domenica 27 luglio 2025

GRECIA - Museo Archeologico di Volo

 

Il Museo Archeologico di Volo, noto anche come Museo Archeologico Athanasakeion di Volo, è un museo che si trova a Volos in Grecia, che espone reperti provenienti da molti scavi realizzati in Tessaglia a partire dall'inizio del XX secolo fino ai giorni nostri. 
L'esposizione include gioielli, utensili domestici e attrezzi agricoli, provenienti dagli insediamenti neolitici di Dimini e Sesklo, oltre a statuette di argilla e un'ampia varietà di oggetti del periodo geometrico, un periodo di grandi eventi mitologici, come la spedizione degli Argonauti e la guerra di Troia.
Sono presenti anche statue, e rare statuette snodabili del periodo classico, rare stele con rilievi del periodo ellenistico, che presentano colori in buono stato di conservazione.
Tra le altre, sono esposte anche tombe trasportate nella loro interezza dai siti archeologici in cui furono scoperte, insieme allo scheletro umano e alle offerte poste attorno ad esso.
Appena fuori dal museo ci sono alcune interessanti ricostruzioni delle case neolitiche di Dimini e Sesklo.

GRECIA - Palazzo di Nestore


Il Palazzo di Nestore era un centro importante in epoca micenea, descritto nell'Iliade e nell'Odissea come il regno di Nestore nella "Pilo sabbiosa".
Il palazzo è apparso nella storia della Guerra di Troia, come Omero fa dire a Telemaco:
Pilo trovammo,
Ed il pastor de’ popoli Nestorre.
Qual padre accoglie con carezze un figlio
Dopo lunga stagion d’altronde giunto,
Tal me in sua reggia, e tra l’illustre prole

Il sito è il meglio conservato della Grecia micenea scoperta. Il palazzo è la struttura principale all'interno di un insediamento di epoca tardo elladica più grande, un tempo probabilmente circondato da un muro fortificato. L'edificio a due piani aveva magazzini, officine, bagni, pozzi di luce, sale di ricevimento e un sistema di fognature.
L'insediamento era stato a lungo occupato con la maggior parte dei reperti scoperti risalenti al 1300 a.C. Il complesso del palazzo fu distrutto da un incendio intorno al 1200 a.C.
Nel giugno 2016 il sito è stato riaperto al pubblico dopo che il tetto è stato sostituito da una struttura moderna con passerelle rialzate per i visitatori.
Il sito si trova sulla collina di Epanò Englianos, situato vicino alla strada 4 chilometri a sud di Chora e 17 chilometri a nord di Pilo, a 150 metri sul livello del mare e in una zona di 170 metri per 90 metri.
Nel 1912 e nel 1926 furono scavate due tombe tholos a nord della baia di Navarino. Una conteneva tre barattoli decorati e l'altro una collezione di vasi del primo Miceneo e del Medio Ellanico.
Una spedizione congiunta greca-americana fu formata con il Servizio archeologico greco e l'Università di Cincinnati e il 4 aprile 1939 iniziarono gli scavi di prova di Epano Englianos. Fin dal primo giorno muri in pietra, frammenti di affreschi, ceramiche micenee e tavolette iscritte furono trovate.


Durante lo scavo nel 1939 furono rinvenuti circa 1.000 tavolette in lineare B che, dopo la traduzione, dimostrarono che costituivano parte dell'archivio reale.
Uno scavo sistematico fu impossibile durante la seconda guerra mondiale e gli scavi ripresero nel 1952. Dal 1952 al 1966 il palazzo fu scoperto e furono esplorate ulteriormente le aree intorno all'acropoli.
Nel 2015 l'Università di Cincinnati ha scoperto un reperto straordinariamente ricco non lontano dal palazzo. Questa indisturbata sepoltura di un guerriero miceneo, chiamato il "guerriero del Grifone" dalla squadra di recupero, ha al suo interno anelli d'oro, armi di bronzo e molti altri manufatti. L'iconografia dei manufatti mostra una miscela di cultura minoica e micenea.
La domenica del 12 giugno 2016 è stato riaperto il sito archeologico (dopo la riqualificazione), e inaugurato con una nuova copertura protettiva che si estende sopra un'area monumentale di 3.185 m², che ha reso possibile visitar il palazzo su vestiboli sospesi.
Le tavolette d'argilla in lineare B confermano che il palazzo fu il centro amministrativo, politico e finanziario della Messenia micenea.


