sabato 10 maggio 2025

SPAGNA - Galleci

 

I Galleci (greco: Kallaikoi; latino: Callaici, Callaeci o Gallaeci) erano una tribù celtica della Spagna preromana. Il loro territorio, da Diocleziano denominato Gallaecia, si estendeva a nordovest della penisola iberica, nell'attuale Galizia, dal nord del Portogallo fino al fiume Douro, nell'ovest delle Asturie e nell'occidentale León. Questo corrisponde all'estensione della Castrocultura, risalente all'età del ferro, che tuttavia in Galizia lasciò appena qualche testimonianza. Poi i Romani estesero il loro nome a tutta la regione spagnola che oggi si chiama Galizia.


Il nome Callaeci probabilmente deriva da Calle, la fortezza principale della tribù. Sulla costa c'era il porto detto Portus Calle, poi Portus Cale (oggi Porto). Altri pensano che il nome significhi "gli adoratori di Cailleach", una presunta antica dea poi diventata una figura della mitologia irlandese e della mitologia scozzese.
I Galleci fanno la loro entrata nella storia scritta nel I secolo d.C. tramite il poema epico Punica di Silio Italico riguardante la prima guerra punica; ,a i contatti con il mondo romano risalgono a prima. Infatti, intorno al 139 a.C., al tempo di Quinto Servilio Cepione, i Romani entrarono per la prima volta in contatto con i Gallaeci; il proconsole Decimo Iunio Bruto Callaico combatté contro la tribù dal 138 al 136 a.C., anche se non riuscì a sottometterla completamente. Altre campagne si svolsero dal 96 al 94 a.C. ad opera di Publio Licinio Crasso e dal 61 al 60 a.C. ad opera dell'allora propretore e governatore della provincia di Hispania, Gaio Giulio Cesare. La romanizzazione fu avviata, ma mai portata a termine, poiché i Romani erano interessati soprattutto alle vie di accesso ai giacimenti minerari della Gallaecia e al trasporto agevole.


I Galleci erano un gruppo di tribù o popoli divisi in numerosi populi, ogni populus contava circa dieci-dodicimila persone. Si dice che i Gallaeci non avessero un proprio dio, sebbene Strabone menzioni anche un "dio senza nome" al quale i Celtiberi sacrificano e per il quale eseguono danze di culto durante la luna piena. Sono note anche varie divinità della natura e le Matres Gallaicae (iscrizione da Clunia, l'odierna Peñalba de Castro a Huerta de Rey). In epoca romana, esistevano anche alcune divinità galiziano-romane, come lo Iuppiter Candamius. Venivano venerati anche il Serapide egiziano e il Mitra iraniano.
Dal punto di vista archeologico, i Galleci si sono evoluti dalla locale cultura atlantica dell'età del bronzo (1300-700 a.C.). Durante l'Età del Ferro ricevettero ulteriori influenze, tra cui quelle delle culture iberica e celtiberica meridionale, dell'Europa centro-occidentale (cultura di Hallstatt e, in misura minore, di La Tène) e del Mediterraneo (fenici e cartaginesi). I Gallaeci abitavano in fortezze collinari (localmente chiamate castri) e la cultura archeologica da loro sviluppata è nota agli archeologi come Castrocultura, una cultura di fortezze collinari (di solito, ma non sempre) con case rotonde o allungate.
Lo stile di vita dei Galleci si basava sull'occupazione del territorio, in particolare su insediamenti fortificati, noti in lingua latina come castra (castelli) o oppida (cittadelle); le loro dimensioni variavano da piccoli villaggi di meno di un ettaro (più comuni nel territorio settentrionale) a grandi cittadelle murate con più di 10 ettari, talvolta denominate oppida, essendo queste ultime più comuni nella metà meridionale del loro insediamento tradizionale e intorno al fiume Ave.
A causa della natura dispersa dei loro insediamenti, le grandi città erano rare nella Gallaecia preromana, anche se sono stati identificati alcuni oppida di medie dimensioni, come gli oscuri Portus Calle (noto anche come Cales o Cale; Castelo de Gaia, vicino a Porto), Avobriga (Castro de Alvarelhos - Santo Tirso?), Tongobriga (Freixo - Marco de Canaveses), Brigantia (Braganza?), Tyde/Tude (Tui), Lugus (Lugo) e il porto commerciale atlantico di Brigantium (detto anche Carunium; Betanzos - La Coruña).


