sabato 19 aprile 2025

GUATEMALA - Piedras Negras

 

Piedras Negras è il nome con cui sono conosciute le rovine di una città della civiltà Maya localizzata sulla riva nord del fiume Usumacinta nel dipartimento del Petén in Guatemala. Il nome originale della città in lingua maya è stato ritrovato su alcune iscrizioni ed era Yo'k'ib', che ha il significato di "grande porta", forse riferimento ad un vasto cenote, ora completamente essiccato.
Piedras Negras sembra sia stata una città-stato indipendente per la maggior parte del periodo classico, anche se alleata con altri stati per un certo tempo e forse a volte pagando un tributo ad altri. Era alleata con Yaxchilán, 40 km a nord del fiume. Le ceramiche mostrano che il sito è stato abitato dalla metà del VII secolo a.C. fino all'850 d.C.
Il periodo scultoreo e architettonico più interessante risale agli anni che vanno dal 608 d.C. fino all'810, sebbene secondo alcune testimonianze Piedras Negras fosse già una città di una certa importanza fin dal 400 d.C. L'arte della scultura del tardo periodo classico di questa città è considerata particolarmente raffinata. Il sito presenta due sale da ballo e diverse piazze; ci sono palazzi a volte e templi a piramide, compreso uno collegato a uno dei molti scavi sul luogo. Lungo le rive del fiume si trova un grande sasso che come emblema ha un glifo con incisa la parola Yo'ki'b rivolta verso il cielo.
Una caratteristica unica dei monumenti di Piedras Negras è la frequenza con cui ricorrono le "firme degli artisti". Singoli artisti sono stati identificati dall'uso ricorrente di certi glifi e altri rilievi sulle tavole. Prima che il luogo venisse abbandonato alcuni monnumenti furono deliberatamente danneggiati, anche le immagini e i glifi dei condottieri furono distrutti, ma non quelli relativi alle divinità, cosa che suggerisce una rivolta o una conquista da parte di persone che conoscevano la lingua maya scritta.
Il sito fu esplorato, mappato e i suoi monumenti fotografati da Teoberto Maler alla fine del XIX secolo.
Un progetto archeologico in questa città è stato condotto dalla università University of Pennsylvania dal 1931 al 1939, sotto la direzione di J. Alden Mason e Linton Satterthwaite. Un altro lavoro archeologico fu portato avanti dal 1997 al 2000, diretto da Stephen Houston della Brigham Young University e Hector Escobedo della Universidad del Valle de Guatemala, con il permesso dell'Instituto de Antropología e Historia de Guatemala (IDAEH).
La studiosa dei maya Tatiana Proskouriakoff grazie al suo lavoro sui monumenti del sito fu la prima a decifrare i nomi e le date di una dinastia maya, una scoperta per l'interpretazione della scrittura maya. Prouskourikoff fu seppellita nel Gruppo F alla sua morte, avvenuta nel 1985.
Nel 2002 il World Monuments Fund stanziò 100.000 dollari statunitensi per la conservazione di Piedras Negras. Oggi è parte del Sierra del Lacandon parco nazionale del Guatemala.


GUATEMALA - Aguateca

 

Aguateca è un sito archeologico della civiltà Maya situato nel bacino di Petexbatun, nel Guatemala occidentale. Il primo insediamento nella zona di Aguateca risale al periodo tardo pre-classico (300 a.C. - 350 d.C.), e la città venne saccheggiata e abbandonata all'inizio del IX secolo. Il sito è circondato da una laguna, accessibile tramite l'uso di una barca. Le rovine di Aguateca vengono considerate come le meglio conservate in Guatemala.
Aguateca e la vicina Dos Pilas erano le capitali di una dinastia potente, discendente da quella dei governatori di Tikal. Aguateca è situato sulla cima di una collinetta di calcare alta 90 metri, protetto da un sistema di difesa e da mura. Nel 700 Aguateca diventò una città molto popolata. Durante il periodo del regno di Tan Te' K'inich, la città venne invasa e data alle fiamme. Il sito venne abbandonato completamente intorno all'830; un tempio incompleto alto 6 metri rimase a testimoniare l'abbandono improvviso della città.

