domenica 16 marzo 2025

Campania - Pompei, Casa dei Vettii

 

La Casa dei Vettii è una domus di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei (VI-15-1): rappresenta uno dei massimi esempi d'arte romana del I secolo ed è così chiamata dal nome dei proprietari, Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva.
Di origini antiche, sicuramente prima del I secolo a.C., come testimoniato dai capitelli a forma di dado e dall'impluvium in tufo, la casa venne acquistata all'inizio del I secolo da una ricca famiglia di liberti, dediti al commercio, i Vettii, di cui sono stati ritrovati due anelli, che fungevano anche da sigillo e diversi manifesti elettorali: fu in questo periodo, grazie alle ottime possibilità economiche della famiglia, che la struttura venne totalmente restaurata e arricchita di opere d'arte, per lo più in quarto stile. Una seconda ristrutturazione si rese necessaria a seguito del terremoto di Pompei del 62; sepolta sotto una coltre di ceneri e lapilli a causa dell'eruzione del Vesuvio nel 79, venne riportata alla luce nel 1894. Nel dicembre 2016, dopo un restauro durato dodici anni, la casa fu riaperta al pubblico.
Superato il portone d'ingresso si accede al vestibolo, nel quale sono posti due affreschi che raffigurano una lotta tra galli e Priapo che poggia il suo membro sul piatto della bilancia, come simbolo di prosperità, a cui fa da contrappeso una borsa di denari. Internamente la casa, di dimensioni non troppo vaste, si incentra intorno a due atri: nel primo atrio, di tipo tuscanico, l'impluvio non era rivestito in marmo e la pavimentazione, così come nel resto dell'abitazione, è di modesta fattura, realizzata per lo più in lavapesta, con l'aggiunta di qualche tessera bianca; si notano due casseforti in ferro, decorate in bronzo, mentre le pareti presentano diversi affreschi rappresentati bambini che compiono atti sacrificali ai Penati.
Particolarità dell'atrio è l'assenza di un tablino, evento raro per una struttura di tale taratura sociale. Intorno all'atrio si aprono diverse stanze: in un cubicolo sono presenti raffigurazioni del mito di Ero e Leandro ed Arianna abbandonata da Teseo a Nasso, oltre ad una raffigurazione di pesci, andata perduta, la quale era uno dei pochissimi esempi di recupero di pittura in epoca antica, in quanto durante i lavori di ristrutturazione della casa non fu distrutta, bensì restaurata; in un altro cubicolo, destinato probabilmente al custode, una grande raffigurazione di fauna marina. Nell'oecus invece sono presenti affreschi raffiguranti la lotta tra Pan e Amore guardati da Dioniso ed Arianna ed il mito di Ciparisso, che uccide il cervo preferito di Apollo ed Apollo che si vendica dell'affronto subito: si tratta delle uniche raffigurazioni di Ciparisso del mondo antico. Sull'atrio si affacciano anche due alae, una delle quali fu in seguito destinata ad armadio a muro, mentre quella rimasta attiva presenta decorazione in quarto stile.
Un piccolo corridoio, nel quale era posta la scala d'accesso al piano superiore e il cui sottoscala era utilizzato come deposito per la vicina stalla, conduce al secondo atrio intorno al quale si apre il quartiere servile: quest'atrio presenta un impluvium in tufo ed una nicchia, utilizzata come larario, decorata con semicolonne corinzie che reggono un timpano triangolare: nell'edicola sono raffigurati il Genio del proprietario nell'atto di compiere un sacrificio, i Lari ed il serpente agathodemone. La cucina presenta un banco in muratura, cinque caldaie e treppiedi in bronzo: al suo interno furono rinvenuti bacini e vasi in terracotta, pentole, graticole ed una statua di Priapo, probabilmente posta in giardino, che fungeva da fontana. Dall'atrio si apre anche un piccolo cubicolo che presenta tre affreschi di natura erotica, di pessima fattura. Nel triclinio si trovano interessanti affreschi di stampo mitologico come Arianna e Teseo ed Issione e Zeus; di notevole fattura lo zoccolo, dal quale emergono buoi del mare, cavalli e busti di divinità, mentre sulle pareti si trovano dei medaglioni nei quali è raffigurato il volo delle Stagioni. Nelle vicinanze del peristilio è un gineceo, caratterizzato da un piccolo cortile porticato, sul quale si aprono due stanze, probabilmente riservate alla padrona della casa e alle sue figlie: tuttavia la reale funzione di questo luogo rimane alquanto oscura, poiché nelle case romane difficilmente si trovavano ginecei.
Il peristilio è contornato da diciotto colonne, che circondano completamente il giardino, nel quale vasche e dodici statue in bronzo utilizzate come fontane, assicuravano giochi d'acqua: sono presenti diversi affreschi che raffigurano nature morte e figure umane, oltre ad un affresco che riproduce Dedalo che mostra a Pasifae la vacca di legno, il mito di Issone e Dioniso che scopre Arianna nel sonno. Sul peristilio si aprono diverse stanze: un oecus presenta un meandro in mosaico bianco e nero ed alle pareti coppie divine e poeti affiancati dalle loro muse; lo zoccolo raffigura sacerdotesse ed Amazzoni: le pareti sono inoltre arricchite con fregi, raffiguranti mestieri e giochi fatti da amorini, anche se mancano alcuni quadretti, probabilmente non ancora eseguiti oppure andati persi a seguito dell'eruzione, in quanto poggiavano su telai in legno; in questa stanza probabilmente si giocava anche al tiro a segno. Un altro oecus, più buio, affinché la luce non rovinasse i colori, era utilizzato come pinacoteca e sono rappresentate, su pareti a fondo giallo, scene della storia della città di Tebe come Anfione e Zeto che legano Dirce a un toro, Penteo ucciso dalle Baccanti, Ercole bambino che strozza i serpenti ed alcune architetture fantastiche su un fondo bianco. La casa era dotata anche di una stalla, raggiungibile sia tramite un corridoio, sia da un ingresso autonomo direttamente sulla strada.