Questo tipo di sostentamento nei castelli era comune in tutta Europa durante l'età del bronzo e del ferro, ottenendo nel nord-ovest della penisola iberica il nome di "cultura di Castro" (cultura Castrum) o "cultura del castelliere", che allude a questo tipo di insediamento prima della conquista romana. Tuttavia, diversi castellieri galiziani continuarono a essere abitati fino al V secolo d.C..
Questi villaggi o città fortificate tendevano a essere situati sulle colline e, occasionalmente, su promontori rocciosi e penisole vicino alla costa, per migliorare la visibilità e il controllo del territorio. Questi insediamenti erano situati in posizione strategica per un migliore controllo delle risorse naturali, compresi i minerali come il ferro. I castellieri e gli oppida gallaziani mantengono una grande omogeneità e presentano chiari punti in comune. Le cittadelle, invece, funzionavano come città-stato e potevano presentare tratti culturali specifici.


Gli insediamento autosufficienti, legati da vincoli di parentela, era retti da un capo guerriero sostenuto da un consiglio di anziani. I guerrieri occupavano una posizione importante nella tribù. Le donne svolgevano un ruolo importante nella coesione delle famiglie e dei clan ed è probabile che la successione matrilineare fosse predominante. L'economia era basata sull'agricoltura, l'allevamento e la pesca. Anche l'attività estrattiva nelle miniere di minerali e un famoso commercio di oreficeria erano importanti fonti di reddito; lo sfruttamento di giacimenti di stagno, tungsteno e oro e la lavorazione di gioielli d'oro sono archeologicamente provati anche per il periodo preromano. Specifico della Gallaecia è anche il vasellame dell'Età del Ferro decorato con bolli, che altrimenti compare solo in aree europee ben definite (Spagna centrale, cultura di La Tène, Bretagna).

Nelle immagini, dall'alto: Castro de Santa Trega, Castro de Barona, Castro de San Sibrao de Las, Castro de Trona, Castro de Viladonga

