi vasi in cui ha collaborato un secondo pittore. In un loutrophoros un fregio con pesci del pittore del Sansone, separa due campi figurativi principali. Non è comunque impossibile che il pittore del sakkos bianco e quello del Sansone, noto per le sue raffigurazioni di pesci, siano la stessa persona. I grandi vasi raffigurano ripetitivamente un naiskos con una o più persone (fino ad un massimo di quattro) all'interno dell'edicola. La parte posteriore di questi vasi con Naiskos risulta solitamente decorata con teste femminili ammantate di bianco. Queste teste costituiscono il collegamento tra le opere del pittore e quelle del gruppo del White-Sakkos-Kantharos, probabilmente realizzate nella medesima officina e nello stesso periodo. Nei vasi più piccoli le figure rappresentate sono per lo più eroti, giovani, vittorie o donne. I vasi di bottega più tardi con gli stessi motivi vengono associati al gruppo di Stoccarda e probabilmente non sono opere pittore del sakkos bianco. Dei carri appaiono spesso raffigurati su kantharoi e oinochoi sui campi dei due lati, ma non tutte queste opere sono attribuibili allo stesso pittore e molte, provenienti dalla medesima bottega, vengono raggruppate sotto il nome di Chariot Group.
Nel 1912, nell'ipogeo della tomba Varrese di Canosa, vennero trovati diversi vasi del pittore del sakkos bianco e altre con teste a rilievo dipinte a colori vivaci unite all'ansa superiore, definiti come vasi canosini. Un gran numero di kantharoi lì rintracciati appartengono al gruppo White Sakkos, cosi come al gruppo di Stoccarda e al Chariot group.t
Un grande leutrophoros con Pelope e Ippodamia del pittore del sakkos bianco, assieme ad altri vasi frutto di scavi clandestini, è stato restituito all'Italia dal Museo di Boston nel settembre 2006.


Nelle foto, dall'alto:
- Grande cratere a volute con Naiskos, Antikensammlung Kiel
- Loutrophoros apula a figure rosse, Pittore del Sakkos Bianco, 320-310 a.C. Già a Boston, Museum of Fine Arts. MArTA inv. 19.M325-1.4. Lato A: Pelope e Ippodamia su quadriga (registro superiore), scena di offerta alla tomba (registro inferiore). Lato B: scena di offerta alla tomba


Ceramografi - Pittore di Ilioupersis

Pittore di Ilioupersis
 (... – ...; fl. secondo quarto del IV secolo a.C.) è il nome convenzionale assegnato a un ceramografo apulo.. Il Pittore di Ilioupesis segna l'inizio della fase centrale della pittura vascolare pugliese e l'inizio del cosiddetto Stile Ornato. Il suo nome convenzionale deriva dal suo vaso eponimo, un cratere a volute del British Museum che raffigura l'iloupersis (ovvero il sacco di Troia). Discendente del Pittore di Sisifo, seguì la tradizione del Pittore di Digione, ma innovativativamente introdusse elementi significativi nella pittura vascolare pugliese. Aggiunse infatti nel repertorio dei soggetti le raffigurazioni di scene funerarie (''vasi naiskos'' ), diede inizio alla consuetudine di ondulare le parti inferiori nelle superfici dei vasi e inventò la decorazione delle anse dei crateri a volute con medaglioni raffiguranti dei volti. Anche il motivo di un volto femminile che si alza da un fiore tra i viticci è stato dipinto per la prima volta da questo pittore. I suoi soggetti comprendono scene mitologiche e dionisiache, nonché scene di genere eroti, uomini e donne. Il tipo di vaso più rilevante nella sua produzione è il cratere a volute, forma che divenne dominante in Apulia forse grazie al suo influsso. Esistono comunque, oltre 100 opere, anche di altre forme, a lui attribuite. Fu uno dei primi ceramografi a utilizzare in modo frequente ulteriori colori come il bianco e giallo e, a volte, utilizzava anche il rosso e il bruno. Il suo più importante collaboratore e collega nella stessa bottega fu il Pittore di Atene 1714 e tra i numerosi successori che ne continuarono tradizione si trova il Pittore delle situlae di Dublino.