Campania - Pompei, Casa del Fauno

 

La casa del Fauno è una casa di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: si tratta di una delle abitazioni più vaste della città e deve il suo nome ad una statua in bronzo, raffigurante un satiro, posta nell'impluvium. Occupa quasi completamente la Insula 12 della Regio VI.
Una prima costruzione della casa risale al III secolo a.C., di dimensioni ridotte rispetto a quella attuale e caratterizzata da un grande orto; nel II secolo a.C., intorno al 120 a.C., sfruttando anche altre abitazioni vicine ed alzando di circa un metro il piano di calpestio, la casa fu totalmente ricostruita ed ampliata, raggiungendo un'estensione di 2970 metri quadrati. Una delle opere principali fu la costruzione di un secondo peristilio: la scelta di avere una casa con ampi atri e peristili e pochi ambienti servili e abitativi è da ricondursi al fatto che il proprietario aveva la necessità di ostentare la propria ricchezza ed il proprio potere. Nel I secolo fu risistemata la zona del bagno e dei servizi. Sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79, fu esplorata a partire dall'inizio del XIX secolo, offrendo una grande varietà di decorazioni in primo stile, di tipo ellenistico, caratterizzate da numerosi mosaici, asportati per preservarne l'integrità e custoditi al museo archeologico nazionale di Napoli: al suo interno furono anche ritrovati un gran numero di oggetti in oro ed argento, tra cui un bracciale a forma di corpo di serpente.


L'ingresso dell'abitazione, sostenuto da pilastri in tufo, è caratterizzato da una scritta sul pavimento con tessere multicolore, che riportano il saluto Have, per esibire la cultura del proprietario, conoscitore della lingua latina, in quanto a Pompei, in quel periodo, si parlava ancora la lingua osca. Superato il vestibolo, pavimentato in opus sectile, con triangoli in marmo e pietra calcarea e nel quale era probabilmente posto un piccolo tempietto realizzate con colonne corinzie, si accede all'atrio: di tipo tuscanico, al centro è posto l'impluvium, realizzato in travertino e non in tufo, com'era consuetudine e nella vasca fu ritrovato un satiro danzante, erroneamente interpretato come un fauno, oggi conservato al museo nazionale; era inoltre presente un mosaico in opus vermiculatum, raffigurante maschere tragiche. Nella stanza si nota la caratteristica preparazione delle pareti, prima di essere affrescate: sono infatti presenti i fori lasciati dai chiodi che fissavano le lastre di piombo, per impedire all'umidità di penetrare attraverso l'intonaco e tale tecnica era una consuetudine utilizzata prima dell'arrivo dei romani. Intorno all'atrio si aprono diversi cubicoli e due alae, oltre ad un tablino, nel quale il proprietario, un magistrato della famiglia dei Satrii, come scritto su una cornice in tufo dove probabilmente era posta una statua o dei Cassii, come testimoniato da un anello utilizzato come sigillo, riceveva i clienti: al suo interno fu rinvenuto lo scheletro di una donna intenta a salvare denari e gioielli. Ai lati del tablino, due triclini, nei quali sono presenti raffigurazioni di pesci e di un demone su una pantera.
Intorno ad un secondo atrio tetrastilo, con quattro colonne, si aprono diversi ambienti di servizio, oltre che un accesso secondario alla casa: la stanza da letto è ornata da un affresco di Satiro e Baccante; tutte le stanze dispongono di decorazioni emblematiche come il gatto che mangia una pernice e tre colombe che rubano un anello. La casa era dotata anche di un piccolo quartiere termale con tepidarium e calidarium, il primo realizzato in una casa privata di Pompei.