venerdì 18 aprile 2025

PERU', CILE - Chullpa

 

La chullpa o chulpa è un monumento funerario apogeo caratteristico di alcune civiltà preincaiche, costruito in pietra o in adobe e destinato in genere a persone di alto rango sociale. A seconda della sua localizzazione geografica e della cultura alla quale è dovuta la sua costruzione, la struttura può assumere la forma di una torre a pianta circolare o di un edificio a pianta quadrata o rettangolare.
Originariamente ritenute esclusive della cultura aymara, sviluppatasi nell'altopiano compreso tra il Perù meridionale e la Bolivia, sono oggi considerate chullpa, per estensione, anche le camere sepolcrali di forma diversa diffuse più a nord, nelle Ande centrali, dove la loro tradizione risale all'orizzonte medio o all'ultima fase del periodo intermedio antico.
Non esiste traccia del termine chullpa nelle cronache spagnole del XVI e del XVII secolo; il primo a menzionarlo fu il diplomatico francese Eugène de Sartiges nel 1834, seguito nel 1877 dall'archeologo statunitense Ephraim George Squier.
Sedici anni dopo, in una nota ad una nuova edizione dell'opera del gesuita spagnolo Bernabé Cobo, l'esploratore e scrittore Marcos Jiménez de la Espada registrò che il giusto termine per indicare i monumenti sepolcrali preispanici non fosse quello ormai in uso di chullpa ma la parola aymara amaya-uta, che significa semplicemente “casa del defunto”. Jiménez non fornisce l'origine del termine usato a suo giudizio in maniera sbagliata, ma spiega che tale parola indicava la cesta che custodiva i cadaveri mummificati, composta da erba ichu intrecciata o da canne di totora.
La ricerca etimologica sembra indicare che il termine chullpa non fosse usato in epoca preincaica, ma sia entrato in uso in epoca più tarda per indicare gli edifici sepolcrali di un'area geografica ristretta dove era diffusa la lingua aymara; la mole monumentale di strutture come quelle presenti nel sito di Sillustani avrebbe in seguito imposto tale nome anche al di fuori di tale regione.
Secondo la nozione tradizionale di chullpa, tali strutture sono state costruite sugli altopiani compresi tra Perù e Bolivia tra la fine dell'epoca Tiahuanaco e la conquista spagnola, vale a dire tra l'inizio del periodo intermedio recente (1000-1450) e la fine dell'orizzonte tardo (1450-1532). Il fatto che non siano state trovate all'interno degli edifici sepolcrali ceramiche di stile Tiahuanaco sembra smentire l'ipotesi che tali strutture siano un'evoluzione delle camere funerarie costruite dalla precedente cultura. Le datazioni radiometriche effettuate sembrano indicare che la nuova cultura attecchì nel nucleo della zona d'influenza Tiahuanaco agli inizi del XIV secolo, almeno 200 anni dopo la scomparsa di quest'ultima civiltà; le chullpas più antiche sono quelle esaminate a nord del lago Poopó, risalenti alla seconda metà del XIII secolo. Sembra in tal modo assodato che questi edifici furono eretti dalle civiltà che si sostituirono ai Tiahuanaco nella regione, principalmente i Lupaca e i Colla, e che tale tradizione continuò in epoca incaica fino ad arrivare ai primi anni della colonizzazione spagnola.
Lo studioso John Hyslop ha proposto una cronologia di costruzione composta da due fasi distinte; la prima, chiamata Fase Altopiano, sarebbe durata tra il 1100 e il 1450, e sarebbe caratterizzata da chullpas circolari e basse con muri grezzamente lavorati, mentre la seconda, chiamata Fase Chucuito-Inca, sarebbe occorsa tra il 1450 e il 1550, promuovendo la costruzione di monumenti più elaborati, con la presenza di diverse nicchie e di decorazioni scultoriche. A questo periodo apparterrebbero anche i monumenti a pianta quadrata, che sarebbero stati eretti all'interno del Tawantinsuyu per celebrare le élite locali.
Le chullpas delle zone andine settentrionali del Perù, di forma differente, secondo alcuni studiosi non sono collegate al fenomeno rilevato nell'altopiano. La loro costruzione, molto più antica, divenne una tradizione consolidata a partire dal 600 d.C., tra la fine del periodo intermedio antico e l'inizio dell'orizzonte medio, durante il declino della cultura Recuay nella regione e la loro estrema variabilità di forma e di misure porterebbe a pensare che in questo caso non si sarebbe trattato di un edificio destinato esclusivamente alle élite. Lo studioso William Isbell ha ipotizzato che tali edifici costituiscano una forma di resistenza nei confronti di una classe emergente composta da capi locali appoggiati forse da elementi della civiltà Huari in espansione.