SPAGNA - Colonia di Clunia Sulpicia

 
La Colonia di Clunia Sulpicia è una città romana localizzata nell'Alta Castiglia, a più di 1.000 m s.l.m., tra le località di Coruña del Conde e Peñalba di Castiglia, nel Sud della Provincia di Burgos tra Coruña del Conde e Peñalba de Castro (Spagna). Può essere considerata una delle città romane più importanti della Meseta settentrionale della Spagna e fu la capitale di una circoscrizione giuridica nella provincia della Spagna Citeriore Tarragonese, denominata Giurisdizione di Clunia. La città sorgeva sulla strada che collegava Caesaraugusta (Saragozza) con Asturica Augusta (Astorga). Clunia è un toponimo di origine celtiberica (tribù degli Arévaco).
La città di Clunia fu fondata su una collina non distante da un insediamento celtibero denominato Cluniaco o Kolounioukou, nome facente capo alla cultura degli Arévaco, una tribù preromana appartenente alla etnia delle popolazioni celtibere.
A Clunia il politico e militare romano Quinto Sertorio resistette ad un assedio durato 20 anni ad opera di Pompeo, che nel 72 a.C. distrusse tutto ciò che esisteva della città.
Diversi anni più tardi la città fu fondata di nuovo durante l'impero di Tiberio, all'interno della Provincia romana denominata Spagna Citeriore Tarragonese. Inizialmente essa fu eletta al rango di municipium, ed emise moneta propria in formati che rappresentavano i quattro dirigenti locali che costituivano il quadriumvirato ai cui comandi era la città.
In un certo momento tra gli imperi di Tiberio e di Claudio essa divenne sede di uno dei Legati Giuridici della Provincia di Tarragona, assumendo il ruolo di capitale della Giurisdizione Cluniense.
Clunia acquisì il rango di colonia romana assumendo la denominazione di Sulpicia in quanto in essa si autoproclamò imperatore il generale Servio Sulpicio Galba, che vi si rifugiò durante la rivoluzione anti-neroniana. Quivi egli fu raggiunto dalla notizia della morte di Nerone e di essere stato nominato Imperatore dai legionari (perciò alcuni storici aggiungono il nome di Galba alla denominazione della città).
Il definitivo riconoscimento dello stato di colonia romana è da attribuirsi all'imperatore Vespasiano. Ai tempi di Sulpicio Galba, Clunia fu la capitale dell'Impero.
Lo splendore della città romana di Clunia si estese durante i secoli I e II della nostra era, alla stessa stregua di altre città della Meseta Settentrionale, come Asturica Augusta o Iuliobriga, nelle province di León e della Cantabria, rispettivamente.
Durante il massimo del suo apogeo si calcola che la città di Clunia arrivò a contare oltre 30.000 abitanti.
Nel corso del III secolo si verifica un decremento della popolazione collegato alla crisi di tale secolo ed alla incipiente decadenza dell'Impero Romano d'Occidente. Esistono evidenti riscontri di incursioni barbariche a Clunia.
Inoltre, è storicamente certo che alla fine del terzo secolo la città fu incendiata ad opera dei Barbari, per l'esattezza ad opera di popolazioni franco-germaniche. Questo contribuì alla inesorabile decadenza della città. Ciononostante, pare che non si trattò di una distruzione violenta e generalizzata, tuttavia fu il preludio della fine della influenza della cultura romana nella città di Clunia e nel territorio ad essa circostante.
Durante la conquista della Spagna Visigota da parte dei Mori, la città ed i suoi dintorni furono conquistati dalle truppe del generale berbero Ṭāriq ibn Ziyād intorno all'anno 713.
Più tardi, i cristiani la rioccuparono nel 912, ricostruendo la città nel luogo occupato attualmente da Coruña del Conde, località da cui si possono contemplare i notevoli resti romani della città di Clunia.
In seguito, si ricostituì la popolazione di Peñalba de Castro che riscattò la meseta dell'enclave di Clunia in cambio di acqua in un'epoca in cui il valore dell'acqua era molto più prezioso dei pochi resti ancora non interrati che testimoniavano della città romana abbandonata.
Clunia costituisce un sito archeologico di interesse eccezionale nel contesto della intera Penisola Iberica. Tale interesse deriva sia dalla sua morfologia urbanistica che per la stratificazione storica dei reperti che vi si ritrovano. D'altronde, le sue rovine sono tra le più rappresentative di tutte le testimonianze dell'epoca romana nel nord della Spagna.
Le prime operazioni di scavo risalgono al 1915, ma i lavori furono ripresi nel 1931 prima ed infine nel 1958. Alla fine è stato riportato alla luce il passato glorioso di una delle principali città antiche della Penisola Iberica, la cui superficie - a giudicare dagli esiti dei lavori di scavo in questo prezioso giacimento archeologico - si aggirava attorno ai 120 ettari, essendo questa una delle città di maggior rilevanza di tutta la Spagna romana. Gli scavi consentirono di portare alla luce - dopo secoli di occultamento - un teatro scavato nella roccia, innumerevoli case con mosaici, strade, resti degli edifici del foro ed una grande cloaca, così come importanti reperti scultorei, quali una effigie di Iside (qui a destra) ed un busto di Dioniso, che si conservano nel Museo Archeologico Nazionale di Madrid ed in quello di Burgos, oltre ad una grande quantità di monete, resti di epigrafi, ceramica romana come la terra sigillata, vetri, oggetti di bronzo, eccetera.
Come accade in ogni città, a Clunia la maggior parte dello spazio edificato era occupato dalle abitazioni dei residenti.
Gli scavi archeologici hanno consentito di conoscere l'evoluzione dell'urbanistica residenziale e di esaminare alcuni dei suoi tratti più caratteristici.
Nel giacimento archeologico si possono osservare i seguenti edifici
Teatro romano di Clunia Sulpicia
L'edificio più significativo è il teatro, scavato nella roccia, capace di contenere fino a 10.000 spettatori, il che lo fa annoverare in uno dei maggiori della sua epoca in Spagna. Esso fu costruito allo scopo di rappresentarvi le opere teatrali del periodo classico.
Il suo recupero ha costituito la motivazione del premio conferito nella sezione di Restauro e Risanamento nell'ambito dei Premi biennali di Architettura di Castiglia e León per il 2004-2005. Nella fattispecie il testo mette in luce «il rispettoso restauro del teatro e la cura dell'inserimento paesaggistico in generale».