La casa dispone di due peristili: quello di minor dimensioni è ornato da ventotto colonne di tipo ionico, che hanno sostituito quelle originali di tipo dorico; un'esedra divide i due peristili ed al suo interno fu ritrovato un mosaico, che fungeva da pavimentazione, raffigurante la Battaglia di Isso tra Alessandro e Dario: il mosaico, commissionato probabilmente poiché antenati del proprietario dovevano avere rapporti con il re macedone, è una copia del famoso dipinto di epoca greca, eseguito dal pittore Filosseno ed è stato realizzato con circa un milione e mezzo di tessere; sulla soglia dell'esedra un mosaico raffigurante scene nilotiche con ippopotami e coccodrilli; sono inoltre presenti stucchi in primo stile.


Il secondo peristilio, più grande, ha una lunghezza di quarantacinque metri, per una larghezza di quaranta, è circondato da un doppio ordine di quarantaquattro colonne di tipo dorico, rivestite in stucco ed è decorato con mosaici: nella parte sinistra del peristilio diverse nicchie venivano utilizzate come larari e nelle loro vicinanze furono rinvenuti due candelabri in bronzo, due treppiedi, due lampade ed una statuetta del Genio. Sul fondo si aprono alcune stanze riservate alla servitù, di cui una appartenente al custode che svolgeva anche mansioni da giardiniere. Nell'oecus è rappresentato un leone, in quale però appare notevolmente danneggiato. Nella stalla sono stati ritrovati i resti di quattro uomini e due buoi.

Campania - Pompei, Casa dei Dioscuri

 

La casa dei Dioscuri è una casa di epoca romana, sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: si tratta di una delle abitazioni più vaste e meglio decorate della città e deve il suo nome ad una pittura ubicata all'ingresso, raffigurante i Dioscuri Castore e Polluce, oggi conservata aieme di tre abitazioni, unite tra loro durante l'età augustea; sepolta dall'eruzione del 79 del Vesuvio, fu esplorata tra il 1828 ed il 1829.


La casa verte sull'atrio, che funge a tufo che sorreggono il tetto; alla sua destra si apre un peristilio con al centro una vasca per l'acqua e pannelli decorativi, in quarto stile, che raffigurano architetture e nature morte: queste decorazione sono snche da ingresso, di tipo corinzio, uno dei quattro rinvenuti a Pompei, con dodici colonne intate realizzate dallo stesso artista che ha lavorato anche alla casa dei Vettii. La casa presenta inoltre un tablino con due stanze che si aprono ai suoi lati: in quella a destra sono stati ritrovati gli affreschi raffiguranti la nascita di Adone e Scilla che consegna a Minosse il capello fatato del padre Niso, mentre nella stanza di sinistra si trovano gli affreschi di Apollo e Dafne e Sileno e Ninfa con Bacco infante. Alle spalle del tablino si apre un portico con colonne doriche, sulla cui parete di fondo è posto il larario.

Campania - Pompei, Casa del Chirurgo

 

La casa del Chirurgo è una casa di epoca romana, sepolta durante l'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: si tratta di una delle abitazioni più antiche della città e deve il nome al ritrovamento, al suo interno, di numerosi attrezzi chirurgici.
La casa del Chirurgo fu costruita tra il IV ed il III secolo a.C. e nel corso degli anni subì almeno due grosse ristrutturazioni che portarono anche all'aggiunta di un piano superiore nella parte del quartiere servile; fu quindi sepolta sotto una coltre di lapilli e ceneri durante l'eruzione del Vesuvio del 79 ed esplorata in epoca borbonica a partire dal 1770, quando fu rinvenuta l'area del giardino.
La casa, costruita con la facciata in blocchi squadrati in calcare di Sarno e muri interni ad opera a telaio, presenta il classico schema delle abitazioni romane: superato l'ingresso, che affaccia direttamente sulla strada ed un piccolo corridoio, si arriva direttamente all'atrio, con impluvium in tufo e contornato da numerosi piccoli cubicoli; sul fondo dell'atrio è il tablino, che a sua volta si affaccia direttamente sul giardino, il quale doveva presentare un portico, sostenuto da due pilastri in pietra calcarea. Seguono poi un ingresso secondario ed una serie di ambienti, tra cui quelli servili, che presentavano una cucina con focolare e latrina che doveva essere decorata con un pannello, andato perduto, raffigurante un Genio che versava libagioni su di un altare sostenuto da due serpenti, mentre, in cattive condizioni, si è conservato un affresco raffigurante un larario. Tra le stanze di maggior interesse della casa è un ambiente fenestrato che si affaccia sul giardino, dove si sono conservate diverse pitture, in primo stile all'esterno ed in quarto stile all'interno: tra le opere più rappresentative, una donna mentre dipinge Dioniso su di un quadro retto da un amorino, staccato e conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli e un uomo con una tavoletta tra le mani, seduto di fronte a due donne, dipinto molto rovinato. In altre stanze invece si è conservata la pavimentazione eseguita a mosaico, disposto a figure geometriche; durante gli scavi sono stati rinvenuti circa quaranta attrezzi chirurgici, sia in ferro che in bronzo, come sonde, cateteri, forcipi, pinze e bisturi, conservati al museo archeologico napoletano.