Le chullpas dell'altopiano sono costruzioni con un'altezza compresa tra 1,5 m e 8 m, di pianta circolare o quadrangolare; la maggior parte di esse è costruita con adobe, ma sono abbastanza comuni anche gli edifici in pietra. Possono variare considerevolmente per misura, forma e stile costruttivo.
L'estrema variabilità di tipologie si riflette anche nella dislocazione delle chullpas all'interno del paesaggio: i monumenti funerari possono essere infatti isolati o riuniti tra di loro in vere e proprie necropoli più o meno lontane dagli insediamenti abitati. Disposte su uno o più piani, sono dotate di un'apertura rivolta preferibilmente verso est, in probabile relazione con il culto solare, ma non sono rari gli accessi orientati in altre direzioni; alcuni studiosi ipotizzano che la diversa dislocazione delle aperture il fatto che la costruzione fosse dovuta a identità etniche diverse, probabilmente di lingua puquina.
Le strutture funerarie più antiche presenti nella regione di Ancash, chiamate anch'esse per estensione chullpas, sono invece di forma quadrata e presentano un accesso e una finestrella; sono in genere costruite con la tecnica denominata huanca y pachilla, che consiste nell'alternare strati di grossi massi con altri di piccole pietre piatte, e contengono all'interno diverse camere.


Le chullpas sono diffuse in una vasta area delle Ande centrali e dell'altopiano del Titicaca, ma alcuni siti archeologici sono noti per contenere una grande quantità di tali strutture. A Kulli Kulli, nella provincia di Aroma, sono presenti tre diverse zone in cui sorgono questi monumenti, per un totale di 58 esemplari; a metà del XX secolo era stato censito un numero maggiore di unità, ma a causa del saccheggio sistematico, del vandalismo e dell'incuria alcuni monumenti sono stati persi. Tutte orientate verso est, le chullpas sono state costruite tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo; le più antiche sono quelle situate al centro del sito principale. Molte di esse sono state erette a pochi metri le une dalle altre, formando una linea. Il sito presenta una delle maggiori concentrazioni di camere sepolcrali delle Ande, portando ad ipotizzare che in esso si sia sviluppata una tradizione rituale diversa rispetto ad altri luoghi.
A Sillustani, nella provincia di Puno, è presente un insieme di chullpas su una penisola che si protende nel lago Umayo, ad un'altitudine di circa 4000 m s.l.m. I monumenti funerari sono per la maggior parte disposti sui bordi superiori della penisola, ma esistono anche elementi isolati o riuniti in piccoli gruppi; la costruzione risale a tre diversi periodi culturali, culminati nel dominio inca. La più imponente di queste strutture, chiamata chullpa del Lagarto (in italiano chullpa della Lucertola) per la presenza di un rilievo scolpito raffigurante tale animale, ha una forma a tronco di cono rovesciato, con la parte superiore più ampia rispetto alla base; tale soluzione è puramente estetica e non ha alcuna motivazione strutturale.
Un altro sito significativo in cui si possono trovare raggruppamenti di chullpas è ubicato a Caillama, nella regione cilena di Arica e Panaricota, dove esiste un insieme di monumenti funerari a pianta rettangolare costruiti in argilla e risalenti al periodo intermedio recente.