Nella foto, Ulisse e Diomede rubano il Palladio a Troia, oinochoe della scuola del pittore di Ilioupesis, c. 360/50 a.C., Parigi, Louvre





Ceramografi - Pittore di Tarporley

Pittore di Tarporley
 (... – ...; fl. 360 a.C. / 340 a.C.) è il nome convenzionale assegnato a un ceramografo apulo a figure rosse[1]. Le sue opere risalgono al primo quarto del IV secolo a.C. ed è il rappresentante più importante del cosiddetto "Stile Semplice" del periodo. È considerato l'allievo e successore del pittore di Sisifo, come evidenziato dalle sue eleganti figure dalle raffinate membra e dalle solenni espressioni. Dipinse gli abiti in uno stile meno armonico rispetto al pittore di Sisifo. Le sue teste risultano spesso ovali e inclinate in avanti e gli spazi tra le figure sono sovente colmati da fiori, girali o tralci di vite. Progressivamente, il suo stile di disegno pare divenuto più fluido, ma al tempo stesso meno meno preciso. Dipinse soprattutto su crateri a campana, rappresentando temi dionisiaci e scene teatrali. Infatti tra le sue opera è il primo vaso noto dipinto con la farsa fliacica, che rappresenta la punizione di un ladro, accompagnata da un'iscrizione in versi. Invece dipinse raramente scene mitologiche di lui sono rare. Pare esistere un rapporto particolarmente stretto tra l'opera del Pittore di Tarporley e quella del Pittore di Dolon e probabilmente hanno collaborato per qualche tempo. Gli succedettero tre distinte scuole, ciascuna nettamente influenzata dal suo lavoro. Il pittore più importante della prima è il Pittore di Schiller, della seconda il Pittore di Hoppin e della terza il Pittore di Karlsruhe B9 e il Pittore di Digione.

Nella foto, Giovane che prepara una testa di maiale per il sacrificio, cratere a campana del pittore di Tarporley, ca. 360–340 aC, Museo Archeologico Nazionale di Spagna



Ceramografi - Pittore degli Inferi

Pittore degli Inferi
 (... – ...; fl. 330 – 310 a.C.) è il nome convenzionale assegnato a un importante ceramografo apulo.. Il nome assegnatogli proviene dalle sue frequenti rappresentazioni dell'"al di là" come il cratere a volute della Staatliche Antikensammlung di Monaco che mostra Ade e Persefone nella loro dimora negli inferi. Il Pittore degli Inferi succedette al Pittore di Dario, nella cui grande officina (probabilmente a Taras) fu formato e poté lavorare a fianco di altri importanti artigiani.
L'influenza del maestro è sensibile in tre grandi lekythoi (alti circa 95 cm) che raffigurano scene di rapimenti: Persefone rapita da Ade, Cefalo rapito da Eos e Castore e Polluce che rapiscono le figlie di Leucippo. Nei primi due vasi il ceramografo risulta piuttosto libero nella raffigurazione, distribuendo le figure su diverse fasce separate da fregi a viticci. Il terzo vaso rappresenta un soggetto unico nella pittura vascolare: Castore e Polluce che combattono contro i figli di Afereo.
Ha rappresentato più frequentemente scene ispirate dalle tragedie classiche di Euripide, e temi mitologici. Per quanto vicino del Pittore di Dario il Pittore degli Inferi ci offre un repertorio meno originale pur rappresentando alcune storie raramente mostrate come il mito di Melanippe racontato in due tragedie di Euripide e l'episodio dei Dioscuri già riferito.
Sono apprezzabili anche alcuni suoi crateri nella Antikensammlung Berlin: il cratere della Gigantomachia, il cratere dei Priamidi e il cratere di Persefone.
Questo ceramografo tese ad appesantire la decorazione e, a volte difettava nella rappresentazione dei volti, tanto da conferirvi un'espressione scostante. Era invece abile nel definire la muscolatura degli uomini – in un modo che rammenta la scultura ellenistica – anche se talvolta dipinse gambe piuttosto esili. Era uso curare particolarmente alcuni dettagli disegnando con cura i capelli e il panneggio delle vesti.
I suoi primi lavori hanno influenzato alcuni artisti successivi come il Pittore del Louvre MNB 1148.
L'opera tarda attribuita all'artista, ad una osservazione critica, mostra una rapida decadenza in abilità e qualità. Questo fa supporre che si sia di fronte invece ad opere di bottega


Nella foto, Pittore degli Inferi, Vicende di Medea a Corinto, cratere a volute, Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen

  IL SITO E'  IN MANUTENZIONE. TORNERA' ON LINE APPENA POSSIBILE (lasciate un commento, se volete)