Campania - Pompei, Tempio di Vespasiano

 

Il tempio di Vespasiano, conosciuto anche con il nome di Aedes Genii Augusti, è un tempio di epoca romana, sepolto dall'eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell'antica Pompei: la struttura sacra era dedicata al genio degli imperatori romani.
La data di costruzione del tempio è incerta: secondo alcuni archeologi sarebbe stato realizzato in età augustea e profondamente modificato a seguito dei danni subiti a causa del terremoto di Pompei del 62; se si segue questa ipotesi è anche supponibile che in origine, l'area sacra, era dedicata al genio dell'imperatore Augusto e costruita su di un terreno di sua proprietà. Tuttavia altri archeologi datano la costruzione del tempio ad un periodo successivo ad Augusto o addirittura ancora in costruzione al momento dell'eruzione: in questo caso la struttura era dedicata all'imperatore in vita, ossia Vespasiano, come dimostrato dalla scena del sacrificio di un toro, riportata come bassorilievo su di un altare, mentre nel caso in cui l'imperatore fosse morto, sarebbe stato rappresentato il sacrificio di un bue. Sepolto quindi sotto una coltre di ceneri e lapilli dall'eruzione del Vesuvio nel 79, fu riportato alla luce, insieme all'area del Foro, dagli scavi archeologici promossi dai Borbone.


Il Tempio di Vespasiano è situato sul lato est del Foro di Pompei, tra l'Edificio di Eumachia ed il Santuario dei Lari Pubblici; di pianta irregolare, quasi schiacciato, a causa del poco spazio disponibile, il tempio presenta un chalcidicum, realizzato a seguito del terremoto del 62, periodo in cui fu rifatta anche la facciata: questa è in opera laterizia e non alla stessa altezza di quella dell'Edificio di Eumachia, ma spostata in avanti, interrompendo così il colonnato del Foro.
Superata un semplice portale d'ingresso, si accede al cortile, le cui mura perimetrali sono realizzate in tufo, mentre l'opera laterizia è usata esclusivamente per le colonne e nei punti dove era necessario un maggior sostegno, come negli angoli: sulle pareti, che non erano state ancora stuccate, si aprono finestre cieche, sormontate da timpani lunati o triangolari. Anche il pavimento, che doveva essere in marmo, al momento dell'eruzione era ancora assente, tant'è che era presente una cunetta in tufo, atta a raccogliere l'acqua piovana.


Nei pressi della parete di fondo, si innalza un podio, con quattro colonne sulla fronte, raggiungibile tramite due scale laterali, sul quale è posta la cella, in opera laterizia: all'interno era collocata la statua bronzea dell'imperatore. Al centro della corte è posto un altare in marmo: sul lato che guarda verso l'ingresso è raffigurata la scena di un sacrificio, ossia un sacerdote che versa libagioni su un tripode ed alle sue spalle giovani che gli donano gli utensili per il sacrificio, un flautista, due littori ed un assistente con il toro che deve essere sacrificato; sullo sfondo si denota un tempio con quattro colonne, probabilmente imitazione di quello pompeiano. La decorazione dell'altare si completa, nel lato che guarda verso il podio, con la rappresentazione di una corona di foglie di quercia, poggiata su un scudo e due arbusti di alloro, mentre sui lati corti sono raffigurati gli oggetti per compiere il sacrificio come un lituo ed una cassetta per gli incensi, sotto festoni di frutti e fiori.
Al momento dell'eruzione il tempio era privo di colonne, anche se probabilmente alcune erano presenti solo sul lato dell'ingresso; la struttura si completa con tre vani posti sul retro della parete di fondo, utilizzati dal personale e dai sacerdoti e probabilmente era presente anche una galleria coperta, utilizzata per la vendita dai mercanti.

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