PERU' - Museo delle Tombe Reali di Sipán

 


Il Museo delle Tombe Reali di Sipán (in spagnolo: Museo Tumbas Reales de Sipán) è un museo archeologico peruviano inaugurato nell'anno 2002; è ubicato nella città di Lambayeque, localizzata nella regione omonima. Il suo progetto architettonico si è ispirato alle antiche piramidi tronche della cultura mochica preincaica (dal I al VII secolo d.C.). Il museo concentra più di duemila pezzi d'oro.
Lo scopo del museo è di mostrare la tomba del Signore di Sipán, che fu rinvenuta nel 1987 dagli archeologi peruviani Walter Alva Alva e Luis Chero Zurita. Tra i suoi pezzi si trovano gioielli, ceramiche e corredi funerari.
Il ritrovamento delle Tombe Reali del Signore di Sipán segnò un'importante tappa nell'archeologia del continente sudamericano, perché per la prima volta si rivelò la magnificenza e la maestosità dell'unico governante dell'antico Perù trovato fino ad allora.
La struttura, in un'area coperta di 3.156,45 m², ha tre piani. L'accesso è attraverso una rampa di 74,21 metri di lunghezza, così come si accedeva agli antichi templi moche. Questa pendenza conduce al terzo piano. La visita si realizza dall'alto verso il basso rivivendo l'esperienza dello scopritore del Signore di Sipán. Dal secondo piano, si osserva la replica esatta della camera funeraria di questo antico dignitario moche, che consente di conoscere, tra gli altri aspetti, la sua cultura, le sue conquiste tecnologiche e il suo pensiero sulla morte.
Da una struttura con reminiscenze preispaniche, la discesa sarà accompagnata permanentemente da oggetti museografici che permettono di immergersi nel contesto dell'epoca attraverso pannelli, vetrine e proiezioni, osservando i preziosi prezzi in esposizione.
Il centro del museo contiene la Sala Reale Mochica dove si trova il Signore di Sipán con il suo abbigliamento da guerriero, il pettorale d'oro e altri gioielli dello stesso materiale; la camera funeraria dell'antico governante, insieme a otto scheletri di suoi accompagnatori; altri dignatari scoperti, come il sacerdote e il Vecchio Signore di Sipán, della stessa investitura del governatore moche, tutti con i loro rispettivi indumenti originali. In questa Sala Reale Mochica, ci sono 35 manichini che rappresentano il suo ambiente politico, dieci dei quali sono stati articolati, per cui sono in movimento durante le visite. Questa ricostruzione di quella che fu tutta la magnificenza della corte reale del guerriero moche rappresenta fedelmente i cortei mochica.
Si possono vedere anche gli ornamenti recuperati dal sepolcro, come è il caso della protezione iliaca d'oro, tra altri importanti oggetti. Si aggiunge infine un messaggio che ricorda quanto si salvò dal saccheggio e l'importanza della protezione dell'eredità culturale del Perù.
Gli oltre 600 gioielli del governatore moche sono conservati in vetrine blindate. Per la loro conservazione, l'ambiente è buio e c'è sola la luce diretta. Tra i pezzi del dignatario mochica si distinguono stendardi di rame dorato su tela, una corona di rame dorato con simboli reali, pettorali di conchiglie, orecchini d'oro e turchesi, spondylus, sonagli d'oro, un'acconciatura di cotone e ornamenti di piume.
In uno dei piani sono esposti altri pezzi d'oro, rame e tessuti sobri, tra i quali si distinguono orecchini d'oro e turchese, un'immagine felina completa, un pettorale d'oro confezionato con conchiglie, collane d'oro con rappresentazioni di arachidi, vari stendardi, un sonaglio d'oro con la figura di un'averla e un pettorale di rame.
Ci sono importanti progetti di sviluppo per il polo museale. Nello spazio restante del terreno ci sarà un padiglione che rappresenta tutte le culture del nord del Perù, cioè il grande circuito da Piura fino a La Libertad passando per Amazonas e Cajamarca. Più avanti si intende creare un centro culturale in cui edificare una biblioteca, un giardino botanico con il contributo dei mochica con le loro colture alimentari, industriali e medicinali, un piccolo giardino zoologico con fauna tipica dell'epoca e infine una specie di museo vivente, in cui si ricostruirà una piramide moche e i suoi quartieri artigiani, affinché qualunque visitatore senta di potersi trasportare nell'epoca dei moche ed entrare nel mondo del passato. In conclusione, ciò che si otterrà è un museo pianificato per i prossimi 100 anni. Per l'archeologo Walter Alva questo monumento culturale è il Museo del XXI secolo. Il museo può ricevere 300 visitatori l'ora. È aperto dieci ore al giorno, da martedì a domenica.