Foro romano di Clunia Sulpicia
Il centro delle città romane, lì dove si incrociavano il Cardo massimo ed il Decumano massimo, frequentemente era il luogo in cui sorgeva il foro della città, una piazza pubblica delimitata da un colonnato. In esso si svolgevano attività politiche, commerciali, giudiziarie e, abitualmente, anche religiose. A Clunia, il foro si trova non molto lontano dal teatro, e nelle sue vicinanze si ergono i resti di tre domus, una basilica e un macellum (mercato).
Richiamano inoltre l'attenzione dei visitatori i mosaici, le abitazioni sotterranee ed i sistemi di distribuzione del riscaldamento in alcune di queste case. Nel secolo XVII sul mercato fu edificato un eremo di scarso valore artistico, danneggiando il giacimento sottostante.


Terme romane di Clunia Sulpicia
Accanto al foro romano si trovano le rovine delle terme romane, dalla mole maestosa e rivestite di mosaici anche se più semplici di quelli presenti nel foro. Anche qui è ben visibile il sistema di distribuzione del calore dei distinti settori delle terme e l'ipocausto.
Altri edifici
Nel sottosuolo della città, non visitabili a causa della loro vulnerabilità, sono molto interessanti i sistemi di approvvigionamento dell'acqua, che si sviluppano su più livelli con le loro corrispondenti canalizzazioni di presa dell'acqua, costruite utilizzando le grotte naturali esistenti nel sottosuolo calcareo dello sperone sopra il quale si eleva la città, e anche un santuario priápico.


venerdì 9 maggio 2025

GERMANIA - Tomba di Hochdorf

 

La tomba di Hochdorf è la tomba principesca di un guerriero celtico della prima età del ferro, scoperta nel 1977 a Hochdorf an der Enz, un villaggio nel Baden-Württemberg a nord di Stoccarda, in Germania.
La sepoltura era all'interno di un tumulo che aveva un diametro di circa 60 metri ed un'altezza di 10, e risale alla prima metà del VI secolo a.C. Al centro c'era una camera, costituita da due cassoni con le pareti rivestite di legno separati da circa 50 tonnellate di pietre, forse per ostacolare i saccheggiatori: quello esterno misurava 7,4 × 7,5 m, mentre quello interno 4,7 × 4,7 m. L'interno della tomba era tappezzato di stoffe, mentre sul pavimento c'era uno strato di fiori. Nel corso degli anni il
soffitto, sorretto da travi in legno di quercia, crollò, proteggendo la tomba dai saccheggi.
Il defunto era un uomo di circa quarant'anni alto 1,83 m, sullo scheletro si sono conservate tracce dei vestiti e un copricapo conico in corteccia di betulla, forse un simbolo del rango; delle calzature a punta resta solo la decorazione in oro. Numerosi gli oggetti d'oro: sul corpo due fibule, una torque, un bracciale e una cintura, a parte un pugnale placcato d'oro. Il corredo comprendeva inoltre un rasoio, un paio di forbici, tre ami e una faretra con le frecce.
All'interno della sepoltura sono stati rinvenuti:
- una sorta di triclinio di bronzo sul quale giaceva il defunto. Lo schienale è decorato ai lati con carri a quattro ruote, mentre al centro ci sono alcune figure stilizzate danzanti. Il letto è sorretto da otto figure umane in bronzo su rotelle;
- un carro a quattro ruote rivestito di lamine di ferro con un giogo per due cavalli. Sopra il carro c'erano nove piatti e tre grandi vassoi di bronzo, un'ascia in ferro, una punta di lancia e un coltello. Si sono conservati anche i morsi, la bardatura dei cavalli ed un pungolo;
- otto corni potori in corno bovino decorati con oro e bronzo ed un altro grande corno lungo un metro in ferro. I corni erano appesi alla parete meridionale della tomba;
- un cratere in bronzo importato dalla Magna Grecia con una capienza di circa 500 litri con tracce di idromele sul fondo. Il bordo è decorato da tre leoni, uno dei quali è una copia prodotta da artigiani celtici. All'interno era stata posta una coppa d'oro.