GRECIA - Maroulas


Maroulas è un sito archeologico sull'isola di Citno. È un insediamento mesolitico situato a Loutrà e datato tra il 8.800 e il 8.600 a.C. Secondo gli archeologi impegnati nello scavo il sito fu utilizzato per alcuni secoli dall'inizio del IX secolo a.C. L'insediamento si attesta come il più antico della area insulare dell'Egeo.
Il sito nel 1975 era stato classificato come insediamento preneolitico. Una tesi questa fortemente contestata fino al primo sopralluogo del sito avvenuto nel 1995. Le ricerche sugli scavi si sono protratte per tutto il periodo dal 2001 al 2005 a cura dell'Università dell'Egeo e della Soprintendenza dei Beni Archeologici delle Cicladi. L'attività di scavo ha portato alla luce strutture architettoniche, sepolture, depositi di cremazione, utensili in pietra e resti di cibo animale e vegetale. Tutt'oggi si stanno compiendo notevoli sforzi per restaurare, proteggere e utilizzare l'insediamento come sito archeologico.
Maroulas è l'unico insediamento mesolitico esistente in un'area aperta di cui sono conservati elementi architettonici. È importante ricordare che il livello del mare nel periodo mesolitico in quell'area era più basso di circa 40-60 m. Oggi l'insediamento è vicino al mare e una parte significativa risulta distrutta. Sembra essere l'unico insediamento mesolitico dell'Egeo in parte salvato dall'innalzamento del livello del mare. Ciò è dovuto al fatto che all'epoca non era situato sulla costa.
Sulla base dei dati di emersi dallo scavo, gli edifici di Maroulas erano di forma circolare con un diametro variabile dai 3 a 4 m. La loro pavimentazione era ricoperta di pietre e alcune di esse si evince siano state riutilizzate più volte ai fini costruttivi. Le costruzioni in alcune parti del sito sono più concentrate, come nell'area dell'insediamento centrale, in altre meno. Di questi manufatti se ne contano da 15 a 31. Il numero maggiore delle abitazioni, anche se più danneggiate, si trovano sul lato orientale dell'insediamento, adiacente al mare. Il tipo di abitazioni circolari rinvenute a Maroulas era abitato da gruppi di cacciatori-raccoglitori con un grado di stanzialità non ancora certo, anche se alcuni studi in corso indicherebbero un uso abitativo di lunga permanenza. Simili tipologie di edifici del periodo mesolitico non si trovano in nessun'altra area dell'Europa sudorientale.
A Maroulas si osserva una grande diversità di costruzioni dei luoghi di sepoltura. La presenza di ossa lunghe (femori) e di una mascella sotto il pavimento di due case, come anche la concentrazione di ossa sul pavimento di un'altra struttura e l'assenza di teschi su alcuni scheletri, portano alla conclusione che si tratti di sepolture secondarie da riferirsi a pratiche funerarie della fase natufiana. Mentre il posizionamento della lastra sepolcrale sopra il defunto, ricorda i corrispondenti esempi di Ain Mallaha e El Wad. Le 26 sepolture di Maroulas (6 bambini, 19 adulti, 8 uomini, 2 donne) vanno ad aggiungersi a un insieme, numericamente limitato, di sepolture del periodo mesolitico dell'area greca. Da allora pratiche di sepoltura simili sono state osservate solo nelle grotte di Phragthi Argolide e Theopetra Trikala.
Gli strumenti in pietra di Maroulas erano realizzati principalmente in quarzo locale e in quantità minore in ossidiana di Milo e selce. La tipologia degli utensili consisteva in scaglie di piccola dimensione di quarzo e ossidiana, dentellature, raschietti, punteruoli e micro lame. La natura di questi strumenti induce a pensare che i gruppi cercassero di adattarsi all'utilizzo di materie prime disponibili in zona come il quarzo. Maroulas mostra somiglianze con altri siti mesolitici in Grecia, come quello di Fraghti, principalmente in termini di produzione di scaglie e per la minor presenza di strumenti microlitici. L'uso dell'ossidiana indica l'attività di navigazione nell'Egeo finalizzata alla fornitura di materie prime o strumenti già pronti provenienti dall'isola di Milo.
Resti di suini, lepri, volpi, furetti e uccelli sono stati rinvenuti nell'area dell'insediamento come pure è evidente che i gruppi si cibassero anche di pesce, ostriche marine e molluschi terrestri. I resti di cotture carbonizzate e tracce di ossa di maiale testimoniano l'utilizzo di specifiche specie di animali nel contesto delle diete alimentari.
Gli esami sulle ossa dei maiali, al fine di indagare sulla questione dell'addomesticamento degli animali, non hanno condotto a risultati significativi, trattandosi di un campione troppo piccolo. Poiché le popolazioni di maiali non sembrano essere originarie dell'isola di Citno, è verosimile che questi animali siano stati portati nell'insediamento dai residenti di Maroulas per essere utilizzati in attività venatorie.
I resti archeo-botanici sono limitati a campioni di semi di piante della steppa. Tuttavia, in un certo senso, il rilevamento di macine indica la presenza di popolazioni dedite alla coltura di cereali, sebbene tale tesi non sia stata confermata. Dopo aver analizzato i risultati degli studi sui resti di maiali e pesci, in base alla stagionalità delle nascite e al periodo della pesca, è possibile dimostrare che l'insediamento era utilizzato almeno dalla metà dell'inverno fino alla fine della primavera.