PERU' - Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera

 

Il Museo Larco (nome ufficiale Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera) è un museo privato di arte precolombiana situato nel distretto di Pueblo Libre a Lima, in Perù. Il museo è ospitato all'interno di un edificio di epoca coloniale costruito sopra una piramide risalente al VII secolo ed è noto per la più vasta collezione di ceramiche a carattere erotico del mondo.
Rafael Larco Hoyle inizia il processo di formazione delle collezioni del Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera a partire da un pezzo che gli venne regalato dal padre nel 1923. Larco Hoyle amplia la propria collezione con l'acquisto di quella di Alfredo Hoyle, poi con la collezione Mejía e, a seguire, con collezioni private provenienti dalle valli di Chicama, Moche, Virú e Santa. Il museo, intitolato al padre di Larco Hoyle, viene fondato nel 1926. La collezione del museo cresce con l'acquisizione della collezione Carranza (all'incirca 3000 pezzi), nel 1933 con la collezione Roa (8000 pezzi circa, tra cui vasellame, ceramiche e oggetti di metallo) e in seguito con ulteriori collezioni provenienti da diverse parti del paese. Negli anni cinquanta, Rafael Larco decide di trasferirsi a Lima e sposta nella capitale anche il suo museo. L'edificio che ospita il museo apparteneva alla famiglia Luna Cartland, potente famiglia del XVIII secolo.
Il museo ha diverse esposizioni permanenti di manufatti delle culture dell'antico Perù come Mochica, Civiltà Chimú, Chincha, Chavín, Huari e Inca. La Galería de Oro y Joyas espone la più vasta collezione di manufatti d'oro e d'argento del Perù precolombiano. Comprende una serie di corone, orecchini, ornamenti nasali, braccialetti, maschere e vasi finemente lavorati e decorati da pietre semipreziose. La Galería de Arte Erótico, per la quale il Museo Larco è particolarmente noto, è caratterizzata da ceramiche che rappresentano dettagliatamente scene di atti sessuali. Alcune di esse sono la rappresentazione di episodi mitici mentre altre hanno una connotazione rituale. Le rappresentazioni sessuali sono in relazione con altri temi della vita quotidiana come la produzione agricola, le pratiche funerarie o le cerimonie sacrificali. La Galería de las Culturas copre tre sale ed ospita oggetti di ceramica e pietra delle culture dell'antico Perù, disposti in sequenza cronologica regionale (costa nord, costa centrale, costa sud e sierra) per un arco temporale di oltre cinquemila anni di storia precolombiana.

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