GERMANIA - Grotte e l'arte dell'era glaciale nel Giura svevo

 

Le Grotte e l'arte dell'era glaciale nel Giura svevo sono una raccolta di sei caverne nel sud della Germania che furono usate dagli umani dell'Era Glaciale per ripararsi da 33.000 a 43.000 anni fa. Le grotte si trovano nelle valli Lone e Ach. All'interno delle caverne sono state scoperte una statuetta di forma femminile, figurine intagliate di animali (tra cui leoni delle caverne, mammut, cavalli e bovini), strumenti musicali e oggetti di ornamento personale. Alcune delle figure raffigurano creature che sono metà animali e metà umane.


Nelle foto:
figura di animale in avorio di mammut (dalla grotta Vogelherd)
figura di uomo-leone scolpita in avorio di mammut (dalla grotta Hohlenstein-Stadel)

GERMANIA - Villa romana di Borg

 

La Villa romana Borg è una villa rustica romana ricostruita situata vicino ai villaggi di Borg e Oberleuken nel comune di Perl, nel Saarland, in Germania. Scoperto alla fine del XIX secolo, il sito è stato scavato alla fine degli anni Ottanta. I lavori di ricostruzione, iniziati a metà degli anni '90, sono stati praticamente completati alla fine del 2008, anche se ulteriori lavori di scavo sono ancora in corso.
Il sito è una popolare attrazione turistica con circa 50.000 visitatori all'anno. Fu Johann Schneider, un insegnante locale, che intorno al 1900 si imbatté per la prima volta nel sito dopo aver notato dei tumuli innaturali nella zona. Ben presto scoprì i resti di mura e di ceramiche romane. In parte a causa delle guerre mondiali, poco è stato fatto fino alla metà degli anni '80, quando le autorità del Saarland hanno recintato il sito dopo che scavi illegali avevano iniziato a minacciare la sua sopravvivenza. I lavori di scavo sistematici sono iniziati nel 1987. Gli scavi
hanno presto rivelato prove di un'abitazione pre-romana direttamente sotto le fondamenta della villa romana. Non solo vi erano tracce di strutture dell'Età del Ferro, ma anche di insediamenti della cultura del vaso campaniforme. Sul sito sono stati rinvenuti anche utensili risalenti al Neolitico.
Il sito è quello di una villa rustica o struttura agricola costituita da una grande residenza palaziale o pars urbana e da una pars rustica o area economica. L'attività sul sito è stata minima fin
dall'epoca romana, con il risultato che i resti romani sono ancora in ottime condizioni.
I lavori di ricostruzione sono stati concepiti per presentare una rappresentazione autentica degli edifici come erano in origine, in modo che i visitatori potessero apprezzare meglio l'archeologia e l'antichità. Oltre ai risultati degli scavi, sono stati presi in considerazione siti simili (come Echternach in Lussemburgo) e la letteratura antica (ad esempio Vitruvio) e moderna. Gli edifici ricostruiti si ergono
ora sui muri di fondazione romani, rivelando il loro probabile aspetto nel II-III secolo.
Gli edifici attuali comprendono: le terme, perfettamente funzionanti, composte da frigidarium (bagno freddo), caldarium (bagno caldo) e tepidarium (bagno temperato), insieme a latrine, spogliatoio e zona relax; la casa padronale o edificio principale, con una grande sala di ricevimento e alcune stanze adiacenti in cui sono esposti i reperti più importanti del sito; la cucina romana; un edificio residenziale e una taverna, che
non faceva parte della villa originaria ma che serve pasti basati su antiche ricette romane.
I giardini, progettati nel modo più autentico possibile sulla base dell'analisi dei pollini e della letteratura in materia, sono costituiti da un giardino delle erbe con spezie e piante curative e da un orto con frutta e verdura. Anche il roseto e il giardino della corte interna sono basati su modelli romani e danno un'idea dell'architettura dei giardini romani con le loro fontane e i loro sentieri.

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