GRECIA - Kamares

 
Kamares è la località di un sito archeologico di una grotta sacra minoica che si trova nella parte centro-meridionale dell'isola di Creta, in Grecia. La grotta sacra a Kamares è leggermente decentrata rispetto a un passo di montagna dei Monti Psiloriti, virtualmente allineata con la località della vicina Festo.
Alcuni dei migliori esempi di ceramica del Medio Minoico sono stati scoperti nella grotta di Kamares. La ceramica di Kamares datata al MM (periodo protopalaziale) ha preso il suo nome proprio dal sito. Questa ceramica è policroma con colori disposti chiaro su scuro, e con forme comprendenti giare e tazze. Le ceramiche dello stile “Kamares”, eseguite con l'utilizzo del tornio girevole, sono state denominate “a guscio d'uovo” per il loro esile spessore.

GRECIA - Grotta di Petralona

 

La Grotta di Petralona (in greco : Σπήλαιο Πετραλώνων ), detta anche Grotta delle pietre rosse (in greco : Σπήλαιο "Κόκκινες Πέτρες" ), è una formazione carsica che si trova a 300 m sul livello occidentale del monte Katsika, a poco più di 1 km dal villaggio di Petralona, circa 35 km a sud-est della città di Salonicco, sulla penisola Calcidica.
La grotta fu scoperta casualmente nel 1959 da Fillipos Chatzaridis, un pastore locale che cercava una sorgente. Nel suo tentativo di trovare una fonte d'acqua, trovò una piccola fenditura sulle pendici del Monte Katsika. Due uomini scesero nella cavità e in seguito descrissero un gran numero di camere e corridoi, per un totale di 8-10 metri di altezza con formazioni ricche e belle di speleotemi (stalattiti e stalagmiti).
Il sito divenne di dominio pubblico quando nel 1960 fu trovato un teschio di ominide fossilizzato, catalogato come Petralona 1. Nella grotta sono presenti imponenti formazioni di stalattiti e stalagmiti e con una grande quantità di fossili, la grotta attirò presto geologi e paleontologi. Dopo decenni di scavi la grotta è stata aperta al pubblico e il lavoro scientifico è documentato e presentato in un museo archeologico adiacente.
Il cranio umano è l'esemplare fossile più importante ritrovato nella caverna, da allora noto tra i paleoantropologi come il "Teschio di Petralona".
La grotta si è sviluppata durante il periodo mesozoico (giurassico), i suoi sedimenti sono divisi in diversi livelli stratigrafici. Le formazioni rocciose assomigliano a cactus giganti, perle rosa, robuste colonne o tende delicate, e in diversi punti gli stagni d'acqua sono alimentati da materiale di stalattite. Coprono un'area di 10.400 m2, la lunghezza dei corridoi è di circa 2.000 m e la temperatura durante tutto l'anno rimane stabile a 17 °C (± 1 °C). La prima ricerca del 1959 fu intrapresa dallo speleologo greco Ioannis Petrocheilos. Ha trovato numerose ossa di animali, molte delle quali ricoperte di corallo grotta.
Il Museo antropologico di Petralona espone una selezione degli oggetti che sono stati trovati nella grotta.


Petralona 1 è il fossile di un cranio di un ominide scoperto nella grotta di Petralona in Grecia nel 1960 da Christos Sariannidis.
Il fossile è stato trovato inglobato nella parete di una piccola rientranza della grotta, chiamata "Strato 10", a circa 30 cm sopra il suolo. Il teschio, mancante della mascella inferiore, era incrostato di calcite marrone formatasi subito dopo la morte dell'individuo.
Il cranio ha una capacità cranica di circa 1230 cc.
Ancora dibattuta è la datazione del fossile, che per un'ipotesi risale a 700.000-620.000 anni fa, mentre per un'altra ad un periodo compreso tra 400.000-300.000 anni fa.
Anche la classificazione dell'ominide è dibattuta, tra chi lo ritiene un esemplare dell'homo heidelbergensis, o dell'Homo erectus o dell'Homo neanderthalensis.



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